La Rivolta di Atlante è in Atto.

Di FunnyKing , il - 87 commenti

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Objectivist1

Cari amici di Rischio Calcolato

E’ giunto il momento di tirare una riga e ricordare ancora una volta la ragine profonda del declino italiano:

Lo Stato ha il monopolio della violenza e fa leggi, ma nessuno Stato mai può costringere i migliori, i più preparati e i più coraggiosi fra i propri cittadini a dare il meglio di se stessi per produrre ricchezza.

Capite l’enorme portata di questa legge naturale (o di Dio se volete)

Il punto è questo: non importa quali siano le leggi a cui sono sottoposti gli uomini, quando il frutto dell’ingegno e del lavoro non rimane per la maggior parte nelle mani e nella disponibilità di colui che lo ha prodotto, l’uomo smetterà di dare il meglio di se, smetterà di produrre oppure lo farà da qualche altra parte, secondo leggi più confacenti alla legge naturale.

Per loro natura gli esseri umani sono spinti al miglioramento della propria personale condizione e la storia insegna che qualsiasi costrizione a questa legge, sia che provenga dallo Stato od anche da una religione produce sempre miseria, infelicità, morte e violenza.

E’ un abominio, è contro natura, pensare di piegare la ricerca dell’uomo di migliorare la propria personale condizione alle ragioni della società o di Dio. Gli Stati prosperano e producono arte, brevetti, scienza, felicità solo quando assolvono al compito principale di garantire la libertà e il diritto di proprietà di ciascuno. Quando gli Stati si arrogano il diritto di redistribuire il frutto del lavoro e dell’ingegno dei loro migliori cittadini sono destinati alla distruzione.

E il motivo è semplice: i loro migliori cittadini smetteranno di produrre o decideranno di farlo da qualche altra parte.

Signore e signori, questa è la tragedia italiana, prima di ogni altra considerazione su sovranità monetaria, Europa, globalizzazione. Prima di tutto l’Italia va in Bancarotta perchè non esiste più un solo motivo al mondo per rischiare il proprio capitale, investire tempo e denaro per produrre in Italia. Anzi al contrario, investire in Italia è un atto stupido semplicemente stupido, nemmeno più temerario o coraggioso. Semplicemente sbagliato per se stessi e per la propria famiglia.

L’Italia è marcia, è impregnata di cittadini parassiti per la maggior parte inconsapevoli della propria condizioni e che scambiano per “diritto acquisiti” quello che in realtà è uno schifoso privilegio su altri cittadini, ovvero coloro che per le leggi dello Stato dovrebbero produrre e farsi confiscare a maggior parte del frutto del loro sforzo.

Se parliamo di evitare il disastro, ormai la soluzione è esclusiavamente individuale, non esiste più alcuna via di scampo come nazione. Dal punto di vista collettivo la soluzione è una rovinosa bancarotta, un colpo di spugna su tutti i “diritti acquisiti” per l’azzeramento dei fondi necessari a garantirli. Solo quel giorno si aprirà una finestra di opportunità per sedersi tutti insieme e ridefinire l’organizzazione dell’Italia nel senso di tornare ad essere una nazione che offre una speranza e un futuro a chi lavora e produce ricchezza.

Detto questo, ciò non significa che la politica svolge un ruolo indifferente. I tempi, i modi e la gravità dei danni che la Bancarotta dello Stato provocherà agli italiani possono e devono essere governati. Avendo però bene in mente che non è possibile evitare un momento di discontinuità, chiamiamolo “ristrutturazione del debito” per usare termini politicamente corretti sapendo bene che ad essere ritrutturati non saranno necessariamente solo i titoli del debito dello Stato, ma anche i diritti acquisiti di milioni di italiani che vivono e prosperano sulle spalle di una minoranza sempre più stanca e non più disposta a sobbarcarsi del lavoro e anzi pronta a smettere oppure a farlo per un’alta nazione.

E invece abbiamo “le larghe intese”, un governo frutto della volontà di conservazione il cui unico scopo è procrastinare nel tempo l’inevitabile crac, aggravando di giorno in giorno le conseguenze e il grado di distruzione dell’intero paese.

Vi annoio con un solo grafico:

 Schermata 2013-10-25 alle 09.24.20

Quelle che vedete sono le curve che misurano la produzione industriale di vari paesi,l’Italia si trova all’ultimo posto. Io ho visto con i miei occhi cosa sta accadendo e credetemi, non esiste nessuna possibilità che nell’attuale sistema la produzione dell’industria italiana torni a crescere se non in maniera infinitesimale e per brevissimi periodi.

Il motivo è semplice: per produrre è necessario che ci siano le industrie. E quando un industria, una fabbrica, un centro ricerca chiude per andare a prosperare in un’altra nazione, scordatevi che tornerà indietro. Ci vogliono risorse, motivazione e coraggio per spostare il centro dei propri affari e dei propri affetti, una volta completato il percorso la prospettiva è quella di non tornare se non dopo decenni. Come minimo dopo che la nazione che ti ha reso schiavo dello Stato non abbia dimostrato per un sufficiente numero di anni di essere cambiata. Non basta un cambiamento delle leggi, della pressione fiscale, del diritto. E’ necessario ricostruire la fiducia tradita dall’Italia.

Senza dover scomodare la Cina, o l’India o il Sud America, intorno all’Italia giusto al di la delle Alpi oppure attraversando l’Adriatico od anche puntando a Sud poche miglia oltre la Sicilia ci sono paesi che offrono condizioni di lavoro per i migliori italiani che non sono minimamente paragonabili all’inferno fiscale, burocratico e delle leggi a cui siamo sottoposti.

Quindi mi chiedo e chiedo a tutti voi, qualunque sia la vostra parte politica: ma di cosa diavolo stiamo discutendo?

La Rivolta di Atlante è in pieno svolgimento, non c’è violenza visibile, non ci sono cortei ne scontri con le forze dell’ordine. Solo lunghe code alla frontiera e serrande chiuse, e signore e signori questo genere di violenza è devastante e l’Italia non ha ne può avere alcuno strumento per fermarla.

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    Quanto è vero ciò che dici…
    Tu sai come la penso e quanto concordo
    Fare al meglio il nostro minimo docet

  • GigiParigi

    Articolo perfetto e lucido, concordo in pieno.la realtà è quella che viene descritta. La mia vera paura è che adesso a causa di una profonda ignoranza ramificata, si da le colpe non ai responsabili veri (i parassiti e lo stato) ma al mercato che segue le logiche del profitto e dello sfruttamento dell’altro……come se i parassiti e lo stato non seguissero le logiche del profitto proprio e dello sfruttamento dei migliori di cui parla l’articolo, con l’ipocrita aggravante di presentarsi come benefattori e giusti. Ah cecità.

  • Zazà la Superscimmia

    La nostra casta politica ha fatto un patto di sopravvivenza con Europa, Germania e banche: voi ci lasciate al nostro posto, a mangiare e a rubare, e noi vi lasciamo pian pianino spolpare l’Italia. Sanno benissimo che l’Italia è malata terminale e che loro stessi sono le metastasi. Letta, Monti & Co sono semplicemente i garanti del nostro fallimento, e il loro compito è di tenere in vita questo paese quel tanto che basta da poterlo spolpare poco a poco. E’ questa la stabilità di cui parla letta.

    • Stefano Nobile

      concordo al 100000000%.

      • ricca

        io di più 🙂

    • definitivamenteforse

      Non bastava il voto, lo devo scrivere che sono d’accordo!

  • dxdanny

    L’unico vantaggio che ci procura questo partito unico al governo è il tempo. Il tempo per organizzarsi altrove ed evitare di sprofondare nel baratro italiano.
    Per il resto siamo nelle sabbie mobili e affoghiamo sempre più.

