Submitted by Tyler Durden on 01/15/2013
Come vi abbiamo raccontato jeri, in quella che è la più grossa notizia della settimana ma possibilmente anche dell’anno, la Bundesbank ha rotto la sua postura stile “va tutto bene” che ha ostentato sino a solo tre mesi fa e in drammatico cambio delle sue posizioni diplomatiche ha richiesta il rimpatrio di una parte del suo oro conservato alla Fed di New York e di tutto il suo oro domiciliato a Parigi.
Applaudiamo Herr Wiedmann per questa mossa anche se periamo che ai tedeschi sia permesso di essere testimoni, di verificare che arrivi veramente dell’oro e non solo delle casse vuote. Certamente alla fine della fiera che il metallo arrivi davvero o no è piuttosto irrilevante: quello che conta è che il primo sparo contro il sistema monetario corrente che oppone moneta sonante a denaro elettronico diluibile all’infinito, è stato esploso e da una delle più importanti banche centrali, una che possiede il secondo maggior accumulo d’oro al mondo dopo la Fed soltanto.
Detto questo possiamo solo sperare che la richiesta teutonica di rimpatriare il suo oro non sia accolta con lo stesso entusiasmo che incontrò la Francia quando cercò di rimpatriare il suo oro conservato a Londra negli anni ’30, proprio poco prima che un sacco di cose nell’economia mondiale prendessero ad andare orribilmente male…
Al riguardo nel 1965 The Economist intervistò Jacques Rueff, un economista francese e advisor del Governo Francese. Nello scambio che segue (che potete trovare alle pagine 84-85 del pdf “Monetary Sins of the Past“, “I peccati monetari del passato”, di cui consigliamo la lettura a tutti quelli che pensano che quello che sta succedendo sia in qualche modo nuovo o differente), l’economista accusa la Francia per aver esercito pressione su Londra durante gli anni ’30 attraverso il ritiro delle sue sterline alla Bank of England. Ringraziamo Martin Sibileau per averci ricordato questo scambio chiave. Quello che segue è interessante ed illuminante e potrebbe servire come base per qual che sia responso avrà domani l’annuncio della Buba.
Jacques Rueff: Nel 1930 ero attaché finanziario all’ambasciata francese di Londra e in quel ruolo ero responsabile per i depositi del Tesoro Francese con le banche inglesi. Questi erano il risultato di otto anni di gold-exchange standard, perché dovevamo tenere i pound sterling a Londra così come i miei colleghi a New York dovevano tenere sul mercato americano i dollari che erano fluiti verso il Tesoro Francese dal 1927 in avanti. Poi, nel 1931, il fallimento della Austrian Creditanstalt fece partire una serie di rimpatri. E fu questo collasso del gold-exchange standard che, senza nessun possibile dubbio, trasformò la depressione del 1929 nella Grande Depressione del 1931.
The Economist: A proposito di questo episodio storico, come commenterebbe il fatto che a grandi linee la pressione esercitata dalla Francia su Londra all’epoca attraverso i ritiri dei suoi bilanci in sterline fu in parte responsabile del collasso generale seguente?
Jacques Rueff: Lasci che le dica che, sfortunatamente per il mondo, la pressione Francese non ci fu, o fu così lieve da non avere effetto. C’è un documento molto interessante di quel periodo, una lettera da Sir Austen Chamberlain, che era allora Segretario agli Esteri a Londra, a M. Poincaré, che era Primo Ministro e Ministro delle Finanze in Francia, dev’essere del 1928. Sir Austen diceva “Sappiamo che voi avete titolo a richiedere oro in cambio delle vostre sterline, ma in nome della buona amicizia fra Britannia e Francia vi chiedo, così da evitare problemi per la City di Londra, di non farlo.” E noi fummo, devo dire, così deboli da accondiscendere a questa richiesta e non chiedere il nostro oro. il fatto stesso che io, nel 1930, avevo così tanti depositi in sterline a Londra mostra che non usammo il nostro diritto a chiedere in cambio l’oro. Gli aggiustamenti, che sarebbero a mala pena stati percepibili se li avessimo portati avanti su base giornaliera, non furono fatti, ed avemmo dei fantastici boom nel 1927, nel ‘28 e nel ’29. Questo spiega la profondità del collasso e della depressione. Proprio perché gli aggiustamento erano stati rimandati per troppo tempo. Fummo troppo gentili nell’accondiscendere alla richiesta di non convertire in oro i nostri bilanci in oro.
Aventi veloce sino ad oggi e non possiamo fare a meno di domandarci se fra 30 anni da oggi, nel 2043, un advisor della Bundesbank non riscriverà quanto sopra più o meno come segue:
Advisor della Buba: … c’è un documento molto interessante di quel periodo, una lettera da William Dudley, che era allora a capo della Fed di New York, a Herr Weidmann, che era a capo della Bundesbank. Dev’essere del 2013. Dudley diceva: “Sappiamo che avete tutto il diritto di chiedere la restituzione del vostro oro ma, in nome della stretta amicizia che lega gli Stati Uniti alla Germania, per evitare problemi a Wall Street, vi chiediamo di non farlo.” E, mi dispiace doverlo dire, fummo troppo deboli e accondiscendemmo alla loro richiesta di non ritirare il nostro oro. Il fatto che avevo così tanti depositi a New York nel 2015 mostra in maniera incontrovertibile che non facemmo uso del nostro diritto a ritirare il nostro oro. Gli aggiustamenti, che se fossero stati fatti un po’ per volta non sarebbero stati influenti, non furono fatti e avemmo i fantastici boom del 2013, del ’14 e del ’15. Questo spiega la profondità del collasso e della depressione: perché gli aggiustamenti furono rimandati per troppo tempo. Fummo troppo gentili a soddisfare le richieste dell’apparato ufficiale e non convertire i nostri bilanci in dollari in oro.
Possimo solo sperare che la Bundesbank non sia così “gentile” come fu Parigi all’incirca 80 anni fa nel rispettare le richieste parimenti “gentili” di Londra di non procedere. Effettivamente piuttosto il contrario: speriamo che la Bundesbank ritiri tutto il suo oro e così facciano tutte le altre nazioni perché nell’aftermath del “collasso e depressione” chi esce per primo se la cava meglio.
Tutti gli altri resteranno con delle promesse di carta di pagamento di un governo fallito e insolvente che era arrivato a suggerire di coniare una moneta da un trilione di dollari per assolvere ai suoi peccati monetari. Davvero.
h/t Martin Sibileau
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