Il Capodanno di Colonia come il vaso di Pandora: in Germania società e politica vanno in pezzi

Di Mauro Bottarelli , il - 24 commenti

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Questa notizia non avrà le prime pagine dei giornali ma le meriterebbe ampiamente: domani, infatti, il primo ministro bavarese, Horst Seehofer, volerà a Mosca per incontrare Vladimir Putin in quello che viene visto come un viaggio di primo disgelo e la prova che Berlino ha bisogno di mantenere vivi i rapporti con la Russia. Horst Seehofer come Franz Josef Strauss, il quale nel 1987 volò nella capitale russa per incontrare Mikhail Gorbachev e ribadire l’importanza di creare un dialogo diretto con Mosca? Forse non ha quella portata storica ma, a suo modo, questo viaggio è anch’esso rivoluzionario: il più duro contestatore della Merkel, pur essendone alleato politico, rompe l’isolamento di un Paese soggetto a sanzioni, soprattutto per volontà ferrea della Germania.
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A testimoniare l’importanza della visita due fatti. Primo, Seehofer sarà accompagnato da Edmund Stoiber, a sua volta premier bavarese dal 1993 al 2007 e ora membro del Presidium of the German-Russian Raw Materials Forum, una piattaforma bilaterale per intensificare la cooperazione tra Germania e Federazione Russa riguardo ricerca e produzione di materie prime come petrolio e metalli. Secondo, quando Seehofer annunciò il viaggio in dicembre, fu duramente contestato all’interno del suo partito e della CDU, visto che lo si accusava di “portare solidarietà a un autocrate”, mentre il responsabile esteri dell’opposizione socialista, Niels Annen, ricordò a Seehofer che “la politica estera della Germania si decide a Berlino e non a Monaco”. Forse scordandosi alcune importanti decisioni di politica estera prese in birrerie bavaresi non troppo tempo fa… Bene, è dell’altro giorno la notizia che Berlino ora sostiene l’idea dell’incontro tra il governatore della Baviera e il presidente russo Vladimir Putin: “Il governo federale è al corrente della visita e la sostiene”, ha riferito un interlocutore governativo alla Reuters, pur ricordando che “Seehofer è consapevole della posizione dell’Europa nei riguardi della Russia”.
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Cosa è cambiato in meno di due mesi? Tutto. E lo spartiacque è stata la notte di Capodanno a Colonia, quella terribilmente rappresentata nella foto che ho scelto per illustrare questo articolo. Quella notte la Germania felix e potente ha perso l’innocenza e si è scoperta in balia di un qualcosa che la stessa Merkel ha reso possibile, un’invasione incontrollata che con le sue criticità ha messo a nudo falle, difetti e fragilità della società tedesca nel suo insieme. Ma al di là degli aspetti sociologici, da sempre più ambienti sta salendo il malcontento per il prezzo che l’economia tedesca sta pagando alle sanzioni contro Mosca volute da Washington e imposte dalla Merkel all’Ue per i fatti di Crimea.

