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I sindacati sono nemici del lavoro





di George Reisman


Molti americani, forse una sostanziale maggioranza, credono ancora che, indipendentemente da eventuali problemi che potrebbero aver causato, i sindacati sono un'istituzione che esiste nell'interesse personale dei salariati. Infatti molti credono che sono i sindacati che si frappongono tra il salariato medio ed una vita di salari di sussistenza, un orario di lavoro estenuante e condizioni lavorative terribili.

I sindacati e la popolazione ignorano quasi totalmente il ruolo essenziale svolto dal calo dei prezzi per raggiungere un aumento dei salari reali. Considerano degno di nota solo l'aumento dei salari monetari. Infatti nel nostro ambiente economico con un'inflazione cronica, trovare prezzi che in realtà calano è relativamente raro.

Tuttavia l'unica cosa che può spiegare un aumento dei salari reali in tutto il sistema economico, è un calo dei prezzi in relazione ai salari. E l'unico modo per realizzare una cosa simile è un aumento della produzione per lavoratore. Più produzione per lavoratore — una maggiore produttività della manodopera — serve ad aumentare l'offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera che li produce. In questo modo, si riducono i prezzi in relazione ai salari e quindi aumentano i salari reali e gli standard di vita.

Ciò che fa aumentare i salari monetari in tutto il sistema economico, non coincide con ciò che fa aumentare i salari reali. Gli incrementi dei salari monetari sono essenzialmente il risultato dell'aumento dell'offerta di denaro e del conseguente aumento del volume complessivo della spesa nel sistema economico. In assenza di un aumento della produttività, l'espansione monetaria e la spesa vanno ad aumentare i prezzi più dei salari. Questo risultato può essere impedito solo se la produzione per lavoratore aumenta in contemporanea con l'incremento dell'offerta di denaro e dei volumi di spesa, di conseguenza in questo scenario i prezzi aumentano meno dei salari. La presenza di questi prezzi inferiori sarebbe stata cancellata se i protagonisti fossero stati solo l'aumento dell'offerta di moneta  e dei volumi di spesa.

Con poche eccezioni, i salari reali di tutto il sistema economico non salgono perché emergono salari monetari più elevati. In sostanza, salgono solo in presenza di una maggiore offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera, abbassando i prezzi rispetto ai salari. La verità è che il miglioramento del tenore di vita viene percepito diversamente quando paragoniamo singoli salariati, uomini d'affari e capitalisti con i salariati medi. L'individuo lo percepisce attraverso il guadagno di più soldi. Il salariato medio lo percepisce attraverso prezzi più bassi.

Questa discussione vuole dimostrare che l'aumento dei salari monetari, per cui lottano i sindacati, non è affatto la fonte di un aumento dei salari reali. La fonte di un aumento dei salari reali è una produttività crescente della manodopera, che avviene sempre con un calo dei prezzi, non con l'aumento dei salari monetari.

Infatti, gli sforzi dei sindacati nell'aumentare i salari monetari sono profondamente contrari all'obiettivo di innalzare i salari reali ed il tenore di vita. Quando i sindacati cercano di elevare il tenore di vita dei loro membri mediante l'aumento dei loro salari monetari, questo sforzo si trasforma inevitabilmente in un tentativo di rendere artificialmente scarso il lavoro. Questo è il loro unico modo per aumentare i salari dei loro membri. I sindacati non hanno molto potere sulla domanda di lavoro, ma spesso esercitano un notevole potere sull'offerta di lavoro. E la loro tecnica per innalzare i salari prevede di rendere l'offerta di lavoro la più scarsa possibile, almeno nel particolare settore o attività di cui si occupa un determinato sindacato.

Così, ogni volta che possono, i sindacati tentano di ottenere il controllo sull'ingresso nel mercato del lavoro. Cercano di imporre programmi di apprendistato, o requisiti vari imposti dallo stato. Tali misure hanno lo scopo di abbassare l'offerta di manodpera in un determinato settore e quindi consentire di guadagnare redditi più alti a chi ha la fortuna di esservi ammesso. Anche quando i sindacati non riescono a ridurre direttamente l'offerta di manodopera, l'imposizione delle loro richieste per salari al di sopra del mercato ha l'effetto di ridurre il numero dei posti di lavoro in un determinato settore e, di conseguenza, l'offerta di manodopera.

Gli aumenti salariali artificiali imposti dai sindacati hanno come risultato la disoccupazione. Questa situazione si viene a creare quando è possibile una formazione rapida dei sindacati. Se, come negli Stati Uniti di oggi, la maggioranza dei lavoratori in uno stabilimento decide di voler essere rappresentata da un sindacato, allora i salari imposti dai sindacati saranno effettivi anche in quei settori senza sindacati.

I datori di lavoro nei settori senza sindacati si sentiranno in dovere di offrire ai loro dipendenti stipendi paragonabili a quelli percepiti dai lavoratori nel sindacato — anzi, forse addirittura ancora più elevati — al fine di impedire la loro sindacalizzazione.

Aumenti salariali diffusi vanno a trincerare un gran numero di lavoratori in numerose occupazioni, cosa che mette estrema pressione ai saggi salariali di qualsiasi area del sistema economico che rimane scoperta. A salari sufficientemente bassi, queste aree scoperte avrebbero potuto assorbire la fuoriuscita di lavoratori provenienti da altre aree. Ma le leggi del salario minimo impediscono a queste aree scoperte di far scendere abbastanza in basso i loro salari.

Per la maggior parte di coloro abbastanza fortunati da conservare i propri posti di lavoro, la conseguenza più grave dei sindacati è l'abbassamento o la riduzione drastica della produttività dei lavoratori. Con poche eccezioni, i sindacati sono in aperto contrasto con l'aumento della produttività dei lavoratori. E' come se fosse una questione di principio. Si oppongono all'introduzione di macchinari per risparmiare lavoro sulla base del fatto che essi provocano disoccupazione. Si oppongono alla concorrenza tra i lavoratori. Come ha sottolineato Henry Hazlitt, costringono i datori di lavoro a tollerare livelli occupazionali gonfiati, come ad esempio i fochisti, il cui ruolo è quello di spalare carbone sulle locomotive a vapore, che vengono riassegnati sulle locomotive a diesel. Impongono situazioni in cui la forza lavoro viene utilizzata in modo anti-economico per creare lavori, come la richiesta di svitare e avvitare quei materiali già adeguatamente avvitati. Impongono classificazioni dei lavoratori, e richiedono che gli specialisti siano impiegati per svolgere un lavoro che altri potrebbero fare facilmente — per esempio, richiedere le capacità di un imbianchino per riparare danni accidentali ad una parete commessi da un elettricista, i quali potrebbero essere facilmente riparati dall'elettricista stesso.

A chi comprende il ruolo cruciale svolto dalla produttività del lavoro nell'innalzamento dei salari reali, dovrebbe essere anche ovvio che la lotta dei sindacati contro l'aumento della produttività del lavoro li rende acerrimi nemici dell'aumento dei salari reali. Per quanto possa essere radicale questa conclusione, per quanto possa essere in contrasto con l'opinione prevalente dei sindacati stessi (i quali si considerano la fonte della crescita dei salari reali negli ultimi centocinquanta anni o più), il fatto è che nella loro lotta contro l'aumento del produttività del lavoro, i sindacati hanno combattuto attivamente l'aumento dei salari reali!

Lungi dall'essere i fautori del miglioramento del tenore di vita del lavoratore medio, i sindacati operano più o meno in totale ignoranza di ciò che effettivamente aumenta il tenore di vita del lavoratore medio. In conseguenza della loro ignoranza, sono responsabili delle disuguaglianze artificiali nei saggi salariali, della disoccupazione e dell'abbassamento dei salari reali e del tenore di vita del lavoratore medio. Tutte queste conseguenze distruttive ed anti-sociali derivano dal fatto che mentre le persone guadagnano più denaro attraverso l'aumento della produzione e dell'offerta complessiva di beni e servizi (cosa che riduce i prezzi ed innalza i salari reali in tutto il sistema economico), i sindacati aumentano i guadagni monetari dei loro membri facendo esattamente l'opposto. Riducono l'offerta e la produttività dei lavoratori, e quindi riducono l'offerta dei beni e dei servizi (aumentandone di conseguenza i prezzi) che i loro membri contribuiscono a produrre, andando a ridurre i salari reali in tutto il sistema economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

La produzione industriale è in calo dall'agosto 2013 (se si esclude l'aprile 2014) ed è passata da +1,2 a -0.1 dell'ultima rilevazione.

Il prodotto interno lordo è negativo dal IV trimestre 2011.

La retribuzione contrattuale oraria continua ad aumentare meno (si è passati dal +1,5 del luglio 2013 al +1.1 di quest'anno).

La produzione industriale dopo aver toccato il fondo oscilla sulla parità, ma l'ultima rilevazione del luglio 2014 segna -1.8%.

Gli occupati si mantengono tutto sommato stabili (ma credo che vengano contati anche quelli che lavorano per un giorno).

La disoccupazione ha raggiunto il 12,6% (ma non viene contato chi si è scocciato di cercare il lavoro perché non ce né).

Il commercio al dettaglio segna un -2,6 nel giugno 2014.

I prezzi alla produzione sono negativi da una vita e l'ultimo dato segna -1,6%.

Al seguente link potete vedere i grafici: http://www.istat.it/it/





da Finanza di Petsalvatore

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ETC SUL PLATINO

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Ci sono 20 etc sui metalli preziosi: 9 sono sull'oro, 5 sull'argento, 3 sul platino, 2 sul palladio e 1 basket.

Abbiamo già analizzato quelli sull'argento (http://petsalvatore.blogspot.it/2014/09/etc-sullargento.html) e sull'oro.

Considerato che noi non ci occupiamo degli etf basket, perché preferiamo lavorare sulle singole materie prime, proseguiamo con l'analizzare quelli sul platino.


Sono i seguenti:
- db physical platinum euro hedged: ricalca il prezzo spot dell'oro con copertura del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo da 15 ad un massimo di circa 70;
- etfs physical platinum: ricalca il prezzo spot dell'oro, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo di circa 100 a oltre 200;
- etfs gold: ricalca il prezzo del future sull'oro negoziato presso il Comex, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da 3 a oltre 25;

Come scritto sul nostro sito (http://petsalvatore.altervista.org/platino.html) consigliamo di cominciare rimanere in attesa sul platino.

da Finanza di Petsalvatore

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Oggi ho acquistato 8 etc sull'oro al prezzo di 97,79€.

