Analisi della Svalutazione del 1992-1995 – Reload

Di Gpg Imperatrice , il - 57 commenti

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Riporto qui alcune considerazioni di un lettore (Tombecker) che nei commenti dell’articolo Tornare alla Lira di Funny King ha espresso opinioni qualitative e quantitative relative alla svalutazione della Lira del 1992-1995.

 

Se poi aggiungessi la tabella anno per anno di quel mitico” quadriennio ’92-’95 (crescita PIL, inflazione e aumento del debito pubblico totale, nella fattispecie) credo che nessuno si azzarderebbe a dire piu’ ne’ beh ne’ ma con questa storia della svalutazione.

Te li ripeto ancora:
– In quei 4 anni il debito pubblico aumento’ di oltre il 20% sul PIL.

– In quegli anni la crescita fu dell’1% (addirittura negativa in un anno).

– In quegli anni l’inflazione viaggiava tra il 4 e il 6%.

Io tutto sto eldorado non lo vedo, anzi. 

E se per te un aumento di produzione industriale del 5% (o anche 10%…) giustifica un aumento del debito pubblico di tale entita’, non ti offenderai se non ti prendo troppo sul serio.

Quando dici che questa Europa sembra l’Italia, in parte hai ragione. Come succede in Italia, ci sono parti che cercano scorciatoie, scappano dalle proprie responsabilita’ e ci sono cittadini di alcune aree geografiche che trattano le politiche implementate dai politici “locali” come esogene.

Quale sarebbe la colpa dei tedeschi? Il fatto di avere la stessa moneta che abbiamo noi e il fatto di voler mantenere i conti in regola (compresa una moneta che non perde valore ogni anno che passa al 5 o al 10%?).

Pensi davvero che valga la pena indebitarsi del 5% all’anno per avere una crescita dell’1%? E io mi domando e dico…e il 4% che manca dove cappero e’ finito?
E quando dico manca intendo nell’ipotesi di distribuzione diretta ai cittadini tramite accreditamento su conto corrente (e conseguente spesa). Ovviamente invece se uno si aspetta che le attivita’ economiche si svolgano normalmente…e aumentando il debito pubblico del 5% mi aspetterei una crescita piu’ alta di tale cifra.

La risposta a questa domanda, per quanto banale, contiene il motivo per cui tornare alla lira sarebbe solo deleterio e sottolinea come il problema italiano sia piu’ sociale, quasi filosofico, che economico.

 

Le tesi sono fondamentalmente 3:

 

1) L’inflazione correva in modo rilevante durante il periodo della svalutazione

2) La svalutazione 1992-1995 non ha avuto impatti significativi sul PIL

3) La svalutazione della Lira nel 1992-95 fu un fenomeno che ando’ a braccetto con l’incremento del Debito Pubblico

 

 Andiamo a fare un’analisi di questi 3 parametri:

 

1) L’INFLAZIONE DURANTE LA SVALUTAZIONE DEL 1992-1995

Vediamo cosa accadde nella Svalutazione del 1992-1995, guardando anche gli anni prima e dopo.

In sintesi, pur in presenza di una Svalutazione del 50% tra fine 1992 ed il 1995, si e’ avuto:

a) Un’inflazione media annua del 4,6% tra 1993 e 1995

b) Il dato va letto nel contesto dell’epoca (la Germania ebbe negli stessi anni un 3,0% nonostante la rivalutazione): il differenziale di inflazione con la Germania nei 3 anni fu cumulato del 4,9% (1,6% medio annuo), e si ridusse fortemente rispetto al periodo antecedente (cambio fisso), e nel periodo successivo, quello 1996-98, la rivalutazione sul Marco, non incise piu’ di tanto sul differenziale di inflazione tra Italia e Germania.

c) Il dato va confrontato con quello del periodo antecedente a cambi fissi (media annua 1990-92 al 5,9%) e successivo ove ci fu una rivalutazione (media annua 1996-98 al 2,6%)

In estrema sintesi l’impatto inflattivo, tanto in termini assoluti, quanto letto nel contesto internazionale dell’epoca, quanto letto in confronto ai periodi precedente (cambi fissi) e successivo (rivalutazione e cambi fissi) fu estremamente modesto, e di una frazione modestissima rispetto all’entita’ stessa della svalutazione, e la cosa e’ leggibile in ogni confronto (assoluto, relativo, temporale).

La cosa fu possibile grazie al crollo delle importazioni (piu’ care) sostituite in ampie fette di mercato da produzione nazionale piu’ a buon mercato.

Dai numeri sopra presentati, ma anche da quelli dei periodi precedenti e successivi, che risulta chiara e’ che da decenni l’Italia ha un sistema maggiormente inflattivo della Germania, tanto con Lira/Marco che con Euro, tanto in presenza di Cambi fissi che in presenza di svalutazioni o rivalutazioni, tanto quando marciavamo con Deficit Pubblico del 10% ed oltre, tanto quando avevamo un Saldo Primario positivo di oltre il 5%, ed assai maggiore della Germania. Semplicemente il Sistema Italiano (al pari di quello di diversi paesi europei) e’ da decenni maggiormente inflattivo di quello Tedesco, per una serie di ragioni sistemiche (sistema distributivo maggiormente parcellizzato, sistema delle relazioni sindacali e di controllo delle retributioni, sistema di controllo e calmieramento dei prezzi immobiliari, sistemi dei servizi, etc): Lira, Euro, svalutazioni o cambi fissi, rigore pubblico o deficit a manetta hanno storicamente un’influenza, ma decisamente minore alle cause sistemiche sopra descritte.

Faccio presente che, tra le cause sistemiche di cui sopra, ce ne sono alcune (calmieramento dell’immobiliare o dei servizi o delle retribuzioni) affrontabili in tempi ragionevolmente ristretti (tramite riforme, liberalizzazioni, cambiamento di relazioni), altre affrontabili con effetti di successo solo in lustri (sistema distributivo).

 

2) IL PIL DURANTE LA SVALUTAZIONE DEL 1992-1995

 Onestamente dire che la crescita fu dell’1% in quegli anni e’ vero, ma in se’ non vuol dire niente, se non si guarda il contesto (Germania, Europa) in cui siamo inseriti.