E proprio durante una visita nella regione russofona due giorni fa, il leader di EHIHEIT, il partito che rappresenta i russi di Germania, Dimitri Rempel, ha parlato chiaramente di oltre 1 milione di posti di lavoro persi a causa delle sanzioni, “con un grosso numero di aziende andate in bancarotta o fuori mercato, con conseguente perdite di posti di lavoro e dissesto finanziario. Molti cittadini e uomini d’affari tedeschi sono contrari alle sanzioni contro la Russia e sono sempre di più gli imprenditori interessati a quanto sta accadendo in Crimea ma non possono o non vogliono venire qui perché temono di perdere contratti in patria”.
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Il problema è che queste contraddizioni si stanno facendo più stridenti ogni giorno che passa. L’ultimo caso è quello rappresentato dal progetto Nord Stream-2, ovvero la nuova pipeline che collegherebbe a Russia al Nord Europa, come ci mostra la mappa
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e che vede l’Ue e molti Paesi membri contrari per ragioni di sicurezza energetica, poiché aumenterebbe a dismisura la dipendenza diretta dell’Unione da Mosca e dai suoi colossi come Gazprom. Il problema è che, alla faccia delle sanzioni, grandi gruppi come Shell hanno già firmato accordi con il gigante petrolifero russo per la fornitura di gas alla Germania attraverso il Mar Baltico: la domanda quindi è, gas e petrolio sono esentati dalle sanzioni europee contro Mosca? E la Merkel cosa intende fare, bocciare o dare luce verde al progetto? Il quale vede contrari Paesi come la Polonia ma anche l’Ucraina, il cui bypassaggio comporterebbe perdite per almeno 2 miliardi di dollari e la stessa Italia, dopo che la Russia ha bloccato il progetto South Stream che vedeva in prima fila l’Eni. Doppia morale?
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Penso di sì e la questione vale per diversi ambiti politico-sociali, non solo per il business. Pensiamo ad esempio a uno dei baluardi della civiltà occidentale e a una delle principali mancanze che vengono imputate alla Russia di Putin, ovvero la libertà di stampa. Parecchi giorni dopo i fatti di Colonia, quando la messe di denunce era ormai impossibile da nascondere, l’emittente pubblica ZDF ha infatti emesso un comunicato ufficiale di scuse ai telespettatori per non aver incluso le violenze di Capodanno tra le notizie del telegiornale e l’ex ministro dell’Interno, Hans-Peter Freidrich, accusò apertamente i media di “imporre un black out informativo e operare un codice del silenzio riguardo le notizie non positive che coinvolgono immigrati. E’ uno scandalo che ci siano voluti giorni prima che i media parlassero del fatti di Colonia”. La giustificazione di alcuni commentatori fu che occuparsi troppo di violenze compiute da immigrati che arrivano da società conservatrici e sessiste rischia di accrescere il risentimento verso tutti i migranti.
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Balle. E a confermarlo ci ha pensato l’altro giorno uno dei giornalisti più noti di Germania, l’ex direttore della ZDF, Wolfgang Herles, il quale nel corso di un’intervista con la radio Deutschlandfunk ha accusato i media tedeschi di “obbedienza cieca alle autorità del Paese. Seguono istruzioni calate dall’alto e sono soggetti a una stretta censura”. Di più, “di questi tempi non siamo autorizzati a dire qualcosa di negativo sullo Stato federale o sui rifugiati. Questo giornalismo governativo ci porterà alla totale perdita di credibilità da parte dell’opinione pubblica”.
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Ed Herles non è stato il solo pezzo da novanta del giornalismo a sposare questa tesi, visto che l’ex direttrice dell’emittente televisiva ARD, Ulrich Wickert, ha confermato come già oggi i tedeschi non si fidino dei media, visto che “ormai l’informazione è una questione economica ed è dominata da interessi economici. Gli editori si chiedono una sola cosa: come vendo il mio giornale? Quanto profitto ci ricavo?”. E ancora: “Osservo una falsa benevolenza nei confronti di tolleranza e democrazia, questo perché alcuni argomenti sono dei tabù. Ci sono delle occasione in cui invece è nostro dovere ammettere che ci sono algerini o tunisini che si comportano in un modo che qui in Germania non tolleriamo. Abbiamo cominciato a parlare di problemi connessi al comportamento di cittadini maghrebini nelle nostre città solo dopo Colonia, perché è stato un fatto di massa ma sappiamo che non è stata la prima volta, è così da tempo ma prima parlarne era tabù”.
Koln3E tanto per chiudere il cerchio, il giornalista Udo Ulfkotte ha ammesso di aver dovuto collaborare spesso con la Cia e i servizi segreti tedeschi e di essere stato obbligato a firmare articoli sotto la minaccia del licenziamento. Di più, Ulfkotte ha confermato che molti giornalisti tedeschi sono reclutati dalla Cia per scrivere storie che servano agli interessi geopolitici di Washington e non all’interesse del pubblico tedesco. Il tutto senza dimenticare l’attività di spionaggio statunitensi in Germania, emersa a metà del 2013 e che ha portato a un parziale raffreddamento dei rapporti bilaterali, soprattutto quando si scoprì l’attività di controllo Usa su Bce e Bundesbank.
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Ma l’azzardo della Merkel, seguito all’ondata di buonismo scatenata dalla foto del piccolo Aylan morto sulla spiaggia di Lesbo, pare non aver generato soltanto instabilità sociale ma anche un effetto controproducente sull’economia, visto che nelle intenzioni della Cancelliera c’era il garantire manodopera a basso costo all’industria tedesca, fiaccata dalla crisi globale e dallo scandalo Volkswagen. In un articolo pubblicato l’altro giorno dall’edizione on-line di Der Spiegel, infatti, si sottolinea come i costi per sanità, alloggi, corsi di lingua a altre spese legate alla gestione del flusso di migranti potrebbero toccare i 50 miliardi di euro all’anno, stando a uno studio dell’Institute for Economic Research di Colonia.
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Stando ai dati, la Germania spenderà 17 miliardi di euro per soluzioni alloggiative per i richiedenti asilo e oltre 5 miliardi per i corsi di lingua e integrazione, raggiungendo con altre voci correlate la cifra di 27,6 miliardi di euro l’anno. Ma questa cifra, stando alla simulazione compiuta, resterà tale a livello annuo solo nel cosiddetto “best case scenario”, mentre in quello peggiore arriverà da qui al 2022 ad addirittura 55 miliardi. Ovviamente sono cifre soggette a grande incertezza, visto che non si sa quanti altri migranti arriveranno e quanto in fretta si integreranno nel mercato del lavoro tedesco ma con oltre 1 milione di persone arrivate in Germania solo nel 2015 e l’instabilità mediorientale destinata a peggiorare (mentre l’arrivo della primavera favorirà traversate e sbarchi), non pare il caso di basarsi su stime conservative.

