Al Qaeda e l’Isis? Colpa di Breznev! Le paranoie anti-russe degli Usa avanzano. E Brennan avvisa

Di Mauro Bottarelli , il - 30 commenti


Quando uno sente nominare il Washington Post immediatamente pensa al caso Watergate e a come l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein alla fine contribuì alla capitolazione del governo Nixon, tanto da essere immortalata nel celebre film “Tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford e Dustin Hoffman. Insomma, grande giornalismo indipendente. Oggi, invece, qualcosa è cambiato. Se aveste preso in mano l’edizione del 5 gennaio, infatti, vi sareste trovati di fronte a un articolo-inchiesta dal titolo “How the USSR’s effort to destroy Islam created a generation of radicals”, il cui senso è il seguente: se ci ritroviamo con una marea di pazzi jihadisti in giro per il mondo, è colpa dell’ateismo sovietico che portò alla radicalizzazione dei musulmani dell’ex URSS e delle sue zone di influenza.

Capito, finita in una colossale risata collettiva la rassegna stampa della CIA spacciata per documento di intelligence sull’hackeraggio russo che avrebbe tentato di influenzare le elezioni presidenziali, i media Usa in lotta contro la post-verità la prendono da più lontano: addirittura dal 1929, quando “il leader sovietico Mikhail Kalinin offrì la sua visione per l’Asia centrale: ovvero, insegnare alla gente della steppa kirghiza, al piccolo coltivatore di cotone uzbeko e al giardiniere turkmeno gli ideali del lavoratore di San Pietroburgo”. Insomma, se c’è l’Isis è colpa di quel cazzo di lavoratore di San Pietroburgo.

E guardate che non sto scherzando, digitando il titolo su qualsiasi motore di ricerca si trova facilmente la versione on-line di questo delirio storiografico. Il quale prosegue con il divieto di stampare libri in arabo e il loro rogo, la chiusura delle scuole coraniche e l’espulsione degli islamici dagli incarichi pubblici fino ad arrivare al punto di snodo, ovvero gli anni Quaranta, quando il giogo staliniano si era un po’ ammorbidito, permettendo l’insegnamento a imam moderati ma la rabbia islamica aveva ormai trovato un suo leader in Shami-damulla, un islamico ultra-conservatore uzbeko ritenuto il capostipite del radicalismo islamico generato dalla repressione sovietica. Ovviamente, il timing dell’uscita di questa vera e propria propaganda paranoica anti-russa è perfetto, visto che per la strage di Capodanno a Istanbul sono stati fatti circolare sui grandi media praticamente tutti gli Stati dell’Asia centrale post-sovietica come luogo di nascita dell’attentatore (il quale, ovviamente, è sparito e sul cui profilo è calato il silenzio).

I morti di Istanbul? Colpa di Breznev! Ora, un sussulto minimo di dignità ha portato l’autrice dell’articolo, Amanda Erickson, a limitare a poche righe la descrizione della resistenza dei mujaheddin afghani contro l’invasione russa, perché in effetti è un po’ dura riuscire a nascondere l’appoggio in chiave anti-sovietica a quelli che poi sarebbero diventati i talebani, gli stessi che si è andati allegramente a bombardare come ritorsione per l’11 settembre. La povera autrice ha dovuto limitarsi sul tema, perché l’America a volte eccede in propaganda e a determinate bravate dedicata anche dei film di successo, ovviamente romanzati ma dal chiaro intento dottrinario per le masse. Come dimenticare Rambo III, nel quale Silvester Stallone combatteva al fianco dei valorosi mujaheddin afghani contro l’esercito russo – il quale, anche nel film, ammazzava i bambini, come negli ospedali di Aleppo – e un particolarmente crudele generale dell’Armata rossa? Questa

è la scena finale del film, con dedica appunto ai combattenti islamici afghani. Quest’altra,

invece, è la versione della stessa post-11 settembre per il mercato Usa. Non male, trattasi di contrappasso, penso. O di karma. Il tutto reso ancora più comico dal fatto che l’11 settembre, stando agli atti del Congresso, ha visto lo zampino saudita, non afghano.

