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joe black 150x150 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

 

 

(Da leggere con calma a colazione, comodamente seduti,  con una robusta dose di croissant….)

 

Mi capita di leggere che la “cottura a fuoco lento”, stop and go, dei popoli europei sia.. VOLUTA (!)

Lo dice il Guardian in un intervista a Robert Mundell,

mundell robert nobelova cena v 450x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

uno dei più influenti economisti del dopoguerra e Nobel dell’Economia 1999, teorico anche dell’Euro e, manco a dirlo, ultraliberista.

Teorico in particolare delle “aree valutarie ottimali” ha affermato che non è vero che l’Euro sta funzionando male, anzi sta funzionando benissimo

Spiega infatti che non era nato per unificare l’Europa solidale in una comune crescita sostenibile, ma per fare piazza pulita dello stato sociale, dei diritti sindacali della regolazione dei mercati e della finanza

Che l’Euro abbia condotto ad una crisi epocale andrebbe benissimo: la liberalizzazione dei movimenti di capitale con la moneta unica ha portato prima a boom fittizi nelal periferia europea che ora è indebitata con i paesi forti

WQuesto obbligherà a passare a misure fiscali e di contrazione dei diritti sociali e sindacali prima inimmaginabili e vale anche per i sindacati dei Paesi forti a dissuaderli dal pretendere troppo.

l’Euro è il “Reagan Europeo”, l’irresolutezza europea e apparente di Monti è voluta: si mantiene la situazione sul ciglio del burrone, senza farla precipitare per terrorizzare la popolazione (Vedasi Italia con modifiche alla costituzione silenziose e ieri la TERNTESIMA FIDUCIA in pochi mesi nonostante una maggioranza bulgara.

Ma a cosa serve ormai il parlamento? a ratificare e basta? A si, manca ancora la legge elettorale porcata bis ed il bavaglio e ci siamo

ma il numero trenta è il numero del giorno

30

gruppo dei trenta:

LA notizia del giorno (Thanks Ticino Live)

di: WSI Pubblicato il 31 luglio 2012| Ora 06:53 (Pubblicato anche da Reuters)

Ue apre indagine su Draghi: possibile conflitto di interessi

Mario Draghi 446x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

L’accusa è di non aver agito in maniera indipendente nella decisione presa in giugno, a seguito della sua partecipazione al gruppo internazionale di leader del settore finanziario, il G30.

L’Unione europea avrebbe aperto una indagine contro il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, per possibile conflitto di interessi.
Roma – L’Unione europea avrebbe aperto una indagine contro il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, per possibile conflitto di interessi. Lo dichiara a Reuters il portavoce della Corporate Europe Observatory, società di ricerca che si occupa di mettere a nudo e contrastare condizioni e informazioni privilegiate di cui beneficiano tra le più alte cariche decisionali.

L’accusa è di non aver agito in maniera indipendente nella decisione presa in giugno, a seguito della sua partecipazione al gruppo internazionale di leader del settore finanziario, il G30. La partecipazione di Draghi andrebbe contro le regole etiche della banca centrale.

“Abbiamo ricevuto delle lamentele e inviato una lettera alla Banca centrale europea”, afferma Gundi Gadesmann, portavoce del mediatore europeo Nikiforos Diamandouros. “Adesso attendiamo una risposta”, ha continuato, ricordando come la Bce abbia tempo sino a ottobre.

Dalla Banca centrale europea confermano di aver ricevuto la lettera e assicurano che verrà data una risposta dettagliata entro la data richiesta.

“Draghi sarebbe in stretti rapporti con il gruppo citato e parteciperebbe a dei meeting a porte chiuse”, fanno sapere dal Corporate Europe Observatory. “Il G30 assume tutte le caratteristiche di un’attività di lobbying per le grandi banche private internazionali, e il Presidente della Banca centrale europea non dovrebbe esserne membro, visti i pericoli e le implicazioni riguardo la sua indipendenza”.

Capeggiato dall’ex-Presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, il G30 accoglie tra le persone più influenti in ambito finanziario, accademico e regolatore. Tra i membri l’ex-chairman della Fed Paul Volcker, il Governatore della Bank of Canada Mark Carney e della Bank of England Mervyn King.

Chi è il gruppo dei trenta?

