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Al momento non intravedo soluzioni. Ma di sicuro ammiro il problema

Tweet Eugène Delacroix, La morte di Sardanapalo, 1827             Gerardo Gaita               Con l’espressione Eterogenesi dei Fini si intende un concetto secondo il quale le azioni umane possono giungere a fini diversi da quelli che sono ricercati dal soggetto che pone in essere l’azione. La società altro non è che un processo, una struttura dinamica, contrassegnata per lo più da comportamenti… Leggi il Resto
Mancano ormai pochi giorni al fatidico referendum svizzero. Oggi dedicherò un articolo proprio su questo argomento, proprio per descrivere in cosa consisterà l'essenza di quello che voteranno gli svizzeri. Coloro interessati, ovviamente, potranno recarsi all'evento Interlibertarians a Lugano per approfondire le conseguenze dell'esito di tale referendum. Nel frattempo apprendiamo che alcuni stati stanno cercando di abbandonare silenziosamente la festa del denaro fiat, appropinquandosi verso le uscite. Germania, Olanda, Francia, Austria hanno chiesto il rimpatrio di parte del loro oro detenuto all'estero. Adesso si aggiunge anche la Svizzera. La prima domanda che potreste porvi è questa: "Che cambia? Perché preoccuparsi di un caveau rispetto ad un altro?" L'offerta totale di oro disponibile non cambierebbe. Ciò che cambierebbe, invece, è l'offerta d'oro fluttuante, ovvero, quell'oro posseduto dalle bullion bank le quali possono utilizzarlo più e più volte come garanzia in contratti diversi. Alzi la mano chi sta gridando ad alta voce "Riserva frazionaria!". Questi istituti, infatti, amano onorare i propri contratti con denaro fiat poiché non si aspettano che tutti i clienti si presentino a ritirare l'asset fisico nei contratti che stipulano: l'oro. Il mercato dei futures funziona così. Se il referendum svizzero dovesse avere successo, l'offerta di oro fluttuante si ridurrebbe mettendo più pressione su quelle bullion bank che giocano col mercato dell'oro cartaceo. Tempi interessanti ci attendono.
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di Thorsten Polleit


L'Iniziativa

Il referendum sul rimpatrio dell'oro svizzero avrà luogo il prossimo 30 novembre.[1] L'iniziativa chiede quanto segue:

  1. Alla Banca Nazionale Svizzera (BNS) è vietata la vendita delle sue riserve auree;

  2. Le riserve auree della Banca Nazionale Svizzera devono essere conservate in Svizzera; e

  3. La Banca Nazionale Svizzera deve conservare almeno il 20% del proprio patrimonio sotto forma di oro (cioè, la "regola del 20%").

Il bilancio della BNS ammonta attualmente a CHF522.3 miliardi (franchi svizzeri), con le sue riserve auree e i crediti relativi alle operazioni sull'oro pari a CHF39.4 miliardi. La quota di oro negli attivi della Banca Nazionale Svizzera è, quindi, circa il 7.5% — notevolmente inferiore a quella richiesta dall'iniziativa.

Se il referendum avrà successo, cioè, se l'iniziativa verrà adottata, la BNS dovrà aumentare le sue riserve auree rispetto al suo patrimonio complessivo. Ciò può essere fatto in due modi:

  1. Se il bilancio della BNS rimarrà quello attuale (a causa degli acquisti di valuta estera effettuati negli ultimi anni), la BNS dovrà comprare oro per un ammontare di circa CHF65 miliardi.

  2. La BNS potrebbe ridurre il proprio bilancio (al livello che aveva alla fine del 2007) vendendo riserve di valuta estera fino a che le riserve auree non ammonteranno ad almeno il 20% del suo patrimonio. Ciò, tuttavia, sembra improbabile e non verrà esaminato qui.[2]

Supponiamo che la BNS dovrà comprare oro — e che ciò richiederà una quantità abbastanza considerevole di denaro. Come verranno finanziati questi acquisti? E quali saranno le conseguenze?



