Giuseppe Sandro Mela.
Il dr. Giuseppe Mussari é una figura controversa, principale attore di una vicenda per nulla chiara tranne che nelle sue linee essenziali.
Da sempre l’ingresso nella dirigenza in Monte Paschi Siena è stata condizionata da una vicinanza succube e prona ai desiderata del Pci-Cosa-Quercia-Pds-Pd.
Sedere nel consiglio di amministrazione della Fondazione, che governa Mps, o nel cda della banca, richiedeva alcuni “requisiti” non riscontrabili se non nell’area politica che usualmente é denominata “sinistra“. É quindi del tutto indifferente che tali persone avessero o meno una tessera in tasca, meglio se almeno formalmente non fossero stati schierati, ed il fatto che taluni di essi fossero di area “democristiana” é più elemento di accusa che di difesa.
Il termine “sinistra” denomina quella banca di affari
che opera in politica con la denominazione di
Partito Democratico.
Similia similibus curantur.
Adesso si sta cercando di addossare al solo dr. Mussari ogni possibile colpa, come se fosse stato l’unico a prendere decisioni degne di un buon malavitoso.
Corre voce che non sia il prototipo di un santo, ma non sta a noi dare giudizi personali.
Sarebbe però oltremodo riduttivo e fuorviante considerare Monte Paschi Siena come semplice banca del Pci-Cosa-Quercia-Pds-Pd.
La realtà consiste invece nel fatto che il Pci-Cosa-Quercia-Pds-Pd é a tutti gli effetti una banca che si muove nel settore politico, e che usa la politica per perseguire i propri affari.
Solo visto da quest’ottica si può comprendere lo sviscerato statalismo di questo organismo.
Senza la connivenza di vaste componenti della burocrazia statale Mps non avrebbe mai potuto sussistere.
Senza massicci e cospicui aiuti statali, Monte Paschi Siena sarebbe fallita da un bel pezzo.
Solo che adesso sembrerebbe proprio che si sia arrivati al capolinea.
Lo stato non ha più un centesimo da buttare a fondo perduto nel calderone di Monte Paschi Siena, che è in situazione chiaramente fallimentare.
Dovrebbe dar da pensare a fondo che la terza banca d’Italia sarebbe fallita senza l’ultimo supporto statale di 3.9 miliardi. 3.9 miliardi in rapporto al giro di affari di quella banca rappresenta una quota omeopatica, infinitesimale.
Come dire che Fiat sarebbe fallita se non le avessero imprestato qualche decina di milioni.
In questa luce dovrebbero essere lette sia la politica, sia la politica economica del PD, così come la frattura generazionale, l’abbandono di molti mostri sacri e la disperata ricerca ad ogni costo di un brandello di potere.
Suvvia, godiamoci quest’ultimo squarcio di periodo elettorale, così ovattato quanto inutile.
Prepariamoci a ciò che il futuro sembrerebbe riservarci: si ripeterà in Italia ciò che successe in America il 15 settembre 2008, con l’annuncio del ricorso della Lehman Brothers Holdings Inc. al Chapter eleven.
Monte Paschi Siena non può fare altro che fallire, e con esso il Pd.
Sarà un fallimento epocale che sconquasserà tutta la nazione, che bene o male sarà chiamata a pagare e ben salato le vogliose brame economiche del Pd. Se poi questo dovesse essere sciaguratamente al potere, il crack assumerebbe proporzioni galattiche,con immani elargizioni pubbliche di denaro estorto ai Contribuenti per cercare di sostenere i privilegi economici di quella ristretta oligarchia.
Intanto, nel cielo si stagliano già ben nitide le figure dei due avvoltoi che stanno aspettando la cadaverizzazione di Monte Paschi Siena, per dividersene le spoglie.
Nota.
In un precedente post avevo fatto presente che toccare certi argomenti porta male: si spera che il prossimo segretario di ciò che resterà del Pd abbia imparato la lezione.
