Giuseppe Sandro Mela
Un Padre aveva dieci figli. Essendo vecchio, decise di dividere i suoi beni tra di loro. Chiamò il primo figlio e gli diede una cifra, dette identica cifra al secondo, quindi al terzo e così via fino al quinto figlio. In quel momento venne una brutta crisi, una vera e propria depressione, ed il Padre rimase senza soldi.
I cinque figli che nulla avevano preso dissero ai cinque che invece avevano già ricevuto il denaro: «dividete con noi quanto avete preso». Ma i primi cinque fecero orecchie da mercante. La cosa finì in giudizio.
Certo, il Padre era stato magnanimo ed in buona fede: non aveva previsto l’attuarsi della crisi, e quindi si dichiarò innocente. I primi cinque figli avevano preso il denaro in buona fede, e sostennero che il loro era un diritto precostituito: quindi, dissero, non dobbiamo nulla a nessuno. I figli che non avevano preso nulla invocarono il canone di giustizia.
Se Voi foste stati il Giudice, cosa decidereste? Quale verdetto emettereste?
Quale comportamento risponde alle esigenze di giustizia?
L’ultimo report Istat in campo pensionistico ci fornisce la seguente sintesi:
«Nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia è stato pari a 253,480 milioni di euro, un valore corrispondente al 16.68% del prodotto interno lordo (Pil).»
«Nel 2009 sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche, per un importo complessivo annuo di 253,480 milioni di euro ed un importo medio annuo di 10,634 euro.»
Quindi 253 persone su mille godono di un trattamento pensionistico.
Questa cifra è detta essere incomprimibile, così come quella che copre gli stipendi dei dipendenti statali. Quindi, nel cimentarsi sulla riduzione di bilancio imposta dalla situazione, l’unico provvedimento che il Governo ha potuto prendere è stato quello di impedire de facto l’ingresso di nuove persone nella classe dei pensionati, innalzando, per esempio, l’età pensionabile. Ma potranno in futuro queste spese essere ancora considerate “incomprimibili”?
E’ infatti evidente che questo tipo di provvedimento dilaziona soltanto la risoluzione del problema dell’abbattimento dei costi dello Stato. Essendo l’Italia entrata in depressione andrà incontro a progressive riduzioni del Pil, per cui il rapporto spesa pensionistica/Pil aumenterà ben oltre il 16.68%, per arrivare presto a livelli non sostenibili sul medio-lungo termine.
Come se non bastasse, nel contempo la vita media si prolunga, la crisi demografica immette sempre meno persone nuove nella classe di età lavorativa, e la depressione riduce il numero di persone che, pur essendo in età lavorativa, lavorano effettivamente. Questo meccanismo concorrerà a determinare un’ulteriore diminuzione delle entrate fiscali e del Pil, rendendo alla fine il costo delle pensioni un gravame non più a lungo onorabile.
Non risponderebbe a canone di giustizia ridurre le pensioni ad oggi erogate, per esempio, trattenendo le tredicesime ed eliminando de facto il posto a ruolo come stanno facendo in Germania per i Beamter e per molti addetti all’industria?
Non avverrà che, non facendo nulla adesso, si sarà poi costretti dal precipitare degli eventi a prendere decisioni ancora più drastiche?
Si valuti anche che le persone attualmente in pensione hanno goduto mentre lavoravano di una lunga serie di previdenze delle quali i lavoratori attuali, ed a maggior ragione quelli futuri, mai potranno usufruire. Ritorna in pratica il problema dei dieci figli.
Nota.
Si leggano con attenzione prima gli articoli di Repubblica, poi il report Istat: si potranno apprezzare alcune differenze.
Documentazione.
Repubblica. 2011-06-21.