Ancora una volta guardiamo i dati, raggruppati negli anni della Svalutazione, negli anni precedenti (cambio fisso) ed in quelli successivi (rivalutazione e cambio fisso), ovviamente confrontandoli con quelli del contesto siamo (Europa) o con cui ci confrontiamo (Germania).

 Quanto sopra descritto trova conferma nell’andamento del conto corrente della Bilancia dei Pagamenti Italiana che ottenne un miglioramento epocale (quella tedesca fini’ negativa) a seguito della svalutazione (si noti invece l’andamento negativo nei periodi a cambio fisso):

Diamo un’occhiata al Saldo Primario: nel corso degli anni 90 la Germania e’ rimasta attorno ad avanzo primario costante (segno di assenza di consistenti manovre recessive), mentre in Italia si passo’ da un passivo del saldo primazio dei conti pubblici, ad un avanzo primario di dimesione epocale a meta’ degli anni 90.

In sintesi appare del tutto evidente che la Svalutazione della LIRA ebbe un fortissimo impatto positivo sul PIL, che nonostante manovre economiche di dimensione epocale avvenute nel periodo e con effetti recessivi decisamente maggiori in proporzione a quelle odierne di Monti, consentirono di passare, nonostante un ciclo economico internazionale non favorevole, ad un saldo primario positivo del 6,5%. Furono proprio gli effetti della Svalutazione a consentire al PIL dell’epoca di non crollare (con Monti e l’Euro, oggi, e manovre di assai minore entita’, siamo col PIL in crollo verticale, anche rispetto al resto d’europa) e la dimensione di tale spinta sul PIL e’ desumibile dal grafico delle Partite correnti. In Germania dai dati e’ evidente l’effetto opposto.

 

3) LA SVALUTAZIONE DEL 1992-1995 FU UN FENOMENO CHE ANDO’ A BRACCETTO CON UN INCREMENTO EPOCALE DEL DEBITO PUBBLICO

Anche in questo caso e’ vero esattamente l’opposto.

Abbiamo visto che proprio a cavallo degli anni della svalutazione della Lira, il saldo primario, indicatore fondamentale per capire il “parassitismo” dello Stato, divento’ positivo fino a valori notevoli, e cio’ consenti’ di invertire la dinamica della curva del Debito (la cosa e’ maggiormente visibile sul Debito Pubblico netto, dove appare in tutta la sua dimensione l’effetto di riaccumulazione di attivita’ dello stato: cassa e riserve).

 

Conclusioni:

Abbiamo gia’ analizzato tanti parametri in quella svalutazione del 1992-1995. Ora abbiamo visto che una serie di luoghi comuni, sono sostanzialmente smentiti. Gli effetti inflattivi della svalutazione 1992-95 furono modesti. Il PIL ebbe un vantaggio epocale nella sua componente import-export, e si comporto’ in quegli anni meglio che nel resto d’Europa, nonostante proprio in quegli anni furono fatte una serie di manovre economiche di dimensioni epocali (Amato – Ciampi – Berlusconi – Dini) che portarono al crollo del Deficit, alla costituzione di un forte attivo primario ed ad una netta inversione della dinamica del Debito Pubblico. Furono poi i governi dei successivi 15 anni (che sostanzialmente dormirono e non ridussero tasse e spese, e non fecero riforme), unitamente all’incapacita’ dell’Italia di convivere a lungo termine con un sistema di cambi fissi ed Euro (che ha via via falcidiato produzione industriale e conto corrente della bilancia dei pagamenti e di componente estera del PIL), a non permettere il completamento del risanamento.

Chi oggi pensa che la situazione del 2012 differisca da quella del 1992, rammento che rispetto all’epoca, il peso dell’ “import-export” nel 2012 rispetto al PIL e’ significativamente maggiore che nel 1992 (in Italia come in tutti i paesi Europei), e che quindi gli effetti di una svalutazione oggi, dovrebbero teoricamente essere conseguentemente maggiori.

 

GPG Imperatrice

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  • Homo_Liber

    Questo articolo è un raro esempio di perfezione analitica e lucida sintesi (comprensibile anche ai non esperti in materia economica), per cui l’autore merita appieno un plebiscitario “SEI UN MITO”.
    Grazie GPG Imperatrice 

  • VincenzoS

    Condivido il parere di Homo Liber, ottima analisi.
    D’altra parte, se l’argomento non fosse stato rimosso dalla storiografia ufficiale, ci si accorgerebbe che l’unificazione monetaria conseguente all’unificazione d’Italia, ebbe lo stesso effetto accentuando le differenze Nord-Sud che, anzi, prima dell’Unità quasi non esistevano e il successivo crollo delle attività economiche del Sud, con il bel risultato che oggi il Nord è costretto a pagare per mantenere il Sud.
    Per quanto ho potuto sapere parlando con le persone anche gli accurati pianificatori sovietici ottenero lo stesso risultato con il rublo addirittura in un’economia non di mercato. Ai tempi dell’URSS i russi dovevano “pagare” per tenere buoni turkmeni, uzbeki e via discorrendo, nel cui territorio qualsiasi attività languiva, tant’è che i cittadini delle repubbliche periferiche ricevevano stipendi più elevati dei russi per fare lavori ancora più fasulli di quelli dei russi i quali qualcosa, per mandare avanti la baracca, dovevano pur fare. E non a caso furono proprio i russi a decidere di mollare.
    Situazione simile si avrebbe negli USA tra, per esempio Alabama e California, se la FED, per il ruolo parrticolare del dollaro, non fosse libera di “stampare” a piacimento.
    In ogni caso, GPG, in considerazione dell’ottima capacità di analisi le vorrei porre una domanda, che ho già posto in termini generici in numerosi altri commenti qui e su altri siti.
    Come mai, fatte salve eccezioni di nazioni molto piccole o con bilancie commerciali in larghissimo attivo (paesi produttori di petrolio) tutti i paesi del mondo senza eccezioni, pur avendo il potere di tassare ricorrono al debito per coprire la spesa pubblica?

    • Rispondo: perche’ e’ la via semplice.