Agenzia Stampa Italia. 2013-01-24. Federcontribuenti chiede l’ immediato arresto di Giuseppe Mussari.
(ASI)Roma. Lettere in Redazione – Svelare gli altarini delle banche non è facile, Enrico Ceci stava per riuscirci se non fosse che la più grande indagine bancaria dell’ ultimo decennio è stata in parte disattesa, insabbiata e oggi smembrata. Intanto spunta una nuova indagine, stavolta partita dal Lussemburgo: milioni di Euro da rintracciare passati da Brianfid-Lux, controllata del Banco Desio. In Lussemburgo il direttore amministrativo della Banca, Antonio Alvarez, ha denunciato strane anomalie ed evidenti irregolarità alle autorità di controllo.
In Italia, il 27 settembre 2012, il Consiglio di Amministrazione del Banco di Desio e della Brianza SpA – presieduto dell’ingegner Agostino Gavazzi – aveva preso atto con soddisfazione che, con riferimento al Procedimento Penale n.10490/11, il Giudice per le indagini preliminari di Monza aveva frettolosamente accolto la richiesta formulata dal PM Mapelli per l’archiviazione del fascicolo a suo tempo aperto per associazione a delinquere (art. 416 c.p.) e riciclaggio (art. 648-bis c.p.) nei confronti dello stesso Presidente, dell’ex Amministratore Delegato (sig. Nereo Dacci) e dell’ex Direttore Generale (sig. Alberto Mocchi).
Nel frattempo Renato Caprile, ex AD di Banco Desio Lazio, per i reati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio con l’aggravante della transnazionalità del reato, concorso in dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi, concorso in appropriazione indebita con le aggravanti del danno patrimoniale allo Stato e dell’abuso di relazioni di ufficio (ossia in qualità e con il ruolo di ad Banco Desio Lazio, all’epoca dei fatti contestati) patteggiava al Tribunale di Roma 2 anni e 10 mesi e 1.400 euro di multa.
Ricordiamo che l’imputato e il PM possono chiedere al giudice il patteggiamento quando il minimo della pena, per il più grave dei reati contestati, non supera i cinque anni di carcere (anche congiunti a pena pecuniaria).
Il patteggiamento non è ammesso per i delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché per coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi.Poteva effettivamente il Caprile usufruire del patteggiamento?
Come è possibile inoltre che la controllante Banco di Desio e della Brianza non sapesse ciò che facevano le controllate Banco Desio Lazio, Credito Privato Commerciale e Brianfid-Lux?
Inoltre non si è mai fatta luce su di un passaggio inquietante riportato nelle oltre 6.500 pagine del procedimento penale di Roma, dove si legge che quando è stata perquisita la casa di Caprile Renato qualcuno si è presentato di buon mattino in sua “difesa” con tanto di tesserino di riconoscimento del Consiglio di Stato.
Giancarlo Coraggio era presidente aggiunto del Consiglio di Stato dall’ 8 ottobre 2010. Ha svolto vari incarichi ministeriali, ed è stato fra l’altro vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. All’epoca dei fatti era anche Presidente della Corte di Giustizia Federale. Monti lo ha eletto Presidente del Consiglio di Stato.
Coraggio è il marito della sorella della moglie di Caprile Renato: che ruolo ha svolto questo “grand commis” di Stato nella indagine del PM Cascini?
Cascini, titolare delle indagini sul Banco Desio, pur con un lavoro investigativo perfetto svolto dal GICO di Roma, “congelò” le indagini preliminari per oltre due anni e, solamente dopo una richiesta di avocazione per inerzia presentata dal Ceci, procedette alla loro chiusura. Perché?
Credito Privato Commerciale, la banca svizzera di proprietà di Banco Desio, è attualmente in liquidazione. Si sta forse tentando di far estinguere il reato 231 in tempo utile?
Il direttore amministrativo Alvarez della controllata lussemburghese Brianfid, anch’essa oggi in liquidazione, ha denunciato spericolati giochi finanziari basati sull’utilizzo di scatole cinesi.
