Libertà, povertà globale e il fallimento degli aiuti esteri

Di Francesco Simoncelli , il - 26 commenti

Spesso la maggior parte delle persone non riesce ad intuire l’arrivo di situazioni particolarmente spiacevoli. Questo perché non è in grado di leggere la proverbiale “scritta sul muro”. Solo alcuni sono in grado di leggerla e ancora meno sono in grado di prepararsi adeguatamente. L’Europa, ad esempio, dopo essersi imbarcata in avventure belliche sconsiderate in Africa e Medio Oriente, adesso deve subire l’ondata delle relative conseguenze inattese: massicci flussi migratori. Dove andranno a pesare? Ovviamente sul welfare state dei vari stati europei. Nei prossimi anni vedremo migliaia e migliaia di immigrati che faranno la fila per richiedere istruzione gratuita e assistenza medica gratuita. Non abbiamo ancora visto niente. Lo vedremo la prossima primavera. Gli stati europei pensavano che la retorica del “tassare i ricchi per ridistribuire la ricchezza” potesse garantire la vita eterna ai programmi del welfare state, invece la realtà ha smontato i piani presumibilmente ben congeniati dei pianificaotri centrali e ora addirittura anche chi è povero in Europa diviene ricco a causa dei flussi migratori che porteranno nelle nostre terre migliaia e migliaia di gente poverissima e con basse capacità lavorative. Le passività non finanziate dei vari programmi pensionistici hanno da tempo decretato la morte del sistema welfaristico, ma gli immigrati accelereranno il processo. Per anni la politica della “colpa” sventolata dalla sinistra ha martellato nella testa degli individui, e ora raccoglieranno i semi della loro ppropaganda: fallimento del welfare state e bancarotta del sistema statale. Gli immigrati manderanno in bancarotta lo stato prima che quest’ultimo possa beneficiare dei loro contributi per mandare avanti lo schema di Ponzi forzoso del welfare state e delle pensioni.
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di Andrew Syrios

Secondo la stampa mainstream, il mondo in via di sviluppo è frenato da un pantano di fondamentalismo di libero mercato. Certo, ci sono alcune eccezioni, come Peter Bauer e William Easterly, ma quasi tutti si uniscono al coro di Jeffrey Sachs: affinché questi paesi poveri possano diventare ricchi, devono ricevere aiuti dai paesi ricchi e frenare il libero mercato.

Salon ha addirittura avuto l’audacia di riferirsi all’Honduras come ad una “moderna distopia libertaria”. Come afferma l’autore: “Eliminando tutte le tasse, privatizzando tutto, inzeppando un paese con pistole e opponendosi a tutte le spese pubbliche, si finisce come l’Honduras.” Un paese dove “la polizia va in giro su camioncini con mitragliatrici, ma non sono lì per proteggere la maggior parte delle persone. […] Per la protezione individuale c’è un esercito di guardie armate private.”

E poi c’è Naomi Klein, il cui libro The Shock Doctrine ha sostenuto coloro che affermano che il libero mercato utilizza le crisi per attuare riforme a scapito dei paesi poveri e per garantire che tale povertà continui.

Gli strafalcioni sono così tanti che risulta davvero difficile elencarli tutti quanti. Prima di tutto, la Klein capisce le cose al contrario. Sebbene le corporazioni abbiano la loro dose di colpe (di solito con l’aiuto dello stato), Robert Higgs ha mostrato chiaramente in Crisis and Leviathan che è lo stato che usa le crisi per crescere. Negli Stati Uniti lo stato è cresciuto enormemente durante la Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, e anche la Guerra Fredda. Ora sta utilizzando la Guerra al Terrore per crescere ancora.

