Abbiate timore della FED: vendete obbligazioni, azioni, capre e cavoli

Di Francesco Simoncelli , il - 3 commenti

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Ricordo a tutti i lettori interessati che è in vendita la mia traduzione dell’ultimo libro di Gary North, L’economia cristiana in una lezione, acquistabile a questo indirizzo: http://bit.ly/1JUqFIt. Con questo manoscritto North, attraverso uno sforzo letterario pregevole, unisce ciò che è stato diviso per anni da un mondo accademico cieco e sordo alla centralità dell’individuo nell’analisi economica: etica ed economia. L’escamotage della chiave di lettura teologica è utilizzata per chiarire al lettore come una visione epistemologica chiara sia fondamentale per uscire dall’attuale pantano intellettuale in cui è finita la teoria economica moderna.
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di David Stockman

Ci sarà una carneficina nel casinò, e la prova sta nella trascrizione dell’ultima conferenza stampa di Janet Yellen. Non ha detto una parola sul mondo reale; tutto si basava sul mondo ipotetico raffigurato nel modello della FED secondo cui l’economia degli Stati Uniti è solamente un giocattolo con cui armeggiare.

Sì, era proprio questo quello che negli anni ’50 e ’60 facevano i bambini con i loro giocattoli, ed era anche quando la Yellen imparò a conoscere questo modello economico.

Ma dal momento che tale modello è spaventosamente primitivo, meccanico, incompleto, stilizzato e obsoleto, non dice quasi nulla di rilevante sui mercati e sull’economia reale; o quali forze li stiano guidando; o dove sono diretti nel prossimo futuro.

Infatti il modello della Yellen è così carente da confermare che lei e la sua combriccola stanno essenzialmente andando alla cieca. Questo semplice fatto dovrebbe far riflettere gli investitori — soprattutto perché la Yellen ha confessato che “la politica monetaria è un esercizio di previsione”.

Di conseguenza le sue risposte sono state piene di richiami a lavagne, dati in entrata e telemetria del sistema economico che la FED sta “attentamente” monitorando. Ma tutto questo ficcanasare negli affari degli altri non è una virtù — è la prova che la Yellen è l’ennesima catecumena keynesiana.

Questa accademica ingenua crede ancora nelle sacre scritture keynesiane create dai relativi apostoli degli anni ’60: James (Tobin), John (Galbraith), Paul (Samuelson) e Walter (Heller).

Suvvia! Nel 2016 questi testi antichi non hanno alcuna rilevanza per l’economia globale, dominata dallo stato e terribilmente indebitata. Descrivono solamente uno stupido simulacro di quella che allora sembrava un’economia presumibilmente chiusa.

Cioè, prima che Richard Nixon distruggesse Bretton Woods e consegnasse la stampante della FED nelle mani di laureati in cerca di potere; e prima che Deng gettasse dalla finestra il copione rosso di Mao in favore di uno schema di Ponzi del credito supervisionato dalla banca centrale.

Avrete sicuramente sentito le chiacchiere della Yellen sulla presunta “fiacchezza” ciclica dell’economia degli Stati Uniti, il “tasso naturale” dei fondi federali insolitamente basso, tutti i vari fattori “transitori” che interessano l’ambiente economico e il feticismo della FED per un 2.00% d’inflazione (sì, questi sciocchi a quanto pare pensano di raggiungere il loro obiettivo d’inflazione al centesimo di punto percentuale): tutto questo poteva avere una sola conclusione.

Vale a dire, vendete bond, azioni, capre e cavoli, avendo timore della FED!

Con un’economia globale che sta affondando a causa di una contrazione deflazionistica, Yellen & Co. abbracciano ancora punti di riferimento insulsi e non misurabili riguardo la piena occupazione interna ed altri obiettivi di performance illusori.

Anzi, direzionano la politica economica in base ad una numerologia pseudo-scientifica. Il loro modello può essere ridotto ad una formula voodoo espressa come “2,3,4,5”.

Ovvero, 2% d’inflazione, crescita reale al 3%, fondi federali normalizzati al 4% e 5% di disoccupazione. Qualsiasi scostamento da questi obiettivi e letture viene considerato “fiacchezza”, o deficit di prestazioni, che i 12 apostoli nel FOMC sono incaricati di risolvere; e di farlo con strumenti come la manipolazione del tasso del mercato monetario, la repressione della curva dei rendimenti (il QE, tanto per capirci) e gli effetti ricchezza nei prezzi degli asset finanziari.

