Come Ridurre la Spesa Pubblica di 200 Miliardi di Euro all’Anno per Riavere il Nostro Futuro: La Difesa e le Forze Armate

Di Alberto Mattesi , il - 20 commenti

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Nota di Rischio Calcolato: con questo post inizia la collaborazione con Alberto Mattesi, il quale, nell’ambito della proposte di riforma dello Stato di Rischio Calcolato si occuperà in maniera specifica del comparto Difesa e Forze Armate. Questa proposta, che integra e sostituisce quella già elaborata dal team di RC nell’ottobre scorso, è parte integrante del Programma Politico di Rischio Calcolato. Buona lettura.

ScreenHunter 01 Sep. 16 10.13 Come Ridurre la Spesa Pubblica di 200 Miliardi di Euro all’Anno per Riavere il Nostro Futuro. (Difesa e Forze Armate)E’ necessario un taglio della spesa pubblica* di 200 miliardi di euro all’anno per riavere un futuro. Prima di proseguire nell’articolo vorrei che rileggeste queste poche righe scritte da Antonio Martino:

*spesa totale di tutte le amministrazioni pubbliche secondo la classificazione fatta dalla Banca d’Italia.

dal Blog di Antonio Martino (verso la bancarotta):

……I nostri problemi non sono la patologia accidentale di un sistema di trasferimenti sano ma l’esito fisiologico, prevedibile e previsto, di un sistema sbagliato. Pensare che si possa crescere quando lo Stato e le altre amministrazioni pubbliche assorbono oltre il 51% del reddito nazionale è semplicemente donchisciottesco e del tutto irrealistico. Mai nessun paese al mondo ha avuto uno sviluppo sostenuto quando la spesa pubblica supera il 40% del reddito nazionale. La Svizzera è quasi priva di risorse naturali, non ha una popolazione omogenea, avendo lingue nazionali, religioni ed etnie diverse, eppure è il paese più ricco in Europa. Perché?
E’ l’unico paese europeo nel quale la spesa pubblica non supera il 35% del pil e ha un federalismo cantonale vero, non l’orrendo scimmiottamento che ne abbiamo perpetrato in Italia, dove vengono considerati enti locali la Lombardia e la Sicilia, rispettivamente con 9,5 e 5 milioni di abitanti. La Confederazione Elvetica, con sette milioni di abitanti, ha ben ventisei canoni autonomi. Quello è vero federalismo, il nostro non lo è……..

Ci sono dodici punti di PIL di troppo che vengono intermediati dallo stato. Sono 200 miliardi di euro che vanno lasciati nella disponibilità di imprese e cittadini italiani per tornare ad essere un paese in cui vale la pena di vivere. 50 miliardi servono per arrivare al pareggio di biliancio, 150 devono essere utilizzati per un taglio feroce alla pressione fiscale. Fatto questo, l’economia e la società italiana smetterà di regredire e tornerà a crescere. Il debito pubblico non sarà più un problema.

Ora, completata la pars destruens è necessaria la pars costruens.

Puntata precedente:

a) La Casta, (i costi della politica)

Totale 12 Miliardi all’anno ( mancano 188 mld all’obbiettivo)

b) La Pubblica Amministrazione

 Totale 45 Miliardi all’anno (mancano 143 mld all’obbiettivo)

c) Le Pensioni

 Totale 62 Miliardi all’anno (mancano 81 mld all’obbiettivo)

d) Etf Italia (Abbattere i Costi del Debito Pubblico)

 Totale 15 Miliardi all’anno (mancano 66 mld all’obbiettivo)

******************

La Difesa

 

Premesse

 

La Difesa rappresenta uno dei settori con forte connotazione strategica di ogni paese. Assolve ai compiti di:

a) difesa del territorio in caso di controversie con altri paesi (ipotesi che ogni cittadino di buon senso spera non si verifichi mai, ma in caso negativo, se non si ha un efficiente strumento militare non c’è modo di correre ai ripari);

b) tutela, anche con il solo effetto “dissuasione”, degli interessi nazionali oltre confine;

c) fornire assistenza ed aiuto alle popolazioni vittime di calamità naturali;

d) offrire, in partiolari casi, supporto delle Forze di Polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico (G8, G20, operazioni come “vespri siciliani”, altro);

e) offrire servizi di varia natura anche al di fuori delle proprie competenze istituzionali facendo leva sull’estrema flessibilità intrinseca di uno strumento militare.

