Due modi per andare in bancarotta: velocemente o lentemente

Di Francesco Simoncelli , il - 6 commenti

di James Rickards

Un crollo può avvenire in qualsiasi momento a causa dell’instabilità intrinseca del sistema finanziario. La causa di una perdita improvvisa di fiducia è inconoscibile.

Potrebbe essere una guerra, una calamità naturale o un’epidemia. Potrebbe anche essere una dinamica meno visibile, come un cambiamento nella quantità di liquidità che vuole un piccolo gruppo di investitori e a cascata le cose vanno fuori controllo. I mercati faranno segnare “nessuna offerta” mentre le bolle speculative scoppieranno.

La causa non ha importanza. Ciò che conta è che può accadere rapidamente. Nessuno di noi saprà l’ora o il giorno. Il vostro unico rifugio sicuro è quello di prepararvi ed essere vigili riguardo le indicazioni e le avvertenze.

Questo improvviso crollo è sicuramente possibile (ed è necessario prepararsi). Eppure non è necessariamente il modo più probabile in cui il dollaro fallirà come valuta di riserva mondiale.

Un percorso più probabile (e quello che le élite stanno progettando) è un lento e costante declino. In molti modi, però, il crollo lento è più pericoloso del crollo rapido per la vostra salute finanziaria.

In un crollo improvviso, riuscite a capire cosa sta accadendo. Anche se non siete preparati oggi, potete ancora esserlo unendovi alla corsa per entrare in possesso d’oro (nonostante una concorrenza più pressante).

Quando la nave sta affondando, non c’è bisogno di essere i primi nelle scialuppe di salvataggio; basta non essere tra coloro che non salgono su nessuna. Un lento declino è più pericoloso, perché non si capisce cosa sta succedendo.

I policymaker, i leader ed i media continueranno a dire che tutto va bene. Potreste essere illusi e convinti a mantenere la vostra ricchezza in mercati che non stanno andando da nessuna parte.

Le élite continueranno a svalutare il dollaro, ma non sarete in grado di vederlo. Questo non è uno scenario ipotetico.

Prendete in considerazione l’indice azionario giapponese Nikkei. Era a 40,000 a dicembre 1989. Oggi è a 20,000, un calo del 50% quasi 30 anni dopo il crash. Oppure prendete in considerazione l’indice azionario statunitense Nasdaq. Era a 5,000 a gennaio del 2000 e oggi si trova a circa 5,100. Tale indice non è andato quasi da nessuna parte negli ultimi 15 anni.

I media ed i wealth manager di Wall Street ignorano tali verità spiacevoli. Vi dicono che le azioni sono salite del 200% sin dai minimi di marzo 2009. Questo andrebbe bene se vi foste svegliati da un sonnellino di 10 anni nel 2009 con un enorme mucchio di denaro, lo avreste investito tutto in azioni e poi le avreste vendute ieri. Bel lavoro!

Molto più comune è un investitore che cavalca l’onda con i suoi risparmi per la pensione tra gli alti e bassi del mercato, ma al netto di tasse ed inflazione non sta meglio.

Ancora più probabile è un investitore che ha venduto ai minimi del 2009, ha riacquistato azioni durante i recenti picchi ed è pronto per essere tosato di nuovo da Wall Street durante il prossimo collasso. Vi suona familiare? Si spera che non siate voi, ma potrebbe essere qualcuno che conoscete.

I mercati obbligazionari non offrono molto sollievo. I buoni del Tesoro a breve termine hanno un rendimento quasi nullo. Quelli a lungo termine offrono un 2% se siete disposti a scommettere sull’assenza d’inflazione per i prossimi 10 anni. Se l’inflazione arriva, sarete schiacciati. È possibile staccare alcune plusvalenze sui decennali se i tassi scendono nel breve periodo (cosa che mi aspetto), ma questa è una strategia di trading, non un piano di pensionamento.

Le obbligazioni societarie ad alto rendimento possiedono un rischio di credito in questa fase del ciclo economico. I default si accumuleranno man mano che si entrerà in una recessione globale nei primi mesi del 2017.

Nonostante questo ambiente economico triste, le cheerleader finanziarie ancora agitano i pompon e vogliono spingervi a comprare azioni e obbligazioni “per il lungo termine.” Le loro rassicurazioni, secondo cui tutto va bene, sono riecheggiate per 20 anni e potranno echeggiare per altri 20.

Nel frattempo la base finanziaria costruita sul dollaro sta marcendo…

Il dollaro ha fatto il suo tempo

Il precedente storico per quanto riguarda una lenta perdita dello status di valuta di riserva mondiale, è lo strano caso della sterlina.