Ma tant’è, occorre russofobia a palate negli Usa in questo periodo. E i media ci danno dentro, perché l’America è il paese della libertà di espressione e del grande giornalismo. Oddio, questa tabella

ci dimostra che l’informazione Usa, un tempo plurale nella proprietà, oggi è vagamente nelle mani di 5,6 soggetti corporate che fanno il bello e cattivo tempo ma tant’è, il pericolo è la Pravda mondiale che Mosca vuole imporre attraverso la post-verità e le fake news dei blog. Ma non pensiate che solo gli Usa abbiano dato del loro meglio a livello di filmografia per quanto riguarda l’Afghanistan: nel 1987, un anno prima di Rambo III, scomodarono addirittura uno dei gioielli della corona cinefila, ovvero James Bond, il quale nel film “The living daylights” si trova a combattere accanto ai valorosi mujaheddin contro i russi cattivi e invasori, arrivando a distruggere una loro base militare.

Ma non c’è da stupirsi, Hollywood a sempre fatto da cassa di risonanza delle esigenze belliche Usa, tanto che dopo l’11 settembre più di un terzo dei film arrivati alla vetta dei box office era di guerra: basti ricordare “Black Hawk Dawn”, “We were soldiers” o “Al vertice della tensione”. Come fece notare sul “Village Voice” il critico Jon Hobermann nel suo articolo “Come Hollywood ha smesso di aver paura e ha cominciato ad amare la bomba”, mai come dall’epoca dell’azionismo reaganiano (proprio la trilogia di “Rambo” ma anche “Top Gun” ne furono le pietre miliari) l’industria cinematografica è stata così vicina, pressoché contigua, a Washington. Non è un caso che alla prima assoluta de “Al vertice della tensione” fossero presenti – ben visibili e con lo sguardo attento verso le telecamere della CNN – sia il vice-presidente dell’epoca, Dick Cheney, sia il capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.

Di più, contravvenendo a un dogma sacro dello show-biz Usa, l’anteprima venne spostata da Los Angeles a Washington: perché? Come da ammissione della Paramount Pictures, produttrice del film, la CIA “ha contribuito simbolicamente alla realizzazione del film stesso”: e quelli dell’intelligence odiano caldo e palme. L’anteprima assoluta di “We were soldiers”, invece, venne addirittura organizzata con una proiezione privata per George W. Bush, Condoleeza Rice, Donald Rumsfeld e alti papaveri della Difesa.

Ma anche il mondo accademico Usa si è prestato bellamente alle necessità propagandistiche del governo, visto che dopo l’11 settembre l’Istituto di Arti Creative dell’Università della California del Sud ha organizzato decine di incontri e seminari con lo scenografo Steven De Souza (autore tra l’altro dell’action movie “58 minuti per morire”) e con il produttore Joseph Zito (inventore di b-movie di successo come “Delta force” o “Invasion Usa”) per immaginare nuovi scenari di attacco terrorista e mettere a punto la risposta adeguata. Chi presiedeva i meeting? Il generale Kenneth Bergquist. Perché per rendere credibili le false flag servono professionisti del ramo, come ci insegna il film “Sesso e potere”, dove per sviare uno scandalo sessuale del presidente si arriva a inventare di sana pianta una guerra in Albania negli studi di un emittente tv.

Ma siccome fare un film richiede tempo, ecco che la grancassa anti-russa deve accontentarsi per adesso della stampa compiacente e di articoli deliranti come quello del Washington Post. Ma attenzione, perché quando il direttore della CIA, John Brennan, alla vigilia del discorso di addio di Barack Obama e della conferenza stampa di Donald Trump, arriva a dire che il nuovo presidente “mette il Paese a rischio”, c’è poco da affidarsi all’ironia. Ecco le sue parole: “Trump ignora il lavoro dei servizi segreti, con grande rischio e pericolo per la nazione. La nuova amministrazione ha bisogno di riconoscere che questo è un mondo pieno di sfide e di insidie. Il lavoro dei servizi segreti può aiutare a mantenere la sicurezza nel Paese e a proteggere i nostri interessi”. Riferimento chiaro allo spernacchiamento del report dell’intelligence sugli hacker russi e sul mandato diretto del Cremlino alla loro azione. Le paranoie avanzano. I pericoli pure.