Finanziamento degli Acquisti di Oro

La BNS potrebbe finanziare i propri acquisti di oro scambiando le sue riserve di valuta estera — in gran parte costituite da euro, ma anche dollari USA, yen giapponesi e sterline inglesi. Questo percorso avrebbe tre effetti:

  • L'acquisto di oro in cambio di riserve estere lascerebbe invariata l'offerta di moneta svizzera; non sarebbe inflazionistico in quanto non influirebbe sulla quantità di denaro svizzera.
  • Le valute vendute dalla BNS per comprare oro tenderebbero a svalutarsi nei confronti del franco svizzero; vedremo più da vicino questo aspetto qui sotto.
  • Gli acquisti della BNS tenderebbero ad aumentare il prezzo dell'oro; naturalmente questo effetto non può essere quantificato con precisione.



Limitare la Creazione di Moneta

Se si dovrà conformare alla regola del 20%, la BNS potrà ancora aumentare la quantità di moneta nazionale: in particolare, se vorrà creare nuovi franchi svizzeri dovrà acquistare oro sul mercato e/o da privati (cittadini svizzeri o stranieri.[3]

Detto questo, l'iniziativa non farà ritornare la Svizzera ad un gold standard, in base al quale la Banca Nazionale Svizzera dovrà, per esempio, rimborsare i franchi in oro. Tuttavia, l'iniziativa sarebbe certamente foriera di alcune implicazioni molto positive.

In primo luogo, la regola del 20% renderebbe più difficoltosa una politica monetaria espansionistica. Per aumentare la quantità di moneta, la BNS dovrebbe comprare oro per coprire il 20% dell'importo di franchi emessi.

L'espansione del franco svizzero non sarebbe legata solo all'oro fisico — che è il mezzo ultimo di pagamento e che scarseggia — ma tali operazioni sarebbero "visibili" e potrebbero essere più facilmente sanzionate dalla popolazione svizzera.

Inoltre la regola del 20% costringerebbe le banche ad adottare un approccio molto più cauto. La riserva frazionaria, per esempio, sarebbe molto meno interessante e possibile, in quanto le banche non potrebbero più aspettarsi che la BNS intervenga in loro aiuto stampando nuova moneta fiat.

In ultimo, ma non meno importante, l'iniziativa renderebbe meno inflzionabile il franco svizzero, soprattutto perché scoraggerebbe notevolmente la creazione di moneta dal nulla da parte delle banche commerciali — che è anche la causa centrale dei cicli di boom/bust.



Sul Tasso di Cambio Minimo della BNS

Dallo scoppio della crisi finanziaria ed economica internazionale, la BNS ha combattuto contro l'apprezzamento del franco svizzero nei confronti dell'euro. A tal fine, la BNS ha comprato euro con l'emissione di nuovi franchi svizzeri.

Alla fine del 2008, le riserve in valuta estera della Banca Nazionale Svizzera ammontavano a soli CHF47.4 miliardi. Alla fine del 2011, erano già aumentate a CHF257.5 miliardi. Allo stesso tempo, la base monetaria è passata da CHF99.1 miliardi a CHF137.7 miliardi.

Dal 6 settembre 2011 la Banca Nazionale Svizzera difende un "tasso di cambio minimo" di 1.20 franchi svizzeri per euro,[4] una politica in base alla quale le riserve estere della Banca Nazionale Svizzera sono salite costantemente fino ai CHF471.4 miliardi registrati lo scorso agosto; la base monetaria è aumentata a CHF373.5 miliardi.

Se la BNS fosse sottoposta alla regola del 20%, non potrebbe più continuare questo tipo di politica. Perché? L'iniziativa, se messa in pratica, renderebbe il franco svizzero ancora più attraente agli occhi degli investitori internazionali.

La valuta svizzera si apprezzerebbe, in particolare nei confronti dell'euro. Poiché la Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe benissimo intraprendere una stampa di denaro su grande scala, metterebbe in moto un flusso considerevole di capitali dalla zona Euro alla Svizzera.




Secondo la regola del 20%, la politica della BNS, che prevedeva l'acquisto di euro attraverso l'emissione di nuovi franchi svizzeri, non sarà più possibile: i nuove franchi svizzeri potranno essere emessi solo se prima è stato acquistato oro.