Abbiamo acquistato l'etc Db euro physical gold hedged sulla base di quanto detto in questo post: http://petsalvatore.blogspot.it/2014/09/etc-sulloro.html.

Abbiamo investito il 50% di quanto pensiamo di investire sull'oro per le ragioni descritte sul nostro sito: http://petsalvatore.altervista.org/oro.html.



da Finanza di Petsalvatore

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L'economia keynesiana vive in un mondo di fiabe, in cui i deficit non contano e l'ammassarsi di debiti su debiti forma montagne verdi con tanti bei fiorellini. Nella realtà, gli economisti formati nelle aule universitarie vengono a contatto con queste sciocchezze quotidianamente e non tutti riescono a scamparvi. Basterebbe usare la logica, ma questa non è prerogativa comune a quanto pare. Infatti, non desta alcuno scalpore l'apparizione di articoli come questo in cui si dice chiaramente che il debito, in sostanza, non conta e che il trend previsto è del tutto "rassicurante". Addirittura sottoscrive le previsioni del CBO secondo cui il PIL nominale crescerà del 4.3% nei prossimi 25 anni! Questo significa luce verde per le spese del governo, il quale si ritroverà la giustificazione accademica per aumentare l'attuale deficit di bilancio. Cosa potrà mai andare storto? Il mercato dei prestiti automobilistici, ad esempio. E' passato quasi un anno ormai da quando il deterioramento di questi prodotti finanziari ha iniziato ad avanzare a passi da gigante, con ritardi nei ripagamenti e tassi di insolvenza in ascesa. La distorsione dei segnali economici da parte della FED ha creato un ambiente falsamente accomodante per la concessione di nuovo credito, e nell'ultimo anno Main Street si è unito di nuovo a Wall Street nei bagordi finanziari. Oltre alla bolla dei prestiti studenteschi, la bolla dei prestiti automobilistici è destinata a scoppiare e creare ulteriore scompiglio in un mercato ormai distaccato da fondamentali economici sani. Krugman ignora causa ed effetto, preferisce affidarsi a numeri e modelli econometrici pensando di poterli sostituire alla volontà di milioni di individui. In "The Use of Knowledge in Society", Hayek rimarcava la differenza tra informazione e conoscenza e la loro importanza nei processi di mercato. Senza proprietà privata non esistono prezzi sani, e senza di essi non esiste informazione; la conoscenza, invece, è un concetto qualitativo (piuttosto che quantitativo come l'informazione, poiché essa può essere parziale). L'imprenditorialità è qualcosa che si impara attraverso la propria esperienza ed il proprio piglio creativo, e non può essere trasmesso o insegnato al primo che passa. La pianificazione centrale crede di poterli manipolare entrambi. Così facendo è come se creasse una macchina senza freni (imprenditori) ed una strada senza segnali (prezzi). Finché non ci sarà comprensione di come funziona il mercato, l'interventismo ed il clientelismo continueranno a favorire i privilegiati a scapito del resto della popolazione... col beneplacito dei cosiddetti accademici.
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di David Stockman


E' una fortuna che Paul Krugman scriva una rubrica per quei lettori del New York Times che vogliono ascoltare la linea di partito senza tutto quel gergo da economisti ed equazioni. Quindi ecco una spiegazione direttamente dall'oracolo keynesiano: l'economia statunitense è in realtà una vasca da bagno gigante che soffre costantemente di perdite. Di conseguenza, il percorso per la prosperità è che lo stato — soprattutto la sua banca centrale — pompi nuova "domanda" nella vasca fino a che non sia piena fino all'orlo. Semplice.

Spesso ci sono persone che parlano delle nostre difficoltà economiche come se fossero complicate e misteriose, senza presentare una soluzione. Come ha sottolineato di recente l'economista Dean Baker, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Enunciare quello che è andato storto, infatti, è assurdamente semplice: abbiamo avuto una gigantesca bolla immobiliare, e, quando è scoppiata, ha lasciato un buco enorme nella spesa. Tutto il resto sono note a margine.

E la risposta politica adeguata è stata semplice: riempire quel buco nella domanda.

È vero, la bolla immobiliare e del credito sono scoppiate. Ma questo è l'unico punto di contatto nel dibattito tra keynesiani ed austriaci. Questi ultimi considerano le bolle come un ampliamento artificiale dell'attività economica dovuto al credito a buon mercato e ad investimenti improduttivi che ne derivano.

Quando le bolle scoppiano, quindi, vengono eliminati — o per dirlo alla vecchia maniera, liquidati — la falsa redditività degli investimenti, la produzione, l'occupazione ed i redditi. Inoltre, la liquidazione è l'equivalente della rimozione di un cancro; viene rimosso un tumore maligno, ma non si riduce la ricchezza reale della società o il tenore di vita della popolazione.

La ragione di ciò è la legge di Say. Cioè, una domanda sostenibile deve scaturire dalla produzione; una "spesa" valida deve provenire dal reddito guadagnato nel processo di offerta di beni e servizi reali. Ciò include la spesa che viene finanziata attraverso i redditi attuali dei risparmiatori, e la spesa che viene finanziata dalle tasse sui produttori.

In tale contesto, il "denaro" è solo un intermediario: facilita gli scambi tra i produttori, ma non dà luogo ad una "domanda" incrementale indipendente da beni e servizi già consegnati. Di conseguenza, quando scoppia una bolla del credito non c'è perdita di domanda aggregata basata sulla produzione. Ciò che scompare è la domanda monetaria artificiale che è stata originariamente attivata dalla banca centrale e dal sistema finanziario, e non dall'economia produttiva di Main Street.

Pertanto, non c'era nessun "buco" da riempire dopo l'implosione della bolla immobiliare e creditizia nel 2008. La voglia di Krugman di "riempire quel buco" implica l'opposto della legge di Say. Vale a dire, abbraccia il concetto keynesiano di quella che potrebbe essere definita la "conservazione della domanda". Secondo questo ragionamento, la spesa che si è originata dal credito fiat deve essere preservata da stimoli monetari e fiscali, sempre e dovunque, attraverso nuove iniezioni di "domanda" artificiale.

Non c'è bisogno di molta fantasia, però, per vedere dove si va a parare — diritti verso l'elicottero che sgancia denaro. Nei sette anni prima dello scoppio della crisi finanziaria nel 3° trimestre 2008, il debito totale del mercato del credito è salito da $28 bilioni a $53 bilioni — o ad un tasso annuo del 9.2%.




Al contrario, il PIL nominale durante lo stesso periodo si è espanso di un "misero" 4.8% annuale, o alla metà del tasso di crescita del credito. Di conseguenza, proprio durante questo breve intervallo di 7 anni, il rapporto aggregato leva finanziaria/PIL si è espanso dal 2.7x al 3.5x. In breve, il boom della "domanda" della bolla immobiliare di Greenspan/Bernanke stava prendendo in prestito risorse dal futuro, e non veniva finanziato mediante la produzione corrente.




L'insostenibilità della crescita nominale del PIL finanziata da un rapporto di leva sempre crescente, è evidente ricorrendo alla semplice aritmetica. Supponete che l'enorme espansione del credito del 2001-2008 fosse una cosa buona e che il trend dovesse essere preservato per altri 7 anni, come recita il mantra keynesiano che segue il copione della conservazione della domanda. Anche se l'espansione del credito avesse perso rapidamente la sua efficacia durante l'ultima bolla (poiché ulteriore debito sfornava meno PIL ogni anno), supponete inoltre che il PIL nominale fosse riuscito a crescere dell'4.8% l'anno — paragonato al misero 2.4% attuale.

Sotto tali ipotesi, un "taglia e incolla" del trend 2001-2008 porterebbe entro il 2015 a $100 bilioni di debito nei mercati del credito su $20.6 bilioni di PIL. Il rapporto leva finanziaria/PIL si attesterebbe poi al 4.8x.

Inutile dire che il trend alimentato dal credito del 2001-2008 non potrebbe essere sostenuto senza un collasso economico e finanziario. Detto diversamente, il tasso di crescita della domanda diretto dalle politiche espansionistiche di Greenspan/Bernanke non potrebbe essere perseguito, e in primo luogo non dovrebbe essere attuato.

Ironia della sorte, la bolla immobiliare che il professor Krugman vuole preservare era in realtà la sua idea. Nel 2002 ha suggerito alla FED di sostituire la bolla dotcom con una bolla immobiliare. Ora propone che il "buco" lasciato dal crollo immobiliare venga riempito da un'espansione aggressiva negli investimenti pubblici, vale a dire, una bolla dei lavori pubblici.

In particolare, lo scoppio della bolla è stato (ed è tuttora) un buon momento per investire in infrastrutture. In tempi prosperi, la spesa pubblica per strade, ponti e così via concorre con il settore privato per le risorse. Dal 2008, tuttavia, la nostra economia è stata inondata da disoccupati (soprattutto lavoratori nel settore edile) e da capitale senza un posto dove andare (motivo per cui gli oneri finanziari del governo sono ai minimi storici). Mettere a frutto queste risorse inutilizzate per costruire cose utili, avrebbe dovuto essere un gioco da ragazzi.

Ma ciò che è realmente accaduto è stato esattamente l'opposto: un crollo senza precedenti nella spesa per infrastrutture. La spesa pubblica per le costruzioni (aggiustata all'inflazione ed alla crescita della popolazione) è scesa di oltre il 20% dall'inizio del 2008. In termini politici, ciò rappresenta una terribile piega; siamo riusciti ad indebolire l'economia nel breve periodo ed anche nel lungo periodo. Ben fatto!

Ecco la parte che il professor Krugman non ha menzionato. Abbiamo già avuto una bolla dei lavori pubblici! La spesa pubblica per le costruzioni è cresciuta ad un tasso annuo del 10% nel lasso di tempo fino al crollo del 2008. Il declino di cui si lamenta è modesto, e ancora riflette un tasso di crescita reale del 2% sin dal 1990. Riempire il "buco" con la prosecuzione delle opere pubbliche pre-bolla 2008, dunque, comporterebbe lo stesso tipo di cattivi investimenti e sprechi che sono scaturiti dalla bolla immobiliare.