Group of Thirty…i padroni del mondo?

- di Italo Romano -

Leggendo l’ultimo scritto di Barnard, vengo a conoscenza dell’esistenza dell’ennesimo gruppo elitario. Faccio ammenda, nonostante sia uno dei temi che affronto e studio maggiormente, ne ero completamente all’oscuro. Il suo nome è Group of Thirty (G30), ovvero Gruppo dei Trenta. Sul web sono riuscito a trovare poche informazioni, per di più in inglese, il che la dice lunga sull’importanza di questo ristretto gruppo globalista. Spulciando nel sito della Banca d’Italia, ho appreso che dal 21 al 23 maggio 2009, si è tenuta in Italia, presso la sede del massimo istituto creditizio, la 61^ riunione plenaria del G30. Addirittura, al termine dei lavori, l’allora presidente del Gruppo, prof. Jacob A. Frenkel, ex Governatore della Banca centrale di Israele, e l’allora Governatore della Banca d’Italia, prof. Mario Draghi, hanno tenuto una conferenza stampa formale dove hanno potuto partecipare solo giornalisti scrupolosamente selezionati.

Sempre sul sito della Banca d’Italia sono riuscito a reperire una brevissima presentazione del G30:

“Il Group of Thirty (G30), organizzazione senza fini di lucro, è formato da esponenti di altissimo profilo che ricoprono nel mondo importanti incarichi nel settore pubblico e privato, nonché da accademici delle università più prestigiose. Il G30, fondato nel 1978, si riunisce periodicamente per discutere temi economici e finanziari ed esaminare gli scenari che le autorità nazionali e gli operatori devono fronteggiare.

Formalmente denominato “The Consultative Group on International Economic and Monetary Affairs, Inc.”, il Gruppo è un importante foro di discussione e di elaborazione di idee in materia economica. I membri del G30 – governatori di banche centrali, rappresentanti di governi, economisti ed esperti del settore privato provenienti da 16 paesi diversi – hanno discusso nel tempo diverse questioni e pubblicato una serie di studi e ricerche sui più rilevanti temi di economia e finanza. Il G30 è guidato da Paul A. Volcker e Jacob A. Frenkel.”

Insomma, sempre la solita presentazione a filastrocca. Se consultate i diversi siti di queste organizzazioni elitarie potrete constatare di persona.

Questo organismo internazionale svaria su tutto il fronte economico, le tematiche affrontate nelle riunione del G30 sono le più disparate: dall’ambito monetario a quello finanziario; dalle Banche centrali ai mercati internazionali dei capitali; dalla vigilanza dei servizi e dei mercati finanziari, alle questioni macroeconomiche, come mercato del lavoro e l’intera catena produttiva.

Il Gruppo dei Trenta è stato fondato nel 1978 da Geoffrey Campana su iniziativa della Fondazione Rockefeller, che ha anche fornito il capitale iniziale. Il suo primo presidente fu Johannes Witteveen, l’ex direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI). Il suo attuale presidente è Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca Centrale europea, da poco succeduto (22 Novembre 2011) al sopracitato Jacob Frenkel.

La sede del G30 è a Washington DC, negli States. Ogni anno si tengono due riunioni plenarie, oltre a numerosi convegni, seminari e gruppi studio. Monitorano quotidianamente l’andamento dell’economia globale, veicolandola a proprio uso e consumo, nel tranquillo anonimato e nella cortina di disinformazione che li cela agli occhi e alle orecchie della maggior parte, troppo distratte e indaffarate dalla schiavismo giornaliero.

Spostiamoci ora sul sito inglese del Gruppo dei Trenta. Qui troviamo una scarna ma precisa presentazione:
“Il Gruppo dei Trenta è un organismo internazionale privato, senza scopo di lucro, composto da rappresentanti di alto grado dei settori pubblico e privato e il mondo accademico. Il Gruppo dei Trenta si propone di approfondire la comprensione delle questioni internazionali economiche e finanziarie, per esplorare le ripercussioni internazionali delle decisioni prese nei settori pubblico e privato, e di esaminare le scelte a disposizione di operatori del mercato e politici. Il lavoro del Gruppo dei Trenta plasma la struttura attuale e futura del sistema finanziario globale, fornendo raccomandazioni fruibili direttamente alle comunità politiche pubbliche e private.”