ISTAT. Pensioni, la spesa sale al 16,68% del Pil quasi il 50% degli assegni sotto i mille euro
L’Istituto di statistica fornisce i dati relativi al 2009. L’anno prima l’incidenza sul Prodotto interno lordo era del 15,38%. Oltre la metà dei beneficiari e delle uscite al Nord. Ogni 100 lavoratori ci sono 71 pensionati
ROMA – Quasi la metà dei pensionati italiani ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro, mentre l’incidenza delle pensioni sul Pil è salita dal 15,38% del 2008 al 16,68%, con un rialzo dell’1,3%. E’ quanto emerge dall’indagine Istat sui trattamenti pensionistici nel 2009 secondo la quale il 46,5% dei 16,2 milioni di pensionati italiani (7,7 milioni di persone) ha redditi da pensione complessivi (uno o più trattamenti) per meno di 1.000 euro. Il 14,7% (2,4 milioni) è sotto i 500 euro mentre il 31,8% (5,3 milioni) è tra i 500 e i 1.000 euro. Gli uomini hanno quote più elevate nelle classi di importo mensile più alto; le donne in quelle di importo più basso.
Spesa in crescita e Pil. Secondo l’Istat, nel 2009, la spesa per le prestazioni pensionistiche è cresciuta del 5,1% rispetto all’anno precedente, salendo a 253.480 milioni di euro dai 241.165 milioni del 2008. L’incidenza delle pensioni sul Pil è invece salita dal 15,38% del 2008 al 16,68%, con un rialzo dell’1,3%. L’aumento riguarda la quasi totalità delle tipologie: per le pensioni di vecchiaia dal 10,77% del 2008 all’11,74% del 2009, per le pensioni di invalidità dallo 0,78% allo 0,80%, per le pensioni ai superstiti dal 2,3% al 2,5%, per le pensioni di invalidità civile dallo 0,91% allo 0,98%; dallo 0,24% allo 0,26% per le pensioni sociali e, infine, dallo 0,28% allo 0,29% per quelle indennitarie. Per le pensioni di guerra, invece, l’indicatore non manifesta variazioni rispetto all’anno precedente. La crescita è fondamentalmente imputabile all’evoluzione dell’importo medio delle prestazioni erogate, che è aumentato del 5%, a fronte di un numero dei trattamenti pensionistici in pagamento rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente (+0,1%).
Le cifre. Le pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) sono 18,6 milioni per una spesa complessiva di 228.541 milioni (il 90,2% del totale) e un importo medio di 12.287 euro. Il 50,7% dei trattamenti è rappresentato da pensioni di vecchiaia o anzianità per una spesa pari a 178.421 milioni (70,4% del totale) e un importo medio annuo di 14.752 euro. Le pensioni assistenziali (invalidità civile, pensioni sociali e pensioni di guerra) sono 4,3 milioni per una spesa di 20.464 milioni di euro (l’8,1% della spesa) in aumento di quasi un miliardo sul 2008 (la spesa era a 19.525 milioni). L’importo medio è pari a 4.728 euro l’anno. Le pensioni indennitarie (quelle erogate a seguito di infortunio o malattia professionale) sono 907.501 per una spesa complessiva di 4.476 milioni.
Gli aumenti. Il maggiore incremento della spesa complessiva annua si registra per le pensioni sociali (+6,4%). Per quanto riguarda la spesa per pensioni di vecchiaia l’incremento è pari al 5,6%, mentre quelli per le pensioni ai superstiti e di invalidità civile si attestano rispettivamente al 5,3% e al 4,8%. Più contenuto appare l’aumento della spesa per le prestazioni indennitarie (+1,2%) e per le pensioni di guerra (+0,6%), per le quali la variazione positiva degli importi medi è stata significativamente compensata dalla riduzione del numero delle prestazioni. In diminuzione, invece, la spesa per pensioni di invalidità e assegni ordinari di invalidità (-0,8%).
Occupati/pensionati. Nel 2009 torna a crescere il rapporto fra pensionati e popolazione occupata, con 71 titolari ogni 100 occupati: il rapporto era del 70% l’anno precedente mentre nel 2001 era del 74%. Il carico relativo – spiega l’Istat – è maggiore nel Mezzogiorno, dove il rapporto è di 81 pensionati ogni 100 occupati, mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto è di 66 a 100.