Un apprezzamento del tasso di cambio danneggerebbe economicamente la Svizzera? La risposta è no. Lo svizzero dovrebbe lavorare ed esportare di meno per importare le stesse quantità di prima. Le aziende potrebbero tagliare i prezzi e i salari, se avessero bisogno di aumentare la loro competitività.



La Svolta

Se messo in pratica, la Swiss Gold Initiative aumenterà le probabilità che la Svizzera possa proteggersi efficacemente contro le politiche distruttive che sono le attuali protagoniste nel mondo dalla cartamoneta scoperta.

Sembra che la BNS non possa, o non voglia, discostarsi dagli schemi monetari allentati perseguiti in tutte le principali aree valutarie. Solo il popolo svizzero può fermare una politica monetaria che prima o poi finirà con una svalutazione della loro moneta.

La regola del 20%, ovviamente, non rappresenta il punto di arrivo quando parliamo di un sistema e di una moenta perfettamente sonanti: libero mercato monetario, free banking e nessuna banca centrale. Tuttavia, se rispettata rigorosamente, la regola del 20% può rappresentare un punto di partenza molto promettente in un viaggio verso una moneta veramente sonante.

Se gli svizzeri adotteranno l'iniziativa in pratica, il mondo si renderà conto che esistono alternative all'odierna follia della cartamoneta scoperta. In questo senso, un'iniziativa di successo potrebbe essere un punto di svolta per un futuro migliore; per la Svizzera e anche per molti altri paesi del mondo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Per maggiori informazioni consultare: Swiss Gold Initiative.

[2] Per restringere il proprio bilancio, la BNS dovrebbe vendere valuta estera e ricevere in cambio franchi svizzeri. Per portare le riserve estere ai loro livelli "pre-crisi", la quantità di franchi svizzeri dovrebbe scendere di circa CHF420 miliardi. Tale cifra supererebbe la base monetaria svizzera (che attualmente ammonta a CHF373.5 miliardi) e ridurrebbe sostanzialmente anche l'aggregato monetario M1 (che attualmente ammonta a CHF566.4 miliardi, infatti lo spingerebbe al di sotto dei suoi livelli alla fine del 2007, ovvero, CHF268.9 miliardi). In altre parole, una contrazione del bilancio della BNS senza una grave deflazione è un'inevitabilità e questa non è un'opzione che la BNS prenderebbe in considerazione — e probabilmente non otterrebbe consenso politico.

[3] In senso stretto, l'incremento della quantità di franchi svizzeri sarà solo possibile se la BNS registrerà l'oro sul lato degli attivi del suo bilancio.

[4] Consultare il comunicato stampa della BNS datato 6 settembre 2011.

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da Freedonia di Johnny Cloaca

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Oggi potremmo deliziare i nostri occhi non con uno, ma ben due articoli di Macleod (1 & 2) il quale ci condurrà ad esplorare il mondo dei miti duri a morire. Nel frattempo vorrei concentrarmi, in questa breve introduzione, su una breve analisi della situazione giapponese. Come dicevo in questo mio articolo dell'ottobre scorso riguardo le operazioni nel mercato repo, la FED stava creando una scarsità artificiale nel mercato obbligazionario statale distorcendone il relativo mark-to-market. Ora apprendiamo (per quanto paradossale possa sembrare) la possibilità che il QE sia terminato a causa di una scarsità eccessiva di T-bond a 10 anni. Questo, come ci mostra questo grafico di JP Morgan, pare non essere un problema per il Giappone. Ogni nuova emissione sarà prevalentemente fagocitata dalla BoJ, annientando ogni parvenza di onesto price discovery, di rischio legato ai rendimenti e di calcolo dell'inflazione. Tesi confermata anche da questo articolo della Reuters, in cui si afferma che la ripresa è troppo debole e si è scelto di ritardare l'introduzione di una nuova tassa. Ovvero, più della stessa cosa. La cosa da notare, comunque, è che la popolazione sta diventando pesantemente scontenta delle politiche folli di Abe, sentimento confermato da un calo ulteriore della fiducia dei consumatori ad ottobre (scesa a 38.9 rispetto al 39.9 del mese precedente). Quanto può essere sostenibile una pratica simile?
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di Alasdair Macleod