Poco spazio all’immaginazione. Si tratta di un gruppo di potere molto influente, i suoi membri sono l’èlite economica mondiale, i veri padroni del mondo, quelli che detengono il potere, e dettano i programmi politici ai burattini che noi andiamo ad eleggere “democraticamente” nella farsa elettorale.

L’organigramma del Gruppo dei Trenta è molto semplice, e si divide in:

Membri attuali;

Membri Senior;

Membri onorari;

Membri del passato;

I membri attuali sono 31, provenienti da ogni parte del globo, sono tutte personalità di spicco, i soliti nomi che compaiono in ogni organizzazione elitaria mondiali sta. Ecco la lista:

Jean-Claude Trichet, presidente del G30, ex presidente della BCE e governatore onorario della Banca di Francia.

jean claude trichet1 306x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012 (quello che un mese fa aveva affermato che la democrazia andrebbe sospesa per sistemare le cose!! persona che rimane quindi influente ai massimi livelli)

Paul A. Volcker, presidente onorario del G30, ex presidente della Federal Reserve , presidente onorario della Commissione Trilaterale, si è diviso per lungo tempo tra il Dipartimento del tesoro degli States e la Chase Manhattan Bank.

Jacob A. Frenkel, presidente del Consiglio di amministrazione del G30, presidente di JPMorgan Chase International, membro del Comitato esecutivo della JP Morgan Chase & Co. e dello JP Morgan International Council.

Geoffrey L. Bell, segretario esecutivo del G30, presidente della GeoffreyBell&Co. (società che si propone come consulente per grandi aziende e banche in tutto il mondo, fornendo consulenza sulle transazioni del mercato dei capitali nonché le attività di analisi del rischio economico e finanziario), ex consulente della Banca del Venezuela, ex consulente finanziaro del governo delle Barbados e della Giamaica, ex presidente della Guinness Mahon Holdings, una delle banche più antiche di Londra.

Abdlatif Al-Hamad, presidente del Fondo Arabo per lo Sviluppo Economico, ex Ministro delle Finanze e della Pianificazione del Kuwait.

Leszek Balcerowicz, professore della Scuola di economia di Varsavia, presidente del Consiglio della Bruegel (acronimo che sta per “Brussels european and global economic laboratory’, ovvero un think tank elitario), ex presidente Banca di Polonia.

Mark J. Carney, governatore e presidente della Banca del Canada, membro del Consiglio di Amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS).

Jaime Caruana, direttore Generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), ex governatore della Banca di Spagna.

Domingo Cavallo, presidente e amministratore delegato della DFC Associates e di LLC, ex Ministro dell’Economia argentina. Ha lavorato a lungo nell’amministrazione pubblica ed è noto per il piano di convertibilità che ha stabilito il rapporto di parità tra il dollaro americano e il peso argentino tra il 1991 e 2001, che ha trascinato l’Argentina nell’insolvenza, portando il paese in una crisi economica senza precedenti.

E. Gerald Corrigan, amministratore delegato di Goldman Sachs Group, ex presidente, Federal Reserve Bank di New York.

Guillermo de la Dehesa Romero, direttore del gruppo Santander, ex vice direttore della Banca di Spagna.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ex Governatore della Banca d’Italia, e presidente del Financial Stability Board.

mario draghi bce 208x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

William C. Dudley, presidente della Federal Reserve Bank di New York, ex partner e Amministratore Delegato di Goldman Sachs.

Martin Feldstein, Professore di Economia all’Università di Harvard, e Presidente Emerito del National Bureau of Economic Research.

Roger W. Ferguson, Jr., presidente e CEO di TIAA-CREF, ex presidente dell’America svizzera Re Holding Corporation.

Stanley Fischer, governatore della Banca d’Israele, ex Amministratore Delegato First, ex amministratore del Fondo Monetario Internazionale.

Arminio Fraga Neto, socio Fondatore di Gavea Investimentos, ex governatore della Banca centrale del Brasile.

Gerd Häusler, CEO Bayerisch Landesbank, ex amministratore delegato e membro del consiglio consultivo di Lazard and Company.

Philipp Hildebrand, Presidente del consiglio di amministrazione della Banca nazionale svizzera, ex partner di Moore Capital Management.

