“We think we have an agreement, but we are not sure what it is”
– Idem.
Non possiamo dire con certezza cosa stesse spaventando gli investitori Europei prima del summit make-or-break della scorsa settimana (il 14esimo summit sulla crisi in 21 mesi), ma sembra plausibile affermare che fossero preoccupati per un insostenibile accumulo di credito, rischio di credito e leva.
Fortunatamente, queste preoccupazioni non hanno più motivo di esistere, perché i leader dell’Euro Zona si sono impegnati ad avere più credito, più rischio di credito e più leva..
Per dirla con altre parole, il presidente Sarkozy e la Cancelliera Merkel hanno comprato tempo, anche se tempo pagato chiedendo ulteriore denaro in prestito. Un circo di clowns ciechi ed incontinenti avrebbe avuto più classe.
Venerdì di due settimane fa, per la prima volta i btp a 10 anni italiani hanno superato il 6% (al momento della pubblicazione sappiamo bene tutti che l’Italia si finanzia a tassi tra il 7 e l’8%, ndR) – la “danger-zone” – il che non può che indurre a chiedersi cosa diavolo pensano di ottenere i nostri leader monetari e politici con questo nascondino accuratamente travestito ma molto costoso.
Piano di bailout rinominato da alcuni “a sugar rush of stimulus”.
La questione non è la situazione di oggi o domani; la cosa importante è quali saranno i rendimenti dei titoli di stato italiani tra 6 o 12 mesi.
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Non possiamo davvero escludere la conclusione cui è arrivato per primo lo scrittore Adam Fergusson nei suoi studi del collasso e dell’iperinflazione di Weimar, When Money Dies
L’anticipazione e la preparazione per alta inflazione, così come per il panico finanziario, non può essere facilmente prevista.
Un minuto il sistema è ritenuto essere sicuro. Il minuto dopo, i pensionati sono a fare la coda fuori dalla Northern Rock.
Last week we hosted our external investment panel, an oversight committee in effect, and one of the panellists pointed out that the anticipation and preparation for acute inflation, like that for financial panic, cannot be finely timed.
Abbiamo il dovere di discutere su quali siano le strategie che meglio preservarono la ricchezza e il benessere degli investitori tedeschi durante quel terribile periodo. (“La vita è follia, incubo, disperazione, caos”, scrive Fergusson. Non siamo ancora a questo punto, ma dobbiamo anche notare che alcuni saggi commentatori hanno già iniziato a riferirsi al Giappone come alla nostra Weimar in attesa.)
Valute straniere di maggior valore, per esempio. Nel 1923, ciò significava dollaro americano. A questo giro, da quando la Swiss National Bank ha perso la bussola, diremmo dollaro canadese e dollaro del Singapore. Oppure la risposta fu l’oro, e pensiamo che lo sia anche oggi, perché la miglior protezione che la carta moneta può comprare.
Si possono considerare anche le compagnie dell’industria mineraria di oro e argento.
I mercati raramente offrono una seconda possibilità; gli investitori senza alcuna forma di esposizione in oro, sono fortemente consigliati di salire a bordo della nave subito.
Altre forme di real assets giocano la loro parte (notiamo la sostanziale crescita del costo dei terreni agricoli in Gran Bretagna).
Tutti coloro che hanno studiato l’esperienza di Weimar sostengono che il punto di non ritorno nel processo inflazionistico non sia stato raggiunto solo con la svalutazione della valuta, né dall’aumento della velocità di circolazione del denaro (dovuto al fatto che i risparmiatori tedeschi cercarono disperatamente di spendere il prima possibile la loro ricchezza cartacea velocemente erosa), né dai deficit della bilancia dei pagamenti.
Di fatto è arrivato da una svalutazione di principi politici. L’economista di Yale Robert Shiller ha affermato che una delle ragioni per l’irrazionale euforia degli investitori negli anni ’90 (fu Shiller, e non Greenspan, a coniare la frase) fu la caduta del muro di Berlino – che sembrava essere la dimostrazione conclusiva della superiorità del capitalismo di libero mercato occidentale rispetto al discreditato modello sovietico.
Ora la superiorità del modello occidentale è così evidente che abbiamo squattrinati eurocrati che cercano di avere soldi dai leader Comunisti di un paese in cui la maggior parte dei cittadini vive in povertà. Chi scrive è orgoglioso di essere britannico; sarebbe disgustato di essere considerato europeo.
PFP Wealth Management
UK. PFP is an independent wealth management partnership with over 20
years’ experience of institutional and private client investment
management. Tim is a specialist in low risk, multi-asset, absolute
return investing and has enjoyed success in the UK Private Asset
Managers Awards programme, having been shortlisted for five successive
years, and was a winner in 2005 in the category of Defensive
Investment Performance. He was also shortlisted in the 2007 Spear’s
Wealth Management Awards in the category of Asset Manager of the Year.
He is a regular contributor to Money Week magazine in the UK and to
other financial media.





