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Giuseppe Sandro Mela.

 Cimitero1 La Catastrofe Italiana. Il Dramma dellEdilizia. Dal 1° Gennaio persi 240,000 Posti e chiuse 45,000 Aziende.

 

                I report sull’edilizia assomigliano non più a quelli militari dopo Caporetto, ma a quelli che riportavano pur tra mille reticenze la semplice scomparsa ed annientamento dell’Armir.

                Dal 1° gennaio 2012 sono stati persi 240,000 posti di lavoro, chiuse 45,000 aziende del settore con un danno stimabile ad oltre due miliardi di euro.

                Per paragone, nello stesso periodo la Germania ha messo a segno un +2.3%, portando il valore del comparto a 94 miliardi di euro.

                Da inizio crisi, il comparto edilizio italiano ha perso 600,000 posti di lavoro.

                Qualche riflessione.

                Se le cifre sono da vera e propria catastrofe, la mancata percezione del fenomeno dovrebbe porgere ampia materia di riflessione.

           Nel comparto edilizio agiscono o, meglio, agivano, certamente anche grandi aziende le attività delle quali erano incentrate sulle grandi opere. Tuttavia, la sua caratteristiche era la parcellizzazione in una miriade di piccolissime aziende che si occupavano prevalentemente della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili. Queste aziende davano lavoro a circa un po’ più di un milione di persone. Diciamo circa perché il settore, per le sue intrinseche caratteristiche, si prestava ed in un qualche modo esigeva il lavoro non dichiarato. Che però era pur sempre lavoro.

                Quando entra in crisi una grande azienda, quali per esempio l’Alitalia, Fincantieri, Ilva, Fiat, i media vi si concentrano sopra con grande clamore. Similmente, all’interno di queste grandi aziende  i sindacati si muovono in modo disinvolto, forti del fatto che i dipendenti sono raggruppati e spesso anche coesi. Di qui la facilità di scioperi o manifestazioni che richiamano l’attenzione del largo pubblico e, quasi di routine, un intervento dello stato.

                Quando entra invece in crisi un settore parcellizzato i media constatano che é privo di effetti plateali, e quindi tendono ad ignorarlo. Ma l’ostracismo mediatico né fa scomparire il problema né lo risolve. Inoltre, la politica tende ad ignorarlo, ringraziando e benedicendo il Cielo che il largo pubblico non se ne sia ancora reso conto.

                Certamente la crisi del comparto edilizio é conseguenza della netta diminuzione del potere di spesa delle famiglie, degli effetti di medio termine della bolla immobiliare, e così via.

                Ma non possiamo sottotacere l’incuria governativa verso il settore, che troppo a lungo ha dovuto soggiacere ad una serie di leggi, circolari esplicative, normativi, imposizioni di certificazioni, etc. che lo hanno soffocato sotto una serie impressionante di oneri impropri e di massacranti procedure burocratiche che ne hanno annientato la produttività. A ciò si aggiunga che l’intero comparto è oggetto di continui e pedanti accertamenti e controlli. Le persecuzioni giacobine e l’eccidio vandeano potrebbero essere valide analogie.

                Esiste però un altro enorme danno che è stato causato alla Collettività, e del quale sembrerebbe nessuno voglia parlarne. Esso consiste nella scomparsa di tutte quelle professionalità che ruotano attorno all’edilizia, specie a quella manutentiva. Interi settori artigianali ad alta specializzazione stanno letteralmente estinguendosi sia per la crisi sia per la disaffezione dei giovani italiani a questo tipo di lavoro.

                É inverosimile far stare in piedi una Collettività formata solo da attori, attrici, cantanti, presentatori televisivi, filosofi, letterati ed addetti ai servizi informatici, tanto per far qualche esempio. Alla fine delle fini anche questi noti personaggi avranno ben bisogno di far riparare uno sciacquone, di dover fare intonacare una parete oppure di rimettere in opera un parquet. Ed in quei momenti, la ricerca di un artigiano abile e capace dimostra chiaramente quanti pochi ne siano rimasti.