Alla fine l’unica cosa peggiore della distruzione del denaro sonante da parte di Nixon nel 1971, è stata l’approvazione sette anni più tardi dell’Humphrey-Hawkins Act.

A dire il vero la legge in sé era solo un esercizio di messaggistica politica. Non conferiva potere illimitato ad un politburo monetario affinché potesse distorcere il processo di determinazione dei prezzi in tutto il sistema finanziario. Invece era l’ennesimo atto compiuto dal Congresso per risolvere problemi che esso stesso aveva creato, e comprendeva obiettivi non quantificati e puramente aspirazionali come la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.

Sono stati i docenti universitari affamati di potere e i burocrati come Alan Greenspan, Alan Blinder, Donald Kohn, Ben Bernanke, Frederic Mishkin, Janet Yellen e B-Dud che l’hanno trasformata nella macchina di pianificazione monetaria centrale di oggi.

La realtà, tuttavia, è che le fondamenta stesse del modello keynesiano della piena occupazione non possono essere misurate, specificate, convalidate o raggiunte. Non esistono e mai sono esistite cose come un PIL potenziale, una piena occupazione, un tasso naturale dei fondi federali, un NARU (tasso naturale di disoccupazione), o una stabilità dei prezzi quantificabile.

Queste sono tutte finzioni fabbricate da una piccola comunità di pianificatori monetari centrali e dai loro scagnozzi a Wall Street. E sono veramente pericolose: vengono utilizzate per giustificare l’infinita manipolazione e falsificazione dei prezzi più importanti in tutto il capitalismo — i prezzi del denaro e degli asset finanziari.

Prendiamo in considerazione la sciocca discussione della Yellen sul target d’inflazione al 2%; più in particolare, i fattori transitori e la simmetria ricercata dalla FED che influenzano questo argomento.

In primo luogo, secondo un buon misuratore dell’inflazione al consumo — il 16% Trimmed Mean CPI — la FED è da tempo che ha raggiunto il suo obiettivo. Per raggiungere il numero magico del 2.00%, la variazione mensile dovrebbe trovarsi nel range dello 0.16%; e, come illustrato di seguito, è piuttosto difficile dire che l’abbiano mancato del tutto, o che ci sia stato un qualche tipo di peggioramento nel corso degli ultimi cinque anni di presunta ripresa.

Ciononostante la Yellen ha minimizzato l’osservazione di un interlocutore secondo cui la FED aveva già raggiunto il suo obiettivo del 2% in base all’IPC mediano pubblicato dalla FED di Cleveland.

Ma no, la nostra intrepida keynesiana ha invece risposto: “Qui all’Eccles Building ci teniamo alla liturgia della nostra chiesa. Niente, oltre al deflatore della PCE, ci dirà quando raggiungeremo il target d’inflazione.”

Mi dispiace, ma queste sono balle di prim’ordine. In base a qualsiasi periodo di tempo che si prenda in considerazione, non c’è uno straccio di differenza tra le varie misure statali dell’inflazione al consumo di beni e servizi. E questo ignorando il fatto che tutte la sottostimano.

Come mostrato di seguito, il CAGR a 16 anni dall’ottobre 2000 è stato 1.82% per il deflatore della PCE, 1.92% per l’IPC meno cibo ed energia e 2.12% per il normale indice dei prezzi al consumo. Solo secondo il modello contorto della FED questi punti decimali potrebbero fare una qualche differenza.

Infatti né la tendenza al 2% di tutti e tre gli indici a partire dal 2000, né le divergenze a breve termine tra di loro, hanno qualcosa a che fare con la crescita del PIL reale. Su base annuale quest’ultimo è variato da un 5% positivo ad un 3% negativo, ma non c’è assolutamente alcuna correlazione con le oscillazioni modeste e le divergenze dell’inflazione al consumo riportate nel suddetto periodo.

Allora da cosa è ossessionata la Yellen? Beh, su base annuale l’indice della PCE è salito dello 0.2%, l’IPC ha guadagnato lo 0.1%, la PCE meno cibo ed energia è salita all’1.4% e l’IPC meno cibo ed energia è aumentato all’1.9%.

E allora? Riuscite a sillabare “prezzi del petrolio e delle materie prime in calo”?

L’essenza del fattore “transitorio” nelle argomentazioni della Yellen sta tutta nel grafico qui sopra, dove i ribassi tra ottobre/novembre sono presumibilmente da ricondurre ai tonfi del ferro, del rame, del petrolio greggio e delle altre materie prime; secondo lei questi punti della trama riappariranno il prossimo autunno e il tasso d’inflazione annuo si normalizzerà verso il 2% quando lo statistical drag delle commodity passerà all’indice.