E a confermare che la questione immigrazione sta diventando molto seria, tanto che un tedesco su quattro vorrebbe che la Merkel si dimettesse proprio in conseguenza alla sua politica di porte aperte, ce lo conferma il giornale Der Freitag, il cui ultimo scoop ha svelato come le autorità tedesche paghino le ambasciate di alcuni Paesi africani come Nigeria e Benin per falsificare i documenti dei richiedenti asilo al fine di non riconoscerne lo status e procedere con i rimpatri. E’ successo l’altro giorno a Joseph Koroma, richiedente asilo dal 2006 e proveniente dalla Sierra Leone, il quale si è visto notificare un foglio di via con espulsione immediata dal Paese verso la Nigeria, poiché nel 2012 il personale dell’ambasciata di quel Paese a Berlino aveva cambiato la sua nazionalità e lo aveva trasformato in un cittadino nigeriano della provincia di Ogun.
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Stando all’inchiesta, ormai le udienze con i richiedenti presso uffici diplomatici esteri sono diventate di massa: la polizia federale ne ha tenuto 50 invece che 18 e coinvolgendo 720 rifugiati, circa 10 per udienza. Miracolosamente, dopo le udienze 3 cittadini su quattro diventano del Benin e circa la metà nigeriani. Il costo per la Germania? Meno del mantenimento dei rifugiati sul suo suolo, visto che il personale nigeriano ottiene 500 euro a testa per caso, mentre quello del Benin 300 euro. Stranamente, la polizia federale non ha voluto commentare il caso.