Se c'è un concetto che illustra la differenza tra un approccio macroeconomico top-down e la realtà della vita quotidiana, è la velocità di circolazione della moneta. Confrontate le seguenti frasi:

"Il crollo della velocità testimonia la sostanziale allocazione improduttiva del capitale causata da regimi monetari allentati degli ultimi 20 anni." Nota di ricerca di un broker rilasciata il settembre scorso

"Gli economisti matematici si rifiutano di iniziare le loro indagini dalla domanda dei vari individui nei confronti dell'offerta di denaro. Essi invece introducono il concetto spurio di velocità del circolante, seguendo il modello della meccanica." Ludwig von Mises, L'Azione Umana.

L'obiettivo di questo articolo non è sottolineare il disaccordo con la conclusione del broker; piuttosto è quello di esaminare la base su cui è costruita.

L'idea della velocità di circolazione è nata dalla teoria quantitativa della moneta, la quale collega le variazioni nella quantità di moneta alle variazioni del livello generale dei prezzi. Ciò è indicato nell'equazione dello scambio, in cui gli elementi di base sono il denaro, la velocità e la spesa totale, o PIL:

Quantità di Denaro x Velocità del Circolante = Spesa Totale (o PIL)

Supponendo di essere in grado di quantificare sia il denaro sia la spesa totale, otterremmo la velocità. Ma questo non ci dice perché la velocità varia: tutto quello che sappiamo è che deve variare al fine di bilanciare l'equazione. Si potrebbe ugualmente affermare che due grandezze completamente indipendenti possono essere messe in un'equazione matematica, fintanto che viene inclusa una variabile la cui unica funzione è quella di mantenere sempre in equilibrio l'equazione stessa. In altre parole, l'equazione non ci dice nulla di per sé.

Questo è un problema irrisolto data l'attuale dipendenza degli analisti da statistiche e modelli informatici. Il dubbio lasciato dalla statistica risiede nel suo progresso compiuto nel quantificare l'economia, tanto che alla London School of Economics una macchina chiamata MONIAC (monetary national income analogue computer) utilizzava la meccanica dei fluidi per modellare l'economia del Regno Unito. Questo e altri modelli informatici più recenti danno credito ingiustificato all'idea che l'economia possa essere modellata, che derivazioni come la velocità possano essere spiegate e che da tutto ciò possano essere tratte conclusioni valide.

La critica di Von Mises si basa sulla logica: l'economia è una scienza sociale e non una scienza fisica. Pertanto le relazioni matematiche devono limitarsi strettamente alla contabilità e non essere confuse con l'economia, o come diceva lui, con l'azione umana. Purtroppo il concetto di velocità è così radicato nel nostro modo di pensare, che di solito questo punto vitale ci sfugge. Infatti lo stesso vale per il PIL, o il lato destro dell'equazione.

Il PIL è solo una identità contabile: niente di più. Mette nello stesso calderone il gin con le palle da golf, riducendo entrambe le cose ad un valore monetario. Gli statistici selezionano ciò che viene incluso in modo che ci sia uno squilibrio in favore dei beni di consumo rispetto agli investimenti di capitale. Il PIL non ci dice nulla su un'economia mutevole composta da successi, fallimenti e desideri/necessità umane difficili da prevedere, che presi tutti insieme formano il progresso economico. E poiché è viziato nella sua composizione e non ci dice nulla circa il progresso, il valore di questa statistica è grossolanamente esagerato.

L'unica certezza apparente nell'equazione è la quantità di denaro, assumendo che sia tutto registrato. Nessuno sembra preoccuparsi del denaro non registrato, come quello nel settore bancario ombra, quindi dovremmo lasciar cadere qualsiasi dubbio su tale questione. Se il denaro fosse sonante, come lo era quando venne concepita la teoria quantitativa della moneta, si potrebbe supporre che un aumento della sua quantità tenderebbe ad aumentare i prezzi. Ciò venne sperimentato dopo l'importazione spagnola di oro e argento dal Nuovo Mondo nel XVI secolo, e dopo i boom minerari in California e Sud Africa. Ma mettere in relazione un aumento della quantità di oro con i prezzi in generale, è al massimo la somma di un certo numero di fattori diversi che determinano il rapporto di prezzo tra denaro e beni.