 

Dal punto di vista dei mezzi impiegati, la Difesa è da sempre il settore dove la ricerca tecnologica avanzata offre le maggiori ricadute positive verso il civile (basti pensare a internet o alla comunicazione cellulare o ai sistemi GPS, inizialmente sviluppati per impieghi militari).

Per l’importanza che ognuno dei punti precedenti rappresenta nella vita di tutti noi cittadini italiani, si è pensato di rivisitare la proposta di intervento sul comparto Difesa integrandola con alcuni interventi che, seppur nel quadro di riduzione complessiva delle risorse (come si dice “a saldi invariati”), possono garantire e migliare l’efficienza e l’efficacia dello strumento militare, ottimizzandone opportunamente le risorse e le procedure ritenute obsolete se contestualizzate nel quadro economico e militare dei nostri giorni. Quanto segue a beneficio di tutti.

 

Situazione Attuale

 

  • SPESE: In Italia spendiamo per la Difesa oltre 24 miliardi all’anno (la cifra è una stima seria, che non coincide con il bilancio del ministero della difesa, ma include anche alcune spese accollate al ministero dello sviluppo economico ed a quello dell’economia); escludendo l’arma dei Carabinieri siamo comunque a quasi 19 miliardi.

  • SPAGNA e GERMANIA: nel 2008 la spesa della Difesa sul PIL (esclusi i carabinieri) vede l’Italia all’1,4% del PIL e Germania e Spagna (paesi non “nucleari” a noi comparabili dimensionalmente e come sistema di alleanze) all’1,0%.

  • PERSONALE: Il personale (carabinieri esclusi) ammonta a poco meno di 190.000 unità; ufficiali e sottoufficiali rappresentano oltre il 50% del totale. Le spese del personale sono pari a circa il 70% del totale (si stima il 72% nel 2012).

  • MISSIONI ESTERE: Abbiamo circa 8.500 soldati in missioni all’estero, distribuiti spesso in paesi in cui i conflitti sono terminati da decenni. I risultati di tali missioni spesso sono modesti o nulli. I costi ufficiali di tali missioni ammontano ufficialmente a circa 1,5 miliardi di euro l’anno, ma sommando i costi nascosti dovuti all’usura mezzi, vite umane, munizioni, ecc. è ragionevole ipotizzare circa 2 miliardi di costo complessivo.

  • INVESTIMENTI E MEZZI: Gli investimenti in mezzi, sono pari a circa 3,2 miliardi all’anno (aerei, sistemi d’arma, mezzi, logistica, etc), le spese rimanenti, poco sopra i 2 miliardi, sono legate all’esercizio (edilizia, manutenzione, abbigliamento, agroalimentare, equipaggiamenti, costi di impiego operativo e addestrativo dello strumento). Per tali spese, la domanda è spesa pubblica, l’offerta è di natura imprenditoriale. Non tutta la spesa militare ha impieghi esclusivi, la trasparenza spesso è scarsa, l’inefficienza è presente e spesso manca trasparenza. Inoltre è fatto un uso eccessivo della negoziazione contrattuale in «trattativa diretta» giusitificata dall’unicità del prodotto richiesto, prodotti per i quali lo sviluppo è spesso finanziato in gran parte dallo stesso stato.

  • MODELLO MILITARE: Le nostre spese per la sicurezza sono fortemente squilibrate a favore di un modello militare anacronistico, insostenibile, incentrato sul costo del personale mentre i problemi della sicurezza oggi esigono una pluralità di strumenti in prevalenza preventivi e non militari. Il contesto mondiale, inoltre vede l’Italia stabilmente in alleanze, con gli USA con ruolo preminente: spendere oltremisura in periodo di vacche magre non è un’investimento che consente di avere vantaggi o ruoli interessanti, ma è semplicemente uno spreco. Il minimo che bisogna fare è riequilibrare è ridurre drasticamente tale apparato, mirare sulla qualità di un sistema piccolo ed efficiente, puntare sull’intelligence e su investimenti che possono avere ricadute anche sul settore civile.

Proposta Operativa

Interventi operativi/organizzativi

– Riduzione del personale anche drastica. Possiamo far fronte alle esigenze nazionali con un’esercito di 120.000 unità.