  • Artù

    “L’Italia è marcia, è impregnata di cittadini parassiti per la maggior parte inconsapevoli della propria condizioni e che scambiano per “diritto acquisiti” quello che in realtà è uno schifoso privilegio su altri cittadini, ovvero coloro che per le leggi dello Stato dovrebbero produrre e farsi confiscare a maggior parte del frutto del loro sforzo.”

    AMEN

    • ricca

      esatto, non diritto acquisito, ma privilegio acquisito a spese di altri, quindi rubato di fatto.

  • Marcello

    Post magistrale Paolo, veramente magistrale, urge piccola donazione per RC.
    Con orgoglio posso dire di essere anche io parte della Rivolta di Atlante, alla fine risparmio tempo per dedicarlo alla mia famiglia, per dedicarlo alla studio e al miglioramento della mia professionalità ma….per esportarla fuori dall’Italia, intanto, con me lo stato ha smesso di incassare, non raccoglie che poche briciole.

    • funnyking

      No grazie, nessuna donazione, ho tolto da tempo questa possibilità. Se vuoi sdebitarti diffondi questo articolo e gli atri che ti piaceranno sui social e sulla rete. Per me questa è la cosa più importante.

      • Marcello

        Ah ok! Và bene.
        Grazie a te comunque.

  • MarcoTizzi

    Hai ragione, ma io credo (temo) ancora che troveranno il modo di cominciare a stampare come se non ci fosse un domani, l’ultimo, unico maquillage possibile prima di saltare in aria.
    Che siano Lire o Euro, il modo lo trovano.
    Perché va bene che sono dementi, ma a questo punto si saranno ben resi conto che la Rivolta di Atlante li lascerà senza nulla da rubare.

  • biafra66

    Pregasi diffondere il post in mondovisione,e’ un vero manifesto politico e culturale….direi una rivoluzione,anzi… la rivoluzione!!!!! Se solo TUTTI e dico TUTTI ci appropriassimo di tali comportamenti il risorgimento italiota apparirebbe solo come una partita a Risiko!!

  • faniarte

    Articolo grandioso, niente altro da dire ormai…Rien ne va plus, les jeux sont faits

  • Acceleriamo il declino

    La rivolta di atlante e’ l’unica possibile soluzione perche le cose cambino rapidamente. Un movimento politico che rappresenti Atlante non avrebbe mai alcun successo elettorale visto che rappresenterebbe una percentuale piccolissima di popolazione (quella che produce ricchezza) verso una folla sterminata (quella che consuma ricchezza). L’univa forma di votazione in cui Atlante stravince e’ quella dei piedi dei produttori di riccheza che si muovo verso altri lidi.

    • DV

      Complimenti per il nome. Sintetizza un programma su cui concordo al 100%, e l’unico che abbia concrete possibilità di riuscita.

    • funnyking

      uhm chiamare un movimento politico Atlante… l’idea mi stuzzica

      • Acceleriamo il declino

        Come nome non funziona secondo me… come idea… si. Ma solo in fase distruttiva. Pensa che roba… partecipare alle tribune elettorali dicendo ai potenziali propri elettori dove e’ meglio trasferire le proprie attivita produttive e comunque… in ogni caso… di NON votare.

  • Gian Maria Freddi
  • Daria

    sono tristemente d’accordo su tutto…

  • Contrary_opinion

    Uno dei migliori articoli letti su RC!
    solo un misero commento personale… il fiuto da bestia mi suggerisce che qualche evento traumatico magari sporadico da qualche parte esce… si sente troppo puzzo di bruciato in giro….

  • gino monte

    però mi spiegate perchè la divergenza nelle sorti dell’industria dei vari paesi inizia proprio nel 2002? proprio in quell’anno l’italia s’è infarcita di parassiti e diritti acquisiti e la germania se n’è liberata?
    qualcuno dice “perchè l’euro fa emergere le contraddizioni”… COME?
    è come dire “io ti sparo e la pallottola fa emergere la contraddizione che la tua pelle non è d’acciaio”… l’evento nuovo è la pallottola, la pelle era così già prima… secondo il vostro ragionamento dovremmo assolvere l’assassino.

    • funnyking

      colpa dei tedeschi, Buona bancarotta.

      • gino monte

        ma l’hai sentiti merkel e spd che discutono su come colpire sempre più i kattivi piigs? ma, al limite, ste discussioni non dovrebbero essere fatte a bruxelles tutti insieme? no, questi comandano e lo fanno pubblicamente, e voi non vedete…

      • definitivamenteforse

        Non capisco l’accostamento, se dico che i tedeschi non hanno nessuna colpa allora l’italia non va in bancarotta?
        E’ un errore del grafico o tutta l’europa sta soffrendo ultimamente?

    • bruno pirola

      Io dal grafico capisco soloche noi facciamo peggio della media, come spagna e francia, mentre la Germania avendo riformato poco dopo l’introduzione dell’Euro se l’è cavata molto meglio, rafforzando la propria posizione industriale, evidentemente.

      Comunque, credo che prendere solo alcuni parametri ed usarli per generalizzare e spiegare tutta la realtá (economica) di uno o più paesi sia troppo semplicistico.
      Per me Funny King ha ragione nel sottolineare l’importanza di riconoscere e accettare le ns responsabilitá di italiani e alcuni peculiari errori da commessi. Se non si fa e non si fermano le bocce a quel punto, non si può ripartire. Se non si dice: ok, abbiamo sbagliato, oppure: così come abbiamo fatto fino ad oggi adesso non va più bene, cambiamo, ci sará un bel tracollo e poi si ripartirá, più poveri (forse di molto) e conitante belle macerie da rimuovere per ricostruire.

      • gino monte

        la germania da sola alza la media. perfino finlandia e olanda stanno essendo risucchiate dall’idrovora tedesca… anche loro kattivinefficientiparassiti?
        intendiamoci, le tasse in italia sono insopportabili. ma la pressione è salita di 5 punti dal 2009, chi è che ci impone ste suicide misure procicliche? non diciamo sempre che i politici italiani sono solo dei pupi mossi “altrove”?
        loro hanno riformato il lavoro? e pure noi coi vari cococo cocorì coccodè e partite iva finte a 3 euro l’ora!
        e come ho spiegato diverse volte (ci fosse UNO che mi avesse commentato) il clup italiano è sopravvalutato (e certo, bisogna colpire sempre più i lavoratori, sti sfruttatori)!
        ma avete qualche amico operaio o impiegato, ci parlate? ma ndo sta che il costo del lavoro è aumentato???

        • Pareggiamoiconti

          gino perdonami, ma se nessuno ti commenta dovresti forse domandarti se ne vale la pena

          tu fingi di dimenticare che il CLUP italiano è in buona parte rappresentato da oneri fiscali e previdenziali che non hanno eguali nei paesi civili

          per di piu’, a questi oneri non corrispondono servizi pubblici degni di un paese civile

          si e’ sempre detto (anche su quese pagine) che il reddito netto dei lavoratori in Italia è basso bassissimo, ma resta il fatto che il CLUP italiano è semplicemente demenziale

          una segretaria svizzera prende uno stipendio netto quasi doppio rispetto a quello di una equivalente segretaria italiana, e costa all’azienda poco piu’ della metà: puoi fare finta di non capirlo, ma il fatto resta

          alla segretaria disoccupata italiana puoi dire che i soldi delle sue tasse sarebbero serviti a pagare un forestale calabrese in piu’, e che questo è cosa buona e giusta perche’ sostiene il PIL, ma non sono sicuro che condividerebbe

          • gino monte
          • Pareggiamoiconti

            si, è decisamente inutile, specialmente se consideri che l’articolo in questione conferma quello che ho scritto, se lo leggi con attenzione

            inoltre, anche ammettendo che quello italiano sia paragonabile con quello di altri paesi, il costo “assoluto” per le aziende è solo parte del problema: la cosa veramente devastante è il divario tra lordo e netto, che fa dei lavoratori italiani i piu’ poveri in assoluto, nemmeno supportati da infrastrutture e servizi

          • gino monte

            il costo del lavoro italiano, per le imprese, non è fra i più alti in europa, nè in termini assoluti nè in relazione al pil.
            è taroccato (se hai letto con attenzione) a causa della sopravvalutazione delle p.iva a basso reddito.
            quindi è sopravvalutato il clup.
            quindi è sottovalutata la produttività del lavoro.
            QUINDI NON E’ QUI LA CORRELAZIONE CON IL CROLLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE.
            la correlazione esatta è col CAMBIO.