Ecco gli stessi dati in dollari. Data la natura clientelare delle spese per opere pubbliche, è del tutto improbabile che una bolla in questo settore (raccomandata dal professor Krugman) possa andare a migliorare la ricchezza nazionale e gli standard di vita. Ma riempirebbe la vasca da bagno keynesiana, ed a quanto pare è esattamente quello che Krugman vuole.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è contrastata. Il T+1, a meno di plateali colpi di scena, chiuderà a rialzo decretando la partenza del nuovo ciclo intermedio. La media a 21 giorni è stata battuta senza colpo ferire ed è ora livello di supporto.… Leggi il Resto
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Avendo letto la legge Fornero, eravamo già informati sull'età pensionabile.

Oggi siamo entrati su Epheso il calcolatore de ilsole24ore  (http://epheso.24oreborsaonline.ilsole24ore.com/PrevIntLightSole24Ore/EphEasyPens_Sole24Ore.aspx?ID=Sole24Ore), abbiamo confermato i nostri brutti presentimenti.

Abbia messo i nostri dati e abbiamo confermato (nonostante abbiamo già 23 anni di contributi), andremo in pensione a 68 anni e sette mesi dopo ben 44 anni e otto mesi.



Roba da matti! ..... e i giovani quando lavoreranno?



da Finanza di Petsalvatore

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La produzione industriale In Italia è calata del 1% in luglio rispetto al mese precedente e del 1,8% rispetto all'anno scorso.

Le stime che puntualmente sono sempre più favorevoli della realtà dicevano rispettivamente: -0,2 e +0,1%.

Se ad agosto ci sarà un +0,1 tutti i disinformatori saranno pronti a dire che la ripresa in Italia sta avvenendo per, poi, essere puntualmente smentiti il mese successivo.

Senza contare che ad agosto la maggior parte delle fabbriche lavorano a regime ridotto ed è un mese che non fa testo.

In questo post un'analisi approfondita dell'argomento: http://finanza.tiscali.it/news/dettaglio_news.asp?id=201409121124083830&chkAgenzie=TMFI&tipoNews=CAL.

da Finanza di Petsalvatore

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L'introduzione all'articolo di oggi sarà breve perché esso stesso dice molto. Voglio solo aggiungere un paio di notizie attraverso le quali poter capire a che punto è arrivato il processo di de-dollarizzazione tra le varie nazioni del mondo e come lo yuan ne sta traendo beneficio. Gli ultimi tre mesi, infatti, hanno visto una Russia in crescente contrasto con gli USA, il risultato è stato sfavorevole per il biglietto verde. Prima Gazprom inizia ad accettare pagamenti in yuan, poi l'Inghilterra concorda con la Cina swap di valute (e la Svizzera la segue a ruota), poi la Turchia rompe i rapporti con gli USA, infine i BRICS lanciano il loro veicolo di finanziamento estraneo al dollaro. Russia e Cina non hanno dimostrato teoricamente che un mondo senza dollaro è possibile, bensì quel mondo è già qui... nella pratica. Vediamo chi saranno i prossimi a salire su questo treno.
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di Ron Paul


Per 70 anni uno dei fondamenti del potere americano è stato il dollaro, il cui ruolo è stato quello di moneta più importante del mondo. Negli ultimi 40 anni la sua dominanza nei mercati energetici internazionali ha rappresentato la sua presunta inossidabilità. Oggi la Cina non solo sta diventando una potenza economica, ma anche un mercato importante per gli esportatori di idrocarburi nel Golfo Persico ed una minaccia per il predominio del dollaro nel mercato energetico — con profonde conseguenze per la posizione strategica dell'America.

Sin dalla seconda guerra mondiale, la supremazia geopolitica dell'America ha fatto leva non solo sulla forza militare, ma anche sulla posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale. Dal punto di vista economico il primato del dollaro gli consente di godere di "enormi vantaggi", minimizzando il rischio di cambio per le imprese statunitensi. La sua reale importanza, però, è strategica: il primato del dollaro permette all'America di coprire i suoi deficit di bilancio e delle partite correnti stampando semplicemente più cartamoneta — questo è precisamente il modo in cui Washington finanzia il suo potere da oltre mezzo secolo.

Sin dagli anni '70 una colonna del primato del dollaro è stato il suo ruolo dominante nella determinazione dei prezzi del petrolio e del gas. Ciò mantiene alta la domanda mondiale di dollari. Alimenta anche la voglia di dollari da parte dei produttori di energia, cosa che rafforza la posizione del dollaro come asset di riserva a livello mondiale; inoltre, i dollari possono essere "riciclati" nell'economia degli Stati Uniti per coprire i deficit americani.

Molti ritengono che la preminenza del dollaro nei mercati dell'energia deriva dal suo status di valuta di riserva mondiale. Ma il ruolo del dollaro in questi mercati non è né naturale né una funzione della sua posizione dominante. In realtà, è stato progettato dai responsabili della politica statunitense dopo il crollo dell'ordine monetario di Bretton Woods nei primi anni '70, ponendo fine alla versione iniziale del primato del dollaro ("egemonia del dollaro 1.0"). Collegare il dollaro alla negoziazione internazionale del petrolio è stata la chiave per creare una nuova versione del primato del dollaro ("egemonia del dollaro 2.0") — e, per estensione, per finanziare altri quaranta anni di egemonia americana.



Oro ed Egemonia del Dollaro 1.0

Il primato del dollaro è stato sancito in occasione della conferenza di Bretton Woods nel 1944, dove gli alleati degli americani aderirono al progetto di Washington di un ordine monetario internazionale. La delegazione della Gran Bretagna — guidata da Lord Keynes — e quella di ogni altro paese partecipante, salvo gli Stati Uniti, preferiva la creazione di una nuova valuta emessa dal neonato Fondo Monetario Internazionale (FMI) come principale fonte di liquidità globale. Ma questo avrebbe ostacolato le ambizioni americane di un ordine monetario dollaro-centrico. Anche se quasi tutti i partecipanti preferivano l'opzione inglese, il potere schiacciante dell'America fece sì che alla fine prevalessero le sue preferenze. Così, sotto il gold exchange standard di Bretton Woods, il dollaro fu ancorato all'oro e le altre valute ancorate al dollaro, il che lo rese la principale forma di liquidità internazionale.

C'era, però, una contraddizione nella visione di Washington. L'unico modo in cui l'America poteva diffondere abbastanza dollari per soddisfare le esigenze di liquidità mondiali, era attraverso disavanzi nelle partite correnti a tempo indeterminato. Mentre l'Europa occidentale ed il Giappone si riprendevano e riconquistavano la competitività, questi deficit crescevano. Data la domanda crescente dell'America — per finanziare l'aumento dei consumi, l'espansione dello stato sociale e l'allargamento del suo potere nel mondo — l'offerta di moneta statunitense presto superò le riserve auree. Sin dagli anni '50 Washington lavorò per convincere o costringere i titolari di dollari stranieri a non scambiare i biglietti verdi con l'oro. Ma l'insolvenza non poteva essere scongiurata a lungo: nell'agosto del 1971 il presidente Nixon sospese la convertibilità dollaro/oro, ponendo fine al gold exchange standard; nel 1973 sparirono anche i tassi di cambio fissi.

Questi eventi sollevarono diversi interrogativi sulla solidità a lungo termine di un ordine monetario basato sul dollaro. Per conservare il loro ruolo di fornitori di liquidità internazionale, gli Stati Uniti avrebbero dovuto continuare ad accumulare disavanzi delle partite correnti. Ma questi deficit stavano andando fuori controllo, poiché l'abbandono di Bretton Woods si intersecò con altri due sviluppi: l'America divenne un importatore netto di petrolio nei primi anni '70; l'affermazione sulla scena mondiale dei membri chiave dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) nel 1973-1974 generò un aumento del 500% del prezzo del petrolio, aggravando la pressione sulla bilancia dei pagamenti statunitense. Con il legame tra il dollaro e l'oro reciso ed i tassi di cambio non più fissi, la prospettiva di un deficit statunitense sempre più grande faceva germogliare preoccupazioni circa il valore di lungo termine del dollaro.

Queste preoccupazioni ebbero risonanza speciale tra i grandi produttori di petrolio. Sin dagli anni '20 il petrolio era prezzato in dollari sui mercati internazionali — ma, per decenni, venne utilizzata anche la sterlina negli acquisti di petrolio transnazionali, anche dopo che il dollaro la sostituì come valuta di riserva mondiale. Fino a quando la sterlina fu ancorata al dollaro e il dollaro era "buono quanto l'oro", il sistema era economicamente sostenibile. Ma dopo che Washington abbandonò la convertibilità dollaro/oro e il mondo passò da tassi di cambio fissi a fluttuanti, emerse la necessità di scegliere una nuova valuta per commerciare il petrolio. Con la fine della convertibilità dollaro/oro, i principali alleati dell'America nel Golfo Persico — lo Scià in Iran, il Kuwait e l'Arabia Saudita — finirono per favorire un cambio nel sistema dei prezzi dell'OPEC: dai prezzi denominati in dollari, alla loro denominazione secondo un paniere di valute.

In questo contesto, molti degli alleati europei dell'America volevano far rivivere l'idea (enunciata da Keynes a Bretton Woods) di fornire liquidità internazionale tramite una valuta emessa dal FMI — i cosiddetti "diritti speciali di prelievo" (DSP). Dopo che l'aumento dei prezzi del petrolio gonfiò i loro conti correnti, l'Arabia Saudita ed altri alleati arabi degli Stati Uniti spinsero affinché l'OPEC iniziasse la fatturazione in DSP. Inoltre guardavano con interesse le proposte europee per riciclare i petrodollari attraverso il FMI, al fine di incoraggiare la sua affermazione come fornitore principale di liquidità internazionale post-Bretton Woods. Ciò avrebbe significato che Washington non avrebbe più potuto continuare a stampare dollari per sostenere l'aumento dei consumi, l'incremento delle spese sociali e l'espansione della sua influenza globale. Per evitare tutto ciò, i politici americani dovettero trovare nuovi modi per incentivare gli stranieri a detenere quelli che ormai erano dollari fiat.