– La riduzione di cui sopra è ottenibile con uno snellimento dello strumento militare intorno al 30% (in termini di numero di velivoli per l’AM, numero di brigate per l’EI, e Unità Navali per la MMI). I dispositivi alienati parteciperanno alla ricostituzione delle parti di rispetto (oggi carenti), e per quei dispositivi oggetto di interesse da parte di altre nazioni sarà ricercata la via della vendita (ad esempio, classe Maestrale/classe Soldato per la MMI o le corvette classe Minerva, velivoli dell’Aeronautica).

– In considerazione del fatto che il core-businness delle Forze Armate è la Difesa del territorio, è necessario una rioganizzazione centrale delle FF.AA. in modo da accorparne gli Uffici ridondanti dello Stato Maggiore della Difesa e degli Stati Maggiori di Forza Armata (ad esempio, Reparto Personale dello Stato Maggiore, Uffici Affari Giuridici e Contenzioso, Uffici per la gestione delle infrastrutture operative e logistiche). Stesso destino per le Direzioni Generali (ora Direzioni del Segretariato Generale della Difesa), al fine di ridurne la consistenza organica. Il personale recuperato dagli Enti Centrali concorrerà al mantenimento numerico della componente operativa, oggi eccessivamente bilanciata verso gli enti «ministeriali».

– Ottimizzazione delle componenti aeree e marittime di tutti i comparti dello Stato. Riduzione delle varietà di “macchine” in uso, ricercando la comunalità dei requisiti operativi tra componente aerea delle Forze Armate e dei reparti volo della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e altre amministrazioni statali. Stesso provvedimento per la componente marittima, con passaggio delle competenze in mare alla Capitaneria di Porto con integrazione a bordo di personale di altre amministrazioni pubbliche. Non è tollerabile avere in mare motovedette della CP, dei CC, della GdF, Polizia, tutte con compiti diversi e con spese enormi per il contribuente. Si otterrebbe un risparmio anche sul lato delle spese per il mantenimento in efficienza dei mezzi della componente martittima.

– Eliminazione dell’immobilità del personale civile della Difesa, dove spesso esistono delle resistenze per lo spostamento di personale tra uffici dello stesso ente. Il personale deve andare dove è necessario ai fini istituzionali. Concetto di dipendente pubblico servitore dei contribuenti e non contribuenti al servizio del dipendente pubblico.

– Allo scopo di riequilibrare le proporzioni tipiche tra personale dirigente/quadri/impiegati/operai, si procederà alla riduzione del 50% delle posizioni dirigenziali, del 30% per Ufficiali non dirigenti e del 50% del Ruolo Marescialli. Aumento del 50% della consistenza numerica del personale graduato (Ruolo Truppa).

– Razionalizzazione dei beni militari, con dismissione di caserme ed aree militari in eccesso, e contestuale eventuale reimpiego delle strutture logistiche in disuso, quando possibile, per la creazione di strutture recettive per il personale.

– Riduzione missioni estero, fino ad un sostanziale azzeramento delle stesse (massimo 1.000 militari all’estero entro il 2013).

– Ottimizzazione dell’impiego del personale militare presso ambasciate e rappresentanze estere. Riduzione delle retribuzioni portandole a non più del doppio dello stipendio percepito in Patria con accollo delle spese di alloggio e rappresentanza al Ministero della Difesa. E’ auspicabile l’acquisizione di immobili e/o residenze dove la rappresentanza risulta permanente (Londra, Parigi, Washington, Pechino, Berlino, ecc.) in modo da ridurne i costi sul lungo periodo. Puntare sui paesi strategici ai fini economici, attualmente quelli del medio ed estremo oriente e sud america, con forte alleggerimento delle posizioni in paesi come Inghilterra, Francia, Germania, Stati Uniti, con i quali già esistono molteplici cooperazioni con una rigida compensazione industriale. Puntare al business.

– Miglioramento dei contratti per i sistemi d’arma, trasparenza appalti e puntare su appalti ad imprese italiane ed europee, che possano trasferire know how nel civile.

– Inserimento dei piani di ricerca delle Forze Armate, con assegnazione dei fondi ai centri di ricerca statali (Università, CNR, ecc) e non più alle aziende, all’interno di un piano strategico nazionale condiviso con Ministero Sviluppo Economico e Ministero Istruzione e Ricerca. Il know how resterà di proprietà accademica e concorrerà a un miglioramento dell’impiego dei nostri «cervelli» cercando di scoraggiarne la fuga.

