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Il Costosissimo Baco che Inficia le Teorie Politiche, Sociali ed Economiche

101611 1942 IlCostosiss1 Il Costosissimo Baco che Inficia le Teorie Politiche, Sociali ed Economiche

Pieter Brügel il Vecchio (1525-1569). Ciechi che guidano ciechi.

  Le teorie nascono per cercare di spiegare un certo set di evidenze sperimentali. Si pongono determinate assunzioni di base (assiomi) e da esse si deducono delle conseguenze che dovrebbero sia spiegare i fenomeni, sia predirne il comportamento futuro, sia indicare anche nuove correlazioni prima non evidenti.

    Se i ragionamenti sono condotti in modo corretto, ossia senza contraddizioni, a risultati coerenti corrispondono solidi assiomi. Il problema si pone quindi nella corretta identificazione dei punti di partenza, appunto gli assiomi, alcuni dei quali rimangono viscidamente nascosti anche per centinaia di anni.

    E’ sconfortante dover constatare che virtualmente nessuna teoria politica, sociale od economica riesce a spiegare degnamente i fatti che si propone di descrivere e molto spesso conduce ad effetti disastrosi, pur sembrando poggiare, anche se non sempre, su principi del tutto ragionevoli.

    Un baco eclatante, inter alias, che inficia tutte queste teorie alla base, é l’errata concezione della persona umana, che non solo viene idealizzata, ma soprattutto considerata essere sempre “normale” psichicamente.

    Il soggetto normale ha una corretta percezione del reale, governa la propria emotività, è in grado di condurre ragionamenti non contraddittori ma, soprattutto, é dotato di potere di revisione critica. Esso consiste nel voler periodicamente revisionare le proprie credenze e le proprie idee e comportamenti, per identificarvi eventuali errori, ed avere infine la volontà di mettersi in discussione mutando idee e comportamenti non più adeguati.

    Ciò descrive una certa quota della popolazione adulta, ma una larga fascia non é affatto normale.

    «The current prevalence estimate is that about 20 percent of the U.S. population are affected by mental disorders during a given year». (http://www.surgeongeneral.gov/library/mentalhealth/chapter2/sec2_1.html#epidemiology) In parole povere, almeno un adulto su cinque é un paziente psichiatrico che assume regolarmente psicofarmaci maggiori e non può essere considerato in grado di intendere e volere.

 

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    Se però considerassimo anche le patologie psichiatriche minori e le turbe comportamentali, che risultano in stati transitori di anormalità, e se valutassimo anche il volume di vendita degli psicofarmaci minori, la percentuale raddoppierebbe (1) : due adulti su cinque non sono normali. (2)

    Elementi costanti del paziente psichiatrico sono la incapacità di percepire il reale per quello che é, la mancata supervisione mentale della propria sfera emotiva, cui conseguono atti sconsiderati generati quasi invariabilmente da crisi irrefrenabili di ansia ed isteria, la credulità fideista in idee fortemente contraddittorie, vissute però come incontestabili verità assolute, nonché la totale assenza del potere di revisione critica.

    Altro elemento comune alle forme psichiatriche, e di notevole rilevanza politica ed economica, è costituito dal delirio di persecuzione: il paziente non assume mai le proprie responsabilità né sa identificare quelle altrui. Per lui esiste un qualcosa, un qualcuno, una certa categoria di persone che sono nemici giurati, immensamente potenti e malvagi, causa di tutti i possibili mali di cui soffre lui e tutto il mondo. E’ tale la sua malvagità perversa che qualsiasi cosa venga fatta per contrastare questo nemico, per quanto essa sia orribile, sarà sempre nulla a confronto di quello che il nemico gli infliggerebbe se vincesse. Questo nemico deve essere sterminato.

    E’ indifferente cosa sia l’oggetto del delirio: il problema é proprio l’esistenza del delirio stesso. Infatti questi malati possono cambiare repentinamente l’identificazione del nemico, ma hanno pur sempre il delirio che impone loro di avere un nemico. La fase terminale e peggiore è quando si identifica sé stessi con il nemico: in questo momento la persona o la collettività si avvia al suicidio.

    A ben guardare, tutti gli -ismi sono rappresentabili in termini di deliri. La causa di tutti i mali era il capitalismo per il comunismo, gli ebrei per il nazismo, gli gnomi di Zurigo per i populisti, le variazioni climatiche ovvero la presunta estinzione del gurzo del Borneo meridionale per gli ecologisti, l’attuale premier per la gauche nostrana, etc. In questo modo, idee talora anche ragionevoli se ben inquadrate, sono assolutizzate e vissute come se fossero l’unica indefettibile verità assoluta: indiscutibile e tirannica fino alla morte.

