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 V° Conto Energia: come ammazzare unindustria e una speranza?
 V° Conto Energia: come ammazzare unindustria e una speranza?

Col prezzo del petrolio che spinge la gente ad usare i mezzi o andare in bicicletta, con il problema dell’energia che ha appena iniziato a farsi doloroso per le economie di tutto il mondo e diventerà sempre più drammatico negli anni a venire, fare un V° Conto Energia sbagliato potrebbe essere deficente e criminale. 
C’è solo da incrociare le dita che questo governo non si macchi anche dell’assassinio di questa industria, che è sempre più fondamentale preservare, che è nata e cresciuta negli ultimi anni in Italia:
 
3 aprile 2012
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Bonito.
1. La logica del “Conto Energia”
Fino a pochi anni fa la produzione di energia fotovoltaica in modo
economicamente sostenibile era una utopia. Nel 2004, la ASM S.p.a. di Settimo
Torinese (To) realizzava una installazione fotovoltaica di circa 100 kWp volta
ad alimentare il consumo della sua palazzina a uso ufficio per circa 150
persone, con un investimento di 1,5 mio Euro. Questa e altre iniziative
analoghe, caratterizzate da un costo per kWp installato superiore ai 15 k Euro,
avevano una valenza dimostrativa, e modesta utilità economica.
A partire dal 2006, con l’avvio del 1° “Conto Energia”, il legislatore
prevedeva importanti incentivi a favore di coloro che realizzavano impianti
fotovoltaici, di piccole e grandi dimensioni, con il triplice obiettivo di:
accrescere i volumi della nascente Industria fotovoltaica, abbattere i
costi industriali sulla filiera, ridurre il prezzo per kWp degli impianti ed
avvicinare la cd. “grid parity” (situazione in cui il costo dell’energia
prodotta da fotovoltaica è pari o inferiore al costo dell’energia prodotta da
fonti energetiche tradizionali);
promuovere in Italia la produzione di energia elettrica da fotovoltaico,
per aumentare la “copertura” del fabbisogno energetico nazionale con le
fonti rinnovabili;
promuovere il paradigma della “smart grid”, secondo cui le nuove tecnologie
di “microgenerazione” (il fotovoltaico innanzi tutto) consentiranno una
produzione “diffusa” di energia elettrica, a parziale sostituzione dell’attuale
modello “top-down” incardinato su pochi operatori. La cd. “democrazia
energetica” non è questione “filosofica”, ma soluzione concreta ad alcuni
problemi dell’attuale modello, quali a) i costi, i rischi, la fragilità
dell’attuale modello e della infrastruttura di rete che lo costituisce; b) il
crescente costo (anche, ma non solo, ambientale) dell’energia da
combustibili fossili.
La definizione di incentivi, in un quadro di “Mercato a prezzi
amministrati”, si prestava evidentemente a una logica opportunistica e financo
“speculativa” da parte di un certo numero di players (investitori,
finanziatori, operatori “core” della filiera). Ma si riteneva che l’obiettivo
valesse un investimento importante da parte del “system”.
2. L’industria
fotovoltaica oggi
La politica
dei “Conti Energia” degli ultimi anni ha generato risultati estremamente
significativi, insieme ad alcuni effetti “collaterali”, peraltro attesi.
Pro:
  • Oggi in Italia
    il parco fotovoltaico installato ammonta a 13 gWp, per una produzione di
    energia a regime di 16 tWh, corrispondente al 5% del consumo energetico
    nazionale (330 tWh). Questo risultato è stato raggiunto in un solo triennio;
     
  • l’energia del
    fotovoltaico è “pregiata” perché prodotta in “fasce” diurne tradizionalmente
    più costose (F1, F2), quando maggiore è la domanda del sistema industriale. Si
    è determinato un importante “appiattimento” della curva di costo energetico nel
    corso della giornata;
     
  • è nata una
    industria fotovoltaica italiana, con un giro d’affari di circa 22 mldi Euro nel
    2010, 15 mldi nel 2011, 850 aziende, 100.000 addetti. Questa industria ha
    visto, al fianco di operatori più “speculativi” ed “estemporanei”, la nascita
    di operatori che grazie a investimenti importanti hanno maturato un know how
    prezioso per il raggiungimento della “grid parity”.
     