Mervyn King, Governatore della Banca d’Inghilterra, ex professore della London School of Economics, socio della British Academy.

Paul Krugman, Professore di Economia all’Università di Princeton, ex membro del Council of Economic Advisors.

Guillermo Ortiz Martinez, ex Governatore della Banca del Messico, Presidente del Consiglio della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Kenneth Rogoff, Professore di Public Policy and Economics ad Harvard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale.

Tharman Shanmugaratnam, ministro delle finanze di Singapore, ex Amministratore Delegato della Monetary Authority di Singapore.

Masaaki Shirakawa, governatore della Banca del Giappone, ex professore della Kyoto University School of Government.

Lawrence Summers, ex Direttore del Consiglio Economico Nazionale, ex presidente dell’Università di Harvard, ex segretario al Tesoro Usa

Lord Adair Turner, presidente della Financial Services Authority, membro della Camera dei Lord del Regno Unito.

David Walker, Senior Advisor di Morgan Stanley International, ex presidente del consiglio Securities and Investments.

Yutaka Yamaguchi, ex Vice Governatore della Banca del Giappone, ex presidente Euro Valuta Commissione Permanente.

Ernesto Zedillo, direttore del Centro di Yale per lo studio della globalizzazione, ex Presidente del Messico.

Zhou Xiaochuan, governatore Banca Popolare Cinese, ex presidente Banca cinese costruzione, ex Asst. Ministro del commercio.

Poi abbiamo i membri senior:

William R. Rhodes, presidente e CEO della William R. Rhodes Global Advisors, e Senior Advisor, Citigroup, membro del CFR,

Marina v N. Whitman, professore all’Università del Michigan ed ex membro del Council of Economic Advisors.

E, infine, ma non come importanza, i membri onorari:

Richard A. Debs, ex presidente della Morgan Stanley International, ex COO dela Federal Reserve Bank di New York.

Jacques de Larosière, presidente di Eurofi, consigliere di BNP Paribas ed ex direttore del FMI.

Gerhard Feld, ex direttore de Institut der Deutschen Wirtschaft, membro del Comitato delle Nazioni Unite del programma sviluppo.

Toyoo Gyohten, presidente dell’Istituto Internazionale per gli affari monetari ed ex presidente della Banca di Tokyo.

John Heimann, senior Advisor per la stabilità finanziaria dell’Istituto Comptroller of the Currency.

Erik Hoffmeyer, presidente Politiken-Fonden ed ex presidente del consiglio della Banca nazionale di Danimarca.

Peter Kenen, professore di Economia all’Università di Princeton ed ex socio senior del Council on Foreign Relations (CFR).

William McDonough, ex Vice Presidente di Bank of America, ex presidente della Federal Reserve Bank di New York;

Shijuro Ogata, vice Presidente della Commissione Trilaterale, ex Vice Governatore Banca del Giappone.

Silvia Ostry, socio ricercatore del Center for International Studies ed ex ambasciatore per i negoziati commerciali del Canada

Ernest Stern, senior Advisor del Gruppo Rohatyn ed ex Amministratore Delegato della Banca Mondiale.

Anche tra gli ex membri risultano figure preminenti dell’ambito economico-finanziario internazionale, sul sito possiamo consultare la lista. Tra essi figura Tommaso Padoa-Schioppa, deceduto poco più di un anno fa, ma come ricordiamo ha fatto parte delle più alte istituzioni finanziarie italiane, europee e mondiali. E’stato vice presidente della Banca d’Italia, Ministro dell’economia della finanza nel governo Prodi II, membro della Commissione europea e della BCE. Convinto europeista, ha fatto parte del Comitato Delors che ha disegnato la strada per la creazione della moneta unica. Inoltre è stato un dirigente del FMI e consigliere economici del governo greco di Papandreou, di cui conosciamo bene la tragica fine.

Ora vogliamo dire che tutti questi pezzi da novanta non hanno nessuna influenza sul “regolare” decorso della storia? Suvvia, questi club esclusivi di potere dirigono il mondo e scrivono la storia, hanno il diritto di veto sulla vita di miliardi di persone. E’ da qui che vengono decise e create a tavolino le crisi economiche. Nei meandri di questi gruppi elitari si decide il tracollo economico di una nazione o di un intero continente.