La Libertà Economica È Decisamente Rara nel Mondo in Via di Sviluppo

Come ha osservato Johan Norberg nella sua critica al libro della Klein:

Se guardiamo alle statistiche del Fraser Institute’s Economic Freedom of the World (EFW), scopriamo che sin dal 1980 solo quattro economie di cui abbiamo i dati non sono state liberalizzate. Tutte le altre invece hanno intrapreso tale percorso. Ovviamente questo significa anche che vedremo una liberalizzazione economica nelle dittature brutali così come nelle democrazie pacifiche. […] La Klein si basa sulla sua personale interpretazione di aneddoti ed esempi, e non tenta di fornire dati statistici a supporto della sua tesi. Si tratta di un’omissione comprensibile, perché i dati non supportano la sua tesi. Vi è una forte correlazione tra libertà economica da un lato e diritti politici e libertà civili dall’altro.

Infatti, mentre queste riforme lasciano molto a desiderare e il mondo ha fatto un enorme passo indietro dopo la crisi finanziaria, s’è verificata una discreta quantità di liberalizzazioni. E il progresso economico del mondo, sebbene lasci ancora molto a desiderare, è innegabile.

Si deve semplicemente dare uno sguardo alle classifiche dell’Economic Freedom of the World per vedere che il mondo in via di sviluppo si colloca molto più in basso. L’indice prende in considerazione quanto segue,

  1. Dimensioni dello stato: spese, tasse, e investimenti;
  2. Struttura giuridica e sicurezza dei diritti di proprietà;
  3. Accesso al denaro sonante;
  4. Libertà di commercio internazionale;
  5. Regolamentazione del credito, del lavoro e delle imprese.

I paesi occidentali in Nord America e in Europa si collocano tra i più liberi, seguiti dai paesi dell’Europa orientale e dell’Asia, poi arriva il Medio Oriente e l’America Latina con l’Africa in fondo. Hong Kong è al primo posto con un rating di 8.98, gli Stati Uniti sono al dodicesimo con 7.81 (dietro al Canada, settimo posto). Anche i paesi “socialisti” come la Norvegia e la Svezia occupano rispettivamente il trentesimo e trentaduesimo posto. Sì, possono anche avere uno stato sociale molto esteso, ma hanno anche (relativamente parlando) i diritti di proprietà e libero scambio.

Dall’altra parte, El Salvador è al sessantesimo posto, il Brasile al centotreesimo, il Mali al centotrentatreesimo e il Chad al centoquaranteseiesimo. Il Venezuela —– che sta attraversando una grave crisi economica —– è all’ultimo posto. (Non ci sono dati sulla Corea del Nord.)

Ricordate la “distopia di libero mercato” chiamata Honduras che “ha eliminato le tasse” e “ha privatizzato tutto”? Beh, si classifica al centosedicesimo posto nell’Index of Economic Freedom del 2015 e al centoquattresimo nella classifica della Banca Mondiale riguardo la libertà di fare impresa. La stessa classifica ha posizionato l’Honduras al centocinquantatreesimo posto riguardo l’ingombranza della pressione fiscale. A quanto pare, l’eliminazione delle tasse significa in realtà una pressione fiscale individuale superiore al 25%, una pressione fiscale per le aziende superiore al 30%, e un’imposta sulle vendite nazionali superiore al 15%. Non mi pare proprio che queste fossero le raccomandazioni indicate da Ludwig von Mises.

Al contrario, il mondo in via di sviluppo è completamente interventista. I diritti di proprietà sono quasi inesistenti, quindiì l’accumulo di capitali è estremamente difficile. La polizia locale molesta gli imprenditori con tangenti, e senza forti diritti di proprietà e tribunali equi per risolvere le controversie, gran parte di queste economie sono poco più di un mercato nero. È un po’ come il mercato illecito della droga negli Stati Uniti. I loro governi, lungi dall’essere laissez-faire, possono essere meglio descritti come cleptocrazie. In effetti, la ragione per cui l’Honduras ha bisogno di “guardie giurate private” è perché la polizia di stato non fa altro che perseguitare la propria cittadinanza.

