La Catastrofe Italiana. Il Dramma dell’Edilizia. Dal 1° Gennaio persi 240,000 Posti e chiuse 45,000 Aziende.

Di Giuseppe Sandro Mela , il - 23 commenti
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Giuseppe Sandro Mela.

 Cimitero1 La Catastrofe Italiana. Il Dramma dellEdilizia. Dal 1° Gennaio persi 240,000 Posti e chiuse 45,000 Aziende.

 

                I report sull’edilizia assomigliano non più a quelli militari dopo Caporetto, ma a quelli che riportavano pur tra mille reticenze la semplice scomparsa ed annientamento dell’Armir.

                Dal 1° gennaio 2012 sono stati persi 240,000 posti di lavoro, chiuse 45,000 aziende del settore con un danno stimabile ad oltre due miliardi di euro.

                Per paragone, nello stesso periodo la Germania ha messo a segno un +2.3%, portando il valore del comparto a 94 miliardi di euro.

                Da inizio crisi, il comparto edilizio italiano ha perso 600,000 posti di lavoro.

                Qualche riflessione.

                Se le cifre sono da vera e propria catastrofe, la mancata percezione del fenomeno dovrebbe porgere ampia materia di riflessione.

           Nel comparto edilizio agiscono o, meglio, agivano, certamente anche grandi aziende le attività delle quali erano incentrate sulle grandi opere. Tuttavia, la sua caratteristiche era la parcellizzazione in una miriade di piccolissime aziende che si occupavano prevalentemente della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili. Queste aziende davano lavoro a circa un po’ più di un milione di persone. Diciamo circa perché il settore, per le sue intrinseche caratteristiche, si prestava ed in un qualche modo esigeva il lavoro non dichiarato. Che però era pur sempre lavoro.

                Quando entra in crisi una grande azienda, quali per esempio l’Alitalia, Fincantieri, Ilva, Fiat, i media vi si concentrano sopra con grande clamore. Similmente, all’interno di queste grandi aziende  i sindacati si muovono in modo disinvolto, forti del fatto che i dipendenti sono raggruppati e spesso anche coesi. Di qui la facilità di scioperi o manifestazioni che richiamano l’attenzione del largo pubblico e, quasi di routine, un intervento dello stato.

                Quando entra invece in crisi un settore parcellizzato i media constatano che é privo di effetti plateali, e quindi tendono ad ignorarlo. Ma l’ostracismo mediatico né fa scomparire il problema né lo risolve. Inoltre, la politica tende ad ignorarlo, ringraziando e benedicendo il Cielo che il largo pubblico non se ne sia ancora reso conto.

                Certamente la crisi del comparto edilizio é conseguenza della netta diminuzione del potere di spesa delle famiglie, degli effetti di medio termine della bolla immobiliare, e così via.

                Ma non possiamo sottotacere l’incuria governativa verso il settore, che troppo a lungo ha dovuto soggiacere ad una serie di leggi, circolari esplicative, normativi, imposizioni di certificazioni, etc. che lo hanno soffocato sotto una serie impressionante di oneri impropri e di massacranti procedure burocratiche che ne hanno annientato la produttività. A ciò si aggiunga che l’intero comparto è oggetto di continui e pedanti accertamenti e controlli. Le persecuzioni giacobine e l’eccidio vandeano potrebbero essere valide analogie.

                Esiste però un altro enorme danno che è stato causato alla Collettività, e del quale sembrerebbe nessuno voglia parlarne. Esso consiste nella scomparsa di tutte quelle professionalità che ruotano attorno all’edilizia, specie a quella manutentiva. Interi settori artigianali ad alta specializzazione stanno letteralmente estinguendosi sia per la crisi sia per la disaffezione dei giovani italiani a questo tipo di lavoro.

                É inverosimile far stare in piedi una Collettività formata solo da attori, attrici, cantanti, presentatori televisivi, filosofi, letterati ed addetti ai servizi informatici, tanto per far qualche esempio. Alla fine delle fini anche questi noti personaggi avranno ben bisogno di far riparare uno sciacquone, di dover fare intonacare una parete oppure di rimettere in opera un parquet. Ed in quei momenti, la ricerca di un artigiano abile e capace dimostra chiaramente quanti pochi ne siano rimasti.

                Un’ultima considerazione.