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  • paolinks

    Mamma mia, a questo sono arrivati? Scommetto che Kadyrov non sarebbe d’accordo sul fatto che i musulmani russi/sovietici siano radicalizzati, anti-russi, anti-occidentali ( beh ultimamente credo lo stiano diventando ) e taglia-gole come i loro correligionari salafiti.

  • Gianox

    I mujaheddin furono un’invenzione americana, anzi di Zbigniew Brzezinski precisamente.
    Ecco un video in cui il buon Zibi inneggia ai mujaheddin:
    https://www.youtube.com/watch?v=A9RCFZnWGE0
    Quella di impelagare l’URSS nella guerra afgana fu un’idea di Brzezinski, che sapeva che coinvolgere i sovietici in una lunga guerra usurante, una proxy war come vengono chiamate adesso, avrebbe portato al collasso l’impero sovietico.
    Pertanto, prima dell’intervento armato sovietico in Afganistan, la CIA, quella che oggi si duole del fatto che gli Hacker Russi avrebbero influenzato le elezioni americane, iniziò a tramare in Afganistan, non solo inducendo l’URSS all’intervento militare, perché avesse anch’essa il suo Vietnam, ma creando, addestrando ed armando i mujaheddin.
    Ancora Brzenziski a tal proposito:
    http://www.counterpunch.org/1998/01/15/how-jimmy-carter-and-i-started-the-mujahideen/
    Ma il fondamentalismo islamico è un po’ come il maiale: non si butta via niente.
    Ed ecco che qualche anno dopo, Osama Bin Laden & Co., che si erano formato come combattenti in Afghanistan, ritornarono utili. Qui ne parla anche la Clinton:
    http://yournewswire.com/hillary-clinton-us-created-isis-defeat-russia/

    • Ronf Ronf

      Un consiglio, il testo autoprodotto da te va messo SOPRA al video, non SOTTO perchè il 90% degli utenti non guarda SOTTO il video. Sul resto, hai ragione tu

      • Gianox

        Ho modificato come hai suggerito tu.
        In effetti, non si vedeva la seconda parte.

  • Luigi za

    Ecco le sue parole (Del Brennan): “Trump ignora il lavoro dei servizi segreti, con grande rischio e pericolo per la nazione. La nuova amministrazione ha bisogno di riconoscere che questo è un mondo pieno di sfide e di insidie. Il lavoro dei servizi segreti può aiutare a mantenere la sicurezza nel Paese e a proteggere i nostri interessi”.

    Traduzione: Trump tradisce l’America, there is someone out there listening?. We will help him

    • what you see is a fraud

      Mi ricorda la storia del bambino che gridava ” al Lupo ” , al Lupo ….. poi nessuno ci credette piu’ . I buffoni della CIA dovrebbero tutti essere licenziati . Sono fuori controllo e controllano il governo invece di obbedirlo .

  • Maximus

    Leggete cosa scriveva John Kleevs ( Stefano Anelli ) sul cinema USA :https://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/10/01/john-kleeves-selezione-ragionata-di-articoli-ed-interviste/

    Fu trovato morto qualche anno fa, suicidato con una balestra.

    • TheoGattler

      Non credo che il povero Ing. Anelli sia stato suicidato.

      • Maximus

        Infatti.
        La mia era solo un’ annotazione.

  • TheoGattler

    Mi sono sempre chiesto cosa provava il moscovita medio (o prghese, est-berlinese o ungherese) negli anni 60/70 dello scorso secolo nel leggere/sentire la propaganda dei loro giornali e televisioni…. ecco, adeso posso dire di avere la risposta.
    Saluti.

    • Lucio

      Eh si. Il mondo si è ribaltato.

      • gino monte

        non è cambiato nulla. negli anni 60-70 per la tv italiana americani e israeliani erano eroi della giustizia, vietnamiti e arabi animali sanguinari. ero bambino e ricordo benissimo.

        • so_matic

          ero un 13enne, e la guerra del kippur trasmessa dal tg mi è rimasta impressa … volevo partire volontario per israele

          • gino monte

            pure io… poi a 15 anni ho cambiato idea :))

        • TheoGattler

          Per quanto mi riguarda, arabi ed islamici in generale li radunerei tutti in qualche atolllo del Pacifico da utilizzare come bersaglio per ordigni nucleari.