È semplicemente matematica. Sì, e uno scoiattolo cieco trova occasionalmente una ghianda!

In realtà, Yellen & Co. non hanno alcun indizio sul quando saranno riassorbite le attuali sovrabbondanze nelle commodity o come performeranno i relativi prezzi.

Infatti, dal momento che si tratta di massicci investimenti eccessivi in scisto, sabbie bituminose, miniere di ferro, fonderie d’alluminio, navi portarinfuse, ecc., sembra che l’offerta potrebbe ancora aumentare per diversi anni man mano che continueranno a spuntare progetti alimentati dal credito facile. Allo stesso tempo, la domanda globale continua a vacillare a causa della diminuzione dei redditi e dei salari nel settore delle materie prime, dei manufatti e del trasporto/distribuzione.

Quindi potrebbero volerci anni prima che il fattore meccanico della Yellen si palesi negli indici dell’inflazione. Nel frattempo è del tutto impossibile da calcolare l’impatto che avranno prezzi inferiori delle commodity e dei materiali elaborati sui beni di produzione e di consumo; la loro trasmissione verrà smorzata dagli interventi sui tassi di cambio da parte delle banche centrali.

E ciò conduce ad una verità più grande. L’ossessione per un’inflazione dei prezzi al 2.00% è inutile, e non solo perché non esiste una prova scientifica secondo cui il 2.00% d’inflazione sia meglio per la crescita di un 1.20% o dello 0.02%. Il punto è che la FED non può fare praticamente nulla per le attuali letture dell’inflazione, cosa che si riflette sugli indici IPC dell’economia nazionale.

In realtà ci sono quattro componenti rilevanti per calcolare onestamente l’inflazione — materie prime, beni e servizi commerciabili, affitti e servizi nazionali. Nessuno di questi viene influenzato dalla micro-gestione o dal pompaggio dell’inflazione da parte della FED.

Gli affitti, come misurati dalla maggior parte degli indici del settore privato, sono aumentati del 3-5% annuo. Non c’è carenza d’inflazione qui.

Allo stesso modo, le misure del BLS in relazione ai servizi nazionali sono una sorta di “cugino di secondo grado” del rumore casuale. Qualcuno crede davvero che i costi delle cure mediche siano aumentati ad un tasso annuo del 2.9% sin da quanto l’Obamacare è entrato in vigore nel 2011? O che i costi dell’istruzione siano aumentati ad un tasso del 3.5% negli ultimi tre anni?

E come si misura il cambiamento di prezzo per quei servizi forniti dagli studi di yoga, i giardinieri, i fattorini, i toelettatori dei cani, le colf, i tutor e i formatori, ecc., quando non c’è un’unità standard di prodotto? I numeri del BLS sono un’approssimazione casuale e comunque il cosiddetto “tasso d’inflazione” del settore dei servizi non dev’essere gestito dalla FED.

Quando parliamo di mutevolezza nel settore dei servizi, decine di milioni di consumatori riconsidereranno le loro scelte e troveranno quelle soluzioni soddisfacenti senza nessun aiuto da parte dell’Eccles Building.

Per lo stesso motivo, il prezzo di beni e servizi commerciabili viene impostato ora dal grande eccesso di produzione e di capacità di trasporto generati dalla gigantesca bolla del credito mondiale da $185,000 miliardi gonfiata negli ultimi due decenni; e da un eccesso di manodopera a basso costo che è stata sradicata dai villaggi e dalle risaie dai boom economici e dai malinvestment abilitati delle banche centrali.

Non si può dire quanto tempo ci vorrà prima che vengano riassorbiti tutti questi eccessi di capitali e di lavoro, o quando il prezzo dei manufatti si alzerà dal pavimento su cui sta stramazzando.

Detto in altro modo, il prezzo di beni e materie prime è un sottoprodotto della gigantesca baldoria del credito e delle spese in conto capitale che l’economia globale ha sperimentato sin dai primi anni ’90. Qualunque cosa farà la FED nelle sue prossime riunioni mensili, o nel corso dei prossimi anni, non ha assolutamente alcuna importanza.

In un’economia globale gonfia di credito come quella attuale, cercare di gestire il tasso d’inflazione nazionale al punto decimale è tanto utile quanto produrre frustini per calessi. E le probabilità di raggiungere il target del 2.00% sono tanto probabili quanto una stanza piena di scimmie che riscrivono la Dichiarazione d’Indipendenza.

