V° Conto Energia: come ammazzare un’industria e una speranza?

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 V° Conto Energia: come ammazzare unindustria e una speranza?
 V° Conto Energia: come ammazzare unindustria e una speranza?

Col prezzo del petrolio che spinge la gente ad usare i mezzi o andare in bicicletta, con il problema dell’energia che ha appena iniziato a farsi doloroso per le economie di tutto il mondo e diventerà sempre più drammatico negli anni a venire, fare un V° Conto Energia sbagliato potrebbe essere deficente e criminale. 
C’è solo da incrociare le dita che questo governo non si macchi anche dell’assassinio di questa industria, che è sempre più fondamentale preservare, che è nata e cresciuta negli ultimi anni in Italia:
 
3 aprile 2012
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Bonito.
1. La logica del “Conto Energia”
Fino a pochi anni fa la produzione di energia fotovoltaica in modo
economicamente sostenibile era una utopia. Nel 2004, la ASM S.p.a. di Settimo
Torinese (To) realizzava una installazione fotovoltaica di circa 100 kWp volta
ad alimentare il consumo della sua palazzina a uso ufficio per circa 150
persone, con un investimento di 1,5 mio Euro. Questa e altre iniziative
analoghe, caratterizzate da un costo per kWp installato superiore ai 15 k Euro,
avevano una valenza dimostrativa, e modesta utilità economica.
A partire dal 2006, con l’avvio del 1° “Conto Energia”, il legislatore
prevedeva importanti incentivi a favore di coloro che realizzavano impianti
fotovoltaici, di piccole e grandi dimensioni, con il triplice obiettivo di:
accrescere i volumi della nascente Industria fotovoltaica, abbattere i
costi industriali sulla filiera, ridurre il prezzo per kWp degli impianti ed
avvicinare la cd. “grid parity” (situazione in cui il costo dell’energia
prodotta da fotovoltaica è pari o inferiore al costo dell’energia prodotta da
fonti energetiche tradizionali);
promuovere in Italia la produzione di energia elettrica da fotovoltaico,
per aumentare la “copertura” del fabbisogno energetico nazionale con le
fonti rinnovabili;
promuovere il paradigma della “smart grid”, secondo cui le nuove tecnologie
di “microgenerazione” (il fotovoltaico innanzi tutto) consentiranno una
produzione “diffusa” di energia elettrica, a parziale sostituzione dell’attuale
modello “top-down” incardinato su pochi operatori. La cd. “democrazia
energetica” non è questione “filosofica”, ma soluzione concreta ad alcuni
problemi dell’attuale modello, quali a) i costi, i rischi, la fragilità
dell’attuale modello e della infrastruttura di rete che lo costituisce; b) il
crescente costo (anche, ma non solo, ambientale) dell’energia da
combustibili fossili.
La definizione di incentivi, in un quadro di “Mercato a prezzi
amministrati”, si prestava evidentemente a una logica opportunistica e financo
“speculativa” da parte di un certo numero di players (investitori,
finanziatori, operatori “core” della filiera). Ma si riteneva che l’obiettivo
valesse un investimento importante da parte del “system”.
2. L’industria
fotovoltaica oggi
La politica
dei “Conti Energia” degli ultimi anni ha generato risultati estremamente
significativi, insieme ad alcuni effetti “collaterali”, peraltro attesi.
Pro:
  • Oggi in Italia
    il parco fotovoltaico installato ammonta a 13 gWp, per una produzione di
    energia a regime di 16 tWh, corrispondente al 5% del consumo energetico
    nazionale (330 tWh). Questo risultato è stato raggiunto in un solo triennio;
     
  • l’energia del
    fotovoltaico è “pregiata” perché prodotta in “fasce” diurne tradizionalmente
    più costose (F1, F2), quando maggiore è la domanda del sistema industriale. Si
    è determinato un importante “appiattimento” della curva di costo energetico nel
    corso della giornata;
     
  • è nata una
    industria fotovoltaica italiana, con un giro d’affari di circa 22 mldi Euro nel
    2010, 15 mldi nel 2011, 850 aziende, 100.000 addetti. Questa industria ha
    visto, al fianco di operatori più “speculativi” ed “estemporanei”, la nascita
    di operatori che grazie a investimenti importanti hanno maturato un know how
    prezioso per il raggiungimento della “grid parity”.
     
  • Il prezzo
    della installazione fotovoltaica si è ridotto, negli ultimi 2 anni, di circa il
    60%. Per impianti ‘retail’ su abitazioni (tipicamente impianti da 3 kWp), il
    prezzo è oggi inferiore al 3.000 Euro / kWp, a fronte dei 7/8.000 Euro di
    inizio 2010. Si ritiene che entro la fine del corrente 2012 il prezzo scenderà
    sotto i 2.000 Euro/kWp. Ad inizio 2013 l’industria sarà molto vicina alla “grid
    parity”, poiché in Centro Italia 2.000 Euro di installazione fotovoltaica
    produrranno circa 250 Euro/anno di energia elettrica, lungo tutta la vita
    dell’impianto (oltre 25 anni).
Contro:
  • I 13 gWh di
    installazioni fotovoltaiche, come detto a copertura del 5% del fabbisogno energetico
    nazionale, hanno però un costo annuo sul sistema di circa 5,6 ml di di Euro.
    Per la verità tale valore, molto importante, non è dissimile da altri oneri
    associabili alle fonti energetiche tradizionali. Si consideri a titolo
    esemplificativo che l’import petrolifero italiano, principale voce gravante
    sulla bilancia dei pagamenti, è di circa 52 ml di Euro /anno;
     