      • VincenzoS

        Questa volta non mi convince. Anche in Svezia o Finlandia, dove la gente paga le tasse tranquillamente visto che comunque i servizi pubblici sono di altissimo livello?
        Per come la vedo io, l’ho scritto anche in altri commenti, il debito pubblico, “mutatis mutandis” è assimilabile al capitale sociale di un’azienda e i bond alle azioni.
        Quando delle persone fondano una S.p.A. conferiscono il capitale che viene rappresentato dalle azioni. Salvo rarissimi casi il capitale non viene mai restituito e le azioni annullate. Però ognuno singolarmente ha la possibilità di cedere le sue azioni ad altri rientrando di quanto versato.

        • Ho solo risposto alla domanda da te fatta “Come mai tutti i paesi del mondo senza eccezioni, pur avendo il potere di tassare, ricorrono al debito per coprire la spesa pubblica?”
          Mico ho detto che condivido questo fatto Vincenzo.

  • La discriminante tra un’uscita dall’Euro organizzata e con impatti MINIMI e riassorbibili per l’economia REALE e un’uscita rovinosa con danni riassorbibili in anni di ulteriore crisi è, a mio avviso, la qualità della classe politica che programma l’operazione. Insomma servono amministratori che abbiano come obiettivo gli interessi nazionali e solo quelli. 

  • Cruciverba

    Una Piccola Precisazione, il Debito Pubblico sali’ a livelli stratosferici perchè la Banca d’Italia con una folle scelta di Amato/Barucci decise di difendere la Lira Bruciando 48 Miliardi di USD (75 Mila Miliardi di Lire ) di riserve valutarie . Soros & Co. ringraziano ancora per quel regalo…Questo va precisato ,altrimenti il debito che lei sottolinea…sembra salti fuori dal nulla…cosa che invece non è . La sua analisi a mio parere risulta quindi imprecisa.
    Saluti

    • prendo nota

    • marcobaldi

      no, i tassi si abbassorono.
      E le riserve le brucio’ Ciampi PROPRIO PER CERCARE DI TENERE IL CAMBIO FISSO.

  • Lo Ierofante

    Cara Imperatrice non me ne volere però questo articolo, parafrasando F. Bastiat, racconta ciò che gli occhi hanno potuto vedere, ma non tiene in debito conto ciò che gli occhi non hanno potuto vedere. Perciò ritengo doveroso integrarlo con quanto segue.

    Il termine inflazione indica “l’incremento della quantità di moneta e di banconote in circolazione e nei conti correnti”. Tuttavia, la gente utilizza abitualmente tale vocabolo per indicare un possibilissimo effetto dell’inflazione stessa, vale a dire la tendenza di tutti i prezzi e dei salari ad aumentare. L’ISTAT calcola questo, ossia il tasso di crescita dei prezzi dei beni al consumo e lo fa con diversi indici (NIC, FOI, IPCA).

    Ora nel caso specifico devi tenere conto di 3 fattori: 

    1. Come viene costituito e (muta nel tempo) il paniere ISTAT per calcolare i vari indici dei prezzi al consumo.

    2. Negli anni 90, in particolare dal 1992 e per tutto il corso degli anni successivi del decennio, le banche centrali dei vari Paesi si giovano dei benefici deflazionistici derivanti dalla globalizzazione economica (conseguenza della piena apertura di nuovi mercati internazionali) al fine d’implementare ingenti politiche inflazionistiche (chi più, chi meno). Il bilanciamento tra questi due aspetti (politica inflanzionistica delle banche centrali e deflazione dell’economia mondiale) ha determinato in quegli anni un incremento dei prezzi abbastanza contenuto. Ciò è successo anche in Italia. Nel corso degli anni 2000 questo bilanciamento è venuto meno mano a mano che la spinta  positiva della globalizzazione economica veniva “naturalmente” affievolendosi. Pertanto, sono incominciate un po’ alla volta ad uscire tutte le magagne del sistema.

    3. Ad un certo punto affermi che
    «In sintesi appare del tutto evidente che la Svalutazione della LIRA ebbe un fortissimo impatto positivo sul PIL». (nonchè sull’andamento del conto corrente della Bilancia dei Pagamenti Italiana e sul Saldo Primario)
    Questo impatto positivo come conseguenza della Svalutazione ha avuto lo stesso impatto che ha una dose nuova di droga per un tossicodipendente. 
    Mi spiego:

    «Sussistono due tipi di disoccupazione. La prima è la disoccupazione catallattica o volontaria e concerne le persone che decidono intenzionalmente di non svolgere alcuna attività lavorativa, preferendo dedicarsi ad altro. La seconda è la disoccupazione istituzionale o involontaria che scaturisce a seguito di un utilizzo scriteriato da parte degli apparati statali degli strumenti di politica monetaria, fiscale, e regolamentare. Sono due anche le cause della disoccupazione, una indiretta l’altra indiretta.  
    “La causa indiretta è l’inflazione monetaria. L’inflazione monetaria, distorcendo la percezione della realtà, può spingere facilmente le imprese ad indirizzarsi verso progetti di investimento che nel corso del tempo si riveleranno tuttavia sempre più inconsistenti e impossibili da sostenere. Di conseguenza, questi mal investimenti si ripercuoteranno nel mercato del lavoro, inducendo le persone a subire gli effetti di scelte di studio e di impiego che alla fine del processo distorsivo si rileveranno illusorie e che alla resa dei conti condurranno o alla disoccupazione o, nella più rosea delle ipotesi, ad accettare lavori in settori che nulla hanno a che vedere con il proprio percorso di formazione”. La causa diretta, invece, … ». 
    In: http://www.rischiocalcolato.it/2012/07/cause-e-cure-della-disoccupazione.html

    Con quanto detto, non voglio asserire che io sia favorevole a questo euro. I motivi di questa mia contrarietà li ho già in parte detti, ed ho intenzione non solo di ribadirli ma di spiegarli ancora meglio in un articolo che spero di poter pubblicare entro la fine di questa settimana.