          • Pareggiamoiconti

            Sisi certo, tranquillo, non ti preoccupare e’ come dici tu

            Buona bancarotta

            ———————-
            Giorgio D’Amico – da IPhone

  • Giovanni

    Condivido il discorso per quanto riguarda i diritti acquisiti e come il mantenimento di questi privilegi ha dei costi che si abbattono principalmente su chi produce e detiene ricchezza.

    Non sono d’accordo però sull’equazione non produci=parasstia.

    Bisognerebbe fare un distinguo tra cittadini fortunati e sfortunati, tra chi ha avuto la fortuna di iniziare su una base familiare solida e chi è nato già coi debiti, altrimenti quella che stai descrivendo più che la legge di Dio mi sembra la legge della giungla e del più forte.
    In particolare non sono molto d’accordo sulla conclusione seguente periodo.

    “Per loro natura gli esseri umani sono spinti al miglioramento della propria personale condizione e la storia insegna che qualsiasi costrizione a questa legge, sia che provenga dallo Stato od anche da una religione produce sempre miseria, infelicità, morte e violenza.”

    Per migliorare la propria personale condizione non dimentichiamoci che abbiamo bisogno di collaborare e dell’aiuto di ciascuno. Da soli si muore.

  • bruno pirola

    Sto leggendo un libro di Ermanno Rea, la fbbrica dell’obbedienza, che vuole spiegare come mai gli italiani sono sudditi e non cittadini (fa il paio con Sudditi, un libro che pubblicizzava l’istituto Bruno Leoni). Fa dicendere il tutto con la Controriforma 500-600 esca e il ruolo di inquisitore svolto dallagerarchia Ecclesiale cattolica, in contrasto con la Riforma luterana.
    Beh, almeno per ciò che rigurada il senso di responsabilitá individuale basso degli italiani (la colpa non è mai mia, ma di quello lá che…) direi che ci siamo.

    • DV

      Pur ritenendo la Riforma teologicamente del tutto errata (la qual cosa può interessare o no a chi legge), devo concordare sugli effetti pratici della Riforma medesima.
      In questo senso, però: la Riforma ha raso al suolo (era il suo scopo) tutto il tessuto di istituzioni assistenziali creato nei secoli dalla Chiesa Cattolica (vedi l’Inghilterra, dove Enrico VIII ha fisicamente assediato e livellato con catapulte e colubrine tutti i monasteri). Questo ha lasciato la persona media sola di fronte alla sua miseria, creando sofferenze indicibili (vedi la società spietata descritta da un Dickens). Come effetto collaterale, questo ha responsabilizzato il cittadino a badare a se stesso. Nei paesi rimasti cattolici, invece, il miserabile ha sempre trovato una Confraternita, una Fondazione, un Convento (e oggi un assessore) che ti riempie la sporta. E questo, portato all’eccesso, ha deresponsabilizzato la popolazione.
      N.B. A riprova, guardi che quanto a repressione del dissenso la Riforma non è certo stata seconda rispetto alla Chiesa Cattolica…

      • bruno pirola

        Per favore, non darmi del “lei”.
        In questo campo (economico) sono solo in preda a dubbi e difficoltá di interpretazione e il modo che seguo per farmi un’idea generale è leggere fonti diverse per capire se esistono punti di sintesi. Il libro non lo ho ancora finito, ma spero non si riduca a: è tutta colpa del Vaticano. Mi farebbe solo perder tempo.
        Il punto da cui parto, però, è sempre quello di NON considerare teorie complottistiche se prima non ho visto almeno i principali pdv verosimili.

        • Firmato Winston Diaz

          John Milton, Areopagitica, discorso al parlamento inglese, diciassettesimo secolo:

          “E per evitare che qualcuno vi possa convincere, Lord e Comuni, che tali argomenti, nati dalla disperazione di un uomo di lettere dopo questo vostro ordine, siano soltanto proteste di maniera e senza fondamento reale, vi potrei
          raccontare ciò che ho visto e udito in altre terre, dove un
          siffatto tipo di inquisizione tiranneggia; allorché sedendo
          tra i loro dotti, poiché tale onore io ebbi, venni detto felice per essere nato in una nazione di libertà filosofica, quale essi ritenevano l’Inghilterra, mentre essi stessi non potevano che lamentare la condizione servile in cui era caduto nella loro terra il sapere; fu tale inquisizione a
          spegnere la gloria dell’intelligenza italiana; e da molti anni, laggiù, si scrivono soltanto adulazioni e vacuità. Fu laggiù che rintracciai e potei incontrare il famoso Galileo, ormai vecchio, prigioniero dell’Inquisizione perché i suoi pensieri nel campo dell’astronomia erano diversi da quelli dei suoi censori francescani e domenicani.”
          “Lord e Comuni d’Inghilterra, considerate quale sia la nazione a cui appartenete e di cui siete i governanti; una nazione non lenta e opaca, ma di spirito svelto, ingegnoso e penetrante, acuto nell’inventare, sottile e robusto
          nell’argomentare, con a portata di mano qualsiasi altezza,
          per elevata che essa sia, a cui possano ascendere le capacità umane.
          Non per nulla i severi e frugali transilvani ci inviano ogni anno, dai montani confini della Russia e da oltre la Selva Ercinia, non già i loro giovani, bensì i loro uomini fatti, affinché studino la nostra lingua e le nostre arti teologiche.”

          • DV

            Tranne che se Newton, in quel regno liberale, si fosse dichiarato papista, sarebbe stato non confinato in una villa sontuosa, bensì prontamente decapitato come ad altre centinaia di persone è capitato. E sulle “arti teologiche” inglesi di quel tempo e dei successivi ognuno può giudicare.

          • Firmato Winston Diaz

            Sono due ambiti completamente diversi, uno e’ politico e di ragion di stato, l’altro culturale. Loro hanno imparato a distinguerli gia’ da allora, noi ancora adesso no. (nonostante machiavelli sia nostro). Noi non sappiamo ancora distinguere la morale dalla legge, figurati tu, e ogni sforzo e’ fatto dai mezzi di comunicazione di Stato e non, specialmente nelle trasmissioni pseudo-impegnate e politiche che hanno definitivamente rovinato il paese negli ultimi vent’anni e per almeno un’altra generazione, per mantenere la confusione.

        • DV

          Ottima posizione. Quindi prendi in considerazione anche il pdv che ho esposto prima. Che l’economia capitalista sia nata nei paesi riformati è un dato di fatto, e non è casuale. Ma mi dà fastidio come storicamente inesatta l’interpretazione di Rea e atri sulla “tirannia dell’Inquisizione”, specie considerando le migliaia di persone decapitate o mandate al rogo nel ‘500 – ‘600 nei medesimi stati riformati (per non parlare delle migliaia di ghigliottinati nella Francia rivoluzionaria).

  • GPG_Imperatrice

    Bel post. Giustamente un paese ha un futuro se chi intraprende e lavora ha un ritorno economico proporzionale ai capitali ed al lavoro che impegna. Sarebbe interessante prendere quel grafico della Produzione industriale (che per me e’ straordinariamente significativo), estenderlo ad altri 3-4 paesi del continente, e poi confrontarlo con una serie di altri grafici, per esempio: deficit, debito, livello spesa pubblica, livello tassazione, classifiche su burocrazia, tassi di interesse, statistiche sul credito, etc. Ovviamente aggiungerei un ultimo parametro (Andamento del Costo del Lavoro per unita’ di prodotto), che a me pare l’unico parametro che ha una correlazione semplicemente assoluta e millimetrica con l’andamento della produzione industriale. Nessun altro parametro a me risulta abbia una correlazione altrettanto evidente. Andamento del Costo del Lavoro per unita’ di prodotto significa 3 andamenti: produttivita’, costo del lavoro (e quindi retribuzioni nette e tasse relative), cambi.