Petrolio ed Egemonia del Dollaro 2.0

A partire dalla metà degli anni '70 le amministrazioni degli Stati Uniti misero a punto due strategie. Una era massimizzare la domanda di dollari come valuta transnazionale. L'altra era invertire le restrizioni di Bretton Woods sui flussi di capitali transnazionali; con la liberalizzazione finanziaria, l'America poteva sfruttare l'ampiezza e la profondità dei suoi mercati dei capitali, e poteva coprire i suoi deficit di bilancio e delle partite correnti attirando capitali stranieri a costi relativamente bassi. Forgiare forti legami tra la vendita di idrocarburi e il dollaro era fondamentale su entrambi i fronti.

Per creare tali legami, Washington convinse i suoi alleati arabi nel Golfo a cedere la gestione della loro sicurezza agli Stati Uniti in cambio di un aiuto finanziario. Oltre ad infrangere le promesse fatte ai partner europei e giapponesi, l'amministrazione Ford spinse clandestinamente l'Arabia Saudita e gli altri produttori arabi a riciclare quantità sostanziali dei loro petrodollari nell'economia statunitense attraverso intermediari privati (in gran parte degli Stati Uniti), piuttosto che attraverso il FMI. L'amministrazione Ford chiese anche il supporto per le finanze tese di Washington, raggiungendo accordi segreti con l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti affinché le loro banche centrali acquistassero grandi quantità di titoli del Tesoro USA al di fuori delle aste normali. Queste disposizioni impedirono al FMI di spodestare gli Stati Uniti come principale fornitore di liquidità internazionale; inoltre contribuirono all'ampliamento dei deficit degli Stati Uniti, spalleggiato dal re-investimento di dollari esteri in America tramite i mercati finanziari privati e gli acquisti di titoli di stato statunitensi.

Pochi anni dopo, l'amministrazione Carter strinse un altro accordo segreto con i sauditi: Riyadh si impegnava ad esercitare la sua influenza in modo da garantire che l'OPEC continuasse a prezzare in dollari il petrolio. Tale impegno risultò fondamentale per ampliare l'egemonia del dollaro come valuta transnazionale nel mercato petrolifero. Col collasso del sistema dei prezzi amministrato dall'OPEC a metà degli anni '80, l'amministrazione Reagan suggerì che le vendite di petrolio transfrontaliere fossero fatturate in dollari. Prezzare il petrolio — e, più tardi, il gas — in dollari garantiva che le vendite di idrocarburi non solo fossero espresse in dollari, ma venissero anche saldate col biglietto verde, generando un costante sostegno alle domanda di dollari in tutto il mondo.

In breve, queste occasioni furono fondamentali nella creazione "dell'egemonia del dollaro 2.0". E sostanzialmente hanno retto finora, nonostante la periodica insoddisfazione araba per la politica mediorientale degli Stati Uniti, ovvero, l'allontanamento degli Stati Uniti da altri produttori del Golfo (l'Iraq di Saddam Hussein e la Repubblica islamica dell'Iran) e l'interesse per il "petro-Euro" nei primi anni 2000. I sauditi, in particolare, hanno difeso vigorosamente la tradizione di un prezzo del petrolio espresso in dollari. Mentre l'Arabia Saudita ed altri importanti produttori petroliferi ora accettano il pagamento in altre valute quando parliamo delle loro esportazioni di petrolio, la quota maggiore delle vendite mondiali di idrocarburi continua ad essere saldata in dollari, perpetuando lo status del dollaro come valuta transnazionale più importante del mondo. L'Arabia Saudita ed altri produttori nel Golfo hanno rispettato la loro parte dell'accordo acquistando grandi partite di armi statunitensi; la maggior parte ha anche agganciato le proprie valute al dollaro — un impegno che gli alti funzionari sauditi descrivono come "strategico". Mentre la quota dei dollari nelle riserve globali è scesa, il riciclaggio dei petrodollari aiuta a mantenerli la valuta di riserva mondiale.



La Sfida della Cina

Eppure la storia e la logica ci avvertono che le pratiche attuali non sono scolpite nella pietra. Infatti l'ascesa del "petroyuan" sta spronando il sistema monetario ad essere meno dollaro-centrico nei mercati internazionali dell'energia.

Mentre la Cina diventata uno dei principali attori sulla scena energetica mondiale, ha anche intrapreso una campagna di internazionalizzare della propria valuta. Una quota crescente del commercio estero della Cina viene espresso e regolato in renminbi; sta crescendo anche l'emissione di strumenti finanziari denominati in renminbi. La Cina sta perseguendo un processo di liberalizzazione dei capitali, essenziale per la piena internazionalizzazione del renminbi; inoltre sta permettendo una maggiore flessibilità ai tassi di cambio dello yuan. La Banca Popolare di Cina (PBOC) ora ha accordi di swap con oltre trenta banche centrali — il che significa che il renminbi già svolge efficacemente il ruolo di valuta di riserva.

I politici cinesi apprezzano i "vantaggi" di cui gode il dollaro; il loro scopo non è quello di rimpiazzarlo col renminbi, ma di posizionare lo yuan a fianco del biglietto verde come valuta transnazionale e di riserva. Oltre ai benefici economici (ad esempio, riduzione dei costi di cambio per le imprese cinesi), Pechino vuole — per motivi strategici — rallentare ulteriormente la crescita delle sue enormi riserve in dollari. La Cina ha visto aumentare la propensione americana a tagliare fuori i paesi dal suo sistema finanziario come strumento di politica estera, e si preoccupa che Washington possa farlo anche con lei; l'internazionalizzazione del renminbi può mitigare tale vulnerabilità. Più in generale, Pechino comprende l'importanza del dollaro per il potere americano; intaccandolo, la Cina può contenere un eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.

Da tempo la Cina ha inserito gli strumenti finanziari nel suo programma per accedere agli idrocarburi stranieri. Ora Pechino vuole che i principali produttori di energia accettino il renminbi come valuta transnazionale — il che include la risoluzione degli acquisti di idrocarburi in renminbi — e lo incorporino nelle riserve delle loro banche centrali. I produttori hanno motivo di essere ricettivi. La Cina, nel futuro prossimo, diventerà il principale mercato incrementale per gli idrocarburi del Golfo Persico e dell'ex-Unione Sovietica. Le aspettative di lungo termine sull'apprezzamento dello yuan facilitano l'accumulo di renminbi in termini di diversificazione del portfolio. E mentre l'America è vista sempre più come una potenza egemone in declino, la Cina viene vista come il suo sostituto per eccellenza. Anche per il Golfo arabo, che per tanto tempo ha fatto affidamento su Washington come suo garante della sicurezza, sarà più conveniente stringere legami con Pechino. Per la Russia i rapporti in deterioramento con gli Stati Uniti spingono una cooperazione con la Cina, contro quello che sia Mosca che Pechino considerano una potenza in declino, ma ancora pericolosamente instabile e nervosa.

Per diversi anni la Cina ha pagato con i renminbi alcune delle sue importazioni di petrolio dall'Iran; nel 2012 la PBOC e la Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti hanno istituito uno swap di valute da $5.5 miliardi, gettando le basi per saldare in renminbi le importazioni di petrolio da Abu Dhabi — un importante ampliamento dell'utilizzo del petroyuan nel Golfo Persico. L'accordo sino-russo da $400 miliardi sul gas che è stato siglato quest'anno, prevede il pagamento in renminbi per gli acquisti cinesi di gas russo; se completato, questo significherebbe un ruolo apprezzabile per il renminbi nelle transazioni relative al gas.

Guardando al futuro, l'uso del renminbi per saldare le vendite internazionali degli idrocarburi aumenterà sicuramente, accelerando il declino dell'influenza americana nelle regioni produttrici di energia. Inoltre, per Washington diventerà più difficile finanziare quelle che la Cina ed altre potenze considerano politiche estere eccessivamente interventiste — una prospettiva su cui la classe politica americana non ha ancora cominciato a riflettere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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ETC SULL’ORO

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Ci sono 20 etc sui metalli preziosi: 9 sono sull'oro, 5 sull'argento, 3 sul platino, 2 sul palladio e 1 basket.

Abbiamo già analizzato quelli sull'argento (http://petsalvatore.blogspot.it/2014/09/etc-sullargento.html).

Considerato che noi non ci occupiamo degli etf basket, perché preferiamo lavorare sulle singole materie prime, proseguiamo con l'analizzare quelli sull'oro.

Sono i seguenti:
- db physical gold etc (eur): ricalca il prezzo spot dell'oro, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo di poco meno di trecento ad un massimo di circa 300;
- db physical gold euro hedged: ricalca il prezzo spot dell'oro con copertura del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo da oltre 400 ad un massimo di poco meno di 800;
- etfs eur daily hedged gold: ricalca il prezzo spot dell'oro con copertura parziale del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da 2 a 28;
- etfs eur daily hedged physical gold: ricalca il prezzo spot dell'oro con copertura del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da oltre 50 a oltre 150;
- etfs physical gold: ricalca il prezzo spot dell'oro, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo di oltre 1000 a più di 2500;
- etfs gold: ricalca il prezzo del future sull'oro negoziato presso il Comex, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da poco più di 200 a oltre 600;
- etfs gold bullion securities: ricalca il prezzo spot dell'oro, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da oltre 600 ad oltre 1000;
- etfs physical swiss gold: ricalca il prezzo spot dell'oro con oro fisico messo nel caveau di Zurigo, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da circa 30 a circa 60;
- lyxor etn gold: replica l'andamento dell'oncia troy, la valuta è l'euro, non distribuisce dividenti, gli scambi mensili dell'ultimo sono stati da circa 70 a poco meno di 200.

Come scritto sul nostro sito (http://petsalvatore.altervista.org/oro.html) consigliamo di cominciare ad accumulare oro e di preferire gli etf fisici con copertura del rischio cambio.

da Finanza di Petsalvatore

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di Gary North


Questo mese, in Canada, una campagna sta sfidando la versione del governo sul 9/11. Sono a favore di questa iniziativa, sia professionalmente come storico sia come severo scrutinatore delle posizioni ufficiali del governo.

Ecco un breve video su questa campagna.





Si tratta di un video dall'aspetto professionale. Può funzionare. Un sacco di persone possono essere coinvolte. Ma meno di 4,000 l'hanno visto.