  • il meccanismo
    di “prezzi amministrati” previsto dal “Conto Energia” se da un lato ha dato
    avvio a una industria, dall’altro ha diseducato il mercato che vede quello
    fotovoltaico come un investimento “finanziario”. Questo vale per gli impianti
    di dimensioni superiori ai 20 kWp (fino alle grandi centrali da 1 o più mWp), i
    cui investitori “esigono” un “ritorno sull’investimento” – IRR. Ma molto spesso
    anche gli acquirenti dei piccoli impianti “family” da 3 kWp chiedono che il
    risparmio in bolletta sommato all’incentivo copra la rata mensile di
    finanziamento dell’impianto.
3. Riflessioni
sul “V Conto Energia”
Se da un lato
sono probabilmente maturi i tempi per limitare gli incentivi su impianti
fotovoltaici “di potenza” (superiori ai 200 kWp), che con costi importanti per
la collettività hanno svolto la loro funzione di “acceleratore” dell’industria,
d’altro canto è necessario apportare all’attuale sistema delle modifiche che:
  • siano coerenti
    con l’obiettivo iniziale di sviluppo della “Smart grid”, incentivando una
    produzione elettrica “diffusa”
    ;
     
  • siano
    compatibili con l’attuale stadio di sviluppo dell’industria, domanda ed
    offerta, che a tappe forzate si è dovuta adattare già a numerose modifiche di
    regolamentazione.
Sotto questi
profili si può a ragione ritenere che
  • “tagli” alle
    tariffe incentivanti significativamente superiori a quelli previsti dal “IV
    Conto Energia” del maggio 2011, che chiedano un repentino cambiamento
    “culturale” alla domanda del mercato fotovoltaico (come detto, abituato a
    ragionare in ottica “finanziaria”)
     
  • “limitazioni”
    agli incentivi a partire da soglie dimensionali troppo contenute (ad es. i 3
    kWp)
determinerebbero
uno shock regolamentare difficilmente superabile anche per i players che hanno
affrontato gli ultimi anni nel vero “spirito” del “Conto Energia”, con
approccio industriale, investimenti importanti in innovazione di prodotto e processo,
e totale reinvestimento degli utili.
Oggi nessun
operatore dell’industria è pronto per vivere esclusivamente di impianti di 3
kWp. E in ogni caso su quegli impianti non ci sarebbe incontro tra offerta
(considerato l’attuale livello dei costi industriali) e domanda (considerato il
proposto dimezzamento delle tariffe).
In definitiva
si ritiene che una proposta equilibrata non possa ragionevolmente porre
limitazioni agli incentivi per impianti fino a 20 kWp, mentre invece sono
compatibili una moderata riduzione delle tariffe incentivanti rispetto a quanto
definito dal “IV Conto Energia” e modalità di promozione dell’“autoconsumo”.
4. Un
caso concreto: XY S.p.A.
XY S.p.A. è
società fondata nel 2007, attiva nella parte finale della filiera fotovoltaica.
In dettaglio, XY opera quale “EPC” e “System integrator”, occupandosi delle
attività che vanno dalla progettazione preliminare dell’impianto fotovoltaico,
passano per la progettazione esecutiva l’installazione, la connessione alla
rete, fino all’ottenimento della tariffa incentivante e i servizi di post
vendita (manutenzione e telecontrollo).
Fin dalla sua
costituzione XY ha così interpretato la sua mission:
  • focus su
    piccoli impianti, i primi che sarebbero entrati in “grid parity” ed alla base
    del paradigma “smart grid”;
     
  • ingegnerizzazione
    della produzione, per accrescere i volumi di vendita e garantire qualità al
    prodotto;
     
  • innovazione di
    processo, con significativi investimenti per differenziare la propria attività
    rispetto al gran numero di competitors e avere un approccio di “prodotto –
    processo” che portasse con successo alla vendita di “servizi”.

Tale
impostazione ha consentito a XY di:
  • incrementare
    significativamente il numero di impianti realizzati, con enorme effort sulle
    piccole installazioni: 175 nel 2009 (117 con potenza inferiore ai 5 kWp), 284
    nel 2010 (166 < 5 kWp), 437 nel 2011 (296 < 5 kWp);
     
  • accrescere il
    proprio volume d’affari. Il Valore della produzione era di 13 mio € nel 2009,
    50 nel 2010, 42 nel 2011;
     
  • investire
    seriamente con Opex nella propria struttura aziendale, anche nel 2011, anno
    critico a causa del Decreto Romani. A fine 2009 l’organico era di circa 35
    unità, 70 a fine 2010, 100 a fine 2011. L’Ebitda era di 0,7 mio € nel 2009, 4,4
    mio € nel 2010, 1,3 mio € nel 2011;
     
  • investire
    seriamente in Capex per fare innovazione di processo: oltre 2,5 mio € nel
    triennio 2009 – 2011 in progetti di a) gestione del workflow di produzione, b)
    strumenti di telecontrollo proprietari, c) strumenti di “accelerazione” della
    fase di vendita e progettazione;
     
  • a fine 2011 il
    Patrimonio Netto di XY ammontava a 6,5 mio €, per oltre tre / quarti
    determinato da utili reinvestiti (non sono mai stati distribuiti dividendi agli
    azionisti), e la Posizione Finanziaria Netta era positiva per circa 1 mio €.

Il budget 2012
di XY è costruito sui seguenti capisaldi:
  • entro la fine
    del 2012, obiettivo (condiviso con i partners industriali) di un prezzo di
    vendita dei piccoli impianti pari a 2.700 Euro per kWp, comprensivo di batterie
    per promuovere l’autoconsumo;
     
  • importante
    incremento dei piccoli impianti “retail” < 20 kWp, oggi in fortissima
    crescita (oltre 100 installazioni al mese);
     
  • sviluppo di
    progetti di “centrali polverizzate” realizzati in partnership con utilities: la
    utility realizza l’impianto FV sul tetto del cliente a cui vende l’energia
    prodotta. Sono dunque progetti di “microgenerazione diffusa” realizzati in
    collaborazione con i grandi players dell’energia;
     
  • approccio
    residuale agli impianti > 200 kWp (4 mWp installati invece dei 7 mWp
    realizzati nel 2011).
 
La bozza di “V
Conto Energia” in circolazione in questi giorni
, con “blocco” su impianti >
3 kWp e dimezzamento degli incentivi determinerebbe:
  • una marcata
    riduzione delle vendite di “piccoli impianti”, che in buon numero hanno una
    dimensione compresa tra i 3 ed i 5 kWp
    ;
     
  • su questa
    taglia di impianti prezzi di vendita e dunque
    marginalità tali da non
    consentire l’equilibrio economico dell’azienda
    ;
     
  • l’aborto del
    progetto “centrali polverizzate”
    , insostenibile alle nuove tariffe e comunque
    possibile con una dimensione media degli impianti di circa 4,5 kWp.
  