Questa rete di organizzazioni internazionali di cui fa parte il Gruppo dei trenta, insieme alla Commissione Trilaterale, il CFR, il RIIA, la Round Table, il Bilderberg, l’Aspen Institute e il Club di Roma, sono il nuovo olimpo degli dei. Essi giocano a dadi con il mondo, come in un risiko a grandezza naturale. Per loro siamo solo pedine, un mezzo da usare per un fine ben preciso, il controllo totale del globo.

Noi, nella nostra infinita arroganza, crediamo di essere liberi, di vivere in democrazia, nel migliore dei mondi possibili. Siamo troppo indaffarati nella nostra schiavitù quotidiana per renderci conto di ciò che realmente ci circonda. Siamo succubi, siamo schiavi, e nella maggior parte dei casi siamo fieri di esserlo. Dibattiamo, sprecando preziose energie, sulle cose più assurde, a volte anche pensando di essere dei fini intellettuali e delle menti illuminate. Ognuno si sente superiore a qualcun altro, la presunzione è tale da creare una gerarchizzazione prima morale che materiale. Le armi di distrazioni di massa hanno anestetizzato i cervelli, la pigrizia ancestrale e la stupidità genetica han fatto il resto, cullandoci in fallaci certezze e in comode convinzioni, indotte artificialmente, e non certo frutto di un pensiero autonomo e indipendente.

I più si rifiutano a credere quando gli si dice o scrive talune cose. A scuotere lo status quo dominante si rischia di incamminarsi in un percorso di solitudine. Quando il l’uomo-bradipo cade dall’albero su cui sonnecchia pancia all’aria più o meno sereno, sbatte il culo per terra, e non ha occhi per vedere, e non ha orecchie per intendere. Il mondo artificioso in cui galleggia è talmente radicato nel suo pensiero da non poter accettare nessun’altra definizione della realtà che lo circonda. La presunzione e l’eccessiva autostima han fatto molto più vittime di una guerra. Chi osa far ciò, lo fa a suo rischio e pericolo, e l’isolamento è una delle peggiori arme che il branco tende ad usare per istinto di sopravvivenza e di autoconservazione. Poi ci sono anche alcune persone molto intelligenti, ma anche tanto furbe quanto affariste e opportuniste, che han fatto loro l’inganno, e lo sfruttano a proprio vantaggio, elevandosi sulla spalle degli altri, e nonostante ciò ricevono la stima e l’adulazione della stesse persone su cui questi soggetti usano far leva per raggiungere i loro scopi egoistici. Essi sono i più grandi servi del sistema.

“… Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi.”

Niente di più vero.

Fonti:

http://www.bancaditalia.it/media/notizie/G30_roma

http://www.group30.org/index.shtml

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-1001522/trichet-nominato-presidente-group/

http://en.wikipedia.org/wiki/Group_of_Thirty

http://www.oltrelacoltre.com/?p=11603

Tratto da: I padroni del mondo: Group of Thirty | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2011/12/22/i-padroni-del-mondo-group-of-thirty/#ixzz22GZp3W6v
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

SPREAD A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

Mi viene da chiedermi chi è Draghi, visto che sta decidendo anche il rezzo del mio caffè questa mattina…e soprattutto che ruolo abbia avuto negli ultimi 20 anni, anni in cui a mio avviso si sta riscrivendo la storia economica (e non solo) del mondo:

1992-2012

 

Draghi, dal Britannia alla Banca centrale europea (cosa si scriveva di lui poco prima dell’incoronazione al vertice BCE)

rmy britannia 01 399x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

Mario Draghi ha incassato anche l’ultimo sì nella sua corsa verso la presidenza della Banca centrale europea. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dato il suo definitivo e decisivo placet alla nomina del governatore della Banca d’Italia alla guida dell’istituto di Francoforte. La frase liberatoria non è stato un perentorio “lo voteremo” ma un più cauto “potremmo sostenere la sua candidatura” che, venendo però dal capo della prima potenza economica europea, rappresenta un’investitura vera e propria.

