La Nuova Grande Depressione. Il Portogallo ed il Default. Aritmetica o Morte.

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Giuseppe Sandro Mela.

 

                Finanzieri, economisti e politici stanno da tempo facendo astrusi e complessi discorsi sullo stato di salute del Portogallo. Come é noto, questa Nazione é entrata in una grande fase depressiva che si manifesta anche con un’emigrazione dei suoi giovani disoccupati verso le sue ex-colonie, alla ricerca di un lavoro.

                La situazione ha iniziato a precipitare lo scorso anno a maggio, quando il Portogallo ha negoziato aiuti internazionali per 78 miliardi di euro.

 

Sole24Ore. 2011-05-03. Ue, Fmi e Bce mettono sul piatto 78 miliardi di euro per il piano triennale di salvataggio del Portogallo.

Dopo Grecia e Irlanda, anche il Portogallo si aggiunge nella lista dei paesi dell’Eurozona che hanno dovuto chiedere aiuti finanziari per evitare la bancarotta. Lisbona ha raggiunto un accordo con l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per un piano di aiuti triennale dall’ammontare di 78 miliardi di euro.

Socrates: accordo buono

L’annuncio è stato fatto dal primo ministro dimissionario Jose Socrates che ha definito «buono» il piano. «Come ogni programma di aiuto finanziario – ha detto Socrates – anche questo prevede contropartite». Tuttavia tra queste non ci sono riduduzioni obbligatorie degli stipendi dei dipendenti pubblici o delle pensioni minime. Lisbona non sarà inoltre costretta a vendere azioni di società pubbliche come la banca Caixa Geral de Depositos. Ulteriori dettagli (ad esempio i tassi di interesse che il Portogallo dovrà pagare sui prestiti ndr.) non sono stati resi noti.

Obiettivo: graduale riduzione del deficit

L’obiettivo del piano è far scendere il deficit del Portogallo al 5,9% del Pil quest’anno, al 4,5% nel 2012 e al 3% nel 2013. L’approvazione del piano da parte dell’Ecofin è attesa il 17 maggio. In tempo perché il Portogallo possa affrontare le scadenze di giugno (pari a circa 5 miliardi di euro) sul fronte dei titoli pubblici.

 

                Uno degli obiettivi era un rapporto deficit/Pil del 4.5% nel 2012.

                Ma tutti quei ragionamenti apparentemente così ben architettati nella loro complessità si sono infranti contro una realtà che proprio non sembrerebbe volersi piegare a seguire le teorie così brillantemente enunciate.

 

Milano Finanza. 2011-11-16. In arrivo 8 miliardi per il Portogallo, Pil 2012 visto in calo del 3%.

La troika formata da Commissione europea, Bce e Fmi ha dato oggi parere favorevole alla concessione della nuova tranche di aiuti al Portogallo prevista dal piano di salvataggio da 78 miliardi di euro varato l’anno scorso. “La seconda valutazione trimestrale del programma di assistenza economica e finanziaria del Portogallo si è conclusa con successo”, ha dichiarato il ministro delle Finanze portoghese, Vitor Gaspar, “su questa base verrà raccomandato il versamento della terza tranche di aiuti, dell’ammontare di 8 miliardi di euro”. Il Portogallo ha già ricevuto finora 31,3 miliardi di euro.

Secondo la troika il programma di salvataggio “è partito bene”, ma il suo successo finale dipende dall’attuazione di una serie di riforme strutturali finalizzate a liberare l’economia da un decennio di stagnazione. L’economia del Portogallo dovrebbe andare lievemente meglio del previsto nel 2011 ma per il 2012 è ora attesa una contrazione del 3%, superiore a quella precedente. Secondo la Troika, comunque, “l’economia dovrebbe recuperare, anche se a un ritmo graduale, nel 2013″.

L’implementazione del bilancio del 2011 è stata difficoltosa. “Nonostante i dati preliminari indichino che è stato centrato il tetto di fine settembre sul deficit, degli eccessi di spesa” mettono a rischio il raggiungimento dei target per il 2011, tanto che il Governo sta “cercando di negoziare un accordo con le maggiori banche per trasferire parte degli asset e delle perdite dei fondi pensionistici delle stesse al sistema di sicurezza sociale, in modo da centrare il target del rapporto deficit/Pil del 2011 al 5,9%”.