Alla luce
delle bozze di “V Conto Energia”, XY sta lavorando a una ipotesi di riduzione
del 65% del proprio organico. La residua “Arca di Noè” cercherebbe una
difficile strada di nuovo equilibrio economico – patrimoniale del business
fotovoltaico.
Enrico Bonito
è Chief Financial Officer di Sun System
.
VIVA L’ INDIPENDENZA ENERGETICA FAMILIARE !!! 

 Er

 V° Conto Energia: come ammazzare unindustria e una speranza?

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  • Gpg Sp

    Nei conti fatti, si parla continuamente che il fotovoltaico con la sua producibilita’ di 16 TWh  copre il fabbisogno energetico Italiano. Non e’ vero: trattasi del solo fabbisogno di elettricita’. Estendendolo all’intero fabbisogno energetico (solo il 35% dei consumi energetici e’ coperto da elettricita’) italiano copre meno del 2%.
    Questo 2% costa 5,6 miliardi all’anno (per i prossimi 20 anni), coperti da bollette pagate dai cittadini (vedi dati in Contatore Fotovoltaico sito GSE).

    Petrolio e Gas coprono circa il 75% del fabbisogno energetico Italiano, e ci costano come bolletta energetica circa 60 miliardi all’anno.

    In pratica il Fotovoltaico costa il quadruplo di petrolio e gas (che tra l’altro non sono manco le fonti energetiche piu’ a buon mercato)

    C’e’ tanta gente che vede nel fotovoltaico il futuro ed affida speranze. Li capisco. Ma i conti sono conti. Per un paese in semi-fallimento come l’Italia aver concesso agevolazioni abnormi e carissime s’e’ dimostrata una follia, che non a caso, si sta riperquotendo sulle bollette elettriche; tali follie, associate alle follie degli aumenti di tassazione enormi sui combustibili, butteranno fuori mercato moltissime aziende italiane con l’ovvia conseguenza di un’impoverimento generalizzato.

    Va bene guardare al futuro…. ma con un po’ di testa e sapendo fare 4 conti….

    • Gpg Sp

      La mia frase in testa era scorretta. Qui la corretta.

      Nei conti fatti, si parla continuamente che il fotovoltaico con la sua producibilita’ di 16 TWh  copre il 5% fabbisogno energetico Italiano.

      • http://twitter.com/BorderKeroro Borderline Keroro

        Uno che vive di fotovoltaico, ovviamente, tira l’acqua al proprio mulino.
        Sono d’accordo anch’io sull’antieconomicità del sistema.

  • berthoh

    industria fottovoltaica italiana??? cerca la parola memc e poi spiega

  • Giuseppe D’Andrea

    Riporto quanto detto ad Er;

    Parto dal principio che non nulla ne pro ne contro uno specifico settore e che per quel che mi riguarda nessuno è ‘strategico'; Io credo sinceramente di che molti settori della green-economy abbiano molto a che fare con il verde della carta moneta ‘pompata’ al loro interno e poco a che fare con l’economia, prendendo sempre più la configurazione della nuova bolla compensativa su cui lucrare pesantemente. Per altro non posso fare a meno di pensare che non sia il petrolio (e delle altre commodities) ad essere aumentato ma il valore del denaro ad essere in picchiata, non è un caso che in termini d’argento e d’oro oggi si compra più petrolio di quanto se ne acquistasse nel 1966. Dunque largo a tutto, ma sempre mantenendo i ‘parametri’ della libera impresa, il che significa nessuna coercizione e privilegio a vantaggio di questo o quel settore in nome di ‘futuri’ e ipotetici benefici collettivi.

    […]

    Sul come ridurre gli incentivi si potrebbe pensare di dare ‘un tempo’ perentorio e improrogabile dopo il quale cessare tutti gli incentivi, ma mi fido poco dei termini perentori e dei politici, in generale resto dell’idea che l’incentivo sia una pratica dannosa che ‘droga’ i comparti e tende naturalmente a creare bolle e alterazioni oltre che ingiusti salassi.Vista l’importanza del settore si potrebbe decidere di adottare un altro tipo di misura come la defiscalizzazione, quella si per un tempo limitato (come un quinquennio con parziale possibilità di rinnovo) così invece di chiamare me ‘dubbioso’ a contribuire potrebbe essere lo stato a decidere di tirare la cinghia per un quinquennio, questo non altera la competizione e nemmeno la dinamica d’impresa e nemmeno il mio portafoglio.Così potrei ancora ancora ‘digerire’ una misura di riguardo al settore, anche perchè so che lo stato non concederebbe defiscalizzazioni per troppo tempo, è troppo avido di danari per essere ‘intelligente’. 

    • berthoh

       la tua è una proposta troppo intelligente per essere attuata in italia. A me andrebbe benissimo di mettere l’iva al 4% sui pannelli e sulla loro manutenzione, aggiunto al 55% o anche più ed eventuale detassazione del kwh prodotto. Ma si sa: la politica vuole succhiare soldi a tutti e ridistribuirli, vuole gestirli lei, direttamente

  • Boxsters

    Il futuro energetico quale sarebbe secondo voi?: ancora bruciare metano e petrolio per generare elettricità? Il nucleare che avete massacrato? L’eolico in un Paese dove non c’è vento? Il fotovoltaico nel paese del sole suona meglio anche da profano. Da addetto ai lavori vi dico che: sicuramente gli incentivi passati hanno determinato speculazioni evidenti che hanno portato il cumulo di incentivi a 5,6 miliardi euro anno. Ma i buoi sono gia usciti dal recinto, ora si spara con un bazooka ai passeri…Non bevete tutte le fandonie dei lobbisti del petrolio sui costi in bolletta delle rinnovabili, il vero costo è rappresentato dai costi esorbitanti della produzione di elettricità in italia unita alla valanga di tasse e gabelle che lo stato ci carica. Gli interessi di chi acquista combustibili fossili e li raffina in italia sono enormi e cercano in ogni modo di ostacolare il cammino del rinnovamento. Le tecnologie FV ora sono in grado di equiparare il costo delle bollette convenzionali già nel meridione grazie al superiore irraggiamento e ora si tratta di evitare il collasso del settore e di farlo traghettare verso la autosufficienza. Credetemi: il futuro sarà impianti FV piccoli su tutti i tetti residenziali e industriali e finalmente la libertà dagli sceicchi & co.