    Un cordiale saluto,
    Gerardo Gaita

    • TizianoP

      le confonde cause ed effetto.. Afferma testualmente che “l termine inflazione indica l’incremento della quantità di moneta e di banconote in circolazione e nei conti correnti”: Non so dove l’ha letta sta cosa, oppure non l’ha capita.. Quella definita sopra che io sappia è l’incremento della massa monetaria e non INFLAZIONE.. 
      La consiglio di non confondere un argomento già complesso di suo.. grazie 

      • Lo Ierofante

        Le consiglio di pensare bene prima di scrivere qualcosa. Per il suo bene non per il mio.

        Io ho semplicemente fatto riferimento a quanto detto in materia da Ludwig von Mises:

        «Inflazione significa aumento della quantità di denaro e banconote in circolazione e della quantità di depositi bancari soggetti a controllo. Ma oggi si usa il termine “inflazione” per riferirsi al fenomeno che è una conseguenza inevitabile dell’inflazione, la tendenza all’aumento di tutti i prezzi e gli stipendi. Il risultato di questa deplorabile confusione è che non c’è più un termine per indicare la causa di questo aumento nei prezzi enegli stipendi. Non c’è più alcuna parola disponibile per indicare il fenomeno che, finora, è stato denominato inflazione. Ne consegue che nessuno si preoccupa per l’inflazione nel senso tradizionale del termine».

        Ciò equivale a dire che l’inflazione è l’aumento della massa monetaria in circolazione nel mercato e non l’ aumento generalizzato del livello dei prezzi.

        • TizianoP

          E allora le riporto il significato che da la Treccani, così lei la smette di confondere fischi per fiaschi:
          Treccani: “inflazione Aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta. “.
           
          Che io sappia l’aumento di massa monetaria PUO’, e ripeto: PUO’ determinare un aumento dei prezzi (inflazione), ma non necessariamente. Infatti negli USA con l’operazione TARP e seguenti è stata immessa una quantità imponente di moneta e questo non ha prodotto inflazione..

          Ogni tanto arriva l’economista della domenica con la novità… 

        • marcobaldi

          Mises era un pazzo. L’ inflazione è l’ indice dei prezzi di beni e servizi. PUNTO!
          Il pane costava 1 l’ anno scorso e 1,10 quest’ anno: INFLAZIONE=10%

          • Lo Ierofante

            Commento decisamente superficiale.
            Hai descritto il (probabile) effetto non la natura dell’inflzazione. Non c’è nulla da aggiungere. PUNTO E A CAPO.

          • marcobaldi

            superficiale un corno. ho descritto un dato di fatto. Quella è l’ inflazione e le cause dell’ inflazione sono innumerevoli oltre alla massa monetaria

          • Lo Ierofante

            “l’incremento della quantità di moneta e di banconote in circolazione e nei conti correnti” è l’inflazione.
            “l’aumento dei prezzi dei beni, dei salari e dei sevizi” è aumento dei prezzi dei beni, dei salari e dei sevizi” ossia una conseguenza che può scaturire da varie cause e concause fra le quali c’è anche l’infazione.

            Questo è quanto.

          • marcobaldi

            l’ inflazione è quello che ho scritto io, vai a vederti qualsiasi definizione dove vuoi.

          • Lo Ierofante

            Le definizioni a cui fai riferimento non sono altro che (purtroppo) delle maifestazioni di circiterismo.

          • marcobaldi

            eh?
            E’ così: fattene una ragione. L’ INFLAZIONE è IL VARIARE DEL PREZZO DI BENI E SERVIZI IN UN CERTO ARCO TEMPORALE. Fattene una ragione

          • Lo Ierofante

            FATTENE UNA RAGIONE TU.

          • marcobaldi

            va bene, l’ inflazione non è l’ aumento dei prezzi. Contento tu.

          • Lo Ierofante

            😐

    • Grazie carissimo delle tue preziose note: ragioniamoci su insieme; non ho intenzione di parlare di LIRA o EURO, ma resteriei sul tema (la svalutazione del 1992-95); ti dico la mia sui 3 fattori:

      1) Hai ragione. Pero’ devi convenire che puoi fare tutte le simulazioni di questo mondo ed usare qualsiasi paniere, ma il risultato globale e’ che nel 1992-1995 l’impatto inflattivo e’ stato solo di una % frazionale della % di  . Su questo caro, direi che non si scappa.

      2) Concordo con quanto dici. Infatti, nella mia analisi, non ho analizzato solo il 1992-1995 ma anche i periodi antecedente e successivo, e non ho incentrato l’analisi solo sull’Italia, ma ho visto il contesto (Europa e Germania). Quindi ho confrontato i differenziali sia tra paesi che temporali, che e’ una maniera direi estremamente seria di procedere, e che coglie in pieno ed in parte depura da fattori stagionali contestuali o generali i risultati.

      3) Carissimo, capisco perfettamente quanto dici, ma non sono d’accordo al 100%. Mi spiego: io credo che ogni fluttuazione del valore della moneta, in su’ o in giu’ da un valore ipotetico che descrive la reale forza di una nazione,  sia un ARTIFICIO, o una DROGA (se svaluti la moneta rispetto a tale valore) o un SONNIFERO (se la rivaluti). In sintesi, il ragionamento che fai e’ correttissimo, ma va ovviamente esteso al caso opposto, credo ne converrai. Ovviamente individuare esattamente il cosidetto valore che descrive la forza reale della nazione e’ cosuccia un po’ complessa ed opinabile (puoi parlare di pps, o intrecciare altri indicatori… ma ti chiedo di avere pazienza ed omettere questo discorso che ci svierebbe dal succo della tua domanda). Credo che siamo completamente d’accordo che nel 1992 la LIRA fosse nettamente sopravvalutata, per cui una sua svalutazione non fu una DROGA, ma semplicemente fu, almeno fino ad una certa quota %, uno smettere di prendere pillole per DORMIRE. A mio vedere, nel corso del 1995, il valore della LIRA sul Marco ebbe valori ben al di la’ del valore reale di cambio che descriveva la forza delle nazioni, e quindi nel 1995 ci fu senza dubbio l’effetto DROGA che dici tu. Dopo la rivalutazione e nell’epoca dei cambi fissi e nell’EURO, di fatto siamo di nuovo sotto SEDATIVI, e di fatto la DROGA l’ha presa la GERMANIA (non entro nel discorso che sia giusto o sbagliato, o che hanno loro meriti ed il resto d’europa demeriti…. descrivo semplicemente dei FATTI, e credo converrai che se ogni nazione avesse oggi in Europa libera di fluttuare, e’ ovvio che la Germania rivaluterebbe fortemente e perderebbe gran parte dei vantaggi sull’economia reale acquisiti negli ultimi lustri, e noi viceversa).
      In sintesi, non ritengo una svalutazione una DROGA se tale svalutazione riporta una nazione nella condizione di avere una moneta che ne rispecchia nel valore la reale forza economica, mentre la ritengo tale, se porta una nazione ad avere una moneta nettamente SOTTOVALUTATA.