Capito questi tedeschi sempre pronti a fare la morale? In compenso, a Berlino hanno le idee chiare su una cosa, come ci conferma questo grafico,
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dal quale desumiamo che lo scorso anno la Bundesbank ha rimpatriato 110 tonnellate metriche d’oro dalla Francia e poco meno di 100 dagli Usa per stiparli nei caveau di Francoforte, divenuta non solo sede dell’Eurotower ma anche il maggior sito di stoccaggio per le riserve auree del Paese. Da qui al 2020, Berlino intende rimpatriare altre 307 tonnellate metriche di oro, quindi da qui a quattro anni più della metà delle riserve di metallo prezioso tedesco sarà detenuta in ambito domestico, mentre circa un terzo resterà alla Federal Reserve e il rimanente 13% alla Bank of England, mentre Parigi non stoccherà più nemmeno un’oncia dell’oro tedesco.
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Sfiducia nell’Ue o certezza che l’eurozona imploderà dopo il referendum sul Brexit? Chissà. Una sola cosa è certa: se questa è la nazione che guida l’Europa e impone modelli e regole, sarà il caso di pensare molto bene al futuro che ci attende. Anche perché se Deutsche Bank, la quale nel 2015 ha patito una sobria perdita netta di 6,7 miliardi di euro e vede il credit default swap a 5 anni in impennata del 60% in meno di due mesi (come mostra il grafico pubblicato qui sopra), dovesse inciampare su qualche derivato di troppo, penso che a Berlino avranno problemi più seri che migranti stupratori e giornalisti venduti.

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    Vado OT ,Sig.Bottarelli non ritiene che gli attacchi speculativi su Yuan e Rublo facciano parte di strategia coordinata?

  • aq

    Ho letto in fretta ma e’ proprio uj bell’articolo)complimenti

  • paolosenzabandiere

    ANCORA UNA VOLTA GRAZIE

    Grazie a lei e a Rischio Calcolato che la ospita. Ci sono foto che rappresentano un’epoca, come la foto del miliziano spagnolo ferito a morte, la foto dei soldati dell’armata rossa che issano la loro bandiera a Berlino o quella dei soldati americani che issano la loro a Jwo Jima.

    La foto di questo sputo/stupro etnico ci dice, più di mille parole, quanto è successo di devastante a Berlino. Nulla sarà come prima.

  • Lila

    Sauer (Merkel) Angela deve essere o interdetta, o arrestata per cospirazione contro gli Stati Europei,….con l’aggravante dell’impegno per impoverire le economie europee condizionate anche da BCE il cui socio di maggioranza e DB.

    Non bastassero i migranti l’India ci informa che avremo piu moschee : )

    “Un caso clamoroso è il recente esodo di migranti dalla Siria verso l’Europa, ove numerose nazioni hanno accettato di ospitare i rifugiati siriani nella misura a loro possibile. Quando gli è stato chiesto del contributo dei sauditi nell’avviare la crisi dei rifugiati, uno dei membri della casa reale dei Saud ha detto che non permetteranno ad alcun rifugiato di sistemarsi nel loro Paese, ma concederanno fondi per costruire una moschea ogni dieci chilometri negli altri Paesi in cui si stabiliranno…”

    http://movisol.org/nessuna-vittoria-contro-il-terrorismo-senza-prima-aver-posto-un-freno-ai-sauditi/

  • Mister Libertarian

    Mi meraviglio che la Merkel non si sia già dimessa, dato che con la sua idiozia è responsabile delle violenze contro migliaia di ragazze tedesche.

    Se vivessimo in una società libertaria dove il territorio è considerato proprietà privata dei suoi abitanti, neanche un musulmano sarebbe riuscito ad entrare in Europa, e quelli già presenti sarebbero stati tutti espulsi, come accade nelle città private americane (gated communities).

    Purtroppo i ceti politico-burocratici statali hanno espropriato le comunità locali e le famiglie della possibilità di controllare i propri spazi di vita, nei quali hanno vissuto i propri antenati.

    Gli Stati hanno trasformato queste terre in discariche “pubbliche” e comuniste, in cui tutti possono entrare e fare quello che vogliono.