Un altro esempio d’interventismo latino-americano è il Perù. Mentre faceva ricerche per il suo libro, The Mystery of Capital, Hernando de Soto ha deciso d’aprire una piccola fabbrica d’abbigliamento in Perù. Ha assunto un avvocato e alcuni studenti. Il risultato?

Hanno dovuto fare molto. Hanno dovuto ottenere 11 permessi diversi da sette ministeri diversi. Per 10 volte si sono visti chiedere delle tangenti, per ben due volte le hanno dovute pagare, e c’erano un sacco di ritardi. […] In totale ci vorrebbero come minimo 278 giorni, lavorando otto ore al giorno, per fare affari con una piccola fabbrica.

Un mio amico che aveva un’impresa in Ecuador, mi ha raccontato di esperienze simili a quella di Hernando de Soto. E non è certo solo l’America Latina. Il documentario Commanding Heights descrive “il Permesso Raj” in India, venuto in essere dopo che il Raj britannico venne rimosso nel 1947. Come ha detto Narayana Murthy, presidente di Infosys Technologies, “Ci sono voluti dai 12 ai 24 mesi, e circa 50 visite a Delhi, per ottenere una licenza per importare un computer da $1500.”

A causa di ciò, “per gli imprenditori è quasi impossibile fare le cose.” Il ministro delle Finanze indiano, P. Chidambaram, ha osservato che “ogni permesso viene rilasciato con mezzi corrotti.” In altre parole, una tangente. Questa gigantesca burocrazia corrotta è il fattore primario che mantiene sottosviluppato il mondo sottosviluppato. Nel caso dell’India, però, essa ha liberalizzato un po’ le cose e ha visto una robusta crescita economica.

Come i Paesi Diventano Ricchi

Nel complesso, i paesi più ricchi hanno generalmente mercati più liberi. Come notato sopra, Hong Kong è classificata come l’economia più libera del mondo e ha avuto alcuni dei più alti tassi di crescita nella storia del mondo. Infatti John Stossel ha provato a replicare l’esperimento di Hernando de Soto a Hong Kong. Ha compilato un modulo di una pagina e ha aperto la sua attività il giorno seguente.

Come fa notare un documento del National Center for Policy Analysis: “Il reddito pro-capite è sette volte maggiore nelle economie più libere rispetto ai paesi meno liberi.” Nel quintile superiore, il reddito pro-capite era di $26,106 l’anno nel 2002. Nel quintile inferiore, era di $2,828.

Questi paesi sono anche più liberi. Freedom House ha rilasciato una relazione in cui classifica i paesi in base ai diritti politici e alle libertà civili. La mappa colorata che fornisce sembra quasi identica a quello pubblicata dal Fraser Institute. E lo stesso National Center for Policy Analysis ha scoperto una correlazione quasi perfetta tra la libertà economica e la libertà politica.

Come gli Aiuti Esteri Perpetua la Corruzione e gli Abusi dei Diritti Umani

Molti potrebbero sostenere questo punto, ma continuare lo stesso a dire che gli aiuti esteri sono necessari come misura per colmare il divario. Ma gli aiuti esteri non fanno altro che avvantaggiare i leader corrotti e i loro sistemi oppressivi, consentendo alle élite corrotte di continuare ad implementare le loro politiche fallimentari. Un rapporto del Center for Strategic and International Studies ha osservato che “la storia dell’assistenza elargita dagli Stati Uniti è colma di funzionari stranieri corrotti che usano gli aiuti per riempirsi le tasche, sostenere escalation militari, e perseguire progetti di vanità”. O come ha detto un opinionista irriverente, “gli aiuti esteri succhiano soldi dalla povera gente nei paesi ricchi per finire nelle mani dei ricchi nei paesi poveri.” Tom Woods mette tutto questo nella giusta prospettiva:

Non molto tempo fa la rivista Parade ha pubblicato una classifica dei venti peggiori dittatori al potere. Il governo degli Stati Uniti aveva contribuito ad aiutarli tutti tranne uno.

