La decadenza di Berlusconi dal Senato ha la sua importanza, non tanto per l’uomo in sé, quanto per la globale situazione del nostro paese. Leggo da più parti gioiosi festeggiamenti per questo evento, che sinceramente non riesco a comprendere fino in fondo. Il fatto è che chi ha una visione superficiale e ideologica della questione, vede nella decadenza di Berlusconi solo la fine di un politico odiato, osteggiato. Ma la verità è un’altra: la fine politica del Cavaliere certifica semplicemente lo stato pietoso e terminale della democrazia italiana.
Ieri sera ho pubblicato alcuni stralci dell’opinione di Roberto Orsi, professore alla London School of Economics, e debbo dire che sono rimasto esterrefatto e visibilmente impressionato per la chirurgica analisi fatta sul nostro paese. Le tinte fosche non bastano per delineare il baratro in cui gli italiani si sono cacciati. Ma è chiaro che sono sufficienti per darci un’idea. La questione berlusconiana completa il quadro della situazione sotto il profilo istituzionale e del (non) consenso alle politiche di sistematica distruzione della società italiana, dello Stato italiano, e dell’Italia come nazione e come economia.
C’è poco da fare. Il sistema attraverso il quale Silvio Berlusconi è stato allontanato dalla politica attiva, rivela le crepe enormi che intaccano il nostro sistema democratico e smaschera la verità ineluttabile e ineludibile: la nostra democrazia ha finito di esistere. E non tanto perché un ramo del nostro parlamento abbia votato la decadenza di un senatore, quanto perché nell’economia dell’evento, Berlusconi rappresentava (e rappresenta) quella parte di Italia che rifiuta, seppur in silenzio e senza strepiti e guaiti, quel progetto di sistematica demolizione dell’Italia, attuata a livello europeo da parecchi anni, con la complicità e il consenso di una consistente parte dei poteri forti e delle caste italiche, oggi mediatamente in piazza a festeggiare la caduta del “Caimano”.
Berlusconi non è un eroe né un santo. Ha sbagliato parecchio e quel che ha ottenuto – e cioè la decadenza – è anche frutto della sua miopia politica, dei consigli sbagliati, di azioni politiche azzardate, nonché di un completo quanto incosciente affidamento su una leadership estremamente volatile ed eccessivamente mediatica. Ma questo sicuramente non giustifica il tutto e non giustifica soprattutto l’ottusità o la malafede di chi sostiene che i mali italiani siano originati dall’inquilino di Arcore. Ci vuole davvero una profonda ignoranza per sostenere questa assurda tesi. Soprattutto se ci si sofferma un po’ di più sulle dinamiche della politica italiana, sui ruoli dei suoi attori, sui collegamenti e i rapporti fra la nostra casta e certi poteri economici e finanziari, non tanto al livello italiano, quanto a livello europeo e internazionale.
La verità è dunque questa: l’Italia è arrivata alla frutta. I festeggiamenti sulla caduta del Cavaliere sono i festeggiamenti di chi non sente o non riesce a sentire, vuoi per ottusità politica, vuoi per malformazione ideologica o per diffusa ignoranza, la Cassandra che da anni urla l’inevitabile tragedia economica e sociale che stritolerà il nostro paese e lo cancellerà dalle carte geografiche ed economiche. Ci si balocchi pure con la fine del Berlusconi politico. Perché è l’unica illusione che rimane a chi pensa che il pericolo maggiore sia lo sgambetto che ha appena scongiurato e non la canna della pistola che da anni gli puntano alla tempia.