                Ci rendiamo perfettamente conto che più una posizione lavorativa é specializzata ed alta, maggiore deve essere l’emolumento che fa percepire: nessuno vuol qui negare che il Presidente dell’Eni oppure il Capo dello Stato non debbano essere remunerati abbondantemente ed in modo consono alle loro capacità e posizioni.

                Tuttavia, quanto detto non contrasta minimamente con il fatto che anche gli artigiani possano e debbano vivere dignitosamente. Anche se lavorano nell’edilizia.

                Forse, a parere dello scrivente, una netta deregolamentazione  del settore potrebbe essere un tema di attualità ben maggiore che quello della riforma elettorale.

 

 

    Borsaitalia. 2012-09-21. Edilizia: Feneal Uil, la crisi ha bruciato 600mila posti di lavoro.

    Trinci nuovo segretario: 240mila nei primi sei mesi del 2012 (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 21 set – Il Comitato Centrale della Feneal Uil, ha nominato Massimo Trinci segretario generale dopo la scomparsa di Antonio Correale che ha guidato il sindacato negli ultimi tre anni. Nel corso del suo intervento, si legge in una nota, Massimo Trinci ha descritto la fase drammatica che sta attraversando il settore edile fornendo gli ultimi ed allarmanti dati sull’occupazione: “Le cifre del 2012 sono terribili. Nel primo semestre i dati provenienti dalla casse edili parlano di 240mila posti di lavoro bruciati dalla crisi, 45mila imprese hanno chiuso i propri cantieri. Non solo: la perdita in termini di massa monetaria – ha aggiunto – tocca i 2 miliardi di euro: come potranno mai ripartire occupazione e consumi con questa debacle? Complessivamente, possiamo stimare che ormai la perdita di posti di lavoro tocchi le 600mila unita’. Il Governo – ha aggiunto Trinci – non puo’ trattare il settore come se fosse un parente povero al quale basta una pacca sulle spalle. Il futuro industriale del Paese e’ fatto certo dal mantenimento di posizioni strategiche: ma ignorare che anche l’edilizia fa parte di questo futuro e’ un autogol clamoroso ed un errore non scusabile. Chiediamo allora che si faccia chiarezza. Tocca al Governo – ha aggiunto Trinci – spiegare come si possa riuscire ad invertire una tendenza che sta distruggendo lavoro, professionalita’ e redditi, come senza che nessuno alzi un argine degno di questo nome”.

    com-rro

    (RADIOCOR) 21-09-12 12:12:39 (0142)IMM 5 NNNN

 

 

    ANSA. 2012-09-21. Edilizia: in 6 mesi persi 240mila posti.

    Scomparsi in un semestre 240 mila posti di lavoro e 45 mila imprese. Crollata di due miliardi la massa salariale”. A lanciare l’allarme per l’edilizia e’ la Feneal-Uil che oggi ha riunito il comitato centrale. Nominato anche il nuovo segretario generale Massimo Trinci.

 

 

    Radiocor. 2012-09-04. Germania: atteso +2,3% per fatturato 2012 attivita’ edilizia.

    Aumento rivisto in calo dal precedente +3,8% (Il Sole 24 Ore Radiocor) -

    Francoforte, 04 set – La Federazione dei costruttori tedeschi prevede un fatturato in crescita del 2,3% quest’anno per il comparto a oltre 94 miliardi di euro malgrado il peggioramento della congiuntura. Cosi’ il presidente Hans-Hartwig Loewenstein, che ha cosi’ rivisto le precedenti stime di un aumento del 3,8% a quasi 96 miliardi. L’associazione indica comunque che continuera’ sulla strada della crescita grazie in particolare alle costruzioni di abitazioni private. Il clima positivo per il comparto edilizio in Germania viene spiegato con i bassi tassi di interesse, un mercato del lavoro stabile e un aumento dei redditi.

    Red-pal (RADIOCOR) 04-09-12 13:00:02 (0158) 5 NNNN

 

 

    Sole24Ore. 2010-09-10. La crisi pesa sull’edilizia. Dal 2009 meno 250mila posti e fatturato in calo di 47 miliardi.