L’unica cosa che aveva meno senso durante la cascata di chiacchiere della Yellen, era il suo costante riferimento alla “fiacchezza” nel mercato del lavoro e alla fiducia che, con un po’ più d’aiuto da parte dell’Eccles Building, sarà completamente curata.

Ma questo è solo un modello vecchio di 50 anni basato sul “PIL potenziale” e sulla piena occupazione, il cui conteggio avveniva secondo il censimento dei titolari di posti di lavoro rispetto a quella che allora era una forza lavoro composta principalmente da maschi adulti.

Il mondo di oggi, invece, è costituito dalla competizione globale nel settore dei servizi, concerti episodici, agenzie per lavori temporanei e lavori da fattorino, cameriere e commesso, di conseguenza l’idea della “piena occupazione” è una reliquia del passato.

L’unico denominatore comune è la popolazione adulta che conta 255 milioni di dipendenti e 510 miliardi di ore di lavoro annuali. L’economia americana sta attualmente utilizzando circa 250 miliardi di ore di lavoro l’anno, secondo il BLS.

No, questo non significa che abbiamo un tasso di disoccupazione del 50%. Ma sottolinea il fatto che nel mondo di oggi non ci sono coefficienti “naturali” o fissi con cui sottrarre ore dalla forza lavoro a causa dell’età pensionabile, dei tassi di disabilità, dello status di casalinga, dello status di studente, o di uno stile di vita che predilige il fingersi malato, l’accattonaggio, gli sforzi caritatevoli o l’ascetismo.

L’assenza di 250 miliardi di potenziali ore di lavoro è dovuta alle politiche fiscali e previdenziali, ai risparmi per le pensioni e ad una lista infinita di fattori culturali e psicologici.

Hanno poco o nulla a che fare con un qualsiasi ciclo economico misurabile; e si spostano e si trasformano costantemente e in risposta ai nuovi sviluppi tecnologici e culturali. Sono completamente fuori dalla portata dei 25 punti base di spostamento nei tassi d’interesse dei mercati monetari.

In breve, non esiste la vasca di “domanda aggregata” che dev’essere riempita fino all’orlo dai pianificatori monetari centrali nell’Eccles Building. Né esiste un qualche modello numerico in grado di misurare la piena occupazione, l’inflazione (ad esempio, al 2.00%) e il completo utilizzo di tutte le altre risorse economiche.

Il fatto è che nel mondo di oggi non si può nemmeno misurare il tasso d’utilizzo di un impianto d’assemblaggio di auto. È tutto una funzione della velocità della catena di montaggio, dei robot, della configurazione del veicolo e della sua relativa complessità; e quest’ultima, a sua volta, è il risultato di scelte discrezionali per quanto riguarda i livelli d’investimento di capitale e la progettazione dei veicoli.

La morale della favola è semplice. Non esiste una cosa come il PIL potenziale, ma nel modello della Yellen è l’unica cosa che ha importanza.

Quindi, mentre lei e la sua combriccola di stampatori monetari tentano di raggiungere obiettivi macroeconomici impossibili saltati fuori da un modello economico fantasioso, c’è solo una cosa da fare: guardare quanto è profondo il baratro!

L’unica cosa che stanno facendo è deformare e gonfiare il casinò di Wall Street. Come abbiamo dimostrato tante volte, il canale di trasmissione della politica monetaria alle famiglie è rotto, perché abbiamo raggiunto una condizione di picco del debito.

Di conseguenza il trucco da salotto una tantum d’ingolfare i bilanci delle famiglie ha esaurito la sua magia molto tempo fa. La spesa dei consumatori è ormai strettamente in funzione della produzione e del reddito corrente, e questo a causa di tasse, normative soffocanti e merci estere a basso costo.

Infatti, nonostante il boom dei prestiti agli studenti e per automobili, il debito nominale delle famiglie è stato stagnante.

La politica monetaria non funziona attraverso la magia e il sentimento, ma con tassi d’interesse a buon mercato che incoraggiano le persone a prendere in prestito più di quanto potrebbero permettersi.

A tal proposito, le imprese sono state le protagoniste della crescita del credito nel settore privato. Il debito totale nel mercato del credito per le attività non finanziarie è salito da $10,600 miliardi alla vigilia della crisi finanziaria a $12,600 miliardi.