    Il problema si complica ulteriormente considerando che il determinarsi di situazioni stressanti concorre potentemente a slatentizzare quadri patologici subliminali oppure quiescenti, ingrossando così le fila dei mentecatti. Si legga il recente, accorato, messaggio del Segretario Generale dell’ONU:

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    Valutati da questo punto di vista, quasi tutti i massacri e genocidi affondano le radici prime in deliri collettivi di persecuzione che sfociano nell’eliminazione fisica dei presunti nemici: il genocidio vandeiano alla fine del settecento, lo sterminio degli Armeni, dei Kulaki, degli Ebrei, dei Tutsi, etc. Questi genocidi e massacri sono stati compiuti da persone fisiche perfettamente convinte di essere nel giusto, di fare del bene.

    Fino all’avvento dell’arma atomica, quel fenomeno naturale che sono le guerre concorreva in modo sicuro a ridurre il numero degli psicopatici. Gli esaltati correvano volontari in prima linea, i nevrotici vagavano senza meta sotto i bombardamenti od il fuoco nemico in preda a crisi isteriche: il risultato finale era che gran parte degli psicopatici correva incontro alla morte, mentre i normali cercavano di fare il possibile per evitarla.

 

    Ciò detto, cerchiamo di fare alcune considerazioni.

 

1. In primo luogo è necessario prendere atto della realtà. Una quota consistente della popolazione adulta non é in grado di intendere e volere, ed è quindi tetragona sia a percepire correttamente il reale sia a comprendere qualsiasi forma di ragionamento logico.

2. In secondo luogo é necessario trarre le conseguenze. La prima consiste nel fatto che è perfettamente inutile, e spesso addirittura controproducente sottoporre dati e risultanze sperimentali a chi non sia in grado di recepirli, e non vuole vederli. La seconda é ancora più drammatica, perché é l’impossibilità assoluta di convincere con un ragionamento motivato, ben argomentato, pacato e coerente: con i mentecatti non esiste alcuna possibilità di dialogo. La terza deriva delle prime: occorre indirizzare la massa degli psicopatici in modo tale che la risultante delle loro azioni svolga una funzione logicamente utile, o almeno non dannosa, alla collettività. Ciò implica il parlare più al loro ventre che alla loro mente e sopportare il fatto che una certa quantità di guai è un ineludibile effetto collaterale, un male minore.(4)

3. In terzo luogo occorre prepararsi ad una sorta di guerra civile, più o meno cruenta, che coinvolgerà i paesi occidentali quando diverrà evidente il crollo delle nostre economie. Tensioni sociali di per sé giustificabili saranno vissute a mo’ di deliri, con tutte le conseguenze anche di inevitabili violenze. Sarà davvero difficile spiegare alla pletora di dipendenti pubblici che dovranno essere licenziati che hanno ben goduto di un vitalizio stipendiale per lunghi decenni e che é giunto anche per loro il momento di cercarsi un lavoro produttivo. Quanto accade in Grecia dovrebbe essere meditato a fondo, perché tra poco sarà il nostro turno. In quest’ottica, ed anche per altri motivi, un gruzzoletto in sterline d’oro e qualche biglietto di banca svizzero, senza disdegnare il dollaro, potrebbero rilevarsi davvero molto utili.

4. In quarto luogo occorre tenere presente che i soggetti psichiatrici “ragionano” in modo differente dai normali, Mentre il soggetto normale si ingegna a dispiegare le potenzialità della sua libertà e vuole vivere in un ambiente cui collabora fattivamente, quello psichiatrico rifugge dalla libertà sostanziale (non a caso si crea dei deliri) e vuole sentire il peso dell’autorità (non a caso ha delle turbe mentali). Un’autorità non esercitata o desistente aumenta crisi di ansia ed isteria su patologie di base che proprio non ne avrebbero bisogno.

    Rimangono ovviamente sul campo i problemi molto più generali, ma risolvibili nel lungo termine. Essi impongono un mutamento culturale della filosofia di vita e, perché no, anche di rivalutazione almeno dell’aspetto sociale della religione.

