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Giuseppe Sandro Mela.

 Botticelli Verità e calunnia1 650x436 Localizzate due pericolose Destabilizzatrice dellUniversità Italiana. Chiesta lEstradizione.

                 Le due più pericolose destabilizzatrici dell’Università Italiana sono state individuate dall’Interpol, ed il Ministero ha avviato le pratiche di estradizione. I capi di accusa sono quanto mai severi: attentato eversivo ai danni della Repubblica, ed intelligenza con potenze straniere per sovvertire l’ordinamento universitario nazionale. Emersione meritocratica all’estero.

                I Fatti.

                Claudia Ferrazzi.

                Laureata in Italia in Scienze politiche, indirizzo relazioni pubbliche, Master a Bruxelles, si rese subito conto che il titolo di studio era solo un punto di partenza, non di arrivo. Primo tentativo di infiltrazione nell’Università italiana, bloccato per vizio procedurale. Supera invece il concorso di ammissione all’École nationale d’administration, Scuola nazionale di amministrazione, un istituto di formazione dell’alta funzione pubblica francese. Dopo un secondo tentativo di infiltrazione, bloccato per chiara insufficienza dei titoli, supera con lode il concorso e diventa administrateur général adjoint, vice amministratore generale, del Museo del Louvre. Ha attualmente 34 anni.

                Chiara Daraio.

                Marchigiana, nel 2001 si laurea magna cum laude in Ingegneria meccanica presso il Politecnico di Ancona. Due consecutivi tentativi di infiltrazione nel sistema universitario italiano, sventati dai servizi per «un vizio di forma»: aveva spedito le due domande in una busta sola, invece che due. Nel gennaio 2003 consegue l’M.S., Materials Science and Engineering, presso la University of California, San Diego. Nel giugno 2006 consegue il Ph.D., Materials Science and Engineering,  presso la stessa Università. Dal settembre 2006 al 2010 é Assistant Professor, Aeronautics and Applied Physics presso il California Institute of Technology, Pasadena, ove dal 2010 riveste il ruolo di Full Professor, Aeronautics and Applied Physics. Ricordiamo solo il suo lavoro Novel electrical switching behaviour and logic in carbon nanotube Y-junctions, comparso su Nature Materials nel 2005.

                E’ stata appena inserita nella “Brilliant 10”, la classifica pubblicata dalla rivista “Popular Science” che ogni anno seleziona i dieci migliori scienziati, under 40, che lavorano negli Usa.

                Nota Tecnica.

                Il Museo del Louvre é uno dei principali musei al mondo, ed é il primo per numero di visitatori, circa otto milioni e mezzo ogni anno.

                Il Caltech è un’Università privata, che vanta ben 31 Premi Nobel. Il Campus ospita 2,200 studenti e 300 professori.

                Nel 2009, secondo il Web of Science, i 300 professori del Caltech hanno fatto 7,757 pubblicazioni su riviste internazionali, ottenute con una spesa di dotazione di 357 milioni di dollari. Per confronto, secondo la Corte dei Conti, l’INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, é dotato di un contingente di operatori superiore alle 5,800 persone, finanziamenti di 161.19 milioni di euro per stipendi ed uno stato patrimoniale di 775.140 milioni di euro. Secondo il Web of Science nello stesso anno ha pubblicato 1,063 lavori su riviste internazionali. Nessun Premio Nobel. Si noti che l’INFN è l’Ente presso il quale è stato scoperto che collegando male dei cavi e non sincronizzando un GPS si può scoprire che i neutrini sono più veloci della luce. Dato ripetutamente controllato. Niente Premio Nobel. Si guardino questi filmati. Numero uno, numero due.

 

                Considerazioni.

                1. L’Italia é semplicemente piena di giovani seri, onesti, preparati, con una gran voglia di lavorare e di emergere. Certo, nella massa ci saranno anche dei pelandroni, dei nullafacenti, dei drogati ed anche dei microcriminali: sono però una minima parte, che trova onore delle cronache proprio per le sue esuberanze rumorose e, talora, per aver commesso veri e propri reati. Tuttavia, e lo ripeto orgogliosamente, sono una minima percentuale.

