L’ipocrisia di politica e Fed non salveranno un’America basata sul debito. Il realismo, sì

Di Mauro Bottarelli , il - 10 commenti

Zika_debt
In New Hampshire è andata come previsto: il fronte anti-establishment composto da Donald Trump in casa repubblicana e Bernie Sanders in quella democratica ha trionfato, sgonfiando e non di poco le mire dei rispettivi rivali, ovvero Marco Rubio e Hillary Clinton. Quest’ultima ha subìto uno sconfitta addirittura storica in un feudo dei Clinton, visto che il New Hampshire nel 1992 aveva lanciato il marito Bill verso la Casa Bianca, mentre nel 2008 questo Stato aveva garantito a Hillary una delle poche vittorie nella sua battaglia contro Barack Obama. Ieri, invece, ha certificato che ora Hillary è in ritardo di 21 punti e, soprattutto, questo.
Clinton_honesty
E la disperazione è tale che proprio l’ex presidente è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale della moglie, minacciando di licenziare mezzo staff e attaccando personalmente Bernie Sanders, tacciato di sessismo per i suoi commenti su Hillary. Ora, quando uno come Bill Clinton arriva ad accusare altri di sessismo, capite che la misura è colma. Non è un caso che mentre in New Hampshire si votava, Michael Bloomberg concedeva un’intervista al Financial Times nella quale sentenziava che “livello del discorso e della discussione è terribilmente banale, oltre che un oltraggio e un insulto agli elettori. L’America merita molto di più” e confermava come stia riflettendo seriamente su una sua discesa in campo per le presidenziali. Tranquilli, ha già deciso, il candidato indipendente che schianterà sia Trump che Sanders sarà lui.
Bloomberg

Missione non troppo difficile, visti gli antagonisti. Sanders, nel corso della suo discorso di ringraziamento, ha scomodato tutto il suo armamentario liberal, sottolineando come l’America “ha capito che il governo appartiene alla gente e non a un pugno di finanziatori delle campagne elettorali” e promettendo un ampliamento dell’agenda del governo Obama, a partire dalla sanità, per la quale chiede esenzioni fiscali per le assicurazioni e un implementazione di quel pozzo senza fondo di tasse che è Obamacare. Curvo sul leggio e interrotto da 27 colpi di tosse in 25 minuti di discorso (l’insonnia garantisce la diretta), Sanders è sembrato tutto tranne che l’energico rivoluzionario in grado di cambiare l’America. E le prossime tappe delle primarie, potrebbe provarlo in maniera impietosa, nonostante ieri si volato a New York per incontrare Al Sharpton, uno dei leader della battaglia per i diritti civili, per cercare d accreditarsi anche presso gli afroamericani, visto che in New Hampshire ha goduto di un plebiscito di bianchi under 50.
Sanders5

Sul fronte repubblicano, Donald Trump festeggia la sua prima vittoria. Un successo ampio: il miliardario di New York ha ottenuto il 35% dei voti, più del doppio del secondo classificato. Che non è il vincitore dell’Iowa, Ted Cruz e nemmeno Marco Rubio che sembrava in forte ascesa: l’attacco sferrato da Chris Christie contro il senatore della Florida ha pagato, mentre Rubio è arrivato solo quinto con l’11% dei voti, al pari del suo ex mentore, quel Jeb Bush eterna promessa. Insomma, se Trump non incappa in un trattamento Strauss-Kahn nulla sembra in grado di fermare la sua corsa alla Casa Bianca, visto che alla vigilia del voto ha addirittura sganciato la bomba del suo appoggio incondizionato all’uso della tortura e a pratiche come il waterboarding contro il terrorismo e la gente lo ha premiato in maniera plebiscitaria.
Donald_Trump1