  • Il prezzo
    della installazione fotovoltaica si è ridotto, negli ultimi 2 anni, di circa il
    60%. Per impianti ‘retail’ su abitazioni (tipicamente impianti da 3 kWp), il
    prezzo è oggi inferiore al 3.000 Euro / kWp, a fronte dei 7/8.000 Euro di
    inizio 2010. Si ritiene che entro la fine del corrente 2012 il prezzo scenderà
    sotto i 2.000 Euro/kWp. Ad inizio 2013 l’industria sarà molto vicina alla “grid
    parity”, poiché in Centro Italia 2.000 Euro di installazione fotovoltaica
    produrranno circa 250 Euro/anno di energia elettrica, lungo tutta la vita
    dell’impianto (oltre 25 anni).
Contro:
  • I 13 gWh di
    installazioni fotovoltaiche, come detto a copertura del 5% del fabbisogno energetico
    nazionale, hanno però un costo annuo sul sistema di circa 5,6 ml di di Euro.
    Per la verità tale valore, molto importante, non è dissimile da altri oneri
    associabili alle fonti energetiche tradizionali. Si consideri a titolo
    esemplificativo che l’import petrolifero italiano, principale voce gravante
    sulla bilancia dei pagamenti, è di circa 52 ml di Euro /anno;
     
  • il meccanismo
    di “prezzi amministrati” previsto dal “Conto Energia” se da un lato ha dato
    avvio a una industria, dall’altro ha diseducato il mercato che vede quello
    fotovoltaico come un investimento “finanziario”. Questo vale per gli impianti
    di dimensioni superiori ai 20 kWp (fino alle grandi centrali da 1 o più mWp), i
    cui investitori “esigono” un “ritorno sull’investimento” – IRR. Ma molto spesso
    anche gli acquirenti dei piccoli impianti “family” da 3 kWp chiedono che il
    risparmio in bolletta sommato all’incentivo copra la rata mensile di
    finanziamento dell’impianto.
3. Riflessioni
sul “V Conto Energia”
Se da un lato
sono probabilmente maturi i tempi per limitare gli incentivi su impianti
fotovoltaici “di potenza” (superiori ai 200 kWp), che con costi importanti per
la collettività hanno svolto la loro funzione di “acceleratore” dell’industria,
d’altro canto è necessario apportare all’attuale sistema delle modifiche che:
  • siano coerenti
    con l’obiettivo iniziale di sviluppo della “Smart grid”, incentivando una
    produzione elettrica “diffusa”
    ;
     
  • siano
    compatibili con l’attuale stadio di sviluppo dell’industria, domanda ed
    offerta, che a tappe forzate si è dovuta adattare già a numerose modifiche di
    regolamentazione.
Sotto questi
profili si può a ragione ritenere che
  • “tagli” alle
    tariffe incentivanti significativamente superiori a quelli previsti dal “IV
    Conto Energia” del maggio 2011, che chiedano un repentino cambiamento
    “culturale” alla domanda del mercato fotovoltaico (come detto, abituato a
    ragionare in ottica “finanziaria”)
     
  • “limitazioni”
    agli incentivi a partire da soglie dimensionali troppo contenute (ad es. i 3
    kWp)
determinerebbero
uno shock regolamentare difficilmente superabile anche per i players che hanno
affrontato gli ultimi anni nel vero “spirito” del “Conto Energia”, con
approccio industriale, investimenti importanti in innovazione di prodotto e processo,
e totale reinvestimento degli utili.
Oggi nessun
operatore dell’industria è pronto per vivere esclusivamente di impianti di 3
kWp. E in ogni caso su quegli impianti non ci sarebbe incontro tra offerta
(considerato l’attuale livello dei costi industriali) e domanda (considerato il
proposto dimezzamento delle tariffe).
In definitiva
si ritiene che una proposta equilibrata non possa ragionevolmente porre
limitazioni agli incentivi per impianti fino a 20 kWp, mentre invece sono
compatibili una moderata riduzione delle tariffe incentivanti rispetto a quanto
definito dal “IV Conto Energia” e modalità di promozione dell’“autoconsumo”.
4. Un
caso concreto: XY S.p.A.
XY S.p.A. è
società fondata nel 2007, attiva nella parte finale della filiera fotovoltaica.
In dettaglio, XY opera quale “EPC” e “System integrator”, occupandosi delle
attività che vanno dalla progettazione preliminare dell’impianto fotovoltaico,
passano per la progettazione esecutiva l’installazione, la connessione alla
rete, fino all’ottenimento della tariffa incentivante e i servizi di post
vendita (manutenzione e telecontrollo).
Fin dalla sua
costituzione XY ha così interpretato la sua mission:
  • focus su
    piccoli impianti, i primi che sarebbero entrati in “grid parity” ed alla base
    del paradigma “smart grid”;
     