                2. Il sistema scolastico italiano, quello universitario in particolare, e parzialmente anche il mondo produttivo, sono sostanzialmente rimasti al concetto medievale del vassallaggio feudale, per non dire del rapporto omertoso, per cui nulla vale di fronte all’essere Amici degli Amici. Non solo, nessun esaminatore di scarso, per non dire infimo, livello accetterebbe mai di immettere una persona onesta e capace nell’attuale sistema universitario: ne sarebbe in breve oscurato e travolto. Così, l’appiattimento culturale si perpetua, anche se ogni tanto si notano eccellenze cooptate, si direbbe, casualmente.

                3. Il concetto meritocratico, sia di accesso a posti direzionali sia di stipendi adeguati a merito e produzione, é totalmente alieno al sistema universitario italiano. Si dovrebbe proibire ai professori universitari italiani di partecipare alle commissioni di concorso. Si guardi la differenza di personale e produttività tra il Caltech meritocratico e l’Ente italiano riportato. Sono i risultati quelli che contano: numero e qualità  lavori scientifici, brevetti conseguiti e venduti, capacità di attirare e valorizzare le intelligenze, anche straniere. Il problema reale non é la “fuga dei cervelli” all’estero: é che l’Italia non attira nemmeno la mediocrità più scarsa.

                4. Con maggiore amarezza si deve anche constatare quanto nei fatti siano discriminate le nostre ragazze, anche se a parole di spamparazza l’incontrario: attenzione, forse più che i titoli scientifici contano quelli somatomorfologici ed una pronta disponibilità e spirito di servizio.

                5. Così stando le cose, il sistema universitario italiano è irredimibile. L’unica via di uscita è la costituzione di Istituti di Ricerca svincolati dall’Università, tipo l’OIST di Okinawa o l’IIT di Genova.

 ItalyMag. 2012-03-08. Italian Women Succeeding Abroad: Claudia Ferrazzi and the Louvre.

Claudia Ferrazzi, 34 years old and the mother of two young children, decided to leave Italy and go abroad to fulfil her dreams. Born in Bergamo, Ferrazzi first moved to Brussels, where she completed a master’s and gained work experience. She later moved to Paris, where she now lives and works in the third most important position at the Louvre, as the Assistant Managing Director.

Ferrazzi decided to go abroad at a young age because she knew there would be more opportunities for her outside of Italy, a country in which youth struggle to succeed. However, she still views her native country in a positive and hopeful light and Bergamo as her home. In an interview with the local paper L’Eco di Bergamo, she stated: “I only tried to make my aspirations come true elsewhere because in my country the steps would have been undoubtedly slower. But I don’t rule out that one day I could put to use in Italy what I’ve learned outside. Even if I lived abroad for 10 years already, Italy is still part of daily life; I always read Italian newspapers”.

Clearly fond of her compatriots, Ferrazzi is proud that the new Islamic art wing of the Louvre is being built by Italian architect Mario Bellini, that this coming March the museum will host a special exhibition dedicated to Leonardo Da Vinci, La Sainte Anne, l’ultime chef-d’œuvre de Léonard de Vinc, and that next year, in 2013, they have aready planned a special event dedicated to Michelangelo Pistoletto.

Many of her colleagues are of Italian origins as well, including Salvatore Settis, the President of the Scientific Committee; Antonio Fabro, in charge of the ticket offices; Federica Mancini, from the Graphic Arts Department; Daniela Miccolis, from Supervision; and lastly, Monica Preti, the Auditorium (Art History and Museography) programming manager.

 

Sole24Ore. 2012-03-15. È italiana, giovane (e ben pagata) il numero tre del Louvre

A soli 34 anni, Claudia Ferrazzi, italiana, di Bergamo, è arrivata al top management di uno dei musei più importanti del mondo. Una donna giovane che lavora nel trio dirigenziale del Louvre, al fianco del presidente-direttore Henri Loyrette, 59 anni, storico dell’arte ed esperto di pittura italiana, e dell’amministratore generale, Hervé Barbaret, 46 anni. Poi c’è lei, il numero tre per importanza, con il grado di vice amministratore generale, o meglio, administrateur général adjoint.

Da Bergamo a Parigi, la distanza può essere brevissima. La domanda sorge spontanea: come ha fatto? «Vede, in Italia c’è un problema fondamentale per i giovani: non esiste un meccanismo di selezione – spiega Claudia Ferrazzi -. In Francia, invece, esiste un sistema scolastico che seleziona davvero, permettendo anche a un giovane di arrivare a ruoli di vertice. Io ad esempio ho fatto l’École nationale d’administration, Scuola nazionale di amministrazione, un istituto di formazione dell’alta funzione pubblica francese. Dopo questo biennio, anche se hai solo 25 o 30 anni, puoi aspirare subito a un posto di quadro superiore».