Il gruppo vuole svolgere un'opera divulgativa. Sono totalmente a favore di opere divulgative sul 9/11. Questo potrebbe essere un appiglio per spronare opere divulgative su altre questioni. Le persone che finalmente capiscono come siano state manipolate dai manipolatori nel governo degli Stati Uniti, diventeranno probabilmente più inclini ad accettare il messaggio che gli inganni partono da molto lontano.

Il video si concentra sul Canada. Può funzionare. Rispetto ai loro cugini americani, i canadesi sono più propensi a pensare che il governo americano sia disposto a mentire. Comunque, questa è la mia ipotesi.

Ma la domanda che mi viene in mente è questa: "Chi sta mettendo i soldi per questa campagna?" E successivamente: "Perché?"

Sono un grande credente nella ricerca della verità storica. Credo anche che quasi nessuno si sia impegnato in tale ricerca, e la maggior parte di quelli che l'hanno fatto non aveva molto denaro.

Quando abbiamo a che fare con la versione del governo, fatevi sempre questa domanda: "Chi sta coprendo?" Ma non dimenticate quest'altra: "Chi paga per scoprirlo?" E questa: "Perché?"



DIVULGARE

Fatto: non serve divulgare qualcosa se non avete un programma molto esplicito e ben focalizzato per mobilitare le persone. La campagna di marketing deve essere un'estensione del piano di mobilitazione. Deve rafforzare questo piano. Deve ignorare tutto ciò che non è un aspetto di questo piano.

Abbiamo risorse limitate. È molto facile sprecarle. Questo è il motivo per cui è necessaria una campagna di marketing: risparmiare risorse. Bisogna avere un obiettivo specifico per le spese. Bisogna avere indicatori di successo. Bisogna avere una rapida comunicazione delle spese. Bisogna avere un modo per generare denaro dalla campagna in modo che non debba essercene un'altra.

Fino a quando tutto questo non sarà a posto, e testato su scala limitata e statisticamente rappresentativa, il denaro sparirà.

Potremmo chiamarlo direct marketing. Eppure solo poche persone riescono a comprenderlo, e meno ancora si impongono di seguire questa procedura.

Le persone che salgono a bordo di progetti "divulgativi" lo fanno per molte ragioni. Non esiste un modello universale per aderire ad una causa. E' troppo costoso ideare una campagna di reclutamento separata da ciascuna di queste motivazioni. Il budget è troppo piccolo. I mercati sono troppo diversificati. Le motivazioni personali sono troppo varie.

Anche coloro che promuovono la versione ufficiale hanno molteplici motivazioni. Ma hanno un enorme vantaggio: i soldi del governo, il potere del governo ed i media mainstream, che temono il potere del governo e vogliono i suoi soldi.

Molte persone non hanno il tempo di ripensare a tutte le posizioni del governo. Anche se si tratta di grandi posizioni, le persone non hanno il tempo di ripensarci nel dettaglio. Percepiscono il costo personale di tali indagini. Semmai capissero che sono stati ingannati deliberatamente, potrebbero perdere la fiducia nel governo. Questo equivale ad abbandonare quella religione che avete coltivato sin dalla vostra giovinezza. I costi sono alti. Più si è anziani, più capitale emotivo è stato investito in questo "mercato". Abbandonare la fede nella linea ufficiale significa ammettere di essere già caduti preda di un grande inganno. Significa fare la figura degli scemi. Eravate un "capro espiatorio", come potremmo definire Lee Harvey Oswald.

Un vecchio adagio recita: "Non si può cambiare solo una cosa." Quando si abbandona la fiducia nelle spiegazioni ufficiali del governo, allora vi sentite come se doveste offrirne uno migliore. Questo apre un enorme vaso di Pandora. Questo vi farà seguire le orme del bianconiglio. Poi vi farà scendere a fondo nella sua tana. Diverrete come Alice. Potreste entrare nel paese delle meraviglie. Potreste non uscirne più.



PERDITA DI FIDUCIA

La mia perdita di fiducia nelle versioni ufficiali della storia americana, è iniziata nell'autunno del 1958. Scrissi una tesina sull'attacco giapponese a Pearl Harbor. Raggiunsi una conclusione: non solo nella prima settimana del dicembre 1941 il presidente Roosevelt sapeva dell'imminenza di un attacco, per un anno aveva autorizzato politiche che secondo lui avrebbero provocato un attacco del genere. Il ministro della guerra Henry L. Stimson parlò per Roosevelt quando nel 25 novembre 1941 scrisse questa voce nel suo diario: "La domanda era come avremmo dovuto manovrarli [i giapponesi] affinché sparassero il primo colpo. . . ."

Nel 1958 non sapevo che era stato ministro della guerra sotto Taft, segretario di stato sotto Hoover e successivamente conosciuto come "presidente dell'establishment americano". Ero giovane e ingenuo nel 1958. Non sono più giovane. Confido di non essere nemmeno ingenuo . . . non sul governo degli Stati Uniti comunque.

Questa settimana ho letto un altro libro che pretende di spiegare il perché i giapponesi attaccarono Pearl Harbor: Operation Snow (2012). Incolpa Stalin e Harry Dexter White. Non si avvicina nemmeno a dimostrare la sua tesi. L'autore dice esplicitamente che il presidente Roosevelt non sapeva nulla di quello che stava per accadere a Pearl Harbor, che non pungolo' in alcun modo i giapponesi affinché attaccassero la flotta. Quindi, sostiene il libro, Harry Elmer Barnes aveva torto (Prefazione, p. xx). Questo libro è stato pubblicato dalla Henry Regnery Company, il cui fondatore ha pubblicato il resoconto più dettagliato sulle manipolazioni dietro le quinte di Roosevelt: Back Door to War: The Roosevelt Foreign Policy, 1933-1941 (1952) di Charles C. Tansill, che nel 1952 era uno dei due o tre storici americani più illustri in fatto di politica estera americana. Non compare nella bibliografia di Operation Snow. Né in quella di President Roosevelt and the Coming of the War (Yale University Press, 1948) di Charles Beard. Operation Snow non ha alcuna nota a pié pagina. Eppure la Regnery l'ha pubblicato.

Questo è ciò che accade ad ogni movimento che si dedica a respingere la posizione ufficiale del governo. I dilettanti poco qualificati ottengono uno sbocco per le loro teorie raffazzonate. Lo stesso vale per gli squinternati totali. Allora gli scettici devono spendere più tempo e denaro per cercare di mantenere in carreggiata il movimento.

Problema: non esiste solo una carreggiata. Per il governo sì, ma non per gli scettici.

Questo è il motivo per cui ci sono più libri sull'assassinio di Kennedy di quelli su qualsiasi altro evento della storia moderna: troppe tracce. Il governo ha una sola traccia: la relazione della Commissione Warren.

Al centro di ogni movimento revisionista ci deve essere un presupposto fondamentale: "Le versioni del governo sugli eventi storici nazionali sono vere fino a prova contraria."

Il movimento revisionista è infatti un movimento di resistenza. E' quello su cui poggia l'onere della prova, almeno nella mente della maggior parte dei cittadini. Deve quindi iniziare la sua ricerca raccogliendo prove schiaccianti riguardo un singolo fatto centrale. Deve dimostrare che tutto quello che il governo ed i media mainstream hanno promosso, non esiste. Sono questi i semi iniziali del dubbio: piantateli, irrigateli, nutriteli e poi aspettate che germoglino per raccogliere altri semi.

Problema: non appena uno scettico di primo piano nel campo dei revisionisti offre una teoria di ciò che è accaduto, viene aperto il vaso di Pandora. Ciò inizierà quasi immediatamente. Può anche dare slancio al movimento revisionista.

Quando si identifica ciò che non poteva essere successo, si mette in dubbio la versione del governo. Si puo' anche mettere un cartello di "Deviazione" sul sentiero del bianconiglio.

Nel caso del 9/11, gli scettici dovrebbero iniziare dal luogo dello schianto del volo United Airlines 93 a Shanksville, Pennsylvania. Non c'erano detriti. Conclusione: non era il luogo dello schianto. Qualunque cosa sia successa all'aereo, non è finito nel sito ufficiale dello schianto.

Il decollo dello scetticismo dovrebbe iniziare laddove non ci può essere un contro-argomento -- preferibilmente un argomento basato sulla fisica o sull'ingegneria. Iniziare dove il rapporto ufficiale non offre alcuna prova. Iniziare dove c'è un silenzio auto-imposto accompagnato da una ridicolizzazione delle teorie cospirazioniste.

Questo sarà sufficiente a sollevare seri dubbi.

Non appena i ricercatori di Shanksville riescono a far trapelare questa storia e la difendono in modi diversi -- video, articoli, libri -- si può andare avanti e parlare dell'Edificio 7.

Nel frattempo, gli specialisti dell'Edificio 7 costruiscono la loro tesi. "Perché questa sembra una demolizione controllata?"

Intanto ci sono anche gli scettici sull'incidente del Pentagono che fanno il loro lavoro. "Cosa ha colpito veramente il Pentagono?"

Tutti loro dovrebbero continuare a chiedere questo: "Perché non ci hanno mai fatto sentire le registrazioni delle "scatole nere" -- che in realtà sono arancioni -- le quali tengono traccia dei dati di volo che precedono un incidente?" Buio assoluto da parte del governo.

"Ce ne sono quattro di quelle dannate cose."

Se l'obiettivo è quello di sollevare seri dubbi sulla versione del governo, questo approccio avrà successo. D'altra parte, se l'obiettivo è quello di spiegare i quattro incidenti aerei mediante una narrazione coerente, ci vorrà una vita e non ci sarà concordanza. La narrazione verrà sopraffatta dal rumore. La complessità irriducibile della storia farà affondare un resoconto che ha note sufficienti da fonti sufficientemente affidabili.

Per chi è alla ricerca di una teoria su quello che è accaduto il 9/11, questo è un buon punto di partenza: http://www.garynorth.com/public/12227.cfm



CONCLUSIONE

La conclusione del teorema di Gödel si applica anche alla storiografia. E' impossibile che gli esseri umani possano proporre un unico resoconto (coerente ed al contempo completo) su un qualsiasi evento basandosi solamente sulla propria evidenza limitata. Più informazioni abbiamo, meno consistenza avrà il nostro resoconto.

Ciò vale anche per la versione ufficiale. Quindi cerchiamo di concentrare le nostre risorse limitate per persuadere le persone intelligenti: il governo non sta dicendo la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità.