 

                Per fortuna che il programma di salvataggio era «partito bene»: figurarsi cosa sarebbe successo se fosse partito male!

                Siamo ora a marzo 2012 ed il deficit è salito a 799 milioni di euro dai 274 milioni dello stesso periodo del 2011. Ossia in un anno é salito di 2.91 volte (799/274) il valore atteso. Non male come previsioni. D’altra parte, la spesa pubblica è salita del 3,5% a 7,06 miliardi di euro, mentre le entrate sono scese del 4,3% a 6,26 miliardi di euro.

                Se in un Paese in depressione è del tutto coerente che le entrate diminuiscano, l’aumento della spesa pubblica è più la conseguenza di comportamenti politici piuttosto che di reali necessità economiche.

                Adesso si inizierebbe a vociferare «che il Paese rischi di fare la fine della Grecia».

                Oggi, i Cds sul Portogallo erano quotati 1,287.26. E’ vero che gli spread sono in un leggero calo, ma questo è un parametro drogato dalle iniezioni di liquidità della Bce verso le banche lusitane.

 

Sole24Ore. 2012-03-21. Ok asta BoT in Portogallo, tassi in calo. Ma il deficit triplica. Bond a 10 anni vicini al 13%

Il Portogallo ha collocato sul 1,992 miliardi di euro in titoli del Tesoro a 4 e 12 mesi, con tassi d’interesse in netto calo rispetto a operazioni simili passate. Il Tesoro ha collocato 1,61 miliardi di euro in titoli a un anno a un tasso del 3,652% contro il 4,943% del 15 febbraio, più 382 milioni in buoni a quattro mesi a un tasso del 2,168% contro il 3,845% di quelli trimestrali emessi a febbraio. L’obiettivo era di collocare tra 1,5 e 2 miliardi di euro. La domanda è stata 2,5 volte superiore all’offerta per i titoli a 12 mesi e 6,7 volte l’offerta per quelli a 4 mesi.

Triplicato il deficit pubblico

Il deficit pubblico “core” del Portogallo è triplicato a gennaio-febbraio di quest’anno, con un calo delle entrate e un aumento della spese. È la dimostrazione che Lisbona fatica a restare dentro i target previsti in cambio dei 78 miliardi di euro di aiuti internazionali. Il deficit è salito a 799 milioni di euro dai 274 milioni dello stesso periodo del 2011.

Il ministro delle Finanze, Vitor Gaspar ha smentito che il Portogallo, alle prese con una dura recessione, stia sforando rispetto agli impegni presi nell’ambito del piano di salvataggio, ma si infittiscono le voci che il Paese rischi di fare la fine della Grecia. La spesa pubblica è salita del 3,5% a 7,06 miliardi di euro, inclusi i trasferimenti alle compagnie statali. Le entrate sono scese del 4,3% a 6,26 miliardi di euro. Nel 2011 Lisbona ha centrato il tetto del deficit al 5,9%, soprattutto grazie ai trasferimenti straordinari dai fondi pensione delle banche allo stato. Nel 2010 il deficit si è attestato al 9,8% del Pil e l’obiettivo per il 2012 è di scendere al 4,5%. Il rendimento dei bond governativi a 10 anni oggi è al 12,78%, in leggero calo rispetto al 12,86% di ieri.

 

                Adesso configuriamo i termini del problema senza ascoltare la dotta scienza degli economisti, ma parlando semplicemente come si mangia. Sarà un conto che farà rabbrividire economisti, politici e buonisti (nonché una moltitudine di Lettori).

                Anche senza contare la caterva di debiti che già ha (quello sovrano, delle imprese e delle famiglie), il Portogallo ha preso a prestito 78 miliardi e le sue entrate sono 6.26 miliardi di euro. 78/6.26 = 12.46.

                Il solo debito che il Portogallo ha contratto con gli Enti internazionali assomma a 12.64 volte la totalità delle sue entrate. Non sembrerebbe essere un conto particolarmente complesso.