    • berthoh

       allora perchè in germania Q-cells è all’insolvenza? e le altre industrie del settore stanno messe malissimo? il fottovoltaico sta crollando

      • http://argentofisico.blogspot.com Er Monnezza

        Ne riparliamo fra 10-15 anni… dopo il crollo del sistema finanziario mondiale fra il 2014 e il 2017 (spero non dopo la terza guerra mondiale!) …

        • berthoh

           no, da 3 giorni la germania non ha più aziende fotovoltaiche, anche q-cells viveva producendo in malesia ormai. Negli usa solyndra….

    • incazzato_come_un_bue

       Si tagli pesantemente sugli impianti già in esercizio da tempo.
      Ricordo che lo stesso sistema è già stato adottato per l’eolico in Italia (-15% retroattivo) e anche ci sono precedenti in europa sul fotovoltaico (rep. ceca)
      Quindi si tagli sugli impianti esistenti come tutti sanno hanno beneficiato a mani basse,… impianti che nel frattempo sono o stanno per essere già ripagati.
      Questa è la soluzione equa, e che non mi si venga a dire che i contratti vanno rispettati,…. quando è opinione di tutti, ma proprio tutti che gli incentivi GIA’ dati sono stati un insulti al buon senso, quindi denari estorti.
      E’ ora di recuperarli in favore di quanto vogliono fare ancora investimenti nel fotovoltaico con dei ritorni GIUSTI.
      Questa è la strada.

      • http://argentofisico.blogspot.com Er Monnezza

         Interessante! Sono d’accordo, se uno è rientrato della spesa ben venga, non mi pare che gli venga rubato nulla!

    • Giuseppe D’Andrea

      Quale sarà il futuro noi non lo sappiamo, possiamo avanzare delle ipotesi e nulla più, poi è chiaro che ognuno abbia una ‘preferenza’ verso quello o quel sistema. Anche a me piacerebbe avere una centrale solare che produca la stessa energia di una centrale a carbone, senza inquinamento e senza rischi, in maniera costante, mi piacerebbe anche avere una centrale di fusione nucleare, ma attualmente mi duole costatare che se voglio energia elettrica abbondante, costante e a basso costo devo utilizzare gli idrocarburi, perchè la prima realtà è attualmente inesistente e la seconda lo è ancor di più. 
      Serve tempo e ricerca, magari qualche nuovo paradigma, forse nemmeno il pannello fotovoltaico è la giusta strada, fra 100 anni magari qualcuno descriverà il fotovoltaico come un abbaglio, fin quando non fu scoperto XYZ, forse c’è dell’altro che deve ancora essere scoperto e sviluppato, in fondo non sarebbe la prima volta che stravolgimenti epocali avvengono quasi ‘per caso’ e su queste eventualità non abbiamo ne il controllo ne la cognizione, il nostro punto di vista è ‘inscatolato’ nella realtà che conosciamo (e nelle preferenze); A tale proposito l’intera faccenda mi ricorda una frase di un Generale Romano che guardando le sue perfette legioni, con le loro macchine da guerra e l’equipaggiamento disse ” Questo è il massimo progresso dell’arte militare oltre ciò nulla può essere più scoperto” per i suoi tempi sembrava una cosa sensatissima, ma si rivelò una cosa sbagliatissima. 
      Se per caso il generale romano si fosse trovato d’avanti un elicottero Apache o anche una semplice squadra di militari odierni, avrebbe cambiato sicuramente idea, vedendo le sue legioni e le sue macchine fatte a pezzi da pochi uomini che non avevano ne spade ne scudi, ne catapulte, ne archi, ne armature. La morale è che  gli orizzonti futuri sono ‘incerti’ per definizione nonostante i nostri programmi e le più fervide astrazioni.

      Però, qualcun altro ha deciso che il fotovoltatico E’ LA STRADA e che questa strada deve essere percorsa a spron battuto costi quel che costi, a tal proposito qualche considerazione; 
       
       – Ma se il futuro è così ovvio, e naturalmente il passaggio a questo orizzonte è evidente a noi ‘esterni’ come alle industrie, perchè dobbiamo artificialmente creare un passaggio oggi?, pensi che le industrie financo petrolifere stanno a guardare ? Ci saranno alcuni che resisteranno fino alla morte, ma altri cambieranno cavallo, il profitto è più forte di qualsiasi trust.

      – Perché dobbiamo contribuire coattivamente a creare profitti laddove ancora profitti non ci sono ? Non possiamo lasciare che questi si sviluppino naturalmente? O dobbiamo credere che alla gente non interessi sviluppare un così lucroso settore?

      – I cambiamenti epocali necessitano veramente che un organismo li spinga anzi li imponga dall’alto? 

      – Ripeto, se il governo o la sovrastruttura europea ritiene che questa sia la strada giusta perchè invece di chiedere alla comunità di pagare, non decide di rinunciare ad una parte consistente di imposte sul settore ? in modo tale da permettere che ci sia una vera spinta e una larga concorrenza ? 

      Sulle ‘oscure’ macchinazioni; i governi lucrano mostruosamente dalla regolamentazione e dalla tassazione delle fonti energetiche, basta considerare quale sia il carico fiscale sui combustibili, il livello di regolamentazioni del settore e la pesante trafila burocratica per entrare nel mercato energetico.