    Nel 2009 il sistema delle costruzioni ha perso oltre 47 miliardi di fatturato, con una contrazione del giro d’affari aggregato del 12,3% rispetto al 2008 e un calo della produzione in termini reali dell’11 per cento. Male anche l’occupazione: da inizio 2009 a oggi sono stati persi 250mila posti e senza interventi ne sono a rischio altri 250mila entro la fine 2011. I dati sono contenuti nel rapporto «Sistema italiano delle costruzioni», targato Federcostruzioni, presentato a Roma, che evidenzia come la crisi abbia pesato (e molto) sull’intero comparto. Anche se, sottolinea lo studio, nel 2010 sono attesi i primi segnali di ripresa, «che dovrebbero arrivare dal fronte estero». «Il settore delle costruzioni va sostenuto», ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Una spesa aggiuntiva pari a 100 significherebbe una ricaduta pari a 300 sull’economia».

    Secondo le stime, nel 2010 la produzione in termini reali dovrebbe fermarsi a un meno 4,4 per cento. A far peggio la filiera del cemento e del calcestruzzo, dove si prevede un ulteriore calo del 7,6 per cento. A soffrire più di tutti quest’anno sarà comunque la produzione di laterizi (-11,8%, dopo il -32% del 2008). Solo relativamente meglio, andrà per le piastrelle (-1,2%) e la chimica (-1 per cento). Segnali positivi per i servizi di ingegneria, con un +1,3%, anche in questo caso grazie all’estero. Le previsioni migliori riguardano il vetro con un +6,2 per cento. Invertono il trend negativo anche l’elettronico-elettrotecnico (+0,6%) e il legno arredo, con un + uno per cento.

    Il rapporto evidenzia poi come il settore delle costruzioni in Italia svolga un ruolo di primo piano, anche a livello occupazionale: 3 milioni di addetti (16,8% degli addetti dell’industria e dei servizi), con la produzione che rappresenta il 12,8% degli impieghi del pil, il prodotto interno lordo. A ciò si aggiunga che, stima Federcostruzioni, ogni aumento di un miliardo di euro di nuova produzione significa 23.620 nuovi posti di lavoro. L’offerta è destinata prevalentemente al mercato interno: i settori collegati alle costruzioni destinano il 35% del valore della produzione alle esportazioni, ma vi sono filiere dove l’export si avvicina o supera il 50 per cento.

    Nonostante ciò, permangono «alcune gravi criticità» da superare: dalla struttura imprenditoriale frammentata e di troppo piccole dimensioni, al mancato ammodernamento infrastrutturale per il calo degli investimenti pubblici, dal mercato poco trasparente, al malcostume del ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, fino alla stretta creditizia. «Se i soldi non ci sono – ha sottolineato il presidente di Federcostruzioni, Paolo Buzzetti – ci venga detto con chiarezza. Non si può continuare a dire che i soldi ci sono e poi non succede nulla». Per un rilancio del mercato delle costruzioni, il rapporto indica alcune strade. In primo luogo, una modifica strutturale del Patto di stabilità interno, poi, garantire i pagamenti dovuti alle imprese; sbloccare gli 11,3 miliardi di euro di risorse pubbliche per le infrastrutture; utilizzare la leva fiscale; realizzare gli snellimenti procedurali per i piani casa. Inoltre, parificare le aliquote contributive per lavoro autonomo e subordinato e ampliare gli ammortizzatori sociali in edilizia.

 

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    C’è un segnale abbastanza inconfondibile che caratterizza le economie in crescita: il loro panorama è costellato di gru. In giro per l’Italia di gru se ne vedono veramente poche ora. In compenso ci sono tanti cartelli affittasi / vendesi.

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Verità sacrosanta!
      L’edilizia in attività almeno fisiologica attiva unindotto incredibile. Un fattore 1:8, almeno.
      Grazie del bel commento.
      Buona serata!
      gsm

  • Giuseppe Bianchi

    Bell’ articolo Professore,
    Da tener conto poi del grande indotto del settore : cementifici, acciaio, serramenti, legname,
    e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.E pensare che in questo ramo non sono ancora possibili le delocalizzazioni, quindi e’ crisi e basta.Anni fa ricordo che edilizia e auto erano i pilastri portanti dell’economia italiana ed ad esse era dovuta una bella fetta di PIL, guardiamo oggi come sono ridotte.Buona serata

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Ottimo commento, Sig. Bianchi.
      L’edilizia genera un indotto che grosso modo corrisponde ad un rapporto uno ad otto. Infatti, in molte nazioni é pesantemente detassata perché lostato si rifà, ed abbondantemente, con le imposizioni sull’indotto. Inoltre, questo é un settore ad alto impatto occupazionale, sia come edilizia in sè, sia come indotto.
      Grazie dell’osservazione!
      Buona serata.
      gsm

  • Flynow

    Buona sera professore,

    guardi analizzando il book, vedo molti ordini
    “lettera”, quindi la chiusura dell’anno potrebbe essere negativa, come da sue
    info.