                Brutta situazione, ne vero? Ma questo è solo l’inizio. In Portogallo oramai il sistema sanitario sta crollando ed é in netto aumento il tasso di mortalità. I pazienti arrivano troppo tardi in ospedale e sono sempre peggio curati a domicilio. In verità, qualcuno ne aveva già parlato.

 

Guardian. 2012-03-19. Portuguese death rate rise linked to pain of austerity programme.

Maria Isabel Martins got up at 5am to catch a bus from the eastern Portuguese country town of Portalegre to see a consultant in Lisbon about her diabetes. It is a 130-mile journey that takes three hours. It used to be free, but not any more.

“This is shameful. Now each visit costs me €44 (£36) and I have to come back in a few weeks,” the 53-year-old said, wheezing as she left the consultant’s surgery at the Santa Maria hospital.

There is a chart on the wall beside a machine that accepts credit cards. It shows the charges for seeing a doctor in one of western Europe‘s poorest countries, where opposition politicians blame budget cuts for a thousand extra deaths in February, 20% more than usual.

“They hiked the fees in January,” said the receptionist, pointing to the new charges for everything from jabs and ear washes to having stitches removed. “Now a visit to the emergency room costs €20 instead of €9. A consultant costs €7.50. People are angry.”

The health service is just one victim of sweeping cuts and increased charges for public services across Portugal. After the €130bn second bailout for Greece was signed off last week, bond markets switched their attention to southern Europe’s other failing economy.

A general strike on Thursday will show just how angry the Portuguese are about the terms of a €78bn EU and IMF bailout last May that has so far brought only pain and recession. Official forecasts are for the economy to contract 3.3% this year and unemployment to rise to 14.5%.

“They are driving the country towards disaster,” said Arménio Carlos, the leader of the General Confederation of Portuguese Workers, who adds that as health, electricity and public transport charges shoot up, the €432 monthly minimum take-home wage now dooms hundreds of thousands to poverty.

But popular reaction to the bailout has been stoical so far and the general workers’ union is not backing this week’s strike.

Many analysts believe Portugal is fated to follow Greece into a second bailout. The European commission put Portuguese debt at 110% of GDP last year, and the yield on 10-year bonds on Monday stayed above 13% – double the level considered remotely sustainable for it to borrow on its own. Goldman Sachs sees Portugal needing up to €50bn more until 2014.

“There will be a big debate about how to split the burden between the EU, creditors, the International Monetary Fund (IMF) and the European Central Bank,” Mohamed El-Erian, the chief executive of Pimco – the world’s biggest bond investor, with $1.36tn under management – told Der Spiegel at the weekend. “And then financial markets will become nervous, because they are worried about private sector participation.”

Analysts are split on whether private sector lenders will be forced to take a “haircut” to write off some of the country’s debt, as with Greece. “A haircut? Naturally, if you add in the private debt, Portugal’s debt is not sustainable given its future growth outlook,” said Edward Hugh, an economist in Barcelona.

The IMF representative in Lisbon, Albert Jaeger, said: “We believe that Portugal’s public debt is sustainable and we do not see a need for [private sector involvement].”

But Portuguese experts feel it will not be able to find financing on the markets in 2013, as planned, though the recently elected centre-right government of Pedro Passos Coelho is doing almost all it has been asked.

“It’s wishful thinking,” said Nuno Garoupa of the University of Illinois. He believes Portugal’s future inside, or outside, the eurozone will depend largely on the German government that emerges from elections next year.

Meanwhile, the future remains uncertain. Portugal’s growth rate has stayed stubbornly low for the past decade, although a recent surge in exports provides some hope.

It has been forced into a fire sale of blue-chip state assets, with a quarter of electricity grid operator REN sold to China State Grid for €387m last month. That came on the back of a €2.7bn deal for China Three Gorges to take 21% of the utility company Energias de Portugal.

Chinese companies are among the few ready to bid for Portuguese assets. The REN bid, presented jointly with Oman Oil, was the only one left on the table.