Poi procederemo al passo successivo: "Il governo sta mentendo."

Poi seguiremo la confessione, seguiremo il denaro e seguiremo le organizzazioni coinvolte nella versione ufficiale del governo. Poniamoci questa domanda economica: "Chi vince? Chi perde?" Poi passiamo a quella politica: "Chi? Per chi?" Questa era la domanda di Lenin, un maestro di domande simili.

Poi poniamo la domanda che pose Lenin, rubandola a Cherneshevsky: "Che cosa si deve fare?"

Non si può giungere alla verità, tutta la verità e nient'altro che la verità. Nemmeno il governo può. Ma potete scommettere che non ci proverà nemmeno. Mostrate come e perché il governo sta mentendo. Mostrate che la menzogna fa parte del programma del governo. Questo dovrebbe essere abbastanza per chiunque.

Sarà sicuramente abbastanza per me.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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LE NAUFRAGE….

12 Commenti
Tweet Croissance, déficit, dette…. Titola così stamattina Le Figaro, quotidiano francese (http://www.lefigaro.fr/). Ed erano sulla stessa frequenza anche altri quotidiani francesi, a partire da Le Monde. La repubblika dei Galli, confinante con la più nota repubblika delle banane, è sommersa di disoccupazione, miseria, e debito pubblico e tasse, Ma che novità !! Il sistema del welfare a tutti i costi, del consenso elettorale ad ogni costo, e della spesa pubblica… Leggi il Resto
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Sulla base di quanto scritto sul nostro sito (http://petsalvatore.altervista.org/argento.html) e al post precedente (http://petsalvatore.blogspot.it/2014/09/etc-sullargento.html) abbiamo deciso di acquistare 107 etc etfs eur daily hedged physical gold (JE00B8DFY052) al prezzo di 9,32€.

Abbiamo  investito i 2/3 di quanto abbiamo intenzione di investire sull'argento.

da Finanza di Petsalvatore

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Ci sono 20 etc sui metalli preziosi: 9 sono sull'oro, 5 sull'argento, 3 sul platino, 2 sul palladio e 1 basket.

Considerato che noi non ci occupiamo degli etf basket, perché preferiamo lavorare sulle singole materie prime, cominciamo con l'analizzare quelli sull'argento.

Sono i seguenti:
- db physical silver etc (eur): ricalca il prezzo spot dell'argento, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo di circa 10 ad un massimo di oltre 60;
- db physical silver euro hedged: ricalca il prezzo spot dell'argento con copertura del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo da poco meno 50 ad un massimo di oltre 150;
- etfs eur daily hedeged silver: ricalca il prezzo spot dell'argento con copertura parziale del rischio di cambio eur/usd, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da 0 a 10;
- etfs physical silver: ricalca il prezzo spot dell'argento, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da un minimo di poco meno di 200 a più di 1000;
- etfs silver: ricalca il prezzo del future sull'argento negoziato presso il Comex, la valuta di negoziazione è l'euro, non distribuisce dividendi, nell'ultimo anno ha avuto scambi mensile da poco più di 50 a oltre 200;

Come scritto sul nostro sito (http://petsalvatore.altervista.org/argento.html) consigliamo di cominciare ad accumulare argento e di preferire gli etf fisici con copertura del rischio cambio.


da Finanza di Petsalvatore

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di David Stockman


All'inizio di questa settimana Bloomberg ha pubblicato un grafico sulla crescita reale della retribuzione oraria nei primi 60 mesi di ogni ciclo sin dal 1949. Il guadagno medio in 11 cicli è stato del 9% e la cifra più grande è stata del 19% mezzo secolo fa.

Dopo 60 mesi di ZIRP e QE sin da quando è ufficialmente finita la Grande Recessione nel giugno 2009, otteniamo un quadro molto diverso: i salari reali sono aumentati di appena lo 0.5%, e nel grande schema delle cose è semplicemente un arrotondamento.




Sicuramente il grafico qui sopra rappresenta anche la prova che la massiccia stampa di denaro non funziona. Dopo tutto, il Politburo monetario afferma che serva a reflazionare salari, posti di lavoro e redditi. Infatti, la FED ha manifestato noncuranza per le enormi bolle nel sistema finanziario, e per sei anni consecutivi ha mantenuto i tassi del mercato monetario inesorabilmente a zero sostenendo come non avesse ancora finito di "stimolare" il mercato del lavoro.

Allora perché questo esperimento fallimentare e pericoloso continua senza sosta — come la Yellen confermerà a Jackson Hole? Evidentemente è irresistibilmente comodo sia per Wall Street che per Washington. Il primo gode di un carry trade favoloso grazie alla ZIRP ed a Greenspan/Bernanke/Yellen; il secondo gode della carta "esci di prigione" grazie alla massiccia repressione dei tassi di interesse da parte della FED. Infatti, con il debito pubblico a $17.7 bilioni, la riduzione fraudolenta (intrinseca a tassi di interesse ultra bassi) del ripagamento del debito ammonta a $500 miliardi l'anno (in crescita).

Detto in modo diverso, mentre Wall Street dovrebbe agire con la massima cautela, vi è in realtà un'esuberanza irrazionale oltre la più fervida immaginazione. E mentre ci dovrebbe essere nervosismo a Washington a causa dell'accumulo di altri $15 bilioni di debito nel prossimo decennio (sotto uno "scenario non-roseo"), c'è compiacimento assoluto ed universale.

Il male della pianificazione centrale monetaria, naturalmente, lo possiamo individuare in quello che sta accadendo: distorce drasticamente i segnali di prezzo e, quindi, semina i semi di shock finanziari correttivi e diffonde disordine economico. Ma c'è qualcos'altro, e di peggio. Vale a dire, la dipendenza dalla stampa di denaro e dal debito è diventata così profondamente radicata a Wall Street ed a Washington, che la propaganda mainstream ha perso ogni parvenza di prospettiva storica e giudizio realistico sul percorso suicida su cui è diretto l'attuale sistema.

Per esempio, non viene riconosciuta la portata monumentale dell'espansione monetaria e dell'accrescimento del debito sin dall'inizio del XXI secolo, e si presume che sia solo una caratteristica permanente e sostenibile del panorama finanziario. E tale cecità potrebbe anche essere comprensibile se fosse stata accompagnata da un insolito aumento della prosperità. In realtà, le metriche fondamentali della prosperità — crescita reale del PIL, occupazione dei capifamiglia, investimenti in beni produttivi e redditi reali delle famiglie — sono andate tutte nella direzione opposta, dopo essere scese drasticamente al di sotto di tutte le medie storiche.

I grafici qui sotto sono tutti connessi. La crescita del PIL in termini reali nel corso degli ultimi 14 anni è stata in media solo dell'1.8% — appena la metà del tasso medio durante i precedenti 50 anni. Allo stesso modo, i lavori dei capifamiglia sono ancora del 5% al di sotto dei livelli di inizio secolo; l'investimento netto reale in impianti e macchinari è del 20% al di sotto dei suoi livelli alla fine degli anni '90; ed il reddito reale medio delle famiglie è diminuito del 5%.







La giustapposizione di queste tendenze funeste con le metriche del debito e del denaro, non ha bisogno di ulteriori elaborazioni. Se prendere in prestito e stampare denaro fosse il modo per arrivare alla prosperità, i grafici qui sotto sarebbero le nostre cartine tornasole. Sin dalla fine del secolo precedente, il bilancio della FED si è ampliato del 10x; il debito totale nel mercato del credito è aumentato a $30 bilioni; e il debito federale è salito del 3x.






Eppure queste giustapposizioni si perdono nel marasma propagandistico dei media mainstream. I dati "in entrata" vengono torturati e razionalizzati per dimostrare che un paio di dosi di denaro e di debito in più risolveranno la situazione. Di conseguenza, il modello ed i segnali vengono oscurati in mezzo al rumore.

Forse è utile considerare un caso più avanzato di questa follia keynesiana. Prendiamo in considerazione l'Italia. Nonostante tutte le isterie circa il fatto che la BCE non abbia implementato un QE a tutti gli effetti, non vi può essere alcun dubbio che il denaro ed il debito in Europa siano fluiti liberamente sin dalla fine degli anni '90 e dal lancio ufficiale dell'Euro. E come si poteva prevedere, un carry trade meno costoso sul debito pubblico non ha aiutato l'Italia a superare la sua propensione verso un debito pubblico fuori misura.




Come mostrato di seguito, il debito pubblico in Italia è attualmente pari al 135% del PIL, cifra che rappresenta un fardello maggiore di $500 miliardi solo dal 2000, quando il debito pubblico ha superato per la prima volta la soglia del 100% del PIL.




Inutile dire che negli ultimi 14 anni il massiccio stimolo fiscale ed i tassi di interesse ultra-bassi della BCE, non hanno prodotto la crescita e la prosperità promessa. In realtà, la macroeconomia in Italia è precipitata in un declino secolare scioccante. I consumi reali delle famiglie, per esempio, hanno ormai ripercorso tutta la strada fino ai livelli del 1998.




Lo stesso schema lo ritroviamo nelle tendenze del PIL complessivo dell'Italia — la cui base imperfetta considera la spesa pubblica come parte della "crescita". Sin dal 2005, il PIL in Italia ha fatto registrare performance più negative che positive. Di conseguenza, il livello effettivo del PIL reale è ormai decaduto ai livelli raggiunti 14 anni fa.





Secondo una prospettiva storica più ampia, ed azzerando il rumore di breve termine, la media mobile della crescita decennale del PIL reale italiano ci dice come stanno veramente le cose. Dopo 14 anni di espansione del debito senza precedenti e di finanziamenti allegri della BCE, la crescita del PIL in Italia è precipitata dal 4% al -0.5% secondo l'osservazione più recente. Eppure non c'è mai stato nemmeno un accenno nel copione keynesiano che ritenesse possibile una contrazione secolare di questa grandezza.




Aggiungeteci anche i dati demografici negativi in Italia, ed otterrete una trappola del debito che non lascia scampo. Se George W. Bush fosse stato un economista, avrebbe esclamato: "Questa bagnarola non reggerà molto a lungo".