    Le segnalo un paio di ordini di vendita:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-19/mette-vendita-lingotto-milioni-173013.shtml?uuid=AbGqoKgG&fromSearch

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-30/vendita-milioni-villa-sardegna-165209.shtml?uuid=AbKdboGG&fromSearch
    Se si muovono questi investitori, credo che qualche dubbio sulla tenuta del mercato potrebbe essereci.
    un saluto

    paolo

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Amico mio,
      trovo del tutto coerente che chi può se ne vada, o cerchi disperatamente di farlo.
      Il problema é che chi sta sulla tolda non si rende conto di cosa succede in sala macchine, a meno che non sia una persona che ha saputo costruirsi il suo gagablio conoscitivo.
      E l’Italia sta semplicemente affondando in una via senza ritorno.
      Tuttavia qui non spaventano i grandi investitori, ma il crollo di tutte le attività artigianali di microimprese costrette a chiudere. Questo è un danno molto più severo.
      Buona giornata!
      gsm

      • Flynow

        Buon giorno professore,
        non intendevo criticare chi mette sul mercato beni sottoposti alla “doppia tassazione” cioè, alla fonte ed alla foce, ma purtroppo solo queste le info che rimangono visibili ed alla mia portata, essendo situazioni macro.
        Se mi limitassi a confermare coi i stessi suoi dati, sarebbe una operazione che risulterebbe sterile, quindi cerco di portare il mio contributo.
        Vede io a 16 anni con il mio genitore, abbiamo costruito una abitazione, e con le sole nostre forze, abbiamo impiegato 40 anni, in questi giorni l’ho iniziata a prenderla a “picconate”, partendo rigorosamente dalla copertura, sperando di riuscire ad abbaterla entro fine anno.
        Se riesco a rispettare la tabella di marcia, visto che “fare e disfare è sembre un lavoare”, dovrebbe rimanermi qualche risorsa per il pane quotidiano, se fallisco dovrò versare per intero purtroppo anche la seconda rata IMU, che lei avrà capito essere la mia ossessione, ma per ovvie ragioni.
        Vede in questo assurdo paese pare che chi ha un bene lo ha ricevuto per forza come regalo dallo “stato”, senza che si considerino situazioni differenti, saranno forse situazioni rare ?
        un saluto
        paolo

  • VincenzoS

    Buonasera Professore,
    ma se solo capissimo che se invece di comprarci l’ultimo inutilissimo i-Phone5 ci facessimo dare una bella rinfrescat alle pareti delle stanze di casa ne guadagneremmo in salute, in vera autentica qualità della vita e non arricchiremmo Apple e Foxxcon.
    Resta comunque anche il fatto che recentemente mi sono sentito dire in un albergo di una città molto turistica che ad agosto gli si è rotto l’impianto di aria condizionata e tutti i manutentori erano in ferie. Quando ne hanno trovato uno è venuto fuori, con somma gioia dell’albergatore e dei turisti accaldati, che il fornitore di pezzi di ricambio era chiuso per ferie. E’ noto infatti che gli interventi di riparazione urgente dell’impianto di aria condizionata si fanno a gennaio quando fuori c’è la neve visto che ll’interno è necessario il ghiaccio.
    Non sono solo i politici a dovere cambiare ma anche gli italiani ormai impigriti dal troppo benessere.

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Vede, Sig. Vincenzo,
      L’anedottica é varia, ed é anche interessante.
      Tuttavia qui affrontiamo un problema nazionale, e le cifre sono eloquenti.
      Le abitudini degli italiani sono destinate a cambiare, e cambieranno se non altro per la necessità di doversi adattare all’evolversi dei fatti.
      Guardi, pochi secondi prima di morire il paziente era ancora vivo: quindi, la constatazione che siamo ancora vivi non ci rassicura un gran che.
      Buona giornata!
      gsm

  • Massimo Antonicelli

    “una netta deregolamentazione del settore potrebbe essere un tema di attualità ben maggiore che quello della riforma elettorale.”