Even the oil-rich former colony Angola is being courted as Portugal tries to meet a privatisation target of €5bn set when the bailout was agreed. The TAP airline and airport operator ANA are up for sale, along with parts of the postal service, water utilities, state banks, the rail service and the oil company Galp.

With key decisions on Portugal’s future now being taken in Brussels or by the IMF, the historian Irene Flunser Pimentel has noted a growing nostalgia for the days of dictator António de Oliveira Salazar. “I worry that democracy is at stake,” she said. “The middle class is beginning to suffer and, when you don’t have a middle class, you are in trouble. This is becoming easy ground for a populist.”

In the meantime, the government blames flu and cold weather for February’s surprise jump in the mortality rate, but newspapers have begun to publish scare stories about people who claim to have been priced out of the public health service.

Pimentel says the Portuguese cannot be expected to remain stoical for ever. “I think it will explode eventually,” she said. “It is impossible for people to remain this passive.”

 

                Ci si domanda: ma val proprio la pena di morire per l’ideologia del welfare virtuale?

                Ci si domanda: ma economisti e stampa economica si rendono conto di quello che scrivono?

                Ci si domanda: ma sarà mai possibile ripianare un debito di tale entità?

                Ci si domanda: non sarebbe meglio far chiarezza e procedere ad una ristrutturazione ordinata del debito?

                Ci si domanda: cosa si aspetta a tagliare le spese? Che arrivi il diluvio universale? Chi troppo vuole, nulla stringe.

                Lasciamo ai Signori Lettori le risposte.

 gsm

 

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    Belle domande, a questo punto mi chiedo come mai certe scelte non si facciano. La mia idea ormai è che non si voglia farlo per uno specifico problema. Sbaglio forse?

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Gran bel quesito che mi pone, Amico mio!
      Dal mio punto di vista, il nodo sia in Italia sia negli altri Paesi Ue, consiste nel fatto che le nostre strutture statali risentano del fatto che hanno una marcata impronta illuminista.
      Governi parlamentari, spesso con bicameralismo speculare, scarse attribuzioni legislative ed esecutive ai Primi Ministri, o cariche equipollenti. Più il suffragio universale.
      In altri termini, la filiera direzionale degli Stati è lunga, burocratizzata, con un eccessivo bilanciamento del potere decisionale. Questo poteva avere un senso (cosa che peraltro gli nego) in società rurali con tempi decisionali non critici. Certo, ai tempi attuali, questo tipo di struttura è inefficiente. In realtà, un Governo può fare molto poco, dal momento in cui dipende dal voto parlamentare, spesso da ripetersi in una camera ed in un senato con eguali competenze.
      Il secondo nodo è il suffragio universale ed una rappresentanza parlamentare più o meno proporzionale. Ha i suoi pro ed i suoi contro: non è questione liquidabile in due righe. I lati negativi sono una elevata frammentazione delle forze politiche, alimentata anche da marcati personalismi viscerali, e dal fatto che per raggiungere una maggioranza più o meno stabile, è necessario fare promesse incompatibili con una sanità di bilancio (ossia, con entrate maggiori delle uscite). Questo, a mio parere, è un altro nodo organizzativo che deve essere risolto, pena la stagnazione impotente.
      Il terzo nodo consiste nella formazioni di centri di interessi extra politici, ma con risvolti politici, che formano vere e proprie roccaforti di interessi precostituiti difesi in ogni maniera a discapito del benessere della collettività. Questo non vuol dire conculcamento delle minoranze, quanto piuttosto l’opposto: minoranze anche esigue possono condizionare l’intera collettività, esercitando di fatto una vera e propria dittatura.
      Cerchi di capirmi bene. Non ne faccio alcun problema politico attuale né tanto meno di bottega: ne parlo solo ed esclusivamente come problema organizzativo indipendentemente da chi sia al Governo e da come sia composto il Parlamento.
      Non da ultimo metterei al’attenzione il fatto che, proprio per ovviare a queste magagne evidenti e perniciose, il vuoto operazionale politico é colmato a livello europeo da una presa di potere di fatto di organi non elettivi. Nuovamente, non pongo i problema come politico di bassa bottega, ma come problema istituzionale.
      Per concludere, credo sia necessario riconsiderare a fondo il problema dell’Autorità. Un’Autorità desistente non serve a nulla ed a nessuno. Questo non significa “autoritarismo”. La parcellizzazione decisionale è una vera e propria piaga che condanna all’impotenza.
      Grazie del bel quesito!
      Buona giornata.
      gsm