  • Il concetto illuminista di libertà non é chiaramente più all’altezza dei tempi. Eradicata dall’etica, la libertà diventa licenza, mera possibilità di fare qualsiasi cosa, senza limite alcuno. Il concetto “se posso fare qualcosa, questo qualcosa è dunque lecito” conduce ineluttabilmente alla logica del più forte. Il relativismo etico depriva il diritto del suo substrato metagiuridico e lo sostituisce con il “legale”, che quasi sempre contraddice il più elementare senso di giustizia, personale e sociale. Ma troppo spesso il legale contrasta con il giusto.
  • In altri termini, anche se brutali: meglio una popolazione bigotta ma etica (non ammazzare, non rubare, non fare adulterio(4), non dare falsa testimonianza, etc), che una popolazione “laica” ma assassina, ladra, libertina e mendace. Senza un minimo di ordine e di Autorità che lo impone esiste solo il caos, che é un male per tutti.
  • Il suffragio universale ha come postulato implicito che i votanti siano persone normali, libere nella scelta, che dovrebbe pur sempre avere una sua base razionale. Scelte emotive od acritiche possono avere conseguenze fatale, quali per esempio l’elezione di Adolf Hitler quale cancelliere, con tutte le sue conseguenze(5). Le attuali forme di governo che scaturiscono da una concezione illuminista sembrerebbero aver fatto il loro tempo, crollando sotto il peso delle proprie contraddizioni. Non é per nulla detto che la struttura statale cinese non sia da imitarsi, o, quanto meno, da valutarsi con grande attenzione (6).
  • Senza ripristinare il concetto di bene comune si marcia invariabilmente verso la micronizzazione di una miriade di centri di potere in perenne conflitto tra di essi, proprio come nell’alto medioevo. Bene comune ha una sua ben precisa definizione etica, e qui lo intendiamo in tale senso, non nelle sue accezioni improprie, anche se di uso corrente.

 

    Un ultimo problema, e non da poco, consiste nell’enorme costo economico e sociale delle patologie mentali. Ignorarle o comportarsi come non esistessero incremento solo il costo da sopportare.

    Da una parte è semplicemente impossibile curare un quota così ampia di popolazione, se non altro perché ogni paziente psichiatrico richiederebbe un certo numero di normali che lo curassero ed accudissero, e questi normali non sono più in numero sufficiente. Dall’altra parte sta la distorsione dei mercati e la sconsideratezza di una azione politica determinata dal volere di quanti non son più in grado di intendere e volere.

    La scelta del quadro di Brügel il Vecchio non casuale: l’Occidente sembra sempre più una collettività di ciechi guidati da ciechi.

    A ben pensarci, l’attuale grande recessione era del tutto prevista e prevedibile, basta rileggersi con cura quanto scrisse Spengler uno secolo fa(7). I debiti sovrani si sono accumulati nel tempo, tasse differite volte a garantire un benessere immediato maggiore di quanto possibile e sostenibile. Un proliferare di supposti diritti inalienabili ma disancorati da ogni possibile dovere. In termini etici, questa é la scelta di un bene minore a discapito di quello maggiore: in parole poverissime, il mangiarsi le sementi. Se rileggessimo con cura le prolusioni annuali dell’allora Governatore della Banca di Italia Guido Carli nei primi anni settanta vi troveremmo delineati con impressionate chiarezza tutti gli eventi che si sono e si stanno verificando. Attenzione! – diceva – bilanci in deficit e debito sovrano superiore al 30% del Pil portano alla rovina. Non esiste crescita economica laddove le spese correnti dello Stato superano il 30-40% del Pil. Era la voce di un normale che parlava ai folli.

___________________________________________

 

(1) Wang PS, Lane M, Olfson M, Pincus HA, Wells KB, Kessler RC. Twelve month use of mental health services in the United States. Archives of General Psychiatry. 2005 Jun;62(6):629-640.

(2) Kessler RC, Chiu WT, Demler O, Walters EE. Prevalence, severity, and comorbidity of twelve-month DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication (NCS-R). Archives of General Psychiatry, 2005 Jun;62(6):617-27.

(3) Questo è, almeno in buona parte, il motivo per cui la violenza negli stadi è tollerata.

(4) Capisco e mi aspetto l’insurrezione generale a questo comandamento. Prima di protestare però, pensiamo se ci farebbe piacere che qualcuno ci soffiasse la nostra moglie, spaccando la nostra famiglia, lasciando allo sbando i nostri figli. Sotto quest’ottica questo enunciato non sembrerebbe più una strampalata prevaricazione.

(5) Fromm. Fuga dalla libertà.