– Soppressione di tutte le forme di rappresentanza militare: Cobar, Cocer e Coir. Risultate inutili e fonte di spesa. Saranno autorizzate le associazioni tra militari, su base volontaria e senza compensi. Viene mantenuto il divieto assoluto di sciopero per il personale delle FF.AA.

Interventi amministrativi

– Vanno ridotti sprechi e privilegi nelle carriere, con un aumento delle retribuzioni per il personale effettivamente impiegato in reparti a forte connotazione operativa a sfavore delle “componenti burocratiche”, attraverso la rimodulazione delle indennità operative.

– Estensione dello statuto dell’ARQ (Aspettavita per Riduzioni Quadri) a tutto il personale, con una decurtazione del 40% rispetto allo stipendio base (incluse indennità).

– Soppressione della posizione amministrativa dell’Ausiliaria.

– Soppressione dell’istituto dello “straordinario” per le ore eccedenti il normale orario di lavoro per tutto il personale dirigente militare della Difesa. Quota parte del risparmio sarà impiegato per individuare un’indennità da aggiungere allo stipendio base. Indirettamente si otterrebbe il risparmio di non avere personale dirigente che affolla gli uffici fino a tarda sera con liberazione di impiegati e quadri, di solito privi di copertura finanziaria e che successivamente fanno ricorso al “recupero” a detrimento della produttività. Si ritiene che 8 ore al giorno, se opportunamente produttive sono più che sufficienti per ottemperare ai compiti d’istituto.

– Al punto precedente, fanno eccezione i reparti operativi, ai quali andranno dirottate le risorse recuperate, per garantire gli opportuni periodi di addestramento correttamente retribuiti. Un militare senza addestramento non è utile a nessuno, e nuoce alla sua stessa sicurezza e quella dei suoi concittadini.

– Pubblicazione delle spese per infrastrutture e benessere del personale, al fine di assicurarne la trasparenza e al contempo ottimizzarne l’impiego.

– Pubblicazione dei criteri di valutazione del personale militare, con assegnazione di punteggi certi a titoli e servizi prestati, fermo restando la possibilità per le commisioni di avanzamento dell’integrazione con un punteggio soggettivo da assegnare al militare, ma che dev’essere incentrato su criteri certi e noti. Quanto sopra per favorire l’effettiva meritocrazia.

– Pubblicazione su reti intranet di Forza Armata dei requisiti per posti a status internazionale, presso ministeri diversi da quello Difesa, Presidenza della Repubblica, Presidenza dei Ministri, con relativa pubblicazione delle graduatorie di merito. La meritocrazia deve premiare i migliori.

L’insieme di queste misure possono consentire alla spesa pubblica per la Difesa (esclusi carabinieri) di ridursi da 19 a 12 miliardi di euro all’anno, con un risparmio di 7 miliardi (dei quali 3 miliardi gia’ contabilizzati nel post della PA).

Queste stesse misure, consentirebbero altresì di avere uno strumento militare più snello e più efficiente, e personale militare più preparato e motivato. A beneficio di tutti.

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  • Luca Di Rocco

    La proposta operativa è interessante, ben articolata e soprattutto coerente nel suo sviluppo. Tuttavia, come tutte le altre idee di riforma, essa cozza contro una realtà di fatto inamovibile. Non solo, quale senso logico ha avere una forza armata efficiente a fronte di un potere politico che non solo non ha gli strumenti culturali per gestirla, ma non ha nemmeno l’intenzione di assumersi alcun tipo di responsabilità nelle decisioni di impiego? Ed ancora, una forza militare composta da personale motivato e preparato sul piano tecnico non sarebbe certo facilmente “utilizzabile” per tutte quelle forme di asservimento cui la classe politica (e non solo) è abituata: ergo, nessuno vuole davvero una simile professionalità. Infine, una nota metodologica, le forze armate non sono funzionali solo a criteri di bilancio, la loro calibrazione è funzionale sopratutto agli interessi strategici da tutelare: la nostra classe dirigente conosce questi interessi strategici?