      Concordo con le altre valutazioni da te espresse, come ho concordato in pieno con le valutazioni che avevi espresso nell’articolo.
      A disposizione

      PS: se ci pensi bene, oggi l’Italia sta prendendo simultaneamente una quantita’ di sonniferi incredibile e simultaneamente…. prende i SONNIFERI delle manovre recessive ….e prende SIMULTANEAMENTE I SONNIFERI della sopravvalutazione (ovviamente ometto di dire le cause del perche’ prendiamo tali sonniferi, che vedono in buona parte le scelte o non scelte della nostra classe dirigete come protagonista). Non e’ un caso che crolliamo dal SONNO, e quindi e’ evidente che dobbiamo ridurre o smettere di prendere PILLOLE per DORMIRE. 

      • PS: Faccio io una domanda a te se me lo consenti (sulla scorta anche dell’articolo di Blondet sulle economie divergenti). Secondo te che cosa ha di LIBERALE, l’adozione da parte di una serie di Nazioni completamente divergenti economicamente, ma anche politicamente e culturalmente (e lo sottolineo), di una MONETA COMUNE?   Che attinenza ha col LIBERO MERCATO  e con le teorie che lo descivono?
        Il fatto che esistano le VALUTE nel Mondo a mio vedere e’ un’atto di civilta’ e buon senso, perche’ e’ uno strumento di flessibilita’ e che consente riequilibri. Se domani l’EURO fosse esteso a TUTTO il Mondo, come in un’immensa URSS, credi che il Mondo ne beneficierebbe, nell’attuale situazione di divergenza assoluta tra le varie nazioni (economica, ma anche politica, sociale e culturale) ?
        Grazie per l’intervento

        • Lo Ierofante

          Per quanto riguarda il tuo primo intervento non ho nulla d’aggiungere, nel senso che sarebbe necessario una Tavola Rotonda per approfondire ancora di più quanto ci siamo detti, ed io ahime!, e penso anche te, non ho al momento questo tempo. 
          C’è il tuo articolo e i tuoi relativi commenti, e c’è anche il mio commento. La gente può farsi l’idea che meglio ritiene su quanto abbiamo analizzato insieme. 
          Ringraziando il Cielo RC non è come certi meeting dove Presidenti del Consiglio e Ministri arrivano, parlano, e tutti accettano pressochè supinamente quanto viene detto.
          Sul tuo secondo intervento. L’euro cosa ha di liberale? NIENTE. E’ un prodotto civetta e tante persone sono cascate nel suo inganno (in parte ci sono cascato anche io); ma questo sarà il tema del mio prossimo articolo e non voglio aggiungere al momento altro.

          Un salutone.

          • Ma certo… direi che sono spunti ed analisi che arricchiscono i lettori…. poi nessuno e’ nato imparato. Un’abbraccio

  • tombecker76

    Intanto grazie per l’attenzione. Saro’ breve.

    Ecco la serie storica (fonte: Banca d’Italia) dei titoli di stato dal 1992 al 1999

    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1992.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1993.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1994.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1995.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1996.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1997.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1998.pdf
    http://www.bancaditalia.it/banca_centrale/operazioni/titoli/tassi/bot_ann/bot1999.pdf

    La serie dei tassi pagati (lira ancora vigente) prima dell’adesione (ammissione) all’Euro

    92: 14%
    93: 10,5%
    94: 9%
    95: 11%
    96: 8,5%
    97: 6%
    98: 4,5%
    99: 3%

    Di sicuro mettere la spesa pubblica parzialmente sotto controllo ha aiutato (conditio sine qua non per aderire all’Euro nonche’ unica ragione per cui fu fatto).

    Ah…non vedo l’ora di tornare alla Lira col 14% (mi accontenterei anche di un 9%) di rendimento annuale dei BOT e con una crescita che magari riusciremo anche a portare all’1,5% come ai tempi andati del buon Amato!!! Finalmente si torna alla Milano da bere (sara’ anche meglio visto che a sto giro partiamo da un debito/PIL del 129% invece che del 100%…..).

    Ai crucchi gli facciamo un c**o cosi’ a sto giro (tra una bancarotta e una caçerolada).

    • funnyking

      Tombeker 76, Gpg ti ha fatto la cortesia di citarti in un post e tu per tutta risposta usi un tono strafottente e volutamente polemico. Peraltro i contenuti del tuo intervento diventano inefficaci perchè palesemente intrisi di astio e di pregiudizio nei confronti dell’autore.
      Sarò breve, alla prossima ti banno, e su RC è per sempre.

      • tombecker76

        Funny, se usassi un altro tono (piu’ accondiscendente, “patronizing” come dicono gli angli) la prenderei per stupida. 
        Siccome non credo sia stupida, ma ormai solo lanciata in questa campagna pro lira basata sul nulla (o almeno, nulli sono i prolissi argomenti da lei portati finora), non mi resta altra scelta che quantomeno canzonarla un po’ (e davvero non mi pare di essermi nemmeno avvicinato all’esagerazione. Magari bisogna semplicemente sapersi prendere meno sul serio a volte).Comunque non c’e’ problema per il ban, non ne vorro’ ne a te ne’ alla bambina offesa 🙂

        • marcobaldi

          gli argomenti fondati sul nulla sono i tuoi, chi ha occhi per vedere lo vede.
          Lei èprta dati, cifre, riscontri oggettivi, TU FUFFA

    • marcobaldi

      ti sei tirato la zappa sui piedi. te ne rendi conto?
      Guarda un po…i tassi anche dopo la svalutazione del ’92 CALARONO, C A L A R O N O, chiaro?

