Le Terre Rare, sono Molto Meno “Rare” di Quanto si Pensasse

Di FunnyKing , il - 2 commenti
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Personalmente ho sempre trovato sospetto il fatto che tutte queste “benedette” terre rare dovvessero trovarsi solo (97%) in Cina, più credbile il fatto che i Cinesi abbiano attuato per anni una spietata e deliberata azione di dumping per uccidere ogni concorrente mondiale attivo nell’estrazione, raffinaziaone e vendita di questi elementi.

 

E’ noto che è da 6 mesi il celeste impero abbia stretto il cappio e fatto andare alle stelle il prezzo per questi elementi chimici indispensabili a molti componenti elettronici (meno male che ho comperato il mio amato plasma “prima della stretta”), ecco una serie di grafici presi da ZeroHedge:

Rare%20Earths%20June%2017 Le Terre Rare, sono Molto Meno Rare di Quanto si PensasseGli aumenti di prezzo sono andati dal 300% al 500% (clicca l’immagine per ingrandire)

Dorvrebbe fare riflettere come distorcere il prezzo di un bene per alterare il mercato a proprio favore spesso non è un buon affare, nel caso delle terre rare sono bastati 6 mesi al Giappone per tirare fuori dal cassetto un progetto operativo di estrazione dal fondo dell’oceano. Sarebbe ingenuo pensare che i Giapponesi si siano attivati solo “dopo” la decisone della Cina di fare esplodere i prezzi di queste materie prime. Fino a quando venivano vendute a prezzi sotto costo, andava bene a tutto il mondo lasciare che la sola Cina avesse il monopolio, finita la festa si è scoperto che queste terre rare non sono poi così “rare”.

Da Tom’s Hardware (italia)

Un gruppo di scienziati giapponesi ha trovato vasti depositi di terre rare sul fondo dell’oceano Pacifico, in acque internazionali situate in un’area che si estende da est a ovest delle Hawaii, e a est di Tahiti. Si tratta di minerali che per le loro caratteristiche sono impiegati nella realizzazione di prodotti hi-tech.

“I depositi hanno un’elevata concentrazione di terre rare. Un chilometro quadrato sarà in grado di fornire un quinto del consumo annuale attuale“, ha dichiarato Yasuhiro Kato, professore associato di scienze della terra dell’Università di Tokyo che ha compiuto questa scoperta insieme a un gruppo di ricercatori di un’agenzia giapponese.

 

I minerali sono stati trovati all’interno di fango marino estratto a una profondità da 3500 a 6000 metri, in 78 punti diversi. Un terzo dei siti era ricco di terre rare e ittrio. Si stima che i depositi possano contenere una quantità di terre rare che va da 80 a 100 miliardi di tonnellate. Un dato che si scontra con le riserve globali di appena 110 milioni di tonnellate e che rende evidente ancor di più il valore di questa scoperta.

Il professor Kato ha inoltre dichiarato che il livello di uranio e torio – elementi radioattivi che di solito sono contenuti in questo tipo di depositi – è risultato essere pari a un quinto di quello che finora è stato rintracciato nei depositi sulla terra ferma.

I primi rilevamenti hanno evidenziato la presenza abbondante di gadolinio, lutezio, terbio e disprosio, usati nella produzione di TV a schermo piatto, valvole a LED e nei motori delle auto ibride.

terre rare cina t Le Terre Rare, sono Molto Meno Rare di Quanto si Pensasse

La scoperta di nuovi depositi potrebbe avere un effetto benefico sui prezzi, schizzati alle stelle da quando la Cina – il maggiore estrattore con il 97 percento del mercato – ha ridotto le esportazioni. Inoltre, poiché sembra che in alcuni paesi l’estrazione di questi materiali consenta a governi dittatoriali di finanziarie delle guerre civili (pensiamo al Congo), un ritrovamento in una “zona neutra” non può che far piacere.

Al momento non è chiaro quando inizierà l’estrazione, poiché serve l’approvazione dell’Autorità internazionale dei fondi marini, che deve valutare tutta una serie aspetti, tra cui l’impatto ambientale (che speriamo sia tenuto in grande considerazione).

Secondo il professore per l’estrazione bisognerà pompare il fango su delle navi e separare le terre rare dal resto del materiale grazie a dell’acido diluito. In questo modo si dovrebbe riuscire a estrarre in poche ore l’80/90% delle terre presenti all’interno del fango marino.

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  • sinbad

    Le terre rare non sono rare affatto (a parte un caso). Anzi, forse sono tra gli elementi più diffusi della crosta terrestre. Sono intorno a noi ovunuque…non è economia, è geologia.
    Il termine raro deriva dal fatto che, benchè diffuse, la loro presenza assai “raramente” si presenta sotto forma di filoni minerari compatti e omogenei.
    Sono diffiusi ovunque in piccolissime quantità ma non sono quasi mai presenti in modo tale da poterli scavare a “kilate” con le scavatrici.
    Necessitano quindi molto lavoro post-escavazione per poter essere raffinate.
    Quindi, se si ha bisogno di molto lavoro, spesso manuale e a forte impatto ambientale, dove si preferisce farlo?
    …esatto….laddove il costo del lavoro è basso (per adesso) e dove non gliene frega un c… a nessuno dell’ambiente.
    Però, a inflazione crescente e costi energetici alti ecco che si riaprono le vecchie miniere e i nuovi progetti.
    ciao
    sinbad

  • Massimo

    C’è anche un impianto in costruzione in Malesia che procede sia pure con notevoli problemi:
    http://www.theaustralian.com.au/business/mining-energy/rare-earths-miner-lynas-admits-faults-over-malaysia-plant/story-e6frg9df-1226085151010

    A questo punto varrebbe la pena di avviare una filiera nucleare al torio : http://www.popsci.com/technology/article/2011-06/next-gen-nuke-designs-promise-safe-efficient-emissions-free-energy in modo che gli scarti di raffinazione spesso contenenti torio da “rifiui speciali ” si trasformino in “materia prima”, già estratta e polverizzata.

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