(6) Per chi fosse interessato all’argomento ed avesse già un solido retroterra culturale, suggerirei di rileggere con attenzione questi tre libri. Pizzorni A. Il diritto naturale. ESD, Bologna, 2000; San Tommaso d’Aquino. De Regno ad Regem Cypri. ESD, Bologna, La traduzione di Lorenzo Perotto é davvero inusuale per comprensione del testo e dominio del pensiero tomista. Questi due trattati hanno permesso all’autore di comprendere meglio, ed apprezzare, la mentalità sinica e dare la corretta dimensione logica alla problematica. Solo dopo queste riletture, allora suggerirei fortemente il Kishore Mahbubani. The new Asian Hemisphere. The irresistible Shift of global power to the Est. New York, Public Affaries, 2008. Mahbubani é un autore di grande pregio, molto equilibrato e giusto nei giudizi, ed esprime chiaramente il punto di vista degli orientali nei sistemi di reggimento dei popoli. Credo che sia uno dei trattati più profondi che abbia mai letto.

(7) Oswald Spengler. Il Tramonto dell’Occidente. Longanesi, Milano, 1957. La traduzione di Evola é particolarmente ben curata.

 

    

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Posted by on ott 16 2011. Filed under IL BLOG DI BEPI MELA, IN EVIDENZA, POLITICA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry
  • Anonimo

    Ammessa e non concessa questa presunta “psicosi collettiva”, mi chiederei innanzitutto quale sia la causa.
    Dai riferimenti storici citati viene quasi da pensare che sia nella “natura umana” stessa.
    Personalmente penso che un individuo inserito armoniosomante in una società che funziona bene non abbia problemi di sorta.
    Curioso poi vedere come la ricerca del nemico come reazione ad una condizione avversa sia un comportamento piuttosto comune. Anche in questo articolo c’è la situazione avversa (il declino dell’occidente) ed il nemico (i mentecatti con i quali non esiste nessuna possibilità di dialogo).
    Saluti

    • Giuseppe Sandro Mela

      Caro Sig. Longy71,
       
      E’ un piacere incontrarLa di nuovo e sentirmi porge l’occasione per un addendum metodologico. Nei post si deve essere brevi, e l’usuale parte iniziale dei materiali e metodi deve essere omessa e data per scontata.
       
      L’opinione altro non è che un enunciato su materia di per sé opinabile. Non é lecito logicamente pronunciare una opinione su materia non opinabile, perché sperimentalmente determinabile ovvero deducibile. Si corre il rischio di diventare anche ridicoli. «E’ mia ferma e personale opinione che due più due faccia cinque se vendo e tre se acquisto», oppure «é mia ferma e personale opinione che i cani abbiamo sette zampe».
      Convengo con Lei che una larga massa di persone si arroga il diritto di avere opinioni su materia non opinabile e le porgono come se fossero verità dimostrate e dimostrabili, addirittura self-evident. Mi consenta però di dissociarmi da simili modi di procedere, che sono deprivati di ogni senso logico.
       