  • ingegnerizzazione
    della produzione, per accrescere i volumi di vendita e garantire qualità al
    prodotto;
     
  • innovazione di
    processo, con significativi investimenti per differenziare la propria attività
    rispetto al gran numero di competitors e avere un approccio di “prodotto –
    processo” che portasse con successo alla vendita di “servizi”.

Tale
impostazione ha consentito a XY di:
  • incrementare
    significativamente il numero di impianti realizzati, con enorme effort sulle
    piccole installazioni: 175 nel 2009 (117 con potenza inferiore ai 5 kWp), 284
    nel 2010 (166 < 5 kWp), 437 nel 2011 (296 < 5 kWp);
     
  • accrescere il
    proprio volume d’affari. Il Valore della produzione era di 13 mio € nel 2009,
    50 nel 2010, 42 nel 2011;
     
  • investire
    seriamente con Opex nella propria struttura aziendale, anche nel 2011, anno
    critico a causa del Decreto Romani. A fine 2009 l’organico era di circa 35
    unità, 70 a fine 2010, 100 a fine 2011. L’Ebitda era di 0,7 mio € nel 2009, 4,4
    mio € nel 2010, 1,3 mio € nel 2011;
     
  • investire
    seriamente in Capex per fare innovazione di processo: oltre 2,5 mio € nel
    triennio 2009 – 2011 in progetti di a) gestione del workflow di produzione, b)
    strumenti di telecontrollo proprietari, c) strumenti di “accelerazione” della
    fase di vendita e progettazione;
     
  • a fine 2011 il
    Patrimonio Netto di XY ammontava a 6,5 mio €, per oltre tre / quarti
    determinato da utili reinvestiti (non sono mai stati distribuiti dividendi agli
    azionisti), e la Posizione Finanziaria Netta era positiva per circa 1 mio €.

Il budget 2012
di XY è costruito sui seguenti capisaldi:
  • entro la fine
    del 2012, obiettivo (condiviso con i partners industriali) di un prezzo di
    vendita dei piccoli impianti pari a 2.700 Euro per kWp, comprensivo di batterie
    per promuovere l’autoconsumo;
     
  • importante
    incremento dei piccoli impianti “retail” < 20 kWp, oggi in fortissima
    crescita (oltre 100 installazioni al mese);
     
  • sviluppo di
    progetti di “centrali polverizzate” realizzati in partnership con utilities: la
    utility realizza l’impianto FV sul tetto del cliente a cui vende l’energia
    prodotta. Sono dunque progetti di “microgenerazione diffusa” realizzati in
    collaborazione con i grandi players dell’energia;
     
  • approccio
    residuale agli impianti > 200 kWp (4 mWp installati invece dei 7 mWp
    realizzati nel 2011).
 
La bozza di “V
Conto Energia” in circolazione in questi giorni
, con “blocco” su impianti >
3 kWp e dimezzamento degli incentivi determinerebbe:
  • una marcata
    riduzione delle vendite di “piccoli impianti”, che in buon numero hanno una
    dimensione compresa tra i 3 ed i 5 kWp
    ;
     
  • su questa
    taglia di impianti prezzi di vendita e dunque
    marginalità tali da non
    consentire l’equilibrio economico dell’azienda
    ;
     
  • l’aborto del
    progetto “centrali polverizzate”
    , insostenibile alle nuove tariffe e comunque
    possibile con una dimensione media degli impianti di circa 4,5 kWp.
  
Alla luce
delle bozze di “V Conto Energia”, XY sta lavorando a una ipotesi di riduzione
del 65% del proprio organico. La residua “Arca di Noè” cercherebbe una
difficile strada di nuovo equilibrio economico – patrimoniale del business
fotovoltaico.
Enrico Bonito
è Chief Financial Officer di Sun System
.

VIVA L’ INDIPENDENZA ENERGETICA FAMILIARE !!! 

 Er

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