Oggi il denaro sonante, il cui potere d'acquisto era regolato dalle preferenze umane oltre i confini nazionali, non c'è più. Invece abbiamo valute fiat il cui potere d'acquisto è formalizzato in scambi con l'estero. Quando l'8 ottobre 2008 la corona islandese si dimezzò di valore, tale evento non ebbe niente a che fare con cambiamenti nella quantità di denaro o col PIL islandese. Ma se cercassimo di interpretare la velocità in questo caso, ci troveremmo di fronte ad un'eccezione poiché essa aumentava nonostante i prezzi sul mercato interno assorbivano lo shock impartito dagli scambi con l'estero.

Il collasso valutario dell'Islanda non è un evento isolato. Il potere d'acquisto di una moneta fiat varia continuamente, fino al punto di perderlo del tutto. La verità è che l'utilità di una moneta fiat dipende interamente dalle opinioni soggettive dei singoli individui espresse attraverso i mercati, e non ha nulla a che fare con un rapporto meccanico della quantità. A questo proposito, un limite al potenziale illimitato di emissione della valuta o un cambiamento nella percezione di stabilità finanziaria nei confronti di coloro che la emettono, come ha scoperto l'Islanda suo malgrado, possono essere sufficienti a destabilizzarla.

Secondo l'equazione, non è così che le cose dovrebbero funzionare. L'ordine degli eventi procede prima attraverso un aumento della quantità di moneta e poi attraverso un aumento dei prezzi, perché la logica monetarista afferma che i prezzi aumentano a causa di una spesa di denaro extra, e non per denaro ancora da spendere. Con una teoria meccanica, non ci può essere spazio per la soggettività.

E' quindi assurdo concludere che la velocità sia un segnale importante. Il monetarismo ci deve ancora arrivare, ma quando finalmente lo scoprirà, comprenderà che la velocità non è altro che un fattore per equilibrare la sua equazione. Sarebbe stato meglio se la citazione del broker si fosse limitata ai regimi monetari allentati degli ultimi 20 anni, i quali sono responsabili per la sostanziale cattiva allocazione del capitale, troncando totalmente la parte sulla velocità.

Forse un piccolo slittamento sulla via verso una conclusione sensata; ma è indicativo della falsa meccanizzazione del comportamento umano presupposto dai moderni macro-economisti. Tuttavia va anche notato che è impossibile far quadrare il concetto di velocità del circolante con un semplice fatto della vita di tutti i giorni: noi guadagniamo i nostri stipendi solo quando ce li abbiamo in mano e solo dopo li possiamo spendere. Questa è una velocità costante di circa uno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Non c'è dubbio che i rischi di deflazione siano aumentati nelle ultime settimane, se non altro perché il dollaro è aumentato notevolmente rispetto alle altre valute.

Capire la natura effettiva di questo rischio, al contrario di quello che dicono le teste di legno, sarà fondamentale per la sopravvivenza finanziaria, in particolare per quella di coloro con un interesse nei metalli preziosi.

La struttura economica associa la deflazione, o il calo dei prezzi, ad una mancanza di domanda. Da ciò ne consegue che se viene lasciata sfogare, la deflazione porterà a fallimenti di imprese e, in definitiva, ad insolvenze bancarie a causa della contrazione del credito bancario. Pertanto, prosegue tale ragionamento, la domanda e la fiducia dei consumatori devono essere stimolate per assicurarci che questo non accada.

Dobbiamo tenere a mente tutto ciò quando dobbiamo giudicare la risposta agli eventi attuali. Per il momento possiamo notare l'esistenza di segni che preoccupano le banche centrali: l'economia giapponese sta implodendo nonostante l'espansione monetaria aggressiva; la zona Euro mostra gli stessi sintomi; il Regno Unito è fortemente dipendente dal commercio con la zona Euro e le sue ottime prestazioni si stanno raffreddando. Il grafico sottostante ci mostra come quanto detto qui sopra si sia riflesso nelle loro rispettive valute.




Particolarmente allarmante è stata la performance sin da metà ottobre, con lo yen che è letteralmente sprofondato. Dato l'effetto previsto sull'inflazione dei prezzi degli Stati Uniti, possiamo essere certi che se queste valute si indeboliranno ulteriormente la FED agirà.