Ma la parte del leone di quei $2,000 miliardi l’hanno fatta i prestiti e le obbligazioni nel settore ad alto rendimento, i quali sono più che raddoppiati da $1,200 miliardi a $2,600 miliardi durante lo stesso periodo.

E possiamo dire anche un’altra cosa riguardo questa impennata nel settore spazzatura: è stata l’essenza dell’ingegneria finanziaria, sotto forma di riacquisti d’azioni, F&A e LBO vari. In tal modo ha contribuito ad alzare il prezzo degli asset finanziari, e non ad espandere la capacità produttiva e l’efficienza dell’economia degli Stati Uniti.

In questo contesto, la marcia della curva dei rendimenti del debito spazzatura mostrata qui sotto dice tutto. La repressione finanziaria della FED non ha innescato un boom degli investimenti interni come Bernanke aveva promesso al Congresso più e più volte durante le sue incursioni semestrali a Capitol Hill; ha semplicemente scaraventato money manager affamati di rendimenti e retail investor nel mercato delle obbligazioni spazzatura.

Detto in altro modo, negli ultimi sette anni il principale canale di trasmissione della politica monetaria è stato il mercato del debito spazzatura. E quei $2,600 miliardi di mispricing del rischio, sono stati l’elemento motore dei $5,000 miliardi in F&A e riacquisti d’azioni proprie.

La Yellen e la sua coorte non hanno ancora capito che tutto il denaro finora creato non ha mai lasciato i canyon di Wall Street, gonfiando invece la madre di tutte le bolle finanziarie.

Così, per la terza volta in questo secolo, stanno cercando d’aggiustare una cosa che non fa altro che rompersi ogni volta che provano a sistemarla.

Dire che abbiamo raggiunto l’apice della stupidità sarebbe dire poco.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

da Freedonia di Francesco Simoncelli

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  • Antonio Cremonese

    curioso, gli stupidi rimangono sempre al comando, semmai vengono scalzati da altri stupidi…..

    • paolosenzabandiere

      Beh proprio curioso non è, è solo la regola sul pianeta degli imbecilli dove osservazione e buon senso non sono quasi mai di casa.

      Ha presente il caso Cassandra? Forse la più grande donna della letteratura antica. Non solo per il suo buonsenso ma perché eroina a suo modo, avendo amato così tanto la sua città di aver cercato in tutti i modi di salvarla dal suo destino crudele e poi, capendo che sarebbe stata distrutta, per aver deciso di non volerle sopravvivere. L’Iliade è forse il test più clamoroso sull’imbecillità degli umani.
      Non ci voleva una Cassandra per comprendere che se tu rompi i c.ni ad un re greco “rubannoje” la moglie ad un re greco e poi fai entrare in città, senza controllo e abbattendo mura, un enorme cavallo greco, te “la stai a cercà”.
      Ebbene milioni, miliardi di lettori, in gran parte hanno deciso che Cassandra che portasse sfiga mentre al contrario con il loro giudizio hanno decretato la loro totale imbecillità, di certo molto più significativa di quella dei Troiani, che almeno erano condannati a non capire per volontà degli dei.

  • alex

    la piena occupazione, la stabilità dei prezzi, abolizione della povertà, niente più divisioni, tutti uguali, nessuno che sfrutta nessuno (nel senso nessuno lavora per nessuno), tutte fandonie e balle fatte credere al popolo idiota ed ebete, in questo aiutati molto dalle religioni che almeno si sono rese conto dell’ utopia terrena e quindi hanno ripiegato (ma è lo stesso mantra materiale e con lo stesso premio di consolazione) sulla giustizia e uguaglianza nell’aldilà. Col cazzo che esistono queste cose nel mondo materiale e a mio parere neanche nell’aldilà. Gli estremi si, sono eliminabili, nel senso che la miseria possiamo eliminarla, la povertà, la differenza di intelligenza, operosità, “successo” se vogliamo qualificarla così, mai e poi mai sarà possibile toglierla. Non mi riferisco soltanto al “dio denaro” mi riferisco al livello evolutivo di ciascuno, il quale determina consapevolezza, coscienza e qualità diverse, gli uni dagli altri. Basta una semplice osservazione: se veramente questi bacchettoni a spada tratta, credessero veramente al fatto di dover pagare per il male fatto, pensate che farebbero ciò che fanno da millenni? Sono semplicemente degli assassini, ladri e violentatori della peggiore specie, esseri privi di empatia, di qualsiasi cosa che assomigli ad una emozione, ad un sentimento. Senza se e senza ma, applicare solo un poco di buon senso e logica, mai eh?

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