Come può tutto questo rompere il ciclo della povertà?

Non può infatti. Uno studio di Raghuram G. Rajan e Arvind Subramanian per la Banca Mondiale ha osservato:

Abbiamo trovato poche prove di una relazione positiva (o negativa) tra i flussi d’aiuti per un paese e la sua crescita economica. Inoltre non abbiamo trovato alcuna prova che gli aiuti funzionano meglio in un ambiente geografico o politico migliore, o che certe forme d’aiuto funzionano meglio di altre.

Invece degli aiuti esteri, ciò di cui hanno bisogno questi paesi è la libertà; economica e politica. E purtroppo il mondo in via di sviluppo è gravemente carente d’entrambe.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

da Freedonia di Francesco Simoncelli

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  • arrotoxieta

    La povertà nel terzo mondo (cosiddetto) è in larga parte attribuibile all’esplosione demografica senza precedenti nella storia. Prendiamo la fantomatica Siria. Nel 1960 c’erano (udite udite) 4,8 milioni di abitanti. In 51 anni, due generazioni dopo, erano 22 milioni. Oltre quattro volte! Cose che nel nord del mondo, anche quando Europa, Russia, e Giappone crescevano, non sono mai accadute. In Italia ci sono voluti circa 200 anni per passare da 20 a 57 milioni di abitanti (escludendo gli immigrati).
    In Egitto la popolazione di 84 milioni di persone su un fiumiciattolo in mezzo al deserto dovrebbe raddoppiare nei prossimi trent’anni. Vi immaginate l’Egitto con 190 milioni di abitanti?
    Il Pakistan ha 191 milioni di abitanti. Erano solo 36 quando il paese diventò indipendente nel 1947, l’altroieri. Raddoppierà in pochi decenni a 400 milioni, almeno in teoria, perché in pratica non si sa che diavolo dovrebbero mangiare. La popolazione pakistana aumenta di 3,7 milioni l’anno, 10mila persone al giorno.
    E l’Africa subsahariana è anche peggio. Ovviamente, questo immane aumento demografico condanna tutti i nuovi arrivati a una vita di stenti.
    Morale: stiamo riempiendo il mondo di poveri, il cui numero è immenso oltre ogni possibilità di gestione. Distruggeranno ogni società dove cercheranno di immigrare. La modernità dei “diritti” verrà distrutta e affogherà nel mare di umanità mostruosa e incontrollabile che ha contribuito a generare. Per quanto mi riguarda ritengo che ogni forma di progresso sociale ed economico sarà spazzata via dalle gravi emergenze di carattere politico e sociale che da ora in poi saranno la norma. Almeno fino al momento in cui la popolazione umana non avrà perso vari miliardi di abitanti. Si spera nel 22.esimo secolo, perché questo secolo sarà una tragedia.

    • Peppino Prisco

      una bella guerra mondiale e vedi che si torna ad un numero equo in poco tempo..

      • kikko19

        meglio un virus.

        • gianni

          Siamo cosi’ tanti che una grande epidemia tipo la spagnola o la peste riempirebbe cosi’ tanto il mondo di cadaveri che non si potrebbe neanche camminare

          • Ant Sim

            Dipende se qualcuno ha già pronto un vaccino 😀 altrimenti non conviene.

        • arrotoxieta

          Un virus da solo non basterebbe. Prendiamo l’Africa. La popolazione raddoppia ogni 25 anni. 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512, 1024, questa la spaventosa progressione. Ora sono un miliardo. Se un virus ne uccide mezzo miliardo, in 25 anni tornerebbero ai livelli di prima. Se ne uccidesse il 90%, tornerebbero ai livelli di prima in circa un secolo. Quindi per guadagnare veramente tempo, ci vorrebbe un virus che ne elimini il 99,99%. Ma non ci sono virus siffatti.

