Per l’ennesima volta la BCE ci ha raccomandato di mettere in atto misure per la crescita. Liberalizzazioni, privatizzazioni e aumento dell’età pensionabile, misura che consentirebbe un risparmio allo Stato immediato e certo.
Insomma una di quelle misure che i mercati apprezzano e che darebbe un segnale di serietà da parte del paese, soprattutto se si pensa che le pensioni costituiscono la voce di spesa pubblica improduttiva per antonomasia. Infatti, chi va presto in pensione costa all’Inps (maggior spesa pubblica), non lavora (meno contributi versati e minori entrate per lo Stato) o, se lavora, lo fa in nero (ulteriori minori entrate per lo Stato) e porta via lavoro ai più giovani, sui cui mancati stipendi, non si pagano contributi (ulteriori minori entrate per lo Stato). Anche per quanto concerne liberalizzazioni e privatizzazioni, maggior concorrenza e minor peso della burocrazia creerebbero maggior sviluppo, e con esso un aumento della base imponibile su cui si calcolano le imposte, il che comporterebbe maggiori entrate per lo Stato.
Insomma, chi si oppone a queste misure fa spendere di più e incassare meno allo Stato, il che significa peggiori conti pubblici e impossibilità di ridurre le imposte che gravano sui cittadini. Eppure, chi si oppone a tutto questo a nome e colore: il colore è il verde e il nome del partito è Lega Nord. Sì, il partito nato per dare voce al nord contro Roma ladrona, che all’interno della maggioranza di centrodestra costituisce, assieme al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il baluardo a difesa del parassitismo pubblico, statale e locale, e degli interessi costituiti delle varie corporazioni.
Quel che sorprende (ma non tanto, in realtà), è il sostanziale silenzio della stampa d’opposizione nei confronti della Lega. Da tempo Berlusconi viene accusato (e giustamente!) dai quotidiani più vicini all’opposizione, per non parlare della stampa estera, di non essere riuscito a fare la rivoluzione liberale tante volte promessa. Certo, qui non si tratta di negare le responsabilità di Berlusconi, ma onestà vorrebbe che sul banco degli imputati per la mancata realizzazione delle riforme promesse finiscano i maggiori colpevoli, ossia Giulio Tremonti e la Lega. Soprattutto questa estate, quando i mercati pestavano e la Bce ci intimava (giustamente) di prendere le misure necessarie per mettere a posto i nostri conti, in primis l’aumento dell’età pensionabile.
I nostri maggiori quotidiani nazionali di proprietà di grandi industriali e banchieri (insomma, dei poteri forti), responsabili e inclini a battersi per gli interessi del paese come dicono di essere, non hanno mai fatto campagne contro l’irresponsabilità mostrata dal partito di Bossi. Eppure, di motivi per farlo ce ne erano a bizzeffe. Forse (sic!), perché alla fin fine Bossi e la Lega fanno parte della casta politica tradizionale con cui i grandi industriali sono stati abituati a trattare nella prima repubblica, come ai tempi di Buonanima; mentre, invece, il Cavaliere viene percepito come uno che scompagina i piani, benché nei quasi 10 anni in cui ha governato non mi sembra che abbia pestato i piedi a loro signori, se non altro perché impegnato a far da badante a coalizioni alquanto litigiose e a respingere assalti gli di una magistratura particolarmente attenta nei suoi confronti.
La Lega è un partito rozzo e incolto che fa aggio sulla rabbia e sulle paure di un nord est da sempre privo di una rappresentanza in grado di far valere le istanze dei suoi cittadini. Rabbia che la stessa Lega alimenta a parole inveendo contro Roma ladrona, salvo comportarsi nei fatti come il più romano dei partiti, con tanto di nepotismo (Renzo Bossi docet) e difesa della burocrazia, soprattutto a livello locale. Federalista a parole e statalista nei fatti, becera e ignorante, la Lega è da tempo il partito a cui hanno dato fiducia le zone più dinamiche del paese e questo deve far riflettere e preoccupare. Evidentemente, non è un caso che presso i ceti produttivi l’ignoranza paghi, mentre le principali élites culturali e tecnocratiche del paese si sono votate anima e corpo alla causa della casta politica e di un centrosinistra che si erge a difesa della burocrazia pubblica parassitaria e della grande industria assistita.
Èlites culturali e ceti produttivi del paese sono due mondi paralleli del tutto incapaci di intendersi e che nutrono un forte disprezzo l’uno per l’altro. E la Lega è una delle conseguenze più nefaste di questa totale mancanza di comprensione.
*la VOCE DI ROMAGNA
Nota: la vignetta è di Davide Sacco







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