IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO

Di Paolo Cardenà , il - 4 commenti
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La stampa (anche quella specializzata) sembra sottovalutare il dato sul Pil comunicato appena ieri dall’Istat.

Eppure il dato appare assai grave, perché ci dice moltissime cose sul futuro del nostro Paese. Non solo perché giunge a seguito di un timido rialzo (quarto trimestre 2013), dopo 9 trimestri negativi, e che quindi ci si sarebbe potuti attendere un consolidamento del rimbalz(in)o dell’ultimo trimestre 2013. Ma anche perché sentenzia (semmai ce ne fosse ancora bisogno) il destino verso il quale sta precipitando l’Italia, peraltro anche a grande velocità.

Non so se i giornali, e in generale i mezzi d’informazione,  lo facciano per malafede o perché ne capiscono ben poco. Ma mio modestissimo parere è un dato assai  allarmate, poiché, tra le altre cose, testimonia l’impossibilità di crescere da parte dell’Italia, nonostante altre economie stiano facendo benino (se non bene, in alcuni casi). Il governo stesso, nell’ambito del DEF varato solo poche settimane fa, attribuisce un peso significativo alla componente di PIl derivante dalla crescita di altre economie. Crescita che, a quanto pare, l’Italia non riesce ad afferrare, tramutandola in valori positivi di  PIL.



Ciò significa che l’Italia è nell’impossibilità (ormai) cronica e strutturale di agganciare la ripresa, ancorché trainata dallo sviluppo di altre economie. E i bassi tassi di crescita registrati negli ultimi anni 15 dall’Italia rispetto alla media UE (mediamente circa 1.5% in meno annuo), costituiscono solo il preambolo di una conclamata  incapacità che si è ulteriormente amplificata per effetto della crisi.

In subordine, significa anche che il tessuto sociale e quello produttivo del paese sono fortemente  lesi, indeboliti, sfiniti, e pertanto incapaci di esprimere neanche lontanamente il vigore potenziale che invece sarebbe necessario e indispensabile per uscire da questa catastrofe, benché in maniera cauta, timida ma comunque progressiva.


Aggiungiamo anche che non è affatto detto che le altre economie, per il prossimo futuro, riescano a performare come stanno facendo. Oppure che qualche crisi di natura geopolitica o finanziaria potrebbero abbattersi su questa fase di ciclo economico, ed ecco definirsi i contorni della catastrofe che, non fatalmente, potrebbe colpire il nostro Passe, stando l’impossibilità da parte dell’Italia di poter arginare e contrastare qualsiasi tipo di shock, ancorché lieve e passeggero.


Senza aggiungere altro a proposito delle precarie condizioni del sistema bancario o dei conti pubblici, che traballano sempre più, possiamo concludere affermando che la situazione è assai pessima, solo per usare un eufemismo.
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    hehehe, per riprendersi bisogna aver voglia di lavorare. il nord ce l’ha ma il resto del paese?

    • Simone Tretti

      Non è questione di voglia di lavorare, ma voglia di prenderselo nel culo.
      Visto che fare impresa in italia al giorno corrente è una “impresa” per masochisti.

      • http://nukethewhalesnow.blogspot.it/ Nuke The Whales

        Non masochisti, ma da pazzi furiosi.
        Se non si ha la necessità, ovvero l’azienda è legata al territorio , non si capisce per quale motivo bisogna rimanere in Italia a produrre.
        Tranquilli le aziende che guadagnavano se ne sono andate da un prezzo, attirate dalla possibilità di guadagnare ancora di più.
        Malgrado la burocrazia terrificante e lo stato invasivo anche la Russia è un ottimo posto per investire, se il business è solido.
        Non solo, praticamente tutti i paesi del mondo sono competitivi rispetto all’Italia, a parte una manciata di stati sottosviluppati e in preda a conflitti e ad alcune nazioni occidentali.
        Non so voi , ma questo mi dà da pensare.

        Vi elenco una piccola lista di paesi vicini che un illuminato imprenditore può scegliere invece dell’Italia, per trasferire baracca e burattini:
        Polonia
        Romania
        Moldavia
        Serbia
        Albania
        Tunisia
        Algeria
        Marocco
        Ecc.ecc.
        Poche ore di aereo, alberghi decenti, cibo mangiabile e la sensazione di essere quasi a casa, in molti casi.
        In molti pesi dell’est europeo lo stipendio medio è ancora pari od inferiore a quello degli operai delle coste cinesi.
        E questi sono gli stati dove si può trasferire una azienda media che necessita di tanta manodopera a basso costo, senza il bisogno di andare in india o in posti del genere.
        Se l’azienda è piccola e molto tecnologica anche Svizzera ed Austria, possono essere ottimi posti dove trasferirsi.

        L’Italia è definitivamente fottuta, come nazione manufatturiera.

        • Svicolone61

          Siamo bene…………credevo la parte manifatturiera tradizionale fosse la parte meno peggio, rispetto ai servizi e tutto il resto……

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