Questa storia inizia con un evento lontano dalle camere di conteggio di Londra: l’assassinio il 28 giugno 1914 a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero austro-ungarico, da parte di un terrorista serbo.

Questo atto di terrorismo politico mise in moto una catena di ultimatum e mobilitazioni che portò alla prima guerra mondiale. Vennero uccise oltre 16 milioni di persone senza motivo. Come diretta conseguenza della guerra, crollarono tutti gli imperi: russo, ottomano, tedesco e austro-ungarico.

Ma un impero che non cadde, almeno non subito, fu l’impero britannico. Nel giugno 1914, il mondo visto da Westminster era una zona imprenditoriale in cui regnavano sovrani il potere militare, diplomatico e finanziario inglesi. C’erano poteri concorrenti, naturalmente, ma il Regno Unito era il più potente politicamente.

Inoltre Londra era la capitale finanziaria indiscussa del mondo. La sterlina era la principale valuta di riserva globale. Ed era coperta con oro in possesso della Banca d’Inghilterra. La sterlina era “denaro buono” nei cinque continenti.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, tutti i principali paesi belligeranti sospesero immediatamente la conversione delle loro monete in oro, ad eccezione del Regno Unito. Si riteneva che i paesi dovessero accumulare oro e stampare soldi per pagare le spese di guerra, ed è per questo che sospesero la convertibilità. Il Regno Unito adottò un approccio diverso.

Conservando il legame con l’oro, Londra mantenne la sua posizione di creditore. Ciò consentì al Regno Unito di prendere in prestito per pagare le spese di guerra.

Fu John Maynard Keynes che convinse il Regno Unito a rimanere col gold standard. E fu Jack Morgan, figlio di J. P. Morgan, che organizzò massicci prestiti a New York per sostenere lo sforzo bellico britannico.

Inizialmente ci furono enormi deflussi d’oro dagli Stati Uniti verso il Regno Unito. Anche se il Regno Unito rimase col gold standard, gli investitori vendevano azioni, obbligazioni e terreni negli Stati Uniti.

Poi convertivano il ricavato in oro e lo spedivano alla Banca d’Inghilterra. Ma questo deflusso d’oro dagli Stati Uniti s’interruppe quasi subito. C’erano solo tot. asset nei portfoli che gli inglesi potevano vendere per entrare in possesso dell’oro.

La Casata dei Morgan fece in modo che i flussi d’oro rimanessero ordinati e gli Stati Uniti vivessero dei loro obblighi finanziari. Poi, nel novembre 1914, il flusso d’oro s’invertì improvvisamente.

Gli inglesi avevano bisogno di alimenti, lana, cotone, olio e armi dagli Stati Uniti. Tutto questo doveva essere pagato in oro o in sterline.

L’oro che stava scorrendo da New York a Londra, iniziò a fluire da Londra a New York. Dal novembre 1914 fino alla fine della guerra, nel novembre 1918, ci furono massicci afflussi d’oro presso la Federal Reserve Bank di New York e le sue banche aderenti private.

Fu a questo punto che il dollaro emerse come una nuova valuta di riserva globale, a sfidare la supremazia della sterlina. Il processo di sostituzione della sterlina col dollaro iniziò nel novembre 1914, ma non ci fu un crollo immediato o improvviso della sterlina.

Nel corso degli anni ’20, il dollaro e la sterlina gareggiavano fianco a fianco per il ruolo di valuta di riserva mondiale.

Barry Eichengreen ha documentato come il dollaro e la sterlina si alternassero in suddetto ruolo. Ma dal 1931 la gara diventò unilaterale. Il dollaro avrebbe iniziato a mettere la freccia per il sorpasso.

Winston Churchill commise un errore grossolano ancorando nel 1925 le sterline all’oro ad un tasso irrealistico. La sterlina super-forte che ne risultò, decimò il commercio nel Regno Unito; e scatenò anche una depressione economica nel Regno Unito prima che nel resto del mondo. Il deficit commerciale del Regno Unito portò i partner commerciali del Commonwealth, come l’Australia e il Canada, a rimanere bloccati con enormi riserve indesiderate di sterline.

Il successo del dollaro e il costante declino della sterlina sono continuati per tutti gli anni ’30 fino all’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939. A questo punto, il Regno Unito sospese la convertibilità della sterlina in oro.

Il sistema monetario internazionale si ruppe per la seconda volta in 25 anni. Le normali negoziazioni, il cambio della valuta e la convertibilità in oro, vennero sospesi fino a quando il sistema monetario internazionale non sarebbe stato riformato.