  • Francesco Lanciano

    Bah, il tuo è un ragionamento facile da ribaltare: se lo stato si impoverisce perché i propri cittadini non accettano di lavorare anche per il bene dello Stato, questo potrà sempre meno garantire prospere condizioni di vita per i suoi cittadini migliori.

    Ma la parte che trovo più debole, è che il tuo processo logico di analisi è fondato non su un’analisi della realtà come sistema complesso, ma su una semplice tautologia logica: “i migliori se ne vanno per colpa dello stato e per questo c’è il declino, se i migliori non se ne andassero per colpa dello stato non ci sarebbe declino”. Cioé, in parole povere, è come cantarsela e suonarsela da soli.

    • chiara ped

      Concordo. E aggiungo che mi puzza questa categoria dei “migliori”. Chi sarebbero? E’ una classe sociale? Com’è l’imprenditore è migliore del dipendente? O sono i privati rispetto ai diendenti pubblici? O i giovani rispetto ai padri pensionati?
      E’ normale che di fronte ad uno Stato divenuto Regime non democratico (aspettiamone l’acuirsi col presidenzialismo e riforme costituzionali dei saggi) chi può e sa – non necessariamente i migliori – fugge in cerca di libertà (lo farei anch’io se potessi). Ma tra i migliori aggiungerei soprattutto chi resta nel tentativo di combattere la perversione antidemocratica dello Stato ad opera di una ristrettissima minoranza.
      Uno Stato genuinamente democratico persegue il benessere della maggioranza dei suoi cittadini, per questo la rivolta di Atlante auspicabile sarebbe semmai quella dei cittadini che rimangono per ripristinare la Democrazia.

      • Giorgio

        Gli schiavi hanno la tendenza a voler scappare, e se sono furbi ci riescono, a volte. Non mettiamola sul piano etico cercando di convincere chi è vessato che deve rimanere per il bene della patria!
        In altri tempi sarei rimasto, ma con questa gentaglia al potere non ci penso nemmeno. A tornare si fa sempre in tempo, se e quando si saranno estinti. E allora mi romperò volentieri la schiena per ricostruire un paese che mi hanno rubato.

        • Francesco Lanciano

          Ma che cosa stai dicendo? Forse non ho espresso bene quello che volevo dire.
          Ognuno va un po’ dove gli pare e qualcuno dovrebbe andare dove è mandato, ma non sto facendo una critica propagandistica pro stato. Sto solo dicendo che questo articolo non analizza nulla di nulla, fa solo scadente retorica. Certo che c’è un problema legato al fatto che formiamo persone altamente preparate e specializzate che poi qui non trovano possibilità d’inserimento, ma perché produciamo risorse in eccesso rispetto a quelle che, detto virgolettato, riusciamo a consumare, cioé a inserire. E perché non le riusciamo ad inserire? Perché si lavora per lo stato…

          Pensa che anche l’allora Stato Pontificio ci ha lasciato la Cappella Sistina che attrae milioni di turisti, sui quali ancora oggi mangiamo.

          Oggi, dopo 40 anni di incoraggiamento dell’iniziativa privata orientata ad una logica profittuale di breve periodo, abbiamo “Uomini e Donne”… Non c’è che dire, ottimo risultato. Allora, va trovato un nuovo modello di sviluppo, dato che quello liberista è fallito già da un pezzo.

          • Firmato Winston Diaz

            “Allora, va trovato un nuovo modello di sviluppo, dato che quello liberista è fallito già da un pezzo.”

            La convivenza civile e’ un delicato equilibrio fra cooperazione e competizione, fra collettivismo e liberismo, che attualmente in italia sembra funzionare del tutto alla rovescia. Dire che il liberismo e’ fallito e’ come dire che lo e’ il collettivismo, in realta’ entrambi vengono invocati quando il modello opposto tende a soffocare l’altro, oppure quando le circostanze lo richiedono. Ad esempio, i moti del ’68 avevano radice nel fatto che, raggiunta una certa opulenza e tranquillita’ dopo il tremendo trentennio 1915-1945, la gente non capiva piu’ perche’ avrebbe dovuto vivere in una specie di caserma; per il liberismo e’ un po’ la stessa cosa, se non sei in guerra con il mondo e c’e’ una certa affluenza, soddisfatti i bisogni di base, la liberta’ personale diventa una priorita’ fondamentale. Oggi come oggi io la vedrei cosi’: la maggior parte della gente e’ disposta a rinunciare alla sua liberta’ non per i trenta denari che gli servono per sopravvivere tranquilla, ma per poter vivere nel lusso e nella sicurezza e nella giustizia assolute: in tal caso ha cio’ che si merita. Sia i liberisti che i collettivisti hanno in ugual misura lo stesso difetto fondamentale, che e’ a un livello piu’ profondo di esistenza di questi ismi, e’ che la pace e la prosperita’ hanno fatto perdere di vista alle generazioni che ci sono cresciute dentro e le danno per scontate, cio’ che davvero importa nelle poche decine di anni che costituiscono l’arco della nostra vita e delle eventuali nostre opere, per i sopraffattori che vogliono a tutti i costi sopravvivere attraverso di esse anche da morti qualche anno di piu’, caricando i loro eredi del fardello della manutenzione. Occhio che vale per tutte le opere, nessuna e’ priva di un rovescio della medaglia, anche le piu’ nobili e apparentemente altruistiche.

          • Francesco Lanciano

            Si, io sono daccordo con te: non sono assolutamente per gli estremesmi, ma credo fermamente nel fatto che oggi si sia di fronte al fallimento del “neoliberismo” esattamente come ci trovammo davanti al fallimento dei sistemi comunisti. Trovare un nuovo equilibrio tra le diverse dimensioni degli interessi e libertà individuali e gli interessi dello Stato, cui apparteniamo tutti. Lo Stato non è un terzo incomodo che distrugge il mercato, anzi, spesso e volentieri deve pure metterci le pezze…

            Ripeto, le grandi opere che ammiriamo in grandi città non sono il frutto dell’iniziativa privata, ma della spesa pubblica.

            PS: se poi ci includiamo anche la metro di Mosca… 😉

          • Firmato Winston Diaz

            “fallimento del “neoliberismo”

            Io pure sono d’accordo con te che lo Stato non e’ di per se’ il babau, anzi solo con uno Stato forte e giusto a difesa dei diritti del cittadino (anche e specialmente contro l’amministrazione pubblica pero’, che non e’ lo Stato, attenzione, confonderli e’ esiziale, anzi lo Stato deve difendere il cittadino dagli abusi dell’amministrazione pubblica prima che dei monopoli e degli oligopoli privati, perch’ questi sono comunque meno potenti) pero’ guarda che dire che in italia il neoliberismo ha fallito fa sbellicare per terra dalle risate, l’italia il neoliberismo non l’ha visto nemmeno col telescopio, portare questo come argomento decisivo e’ del tutto controproducente.
            Piuttosto, adesso stanno facendoci pagare, per estremo dileggio, sia il conto dell’eccesso di statalismo nostro, sia il conto del neoliberismo altrui.
            Finche’ ragioniamo cosi’ hanno pure ragione.

          • Francesco Lanciano

            E’ chiaro che il discorso sui dettami neoliberisti è un discorso più ampio, non riferito al contesto italico, come ideologia economica nel suo insieme e che non ha di certo contribuito a rendere più solido il sistema economico.

