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 La piaga del debito pubblico: una questione di interessi...Ehi tu; sì, ce l’ho con te, italiano. Cos’è, ti lamenti? Ce l’hai con questo Governo perchè ti sta strozzando? Ma non lo sai che ti stiamo “salvando”? Non ti vergogni neanche un pò? Hai fatto la cicala all’insegna del bengodi per una vita; ora che ti si presenta il conto, che fai, piangi?

Basta piagnucolare! Adesso ti raddrizzo la schiena con quattro calci nel sedere, ti metto a pane e acqua fin quando mi pare; e me ne frego se i tuoi figli non hanno di che campare: che emigrino pure come hanno fatto i loro trisavoli. 
Dobbiamo contenere il debito pubblico, abbassare lo spread, accontentare il Fondo Monetario Internazionale, la Bce e tutti gli investitori internazionali. Diversamente facciamo la fine della Grecia! 


Se vi compiace, questo è il sunto di ogni discorso del nostro stimatissimo ed autorevolissimo premier Mario Monti.

Come ben sapete, gira che ti rigira, la ferita sanguinante del nostro Paese è sempre il suo mastodontico debito pubblico. Sapete altrettanto bene quali sono le cause comunemente accettate come origine del debito: 

  • spesa sociale fuori controllo 
  • evasione fiscale diffusa
  • bassa crescita economica 
  • mancanza di competitività 
  • corruzione politica diffusa
In effetti si tratta di fenomeni facilmente riscontrabili da ognuno di noi. E proprio per questo motivo siamo tutti portati a riconoscerli come unica ragione del disastro verso cui stiamo andando incontro.

E’ quindi su questi temi che si incentra l’attenzione mediatica; ed è sempre su questi temi che si appoggia l’operato di questo singolare Governo di non-eletti.

Quello che non si considera mai nella questione del debito pubblico è il “cui prodest“, a chi conviene. Perchè se da un lato ci siamo noi italiani con una mole enorme di denaro preso in prestito, dall’altra ci sono dei soggetti che incassano costantemente una rendita dovuta all’utile degli interessi sul nostro debito. 

Manco a dirlo, chi letteralmente “pasce” sulle angustie dei nostri conti pubblici è il settore bancario e finanziario globale
Come ben sapete sono essenzialmente i colossi bancari ad acquistare i nostri titoli di Stato, finanziando le nostre casse. E come avete potuto vedere, dipende dai loro “umori” il rendimento che questi titoli pagano ai loro acquirenti. Il celebre Spread Btp-Bund è stabilito dal mercato: e chi fa il mercato…? Semplice no!?
Ovviamente al banchiere Monti non interessa approfondire la questione.

Fin qui la cosa è banale, direte voi. Ed in effetti lo è. Ben più interessante è incrociare queste considerazioni con la tabella qui sotto, trovata in questo interessantissimo articolo
Si tratta di uno studio che rileva come il debito pubblico attuale di circa 1.950 miliardi (2011) sia pari alla somma cumulata di tutti gli interessi. Cioè che il problema del debito è dovuto a 30 anni di interessi reali pazzeschi.

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La tabella si ferma al 2007 con un valore del debito pubblico totale di 1.663.353 miliardi e un valore totale degli interessi pagati dal 1990 al 2007 di 1.605.543. Le due cifre sono identiche nel 2007, e se si aggiornano i dati, si vede che pagando circa 50 miliardi l’anno di interessi (ma quest’anno saranno 70 miliardi di euro) il totale del debito pubblico, che è di circa 1.950 miliardi di euro, è esattamente pari agli interessi pagati.


Come potete vedere si tratta di una manna enorme per i famelici appetiti della finanza. E poichè non c’è mai fine e limite alla loro voracità, recentemente la Bce ha “donato” moneta fresca alle banche all’1% di interesse; e con questi soldini cosa ci fanno? Mica li prestano ai cittadini? Noooo, quello è un rischio troppo grosso; meglio comprare i titoli di Stato, cioè il debito pubblico: rende intorno al 5% ed è garantito dal sangue dei contribuenti.


Ma è sempre stato così? La risposta è no.
Fino al 1981 il deficit dello Stato poteva essere finanziato con emissione di moneta da parte della banca centrale: dal 1975 la Banca d’Italia era obbligata a sottoscrivere i titoli di Stato rimasti invenduti durante le aste. Vera e propria svolta nella storia del debito pubblico italiano, nel 1981, per iniziativa dell’allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta (in stretta collaborazione con il Governatore Ciampi), il divorzio fra banca centrale e tesoro sancì la fine del finanziamento obbligatorio del debito tramite emissione di moneta: la Banca d’Italia avrebbe potuto sottoscrivere o meno i titoli di Stato a sua discrezione. 


Ovviamente il prezzo da pagare era la dipendenza del finanziamento del debito pubblico dal settore privato.
Con buona pace della norma costituzionale secondo la quale il potere appartiene al popolo, fu messa nelle mani del “mercato“, cioè di un gruppo ristretto di banche, la possibilità di generare una crisi finanziaria di dimensioni nazionali rifiutando di finanziare il debito della collettività.


A riprova di ciò, è utile osservare questa tabella che illustra bene la corsa costante ed irrefrenabile del debito pubblico italiano negli anni.


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Se si osserva l’aumento del rapporto deficit/Pil dal 1990 al 2010, si denota un aumento del 24.30%. Ma se si osserva nella prima tabella il dato relativo al Pil, si nota che nello stesso periodo la ricchezza prodotta dal sistema Italia è più che raddoppiato.
Questo dimostra che non c’è crescita che tenga: il debito pubblico è inestinguibile. Gli interessi sul debito sono un moltiplicatore inarrestabile. Ma soprattutto una rendita a tempo indeterminato per le banche e la finanza. Rendita che grava sulle spalle dei cittadini, chiamati a rispondere con le loro tasche ed il loro lavoro a questo continuo prelievo forzoso.


Il nostro “irreprensibile” presidente Monti è un garante dell’imperiturità di questo meccanismo infernale. Ed è in nome della tutela di questo scempio che ha il coraggio di spronarci a fare sacrifici…
La cosa più triste è che sembrano quasi tutti convinti che sia necessario. E allora quasi quasi ce lo meritiamo…


Stay tuned

 La piaga del debito pubblico: una questione di interessi...

da Le Mie Considerazioni Inutili

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