    Egregio professore, riprendo le sue due ultime righe per un’amara riflessione; purtroppo anche i governi di centro destra – pseudoliberali – si sono distinti per un asfissiante incremento delle leggi del settore: i famigerati testi unici sull’edilizia, sulla sicurezza, sull’ambiente (solo per citare tre decreti di centinaia e centinaia di articoli prolissi con allegati che, nel caso del D.Lgl. 152/2006, superano le quattrocento pagine con un’impressionante sequenza di adempimenti strettissimi che prevedono e minacciano controlli e sanzioni) costituiscono una vera palla al piede del settore, che spinge alla disperazione gli artigiani che non riescono materialmente a star dietro alla “normativa” in termini di regolarità contributiva, di adempimenti fiscali, di medicina del lavoro, recapiti delle terre di scavo e dei detriti da demolizione e chi più ne ha più ne metta. Orbene nessuno disconosce la necessità di stabilire alcune regole di civiltà, più che condivisibili, ma la Legge dovrebbe fissare solamente principi di base irrinunciabili e inderogabili – la cui necessità è condivisa sul piano etico e pratico da tutti – e lasciare al libero arbitrio e alla creatività degli individui. Quando viceversa le norme tecniche di settore vengono stravolte e rese inefficaci da procedure che definire farraginose è poco, vengono costantemente cambiate non nei contenuti tecnici, ma esclusivamente negli aspetti procedurali generando grande confusione negli addetti del settore e oltretutto assumono forza di legge con tanto di sanzioni penali e civili, quando il diritto viene così platealmente destrutturato e svilito e ridotto ad essere intrinsecamente criminogeno, significa che o gli individui si organizzano per cambiare in profondità questo sistema, o il sistema fallisce inesorabilmente.
    Uccidere l’edilizia significa uccidere la nazione.
    Un cordiale saluto,

    • Luigi Zambotti

      Ma siamo arrivati all’assurdo che a seconda della persona dell’ufficio preposto a cui ti rivolgi per chiarimenti, ottieni rsposte differenti.

      E’ ormai impossibile operare con la certezza del diritto in qualsiasi campo per la semplice ragione che nessuno più capisce cosa sia lecito e cosa no, quale documentazione sia necessaria esibire, ecc., ecc.

      Un fatto accaduto al sottoscritto: per poter ri-avere attivato il servizio Gas in un appartamento dove per morosità dell’inquilino, l’Azienda Gas aveva interrotto il servizio.
      Sette volte, dico sette, mi sono dovuto recare negli Uffici della AEM di Milano per sapere che ..zz.. di documentazione volevano e per sette volte, sette, ho ottenuto risposte diverse. Ho impiegato 45 giorni per venirne fuori ed Euro 500,00 (cinquecento) di spese per riparare il danno che loro, bastardi avevano fatto ame proprietario.
      Cornuto e mazziato!.

      W l’Italia? Che crepi.

      • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

        Beh, caro Sig. Zambotti,
        Quando si parla di pletora legislativa non coerente e di discrezionalità dei funzionari si indica in linguaggio forbito proprio questo.
        Buona giornata!
        gsm

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Caro Sig. Antonicelli,
      Sono pienamente d’accordo con Lei.
      L’aspetto terrificante é che di Dlgl simili al famigerato 152/2006 ce ne sono 430,000.
      Nessuno nega la necessità che il convivere civile imponga un certo numero di regole e di adempimenti.
      Il troppo stroppia. Così come la farraginosità espressiva e la smisurata complicatezza, che rende necessaria la figura professionale dell’interprete leggi versus linguaggio dei cittadini. Ed ogni comma introduce un nuovo adempimento burocratico che un altro esercito di funzionari dovrà cercare di far rispettare. Pabulum per la corruzione.
      Un’ultima considerazione. Il valore dei termini “sinistra” e “destra” è mutato nel tempo. Adesso sono praticamente privi di valore. Rimangono i sostenitori dello statalismo e quelli del capitalismo puro.
      La realtà farà trionfare questi ultimi.
      Buona giornata!
      gsm

  • berthoh

    tutto vero, ma è anche un settore dove a fianco di una qualità incredibile (l’edilizia, almeno quà al nord, è un prodotto di ottimo livello) c’è un sacco di gente improvvisata, speculatrice, retrograda etc.etc. Una ripulita era necessaria.