  • Matilde Costantini

    Saró breve, gli interventi di tombecker76 e lo lerofante sono giá abbastanza impietosi. Vorrei solo invitarla a riflettere un attimo sulla profonda illogicitá della sua frase: “La cosa fu possibile grazie al crollo delle importazioni (piu’ care) sostituite in ampie fette di mercato da produzione nazionale piu’ a buon mercato.” Un piccolo suggerimento: quello che si vede….e quello che non si vede (Bastiat).

    • Grazie del suggerimento. Faro’ tesoro ed approfondiro’ cio’ “che non si vede”.
      Suggerrirei a lei, se mi consente altrettanta audacia, di invitarla a vedere “cio’ che si vede”.
      Impietosamente illogica (ma educata)
      GPG Imperatrice

      • VincenzoS

         Accolgo anche io il suggerimento.
        In ogni caso lavorando nell’industria (sono ingegnere chimico e mi occupo di raffinerie e petrolchimici) sono purtroppo molto abituato a relazionarmi con persone che ormai ragionano solo con ciò che si vede da qui a qualche mese e dimenticano completamente ciò che non si vede o si vedrà tra un anno o due.
        L’ultimo caso è di un paio di settimane fa: un cliente che stava per buttare a mare un investimento di un milione destinato a fare risparmiare non meno di mezzo milione all’anno per un risparmio immediato di un paio decine di migliaia di euro all’anno. Non aveva “visto” l’investimento. Fatturato totale dell’impianto? Oltre 500 milioni all’anno, pensi quale immane risparmio sono 20 o 30 mila euro.

        • Piacere. Sono ingegnere pure io. Mi occupo di raffinerie, oil and gas, centrali, fertilizzanti,  e realizzazione impianti in generale da qualche lustro (con presenza massiva all’estero sugli impienti). Ruolo attuale: direzione progetti.
          Progetti da me diretti andati male fino ad oggi: zero. Dimensione media dei progetti: tra 0,2 e 2,0 mld dollari. Proprio nata ieri non sono (immagino pure lei).
          Saluti

    • VincenzoS

      Tra quello che non si vede quando si aumentano le importazioni a scapito del prodotto nazionale c’è il fatto che finiamo per pagare indennità varie, dirette e indirette, a coloro che perdono il lavoro.
      Se il sistema fosse basato su un puro “non lavori, non mangi” allora la differenza di prezzo tra bene importato e bene nazionale ci darebbe un segnale chiaro. Siccome così non è, per fortuna e comunque limitatamente a comunità abbastanza ristrette (perché per esempio non applichiamo la stessa logica agli abitanti del Sahel), tra i costi del bene importato, la VW per esempio, ci dobbiamo mettere anche la cassa integrazione dell’operaio FIAT. E se non è cassa integrazione è il genitore che si deve tenere a carico il figlio fino ai 30 anni.

      La domanda che mi pongo sempre è “ma perché mai non si riesce mai a ragionare con equilibrio?”. Perché quando ad esempio si ragiona sulla globalizzazione si pensa in termini di aut-aut? O male assoluto o selvaggio Far-West con imprese che delocalizzano qui e là?
      La globalizzazione è buona perché aumenta le possibilità di SCAMBIO (scambio = io do una cosa a te, tu dai una cosa a me) di beni che altrimenti non si sarebbe in grado di produrre da soli, e aumenta le possibilità di specializzarsi (Robinson Crusoe sull’isola non si arricchirà mai visto che deve fare tutto da solo).
      Ma la globalizzazione fatta per spostare in Cina la produzione di magliette da vendere in Italia senza che in Italia si produca alcunchè da scambiare è una putt..ata colossale

  • debbitopubblico

    Complimenti analisi chiara e completa. Grazie.

  • funnyking

    Ottimo, questo articolo è esattamente quello che ci voleva, grazie Gpg, devi avere fatto un lavoro immane.

  • Firmato Winston Diaz

    Chi allora c’era, si ricorda benissimo che il fatto principale che accadde, premeditato dal governo, fu un taglio netto della liquidita’ disponibile ottenuto attraverso l’aumento spaventoso della pressione fiscale, utile a:
    – contenere i consumi interni privilegiando l’esportazione grazie anche alla svalutazione;
    – contenere l’aumento esponenziale del debito pubblico attraverso il solo aumento della tassazione;
    – ridurre al minimo l’inflazione svuotando le tasche degli italiani.
    Nell’anno precedente fu introdotta da Amato, oltre al prelievo sui conti correnti, l’ISI, imposta “straordinaria” sugli immobili, che pesava su tutti gli immobili non prima casa come l’ici dell’anno scorso, una mazzata spaventosa se pensate che il solo raddoppio da allora sul valore non attualizzato, 20 anni dopo, con l’IMU, e’  una massacrata su tutte le NON prime case (ulteriori e immobili per ognui altro uso). Figuratevi cosa fu la prima introduzione, che infatti produsse una stasi decennale del mercato immobiliare e uno spostamento della speculazione sul mercato finanziario che ando’ in bolla fino al crollo della fine del decennio.
    Esattamente cio’ che si sta tentando di replicare oggi.
    Per favore un po’ piu’ di professionalita’ e senso storico, perche’ chi non conosce la storia e’ destinato non solo a ripeterne gli errori, ma anche a subire ripetutamente le stesse fregate da sempre gli stessi personaggi…
    Se da allora l’Italia arranca, boccheggia e non cresce piu’, e’ a causa DELL’ENORME AUMENTO DELLA PRESSIONE FISCALE OTTENUTA CON STRUMENTI DA RAPINA INDEGNI DI UN PAESE CIVILE.
    Il copione sta ripetendosi passo-passo, senza che nessuno o quasi si renda conto di cosa stia davvero accadendo.
    L’evasione fiscale problema N.1 del paese, recita il presidente del consiglio e tutta quella masnada di incompetenti speculatori della finanza di merda che lo portano in palmo di mano, stranamente, no?
    Masnadieri…..