    • AlbertoMattesi

      Come già scritto al “Duca” la proposta si inquadra in uno quadro di riforme molto più ampio e che non ha in alcun modo di mira la Difesa. La dieta della P.A. è a tutti i livelli e in tutti i settori.Detto questo, posso aggiungere, che non basta tagliare e rendere efficiente lo strumento militare come qualsiasi altro comparto della P.A., servirà anche gente capace di utilizzare tali strumenti. Confido in un rapido sfanculamento di questa classe politica da parte di tutti gli italiani.

  • Illupodeicieli

    Riduzione del personale anche drastica: in quale maniera? Spero che non sia il licenziamento in tronco. Seppure antimilitarista e quasi pacifista, non violento, considero ciò che si dice dello stato italiano: che non è affidabile. Prima dice una cosa poi ne fa un’altra. Un po’ come per le province: le riduci o le abilisci ma le persone che fine devono fare? Non me la prendo con l’articolista, ma bisogna anche considerare il vecchio detto:e se toccasse a me? Vorrei che mi trovassero un altro posto, logicamente se c’è un contratto di lavoro a sostegno.Se poi ci dovessero essere, per i 120mila militari dei nuovi e diversi contratti, ok si vedrà di non fregare la gente ma anche di poter sostenere la spesa. 

    • AlbertoMattesi

      La risposta poco più su al commento di Vincenzo.Sono d’accordo con te che la coerenza è alla base di un buon modo di governare.
      Nessuno  vuol fregare la gente, è tempo di darsi tutti una mano!

  • Andrea

    il problema fondamentale nel “riduzione del personale militare” qui proposto è lo stesso che si ha a mio parere quando si parla di riduzione dei pubblici dipendenti in eccesso: è una cosa sacrosanta tagliare i lavoratori in eccesso, per carità sono assolutamente d’accordo, ma in che modo? licenziare 70.000 persone in tronco solo all’interno dell’esercito, per non parlare degli esuberi ancora maggiori nelle P.A., sarebbe una catastrofe, guardando i gia molto preoccupanti dati della disoccupazione in Italia (che tra l’altro sono probabilmente ottimistici). Se invece si parlasse di una riduzione del personale mediante un blocco delle assunzioni il processo sarebbe decisamente lungo…
    credo che la proposta sarebbe in teoria corretta, ma in pratica mi pare di difficile realizzazione… magari sbaglio ma a me pare proprio cosi

    • Andrea

      (tengo a precisare che sono il primo ad essere contrario ad usare i contratti di pubblico impiego come ammortizzzatori sociali, ma ormai lo hanno fatto…)

      • Stefano

        d’accordo, chi c’è non puoi mandarlo via su due piedi.
        Il problema è che, però, mantenere le cose come sono sta ammazzando l’economia.
        Quindi questi signori, presto o tardi, resterebbero comunque senza lavoro.Se invece diamo una raddrizzata, può essere che l’economia riparta, anche se secondo me è comunque tardi, siamo entrati in stallo e attendiamo solo di abbatterci al suolo.
        Io non sono pacifista, ho fatto il militare di leva ma ho visto comunque l’andazzo all’interno delle FFAA: ridicoli generali pieni di medaglie che passano il tempo a farsele lucidare. E se ce n’è uno valido lo demoliscono (il gen. Monticone era un soldato abbastanza palluto, l’hanno dovuto sputtanare sui media per toglierselo di torno). Incapaci totali che fanno carriera solo perché amici di questo o quest’altro.
        Con certa gente in caso di invasione dovremo arrangiarci a difenderci. 
        Sempre che qualche solerte magistrato non ci indaghi per eccesso di legittima difesa.
        Il Paese è marcio, e non c’è nulla da fare. 
        Licenziare 70/80000 dipendenti della Difesa sarebbe stato il meno, credimi.

        • Andrea

          sono d’accordo, del marcio ne abbiamo ovunque. non credo si debba agire col bisturi come dicono tanti, ma nemmeno con l’accetta. è il modo che secondo me è sbagliato, dalle forze armate (secondo me fondamentali per un paese degno) ai dipendenti pubblici: licenziare centinaia di migliaia di “lavoratori” non farà che creare nuova povertà e disoccupazione. credo comunque che piuttosto che tagliare sul personale delle forze armate (che non è poi cosi esorbitante) sarebbe piu opportuno cercare di cacciare gli elementi a cui ti riferivi Tu (tranquillo, so che ciò è pura utopia) e cercare di mantenere in piedi quel poco di esercito che abbiamo, dato che coi tempi che corrono non è mai da buttare… piuttosto, c’è veramente da tagliare nelle missioni all’estero.
          detto questo, credo che il nodo della situazione sia la spesa delle PP.AA.
          li si che c’è da andarci con la motosega, altro che bisturi (su tanti sprechi intendo, sul personale credo che sarebbe opportuno essere cauti)
          saluti
          Andrea

    • AlbertoMattesi

      Gentile Andrea, la risposta poco più su al commento di Vincenzo

  • Duca

    Certo che parlare di taglio alla  Difesa, che da sempre è il pollo da spennare, è allucinante…sopratutto quando si hanno 1ML di dipendenti nella scuola contro 190K delle Forze Armate.

    il 90% delle spese della scuola vanno in stipendi e poi ci si lamenta se cadono i soffitti.

    sulle missioni all’estero è giusto, dall’80 non facciamo altro che levar castgna dal fuoco agli americani e alleati. Invece di tagliare la Difesa e quindi poi piangere se i francesi prendono la Libia, gli indiani ci sputano e gli americani ci buttano giù aerei e funivie…sarebbe forse il caso di dire “signori, è stato un piacere ma noi non possiamo più permetterci di stare fuori confini. Se volete…pagate Voi altrimenti tanti saluti”.

    Se si prende il grafico del debito pubblico dal dopoguerra in avanti si noterà solo una costante, la difesa, mentre il resto è cresciuto a dismisura. Ma del resto chiunque abbia fatto la naja sa in che stato erano le Forze Armate…alla fine del 90 ancora si girava con roba del 50…

    • Massimo Poli

      Ma una cosa non esclude necessariamente l’altra.Puoi benissimo tagliare il personale della difesa così come puoi tagliare i dipendenti della scuola.Io, ad esempio, sarei per licenziare la stragrande maggioranza dei bidelli.

    • AlbertoMattesi

      La proposta si inquadra in uno quadro di riforme molto più ampio e che non ha in alcun modo di mira la Difesa. La dieta della P.A. è a tutti i livelli e in tutti i settori.
      Non sono d’accordo sul vendere il nostro operato all’estero, significherebbe svendere gli interessi del Nostro Paese in cambio di quattro spiccioli. Si deve andare solo e soltanto dove ci sono reali interessi nazionali e non dove tira il vento americano. In Afganistan ci sono rimaste le briciole, la maggior parte dei contratti sono inglesi o americani. In Iraq idem, a parte 84 milioni di euro di commessa per Fincantieri per dei pattugliatori, il resto niente, anche il porto di Umm Casr, affacciato sul golfo persico a poche miglia dallo stretto di Hormuz sembra scivolato via… e così via per tutte le altre  missioni recenti e meno recenti.
      La Libia si è persa per la miopia e l’incapacità dei nostri politicanti, l’Italia ha partecipato con Nave Doria, che certo non manca di potenza bellica, ma senza volontà vi fai poco.
      Riguardo al grafico dal dopo guerra ad ora lascerei perdere, si è continuato a smistare miliardi di lire prima ed euro poi dal MSE o dal MIUR, verso il ministero difesa. Le CP prendono doppi fondi, dai Trasporti e dalla Difesa, ma ovviamente non fanno cumulo a guardare le carte.
      Vogliamo parlare di come si è finanziato il programma EFA? o FREMM? o Cavour? e ora JSF? EH-101? NH-90?  I soldi ci sono stati e ci sono ancora, questi non vanno toccati e vanno indirizzati per produrre know how. Senza piogge per le solite Finmeccanica e Co

      • Andrea

        questa è una cosa che ci manca veramente… un uso intelligente e veramente interessato delle nostre forze armate, in modo che non siano solo una spesa ma fonte di profitti per l’industria nazionale. siamo da troppi anni al traino degli alleati, i quali intelligentemente (dal loro punto di vista) si prendono tutto il possibile e lasciano a noi tardoni solo gli avanzi

        • AlbertoMattesi

          La Francia e la Germania mantengono all’estero un numero notevole di addetti difesa e aggiunti per gli armamenti…se poi aggiungi ministri della difesa e degli esteri che sanno “sponsorizzare” il prodotto…beh il gioco è fatto, e devo dire che i risultati si vedono.
          Ti ricordo che il nostro ministro della difesa uscente non parlava inglese.

