costa concordia 8252 300x168 SULLA NAVE DEL POTERE NESSUNO FA COME SCHETTINODI MATTEO CORSINI

“Ho deciso di candidarmi perché la situazione oggi in Francia, in Europa, nel mondo, che conosce da tre anni una successione di crisi senza precedenti, fa sì che non chiedere nuovamente la fiducia dei francesi sarebbe come un abbandono di questo incarico.” (N. Sarkozy)

Questo ha dichiarato qualche giorno fa durante un’intervista televisiva il presidente francese Nicolas Sarkozy. In sostanza, la sua lotta per restare al potere altri sette anni viene spacciata come un sacrificio personale per il bene dei suoi concittadini. Mai come in questi casi vale il detto “tutto il mondo è paese”.

Sarkozy, infatti, non è l’unico politico al potere, in Francia, in Europa e nel mondo intero, che sostiene di voler perpetuare se stesso per il bene della nazione. E, detto per inciso, discorsi analoghi capita di sentirlo pronunciare anche dai presidenti di grandi aziende (ovviamente quando costoro non coincidono con i proprietari della maggioranza del capitale sociale).

Pensate a quante volte lo ha detto fino a pochi mesi fa Berlusconi, salvo poi essere costretto alla defenestrazione da palazzo Chigi. Oppure il suo amico Putin, che si accinge a un nuovo lungo mandato presidenziale nella Federazione russa dopo aver fatto fare un turno a un suo uomo di fiducia, passando gli ultimi anni a fare il capo del governo.

Il dramma, comunque, non è che questi signori sostengano di voler restare al potere per il bene altrui, bensì che qualcuno creda (ancora) a queste affermazioni.

Insomma: quando il timone è quello dello Stato (o di una delle sue articolazioni territoriali), nessuno pensa ad abbandonare la nave come fece Schettino. E pensare che le conseguenze, in questi casi, sarebbero tutt’altro che tragiche.

 

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