La Merkel non è infatti tipo da fare dichiarazioni tanto per dire qualcosa. Se ha parlato significa che ha ricevuto il gradimento da parte degli ambienti economico-finanziari e industriali nazionali che evidentemente non considerano Draghi il tipico esponente di quell’area del Sud Europa i cui Paesi, membri dell’Unione, sono incapaci di tenere sotto controllo i conti pubblici e finiscono per obbligare il colosso teutonico a mettere mano al portafoglio per tamponare i loro buchi di bilancio.

Con Draghi, è la valutazione del nocciolo duro del sistema economico tedesco, non si correranno rischi e l’attuale presidente del Financial stability board (Fsb) proseguirà nella politica monetaria che ha contraddistinto l’attività dell’attuale presidente, il francese Jean Claude Trichet, il cui mandato scadrà a fine ottobre. Una politica, è bene ricordarlo, mirata soprattutto a tenere sotto controllo la liquidità in circolazione e la dinamica dell’inflazione anche se questo approccio può vanificare gli ancora timidi segnali di ripresa che si registrano.

Draghi è considerato molto vicino agli ambienti della finanza anglo-americana come testimonia il suo passato professionale che lo ha visto vice presidente per l’Europa della Goldman Sachs? Per la Merkel questo conta relativamente poco. Non si può accomunare un dirigente con la banca d’affari che negli Stati Uniti è considerata dal cittadino medio come l’emblema della più vergognosa speculazione che ha rapinato i cittadini e li ha spogliati della casa, del lavoro e dei risparmi di una vita. Una banca, peraltro, che è uscita indenne dalla tempesta finanziaria visto che Barack Obama non ha esitato a versarle 7,5 miliardi di euro per salvarla dal fallimento e ringraziarla di avergli finanziato la campagna elettorale per le presidenziali del 2008.

Draghi è però anche altro. Non ci stancheremo mai di ricordare che fu direttore generale del Tesoro e che come tale diresse il processo di privatizzazione delle imprese pubbliche. Tutto iniziò il 2 giugno del 1992, festa della Repubblica (!) quando al porto di Civitavecchia approdò il panfilo reale Britannia, affittato per l’occasione da “British Invisible”, una società di Londra occupata nel promuovere il Made in Britain nel mondo. A bordo del panfilo che poi salpò per l’Isola del Giglio facendo ritorno in serata, salirono decine di dirigenti di imprese pubbliche che vennero eruditi dai gentili padroni di casa (funzionari della City londinese) sulle bellezze del Libero Mercato e sulla necessità delle privatizzazioni. Mani Pulite era iniziata e tutti quei dirigenti, coscienti che si stava per realizzare un cambio di regime, con DC e PSI in procinto di essere spazzati via e sostituiti con un PCI-PDS ormai socialdemocratico, salirono sul Britannia anche per vedere che aria tirava e ingraziarsi i nuovi padroni. Draghi, così raccontò in seguito, salì a bordo, fece un discorso introduttivo e scese prima che la nave salpasse.

In autunno tanto per dimostrare che non era uno scherzo, partì da Londra e da New York una speculazione contro la lira che si concluse con il prosciugamento delle riserve valutarie della Banca d’Italia governata da Ciampi, e con una svalutazione del 30% della lira che rese più convenienti per la stessa percentuale le aziende pubbliche che negli anni seguenti vennero messe in vendita dai governi Prodi e D’Alema.

Oggi curiosamente, il più strenuo sostenitore di Draghi non è un Paese dell’area dell’euro (Berlusconi e Tremonti ad esempio non lo possono vedere anche se il secondo ha comunicato di aver già firmato il documento ufficiale per formalizzare la candidatura) ma la Gran Bretagna ancora orgogliosamente legata alla sua sterlina e nemica dell’euro. La campagna svolta dall’Economist e dal Financial Times è in tal senso esemplare.

Ancora riguardo al Britannia, , il panfilo della regina Elisabetta in rotta lungo le coste tirreniche, dalle acque di Civitavecchia e quelle dell’Argentario. E’ il 2 giugno (1992), festa della Repubblica, sono trascorsi esattamente cento giorni dall’arresto di Chiesa. Ma i potenti, si sa, hanno le antenne ben tese e si organizzano in un baleno. Negli splendidi saloni del panfilo si son dati appuntamento oltre centro tra banchieri, uomini d’affari, pezzi da novanta della finanza internazionale, soprattutto di marca statunitense e anglo-olandese. A guidare la nostra delegazione – raccontano in modo scarno le cronache dell’epoca – proprio lui, Draghi, che ai «signori della City» illustra per filo e per segno il maxi programma di dismissioni da parte dello Stato e di privatizzazioni. Un vero e proprio smantellamento dello Stato imprenditore.