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Convengo che l’aspettopositivo di crisi e depressioni é che fanno pulizia di chi non riesce a stare a galla.
      Tuttavia, tra la pulizia ed il massacro di Masada passa una grande differenza. Questa é una ecotombe.
      Buona giornata!
      gsm

  • http://www.facebook.com/valerio.taccone Valerio Taccone

    Se poi aggiungiamo il dramma dei giovani professionsiti architetti,ingeneri , che in Italia per le barriere di fatturato o di organico non possono esprimersi e lavorare, il piatto della crisi è completo. Se pensate che in Italia si sceglie il progettista e non il progetto migliore, sulla base di agganci, fatturato e pseudo-curriculum, capirete come stanno le cose. La “LEGGE AMMAZZAGIOVANI”, come definiamo noi giovani professionisti il codice dei contatti ed il regolamento, per volontà precisa ed intrinseca del legislatore, tiene ai margini i giovani nell’affidamento degli incarichi pubblici, che possono solo guardare i bandi senza poterci partecipare, diventando schiavi post-moderni alle misere paghe di quattro società di ingegneria, che da sole si spartiscono il mercato dei servizi professionali… Purtroppo anche noi giovani professionisti non abbiamo un sindacato forte, autorevole che ci faccia scendere in piazza e rivendicare le nostre ragioni, per cui stiamo finendo tutti all’estero.. Abbiamo gli ordini professionali, ormai ridotti ad ectoplasmi in grado di mantenere in vita solo gli addetti che ci lavorano. In italia molti pensano che siamo ancora dei ricchi, privilegiati e dei benestanti ma guadagnamo meno, molto meno, di un operaio di fabbrica,sia che si faccia il lavoro dipendente, sia che ci si metta in proprio come libero professionsita…Un paese che non investe sui giovani professionisti, sull’architettura, è un paese morto, senza futuro poichè non ha compreso che il suo passato lo ha reso grande nel mondo e ancora oggi, rappresenta l’unica ricchezza che lo sta salvando..Il PIL espresso dai beni culturali è il solo a mantenere in vita il nostro Paese. Come sarebbe l’Italia oggi, in questa crisi pazzesca, senza i grandi architetti Italiani che hanno reso celebri nel mondo le nostre città? I cinesi, gli indiani non potranno mai copiare le nostre bellezze storiche, artistiche, monumentali, forse ci metteranno secoli per acquisire la nostra preparazione e competenza, figlia di secoli di storia…
    Il Colosseo, Venezia, Firenze, generano reddito e PIL più di mille aziende, non hanno conosciuto crisi, non sono delocalizzabili, senza pensare poi ai migliaia di centri storici sparsi per tutta la nostra Penisola, che tutto il mondo ci invidia, e per i quali milioni di persone sarebbero disposti a fare migliaia di chilometri per vederli, se li rendessimo accoglienti…Nel mondo c’è una fame di cultura e di Italia che noi stessi nemmeno immaginiamo…I canadesi, gli svedesi, I norvegesi, i russi, sono innamorati dei nostri borghi, mentre noi abbandoniamo la cultura millenaria per andare a lavorare in un call center metropolitano a 300 euro al mese…
    Il sud è tutto da fare su questo tema e nessuno ci pensa o investe.
    Questo dovrebbe essere il nostro vero progetto industriale, soprattutto al sud, ricchissimo di tesori ed opere d’arte non valorizzate. La sfida sul manifatturiero è persa.. nell’economia globale ci sarà sempre un paese povero da sfruttare….I nostri concorrenti possono imparare a fare o progettare una lavatrice o un i-phone ma per fare capolavori d’architettura, per realizzare Venezia, Roma o Firenze, ci vorranno secoli e il risultato non sarà scontato…
    Che nazione l’Italia…
    Una nazione che non ha capito ancora,che nella sua storia e nelle sue radici, c’è la forza per valorizzare se stessa e per aprirsi al futuro valorizzando i suoi talenti, che oggi scappano all’estero, distinguendosi in tutto il mondo per saper fare architetture contemporanee senza essere banali o autoreferenziali, al contario di tante Archistar straniere…

    • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

      Caro Sig. Taccone,
      Sarebbe così cortese da spiegarci cosa c’entri il Suo lungo commento con questo post?
      Ma ritiene proprio i nostri giovani architetti gente in grado di fare “capolavori”?
      Buona giornata!
      gsm