Tra un decennio o due i dati demografici della forza lavoro saranno così anche negli USA, e forse per allora avrete capito dove ci hanno condotto i nostri politici e le stampanti monetarie keynesiane. E no, la destinazione non è la terra della prosperità permanente propagandata dai media mainstream.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Abbiamo acquistato 6 etf al prezzo di 141,21€ Db X-trackers austral II ssa bonds ucits etf ISIN LU0494592974

In questo post l'analisi dell'etf e di quelli simili: http://petsalvatore.blogspot.it/2014/03/etf-non-euro.html.

Quindi, attenzione, a non superare il 5% del vostro patrimonio da investire con questo titolo, perchè molto poco liquido e il AUD non è in un bel periodo.



da Finanza di Petsalvatore

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Dalla legge di Parkinson sappiamo che la burocrazia statale è un blob che si espande indefinitamente fino a sommergere e soffocare la società. Il suo interesse è il breve termine; è in questo lasso di tempo che agisce garantendosi privilegi e potere. Ciò che stiamo passando oggi non è altro che il risultato di decisioni sballate prese anni fa. Ai burocrati conviene ignorare le conseguenze di lungo termine, non ricoprirebbero il loro loro ruolo se ci tenessero o se ne preoccupassero. Questo discorso possiamo traslarlo benissimo al dibattito attuale su un probabile QE nella zona euro per pungolare adeguatamente l'economia in rallentamento. Spronare la domanda aggregata, si dice, farà ripartire investimenti e consumi; ma come è possibile che gonfiare oltremodo il bilancio della banca centrale con asset di dubbia qualità possa rilanciare il perseguimento di investimenti produttivi? Anche se la BCE iniziasse a tutti gli effetti un giro di QE, ciò non porterebbe altro che ad un'allocazione errata di risorse, ulteriori errori imprenditoriali e bolle negli asset. In un certo senso, quello che è stato raggiunto negli USA (abbassamento storico dei rendimenti obbligazionari statali), è stato anche raggiunto in Europa grazie ai mercati e alle banche commerciali (spalleggiate dalla BCE). Quale è stato il risultato? Stagnazione peggiore. I problemi sono ancora tutti lì: i bilanci delle attività improduttive sono un disastro, le attività commerciali sono strozzate dal fisco, l'indebitamento privato non ha subito un deleveraging, spesa pubblica e tasse continuano a salire, ecc. Si è comprato solo tempo, ed il QE in Europa (qualora implementato) non farà altro che guadagnare solo altro tempo in attesa di miracoli che non arriveranno. Il cappio al collo della pianificazione centrale si fa sempre più stretto, perché soffocando l'economia in generale non fa altro che soffocare se stessa. E' una questione di tempo prima che imploda.
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di Detlev Schlichter


I dati non hanno portato con sé nessuna sorpresa e nemmeno le risposte dei commentatori. Dopo una serie di relazioni deboli arrivate dalla Germania negli ultimi mesi, i dati relativi al PIL della zona Euro pubblicati la scorsa settimana hanno confermato che nel secondo trimestre l'economia ha rallentato. Com'era prevedibile, questo ha portato a nuove richieste di intervento della BCE. “Europe now needs full-blown QE” ha diagnosticato l'editorialista del Financial Times, e sulla prima pagina il giornale ha citato Richard Barwell, economista europeo della Royal Bank of Scotland: "E' tempo che la BCE prenda il controllo e faccia quello che deve fare, invece di sfornare misure deboli come quelle presentate nel mese di giugno."

Mi chiedo se la richiesta di maggiori "stimoli" sia ora semplicemente una reazione impulsiva, meri riflessi pavloviani imbevuti di cinque anni di implacabile allentamento monetario. Questi economisti ed editorialisti hanno pensato realmente a cosa possono condurre i loro suggerimenti? Se sì, perché pensano che i mali europei verranno curati dal denaro facile e dal credito a basso costo? Pompare sempre più soldi freschi di stampa nel sistema bancario rappresenta davvero la risposta ad ogni problema economico? Il QE è stato un successo laddove è stato implementato?

Il fatto è che negli anni il denaro è fluito in dosi maggiori. Certo, le banche commerciali non hanno ceduto nel concedere nuovo credito, ma ciò non sorprende dato che si stanno ancora leccando le ferite del 2008. La "valutazione della qualità degli asset" ed una regolamentazione più severa stanno facendo la loro parte, e se queste misure sono necessarie per rendere più sicura la finanza, come affermano i relativi sostenitori, allora il loro abbandono per il bene di una rapida ripresa del PIL -- e di breve durata -- non sembra consigliabile. Il fatto è che i creditori sono riluttanti a concedere prestiti ed i mutuatari sono riluttanti a prendere in prestito, ed entrambe le figure hanno buone ragioni per la loro riluttanza.

Pensiamo davvero che le aziende italiane, francesi e tedesche abbiano cassetti pieni di progetti di investimento interessanti che verrebbero messi in cantiere immediatamente se solo i tassi fossero più bassi? Penso che qualunque progetto di investimento di Siemens, BMW, Total e Fiat sarebbe già stato realizzato, dato il panorama economico allettante fornito dal denaro facile. Questa droga monetaria ha un rendimento marginale in rapida diminuzione.



Prospettiva Globale

Nella maggior parte delle principali economie, i tassi sono vicini allo zero da più di cinque anni e sono state adottate varie misure di stimolo aggiuntive, tra cui alcune da parte della BCE che non sono state un QE a titolo definitivo. Eppure l'economia globale è poco frizzante. I sostenitori dell'attivismo della banca centrale punteranno agli Stati Uniti ed al Regno Unito. Di recente la crescita in questi paesi è stata più forte e molti si aspettano un aumento dei tassi di interesse in un futuro non troppo lontano. Eppure anche se prendiamo gli ultimi dati trimestrali sul PIL degli Stati Uniti, l'attuale ripresa, iniziata nel 2009, è ancora la più lenta sin dalla Seconda Guerra Mondiale. La FED non ha ancora finito con il suo programma di acquisto di bond, dissolvendolo molto lentamente e con attenzione, temendo che l'economia, o in ogni caso i mercati finanziari, potessero imbizzarrirsi in un ambiente più "normale" (se qualcuno sa ancora cosa sia). Vedremo quanto mordente è rimasto nell'economia una volta che lo stimolo verrà rimosso completamente ed i tassi di interesse cominceranno a salire -- se questo accadrà mai.

Poi c'è il Giappone. Sotto la guida di Abe e Kuroda, è fermamente impegnato in un QE al quadrato ricoprendo il ruolo di protagonista nel movimento "crescita attraverso la stampa di denaro". Nel secondo trimestre l'economia si è contratta di un incredibile 6.8% annualizzato, imitando quelle prestazioni registrate quando il Giappone venne investito da uno tsunami nel 2011. Questa volta la contrazione economica sembra che sia stata guidata principalmente da un aumento delle imposte sulle vendite (credo che i governi debbano tenere sotto controllo il loro deficit, soprattutto quando parliamo di Giappone), le quali avevano inizialmente generato un primo trimestre forte, in quanto i consumatori si sono dati al consumo sfrenato in previsione dell'aumento fiscale. Ora è tempo di pagare. Eppure, guardando attraverso i due trimestri, il Wall Street Journal parla di "lenta ripresa del Giappone, nonostante un pesante stimolo".



Altrove il Dibattito E' Andato Oltre

Nei paesi anglosassoni il dibattito circa gli effetti collaterali dell'allentamento monetario sembra intensificarsi. La scorsa settimana Martin Feldstein e Robert Rubin, in un editoriale per il Wall Street Journal, hanno avvertito dei rischi per la stabilità finanziaria dovuti alla politica di stimolo della FED, la quale punta verso valori alti degli asset ed una minimizzazione dei premi al rischio, sottolineando che è stato chiesto troppo alla politica monetaria. Paul Singer, fondatore dell'hedge fund Elliott Management e nemesi di Cristina Fernandez de Kirchner, ha affermato che la politica monetaria ultra allentata ha fallito e che invece sono necessarie riforme strutturali ed un contesto normativo più favorevole alle imprese. Tutto questo prima ancora di prendere in considerazione la mia posizione (quella propugnata dalla scuola austriaca), secondo cui ogni forma di stimolo monetario è in ultima analisi distruttiva perché (al meglio) può comprare un po' di crescita di breve termine al prezzo di distorcere i mercati dei capitali e seminare i semi di una correzione futura. Nessuno stimolo monetario può mai portare ad una crescita duratura.

Niente di tutto questo sembra turbare gli appassionati dell'interventismo monetario in Europa. Quando i dati deludono, la risposta inevitabile è quella di chiedere alla BCE di stampare più soldi.

I critici della BCE hanno ragione quando affermano che la BCE di recente è stata meno accomodante rispetto ad alcuni dei suoi cugini, vale a dire la FED e la Banca del Giappone. L'economia della zona euro sta di fronte a noi senza molto trucco monetario. Se non ci piace quello che vediamo, allora la colpa dovrebbe andare alla politica inefficace dell'élite europea, al presidente socialista francese Hollande, alle politiche fiscali anti-ricchi ed alla burocrazia statale fuori controllo che paralizza il paese; alla Merkel, che non solo non è riuscita ad emanare un unico programma di riforme pro-crescita da quando è diventata cancelliere della Germania (per quanto tempo il paese può fare affidamento sulle riforme di Schroeder del 2002?), ma ora abbraccia la politica di un salario minimo nazionale ed un'età pensionabile al di sotto dei 63 anni, posizioni che in precedenza aveva contestato; al boy scout Renzi, che parla parla, ma finora non è riuscito a concludere nulla. Ma poi l'ironia della sorte vuole che saltino fuori affermazioni come: "In democrazia il popolo riesce a mettere in riga i propri governanti." Gli impedimenti strutturali europei alla crescita spesso sembrano godere di grande sostegno pubblico.

Richiedere condizioni monetarie ancora più allentate e credito a buon mercato è il segno di una bancarotta intellettuale e d'incompetenza politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Abbiamo acquistato 360 Enel Green Power al prezzo di 2,106€.

Vogliamo essere fiduciosi sulle energie alternative e abbiamo scelto l'azienda più grossa. Se non lo siamo noi....

L'abbiamo scelta pechè ha una buona analisi tecnica, anche se il p/e è troppo alto per i nostri gusti.