    • Cruciverba

      Buona analisi .
      Non a caso i venti di Guerra soffiano in tutto il globo .
      Credo che le politiche Europee ed Americane cerchino una Guerra a tutti i costi per risolvere il problema .
      Tanta carne da cannone da mettere sul fuoco …

      • Ant Sim

        oppure per mantenere i privilegi di pochissimi a dispetto dei più. Il problema sovrappopolazione si risolverebbe tranquillamente proibendo seriamente le nascite, come è stato in Cina. Ho il vago sospetto che invece della sovrapopolazione importi poco.

    • kikko19

      occhio che ci sono quelli che dicono che “tu occidentale consumi come 10 indiani” e che loro hanno diritto a consumare lo stesso. io se fossi indiano vorrei consumare come D. Trump!

      • arrotoxieta

        L’Occidente consuma, ma è anche l’Occidente che produce. In molta parte del mondo si produce ben poco. Esempio: le esportazioni del Kenya sono un decimo di quelle del… Portogallo! Sì un decimo di quelle di un paese di mediocre successo economico in Europa. Pro-capite il rapporto è 1 a 50. Inoltre, non tutto quello che si produce in Occidente, Cina o Giappone va a solo beneficio dei locali. Molte scoperte e invenzioni diventano il patrimonio di tutti, come il telefonino, internet, la ricerca medica, etc… in realtà se le cose andassero veramente male al nord del mondo, nel sud morirebbero come le mosche.

        • Ant Sim

          patrimonio di tutti non direi, forse dei più fortunati perchè se vai nei paesi poveri, fanno le file per mandare un’email agli internet point costruiti in cabine simili a quelle telefoniche. Non crederai che guadagnando meno di un dollaro al giorno possano permettersi uno smartphone degno di questo nome e tanto più un abbonamento a internet!

          • AnonimoSchedato

            Beh, prima non avevano neppure quello. E se lo usano (liberamente) vuol dire che lo ritengono utile. Quindi se non sono stati capaci a inventarsi da soli qualcosa che ritengono utile, dovrebbe essere colpa nostra?
            Quanto al dollaro al giorno (che non è più vero in moltissimi paesi in via di sviluppo) è una media, calcolata con quelli che avendo un economia di sussistenza (fattorie, contadini) non usano il denaro. Numero fuorviante, IMHO.
            Perchè non usano tutta la conoscenza disponibile (googlare “appropriate technology” please) per avanzare da soli? I giapponesi lo fecero chiudendo le frontiere e lasciando entrare solo i libri, oggi c’è internet…

          • Ant Sim

            Ti risulta che stia colpevolizzando gli occidentali? non mi pare…
            se leggi bene ho parlato infatti di paesi poveri, non di paesi in via di sviluppo. C’è una differenza netta, quelli poveri lo sono attualmente, quelli in via di sviluppo ne stanno uscendo.

          • AnonimoSchedato

            Credo che i toni (anche il mio) rappresentino bene le nostre convinzioni, forse oltre la nostra volontà.
            Solo per puntualizzare, in un insolito impeto di correttezza politica, quando ho scritto “in via di sviluppo” intendevo poveri.
            Il “depredare” è un interpretazione che condivido poco. Pagate poco, d’accordo. Depredare è un altra cosa.
            Il punto è che la conoscenza per uscire da quello stato di povertà è disponibile, ci sono cooperatori che cercano pure di portarla in quei luoghi (con fatica e sacrificio encomiabili). Lo sviluppo è fatto di conoscenza.

          • Ant Sim

            eh si, immagino…grandi eroi. Chi li manda? 🙂

          • AnonimoSchedato

            Alcuni sono sinceramente preoccupati delle popolazioni indigene (ONG, di solito). Degli altri rispondono i nostri governi, che ormai rappresentano ben poco chi dovrebbe avere la “sovranità” (art 1. Costituzione).