    • gianni

      ….. e allora lasciamo che in europa arrivino 20 milioni di mussulmani cosi’ gli europei saranno costretti a tirare fuori le palle……. visto che 70 anni senza guerra e 50 anni di benessere economico ci hanno fatto diventare dei rammolliti effemminati con paura di tutto

      • Mister Libertarian

        Sì, la guerra in Europa entro qualche decennio, o anche meno, è inevitabile. Gli islamici presenti, quando avranno raggiunto una certa forza, scateneranno il jihad in grande stile come hanno sempre fatto in tutta la loro storia.

        Gli attacchi e le prepotenze che vediamo oggi sono gli assaggi e le prove tecniche per testare la resistenza del nemico.

        In ogni caso meglio la guerra della sottomissione e della dhimmitudine.

        Anche se ci saranno molti morti e immani distruzioni, almeno in questo scontro all’ultimo sangue gli europei riscopriranno la grandezza delle propria cultura

        • Emilia2

          Ma come fara’ a esserci una guerra se noi (Europei) siamo disarmati (materialmente e moralmente)?

          • Mister Libertarian

            E’ vero, oggi la sottomissione all’islam sembra inevitabile.

            Fra dieci anni, però, quando le intenzioni degli islamici saranno diventate chiare ai testoni, agli ingenui e ai fanatici del politicamente corretto, la mentalità prevalente potrebbe cambiare.

          • Emilia2

            Ma probabilmente sara’ tardi.

  • Gianox

    La domanda da porsi è: Frau Angela Krasner-Sauer, in arte Merkel, quando prende decisioni per il bene della Germania e dell’Europa, è libera da ogni condizionamento, oppure risponde ad altri del proprio operato?
    Io la mia idea me la sono fatta.

  • Edoxxx

    Certo che la “politica” “tedesca” è perfino peggio di quella “italiana”.
    Ogni altro giorno dicono una cosa diversa.
    Anche questo personaggio che credibilità ha? Forse non sta nello stesso governo della merdel?

  • GrimReaper

    AFD UNICA SOLUZIONE in terra tedesca.

  • il contadino

    Il problema è che una volta che sono qui non li mandi piu via!

    2015 – 1 milione
    2016 – 1 milione + i nuovi nati (sono prolifici)
    2017 – 1 milione + primi famigliari = 4 milioni

    tra 20 anni in Germania si parlerà arabo !!!!!

  • ForzaKarolina

    La Germania ormai è finita… a causa del suo politically correct che le impedisce di fermare militarmente gli immigrati e di smettere di finanziare il resto d’europa… E lo testimonia il fatto che solo un elettore su quattro vuole le dimissioni della Merkel per la politica di accoglienza… quando in un paese un minimo normale dovrebbe essere come minimo la maggioranza assoluta….
    La Merkel io non capisco come facci a guidare un partito di centro-destra e ad avvallare queste scelte… E’ come se uno con le idee di Bertinotti o giù di li diventasse leader dei conservatori inglesi e riuscisse a farsi eleggere premier… una roba fuori dal mondo!

    • Paul Tonmann

      ahahahahaha

    • Alphaenemy

      è tutta questione di demografia…ai tedeschi va bene estinguersi, è inutile lamentarsi

  • Paul Tonmann

    comunque io sabato vado a Colonia per il carnevale, vi farò un report se non mi stupreranno prima

    • Alphaenemy

      no va bè raccontaci anche l’eventuale stupro, sono curioso

  • Pieretto

    “E a confermare che la questione immigrazione sta diventando molto seria, tanto che un tedesco su quattro vorrebbe che la Merkel si dimettesse proprio in conseguenza alla sua politica di porte aperte, ce lo conferma il giornale Der Freitag…”

    Se il dato è vero uno su quattro è pochissimo e chi ha organizzato l’invasione per il momento si starà fregando le mani.

    “Sfiducia nell’Ue o certezza che l’eurozona imploderà dopo il referendum sul Brexit?”

    Penso che purtroppo ci siano buone probabilità che vinceranno quelli che vogliono rimanere nella UE.
    E comunque in caso contrario non penso che imploderà l’eurozona.

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