          • gino monte

            vabbè, pure io detesto certi loro costumi culturali, ma qua non si parla di questo.

    • gino monte

      perchè non ti ricordi la propaganda occidentale anni 60-70…

      • TheoGattler

        Già….. i russi che mangiavano i bambini; ora bombardano gli ospedali pediatrici, della serie perdono il pelo ma non il vizio.

  • Caio Giulio

    Aggiungerei solo che è una vita che non riesco a vedere un film decente prodotto ad hollywood, sono di una banalità sconcertante ed anche gli attori ormai fanno piuttosto schifo. Tolto il buon vecchio Clint e forse qualcosa dei Cohen, sono veramente penosi .

  • Nikos

    Wesley Clark spiega tutto anche in modo ironico.Non e’ uno qualsiasi.Era il commandante in capo delle operazioni NATO contro la Jugoslavia per 79 giorni. EX Generale.
    Gli Americani possono dire quello che vogliono. In una ventina di anni causarono 1.000.000 di vittime in Medio Oriente e la distruzioni di interi paesi per il controlo del petrolio. Tutti i capi Americani e Europei colpevoli di questi deliti dovevano essere giustiziati per delliti contro l’umanita’.Invece sono tutti liberi. E i media danno la colpa..a Brezniev. Siamo ormai abituati negli ultimi decenni a subire una propaganda mistificata da tutti i media del regime. Nessuno ormai osa a cotrastare le enorme falsificazioni della verita’. Eccezione fatta da alcuni blogs.
    Vale la pena di vedere Clark.

    https://www.youtube.com/watch?v=e-yWBME21cA

  • marcoferro

    questi pazzoidi per questo fanno le guerre per farci poi i film sopra.

    • gino monte

      in brasile SUL SERIO una banda comandata da un deputato e una tv ammazzavano la gente solo per poi farci servizi televisivi seguitissimi… non sto scherzando.

      • marcoferro

        ti credo, qualche tempo successe, mi ricordo di questa notizia.

      • gianni

        in sud america la vita vale meno che da noi

  • Rosalba48

    Io avrei in mente un nuovo blockbuster: j joe 3 il ritorno dei Cobra.
    Nel mio film ( a cui sto lavorando) si parla di un supermagnate newyorkese, Ronald Drump, ke è in realtà una spia russa trasferitosi negli USA negli anni ’70.
    Grazie all’appoggio del presidente russo Pu-yin vince le presidenziali 2016 sulla rivale democratica Phillarhy Klingon e trasforma gli USA in una orrenda dittatura sostenuta dal perfido Pu-Yin.
    Ma i nostri eroi smascherano il dittatore, rivelano al mondo i brogli che ne hanno decretato la vittoria e riportano al potere la vera presidente Klingon.
    Dopo aver sconfitto i nemici e ottenuto i massimi riconoscimenti come eroi della patria dalla Klingon, si preparano alla sfida finale con il perfido Pu-Yin e le forze criminali e demoniache che lo sostengono.
    Ovviamente il seguito al prossimo film, con un breve trailer finale dove Pu-Yin, affiancato dal califfo Khal Baghdradi, il redivivo Drump e un altro personaggio senza volto, osserva l’arma finale da scagliare contro la patria della democrazia.
    Spediro subito la trama alla Marvel chiedendo i diritti d’autore.

  • donato zeno

    https://www.youtube.com/watch?v=w5ZVX7PakEA

    In questo altro capolavoro il prode soldato sovietico si unisce ai Combattenti per la Libertà: per la cronaca molti soldati sovietici (non solo russi,ma anche gli uzbeki i kazakhi o gli azeri preferivano uccidersi che cadere vivi in mano ai dushmani celebri per le loro elaborate torture.Cmq l’eroica articolista non disperi i Freedom Fighters sono ancora attivi (ci sono 10000 soldati americani a sostenere il regime di Kabul lo ricordo a quelli che si stracciano le vesti per l’intervento russo in Siria) http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/10/news/offensiva_terroristica_dei_talebani_in_afghanistan_decine_di_vittime_in_tre_citta_-155777077/

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