            Sulla burocrazia condivido pienamente quello che dici: le regole dovrebbero essere semplici, comprensibili, così come la legge va fatta rispettare. Non mi prendere per anarchico o collettivista, sono anche io convinto che il metodo più efficiente nel tempo sia quello di distribuire e consumare le risorse attraverso un sistema libero in cui ognuno è libero di decidere. Se però ci pensi, il mercato porta con se una grave esternalità negativa: la normalizzazione dell’offerta, cioé si tende ad offrire sempre di più i beni di cui è maggiore la domanda attesa rispetto a quelli più di nicchia o dove il profitto può essere relativamente scarso. Per cui, come tra parentesi è riportato nei testi moderni, non si possono non calcolare nei costi anche le esternalità negative legate ad una produzione inquinante o al fatto che la logica profittuale non considera l’elevato valore di prodotti a basso rendimento come l’attività culturale o altro. Non so se riesco a spiegare il mio punto di vista.

            In Italia non abbiamo assolutamente nulla, né un sistema liberista né un sistema statatlista, ma solo una sovranità esercitata non si sa bene a quale fine. Il punto è che la rabbia per tutto il sistema di malaffare che gira in questo paese non va rivolto allo Stato in se, ma incanalato in un’azione di eradicamento di tale malaffare che, è bene saperlo, richiederà MOLTO tempo per riuscire. Per questo mi fanno un po’ ridere soluzioni del tipo “riduciamo l’invasione”… Voglio dire, anche i numeri che si leggono, sono stime, magari giustissime, ma che nascondono tutto un sistema che costituisce comunque un centro di potere radicato in questo paese e l’attacco va verso questo centro di potere che non deve essere scambiato con lo Stato.

          • Firmato Winston Diaz

            Credo di aver capito, ma sulle esternalita’ ci starei attento, alla fine la storia recente dimostra che anche quelli sono calcoli di convenienza che vanno sempre a vantaggio di qualcuno, quello piu’ bravo a manipolare l’opinione pubblica, chi perora sinceramente la causa del libero mercato lo fa nella convinzione che sia il male minore.

            Boh, il libero mercato alla fine e’ un’astrazione teorica, nella pratica c’e’ sempre un miscuglio e delle continue correzioni di rotta da prendere, forse la peculiarita’ dei paesi anglosassoni non e’ tanto il liberismo quanto il pragmatismo, cioe’ la tendenza, maggiore rispetto ai paesi continentali, ad agire meno in base a grandi schemi ideologici. Solo questa e’ la differenza, quando serve mettono in pratica anche loro dei regimi semi-socialisti (o semi-liberisti). Il fatto e’ che lo fanno quando serve!

            Io sarei un po’ anarchico, ma litigo con gli anarchici in quanto ritengo che solo uno Stato forte alla fine possa garantire una relativa liberta’ dei singoli, altrimenti l’anarchia pura sfocia naturalmente nel dominio del piu’ forte, e nella moneta tutta in una tasca: lo Stato, appunto, che a quel punto va domato e dotato di finimenti affinche’ serva lui alla liberta’ dei cittadini e non il contrario come e’ adesso in italia… In italia l’anarchia e il liberismo ci sono e sono massimi, sono quelli dello Stato, confuso con la sua amministrazione cioe’ quelli che ci lavorano dentro e/o lo controllano, che nottetempo puo’ fare e disfare qualsiasi legge, costituzione compresa. Delle nostre vite puo’ fare e fa cio’ che vuole, ci sballotta a destra e a manca.

            Forse potremmo dire che un grande errore dei liberisti alle vongole (ma appunto liberisti in italia non ce ne sono credo, e quelli che ci sono questo errore non lo fanno per ingenuita’) e’ far passare l’idea che lo Stato coincida con l’amministrazione pubblica. Lo Stato e’ sopra all’amministrazione pubblica e deve proteggere il cittadino dalle sue angherie: questo terribile fraintendimento da solo spiega la situazione di miserevole schiavitu’ in cui sono tutti gli italiani, schiavi anche di se stessi, “lo stato siamo noi” diceva calamandrei”, ma sempre di terribile schiavitu’ si tratta, la schiavitu’ della pecora nel gregge.

          • Francesco Lanciano

            L’ideale sarebbe uno stato universale, ma in questo modo il numero di rappresentanti rispetto ai rappresentati tenderebbe a non far più contare nulla nessuno. Alesina condusse una ricerca che pubblicò una ventina d’anni fa, “The size of Nations”, che è praticamente il discorso sulla Polis che facevano ad Atene. Il problema non è cambiato, quello che va capito è che siamo tutti essere umani e che la nostra intelligenza dovrebbe procurarci qualcosa di meglio della legge di natura dove è necessario rispettare la catena alimentare.

            Io non riesco ancora a definirmi, daltronde, un vaso è utile quando è vuoto, tanto per citare Lao Tsu.

            Non siamo solo noi italiani ad esser schiavi. Cosa sono i tedeschi se non automi? Non parliamo dei giapponesi o degli americani… Personalmente, sono arrivato alla convinzione che l’economia sia un’arma di controllo. Prendi ad esempio la bolla dell’IT e chi dice “è la BC che falsa il mercato”: perché non potrebbe essere? Nel senso, potrebbe benissimo essere che si intervenga per decidere QUANDO far scoppiare la bolla, redistribuendo la ricchezza tra vincitori noti e perdenti. Ovviamente, non tutte le ciambelle riescono sempre col buco…

          • Firmato Winston Diaz

            Non solo, lo Stato universale (peraltro quello che piaceva a russell e einstein, due grandi libertari) vuol dire, come hanno insegnato i monarchici al comunista bagnai, che se non ti piace a te o tu non piaci a lui, non puoi scappartene da nessuna altra parte: sarebbe il trionfo dell’omologazione totalitaria probabilmente, l’incubo di orwell realizzato.

            Della ricerca di Alesina avevo letto dei commenti, mi pare che si volesse dimostrare che gli stati diventano grandi quando c’e’ poca sicurezza e poco diritto internazionali, per cui i piu’ forti finiscono per annettere, e dover annettere, i piu’ deboli, mentre al contrario in tempi di pace e prosperita’ c’e’ la tendenza al fenomeno centrifugo, in quanto in quel caso la dimensione ottimale per la buona amministrazion e’ inferiore, o qualcosa del genere. Sarebbe interessante da leggere, c’e’ solo in inglese mi pare.

            Siamo tutti schiavi, ho l’impressione anch’io, viviamo peggio delle bestie, perlomeno di quelle selvatiche. Recentemente ho trovato un video di questo personaggio, Joseph Tainter, che conoscevo gia’ da tempo per un piccolo scritto, e che mi pare abbia una teoria interessante sebbene da perfezionare, e’ in inglese che io conosco poco specialmente parlato ma tutta la prima parte ha diapositive scritte in modo chiaro:

            http://www.youtube.com/watch?v=G0R09YzyuCI

      • Francesco Lanciano

        Chiara, il laissez-faire di smithiana memoria nasce nella seconda metà del 1700, più come risposta ai regimi monarchici che come frutto di ricerca attraverso il metodo scientifico cartesiano. Cioé, la teoria classica, seppur espressa in forma più o meno matematica, non basa poi sull’osservazione empirica, ma esattamente come questo articolo su assiomi o postulati, tipo quello sul salario di equilibrio e piena occupazione, che porta Keynes a rimettere in discussione tutto l’impianto precedente.

        Oggi, è esattamente la stessa cosa: la gente scappa perché lavora per lo Stato, si danno da soli domanda e risposta… Oppure, si potrebbe parlare dell’export tedesco rispetto al nostro: perché loro sono più competitivi, il CLUP è più basso. Mica dicono che il numeratore del CLUP equivale ai salari nominali e che quindi cresce più rapidamente dove l’inflazione è maggiore e che quindi se non fai scaricare sul cambio l’aumento del tasso d’inflazione anche il costo del lavoro aumenta. No, fanno un’analisi tra due Stati come se facessero l’analisi comparata dei costi di due aziende di Canicattì… Ridicolo.