                Un’ultima considerazione.

                Ci rendiamo perfettamente conto che più una posizione lavorativa é specializzata ed alta, maggiore deve essere l’emolumento che fa percepire: nessuno vuol qui negare che il Presidente dell’Eni oppure il Capo dello Stato non debbano essere remunerati abbondantemente ed in modo consono alle loro capacità e posizioni.

                Tuttavia, quanto detto non contrasta minimamente con il fatto che anche gli artigiani possano e debbano vivere dignitosamente. Anche se lavorano nell’edilizia.

                Forse, a parere dello scrivente, una netta deregolamentazione  del settore potrebbe essere un tema di attualità ben maggiore che quello della riforma elettorale.

 

 

    Borsaitalia. 2012-09-21. Edilizia: Feneal Uil, la crisi ha bruciato 600mila posti di lavoro.

    Trinci nuovo segretario: 240mila nei primi sei mesi del 2012 (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 21 set – Il Comitato Centrale della Feneal Uil, ha nominato Massimo Trinci segretario generale dopo la scomparsa di Antonio Correale che ha guidato il sindacato negli ultimi tre anni. Nel corso del suo intervento, si legge in una nota, Massimo Trinci ha descritto la fase drammatica che sta attraversando il settore edile fornendo gli ultimi ed allarmanti dati sull’occupazione: “Le cifre del 2012 sono terribili. Nel primo semestre i dati provenienti dalla casse edili parlano di 240mila posti di lavoro bruciati dalla crisi, 45mila imprese hanno chiuso i propri cantieri. Non solo: la perdita in termini di massa monetaria – ha aggiunto – tocca i 2 miliardi di euro: come potranno mai ripartire occupazione e consumi con questa debacle? Complessivamente, possiamo stimare che ormai la perdita di posti di lavoro tocchi le 600mila unita’. Il Governo – ha aggiunto Trinci – non puo’ trattare il settore come se fosse un parente povero al quale basta una pacca sulle spalle. Il futuro industriale del Paese e’ fatto certo dal mantenimento di posizioni strategiche: ma ignorare che anche l’edilizia fa parte di questo futuro e’ un autogol clamoroso ed un errore non scusabile. Chiediamo allora che si faccia chiarezza. Tocca al Governo – ha aggiunto Trinci – spiegare come si possa riuscire ad invertire una tendenza che sta distruggendo lavoro, professionalita’ e redditi, come senza che nessuno alzi un argine degno di questo nome”.

    com-rro

    (RADIOCOR) 21-09-12 12:12:39 (0142)IMM 5 NNNN

 

 

    ANSA. 2012-09-21. Edilizia: in 6 mesi persi 240mila posti.

    Scomparsi in un semestre 240 mila posti di lavoro e 45 mila imprese. Crollata di due miliardi la massa salariale”. A lanciare l’allarme per l’edilizia e’ la Feneal-Uil che oggi ha riunito il comitato centrale. Nominato anche il nuovo segretario generale Massimo Trinci.

 

 

    Radiocor. 2012-09-04. Germania: atteso +2,3% per fatturato 2012 attivita’ edilizia.

    Aumento rivisto in calo dal precedente +3,8% (Il Sole 24 Ore Radiocor) -

    Francoforte, 04 set – La Federazione dei costruttori tedeschi prevede un fatturato in crescita del 2,3% quest’anno per il comparto a oltre 94 miliardi di euro malgrado il peggioramento della congiuntura. Cosi’ il presidente Hans-Hartwig Loewenstein, che ha cosi’ rivisto le precedenti stime di un aumento del 3,8% a quasi 96 miliardi. L’associazione indica comunque che continuera’ sulla strada della crescita grazie in particolare alle costruzioni di abitazioni private. Il clima positivo per il comparto edilizio in Germania viene spiegato con i bassi tassi di interesse, un mercato del lavoro stabile e un aumento dei redditi.