A quel summit, secondo i bene informati, avrebbe partecipato anche l’attuale ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che sul programma Draghi cercò di far da pompiere: «non venne programmata alcuna svendita – osservò – fu solo il prezzo da pagare per entrare tra i primi nel club dell’euro». Più chiari di così…. In perfetta sintonia con l’attuale “avversario” (del Polo) l’allora presidente Iri, Romano Prodi e quello dell’Eni, Franco Barnabè. Pochissime le voci di dissenso. Il napoletano Antonio Parlato, all’epoca sottosegretario al Bilancio, di An, sostenne che Draghi aveva intenzione di portare avanti un progetto di privatizzazioni selvagge. E aggiunse che proprio sul Britannia si sarebbero raggiunti gli accordi per una supersvalutazione della lira. Guarda caso, tra gli invitati “eccellenti” del Britannia fa capolino George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma yankee d’adozione, a capo del Quantum Fund e protagonista di una incredibile serie di crac provocati in svariate nazioni nel mirino degli Usa, potendo contare su smisurate liquidità, secondo alcune fonti di origine anche colombiana. E guarda caso, per l’Italia sarà settembre nero, anzi nerissimo, con una svalutazione del 30 per cento che costringerà l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi (direttore generale Lamberto Dini) a prosciugare le risorse della banca centrale (quasi 50 miliardi di dollari) per fronteggiare il maxi attacco speculativo nei confronti della lira.

A infilarci pesantemente uno zampino anche Moody’s, l’agenzia di rating che declassò i nostri Bot. Le inchieste per super-aggiotaggio avviate in diverse procure italiane (fra cui Napoli e Roma) sono finite nella classica bolla di sapone. Eppure, anche allora, e come al solito, a rimetterci l’osso del collo sono stati i cittadini-risparmiatori. Craxi puntò l’indice contro «una quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici», parlando di «potenti interessi che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello Sme», e di un «intreccio di forze e circostanze diverse».

10031 bandiera europa strappata 72 jpg1 449x300 A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

IL SALVATOR SOTTILE

Ad arginare la tempesta arriverà il governo di salute pubblica guidato da Giuliano Amato, il dottor Sottile passato dalla fedeltà craxiana a quella dalemiana. E per guidare il tanto sospirato piano di Privatizzazioni – il solo che potrà salvare la nave Italia dalle tempeste finanziarie – chi potrà esserci mai? Of course, Super Mario Draghi, che in otto anni porterà a casa un bottino da quasi 200 mila miliardi di vecchie lire, vendendo a destra e a manca gli ex gioielli di casa, anzi dello Stato. Una mission messa a segno con grande determinazione, portandoci in testa alla hit internazionale dei ‘privatizzatori’ (secondi solo alla Gran Bretagna dell’amico Tony Blair). Ma, secondo altri “tecnici”, con una politica di scientifica vendita a prezzi stracciati. Super Mario – appena sceso dal Britannia – dà inizio alla sua guerra. Siamo a metà luglio 1992 quando l’appena battezzato governo Amato dà il via libera alla liquidazione dell’Efim, azienda storica del parastato, gestito coi piedi dai boiardi di Stato ma ancora in grado di esprimere qualcosa. «Draghi fa una piccola finta iniziale – descrive chi lo conosce bene – per congelare i debiti con le banche, anche estere. Ma poi tutto si accomoda, già a fine agosto gli istituti di credito internazionali sono contenti di come procedono le cose e poi verranno soddisfatti man mano».

Peccato che vada disintegrato un patrimonio non da poco, composto da un centinaio di società del gruppo e da migliaia e migliaia di posti di lavoro. Ma si sa, la finanza, soprattutto quella “globalizzata”, non può andar tanto per il… Sottile. Da allora in poi sarà un valzer di dismissioni. E di grandi manovre. Proprio alla fine di quella bollente estate 1992, il governo Amato apre le danze, con la trasformazione in società per azioni dei grandi enti pubblici, Enel, Eni, Ina ed Iri in pole position. La prima maxi operazione è di un anno dopo, quando il Credito Italiano va all’asta, per la gioia di imprenditori della vecchia e nuova finanza, d’assalto e non. La finanza anglo-americana, quella a bordo del Britannia, gongola, ed un segnale più che significativo arriva con lo sbarco del neo ambasciatore Reginald Bartholomew, che dopo qualche mese di acclimatamento tra i salotti romani dichiara: «continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera agli investimenti esteri».