Per comprendere la portata del problema bisogna osservare l'enormità dei flussi di capitali coinvolti. Il grafico seguente ci mostra la relazione tra le principali valute mondiali e il dollaro stesso.




Il rapporto di leva tra la base monetaria USA e quella globale è di oltre quaranta volte. Mentre il Giappone e la zona Euro affrontano una crisi profonda, i flussi di capitale ritornano nuovamente verso il dollaro, cosa che sembra stia accadendo proprio oggi. Gli economisti, che ancora aspettano una crescita economica per gli Stati Uniti, sembrano sembrano non aver ben compreso le implicazioni più ampie per l'economia degli Stati Uniti e il dollaro stesso.

La FED, che porta il peso della valuta di riserva mondiale, finirà sotto pressione affinché plachi la situazione: svilirà il dollaro. Finora la svalutazione del dollaro sembra aver riscosso scarso successo a livello di prezzi al consumo, cosa che potrebbe spronarla ad agire in modo più aggressivo. Ma è meglio fare attenzione: non si tratta di una semplice messa a punto.

Per il momento i mercati dei capitali sembrano adattarsi alla deflazione frammentaria. Gli analisti stanno rivedendo al ribasso le loro aspettative di crescita per il Giappone, l'Eurozona e la Cina, e suggeriscono di vendere le commodities. Devono ancora applicare la stessa logica alle azioni e valutarne l'effetto sulle finanze pubbliche: quando lo faranno, ci si potrà aspettare rendimenti dei titoli di stato in ascesa e un calo delle azioni.

Il calo del prezzo dell'oro è un fenomeno avulso dalla realtà economica. Mentre è superficialmente facile collegare un dollaro forte a un prezzo dell'oro debole, questa argomentazione non tiene conto degli inevitabili rischi sistemici e di cambio che derivano da una crisi economica. L'apparente mispricing di oro, azioni, obbligazioni e valute indica anche che sono tutti maturi per una correzione simultanea, guidata da ciò che l'establishment economico definisce deflazione, ma che più correttamente viene definita crollo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Ron Paul


Il mio interesse per il mondo della politica germogliò la domenica del 15 agosto 1971. Per decenni, io, come tutti gli americani, ho vissuto in un paese dove era illegale possedere oro. L'idea sembra assurda oggi, ma c'è stato un tempo in cui lo stato sequestrò l'oro di tutti i cittadini e lo mise fuori legge.

Da quel momento in poi, anche la cartamoneta in circolazione non fu più coperta da oro. Poi, in quella domenica del 1971, il presidente Nixon recise l'ultimo legame tra gli americani e il denaro sonante: chiuse la finestra internazionale dell'oro, la quale permetteva ai governi stranieri di scambiare 35 dollari di carta per un'oncia d'oro. Quello fu l'ultimo giorno in cui il denaro ebbe un qualche valore avulso dalla volontà del governo. E nessuno sembrò preoccuparsene.

Ero molto preoccupato per la cattiva gestione del denaro, per quello che avrebbe significato per l'economia degli Stati Uniti e per la nostra libertà. Iniziai a cercare modi per sensibilizzare di nuovo le persone al denaro sonante, o almeno consentire loro di possedere oro legalmente.

Mentre venivo sempre più coinvolto nel tentativo di legalizzare la proprietà dell'oro, ebbi l'opportunità di incontrare alcuni degli economisti più eminenti di libero mercato, tra cui Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e Murray Rothbard. Incontrare e apprendere da queste menti brillanti fu illuminante, poiché non solo appresi una sana teoria economica, ma imparai anche a diffondere quel messaggio al popolo americano.

Quando il deputato locale si dimise a metà del suo mandato, decisi di correre per il suo posto, pensando che il peggio che mi potesse capitare fosse vincere. Fortuna volle che vincessi quell'elezione e altri tre termini, in un'epoca in cui l'America stava affrontando un'inflazione alta, tassi di interesse elevati e disoccupazione alta.