      • Cerly81

        Dunque due cose:
        Organizzazione politica: Più i centri di potere sono lontani dalla gente, ovvero quanto più meno persone/enti/sovrastrutture governano fascie sempre più ampie di popolazione, più la democrazia perde di significato.
        Economia: più le aziende diventano enormi meno vero liberismo si ha nell’economia, in quanto sempre più pochi attori possono influenzare decisioni politiche ed economiche

        Piano piano sta andando a sgretolarsi il confine tra politica/interessi/economia/governo. Si hanno organizzazioni sempre più potenti che influenzano sempre più persone. E questo è il famoso NWO.

        Torniamo a politiche che incoraggino la nascita di nuove imprese, che limitino il crearsi dei molok TBTF (to big to fail, e non solo nel mondo bancario), che aumentino il contatto tra stato e cittadino…insomma si torni alla libertà dell’individuo!

        • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

          Dunque è una conclusione, e quello che Lei scrive non mi sembrerebbero mie conclusioni, che peraltro non ho espresso. Ho solo posto delle domande.
          Il problema posto da me é riassunto nelle domande ai Lettori, alle quali non mi sembrerebbe che Lei abbia risposto.
          Per quanto lei dice, preciserei:
          1. Democrazia non é sinonimo di assemblearismo permanente. I cittadini si esprimono con il loro voto. Gli eletti governino per tutta la durata del mandato: sono stati eletti proprio per questo. Il parlamento non mi sembrerebbe proprio un “centro di potere” così come inteso al momento attuale. La così detta concertazione, inventata da Benito Mussolini e rimasta in uso nella Repubblica, non consente tempi decisionali rapidi: questo è il suo problema. Quindi, non ne faccio tema politico attuale, bensì solo ed esclusivamente organizzativo operazionale.
          2. Le aziende possono diventare enormi se e solo se le leggi fatte dai politici consentono loro di diventarlo. Nulla vieta di emanare leggi che le parcellizzino. Il problema non è delle aziende, ma dei politici.
          3. Se i politici non esercitano le loro funzioni, anche solo per il fatto di essersi imposti una burocrazia terribilmente lenta, questo vuoto di potere viene immancabilmente occupato da altri: di volta in volta, esercito, industria, finanza, etc. Ma il problema é nuovamente dei politici e di come la filiera decisionale é stata organizzata.
          gsm

          • Cerly81

            il mio dunque era solo un modo per inserirmi nella discussione.
            Alle domande che lei ha espresso nell’articolo ho ritenuto rispondere con i due punti da me citati nel commento. Sono molto generali ma credo che tutti i problemi organizzativi trovino risposta proprio partendo da  quei concetti che ho espresso. Concordo che ovviamente parte tutto dagli errori dei politici, che hanno consentito che si arrivasse al punto in cui la politica non conta più nulla (Siamo o non siamo tutti appesi alle decisioni della BCE e della FED?) e che dunque esiste solo per il fatto che esiste una architettura democratica dello stato che un tempo aveva senso. Ora non più. Mi parli di una legge proposta dal parlamento degli ultimi anni che abbia avuto/abbia un valore/impatto sulla vita dei cittadini…
            Ciao
            Christian

          • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

            Caro Sig. Christian,
            Come ho risposto al Sig. D’Andrea lunedì mi metterò a scrivere un post sui problemi organizzativi degli stati europei e dell’Ue.
            Se avesse qualche tema che le stesse a cuore, mi scriva: calinosa@libero.it. Vorrei arrivare ad un testo ragionevolmente completo.
            @libero:disqus Grazie!
            buona serata.
            gsm

      • http://twitter.com/TheExtremista Giuseppe D’Andrea

        Signor Mela, 

        Ho letto con interesse il suo articolo e questa riflessione, anche per gli spunti di discussione che contengono. 