      • http://argentofisico.blogspot.com Er Monnezza

        “qualcun altro ha deciso che il fotovoltatico E’ LA STRADA”

        Non dico che il FV è LA strada… dico che è sicuramente UNA delle strade da seguire. Insieme a tutte le altre rinnovabili (quelle vere, non bruciare immondizia in in termosmerdatore di diossina) e al risparmio energetico… non vi risulta che un terzo di tutta la bolletta energetica (non solo elettrica) è per i riscaldamento e per la climatizzazione degli edifici? Solo quì c’è da risparmiare un quarto buono della bolletta energetica di tutto il paese!

        http://www.qualitas1998.net/immagini/be_italia.jpg

        • Giuseppe D’Andrea

          Scusa ER ovviamente non stavo mica parlando di te, tu esprimi un tuo legittimo parere, come io esprimo il mio, il QUALCUNO è sempre quel QUALCUNO che ha la sovranità in pugno, e non è il ‘popolo sovrano’, bensì il Governo sempre più ‘esecutivo’ e l’Europa sempre più pervasiva.

          Sul risparmio energetico sono d’accordo e conosco un buon metodo per attuarlo, si chiama ‘SISTEMA DEI PREZZI’. Funziona in maniera molto semplice, più consumi, più paghi a quel punto il risparmio vien da se o altrimenti paghi salato.
          Il primo a cui dovrebbe essere applicato FEROCEMENTE il sistema dei prezzi è il settore pubblico che in allegria spreca energia elettrica e termica come se per loro non esistessero le risorse ‘finite’, tanto a loro che importa? Ebbene io ho la soluzione; 

          – fare pagare a prezzo di utenza domestica standard la P.A. anzi per aumentare l’attenzione anche un pochino di più.

          – Fissare un target di spesa per ‘stabile’ e a fine anno fare i conti, tutti gli enti che avessero sforato tale target sarebbero sanzionati di conseguenza colpendo in primis gli stipendi dei dipendenti ed un malus in bilancio, così facendo vedrai come si chiudono porte e finestre, si abbassano riscaldamenti e si spengono le luci. 

          Ecco come funziona un sistema dei prezzi applicato a chi di solito dei prezzi se ne frega, amministrando denaro non proprio.

    • http://argentofisico.blogspot.com Er Monnezza

      Ora si tratta di evitare il collasso del settore e di farlo traghettare verso la autosufficienza

      ESATTAMENTE!

      Non aggiungiamo a danno (quasi tutto ai grossi degli anni passati) altro danno (fare crollare uno dei pochi settori che hanno ancora un senso e una prospettiva per il futuro)

  • SGH

    PUNTI PER UN NUOVO CONTO ENERGIA 2012 UTILE AI CITTADINI
    ITALIANI INVECE CHE AGLI SPECULATORI ED ALL’ENEL

     

     

    INTRODUZIONE

    Il presente documento riassume i punti salienti per un Conto
    Energia utile ai cittadini Italiani ivece che agli speculatori ed all’ENEL.

    I punti oggetto di possibili evoluzioni possono essere i
    seguenti :

    1) ATTUALE SCENARIO ITALIANO DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN
    ESERCIZIO

    2) EMARGINAZIONE DELLE ATTIVITA’ SPECULATIVE DAL NUOVO CONTO
    ENERGIA

    3) DEFINIZIONE SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO CONTO ENERGIA

    4) RIDEFINIZIONE FONDI ROTATIVI

    5) TARIFFE INCENTIVANTI PER IMPIANTI “RESIDENZIALI” ->
    FINO A 20kW

    6) TARIFFE INCENTIVANTI PER SUPPORTO PICCOLE IMPRESE –>
    FINO A 200kW

    7) NUOVE REGOLAMENTAZIONI PER GRANDI IMPIANTI ->
    SUPERIORI A 200kW

     

     

    1) ATTUALE SCENARIO ITALIANO DEGLI IMPINATI FOTOVOLTAICI IN
    ESERCIZIO

     

    IMPIANTI FOTOVOLTAICI INCENTIVATI IN ITALIA

    Dagli ultimi dati pubblicati dal GSE (15/05/2011 e
    31/10/2011) la “potenza” degli impianti attualmente in esercizio in Italia
    risultano :

    –           per oltre
    il 95% superiori ai 3kW;

    –           per oltre
    l’80% superiori ai 20kW;

    –           per circa
    il 60% superiori ai 200kW.

     

     

    2) EMARGINAZIONE DELLE ATTIVITA’ SPECULATIVE DAL NUOVO CONTO
    ENERGIA

    IL RUOLO DEGLI SPECULATORI

    Partendo dai dati del GSE sopra citati, emerge il ruolo
    preminente degli “speculatori”, che hanno pesato e ancora pesano sul sistema di
    incentivazione del Conto Energia.

    Si può assumere il dato di fatto che circa il 60% del totale
    degli impianti fotovoltaici incentivati ad ora dal Conto Energia sia in mano ai
    soli speculatori (consultare eventualmente i dati aggiornati del GSE).

     

    LE CONSEGUENZE DELLE ATTIVITÀ SPECULATIVE

    Tale politica ha portato ad una serie di conseguenze
    estremamente negative quali :

    –           l’installazione
    di un gran numero di impianti fotovoltaici a terra, tutti di grande impatto
    estetico e ambientale, sottraendo risorse all’agricoltura (a questo si è
    cercato di provvedere in qualche misura con l’ultimo decreto sulle
    liberalizzazioni, ma non nel modo opportuno data, ad esempio, la ulteriore proroga
    posta al limite che il precedente discusso decreto almeno prevedeva, e
    addirittura riposizionando la figura dello speculatore con la deroga a tali
    divieti per il solo “Ministero della Difesa” che andrebbe a prendere
    direttamente i soldi dalle bollette delle famiglie italiane);

    –           la
    saturazione di ogni linea di rete (ENEL) data l’assurda opportunità data agli
    speculatori di “prenotare” la potenza da immettere in rete, negando in
    moltissime occasioni la stessa opportunità alle piccole aziende per la connessione
    di impianti piccoli e comunque inferiori ai 200kW (a questo si è cercato di
    porre rimedio inutilmente con la richiesta di pagamento in percentuale poi
    comunque cassata o derogata da altri organi istituzionali – vedi TAR);

    –           la
    proliferazione dei cosiddetti consulenti/mediatori (aziende ed individui) che
    si occupano dello scouting di terreni e ora di tetti per l’installazione di
    impianti fotovoltaici; di impropri fondi di investimento pronti a sopportare
    solamente la parte di equity delle operazioni e legati quindi comunque alla
    richiesta di denaro a debito presso gli istituti bancari; di innumerevoli SPV
    (società veicolo) costituite ad arte e solamente per contenere le
    autorizzazioni, le richieste di allaccio alla rete (portando alle saturazioni sopra
    descritte) ed i contratti di affitto dei terreni o tetti citati. Tale “moda” ha
    portato ad una lievitazione dei costi con gare al rialzo e lo svilimento del
    fotovoltaico “utile”, con l’illusione di facili guadagni e conseguenti duri
    risvegli soprattutto per moltissimi imprenditori agricoli che firmavano,
    addirittura, contratti con vantaggi unilaterali per i mediatori e gli
    speculatori, con obblighi di non coltivazione per un anno, etc.