        • gino monte

          oltre che il discorso inflazione, c’è il discorso che i clup italiano è TAROCCATO IN ECCESSO!
          http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/il-falso-paradosso-del-costo-del-lavoro/#.UmqoIFOtaE4

          • Francesco Lanciano

            Assolutamente. Ma poi c’è anche un ragionamento da fare: prendi il contesto semplicemente geografico e orografico di Germania e Grecia, chiaro che non possono performare tutti allo stesso modo e che le condizioni di partenza siano assolutamente falsate..
            Ma ripeto, c’è stata gente (e non un pinko pallino qualunque come me eh) che si proponeva di dire che il problema è l’italiano che non ha voglia di lavorare e faceva l’analisi della produttività come se si trattasse di due aziende che ne so, della provincia di Milano… RIDICOLO.

    • Giorgio

      C’è un ‘anche’ di troppo nella tua frase. Toglilo e vedrai che tutto torna.
      I cittadini non riufiutano di lavorare ‘anche’ per il bene dello stato. Rifiutano di lavorare come schiavi per il solo bene dello Stato, in questo periodo.

      Inoltre non si tratta di tautologia logica: è semplicemente che a tirar troppo la corda, questa si spezza.

    • Pareggiamoiconti

      lo stato se ne frega dei migliori, ed i migliori non hanno bisogno dello stato: i migliori (=coloro che possono scegliere) sono numericamente pochi, non fanno “consenso”

      la classe politica italiana taglieggia i migliori per comprare i voti di tutti gli altri

      non e’ lo stato a garantire la prosperità dei migliori: se la garantiscono da soli, e se non ci fosse lo stato di mezzo potrebbero forse garantirla anche ad altri (se utile e conveniente)

      l’alttruismo e l’abnegazione fini a se stessi sono fenomeni marginali ed eccezionali, economicamente insostenibili su larga scala e nel lungo periodo

      se non si creano le condizioni affinche’ chi e’ capace generi lavoro e ricchezza (per sé, ma di conseguenza anche per tutti), il destino è segnato

      • Francesco Lanciano

        Se lo stato in sé, se ne frega dei migliori, allora questi che se ne vanno a fare? Ma su, ma veramente il livello del ragionamento è così scadente?

        • Pareggiamoiconti

          hai ragione: è davvero scadente

  • Non sono sicuro che sia una rivolta, quanto piuttosto una normale ricapitalizzazione di famiglie e imprese.

    Il fatto è, che il capitalismo, ogni tanto deve ricapitalizzarsi, e durante questo periodo, bisogna necessariamente fermare tutte le spese, e il lavoro è una spesa, e rientrare degli investimenti fatti in precedenza.

    La nostra deindustrializzazione, potrebbe portare ad una nuova industrializzazione più efficiente, in sostanza, oggi chiudono in tanti, quei pochi che rimangono, con macchinari vecchi, riescono comunque a ricapitalizzare e in futuro (in fase di espansione economica) potrebbero rinvestire i proventi, o gli ammortamenti realizzati in nuove macchine, avendo un rendimento migliore.

    E’ una teoria dei cicli economici http://alessandro133.blogspot.it/

    • Firmato Winston Diaz

      Si sta gia’ ricapitalizzando, solo che lo sta facendo in un altro posto meno abitato da fuori di testa ignoranti quale e’ il nostro, e’ un fenomeno macroscopicamente evidente come descrive bene l’articolo che stiamo commentando. Il capitale piu’ importante alla fine resta quello umano, ed e’ quello, assieme al lume della ragione, che scarseggia di piu’ da queste nostre parti.

      • gino monte

        lo sta facendo in posti dove il credito cresce a ritmi doppi del pil…

  • Paulo Paganelli

    Faccio un esempio personale: i miei nonni paterni di origine italiana (Ferrara e Mantova) lasciarono l’Italia nell’inizio del ‘900 perché, secondo la mia nonna, “si pativa la fame”. Il mio nonno era un semplice calzolaio che, in Brasile, ha messo insieme una fabbrica con 14 dipendenti e ha cambiato vita (purtroppo un ictus la fermò ai 50). Il punto è: non credo che loro siano stati “migliori” di nessuno. Né la mia nonna né la sua famiglia sono stati “migliori” di altre del suo tempo. Semmai, queste famiglie hanno avuto il coraggio di andare via e di vedere la vita come una avventura, un viaggio. A un certo punto (1913 credo) la famiglia del mio nonno è tornata in Italia. Il mio bisnonno ha sentito l’aria che tirava e, senza esitare, è ritornato in Brasile. Questo ha probabilmente salvato la vita del mio nonno allora un ragazzo in età di leva per la Prima Guerra. Morale, come dicono i taoisti, “chi sa dove è il suo posto non subisce danno”.

    • Firmato Winston Diaz

      Gli anni a cavallo del 900 furono anni di terribile emigrazione, emigrarono, per sfuggire alla fame e in cerca di fortuna, mi pare dieci milioni di italiani nel giro di un decennio, quasi un terzo della popolazione totale. Probabilmente cominciava a far sentire il suo effetto la crescita demografica a causa della aumentata attenzione all’igiene (erano da pochi decenni stati scoperti i germi come causa delle malattie, e cominciava ad esserci qualche vaccino, mentre la produttivita’ della terra, con le sementi e le tecniche di allora restava tremendamente bassa, la rivoluzione verde arrivo’ con la sintesi dell’ammoniaca, il processo haber-bosch per produrre gli esplosivi per l’industria bellica, e quindi l’inizio dell’era dei fertilizzanti che hanno la stessa chimica di base, e le macchine agricole).

      Ti do’ ragione sulla pochezza della definione di “migliori”, ma Ayn Rand, l’autrice del libro “La rivolta di atlante” cui si richiama il post, era una maniaca della volonta’ di potenza e del superuomo, come del resto era di moda essere nell’epoca in cui si formo’, nietzsche e max stirner essendo stati, da ben circa mezzo secolo prima, i filosofi di riferimento della politica di quel periodo, che interpretata dai personaggi ormai ben noti della storia produsse tanti lutti e disastri, fino alla catarsi del 1945.

      • Francesco Lanciano

        Scusami se approfitto, ma mi sembri ben preparato sul fronte storico e avrei bisogno di un aiuto, se non ti spiace.

        Sai per caso se c’è qualche teoria o qualcosa che possa ricollegare il recupero dell’ideologia liberista durante la Guerra Fredda ad una strategia tipo manipolazione di massa o cose simili?

        • Firmato Winston Diaz

          Sono solo un dilettante, cosi’ su due piedi non mi viene in mente nulla. Ti posso solo dire che l’ideologia liberista comincia davvero a prendere piede (MA MAI IN ITALIA) con l’avvento di tatcher e reagan, alla fine degli anni ’70, quindi in un momento in cui la guerra fredda pareva a tutti, specialmente in italia, che l’avrebbe vinta presto o tardi il blocco sovietico, sia sul piano militare, che culturale di penetrazione nella cultura di massa. Il blocco occidentale era in arretramento dappertutto, anche sul fronte interno con una fortissima contestazione, e fuori dai paesi centrali riusciva a contenere la penetrazione sovietico-cubana solo foraggiando i peggiori regimi illiberali di destra fascista, purche’ anticomunisti. Tieni conto che in realta’ almeno in italia, il benessere materiale portato dalla economia parzialmente liberale fino alla fine degli anni ’60 e prima dello shock petrolifero, porto’ le ultime frange del movimento del ’68 a passare dal collettivismo totale alla rivalutazione dell’individualismo creativo ed edonistico, cosa che si esplico’ a partire dai movimenti del 77, e poi’ sfocio’ negli anni ’80. Il nucleo della rivalutazione della liberta’ individuale comincia tutto sommato, secondo me, coi movimenti del ’68, che vennero pero’ presto egemonizzati dalla cultura totalitaria del Partito Comunista.

          • Francesco Lanciano

            Dilettante o no, ti faccio comunque i complimenti per la preparazione.