        Sono d’accordo che il labirintismo giuridico e procedurale sia un male, appesantire inutilmente la normativa e complicare le procedure non porta ad una maggiore ponderazione dell’operato ma ad un appesantimento del processo e ad una perdita di tempo ingiustificata. Altrettanto d’accordo con il fatto che un bicameralismo perfetto (cosa che oramai solo l’Italia conserva) con il relativo processo di infinita navette, non ha nessuno scopo, allo stesso modo il ruolo dei governi nazionali oggi è fortamente minato non solo dall’inefficienza del sistema ma anche dall’intrusione della normativa ‘aliena’ quale quella comunitaria e dall’operato sempre più diretto della UE.

        Però non vedo il problema dell’operato sconsiderato nel suffragio universale o nella proporzionalità della preferenza politica, questi due istituti rappresentano il fondamento democratico e non possono essere considerati in termini di  mera ‘efficienza’, altrimenti dovremmo concludere che la democrazia è un sistema decisamente inefficiente, sarebbe meglio che esistesse un solo partito, guidato da una commissione di tecnici ed eletto dall’insieme delle persone di riconosciuto valore, ma questa è la strada diretta verso il totalitarismo ed è anche un rischio troppo grosso. Allo stesso modo è sempre bene mantenere una certa distanza fra l’esecutivo e il legislativo, unificare il tutto o dare più importanza all’esecutivo non tende a superare i difetti dell’attuale sistema politico anzi abbiamo visto quanti abusi i governi nazionali hanno commesso utilizzando le deleghe legislative che il parlamento ha concesso in questi anni di repubblica per ‘accelerare’ il processo.

        In definitiva va bene ridurre il numero dei rappresentanti politici, va bene ridiscutere le procedure, va bene dare più potere al presidente del consiglio sugli affari del governo, e va bene che una camera diventi un qualcosa diverso come un senato federale, però i principi di sana finanza pubblica e di responsabilità amministrativa non risiedono nell’ordinamento in genere, ma nel livello di separazione fra le questioni dello Stato-apparato e la società civile, fra il pubblico e il privato, posso affermare senza timore che per chi ha studiato e approfondito il miasma che comunemente prende il nome di Diritto Amministrativo è chiaro che questo stato-ovunque non può che produrre quello che ha prodotto fino ad oggi, debiti, inefficienze, sprechi e clientele e una cronica debolezza della società sempre più legata all’altalenante andamento dell’apparato statale.

        Se non modifichiamo essenzialmente questo eliminando lo statalismo procedurale e il livello di appropriazione delle risorse private da parte della finanza pubblica, alla radice, credo che molto poco cambierà in sostanza, e rimarremo qui a discutere giorno per giorno, mese dopo mese di aspetti importanti ma non fondamentali, fino a quando il collasso si consumerà.

         

        • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

          Egregio Sig. D’Andrea,
          «Il post termina ponendo le seguenti domande:
          Ci si domanda: ma val proprio la pena di morire per l’ideologia del welfare virtuale?
          Ci si domanda: ma economisti e stampa economica si rendono conto di quello che scrivono?
          Ci si domanda: ma sarà mai possibile ripianare un debito di tale entità?
          Ci si domanda: non sarebbe meglio far chiarezza e procedere ad una ristrutturazione ordinata del debito?
          Ci si domanda: cosa si aspetta a tagliare le spese? Che arrivi il diluvio universale? Chi troppo vuole, nulla stringe.
          Lasciamo ai Signori Lettori le risposte.».
          I problemi posti vertono quindi il mantenimento del welfare, il contenuto delle informazioni date dai media, la sostenibilità del debito portoghese, la opportunità che vadano incontro ad una ristrutturazione del debito, ed, infine, ad un congruo taglio delle spese.
          I problemi italiani non vi sono minimamente accennati.
          Rispondo a tutti i Signori Lettori, qualsiasi cosa dicano, ma esorterei a rimanere nel tema, non a proporne dei nuovi. Questo solo per funzionalità del discorso, non per esimermi dalle risposte.
          Ciò detto, rispondo anche a Lei, ovviamente, e non solo per cortesia formale.
          Ho posto ed indicato dei problemi: non ne ho indicato soluzioni, né tanto meno soluzioni obbligatorie.
          Grandi democrazie, quali quella ateniese e quella romana, non avevano il suffragio universale, pur essendo collettività incredibilmente più piccole delle attuali. E sono durate diversi secoli. Questo dato dovrebbe essere meditato profondamente.
          Ho anche detto «Per concludere, credo sia necessario riconsiderare a fondo il problema dell’Autorità. Un’Autorità desistente non serve a nulla ed a nessuno. Questo non significa “autoritarismo”. La parcellizzazione decisionale è una vera e propria piaga che condanna all’impotenza.»
          Se ben ho compreso, Lei sostiene un sistema parlamentare eletto a suffragio universale, che esprime  a sua volta un governo esecutivo. E’ una tesi lecita e del tutto ragionevole.
          Il nodo, a mio parere, non é tanto nello scegliere il sistema “migliore” in senso assoluto, quanto nell’adattarsi alle esigenze dei tempi. Mi spiego meglio.
          Nella Repubblica romana era previsto che, in talune anche se rare eccezioni, si nominasse un dittatore pro tempore. A ben pensarci, non mi sembrerebbe un’ipotesi di lavoro da scartare a priori. A suo tempo, funzionò molto bene.
          Constato che nei paesi che hanno adottato il suffragio universale si è assistito ad un progressivo uso del deficit di bilancio che ha alimentato il debito aggregato fino ai limiti di rottura. Non ne definisco rapporti di causa ed effetto. mi domando se ci sia una relazione.
          Queste situazioni hanno però, sempre constato, portato ad una situazione di fatto per cui in molti stati sovrani i Governanti sono stati più o meno imposti da realtà sovrannazionali, e che Entità sovrannazionali economiche, mai sottoposte al vaglio del voto popolare e nemmeno a quello di un referendum, hanno dovuto intervenire là dove la politica statale non riusciva a trovare soluzioni.
          Se questo quadro si stabilizzasse, e ve ne sono tutte le premesse, saremmo di fatto in una situazione di dolce quanto inflessibile tirannide.
          Concordo con Lei sulla necessitò di eliminare lo”statalismo”: è la caricatura grottesca di quello che dovrebbe essere il retto intervento statale.
          Però, mi consenta di rimandare tutto il problema ad altro post: mi sembrerebbe di rilevanza tale da non poterlo relegare in una discussione.
          Ovviamente, ogni Suo commento sarà sempre apprezzato egradito.
          Buona giornata!
          gsm
          p.s. Se volesse rispondere alle domande del post, gliene sarei grato.

          • http://twitter.com/TheExtremista Giuseppe D’Andrea

            Grazie per la risposta, Signor Mela approfondiremo prossimamente questi temi, ritorniamo all’argomento iniziale punto per punto;

            A – Val proprio la pena di morire per l’ideologia del welfare virtuale? 

            1-  Economicamente no, politicamente si. Dopo aver raccontato per anni bugie sulla sostenibilità di questa follia quale classe politica attuale si prenderà la responsabilità di dire che si è trattato di una enorme, gigantesca, trentennale mistificazione? Nessuna temo, ecco perché si intensificano le riunioni, si delegano tecnici e organismi sovranazionali di fare il lavoro sporco e si prende tempo, nessuno sa esattamente come salvare la capra della politica e i cavoli dell’economia senza farsi sbranare, dal proprio ‘lupo’.

            B – Ma economisti e stampa economica si rendono conto di quello che scrivono?

            2 –  Scrivono esattamente quello che la gente vuole sentirsi dire, niente di troppo preoccupante e niente che possa minacciare l’attuale status-quo, non è un caso che solo isolate frange di economisti, politici e giornalisti e qualche media alternativo si prenda la responsabilità di parlare chiaro e ovviamente viene trattato da pazzo, da disfattista o da idiota.

            C- Sarà mai possibile ripianare un debito di tale entità? non sarebbe meglio far chiarezza e procedere ad una ristrutturazione ordinata del debito?