    –           l’impossibilità
    di perseguire i veri obiettivi del fotovoltaico in Italia e cioè :

    o          il risparmio
    sulla voce di spesa energetica per le famiglie e le imprese italiane, le quali
    erano state chiamate e sono tuttora le uniche a finanziare tutto il Conto
    Energia,

    o          il ridisegno
    della rete produttiva e distributiva energetica nazionale da una configurazione
    centrale produttiva verso enne consumatori ad una ottimale e moderna composta
    da enne auto produttori di energia “rinnovabile” con conseguente minore
    importazione, spesa e consumo di fossile.

     

    LO STATO DELL’ARTE PER GLI SPECULATORI

    Attualmente il Conto Energia in vigore prevede che non si
    possano costruire ed incentivare impianti fotovoltaici  superiori a 200kW se non costruiti su edifici
    dove il limite è di 1MW. Per tutti gli altri impianti, di taglia superiore a
    queste, si riporta alla richiesta al registro grandi impianti che, al momento,
    è stato sospeso fino al Gennaio 2013,
    a riprova del fatto che gli speculatori con i grandi
    impianti la fanno da padrone, con importanti richieste di allaccio alla rete
    che “intasano” le linee.

     

    LE OPPORTUNITÀ

    Emarginare le attività speculative dal Conto Energia
    porterebbe a due grandi opportunità :

    A – preservare le attuali tariffe incentivanti invece di
    operare tagli come quelli prospettati dalla bozza del quinto Conto Energia,
    potendo eliminare di fatto il 60% del monte spesa relativo agli speculatori;

    B – offrire maggiori opportunità di medio e lungo periodo
    senza aggravi di costi, ai due settori che andrebbero preservati ed incentivati
    maggiormente : il residenziale e le piccole imprese.

     

     

     

    3) DEFINIZIONE SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO CONTO ENERGIA

    I VERI OBIETTIVI DEL FOTOVOLTAICO IN ITALIA

    I veri obiettivi del fotovoltaico in Italia dovrebbero
    essere c.d. il risparmio della voce di spesa energetica per le famiglie e le
    piccole imprese e l’ammodernamento dell’attuale sistema energetico verso
    l’indipendenza da fornitori esteri e la riconversione alle rinnovabili.

    Nel caso siano questi gli obiettivi politici “sani” del
    Conto Energia, partendo dalla consapevolezza dell’attuale scenario finanziario,
    occorre impostare una politica diversa e più lungimirante che consenta
    innanzitutto la redistribuzione dei vantaggi delle rinnovabili verso un numero
    molto più rilevante di utilizzatori/produttori puntando :

    –           a rendere
    convenienti gli impianti fotovoltaici “residenziali” (minori di 20kW) anche
    attraverso il supporto fattivo al finanziamento attraverso fondi rotativi come
    il Kyoto. Tale approccio, unito ad una migliore politica di regolamentazione
    delle ristrutturazioni e costruzioni edilizie “energeticamente efficienti”,
    consentirebbe contemporaneamente di raggiungere il duplice traguardo di
    ammodernare e rendere più efficiente il settore residenziale in abbinamento
    alla “autoproduzione” di energia elettrica;

    –           ad aiutare
    le piccole imprese ad installare impianti fotovoltaici (minori di 200kW), anche
    attraverso l’istituzione di fondi rotativi ad hoc compatibili con i
    finanziamenti regionali ed EU, con l’obiettivo di ottenere piccole integrazioni
    al reddito di impresa o un supporto reale alla conversione e/o allargamento del
    proprio business.

    I soggetti beneficiari del nuovo Conto Energia sarebbero in
    tal modo molto più numerosi ma molto meno consistenti come potenza installata
    rispetto all’attuale scenario (in cui prevale c.d. la figura dello
    speculatore), consentendo al governo di poter controllare la spesa per il Conto
    Energia.

     

    I SOGGETTI BENEFICIARI DEL NUOVO FOTOVOLTAICO IN ITALIA

    Emarginare o addirittura eliminare le attività speculative
    consentirebbe :

    –           da una
    parte, di poter mantenere e salvaguardare le tariffe incentivanti dell’attuale
    Conto Energia (sia del Titolo II sia soprattutto del Titolo III) quantomeno
    “per i soli impianti residenziali di potenza inferiore ai 20kW”, con il
    vantaggio e l’opportunità per la nuova edilizia “energeticamente efficiente”
    che l’Italia ha come valore nel proprio tessuto industriale, diversamente dalla
    industria fotovoltaica che la vede comunque secondaria ed alla mercè dello
    strapotere nord europeo, quando in verità anch’esso ormai sta abdicando sempre
    più a quello cinese (casi eccellenti di chiusure di aziende tedesche anche in
    Italia). Non dimenticando poi gli americani ed i giapponesi che, anche se non
    si ritiene possano farcela contro i produttori di materiali fotovoltaici
    cinesi, sono attualmente in vantaggio nei materiali “non silicio” grazie
    soprattutto alle tecnologie sviluppate per il settore militare. In questo
    scenario sarà estremamente difficile pensare ad una industria italiana del
    fotovoltaico contro quella nord europea o cinese, a meno di innovazioni che
    possano scardinare tale sistema. Ma anche su questo punto, l’esempio negativo
    offerto dal GSE con l’inserimento della necessità per gli impianti innovativi
    (Titolo III) di detenere un brevetto EU per le strutture -solitamente di
    fabbricazione italiana- a solo vantaggio di aziende tedesche e francesi che ne
    detengono dal 2002, sembra andare in senso contrario;

    –           dall’altra,
    di poter stabilire un sistema di incentivazione per impianti fotovoltaici
    inferiori a 200kW uguale o molto vicino all’attuale Conto Energia, che possa
    essere di reale supporto ed aiuto alle piccole imprese.