    Red-pal (RADIOCOR) 04-09-12 13:00:02 (0158) 5 NNNN

 

 

    Sole24Ore. 2010-09-10. La crisi pesa sull’edilizia. Dal 2009 meno 250mila posti e fatturato in calo di 47 miliardi.

    Nel 2009 il sistema delle costruzioni ha perso oltre 47 miliardi di fatturato, con una contrazione del giro d’affari aggregato del 12,3% rispetto al 2008 e un calo della produzione in termini reali dell’11 per cento. Male anche l’occupazione: da inizio 2009 a oggi sono stati persi 250mila posti e senza interventi ne sono a rischio altri 250mila entro la fine 2011. I dati sono contenuti nel rapporto «Sistema italiano delle costruzioni», targato Federcostruzioni, presentato a Roma, che evidenzia come la crisi abbia pesato (e molto) sull’intero comparto. Anche se, sottolinea lo studio, nel 2010 sono attesi i primi segnali di ripresa, «che dovrebbero arrivare dal fronte estero». «Il settore delle costruzioni va sostenuto», ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Una spesa aggiuntiva pari a 100 significherebbe una ricaduta pari a 300 sull’economia».

    Secondo le stime, nel 2010 la produzione in termini reali dovrebbe fermarsi a un meno 4,4 per cento. A far peggio la filiera del cemento e del calcestruzzo, dove si prevede un ulteriore calo del 7,6 per cento. A soffrire più di tutti quest’anno sarà comunque la produzione di laterizi (-11,8%, dopo il -32% del 2008). Solo relativamente meglio, andrà per le piastrelle (-1,2%) e la chimica (-1 per cento). Segnali positivi per i servizi di ingegneria, con un +1,3%, anche in questo caso grazie all’estero. Le previsioni migliori riguardano il vetro con un +6,2 per cento. Invertono il trend negativo anche l’elettronico-elettrotecnico (+0,6%) e il legno arredo, con un + uno per cento.

    Il rapporto evidenzia poi come il settore delle costruzioni in Italia svolga un ruolo di primo piano, anche a livello occupazionale: 3 milioni di addetti (16,8% degli addetti dell’industria e dei servizi), con la produzione che rappresenta il 12,8% degli impieghi del pil, il prodotto interno lordo. A ciò si aggiunga che, stima Federcostruzioni, ogni aumento di un miliardo di euro di nuova produzione significa 23.620 nuovi posti di lavoro. L’offerta è destinata prevalentemente al mercato interno: i settori collegati alle costruzioni destinano il 35% del valore della produzione alle esportazioni, ma vi sono filiere dove l’export si avvicina o supera il 50 per cento.

    Nonostante ciò, permangono «alcune gravi criticità» da superare: dalla struttura imprenditoriale frammentata e di troppo piccole dimensioni, al mancato ammodernamento infrastrutturale per il calo degli investimenti pubblici, dal mercato poco trasparente, al malcostume del ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, fino alla stretta creditizia. «Se i soldi non ci sono – ha sottolineato il presidente di Federcostruzioni, Paolo Buzzetti – ci venga detto con chiarezza. Non si può continuare a dire che i soldi ci sono e poi non succede nulla». Per un rilancio del mercato delle costruzioni, il rapporto indica alcune strade. In primo luogo, una modifica strutturale del Patto di stabilità interno, poi, garantire i pagamenti dovuti alle imprese; sbloccare gli 11,3 miliardi di euro di risorse pubbliche per le infrastrutture; utilizzare la leva fiscale; realizzare gli snellimenti procedurali per i piani casa. Inoltre, parificare le aliquote contributive per lavoro autonomo e subordinato e ampliare gli ammortizzatori sociali in edilizia.

 

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