          • arrotoxieta

            Faccio un esempio ancora più banale. *Qualcuno* ha scoperto la microbiologia, e ha scoperto che la vita media si allunga enormemente solo con il lavarsi le mani e lavarsi i denti quotidianamente. Questa scoperta è patrimonio di tutti oggi. Ma non l’hanno fatta in Africa o nel mondo musulmano. Però ne beneficiano.

          • Ant Sim

            se tu fossi nata in Africa e qualcuno ti dicesse che no, il sapone non te lo do perchè non sei di razza ariana. Saresti contenta?

          • AnonimoSchedato

            E prendere un libro che spiega come si fa il sapone e imparare a produrselo da sé? Non darebbe anche la soddisfazione di mandare a c….re il razzista?

          • Ant Sim

            vai a vedere di persona come si vive da quelle parti cosi capisci il perchè

          • AnonimoSchedato

            L’ho visto in India. Da spezzare il cuore. Ma non cambia il suggerimento. Non c’è altra via che imparare (se poi qualcuno -ong- si impegna ad aiutarli sulla strada della crescita personale alla quale segue quella economica, è meglio, ovviamente). Credi che fosse diverso per le classi subordinate in europa negli anni dell’industrializzazione? La loro emancipazione l’hanno pagata lavorando il doppio degli altri e rimettendoci la salute, e spesso la vita.

          • Ant Sim

            sai cosa mi domando? ma che ci fanno con tutti i soldi che raccolgono con gli sms, con le pubblicità in tv…booohh!

          • arrotoxieta

            Il sapone si può fabbricare anche con un paio di pentole. Basta avere a disposizione del grasso animale o vegetale.

          • Ant Sim

            Quindi dici che vivono nell’inezia più totale? Che il loro unico scopo è morire di fame e fare figli denutriti?

    • Alphaenemy

      io ammetto di avere idee politiche estreme ma…mi dica cosa ne pensa del mio “programma”:

      Se non vogliamo vedere la fine della nostra amata civiltà occidentale liberal-democratica dobbiamo secondo me fare questi seguenti passi:

      -aiutare i paesi arretrati economicamente SOLO in cambio di garanzie come: lotta a criminalità, estremismi religiosi e politici, inquinamento e imporre MASSIMO 2,0 figli per donna;
      -vietare o almeno limitare fortemente l’immigrazione dai paesi islamici
      -bloccare tutti gli scambi commerciali con i paesi islamici dove vige la sharia
      -smettere quindi di importare petrolio da dittature, e utilizzare solo fonti rinnovabili e nel caso in cui sia necessario e allo stesso tempo sicuro il nucleare…l’estrazione del petrolio dall’atlantico può continuare (Canada, Usa, Messico, UK, Norvegia e Islanda sono democrazie, possiamo anche comprare il loro petrolio)
      -in situazioni estreme applicare sanzioni economiche ai paesi che hanno più di 3 figli per donna, nel caso in cui ciò non basti organizzare interventi militari per insediare un governo che segua le direttive del mondo libero

      In alternativa potremmo semplicemente infischiarcene dei conflitti e delle carestie che scoppieranno nel terzo mondo a causa della penuria di risorse. Dovremmo in tal caso usare massivamente l’esercito per fermare le masse milionarie di migranti con l’esercito. Intanto ovviamente noi dovremmo avere un tasso di fertilità più alto, altrimenti corriamo il rischio opposto, e cioè di invecchiare e scomparire, sia economicamente che proprio demograficamente.
      Io ho l’incubo che i miei figli vivano in un Europa islamica/dittatoriale/senza diritti umani/povera/violenta…sarò paranoico!

  • Mister Libertarian

    Grande articolo.

    Il libero mercato porta ricchezza. Lo Stato e la burocrazia portano la fame e la miseria.

    La sinistra racconta balle prive di fondamento.

    E’ tutto chiarissimo.

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