            3- Il debito pubblico è impagabile e non solo per l’Italia, anche per gli altri paesi europei e per gli USA che stanno per arrivare a 17.000 miliardi di dollari di debiti. La ristrutturazione sembra l’ultima opzione ma come possono economisti che hanno sostenuto che il debito non sarebbe mai stato un problema (perchè sostanzialmente non sarebbe mai stato pagato) e politici che hanno avallato questa, comoda, idea che tutto l’operato degli ultimi 40 anni è sbagliato? Non si può, senza prima aver trovato un modo per bypassare le responsabilità.

            D- Cosa si aspetta a tagliare le spese? Che arrivi il diluvio universale? Chi troppo vuole, nulla stringe.

            4 – Tagliare le spese è un qualcosa di estremamente ‘duro’ da fare specie se esistono argomenti come ” se tagliamo la spesa pubblica, decrescono i consumi  e si ferma la crescita ” e nessuno che dica apertamente che quella a debito non è una crescita sostenibile è un azzardo a tempo lo stesso azzardo che ci ha portato qui sull’orlo del burrone. Al contempo la mistica sull’equipollenza della spesa pubblica come sostituto della spesa privata serve per armare i discorsi di chi sostiene un New Deal 2.0 che è l’esatto contrario del taglio della spesa e della responsabilità di bilancio.

            Almeno secondo me.

            Spero di essere stato esauriente. 

          • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

            Caro Sig. D’Andrea,
            Grazie delle risposte chiare ed esaurienti. Le condivido quasi interamente.
            Mi sembra che lei abbia usato un termine perfetto, nel definire “la mistica dell’equipollenza..”
            Con lunedì mi metto sotto a scrivere un post sui problemi organizzativi degli stati europei e dell’UE. Ci metterò un po’ di tempo.
            Se avesse problemi da sottoporre, mi scriva pure a. calinosa@libero.it.
            @libero:disqus Vorrei cercare di stendere un testo ragionevolmente completo nell’enunciare i problemi attuali.
            Buona serata!
            gsm

          • http://twitter.com/TheExtremista Giuseppe D’Andrea

            Caro Signor Mela, 

            Come ben sa mi fa piacere avere punti in comune con un così eloquente autore quale ritengo che lei sia, mi interessa però anche sapere in che cosa divergiamo per ragionarci su e ampliare il mio punto di vista.

            Auguri per il suo articolo, quello che va a trattare è un tema, enorme, pieno di discrepanze e punti oscuri, che comunque credo saprà trattare con la consueta puntualità, a riguardo le dico che ho sempre avuto un rapporto fortemente conflittuale con la UE e la sua strutturazione. Le manderò una mail, magari ci si può ‘illuminare’ a vicenda.

            Cordialmente.

            Giuseppe D’Andrea

  • lucaD

    Caro Professore, come sempre puntuale e chiaro. Io una risposta l’avrei. E’ iniziata l’abbuffata finale. Stanno preparando l’ultimo banchetto. Non credo che tra c.d. Stati e Banche ci sia veramente qualcuno interessato a salvare le popolazioni europee dall’ormai prossimo declino fatto di miseria diffusa. La spesa pubblica è in mano ai partiti che immagino in Portogallo non siano tanto diversi da quelli italiani, ragion per la quale ritengo che gli eletti stiano continuando a ingrassare se stessi e le loro istituzioni tutto a carico di quello che rimane di uno Stato già tecnicamente fallito. Il target della politica dell’UE non è il rilancio dell’economia, ma il saccheggio! Le rinnovo la mia stima

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Mah, caro Sig. LucaD,
      Non sarei così tranchant, anche se la capisco pienamente.
      Per quanto mi è dato di sapere, i politici del Portogallo sono molto simili ai nostri ed a quelli greci. Hanno promesso in passato mari e monti, e purtroppo hanno mantnuto le loro promesse.
      Dai dati disponibili, sembrerebbe che si stiano avviando ad un default selettivo, ma disordinato.
      Nel caso, sarà una decisione che ci coinvolgerà proprio tutti.
      Buona serata e grazie del commento.
      gsm

      • lucaD

         No professore, grazie a Lei per la gentile risposta e la grazia con la quale espone i suoi argomenti. Non vedo l’ora di rileggerla. Buona giornata

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