Ma ieri era anche il giorno dell’audizione semestrale di Janet Yellen di fronte al Comitato per la stabilità finanziaria del Congresso. E cosa ha detto zia Janet? Più o meno ciò che ci si attendeva. “Le tensioni finanziarie potrebbero pesare sull’outlook dell’economia, se persistenti” ma nonostante questa situazione, “l’economia dovrebbe rimanere su un percorso di sviluppo moderato, tale da consentire alla Federal Reserve dei ritocchi graduali dei tassi di interesse”. E ancora: “Le aspettative di inflazione giocano un ruolo importante e la Fed ha fiducia nel fatto che l’outlook per l’inflazione dipende dal grado a cui le aspettative di lungo termine sono ben ancorate. Nonostante le turbolenze di mercato, non mi aspetto che il FOMC sarà presto un situazione in cui deve tagliare tassi”. Tuttavia se “gli sviluppi globali si dimostrassero persistenti, questo potrebbe pesare sulle prospettive dell’attività economica e del mercato del lavoro”. Infine, la perla: “L’economia americana è vicina alla realtà, è il livello dei tassi di interesse a non essere normale”.
Yellen1

Azzardo, anche se io non sono stato educato in una delle prestigiose facoltà di economia della Ivy League: non sarà perché i livelli di debito sono quattro volte il Pil? Così, tanto per buttarla lì come suggerimento e ipotesi di studio. Ed ecco il punto nodale dell’intera questione che riguarda gli Usa e il loro futuro: il debito. Gli Stati Uniti sono fondati, costruiti sul debito, il quale, come ci mostra questo grafico, Obama_record
ha sfondato quota 19 trilioni di dollari, 8,4 dei quali generati sotto l’oculata amministrazione del premio Nobel per la Pace. E questo accomuna le parole (e, soprattutto, le azioni) della Yellen con il risultato emerso dalle primarie del New Hampshire: un Paese che odia Wall Street per postura liberal ma che alla fine deve a Wall Street il suo stile di vita.

Il credito al consumo che garantisce auto che non si si potrebbe permettere, i mutui per case che non ci si potrebbe permettere, beni come iPhone e altre amenità che vengono comprati a debito. Tanto si cartolarizza, grazie a Wall Street e la ruota gira: finché non si intoppa e arrivano i Bernie Sanders di turno a tuonare contro Wall Street e il gregge, dietro, applaude, prima di tornare nella casa che si fatica a pagare con l’auto comprata grazie al credito al consumo subprime. L’ipocrisia sta uccidendo gli Usa, non Wall Street, la quale ha enormi colpe ma se messe sul piatto, dubito che per l’americano medio siano tali da giustificare la perdita del falso benessere che gli hanno garantito finora. Ipocrisia, a partire dall’ultima frase della Yellen, quella dell’economia verso la normalità.
Built_on_debt

Di quale normalità parla, di quella che i bond ad alto rendimento ci segnalano che sta arrivando?
Recession_smell1
Nel quale caso, cara Yellen, si chiama recessione quella normalità. Ce lo certifica questo grafico,
Recesssion_smell2
visto che una ratio scorte/vendite simili non si è mai vista negli Usa fuori da una recessione, oppure questo
Recession_smell3
il quale ci mostra come il trend di crescita della paga oraria continui in traiettoria ribassista, oppure quest’altro,
Recession_smell4
dal quale si desume come la forza lavoro sia debole e in continuo indebolimento, nonostante gli unicorni del Bureau of Labor Statistics. E c’è di più, perché nelle città statunitensi (Washington D.C., Oakland, Los Angeles, San Francisco, Seattle e Chicago) dove sul finire dello scorso anno si è alzato il salario medio a 10 dollari o più allora, il trend occupazionale è questo,
Minimum_wage
un qualcosa che ci dice che i lavori che finora hanno garantito l’aumento dell’occupazione come baristi e camerieri, come ci mostra il grafico,
Bar_recovery
da quest’anno subiranno un rallentamento a causa del costo del lavoro in aumento che sgonfierà le statistiche: tornerà alla grande la manifattura, per caso? Con dinamiche come quelle che vi ho appena mostrato?