  • Vincenzo

    Come giustamente osservato in numerosi altri commenti sarebbe ben difficile licenziare su due piedi decine di migliaia di membri delle forze armate così come centinaia di migliaia di altri dipendenti pubblici.
    Il licenziamento in tronco andrebbe riservato agli acclarati fannulloni e incompetenti.
    Per quanto riguarda tutto il restante personale in chiaro esubero un ragionevole piano di riduzione del personale potrebbe partire dalla constatazione che tali persone svolgono compiti nel migliore dei casi inutili e nel peggiore dannosi, si pensi alle miriadi di autorizzazioni necessarie per intraprendere una qualsiasi attività.
    Allo stesso tempo esistono una serie di situazioni dove l’utilizzo della forza lavoro in eccesso potrebbe sortire una qualche utilità, anche piccola. Penso alla sistemazione degli argini dei fiumi he regolarmente esondano alla prima pioggia, alla catalogazione delle opere d’arte accantonate nei sotterranei dei musei, alla carenza di personale di sorveglianza e guida nei musei (ai visitatori potrebbe ben essre chiesto di pgare un biglietto un po’ più caro per avere una guida dedicata), alla necessità delle cancellerie dei tribunali di avere personale che fotocopi gli atti, alla cura dei parchi pubblici e via esemplificando. Credo che ognuno potrebbe portare il suo esempio al riguardo.
    Si potrebbe quindi trasferire d’ufficio il personale in eccesso allo svolgimento di tali compiti per un periodo di 5-7 anni prima di arrivare alla effettiva riduzione.

    • AlbertoMattesi

      Esiste già una modalità di riduzione già ampiamente utilizzata per i gradi più elevati, si chiama ARQ, aspettativa per riduzione quadri, doveva essere una procedura per contenere gli eccessi nei gradi apicali e invece si è trasformata in una sorta di prepensionamento.
      Estendendo l’ARQ anche agli altri gradi (leggasi T.Col. e MRS), riducendo al contempo le immissioni, con recruitment meno corposi, trasferimenti verso altre amministrazioni (sostituendo il recruitment esterno con mobilità all’interno della P.A.) si può passare dai circa 183.000 odierni a 120.000 nel giro 6-8 anni. Ovviamente, come detto l’ARQ dev’essere una posizione con una retribuzione più bassa rispetto all’attuale.
      Nessuno ha intenzione di buttare per strada padri di famiglia, ma se non si fa qualcosa, i padri di famiglia in mezzo ad una strada saranno molti di più.

      • Andrea

        ecco allora è proprio a questo che pensavo io: un processo piu lungo e graduale che mostrasse i suoi effetti nel giro di una decina d’anni e che prevedesse meno assunzioni e un alto grado di mobilità all’interno delle P.A.
        l’unico problema forse è che in 6/7 anni non so che fine faremo se non riusciremo a fare tagli che diano risultati entro piu breve termine (leggasi abolizione province e via discorrendo…)

        • AlbertoMattesi

          Andrea, cancellare con un colpo di spugna 63.000 addetti, significa peggiorare la situazione, non migliorarla. Sul primo anno si può agire con 15.000 ARQ che ti dimezzano la spesa stipendiale per lo stato (considera che sono tutti abbastanza anziani, con stipendi più che dignitosi), ti avvicini al miliardo di euro risparmiato, a cui puoi aggiungere un quasi rubinetto chiuso per i reclutamenti nei ruoli marescialli e ufficiali inferiori (chiuderlo del tutto è controproducente sul medio lungo periodo).
          Bisogna anche considerare che nelle Forze Armate, forse più che in altri settori, non pullula il fancazzismo, quindi è corretto mostrare la giusta riconoscenza a chi ha servito il Paese con Onore.
          Nessuna delle manovre che puoi fare sono ON/OFF…l’importante è rimettere il Paese nella giusta carreggiata, ora stiamo camminando oltre il ciglio della strada!

          • Andrea

            sono tutte buone manovre e ben ragionate quelle che proponete, peccato che la nostra miope classe politica non è in grado e non ha interesse neanche a prenderle in considerazione…

          • AlbertoMattesi

            Penso sia peggio non provarci.

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