      1. «Ammessa e non concessa questa presunta “psicosi collettiva”». Proprio perché La stimo e sono sicuro che Lei parla ben documentato, La inviterei a produrre qui, pubblicamente, la documentazione scientifica che smentisca le voci che ho citato. Le fonti da cui ho tratto sono lavori pubblicati dall’Office of the Surgeon General, organo pubblico grosso modo equivalente al nostro Ministero della Sanità, e pubblicazioni comparse sugli Archives of General Psychiatry, una delle più prestigiose riviste mondiali di psichiatria, e per di più come reports annuali dei Mental Health Services di tutti gli Stati Uniti, di nuovo Enti pubblici. Mi consenta anche di dare più credito, almeno per il momento, al Segretario Generale delle nazioni Unite, piuttosto che a Lei, anche se dietro il nikename potrebbe celarsi un vero e proprio luminare delle scienze psichiatriche.
      Poiché però ho grande stima in Lei e visto che si ritiene in grado di dimostrare che hanno errato, ebbene, lo dimostri.
      Capisco che possa considerarsi stupito, ma una cosa é il suo particolare giudizio ed un’altra sono i fatti documentati: mi consenta di privilegiare i secondi pur valutando la Sua perplessità, che é un dato soggettivo e non oggettivo.
      2. «Mi chiederei innanzitutto quale sia la causa». La fisiopatologia e la clinica delle patologie psichiatriche è sotto studio scientifico da oltre un secolo, e potrebbe quindi consultare quel voluminoso corpo di conoscenze. Potrà constatare che un vero esercito di scienziati sta cercando di capire le cause di queste patologie. Questo blog però valuta tuttavia l’effetto finale, ossia la presenza delle patologie psichiatriche.
      3. «Personalmente penso che un individuo inserito armoniosamente in una società che funziona bene non abbia problemi di sorta.». Il fatto che Lei sia convinto di ciò mi conferisce la certezza che Lei abbia tutto un supporto sperimentale che avvalli quanto riferisce. Scriva un lavoro e lo sottoponga agli Archives of General Psychiatry: riuscendo a dimostrare quanto afferma: si garantirà un Nobel immediato, sia per l’Economia sia per la Medicina.
      4. «Curioso poi vedere come la ricerca del nemico come reazione ad una condizione avversa sia un comportamento piuttosto comune». Il trattato di Fromm, citato nell’intervento, dovrebbe chiarirLe bene l’eziopatogenesi di questo meccanismo, che purtroppo non é una «curiosità» ma una vera e propria piaga.
      5. «Dai riferimenti storici citati viene quasi da pensare che sia nella “natura umana” stessa». Non abbiamo purtroppo dati statistici storici su questi fenomeni. La lettura degli annalisti e dei cronisti, ossia delle fonti storiche primarie, ci suggerisce che il numero della patologie mentali e la psicologia (e della psicopatologia) delle masse non sia molto variata nel tempo, ed in questo concordo pienamente con Lei.
      6. «Anche in questo articolo c’è la situazione avversa (il declino dell’occidente) ed il nemico (i mentecatti con i quali non esiste nessuna possibilità di dialogo).» Mi consenta, amico mio, «crisi» é sinonimo di «declino». Spesso dalle crisi emerge qualcosa di più adeguato ai tempi. Dove mai avrei scritto che i mentecatti sono «nemici»? Mica ho detto che voglio sterminarli! Ho solo preso atto della loro esistenza, fatto presente che è interesse della collettività indirizzarli verso il bene comune, ed ho anche constatato che il loro comportamento migliora se guidati a un’autorità certa. Se lo scopo di un governo é perseguire il bene comune, il modo con cui si governa é indifferente.
       
      Una domanda: ma Lei si farebbe operare da un chirurgo ansioso che al minimo intoppo andasse in crisi isterica e fuggisse via dalla sala operatoria, lasciandola con le budella all’aria?
       
      Attendo i Suoi dati e le sue controcitazioni tratte da riviste internazionali con Editorial Board. I dati sperimentali si ribattono con altri dati sperimentali.
       
      gsm

      • Anonimo

        Salve Sig. Mela,
        La ringrazio per la risposta, trovo i suoi post sempre ricchi di spunti di riflessione.
        Bella la prima parte dell’articolo dove parla di autocritica e revisione delle proprie credenze.
        Non mi trova invece concorde l’interpretazione dei dati sul consumo di psicofarmaci ed il quadro che Lei delinea rispetto ai disturbi mentali.
        Cercando di essere essenziale, trovo scorretta la correlazione tra uso di psicofarmaci ed incapacità di intendere e volere: pochi usano antipsicotici (è la psicosi che è caratterizzata da un’alterazione della percezione della realtà) molti usano invece antidepressivi (la depressione non compromette la capacità di giudizio), ansiolitici (l’ansia non è psicosi) o sonniferi (tantomeno l’insonnia).
        Riassumendo i quadri effettivamente psicotici rappresentano solo una parte dei disturbi mentali; peraltro i farmaci moderni riescono a gestire piuttosto bene situazioni anche gravi.

        Parlo solo a titolo soggettivo e per esperienza personale.
        Mi permetterei di sottoporLe una dimostrazione matematica o fisica, non mi sognerei mai di spacciare per dimostrazione un ragionamento che riguarda le discipline umanistiche (tale considero la psicologia e sostanzialmente anche l’economia).
        Il motivo è che sono realtà complesse e “sfuggenti”, difficilmente trattabili con il modo di pensare caratteristico della matematica dove il rigore è possibile e spesso necessario.
        Dagli stessi dati si possono ricavare considerazioni di opposta valenza; ciò rende il ragionare insicuro, soggetto ad errori, viziato da opinioni e preconcetti.
        Ciò non toglie che si cerchi di trattare tali discipline con i metodi caratteristici delle scienze (con risultati talvolta deludenti).

        Presterei invece più attenzione alle cause delle patologie mentali; ho il forte sospetto che il contesto sociale sia significativamente determinante nella genesi di tali disturbi.

        Per la verità il senso “profondo” dell’articolo, quella percezione di incapacità critica delle masse (se ho colto bene) mi trova in sintonia; più che un problema medico mi sembra però una questione culturale ed educativa.

        Tralascio la parte su illuminismo e libertà per motivi di tempo e spazio.

        Cordiali saluti

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