Dopo cinque anni – dimessi i panni dell’ambasciatore – Bartholomew viene nominato presidente della Merryl Linch Italia, uno dei colossi finanziari made in Usa. Quando la politica & la finanza vanno a braccetto. Detto, fatto, comunque. Le direttive di mr. Reginald sono state seguite a puntino nel corso degli anni ’90. Dalle maxi privatizzazioni targate Telecom (23 mila miliardi) ed Enel (32 mila), passando attraverso un mare di aziende sparse un po’ in tutti i settori, a cominciare dall’agroalimentare che viene letteralmente dato in pasto, è il caso di dirlo, ai big olandesi, inglesi o a stelle e strisce. Arriviamo nel 2000. L’altro colosso di Stato, l’Eni, è già in avanzata fase di privatizzazione. Manca solo il ramo “immobili”, la ciliegina finale. Ad acquisirne la fetta più grossa, per circa 3000 miliardi delle vecchie lire, è un altro colosso dell’intermediazione finanziaria Usa, Goldman Sachs, tramite il suo dinamicissimo fondo Whitehall, che così entra in possesso – per fare un solo esempio – dell’ex area Eni di San Donato Milanese, 300 mila metri quadrati superappetibili, dove potrebbero essere trasferiti gli storici locali Rai di corso Sempione. Goldman Sachs, comunque, non si ferma qui, e fa incetta di altri immobili, come quelli della Fondazione Cariplo (e poi, con un altro big Usa, Morgan Stanely, sui patrimoni mattonari di Unim, Ras e Toro).

Altro acchiappatutto, il gruppo Carlyle, che ha fatto incetta di immobili anche a Napoli (tra gli azionisti principali, le famiglie Bush e Bin Laden). Secondo le ultime statistiche di fonte Sole 24 Ore (“Scenari Immobiliari”) i gruppi esteri ormai sopravanzano quelli nostrani, 11 mila contro 15 mila miliardi di vecchie lire di patrimonio ex-pubblico: tra i privati nazionali spiccano Ipi (Danilo Coppola), Pirelli Real Estate (Tronchetti Provera), Risanamento (Zunino), Statuto, Ligresti, ovvero la crema mattonara di casa nostra.

Roba da revolverate. Qui chiamo il mio alter ego.

anthony hopkins A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

 

Conclusioni:
Un giornalista recentemente scomparso amava dire: non credete assolutamente a nulla di ciò che vi dicono. Comiciate a preoccuparvi quando arriva una smentita ufficiale

niente è ciò che appare…. è come sembra…

diciamo chè è molto meglio una lunghissima agonia della Grecia e dei PD (Paesi deboli) di qualche crack immediato. Un fallimento in piena regola ci esporrebbe a pagare 13.000 euro a testa. E allora paghiamoli, mandiamo tutti a casa, e smettiamola di svenarci (rciordo 50 miliardi di euro pe 20 anni solo per il pareggio di bilancio, poi c’è l’ESM…125 in una botta se scivola la Spagna)

Intanto lo spread nonostante tutto quest’esibir di muscoli e questo formicaio impazzito di economisti è risalito a 480

… ma non a 510

gli Europei vanno cotti a fuoco lento…

Ma nessuno si incazza mai?

rambo A CHI GIOVA DAVVERO QUESTA CRISI ... STOP AND GO? ALCUNI RETROSCENA INQUIETANTI... LE PAROLE DI R. MUNDELL., LAPERTURA DELLINCHIESTA SU M. DRAGHI E LE ASSONANZE 1992 2012

 

Disclaimer: il presente testo non ha alcuna pretesa di rappresentare la verità, ma solo di cercare di collegare alcune informazioni e spingere alla riflessione il lettore su opinioni liberalmente espresse, non necessariamente vere, ma verosimili. Nel pieno rispetto di ogni altra idea e opinione.

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