  • Flynow

    Chiedo scusa fin d’ora se l’esposizione sembra banale, ma se ci si pensa, spesso scoporre un ragionamento complesso, in uno più semplice, spesso aiuta.Alcuni ragionamenti, senza l’utilizzo di carte bolle, assolutamente
    autobiografici, semplici e sinceri :

    – l’ingresso nella moneta unica mi è costato il 50% di perdita del potere di
    acquisto, il mio desiderio, prospettiva, ambizione di comprarmi un immobile
    nell’anno 2005, vista la decurtazione del 50% del mio risparmio, è FALLITO, a
    mala pena ora ci campo, (non conoscevo ancora il metallo giallo, purtroppo);

    – ogni tentativo di recuperare il disavanzo agendo sui miei clienti è andato
    a vuoto;

    – le imposte sul reddito dal 2000 al 2012 per il lavoro autonomo sono passare
    da 30% al 54-60%, ovvero giusto il doppio;

    – il costo di tutti i beni di consumo, beni capitali per l’attività, sono
    aumentati del 100%, quindi la possibilità di aumentare il risparmio rincorrendo
    i maggiori costi, anche lavorando 12-14 ore/gg, è stato tutto inutile, dopo 7
    anni dal 2005 mi trovo esattamente al punto di partenza, come afferma FK, ora mi
    sono rotte le scatole, e sto mandando tutto all’aria ed occupandomi quasi
    esclusivamente della mia famiglia;

    Qualche Euro-Positivista potrebbe spegnarmi cosa ho sbagliato, che colpa ne
    ho e con chi mi devo incavolare.

    Si tenga presente che :

    – non vado all’estero, l’Italia è molto meglio;
    – non voglio la BMV;
    – sono una Nazionalista e risparmiatore;
    – sono disposto a giocarmi tutto il risparmio che ancora mi rimane per pagare
    l’uscita dal Club;

    Anticipatamente ringrazio, se qualche buona anima, Euro-Positivista, nella
    “verità”, riesce a spiegarmi solo uno e ripeto solo uno dei motivi per cui
    dovremmo continuare a frequentare questo Club esclusivo.

    Cordialmente
    un Euro-MoltoDeluso

  • Flynow

    … Semplifico ulteriormente la mia pecedente. Quando in un sistema di relazione, il servizio/contollo economico, politico, più in generale assistenaziale, si allontana dall’individio, inevitabulmente la capillarità dell’azione potrà agire solo per aggregazioni macro.

    L’individio non è più servito in base ai suoi desideri, bisogni, necessità primarie.

    L’ingresso nella moneta unica che ha una distanza “continetale” dall’individio, non potrà mai essere più efficiente capillare,giusto, “vero”, di un sistema nazionale più vicino all’individuo, anche ingnorando le valorizzazioni storiche quanto a inflazione, potere di acquisto ecc.

    Se poi le valorizzazioni storiche dimostrano che la “liretta” non era poi male, allora abbiamo la conferma, di questo teorema.

  • Daniele Boscutti

    Complimenti per l’analisi, ma quanto dimostrato a numeri non è del tutto corretto se non si tiene conto di alcune dinamiche importanti, che distorcono fortemente gli effetti di una svalutazione.

    1 – La svalutazione causa inflazione – ciò di cui lei non tiene conto nella sua analisi – e che il tasso d’inflazione fu “contenuto” (e non si può evincere dai numeri) per l’effetto congiunto dell’aggravio fiscale posto a carico dei contribuenti (eurotassa, riforma pensioni Dini etc), una modesta crescita salariale e la contrazione della domanda interna che si verificò. Il raffronto poi con quello che oggi viene definito Paese CORE come la Germania è fuorviante in quanto nel periodo in esame era in atto la cosiddetta “riunificazione” (politiche espansive sia per la spesa pubblica che per il bilancio federale)

    2 – La svalutazione produce e produsse un effetto di temporaneo sollievo (sulla bilancia commerciale), tant’è che per gli economisti ricordano gli anni 90 per l’Italia come quelli della crescita asfittica. Svanito la componete della svalutazione nel Pil la crescita torno a ritmi dell’1,5% medi. Tutto ciò perché a seguito di una politica monetaria espansiva non fece seguito una politica di riforme strutturali.

    3 – La svalutazione è notoriamente noto che aggrava il debito pubblico, quello che non si evince dai suoi dati -e forse di cui non ha tenuto conto –  è che l’aggravio fu contenuto e per l’aumento dell’imposizione fiscale e per la parziale dismissione degli asset pubblici (privatizzazione delle controllate dell’ IRI, etc ..)

    Pertanto le conclusioni non tenendo conto della totalità delle particolarità della crisi del 93, non permettono un analisi completa, anche perché tralasciano gli effetti della politica monetaria perseguita dalla Banca d’Italia. Se vuole valutare i veri effetti di una svalutazione veda quanto accaduto nel ventennio 70 – 80 probabilmente svilupperà un opinione diversa.

    Detto ciò, complimenti comunque per la dettagliata analisi.

    • Fa considerazioni intelligenti. In parte ne ho tenuto conto nelle valutazioni qualitative. La ringrazio dei complimenti. Se vuole calcolare lei gli effetti dei 3 punti da lei citati e confrontarci sui risultati, non ho problemi a pubblicare tale appendice. Saluti

      • Daniele Boscutti

        Sinteticamente:

        1 – Se conosce la macroeconomia nel modello AS/AD troverà la risposta all’inflazione

        2 – Che la svalutazione produca temporanei effetti è noto in quanto “comprime” solo temporaneamente il potere d’acquisto, rendendo meno costoso l’export e più costoso l’import, fino a un conseguente riaggiustamento del potere d’acquisto che fa ripartire la domanda interna

        3 – Una svalutazione causa deprezzamento del valore nominale dei bond emessi, questa politica di perse implicherebbe l’innalzamento del debito istantaneamente, fu solo a fronte delle cosiddette privatizzazioni che non vi fu tale impennata (le do solo un dato 192 000 mld di lire furono ottenuti dalla dismissione dell’IRI e delle consociate, aggiunga l’imposta rapina del 0,6% sui c/c bancari e capirà perchè l’indebitamento è rimasto contenuto). L’indebitamento netto è una grandezza di per se inutile a qualsiasi analisi, perché se quanto presente in cassa fosse usato per pagare il debito implicherebbe l’impossibilità da parte dello Stato di pagare pensioni, stipendi etc..Infine per far aumentare il flottante basta limitare i pagamenti , si tratta di semplice ragioneria.