            La cosa che mi ha insospettito è che l’ideologia liberista (che capiamoci non è per me il male, è anzi una parte di verità) viene usata durante la rivoluzione francese per abbattere la monarchia. Saltando poi Marx, arriviamo a Keynes e la crescita globale è ad inflazione medio bassa fino agli anni ’70. Non può quindi essere l’applicazione (oltretutto cattiva applicazione) della dottrina keynesiana ad aver provocato chissà quale inflazione. Negli anni ’70, l’aumento sembrerebbe più dovuto al boom economico, che non alla dottrina keynesiana perpetrata da ormai 20/25 anni nel dopoguerra e vengono usati gli shock petroliferi per sostituire il keyensismo con il monetarismo, con un attacco frontale alla spesa pubblica.

            Ora, negli anni ’70, gli USA hanno perso la guerra in Vietnam e sono al collasso, abbandonando per questo il dollar standard e necessitano di trovare un modello di sviluppo da opporre a quello comunista ed ecco che riciccia fuori il modello liberista… Non lo so, sono prove indiziarie… però…

          • Firmato Winston Diaz

            Guarda sto proprio finendo di leggere il Gaxotte, “la rivoluzione francese”, quello che ha citato Bagnai nella sua conferenza a Padova presso gli amici della ghigliottina della bastiglia (estremamente interessante, la trovi su youtube, ascoltala se ti va, la trovi con bagnai bastiglia su google), parti’ tutta da un enorme debito “pubblico” della monarchia per finanziare le guerre contro gli inglesi contratto con gli usurai allora per forza in oro, e dal tentativo della nobilta’, cioe’ lo stato, di inasprire le imposte in modo da riuscire a soddisfare i creditori, l’esatto equivalente di cio’ che sta succedendo in italia oggi): il popolo si rivolto’ a quello che vide come un tradimento della propria classe dirigente, la rivoluzione fu un casino terrificante, e i paralleli inquietanti con la situazione di oggi fanno venire i brividi alla schiena, perche’ fini’ in una carneficina tremenda, una macelleria del tutto paragonabile all’olocausto e alle purghe staliniane, inferiore nei numeri ma peggiore nelle efferatezze sanguinarie e nella loro arbitrarieta’. Il settecento fu il secolo dei lumi e del liberismo tutto sommato, forse e’ vero che fu grazie ad esso che si instauro’ il clima di pensiero che porto’ al superamento della monarchia, ma l’anarchia che segui’ alla rivoluzione francese vera e propria sfocio’ in purghe violente di genere schiettamente collettivistico, molto simili alle violenze della russia post-collettivizzazione, e in collettivizzazioni feroci del tutto opposte a qualsiasi forma di liberismo (espropri con sommaria ghigliottinatura del titolare del bene, per dire). Tieni presente che Gaxotte e’ francamente monarchico (cosa ci fa leggere bagnai, lo era anche montanelli, peraltro, che pur si definiva anarchico-conservatore), e il suo puntiglio e’ nel vedere la rivoluzione dal punto di vista non tanto dei perdenti, quanto dei non vincitori, cosa non facile oggi come oggi che un po’ tutti i nostri regimi politici vedono in essa le loro origini e la loro legittimazione.

            Di bagnai comunque e’ assolutamente ESILARANTE questa conferenza, tenuta presso i nostri monarchici, in cui all’inizio sembra non riuscire a restare serio:
            http://www.youtube.com/watch?v=Bf2d8TgZ_P8

            Sugli USA che citi in fondo, mah, io non tendo al complottismo, anche se riconosco che ad un certo punto quando le cose succedono esattamente come se un complotto ci fosse anche se non c’e’, non e’ facile mantenere una pacata equidistanza. Il gold standard lo abbandonarono perche’ era un anacronismo, Keynes era totalmente contrario ad esso e secondo me a ragione (occhio che qua dentro vedono come il fumo negli occhi la stampa di moneta di carta, come se la carta avesse un valore intrinseco diverso da quello dell’oro in quanto quest’ultimo dev’essere comprato a prezzo di mercato dai produttori di oro invece che fabbricato in casa), l’oro (anche quello di carta) nei normali processi di mercato tende ad accumularsi tutto in una sola tasca e ad essere poi prestato a tutti gli altri che i ritrovano alla fine tutti indebitati, e l’unico modo di evitare che cio’ succeda e’ stampandone dell’altro, dal nulla, quando serve. L’unica altra alternativa e’ la confisca violenta dei possessori, l’esproprio periodico. Forse e’ solo per questo che, dopo trent’anni di economia monetarista che a quel che ho capito consiste proprio nel regolare l’economia non creando denaro dal nulla come prescriveva keynes ma prestandolo da parte della banche centrali a tassi diversi a seconda della necessita’, oggi come oggi siamo TUTTI enormemente indebitati, stati e persone. E’ tempo di tornare un po’ a keynes, non c’e’ dubbio, altrimenti resta o l’esproprio (cioe’ una patrimoniale che si si puo’ giurare pagheranno solo i medio-poveri, cioe’ coloro i quali non possono da soli raddrizzare la situazione neanche portando tutto il loro oro alla patria, e le imposte sempre crecenti sugli immobili gia’ ne mostrano feroce esempio), o la schiavitu’ perenne del debito ad interesse.

            Il monetarismo fu forse opportuno nel periodo di uscita dalla grande debolezza politica (terrorismo in italia) e crisi petrolifera in cui le autorita’ monetarie abusarono della facolta’ di creare moneta fra l’altro creando clientele elettorali mostruose incompatibili con la democrazia, ma ora anche esso, col debito mostruso che ormai schiavizza tutti (e tende a provocare rivoluzioni…) oggi come oggi sta mostrando la corda.

            Come andra’ a finire, onestamente, chi lo sa!

          • gino monte

            se ti piace la storia… la “stampa dal nulla” e i “moltiplicatori monetari” esistono da sempre. esistevano presso i sumeri, nel 400a.c. a roma (gli “argentari”), nel medioevo a genova, nel rinascimento ovunque.
            anche firmare una cambiale è creazione monetaria.

          • Firmato Winston Diaz

            infatti, se manca la moneta, viene creata al momento, non c’e’ dubbio… qualsiasi cosa puo’ fungere da moneta, in fin dei conti. il problema e’ che se chi la crea la presta, prima o poi vengono fuori dei gran casini.

          • Paulo Paganelli

            Questo è il punto centrale: la moneta creata dal nulla a debito. Il fatto che la moneta sia creata dal nulla introduce una inconsistenza nel sistema economico che, per natura, dovrebbe essere basato sul mondo fisico (beni materiali, cibo…), ma anche servizi reali (lavoro). Il debito come i future (transazioni su merce non esistente) causano squilibri di potere tra le parti. Chi è in grado di creare la moneta a debito (Banche, Stato, privati cittadini con cambiali…) gode di un potere su gli altri che non sono in grado di farlo conducendo questi ad una schiavitù o quanto meno dipendenza.

            Per correggere il sistema, secondo me, basterebbe vietare operazione future e l’emissione di moneta a debito dal nulla. La moneta deve essere un mezzo di scambio convertibile in qualcosa di fisico (oro, cibo, terre…). Siccome vietare è difficile perché chi detiene il potere non vuole perderlo, ci vuole una azione di concorrenza al sistema attuale. La China e altri paesi (BRICS ?) potrebbero lanciare una nuova moneta basata su qualcosa di fisico (oro ?). Anche lo screditato FMI voleva un paniere di monete per sostituire il dollaro USA, ma hanno screditato lo Straus Kan prima che potesse attuarlo. Mi sembra che la soluzione non sia tanto lontana, ma sarà comunque un gran cambiamento mondiale togliere il potere di creare moneta dal nulla da un gruppo di banchieri internazionali.