     

    I soggetti beneficiari del nuovo Conto Energia dovrebbero
    quindi finalmente diventare :

    – le famiglie con impianti fotovoltaici residenziali fino a
    20kW, da incentivare con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II sia
    soprattutto al Titolo III (innovativo) abbinato al premio per l’uso efficiente
    dell’energia (edilizia) di cui all’Art.13 (che invece l’attuale bozza del
    quinto conto energia ha cassato), che garantirebbe c.d. anche la nuova edilizia
    residenziale “energeticamente efficiente”;

    – le piccole imprese con impianti fino a 200kW da
    incentivare, possibilmente, con le attuali tariffe previste sia al Ttitolo II
    sia al Titolo III (innovativo) che da una parte, garantirebbe l’installazione
    di tanti impianti produttivi di piccola taglia sul territorio nazionale a
    beneficio della nuova rete elettrica di cui si è detto, e della crescita
    graduale e controllata della spesa del Conto Energia a carico delle famiglie
    italiane, e dall’altra parte, in un quadro di crisi economica, supporterebbe
    realmente le piccole aziende potendo garantire loro delle piccole integrazioni
    di reddito di impresa o, soprattutto con l’innovativo, persino piccoli
    ampliamenti di attività o conversioni di business come nel caso delle aziende
    agricole (abbinati ad es. ai PSR). Tutto questo c.d. potendo costantemente
    monitorare la spesa del Conto Energia senza vincolarlo ai famigerati “registri
    e graduatorie discrezionali” che aumenterebbero invece soltanto il lavoro del
    GSE ed eventuali azioni contro lo stesso dato l’alto grado di discrezionalità
    (nella stessa bozza si richiedono ulteriori finanziamenti e sforzi alle stesse
    famiglie italiane per finanziarne le attività…).

     

    In ultima ipotesi eventualmente, soltanto per i tetti di
    aziende artigianali, industriali e commerciali, si potrebbe diminuire le
    tariffe attuali anche nelle modalità previste dalla bozza con lo scopo di
    finanziarne l’impianto fotovoltaico e l’energia elettrica autoprodotta e
    consumata,, mantenendo il registro grandi impianti (c.d. sospeso al 2013) nel
    quale far rientrare tutti gli impianti fotovoltaici maggiori di 200kW, e
    regolamentare l’incentivazione con una semplice formula : si ha diritto
    all’incentivo soltanto per l’energia elettrica prodotta e istantaneamente auto
    consumata con una formula tipo scambio sul posto (tecnicamente possibile).
    Questo permetterebbe di finanziare soltanto l’impianto fv per tali aziende, con
    il vantaggio di sollevare la rete elettrica nazionale dall’onere di gran parte
    della produzione di energia necessaria all’azienda che la auto produrrà, e di
    limitare i costi riconoscendo tariffe più basse. Le aziende che vorranno
    cogliere l’opportunità, c.d. regolamentata dal registro, potranno così contare
    su di una drastica diminuzione dei costi aziendali per l’energia elettrica e
    pianificare tale voce a bilancio senza temere aumenti imposti dai gestori
    contribuendo in tal modo alla riqualificazione nazionale verso le rinnovabili.

     

     

    4) RIDEFINIZIONE FONDI ROTATIVI

    FONDI KYOTO

    Nel caso si reputi importante privilegiare le famiglie e le
    piccole aziende, diventa importantissimo c.d. abbinare all’opportunità delle
    tariffe dell’attuale Conto Energia ai fondi rotativi tipo Kyoto.

    Partendo c.d. dalla consapevolezza dell’attuale scenario
    finanziario, bisogna impostare una politica lungimirante che consenta :

    –           di
    supportare fattivamente le famiglie con il finanziamento degli impianti
    fotovoltaici “residenziali” minori di 20kW attraverso fondi rotativi come il
    Kyoto, pensati soprattutto : per le prime case, per le famiglie disagiate e
    monoreddito, per le giovani coppie, fino a ricavarne una vera graduatoria che
    abiliti “tutti” nel paese a poter installare il proprio “piccolo” impianto
    fotovoltaico che renderebbe meno costosa la voce di spesa energetica;

    –           di aiutare
    le piccole imprese, attraverso l’istituzione di rotativi ad hoc che devono
    essere necessariamente compatibili con i finanziamenti regionali ed EU (ad es.
    PSR per le aziende agricole), per l’installazione di impianti fotovoltaici
    minori di 200kW integrati a quelle strutture o edifici necessari alle loro
    attività.

     

    SOCIAL HOUSING E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

    Una nota va infine riservata alla grande opportunità di
    innescare un meccanismo virtuoso di costruzione di nuovi “edifici
    autofinanziati” grazie alle tariffe incentivanti innovative, di cui al Titolo
    III, abbinate agli incentivi di cui all’Art.13 per l’efficienza energetica.

    Si tratta della possibilità di utilizzare le tariffe
    incentivanti innovative per impianti residenziali fino a 20kW, per consentire a
    tutte le famiglie italiane di poter costruire o ampliare e ristrutturare le
    proprie abitazioni, rendendole più efficienti energeticamente.

    Tale meccanismo virtuoso, se addirittura abbinato a fondi
    come il FIA (Fondo Investimenti per l’Abitare) della Cassa Depositi e Prestiti
    (come il Kyoto), ben gestito e affinato, potrebbe permettere di avviare una
    fase importante di crescita dell’edilizia nuova, quella energeticamente
    efficiente, che ben si abbina all’uso delle rinnovabili.