E non passò nemmeno un decennio prima che il dollaro fiat creato da Nixon causasse seri problemi economici. Gli americani erano alla ricerca di risposte, chiedendo perché il sistema economico propagandato come fautore di crescita economica e la liberazione dalle costrizioni dell'oro erano ora i responsabili di una delle crisi economiche più gravi e più lunghe sin dalla Grande Depressione.

Fin dall'inizio del mio servizio come membro del Congresso, ho cercato di usare il mio ufficio come una piattaforma educativa per rendere gli americani consapevoli delle intrusioni e delle depredazioni del governo federale. La politica monetaria è sempre stata un problema che mi ha profondamente preoccupato, data l'importanza del denaro sonante in una società libera.

Il mio coinvolgimento con la Scuola Austriaca ha rafforzato l'importanza del denaro sonante, visto che la teoria Austriaca del ciclo economico — i boom e bust — spiega con precisione le conseguenze disastrose del denaro fiat; conseguenze di cui stiamo soffrendo anche adesso. E così ho cercato di istruire il popolo americano sulle questioni monetarie.

Durante i miei primi anni al Congresso, ho ricoperto il ruolo di membro della House Banking Committee e della U.S. Gold Commission, dove ha cercato di condividere il mio punto di vista Austriaco piuttosto impopolare. In qualità di membro della Banking Committee (che poi è diventata la Financial Services Committee), ho cercato di portare alla luce gli effetti distruttivi del Federal Reserve System e della sua politica monetaria sul dollaro e sul tenore di vita della persone.

Come membro della Gold Commission, ho sostenuto il ritorno all'uso dell'oro come moneta. Insieme a Lew Lehrman presentai una relazione alla Commissione, un dissenso dal parere di maggioranza che poi fu poi trasformata nel libro The Case for Gold.

Dopo una lunga pausa, sono tornato al Congresso nel 1997 e più precisamente nella Banking Committee, ricoprendo nel 2011 il ruolo di presidente della Domestic Monetary Policy Subcommittee (DMP) — la sottocommissione con giusrisdizione sulla Federal Reserve e sul denaro della nazione. La presidenza di questa sottocommissione era l'unica posizione a Washington che avessi mai voluto, e per molti anni sembrava che non l'avrei mai raggiunta.

Quando sono tornato al Congresso nel 1997, i miei termini di servizio precedenti non mi furono riconosciuti e così dovetti ricominciare tutto da capo. Ogni volta che mi sembrava di essere ad un passo da quella presidenza, succedeva qualcosa e ne venivo allontanato. Una volta un membro più anziano si era unito alla sottocommissione, un'altra volta due sottocommissioni dovevano unirsi, ma il risultato era sempre lo stesso: venivo escluso.

Questa charade è andata avanti fino al 2007, quando Spencer Bachus passò di grado. Fu allora che divenni idoneo per la Domestic and International Monetary Policy Subcommittee. Quando Bachus divenne presidente della Financial Services Committee nel 112° Congresso, ciò mi permise di prendere la presidenza della sottocommissione DMP.

Ci sono alcuni che si aspettano che un singolo deputato possa fermare da solo una legge incostituzionale o riparare a tutto ciò che c'è sbagliato a Washington. Quando sono diventato presidente della DMP, probabilmente c'erano molti che si aspettavano che io avessi fermato in qualche modo la politica monetaria espansiva della Federal Reserve. Magari avessi potuto!

La realtà, però, è che un singolo membro del Congresso, un presidente di una sottocommissione o anche un presidente di una commissione, può fare poco per spostare il Congresso in una direzione che né capisce né trova politicamente appetibile.

Ci vogliono i numeri per raggiungere il successo legislativo, e i numeri non sono favorevoli al denaro sonante. Invece di concentrarsi su ciò che è bene per il paese, i membri del Congresso troppo spesso sono più interessati a segnare i punti politici, a gestire la loro immagine pubblica, o a conservare i loro buoni rapporti con la leadership del partito.

Alla luce di questi fatti, mi sono reso conto che un singolo membro del Congresso può fare ben poco (dal punto di vista legislativo) per promuovere la causa della libertà. Anche ricoprire la presidenza del DMP, la sottocommissione con un certo potere sulla Federal Reserve, significa avere poche possibilità di frenare la FED, soprattutto quando la Camera è contro di noi, per così dire.