          • gino monte

            ma finiscila! leggiti il codice di hammurabi: c’erano già moneta creata dal nulla, assegni, cambiali, CONTRATTI FUTURE!!!
            sto osservando liberqualcosa, marxisti, complottisti antibanche antisignoraggisti, integralisti tradizionalcattofascisti… tutti insieme allegramente nell’ignoranza di come funzionano le cose da sempre…
            il debito è semplicemente un rapporto umano che lega il tempo t1 e t2… lo dice pure il proverbio “ogni promessa è debito”.

          • Paulo Paganelli

            Esattamente, e che valore reale ha una promessa?

          • gino monte

            voi liberqualcosa guardate troppo il caso singolo (e certo, siete individualisti). ma come aggregato la maggior parte delle promesse viene mantenuta. quindi la promessa ha un valore reale:
            V = TP – PS
            ovvero totale promesse meno probabilità statistica di “sòla”.
            l’uomo ha una cosa che si chiama intelligenza e da millenni ha sperimentato che tramite il meccanismo della promessa la produzione aumentava!
            qualche promessa non viene mantenuta? e chissenefrega!
            è come coltivare sotto un vulcano… ogni 50 anni erutta? e chissenefrega! in quei 50 anni mi ha dato però un surplus di prodotto (rispetto a un terreno non vulcanico) che è maggiore della perdita causata dall’eruzione.

          • Firmato Winston Diaz

            “come aggregato la maggior parte delle promesse viene mantenuta”

            fino alla prossimo olocausto, e al prossimo rotolare di teste sulla ghigliottina. Meglio prevenire che curare.

          • gino monte

            l’olocausto c’è stato perchè gente COME TE odiava il credito e chi lo faceva.

          • Firmato Winston Diaz

            A gente che, in un confronto di idee, comincia con offese e attacchi personali non vale la pena di rispondere, comunque, per gli altri che eventualmente seguono la discussione: non ha importanza se quella gente sia come me o come te, e’ che c’e’ e ogni tanto, a ragione o meno, fa sentire la sua voce e il filo della sua lama, a prescindere di cosa io e te possiamo pensare di loro.

          • Firmato Winston Diaz

            Dovresti sapere infatti che due delle tre maggiori religioni monoteistiche vietano da sempre il prestito ad interesse, proprio per evitare la degenerazione della societa’ in una schiavitu’ generalizzata del debito. L’islam lo fa tuttora con severita’ almeno in alcuni paesi. Il cristianesimo ha smesso, e i risultati si vedono.

          • Firmato Winston Diaz

            Non vedo alcun motivo per cui uno stato non debba pagare i suoi debiti con almeno alcuni dei suoi dipendenti, alla fine del mese di lavoro, con carta stampata di fresco in ragione uguale non solo alla supposta crescita dell’economia, ma anche tale da compensare l’imboscamento delle carte da 500 euri nei forzieri svizzeri.
            Non c’e’ alternativa, l’alternativa e’ l’esproprio periodico dei forzieri svizzeri e di chiunque abbia accumulato (ma in svizzera la vedo dura) o la continua deflazione (che sarebbe drammatica se si usasse un metallo raro come l’oro, che anche se fosse l’unico mezzo usato come moneta vedrebbe aumentare continuamente il suo valore, spingendo i possessori a tesaurizzarlo per cui il mercato degli scambi si troverebbe in breve completamente privo di moneta aurea).
            Onestamente non vedo cosa si stia a discutere ancora su questi fenomeni, le alternative, grossolanamente parlando, sono queste e sono chiare, attualmente l’esplosione del debito richiede patrimoniali feroci oppure distribuzione di moneta fresca e gratis direttamente dal cielo, magari con la scusa di pagare un po’ di dipendenti pubblici con quella invece che con sempre maggiori nuove tasse e debito. Chi ha nascosto la pentola d’oro in giardino puo’ essere solo contento, ed e’ proprio per causa sua che bisogna fare cosi’, e’ inutile che fa finta di lamentarsi: il suo obiettivo l’ha raggiunto pienamente. Non per niente Roosevelt negli anni ’30 vieto’ il possesso di oro ai privati.

          • gino monte

            ma è ONTOLOGICO che chi la crea la presta! viene prima il credito e poi la moneta! sai qual’è veramente la nascita della moneta? non un numerario per valutare merci, ma una PROVA SCRITTA DI UNA PROMESSA AVENTE CONTENUTO ECONOMICO!
            del tipo: dammi un pollo che POI ti darò 5kg di grano… su una tavoletta d’argilla mesopotamica si scrive “il portatore di questa tavoletta POI ha diritto a 5kg di grano”.

          • Firmato Winston Diaz

            Scusa ma la tavoletta, creata di fresco, se gli e’ stata data in cambio di un suo credito (tipo che ne so un mese passato a vangare la terra sotto il sole per piantare il grano), non vedo proprio il senso di cio’ che dici sopra, che mi pare si smentisca da solo. Il contadino in questione crea ricchezza dal nulla (il grano) e in cambio DOPO ottiene dal suo Stato una moneta creata dal nulla che corrisponde ad una parte, tolte le spese generali, della ricchezza che ha creato.
            Non vedo dove stia la difficolta’ del concetto, mentre trovo davvero fumoso quanto espresso sopra.
            La stessa cosa del resto faceva l’italia negli anni del dopoguerra della crescita al 5 per cento annuo: poteva permettersi di stampare moneta per pagare almeno la sua spesa corrispondente al 5 per cento del pil annuo (quindi allora almeno il 15 per cento della sua spesa, visto che la parte pubblica del pil non superava il terzo del totale) senza indebitarsi ne’ imporre nuove tasse.

          • gino monte

            scrivi troppo, devi riassumere di più, a fine discorso chi ti legge dimentica l’inizio. non mi fido di chi scrive troppo, ho la sensazione che me la sta “ammischià”.
            non hai capito, la tavoletta la scrivono loro e testimonia un rapporto privato di CREDITO. quindi viene prima il credito e poi la moneta! il credito può esistere anche nel baratto. la moneta nasce come testimonianza di un credito.
            il credito è buono, fa bene, ci arricchisce… e l’interesse pure.
            poi se le religioni non sono d’accordo, se comandassi io le manderei tutte a officiare in siberia, anzi, antartide.
            il cattolici siccome so ritardati si accorsero tardi che il divieto del credito (aggirato a fatica) fu la causa n.1 della distruzione economica medievale e smollarono il divieto nell’XI-XIIsec.

  • Alex Ulrich

    Mah tanti bla bla che non servono a nulla io penso più semplicemente che sia un istinto primordiale, animale, l’uomo ha due possibilità di fronte a una minaccia che mette a repentaglio la sua sopravvivenza o attacca o fugge.
    Chi emigra ha scelto la seconda e allo Sato va bene così, perchè se invece di emigrare resterebbero quà sarebbero una minaccia non avendo niente da perdere prima o poi provocherebbero una rivolta o una sommossa e disordini e si tirerebbero dietro anche tutti gli altri.
    Quindi lo stato vessa quelli che rimangono, in maniera più pesante, man mano che quelli che non hanno più niente o quelli che si possono liberare (vendendo casa ditta o beni materiali) scappano e questo lo farà fintanto che riuscirà a farlo senza se e senza ma, il tempo però stà per scadere tra poco non avrà più molto da spolpare e o si libererà di un pò di sui accoliti (dipendenti statali) o succederà il patatrak.

    • Firmato Winston Diaz

      “il tempo però stà per scadere”

      non credere, una volta che hai ucciso nella spirito e nella speranza una intera popolazione, semplicemente il paese o si spegne pian pianino, o diventa facile terra di conquista nella competizione per le risorse e sparisce comunque, magari piu’ in fretta. Qua risorse ce ne sono ben poche, c’e’ solo un popolo da spremere e schiavizzare, ed e’ quello che stanno facendo esplicitamente sia dal governo centrale e relativi tirapiedi, che da fuori. Spremere quello che c’e’ da spremere, col volonteroso contributo, sebbene obtorto collo, delle classi dirigenti locali, che intanto accattivandosi la benevolenza degli sfruttatori interni ed esterni tirano avanti ancora un pezzo.

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