    Inoltre, si dovrebbe tener presente che, se il FIA ha come
    obiettivo quello di investire nel settore dell’edilizia privata sociale (social
    housing), un’altra edilizia quella pubblica (ERP) potrebbe contemporaneamente
    avvantaggiarsi della opportunità delle tariffe innovative del conto energia
    abbinate all’efficienza energetica, 
    potendo così incrementare gli alloggi grazie ai meccanismi di
    autofinanziamento.

    Questi sono esempi di quanto siano importanti le attuali
    tariffe incentivanti del Conto Energia previste per gli impianti inferiori ai
    20kW, proiettate nel settore abitativo residenziale, in abbinamento al
    fotovoltaico innovativo ed agli incentivi per l’efficienza energetica.

     

     

    5) TARIFFE INCENTIVANTI PER IMPIANTI “RESIDENZIALI” ->
    FINO A 20KW

    Attuali Incentivi di cui al Titolo II e Titolo III per gli
    impianti “residenziali” fino a 20kW. Nessun registro GSE.

    Da incentivare con le attuali tariffe previste sia al
    Ttitolo II sia soprattutto al Titolo III (innovativo) abbinato al premio per
    l’uso efficiente dell’energia di cui all’Art.13, che garantirebbe c.d. anche la
    nuova edilizia residenziale “energeticamente efficiente”.

     

     

    6) TARIFFE INCENTIVANTI PER SUPPORTO PICCOLE IMPRESE –>
    FINO A 200KW

    Attuali Incentivi di cui al Titolo II e Titolo III per gli
    impianti fino a 200kW su edificio, fabbricato o serra. Nessun registro del GSE.

    Da incentivare, possibilmente, con le attuali tariffe
    previste sia al Ttitolo II sia al Titolo III (innovativo) che in un quadro di
    crisi economica, supporterebbe realmente le piccole aziende potendo garantire
    loro delle piccole integrazioni di reddito di impresa o, soprattutto con
    l’innovativo, piccoli ampliamenti di attività o conversioni di business come
    nel caso delle aziende agricole (abbinati ad es. ai PSR).

     

     

    7) NUOVE REGOLAMENTAZIONI PER GRANDI IMPIANTI ->
    SUPERIORI A 200KW

    Nuovi Incentivi “decurtati” per impianti su edifici
    artigianali, industriali e commerciali superiori ai 200kW ma soltanto per
    l’energia elettrica prodotta ed istantaneamente consumata. Registro grandi
    impianti del GSE.

    Soltanto per i tetti di aziende artigianali, industriali e
    commerciali, si potrebbe diminuire le tariffe attuali anche nelle modalità
    previste con lo scopo di finanziarne l’impianto fotovoltaico e l’energia
    elettrica autoprodotta e consumata,, mantenendo il registro grandi impianti nel
    quale far rientrare tutti gli impianti fotovoltaici maggiori di 200kW, e
    regolamentare l’incentivazione con una semplice formula : si ha diritto
    all’incentivo soltanto per l’energia elettrica prodotta e istantaneamente auto
    consumata tipo scambio sul posto. Questo permetterebbe di finanziare soltanto
    l’impianto fv per tali aziende, con il vantaggio di sollevare la rete elettrica
    nazionale dall’onere di gran parte della produzione di energia necessaria
    all’azienda che la auto produrrà, e di limitare i costi riconoscendo tariffe
    più basse. Le aziende che vorranno cogliere l’opportunità, regolamentata dal
    registro, potranno così contare su di una drastica diminuzione dei costi
    aziendali per l’energia elettrica e pianificare tale voce a bilancio senza
    temere aumenti imposti dai gestori contribuendo in tal modo alla
    riqualificazione nazionale verso le rinnovabili.
     

    • http://argentofisico.blogspot.com Er Monnezza

      Molto interessanti le cose che racconti, si era capito che i pesci grossi avevano fatto man bassa a spese dei “bollettati” ma non immaginavo a questi livelli. Il solito gioco sporco della politica che aiuta gli amici degli amici e solo marginalemente i cittadini. Il contrario di quello che avrei sperato io. Per carità, sono pur sempre più felice di avere grossi impianti (magari sui tetti di un capannone che a terra) piuttosto che centrali nucleari.

      Alla fine quello che ho pagato in più sulla bolletta è stata l’unica “tassa” che ho pagato davvero volentieri e si parla di poche centinaja di euro nel giro di anni.

      Bene se verranno tagliati gli incentivi lascianso solo qualcosa per gli impianti medio piccoli e di proprietà di un privato. Bene se qualche impresa italiana riesce a sopravvivere i prossimi anni, sino a quando le celle avranno costi così contenuti da ripagarsi da sole… non credo che dovranno passare molti anni.

      • berthoh

         e che ti credevi, che lasciassero il malloppo alle casalinghe?

  • http://www.facebook.com/people/Roberto-Zavattiero/1376084535 Roberto Zavattiero

    Mi spiace ma l’autore di questo articolo non ha ben chiaro cosa e’ la potenza elettrica e come si usa. L’ho spiegato in 5 minuti in questo video, le rinnovabili NON programmabili sono una truffa ancora piu’ grande dello Stato italiano perche’ mancano di potenza modulabile a comando. gestione della rete elettrica  http://www.youtube.com/watch?v=zZFn2I-TvjM

    • berthoh

       il mio capo anni fa visse una situazione simile alla fine di italia-eire 1990, credo che fosse addirittura peggio come situazione, l’adetto enel seguiva in tv la partita attendendo il fischio finale che inspiegabilmente non arrivava mai….
      Noi non facciamo il te, ma 30 milioni di persone che accendono la luce e vanno al bagno sono una botta da pura.

    • EB

      Roberto, i sistemi di accumulo consentono a Rosemary (Barnstaple – Somerset, UK) di accendere l’ebollitore senza tirare energia dal grid. O credi che per chi produce ogni anno 500 milioni di batterie al litio x cellulari  sia un problema buttare sul mercato a prezzi accettabili rack di accumulo da qualche kWp? 20 anni fa vedevamo la tv con il cinescopio, ora x 300 Euro ti tirano dietro un LCD. L’unica industria che deve restare sempre uguale è quella dell’energia? Mah…

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