Nord-Sud. Il 50,7% della spesa per pensioni viene erogata nel Nord Italia, che conta inoltre per il 47,9% delle prestazioni e per il 48,5% dei titolari. Nelle regioni meridionali si rileva il 31,6% delle pensioni erogate e il 31,4% dei pensionati, a fronte di una spesa che raggiunge il 27,8% del valore complessivo; le regioni centrali, infine, detengono quote inferiori, pari al 20,5% in termini di numero di trattamenti, al 20,1% se si guarda ai pensionati e al 21,5% in termini di spesa erogata. Differenze territoriali si rilevano anche con riferimento agli importi medi dei redditi pensionistici. Essi sono più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali, con valori rispettivamente pari al 105,9% e 104,7% rispetto alla media nazionale. Nelle regioni del Mezzogiorno, gli importi medi si collocano, invece, all’87,9% del valore medio nazionale. (21 giugno 2011)
Repubblica. 2011-12-21.
I dati Inps. Pensioni, sale la spesa a 191,2 miliardi Il reddito medio è di 1.084 euro al mese.
Nel 2010 la spesa previdenziale italiana è salita di 5 miliardi rispetto allo scorso anno. L’assegno mensile è più alto al Nord (1.191) rispetto al Sud (876 euro) e per gli uomini (1.312) rispetto alle donne (893)
MILANO – Sale nel 2010 la spesa pensionistica complessiva aumentando dai 186,1 miliardi di euro del 2009 a quota 191,2 miliardi (+2,7%) con un aumento di circa 5 miliardi. È quanto emerge dai dati del bilancio sociale 2010 dell’Inps. La spesa pensionistica complessiva è composta per l’86,7% da prestazioni previdenziali e per il 13,3% da quelle assistenziali. Le nuove pensioni liquidate nel corso del 2010 ammontano complessivamente a 1.127.501, in calo dell’1,6% rispetto al 2009 (1.145.552).
Nel documento si sottolinea come il reddito pensionistico medio sia di 1.084 euro al mese, con una marcata differenza tra uomini e donne (1.312 euro mensili contro 893 euro). Differenze si registrano anche nella distribuzione territoriale: al Nord si percepisce un reddito medio superiore alla media nazionale (1.191 euro mensili), segue il Centro con 1.141 euro, mentre al Sud il reddito medio scende a 876 euro lordi mensili. Secondo i dati forniti dall’Istituto, le nuove pensioni liquidate nel 2010 ammontano complessivamente a 1.127.501 con un calo dell’1,6% rispetto al 2009.
Nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia è stato pari a 253.480 milioni di euro, un valore corrispondente al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La spesa complessiva è aumentata del 5,1% rispetto al 2008, mentre la quota sul Pil è cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalle rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati2 – nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.[pag. 1]. Nel 2009 sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche, per un importo complessivo annuo di 253.480 milioni di euro ed un importo medio annuo di 10.634 euro.
La distribuzione dei pensionati per numero di prestazioni ricevute (Figura 3) mostra che il 67,2% percepisce una sola pensione e che la quota dei beneficiari che cumulano due o più pensioni è del 32,8% (il 24,8% ne cumula due e l’8,0% è titolare di almeno tre pensioni). Tale valore scende al 30,7% nel caso dei titolari di pensioni di vecchiaia e raggiunge l’89% per i percettori di pensioni di guerra (Tavola 3). Tra coloro che ricevono più pensioni, valori elevati si riscontrano anche per i beneficiari di rendite indennitarie e di pensioni di invalidità civili (rispettivamente 75,1% e 78,8%), prestazioni, queste ultime, che si caratterizzano per la forte presenza di indennità di accompagnamento ad esse associate. [pag. 4].
gsm
p.s. L’Autore gode della pensione statale. E’ però convinto che sarebbe canone di giustizia che questa venisse ridotta di una quota da destinarsi ad appianare il debito sovrano.
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