      • http://www.facebook.com/valerio.taccone Valerio Taccone

        Lei si immagina quante imprese edili potrebbero lavorare nella riqualificazione del nostro patrimonio culturale, così capillare e diffuso su tutta la penisola? E quanti professionisti potrebbero lavorare intorno a questi progetti? Oppure pensa che l’edilizia è fatta solo da imprese e palazzinari? Lei immagina quanti giovani professionisti stanno scppando all’estero perchè in Italia l’architettura non interessa a nessuno? Soprattutto allo Stato e alle imprese italiane? Sa quanti posti di lavoro si stanno perdendo? oppure pensa che nel mondo delle costruzioni ci sono solo gli idraulici, gli elettricisti ed i falegnami? Sa quanti posti di lavoro si potrebbero salvaguardare se la nostra nazione investisse sul nostro patrimonio culturale degradato e non valorizzato? Lavorerebbero elettricisti, falegnami, artigiani, restauratori e professionsiti..
        Purtroppo il nuovo, inteso come territorio da consumare, è finito. Basterebbe una buona legge come quella Francese ispirata all’importanza dell’architettura pubblica e privata nella vita sociale dei cittadini, che impone l’obbligo della qualità architettonica nei progetti di investimento, per recuperare molta occupazione giovanile nel settore, tutti professionsiti che attualmente stanno fuggendo all’estero. Sono solo i poveri elettricisti, falegnami e piccole imprese a perdere il posto nell’edilizia? quante partite iva chiuse di giovani professionsiti ci sono in quei dati drammatici? Quanti tecnici, designer, venditori, agenti, ci sono? La nostra crisi immobiliare è fruttto anche di scelte strategiche sbagliate..legate al consumo di suolo da parte di grossi fondi di investimento speculativi che con la complicità dello Statalismo corrotto, privilegiano investire dissennatamente nel mattone e non in progetti lungimiranti di riqualificazione ,recupero e valorizzazione del nostro territorio. Mi riferisco alla messa in sicurezza dei fiumi, degli edifici e alla valorizzazione di sistemi diffusi di accoglienza e ricezione che vedano protagonisti i nostri borghi e le nostre città…Sa quanta gente potrebbe lavorare in questi progetti? Troppo facile fare ancora e solo palazzi, in cui poi non ci andrà ad abitare nessuno..Il nostro sistema stato-privato è pronto a cambiare registro? E’ pronto a darsi nuove regole urbanistiche per combattere la distorsione legata alla rendita immobiliare che poi produce un sistema economico legato solo alla speculazione sulle nuove costruuzioni, poichè investire in riqualificazione non è conveniente? Lo Stato dovrebbe dare gli strumenti ai privati per operare e poi farsi da parte, altrimenti tutto finisce a “Magna Magna”.. Dalla rendita immobiliare nascono le bolle immobiliari, legate ai fondi immmobiliari, per cui si generano cicli perversi in cui l’economia non gira più..Questo lei me lo insegna! Un investimento in un complesso immobiliare nuovo, produce ricchezza per quel poco di tempo in cui viene costruito, generando quel ciclo virtuoso che tutti noi dell’edilizia conosciamo…ma dopo? rimane una rendita solo per il proprietario,poi se in giro c’è bulimia edilizia perchè si è esagerato con la speculazione, tutto crolla…Se gli stessi soldi fossero stati spesi in progetti più impegnativi, inizialmente meno remunerativi, come creare aziende in pezzi di città degradate o rivitalizzare borghi e villaggi abbandonati, forse oggi ancora generavano reddito…e forse l’edilizia era meno in crisi…Forse in Germania queste cose le fanno, il Governo e l’intera società tedesca si concentrano sul patrimonio edilizio esistente, sono più attenti al consumo di suolo, all’architettura, alla valorizzazione dei giovani, per cui la crisi in questo settore la sentono molto meno di noi…
        Per quanto riguarda i nostri giovani architetti, certamente non sono Brunelleschi, Borromini, Bernini,etc, questo è ovvio ed è inutile sottolinearlo, in più richiederebbe un’analisi sulle nostre scuole di architettura che qui è meglio tralasciare,sicuramente i giovani architetti stranieri, che in paesi come l’Olanda, a quarant’anni sono già maturi e affermati da un pezzo, non sono superiori a noi, altrimenti non saremmo così apprezzati e ricercati, semplicemente le loro condizioni al contorno sono diverse..
        Noi giovani italiani ancora dobbiamo costruircele le nostre condizioni poichè viviamo in un paese medioevale, figli di un nanismo imprenditoriale e di una mentalità furbetta e contorta che nella sfida globale, non paga più…
        forse, fra un pò di tempo, quando saranno finite le pensioni dei nonni, mancherà il pane e allora le discussioni dei forum si trasformeranno in rivolte di piazza e le cose si faranno più chiare per tutti…
        Buon Lavoro.
        V.T.

        • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

          Caro Sig. V.T.,
          L’arte é un giudizio sintetico, particolarmente apprezzato nei commenti.
          Convengo con Lei che il crollo dell’edilizia coinvolge un elevato numero di professionalità.
          Buona giornata!
          gsm

      • Massimo Antonicelli

        Visto che sono, ormai, un vecchio architetto che ne ha viste di tutti i colori provo a interpretare il pensiero del giovane collega e ricondurlo al tema del post. Tra le righe leggo che l’edilizia e il suo indotto sono un elemento fondamentale per tenere in efficienza il nostro patrimonio edilizio storico e, attraverso questo, attrarre il turismo culturale internazionale, forse tra le ultime chances di questa nostra nazione per sopravvivere. In questo senso contribuire al declino delle grandi tradizioni artigiane italiane è doppiamente criminale. Anche parte della rete dei professionisti italiani è spesso legata a questo mondo che pian piano tende a scomparire. Il successo del design italiano negli anni ’60 e ’70 ha avuto origine da questa stretta e fattiva collaborazione tra (certo) professionismo e (certo) artigianato.
        Sotto questo profilo ordini professionali, concorsi truccati, accessi privilegiati al lavoro solo per chi ha mezzi e curricula – e dunque alle grandi società di ingegneria e alle archistar – normative elefantiache, sono tutti aspetti di una realtà illiberale che uccide sia le imprese artigiane che i piccoli e medi professionisti. La peculiarità tutta italiana dell’impresa diffusa viene minata alla radice con sempre maggior pervicacia dallo stato italiano (sottoposto a pressioni nordeuropee?) i cui politici sembrano non rendersi conto dei danni irreparabili di cui si stanno rendendo responsabili. Per onor di verità occorre sottolineare che – oggi – anche una grande parte del mondo professionale vive e sopravvive grazie alle “regole” elefantiache di cui sopra. In un’ipotetica nuova e giovane nazione liberale per questa categoria di tecnocrati passacarte, esperti di praticume vario che non hanno mai neppur sentito parlare di problemi compositivi, di sezioni auree, ma forse neppure della composizione della malta cementizia (altro che capolavori!) il mercato non dovrebbe offrire loro – probabilmente – molto spazio…

        • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

          Caro arch. Antonicelli,
          Grazie del commento. La «burocrazia elefantiasica» ha effettivamente due aspetti: frena l’esuberanza creativa tipica di quanto é esteticamente bello e permette ai mediocri di sopravvivere nuotando nelle norme.
          Apprezzo molto la frase finale: un buon architetto sa farsi anche un’ottima malta cementizia.
          Constato il mio soffitto rifatto da qualche anno e già tutto scabeccio, e ripenso alla volta della Cappella Sistina. Ma che razza di malta usò Michelangelo?
          Grazie del commento.
          gsm

          • Massimo Antonicelli

            calce e pozzolana su arriccio sempre di calce e pozzolana; anche se sembra che, in seguito a problemi di formazione di muffe, un suo assistente, tale Jacopo l’Indaco, gli suggeri di aggiungere solo sabbia fine alla calce sul sottostante arriccio, aumentando i tempi di asciugatura, ma anche la traspirazione finale dello strato dell’intonaco. Anche la struttura della volta in blocchi di tufo ha fatto la sua parte: in pratica conci portanti e intonaco costituiscono ununica struttura caratterizzata da un’igroscopicità ottimale, in cui i silici a contatto con l’acqua si comportano come un ottimo legante idraulico in presenza di calce formando una struttura di rivestimento molto dura e durevole.
            Nei tempi moderni, sovente, gli intonaci sono a base di cemento e i rivestimenti di finitura interna sono a base di gesso, dando luogo a una struttura scarsamente igroscopica che, spesso, dà luogo all’effetto cosiddetto “cartella” distaccandosi dal supporto.
            Da cui il genovesissimo soffitto “scabeccio”…

          • http://www.rischiocalcolato.it/ Giuseppe Sandro Mela

            Grazie del commento: ho imparato molto.
            Mi scusi il termine dialettale, ma vedo che ha reso l’idea.
            Buona serata!
            gsm

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