E che dire di questo,
Recession_smell5
parlando di normalità? E’ normale avere un americano su sette che campa grazie ai sussidi alimentari? O forse la Yellen parlava di normalità a livello più globale, come ci mostra questo grafico,
Recession_smell6
dal quale emerge in tutta la sua sfolgorante bellezza lo stato di salute dell’intero G10? No, la realtà dell’America degli ultimi 15 anni è un’altra ed ha superato indenne periodi di boom e di recessione, senza mai cambiare: le abitudini di credito sono sempre le stesse, indebitamento. Lo conferma l’ultimo studio della Fed di Boston, dal quale si scopre che i consumatori Usa lo scorso dicembre detenevano un debito totale in carte di credito e altro debito revolving pari a 936 miliardi di dollari, un aumento di 103 miliardi dall’aprile 2011, mentre detengono ancora meno debito revolving di prima della crisi, essendo a quota 1,03 trilioni, come ci mostra il grafico
Credit_card1
ma in continua crescita, essendo essenzialmente legato a mutui scolastici – per loro natura inestinguibili anche in caso di default del contraente, essendo lo Stato il collector – e credito al consumo per acquisto di veicoli, sempre più subprime.

E questo altro grafico
Credit_card2
ci mostra come l’americano medio passi la sua vita indebitato sulla carta di credito, visto che se non si comincia a tagliare quel debito prima dei 50 anni, anche a 70 anni il 45% dei consumatori con carta di credito non pagano il dovuto mese dopo mese e l’80enne americano media a un debito su carta superiore ai 600 dollari. Tra i 20 e i 30 anni, l’americano medio si lancia senza freni verso le carte di credito, tanto che in quell’arco di tempo i limiti salgono del 450%, mentre nel medesimo arco temporale il debito sale di oltre il 300%. E questo grafico
Credit_card3
ci mostra come se può indebitarsi di più, l’americano lo fa. A influire sulle scelte non sono infatti le percezioni sull’economia dei cittadini ma quelle delle banche: ovvero, in recessione concedono meno, in espansione di più. I limite medio su carte di credito è infatti cresciuto del 40% tra il 2000 e il 2008, mentre è crollato del 40% durante il 2009. E i limiti di utilizzo hanno l’effetto maggiore su persone che portano avanti il debito mese dopo mese, visto che stando allo studio quando viene offerto un aumento del 10% sul limite, i revolvers aumentano il loro debito del 9,99%. Insomma, il consumatore americano medio è un cane di Pavlov rispetto ai limiti concessi e spende ogni extra centesimo che gli viene concesso dall’istituto emittente.

Al netto di Wall Street, è questo che sta uccidendo l’America. E, soprattutto, questo,
Reagan_dip
perché se si trasforma la patria del libero mercato nel paradiso della burocrazia, allora l’aumento costante del debito, sia esso privato che pubblico, non può che divenire lo sviluppo naturale di una società sclerotizzata economicamente e sempre più vittima del capitalismo di relazione. Per questo, pur non strappandomi le vesti per l’ex sindaco di New York, penso che Michael Bloomberg sarà il prossimo presidente degli Usa. Le lune di miele con il populismo finiscono quando si va a sbattere contro la realtà e penso che prima dell’arrivo delle prossime primarie in North Carolina e Nevada, dove tra l’altro la Clinton è in vantaggio rispettivamente di 30 e 20 punti, quel botto si farà sentire. Tra l’avventurismo di Trump e Sanders e il built-on-debt tipico dei Clinton e dei Democratici, occorre una sintesi. E l’America la troverà. Che questo risolva il problema, è altra questione.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Condivisioni
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

  • donato zeno

    Sanders sarà statalista,socialista etc.etc.ma pare meno propenso a balorde rivoluzioni arlecchino della nefanda Clinton.Anche il “moderato” Rubio in realtà è il più aggressivo verso l’estero.Posso oservare che anche se benefico per l’industria bellica un massiccio piano di riarmo IMHO non è un toccasana per un paese assai indebitato.