Visto l'esiguità dell'acquisto, potremmo sempre mediare con uno nuovo.

da Finanza di Petsalvatore

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Sebbene quella di oggi possa sembrare una pubblicazione "anomala", ritengo sia pertinente con gli argomenti di discussione che spesso snoccioliamo su queste pagine. Ultimamente la cronaca nera ha fatto da padrona negli organi di informazione mainstream, andando a portare sulla bocca dell'opinione pubblica i classici "mostri della porta accanto". La peculiarità dell'efferatezza con cui vengono compiuti determinati gesti violenti, però, tende ad essere sminuita da moventi avulsi da una logica razionale (o di quello che ne rimane, comunque). Magicamente la persona giustifica le proprie azioni chiamando in causa entità soprannaturali attraverso le quali vorrebbe giustitifcare il proprio gesto. Da cosa deriva questa mancanza di responsabilità? Pensateci, nella società moderna lo stato tende a dirci praticamente quasi tutto quello che bisogna o non bisogna fare: "Noi sappiamo meglio ciò che è bene per voi, abbiamo anche pistole e distintivi, quindi se ci tenete al vostro bene farete quello che diciamo noi." Pretende di sostituirsi alla scelte degli individui riguardo i loro gusti: sesso, cibo, bevande, sicurezza, ecc. Lo stesso vale per la professione psichiatrica e l'industria del farmaco. Dietro la psichiatria si estende un vasto apparato burocratico che prolifera grazie all'influenza dello stato, il quale, come in tutte le cose, cerca di sfruttare qualsiasi mezzo per ingabbiare l'individuo in una prigione di prevedibilità.
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da Taki's Magazine


Sembrava tutto così intenzionale.

Secondo i documenti del tribunale, il 31 maggio due ragazzine di dodici anni del Wisconsin hanno condotto una compagna di classe nel bosco e l'hanno accoltellata 19 volte, lasciandola morire. Sotto interrogatorio della polizia, le due hanno dichiarato che era da mesi che volevano ucciderla.

La polizia dice che le due ragazze avevano originariamente complottato per uccidere la loro vittima durante un pigiama party. Il loro piano prevedeva di tenerle la bocca chiusa, accoltellarla al collo e mettere le coperte sopra il suo corpo per dare l'apparenza che stesse dormendo. Invece hanno cambiato piano decidendo di ucciderla il giorno dopo nel bagno di un parco pubblico. Quando una delle colpevoli è andata nel panico, le ragazze hanno nuovamente modificato i loro piani e hanno portato la loro vittima nel bosco per giocare a nascondino.

Secondo la testimonianza della dodicenne Anissa Weier (che si è auto-incriminata), dopo aver accoltellato la ragazzina le ha detto di sdraiarsi a terra e di rimanere tranquilla, dimodoché avrebbe perso meno sangue mentre lei e la sua complice sarebbero andate a chiedere aiuto. La Weier ha detto alla polizia che non aveva intenzione di cercare aiuto, voleva solo che la vittima smettesse di urlare così da non richiamare l'attenzione sulla scena del crimine.

"La parte cattiva di me voleva che morisse, la parte buona di me voleva che vivesse", avrebbe detto la Weier alla polizia. La sua presunta complice, Morgan E. Geyser, ha detto: "Non provo rimorso."

Le ragazzine hanno anche detto alle autorità di aver commesso il reato per placare Slender Man, un uomo alto, magro e senza volto facente parte dell'immaginario horror, il quale ha la capacità di far spuntare lunghi viticci dalle sue mani e dalla schiena. Sono diventate ossessionate da Slender Man dopo aver visionato il sito Creepypasta Wiki. Secondo le due dodicenni, questo essere risiedeva in un palazzo del Wisconsin e sarebbero andate a vivere con lui dopo avergli offerto questo sacrificio di sangue.

I vicini di casa delle ragazze erano stupefatti, sostenendo come fossero delle "brave ragazze" provenienti da famiglie "normali e benestanti". Le due sono state accusate di omicidio volontario e rischiano fino a 60 anni di carcere se condannate.

Data la pianificazione elaborata, anch'io dubito che la tenera età delle ragazze le assolva dalle loro cattive intenzioni. I bambini sono molto più intelligenti degli adulti quando si parla di apprendere le cose. La maggior parte degli adulti sembra dimenticare di essere bambini. Forse fa parte della degenerazione del cervello e di una minore responsabilità che arriva con l'età adulta.

Ma ciò non fermerà mai un avvocato dal cercare una buona scusa. "Hanno solo 12 anni e hanno problemi di salute mentale", ha detto Anthony Cotton, uno degli avvocati della difesa delle ragazze. "Non c'è alcun dubbio che abbiano bisogno di cure."

Ogni volta che qualcuno dice che non c'è "alcun dubbio" circa un determinato problema, il mio primo istinto è quello di metterlo in discussione. E l'idea stessa di "malattia mentale" puzza di stronzata, secondo me. Mi ricorda altre falsità come l'idea che la violenza sessuale non abbia nulla a che fare col sesso, che la razza non esista ma il razzismo è ovunque, e che l'alcolismo è una malattia piuttosto che un difetto del carattere.

L'idea stessa della "malattia mentale" è schizoide. Ciò implica che la "malattia" sia in qualche modo un'entità separata dalla persona, scaricando così la responsabilità sulla malattia piuttosto che sull'individuo. Isolare la malattia permette di fingere che la personalità sia stata infettata da un germe, quando la spiegazione più probabile è che abbiamo semplicemente a che fare con una personalità cattiva. L'errore fondamentale nel concetto di "malattia mentale" consiste nel creare una dualità tra un'afflizione immaginaria della persona ed il nucleo del suo stesso essere.

Ciò non ha nulla a che fare con i disturbi neurologici. Queste sono condizioni fisiche che possono essere diagnosticate. Ma nella maggior parte dei casi, la "malattia mentale" sembra un modo economico e disonesto per evitare quelli che sono difetti caratteriali fondamentali.

Nonostante le sue successive collaborazioni sfortunate con gli scientologi, Thomas Szasz ha sttolineato questo concetto nel suo saggio del 1960 “The Myth of Mental Illness”, il quale è diventato un libro un anno dopo:

La malattia mentale non è letteralmente una "cosa" — o un oggetto fisico — e quindi può "esistere" solo nello stesso modo in cui esistono altri concetti teorici. [...] Come tale, è un'erede dei miti religiosi, come la credenza nella stregoneria. [...] I nostri avversari non sono demoni, streghe, il destino, o la malattia mentale. Non abbiamo nessun nemico che possiamo lottare, esorcizzare, o dissipare con una "cura". Ciò che abbiamo sono problemi, sia che questi siano biologici, economici, politici, o sociopsicologici.

Szasz veniva trattato come uno stregone dalla maggior parte di coloro che ottenevano entrate significative della professione psichiatrica. Incolpare per le proprie azioni deliberate la "malattia mentale", è una versione moderna della formula "Me l'ha fatto fare il diavolo" — o, in questo ultimo caso, "Me l'ha fatto fare Slender Man".

La società moderna è apparentemente inondata dalla "malattia mentale" e annega nelle pillole per trattarla. A quanto pare abbiamo dimenticato l'abuso politico ben documentato della psichiatria nei regimi comunisti e le pratiche barbare come la lobotomia e l'elettroshock. Tutti i nuovi stabilizzatori dell'umore e le pillole della felicità sembrano aver cancellato i ricordi di come sia stata usata la psichiatria: un martello per distruggere le anime e schiacciare la volontà dei dissidenti politici e degli anticonformisti.

Non ho mai visto una diagnosi psicologica o un farmaco psichiatrico migliorare l'umore, il comportamento o le circostanze di vita di nessuno. Ho visto solo dipendenza da antidepressivi e tranquillanti, i quali rendono le persone molto meno capaci di risolvere i loro problemi. Comunque, una persona dopo l'altra insiste di aver "bisogno" dei propri farmaci, e chi mette in dubbio questa realtà non "comprende" la malattia mentale. No, capisco perfettamente quello che sta succedendo — il problema non è la malattia mentale, è la debolezza del carattere.

Quello che sorprende, però, è che non sono più i dissidenti politici ad essere curati; sono i conformisti pro-stato che stanno divorando volontariamente i farmaci. Al giorno d'oggi la "malattia mentale" è stata inserita in ogni sorta di comportamento doloso, mentre le uniche persone considerate in completo controllo dei propri pensieri ed azioni sono i presunti razzisti, i sessisti e gli omofobi — i veri dissidenti ed i capri espiatori della società moderna. Ci sono casi isolati, ma non mi sembra che la "malattia mentale" sia stata utilizzata come difesa contro accuse di odio-crimine. Tutti gli altri, però, sono schiavi della loro malattia mentale.

Ironia della sorte, quando le persone sono sotto farmaci rinunciano a prendersi la responsabilità per il loro comportamento; quindi non sorprende se così tanti assassini di massa siano pieni di pillole fino alle orbite oculari. Quando rallentano il ritmo di ingurgitamento, sembra diminuire la probabilità che possano uccidere.

L'idea che le persone non siano responsabili delle loro azioni, conduce tendenzialmente ad un comportamento meno responsabile. Diversi studi hanno suggerito che meno una persona crede nel libero arbitrio, più è probabile che menta, imbrogli, rubi, diventi aggressivo e cada vittima della conformità insensata. Meno crede di avere il controllo sulle sue azioni, peggio agirà. Così, l'idea della "malattia mentale" crea più problemi di quanti ne risolva. Pertanto le malattie mentali non devono essere curate, perché probabilmente non esistono. La gente deve essere guarita dall'illusione che il problema sia la malattia mentale; il vero guaio è la mancanza di forza di volontà.

Gli avvocati della difesa, gli psichiatri ed i venditori ambulanti di pillole che guadagnano dalla malattia mentale, continueranno ad insistere che invece è reale. Dopo tutto, questo è il loro lavoro.

Ma se le accuse contro le due ragazzine del Wisconsin sono vere, incolpare la "malattia mentale" è un'azione tanto sciocca quanto incolpare Slender Man dell'accaduto. La spiegazione più semplice — eppure la più difficile da accettare per la maggior parte delle persone — è che le ragazzine l'hanno fatto perché hanno scelto di farlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli





da Freedonia di Johnny Cloaca

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Record 23/10/2012 29.123 visite, 65.526 p.viste