L’unica cosa certa di quanto ha sostenuto Monti è che non è ancora il momento di abbassare le tasse. Dopodiché, ha lanciato proclami di speranza, che i giornali d’Italia hanno rilanciato con vigore: “Ma potrebbe arrivare prima del previsto”.
Sino ad oggi, grazie alla manovra che ha approvato a dicembre, stiamo solo saggiando quanto sono aumentate le tasse. Il resto, è tutto subordinato al solito mantra della lotta all’evasione fiscale che Monti dice che “porterà un vantaggio concreto per i contribuenti onesti”.
Venerdì prossimo, il Consiglio dei Ministri varerà un decreto di semplificazione fiscale, ma non affronterà alcuna riforma organica. Secondo il presidente del consiglio saranno poste le basi per un futuro, anche prossimo, taglio dell’Irpef: sarà costituito un fondo in cui far confluire le risorse che arrivano dalla lotta all’evasione. Così come il capitolo dell’Ici per la Chiesa non trova per ora spazio nel provvedimento, ma l’intervento è comunque in arrivo.
Il governo, insomma, si muove con cautela, come stesse camminando sui gusci d’uovo, anche se ostenta una certa determinazione, soprattutto sul fronte fiscale, dove ha sguinzagliato la Finanza in tutto lo stivale. Parola di professore: “Prima si mettono da parte le risorse necessarie e poi si procede. Per un calo delle tasse è necessario aspettare”. E ti pareva? E ribadisce: “Non ci saranno misure di riforma fiscale ma di semplificazione fiscale”. Leggeremo. Poi, un po’ di sana demagogia: “Le risorse della lotta all’evasione dovranno rifluire in un beneficio alla collettività. Ci attendiamo robusti benefici, sia per gli strumenti messi a disposizione dalle autorità competenti sia per il cambiamento di psicologia, cosa non da poco, che si sta verificando nel Paese. Quanto alla possibile tempistica di questo ritorno dei proventi della lotta all’evasione in termini di tagli alle tasse non è detto che ciò significhi dover aspettare il 2014”. Clap, clap da parte di chi ci crede.
Il riferimento del primo ministro è all’articolo della bozza del decreto che prevede che dal 2014 le maggiori entrate della guerra agli evasori vadano, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, alla riduzione delle tasse per le fasce più deboli, con particolare riferimento all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico. Il governo, spiega il premier, si muove “con i piedi di piombo e proprio per questo non ha contabilizzato i benefici della lotta all’evasione. Bisogna aspettare un momento”. Intanto, la povertà aumenta e gli imprenditori (e i capitali) fuggono.
Cautela, dunque, in perfetto stile loden. La determinazione è solo dedicata alla caccia a chi non paga le tasse: “sarà vigorosa”, ribadisce Monti. Degli sprechi infiniti, invece, silenzio tombale.
Le misure concrete? Nel decreto sono diverse quelle mirate ad una ulteriore stretta. “L’Agenzia delle Entrate elaborerà liste selettive di evasori, ripetutamente segnalati per violazione dell’obbligo di emissione della ricevuta o scontrino fiscale. Arrivano poi multe salate per chi porta capitali all’estero illegalmente, con un meccanismo che incrementa la sanzione fino al 40% secondo la quantità di denaro esportato. Chiusura d’ufficio, poi, per le partite iva inattive. Arrivano anche gli ispettori-giocatori nelle sale da gioco: l’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, è autorizzata a costituire, avvalendosi di risorse proprie, un fondo destinato alle operazioni di gioco a fini di controllo, di importo non superiore a cento mila euro annui”. Si estende anche ai locali delle Onlus il “potere di accesso” degli ispettori fiscali per combattere le frodi Iva. Lo prevede la stessa bozza in elaborazione, che aggiunge appunto i “soggetti del Terzo settore” tra quelli per i quali è possibile procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta e per la repressione dell’evasione e delle altre violazioni fiscali. Altro che paradisi fiscali, l’Italia assurge ufficialmente al ruolo di inferno fiscale.
A Bruxelles, Monti vuol mettere mano anche ai rapporti fiscali con la Svizzera. Dopodiché, si dedicherà a far pagare l’Imu alla Chiesa.
Sul primo fronte, il premier ribadisce la discontinuità rispetto al passato: “Ai condoni non vogliamo proprio pensare”, scandisce puntando il dito addosso agli elvetici. “Quello che può sembrare un attacco alla grande evasione può essere un condono, come avvenuto con lo scudo che abbiamo in parte riaperto”, ha spiegato.
Sul capitolo vaticanista immobiliare, è invece necessario riflettere ancora e Monti chiede eloquentemente “scusa” se intende prendersi i suoi “tempi di riflessione”. Probabilmente vuol tenersi buono l’elettorato più intransigente di destra e sinistra. Poi, spiega che l’emendamento sull’imposizione dell’Ici alla Chiesa “è in dirittura d’arrivo”
Monti, quindi, non vuole fare annunci ma lascia comunque aperta la porta ad una sorpresa dell’ultima ora: “Magari sarà già inserito nel decreto che presenteremo venerdì”.
Dopo aver sentito Monti parlare oggi, mi son tornate alla mente le parole di George Washington: “Il governo non è ragionamento, non è eloquenza, è potere! Come il fuoco è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
* Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/monti-al-rogo-gli-evasori-abbassare-le-tasse-per-ora-no/
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