  • arrotoxieta

    Il fenomeno Sanders non mi stupisce, come non mi stupisce Corbyn in Uk. Personalmente sapevo da tempo che i paesi anglosassoni sono pieni di post-Marxisti in incognito, basta dare un’occhiata al Guardian. Le città americane sono un mosaico di ghetti, che vi aspettate? Tutta questa gente non vuole altro che un bell’assegno ogni mese, non vuole certo la “proprietà dei mezzi di produzione”, quella la lasciano ai fessi che si ostinano ad andare a lavorare ogni mattina, facendo cose che loro non sarebbero comunque mai in grado di fare. Sanders è un passo in più verso il Chavismo (da Chavez defunto presidente del Venezuela), perché quella è la direzione che gli USA hanno intrapreso in senso antropologico.

    • beh, potresti “costringerli” a lavorare, anche se, vista la formazione delle scuole pubbliche, che li lascia mezzo analfabeti , non so proprio cosa si potrebbe fargli fare.
      La guerra contro i russi Kattifi?
      forse, anche se pure in guerra occorrono delle competenze, adesso.
      forse la soluzione è quella del film francese quello dei lavoratori in esubero che vengono disintegrati

  • gianluca2

    Visto che i servi non servono più con lo zelo di una volta è giusto che i padroni prendano le redini direttamente.

  • Gianox

    Mio malgrado, sul posto di lavoro mi tocca sentire quell’orripilante radio che risponde al nome di RTL 102.5. La odio a tal punto che spero che un meteorite precipiti sui loro studi.
    Comunque sia, andiamo avanti.
    Voi direte: “ma cosa c’entra”? Beh, è da mesi che in questa radio scassano i cosiddetti con una pubblicità incessante in cui, con tono mellifluo, asseriscono che è normale che il prossimo presidente degli USA possa essere una donna, alludendo appunto alla Clinton.
    Ecco, probabilmente il prossimo presidente degli USA non sarà una donna, visto che Sanders ha buone chance di batterla alle primarie democratiche.
    In compenso, ci sono buone possibilità che il prossimo presidente degli USA possa essere un ebreo.
    Bloomberg è ebreo, e lo è pure Sanders.
    D’altronde, dopo il primo presidente islamico (perché di che fede sarà mai il keniota Obama), ecco il primo presidente ebreo.
    Tempi ancora più cupi si prospettano all’orizzonte.

  • Giomas

    Nessuno va a sbraitare “Indebitato!!!” davanti ad una superpotenza militare, giusto per mettere un po’ la cosa a livelli di realismo accettabili.
    Detto questo, sono discorsi interessanti, ma al massimo in questioni di politica interna statunitensi, che tra l’altro resta il massimo spazio di manovra concesso al presidente, e spesso neanche quello visto che il Congresso in periodi non di guerra (aperta) tende a riacquistare il suo ruolo predominante.

  • “E le prossime tappe delle primarie, potrebbe provarlo in maniera impietosa, nonostante ieri si volato a New York per incontrare Al Sharpton, uno dei leader della battaglia per i diritti civili, per cercare d accreditarsi anche presso gli afroamericani, visto che in New Hampshire ha goduto di un plebiscito di bianchi under 50.”

    Al Sharpton è un predicatore di odio e divisione razziale che, negli USA, passa per “difensore dei diritti civili” (ma solo dei neri e solo di quelli che gli fa comodo).

    Se le stesse cose che dice Sharpton le dicesse un bianco lo chiamerebbero nazista.
    Al Sharpton è lo stesso predicatore alla cui chiesa Obama andava e, apparentemente, dormiva mentre faceva le prediche (perchè quando gli hanno chiesto se supportava le posizioni del pastore della sua chiesa, lui ha detto “non mi sono mai accorto che avesse queste posizioni”.

    Che poi, per dirla tutta, Al Sharpton è talmente mezzo-sangue che Marcello Veneziani è più scuro di lui.

Donazioni (Solo in Bitcoin)

Vuoi Ringraziare "come si deve" Rischio Calcolato. Fatti un favore, impara a usare il Bitcoin, procuratelo e dona un frazione (anche multipli non ci offendiamo) a questo indirizzo:
1CHpkA1Xma61Q2JZZ8tpo6pDNAiD81SNAE

RC Facebook

RC Twitter

RC Video

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi