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dino piero giarda 300x204 SPESA PUBBLICA? NON C’E’ ALTERNATIVA AI TAGLI DRASTICIdi MATTEO CORSINI

“La spending review contiene molte promesse, specie dal punto di vista del miglioramento della qualità della spesa. Ma non è realistico attendersi risparmi capaci di incidere significativamente sulla pressione fiscale. Il peso della nostra spesa pubblica, al netto di quei comparti di spesa su cui non si può incidere perché sono l’ombra del passato proiettata sul presente – interessi e pensioni in essere – è il più basso fra i paesi dell’euro.” (F. Galimberti)

Da quando si iniziò a sentire parlare di spending review (revisione della spesa pubblica) ai tempi in cui a promuoverla era l’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa, personalmente ho sempre considerato la materia nient’altro che fumo negli occhi dei contribuenti. Qualcosa da (ri)tirare fuori in concomitanza di ogni stangata fiscale, giusto per tentare di placare gli animi dei meno pazienti tra coloro che pagano fior di tasse. Più o meno è sempre andata così: la mazzata fiscale era un dato certo e immediato, mentre la riduzione della spesa era una promessa per un futuro che non diventa mai presente. E guai a fare i famigerati tagli lineari, bisogna procedere nella giungla della spesa pubblica con il tagliaunghie detto spending review.

Sono arrivato a convincermi che per alcuni la spending review sia una ragione di vita, un progetto da coltivare ma da non concludere mai, per non sentirsi di colpo inutili. Prendete il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda (nella foto): sta analizzando la spesa pubblica da tempo immemore, ma ancora non abbiamo visto non solo dei tagli di spesa, ma neppure una spuntatina. Pare che adesso stia per presentare i frutti del suo lungo lavoro, ma le cifre sembrano irrisorie e l’obiettivo è più o meno di mantenere la spesa invariata in termini nominali nel prossimo triennio. Ed ecco che il nuovo mantra, divulgato anche da Fabrizio Galimberti, è diventato: “Non è realistico attendersi risparmi capaci di incidere significativamente sulla pressione fiscale”. In effetti c’è del vero: dalla spending review non è realistico aspettarsi qualcosa di concreto che consenta di ridurre la pressione fiscale. Non, però, perché non ci sia abbastanza spesa da tagliare, quanto perché non c’è la volontà politica di farlo”.

Galimberti sostiene che, togliendo le spese incomprimibili, ossia le pensioni in essere e gli interessi sul debito, rimarrebbe poco altro da tagliare. Di certo c’è che la spesa corrente ammonta a circa 350 miliardi annui, e che tutto diventa incomprimibile se non c’è volontà di comprimere. Anche volendo sorvolare sulla qualità dei servizi che lo Stato offre (impone, pardon) ai cittadini – qualità che in linea di massima si attesta tra il pessimo e il mediocre – mi chiedo come facciano quei Paesi (non sono più tanti, ma ancora ce ne sono) che nel 25 per cento del Pil ci fanno stare anche pensioni e interessi sul debito. Forse in passato hanno avuto un sistema pensionistico meno generoso e hanno evitato di far correre il deficit pubblico.

Ma proprio perché in Italia si è speso troppo e male per decenni, adesso serve una cura drastica. Altrimenti continueremo a vedere crescere la pressione fiscale, fino al collasso definitivo della già malmessa economia italiana. Stiamo a vedere quel che farà Enrico Bondi, chiamato al capezzale di questo paese morente…

da L’indipendenza

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