Tale riforma ebbe luogo in occasione della conferenza monetaria internazionale di Bretton Woods, svoltasi nel New Hampshire nel luglio 1944. La conferenza segnò l’ascesa finale del dollaro come principale valuta di riserva globale. Dal 1944 al 1971 le principali valute, tra cui la sterlina, vennero ancorate al dollaro. Il dollaro era ancorato all’oro a $35,00 l’oncia.

Bretton Woods mise fine al ruolo della sterlina come valuta di riserva mondiale. Quella conferenza consegnò al dollaro tale ruolo — una posizione che ha mantenuto sin da allora. Il punto di questa storia è quello di mostrare che la sostituzione della sterlina da parte del dollaro come valuta di riserva mondiale non fu un evento, ma piuttosto un processo.

Il processo s’è preso più di 30 anni per svilupparsi definitivamente, 1914-1944. È stata una dinamica altalenante, in cui la sterlina ha cercato di recuperare la corona solo per perderla di nuovo.

Con il senno di poi, possiamo fissare il punto di svolta a novembre 1914, quando i flussi d’oro in uscita dagli Stati Uniti s’invertirono e si trasformarono in afflussi. Questi ultimi continuarono fino al 1950, nonostante due guerre mondiali e la Grande Depressione. Eppure nessuno pensò ad un crollo all’epoca.

Dal punto di vista della Banca d’Inghilterra, il novembre del 1914 potrebbe aver visto flussi d’oro in uscita, ma nessuno credeva che il processo di declino fosse inevitabile o irreversibile.

A Londra si riteneva che la Gran Bretagna avrebbe vinto la guerra, avrebbe mantenuto l’impero ed avrebbe preservato la posizione della sterlina come moneta più apprezzata al mondo. La Gran Bretagna vinse la guerra, ma il costo fu troppo grande: il suo impero si disgregò e la sterlina perse il suo ruolo di valuta di riserva mondiale.

La domanda è se il dollaro USA ha già avuto il suo “novembre 1914”. È possibile che sia già iniziato il crollo del dollaro come valuta di riserva mondiale?

La risposta è sì.

Guardando i flussi massicci d’oro verso la Cina, l’ascesa di un concorrente del dollaro (diritti speciali di prelievo) e l’ inclusione dello yuan cinese nel paniere dei DSP, è difficile non concludere che il crollo del dollaro è già iniziato.

Eppure, come il crollo della sterlina un secolo fa, il declino del dollaro non avverrà necessariamente dall’oggi al domani. Probabilmente sarà un processo lento e costante (almeno nelle fasi iniziali).

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • Albert Nextein

    Un bel confronto parallelo.
    Il ruolo di Trump però non è ancora definibile , quanto al destino del dollaro.
    E poi io sono più portato a pensare che un castello di carte finanziario del genere, di cui il dollaro è parte importante, abbia più probabilità di venir giù di colpo.
    Forse anche per inneschi non grandi in sé e per sé.

    • Ronf Ronf

      Una cosa è certa: la FED, per ovvie ragioni, farà di tutto per salvare il Dollaro US

      • Albert Nextein

        Lo so.
        Ma io non vedo l’ora che l’onnipotenza delle banche centrali sia messa davvero a dura prova.

  • Patricia Van Ness

    Gli articoli di Simoncelli sono sempre molto impegnativi. Riesco a seguirlo fino a un certo punto perche’ mi mancano troppe nozioni di storia dell’economia.

  • Jonny Weber

    Il crollo finanziario, NON sara’ lento. E’ profetizzato un crollo inaspettato di colpo.
    “Un esattore delle tasse cadde, non in guerra, non con le armi, non in battaglia.”
    Dopo il crollo, sara’ l’Anticristo a prendere in mano le redini del mondo, MA SOLO PER 7 ANNI. Alla fine dei 7 anni i sopravissuti non saranno piu’ di un miliardo.

  • Lessi questo articolo di Rickards qualche mese fa. In effetti ero convinto che tutti i paesi in guerra nella prima guerra mondiale fossero usciti dal gold standard. Mi sbagliavo: l’Inghilterra ci era rimasta agganciata, anche se con parecchie limitazioni.

    Cmq la prima guerra mondiale ha segnato il primo grosso passo verso gli enormi debiti pubblici occidentali. Il Gold Standard che nacque con Bretton Woods era decisamente un ibrido mal congegnato, ad uso e consumo degli Stati Uniti.

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