Un ruolo di vertice che tra l’altro, nel sistema della cultura francese, ha un riconoscimento anche economico ben superiore a quello che riceverebbe in Italia. Tanto per avere un idea, se il direttore degli Uffizi percepisce un salario inferiore ai duemila euro mensili, al Louvre la situazione è ben diversa. Infatti la somma delle dieci remunerazioni più alte del museo francese è pari a quasi un milione di euro l’anno (per l’esattezza 980.645 euro): e basta fare due semplici operazioni aritmetiche per arrivare a una media mensile di oltre 7mila euro. Nette. Un dirigente di un’istituzione culturale, insomma, guadagna – al netto delle tasse – almeno quattro volte tanto il suo collega italiano.

La storia di Claudia Ferrazzi è emblematica. «Io sono laureata in Italia in Scienze politiche, indirizzo relazioni pubbliche – racconta – e poi ho fatto un master a Bruxelles. Però mi sono subito resa conto che il titolo di studio non era un punto di arrivo, come molti miei coetanei italiani allora pensavano». «Così mi sono messa a cercare una scuola più orizzontale: all’epoca l’École nationale d’administration era sia a Parigi che a Strasburgo. Io a Parigi avevo già fatto l’Erasmus, parlavo un po’ di francese… È andata così».

In Francia, dunque, la selezione si fa attraverso scuole applicative di alto livello. E la formazione svolge il ruolo di “ascensore sociale”, «permettendo ai giovani di arrivare anche a posizioni dove si arriva attraverso concorsi interni, per anzianità». «certo, anche per i giovani francesi è difficile fare carriera, però almeno ci sono le possibilità di fare questi “salti”, attraverso il sistema formativo-educativo». Cosa che da noi, in Italia, purtroppo, non esiste.

 

Sole24Ore. 2012-03-17. Chiara, scartata a Milano e leader a Pasadena.

Chiara Daraio ha 34 anni e fa la professoressa di Aeronautica e fisica applicata al Caltech di Pasadena, il piccolo California Institute of Technology laddove – fra le fila dei suoi laureati e dei suoi accademici – in trentuno hanno vinto il premio Nobel. Perdipiù, il Caltech ospita il Daraio Group, con 22 persone che ci lavorano a tempo pieno, e locali, risorse e strumenti a disposizione. «Però non tutti sono pagati dal Caltech – rimarca la giovane ricercatrice, raggiunta nel suo laboratorio via Skype – perché riceviamo anche fondi federali e da parte di aziende interessate al nostro lavoro».

Da Pasadena alle Marche, dove Chiara Daraio si è laureata nel 2001, ci sono 10mila chilometri esatti. Ma la sua vita professionale è lontana anni luce, dal destino che l’attendeva. Ad esempio se non avesse assaggiato «quel senso di libertà nella ricerca, ma anche la ricchezza delle risorse» dell’Università della California a San Diego, dove ha fatto il dottorato. Oppure se le due domande che aveva inoltrato per due diversi posti al Politecnico di Milano, non fossero state «scartate per un vizio di forma». Pare fossero state spedite in una busta sola, invece che due.

Chiara Daraio e il suo team stanno sperimentando la creazione di nuovi materiali con precise proprietà acustiche. «In campo biomedicale – spiega lei stessa – il nostro lavoro potrà servire a migliorare le immagini ultrasoniche. O in campo aeronautico, a creare sensori non lineari per osservare le proprietà delle strutture, e prevenire le fratture».

La professoressa Daraio aveva presentato dieci domande a nove università, in quattro paesi. «Il Caltech mi ha risposto dopo due mesi. Ho fatto il colloquio e dopo tre settimane abbiamo trattato sullo stipendio, sulle strutture a disposizione, sul budget». A quanto ammonta? «Nelle università americane c’è grande competizione: mi spiace, non posso rivelarlo», risponde con un sorriso gentile. «È facile dare fondi a un professore famoso. In America hanno il coraggio e la saggezza di scommettere sui giovani». La lezione di questa storia è tutta qui.

 gsm

 

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