Decine di milioni di euro sono spariti con due passaggi: un acquisto di titoli high yield e un trasferimento dalla Brianfid-Lux di Banco Desio alla Société europeénne de banque (Seb), la banca lussemburghese di Banca Intesa. Milioni di Euro provenienti dall’Italia e portati oltre confine illegalmente.
E’ già stato accertato che parte di quei soldi sono finiti in Svizzera su un conto corrente cifrato: soldi usati anche per pagare tangenti a politici, fra cui Filippo Penati.
Marco Bus, il numero uno di Seb-Intesa, è indagato per concorso in riciclaggio mentre Alessandro Jelmoni, un broker internazionale che gestiva in Lussemburgo il patrimonio in nero di grandi clienti italiani, è stato arrestato lo scorso maggio con l’accusa di riciclaggio.
Marco Bus avrebbe svolto inoltre un ruolo non marginale nella colossale frode fiscale di cui è accusata la famiglia Giacomini, titolare dell’omonima grande azienda piemontese, tra i leader mondiali nel settore delle rubinetterie. Secondo la ricostruzione dei pm di Verbania, il capo della procura Giulia Perrotti ed il sostituto Fabrizio Argentieri, i soldi evasi al fisco dai Giacomini sono finiti su conti della banca lussemburghese di Banca Intesa.
Il tutto durante la gestione di Corrado Passera.
Alvarez si è rivolto anche all’ordine degli avvocati segnalando che l’amministratore Fabio Trevisan non era legittimato a portare avanti la gestione quotidiana di Brianfid-Lux. Trevisan, peraltro, è pure il legale di Jelmoni in Lussemburgo.
Alvarez è stato licenziato da Banco Desio a 5 giorni dalla pensione e dopo ben 38 anni di servizio. Quando un manager compie il proprio dovere di cittadino rispettoso delle leggi, il comportamento di Banco Desio non differisce da quello adottato con il giovane Ceci che è stato il primo dipendente – all’interno di Banco Desio – ad avere il coraggio di denunciare gli illeciti.
Alvarez e Ceci – un manager ed un dipendente onesti con più di 30 anni di differenza tra loro – sono stati accomunati dallo stesso trattamento: un licenziamento in tronco a fronte delle loro corrette segnalazioni.
La commissione di Vigilanza sul settore finanziario (Cssf), la Consob del Lussemburgo, ha aperto un’indagine che non potrà unirsi a quella italiana, in via di smembramento con i patteggiamenti in atto a Roma.
Cosa facevano – invece di vigilare – la Consob Italiana e Banca d’Italia più volte informate ufficialmente dal giovane Enrico Ceci?
Traendo le dovute conclusioni, sembra proprio che la controllata Brianfid-Lux abbia operato illegalmente proprio come il Credito Privato Commerciale, istituto di Lugano (oggi in liquidazione) sempre controllato dal Banco Desio. E che questo sistema sia radicato anche in altre banche, come la Seb di Banca Intesa.
A fronte di tutto ciò, la nostra associazione chiede di far decadere il patteggiamento concesso a al Caprile e di riaprire il caso.
Peccato che l’udienza preliminare di Roma venga sistematicamente rinviata. Ora sembra essere finalmente fissata per il 19 aprile prossimo. Staremo a vedere.
Tra gli indagati figura anche Roberto Perazzetti, direttore generale del Credito Privato Commerciale ai tempi dei fatti contestati, che in un’intercettazione parlava con Dacci, allora AD di Banco di Desio e della Brianza, e si augurava che: “..almeno ci mettessero nella black list! Così.. decisamente tutte le rogatorie vengono respinte una dietro l’altra e quindi possiamo fare quello che vogliamo.. E così anziché avere un miliardo e quattro di raccolta ne avremo tre miliardi e mezzo”.
Incoming search terms:
- giuseppe mussari sposato
- moglie mussari
- mussari arrestato
- Eccitato
- Affascinato
- Divertito
- Annoiato
- Triste
- Arrabbiato