        Per arrivare ad ottenere valori apprezzabili (ed evitare storture date da calcoli spannometrici che non darebbero nessun utile risultato) bisognerebbe ricorrere a modelli econometrici difficilmente comprensibili ai più e non utili a una blog a carattere informativo/divulgativo.

  • Giuseppe Bianchi

    Complimenti un lavoro ottimo e titanico.
    Letto 2 volte ma lo faro’ ancora perche’ confesso di non averne ancora ben compreso tutti i dettagli.
    Approfitto della sua gentilezza per esporle un dubbio che mi frulla in testa da molto tempo anche se non e’ in argomento.
    Dato che penso che la storia la facciano i potenti e non i popoli penso che l’euro sia una creazione politica e come tale le valutazioni economiche per i comuni mortali secondarie preminente sia il pensiero dell’elite che lo ha voluto e magari a ragion veduta, l’economia, quantomeno nel medio periodo,  e’ importante ma vi sono fattori ed equilibri mondiali che lo sono di piu’, a mio parere.
    Fatta questa premessa penso che non usciremo mai dall’euro ne’ noi ne’ altri paesi importanti, non potremmo e non ci sarebbe permesso, a meno che l’elite capisca di aver preso un granchio e faccia marcia indietro.
    Cio’ fa si che non riesca ad appassionarmi alle discussioni riguardanti i vantaggi dell’una o dell’altra divisa considerandoli fine a se stessi.
    Mi piacerebbe avere un suo parere a pelle se questa mia ipotesi sia possibile o irrealistica data la stima che ho di lei e gli orizzonti e le conoscenze molto piu’ ampie delle mie.
    Grazie e scusi il disturbo

    • Si figuri.
      Io non direi MAI sull’uscita dall’EURO.  Il MAI non esiste….la STORIA lo dimostra…..sono crollati Imperi che sembravano millenari…..si figuri se non cadra’ prima o poi sto obrobrio artificiale.
      Un saluto
      PS: non disturba

      • Giuseppe Bianchi

        Grazie tante, sempre  gentilissima
        concordo con lei che sia un obbrobrio, ma quello che intendevo e’ che potesse essere l’inizio di un processo di unione europea forzata della quale i vari popoli non mi paiono,per varie ragioni, particolarmente entusiasti ed infatti si sono ben guardati dal consultarli anche solo per validare le loro decisioni, ma che una certa elite ritenesse necessaria spererei non per interesse mercantilistico ma per gli equilibri macroeconomici, militari o altro a livello globale pensando che i singoli stati a confronto dei colossi che si vanno vieppiu’ affermando non avrebbero retto nel lungo periodo.
        buona notte

  • Enrico Nonimporta

    A parte il doveroso apprezzamento per l’opera, ci sono alcune affermazioni che non mi convincono.

    Ma, soprattutto, mi pare che manchi un’esame della uscita dall’euro sul piano delle finanze pubbliche.Cerco di spiegarmi meglio.Negli anni ’90, l’italia pagava sul suo debito pubblico dei tassi di interesse molto più alti di quelli attuali e complessivamente, mi pare che impegnasse circa l’11% del pil per il servizio del debito (se non ricordo male ho trovato questa percentuale proprio in qualche articolo su rischio calcolato).Con l’entrata nell’euro, i tassi sono drasticamente diminuiti e oggi, nonostante l’aumento in valore assoluto del debito pubblico, l’italia impegna circa il 5% del pil per il servizio del debito (non sono certissimo di queste percentuali, ma possono essere verificate facilmente).

    Orbene, se l’italia uscisse dall’euro, oltre ad altri effetti, è matematico che tornerebbe a pagare interessi sul debito molto più alti di quelli attuali. Probabilmente, nel giro di qualche tempo, si tornerebbe ad impegnare una somma pari (o probabilmente superiore, visto che nel frattempo il debito è cresciuto) a quella percentuale che veniva pagata negli anni ’90.In altri termini, è ragionevole ipotizzare che per il servizio del debito ci sarebbe un aggravio di non meno 5-6 punti percentuali di pil.Che, in soldoni, dovrebbero essere un centinaio di miliardi di euro IN PIU’ o rispetto ad ora per il servizio del debito. Ovviamente non ci sarebbero gli euro, ma questo non cambia i termini della questione.Io ritengo che un aggravio di un centinaio di miliardi sul bilancio pubblico non sarebbe sostenibile e quindi ci condurrebbe rapidamente al default.L’unica alternativa sarebbe quella di mettersi a stampare a dismisura.Ma stampare l’equivalente di 100 miliardi di euro (più di due terzi della somma contanti circolante in italia), avrebbe effetti devastanti sull’inflazione.Non avremmo più solo l’inflazione importata, ma anche un’inflazione di origine interna forse ancora più elevata.Insomma, a me pare che con l’uscita dall’euro (per tacere di altri effetti nefesti), ci metteremmo nella condizione o di fare default, o di beccarci una inflazione devastante, o forse entrambe le cose.Imperatrice, che ne pensi?

  • Sono tutti studi completamente inutili perchè non considerano le condizioni di contorno.

    A quei tempi i mercati erano per la maggior parte costituiti da Europa e USA. Ciò significava che una variazione delle condizioni di cambio era effettivamente INCIDENTE sull’andamento di economie di scala comparabile. (costo lavoro, vincoli ambientali, rispetto regole internazionali)
    Oggi non è così. I mercati viaggiano sul binario parallelo di una bolla finanziaria fuori controllo (ma vapace di saccheggiare qualunque economia debole col proprio eccesso di liquidità fittizia) e di economie (Cina. India , etc) che competono con regole medioevali, impossibili da riequilibrare con manovre economiche a meno di non arretrare l’ordine sociale dei paesi occidentali a due secoli fa.

  • Barrank Obama

    complimenti per l’articolo, che ho visto purtroppo solo ora.

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