Giuseppe Sandro Mela
Dal libro dell’Utopia di San Tommaso Moro:
‹‹Che giustizia è mai questa che un nobile qualsiasi, un commerciante di danaro, un usuraio, un altro qualsiasi di quelli che non fanno nulla o, ciò che fanno, è di tal fatta che non è necessario gran che allo Stato, ottenga di vivere tra delicatezze e splendori; laddove intanto un manovale, un cocchiere, un falegname, un contadino, con un lavoro gravoso e ininterrotto, ma necessario, tanto che senza di esso neppure un anno potrebbe durare lo Stato, si procacciano tuttavia un vitto così stentato, menano una vita sì miserabile? (…) Ora, non è forse un’ingiustizia, che lo Stato ai cosiddetti nobili, ai mercanti di danaro e agli altri di tal fatta, sfaccendati, o piaggiatori soltanto, e inventori di vuoti diletti, sia prodigo di tanti doni; mentre invece a contadini, a carbonai, a manovali, a cocchieri e a fabbri, senza dei quali lo Stato non esisterebbe affatto, non provvede amorevolmente; ma dopo aver abusato, delle loro fatiche giovanili, quando ormai schiacciati dagli anni, immemore di tante veglie e dimentico di tanti e sì grandi servigi ricevuti, nella sua nera ingratitudine li ripaga con la morte più misera? Senza dire che, di ciò che ogni giorno è assegnato alla povera gente i ricchi, o con soperchierie di privati o addirittura a tenor di legge, estorcono qualcosa quotidianamente (…) Esaminando dunque e considerando questi Stati che oggi in qualche luogo si trovano, non mi si presenta altro, così Dio mi aiuti! che una congiura di ricchi, i quali, sotto nome e pretesto dello Stato, non si occupano che dei propri interessi››.
gsm










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