Quello che la presidenza della DMP mi ha permesso di fare, è qualcosa che ho sempre pensato che fosse necessario: istruire. E' impossibile parlare di riforma quando le persone non sanno nulla circa il sistema che deve essere cambiato o le opzioni per cambiarlo. Quindi ho cercato di portare alla luce le questioni importanti riguardanti la moneta che per decenni non erano state discusse nelle sale del Congresso.

Nelle nostre audizioni abbiamo esaminato i problemi dell'attuale sistema monetario; il rapporto tra la Federal Reserve e il debito pubblico; l'impatto negativo dell'espansione moentaria sull'economia; la creazione del ciclo di espansione e contrazione; e la sofferenza causata dalla falsa prosperità del credito a basso costo.

Abbiamo esaminato i problemi del nostro sistema bancario a riserva frazionaria, gli impedimenti al denaro sonante che emergono dal mercato e persino l'abolizione della Federal Reserve. Attraverso il mio ufficio al Congresso, abbiamo invitato oratori per dare lezioni sulla storia e sul denaro allo staff di altri uffici — lezioni che sono state viste da centinaia di migliaia di persone su YouTube.

Anche con l'attenzione sull'istruzione, la sottocommissione non ha trascurato il suo dovere di sorvegliante, svolgendo un lavoro più attento rispetto ai tre mandati precedenti messi insieme.

Abbiamo tenuto audizioni sulle azioni della FED durante la crisi finanziaria, sulle sue linee di swap non garantite con le banche centrali estere e abbiamo sondato lo status delle riserve auree del governo degli Stati Uniti — che sono costituite per lo più da oro sequestrato ai cittadini americani quando ne venne bandito il possesso. (Le nostre indagini sembrano aver indotto la zecca degli Stati Uniti ad effettuare una verifica dell'oro detenuto presso la Federal Reserve Bank di New York, cosa che non è mai stata fatta da quando l'oro venne messo in quel caveau molti decenni fa.)

Certo, avremmo potuto fare molto di più ma purtroppo non è stato possibile, dato il nostro tempo e le risorse limitate. Per questo ci sarà sempre qualche rimpianto.

Il premio Nobel Friedrich Hayek disse che: "[...] Tutti coloro che vogliono fermare la deriva verso un controllo statale sempre più invadente, dovrebbero concentrare i loro sforzi sulla politica monetaria." Col mio tempo al Congresso, la mia breve presidenza della DMP e le mie altre iniziative varie ho sempre cercato di seguire questo consiglio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Bill Bonner


[Questo articolo è un breve estratto dall'ultimo libro di Bill Bonner, Hormegeddon: How Too Much Of A Good Thing Leads to Disaster.]


I grandi gruppi di persone commettono errori madornali di volta in volta.

I repubblicani possono guidare l'auto più o meno bene così come i democratici o i comunisti. Dei milioni di auto sulla strada, guidate dai rosacroce, dai rotariani, dagli ambientalisti e da ogni sorta di persone con un certo tipo di idee, gli incidenti sono relativamente pochi.

Prendendo le proprie decisioni circa la loro vita, le persone di ogni tipo vanno d'accordo piuttosto bene — anche quando guidano l'auto ad alte velocità con a fianco un individuo di idee opposte. Obbediscono semplicemente a delle regole generali — tenere la destra (o la sinistra)! — e decidono i dettagli minori per sé stessi.

Di solito vanno dove devono andare. Ma fidatevi di queste persone per quanto riguarda gli affari pubblici, e c'è una buona probabilità che finirete alla guida di carri armati che invadono la Polonia.

Il cervello umano è ben adattato quando si parla di guidare un auto e prendersi cura di sé stessi. Inconsciamente facciamo calcoli sulla vita e sulla morte nell'arco di secondi, e per la maggior parte delle volte sono corretti. Ma si è evoluto mentre viveva in piccoli gruppi, senza le astrazioni delle grandi dimensioni e della vita pubblica moderna.

La capacità di astrarre, o di capire le dinamiche dei grandi gruppi, non era necessaria. Questo probabilmente è il motivo per cui questa capacità di pensiero è così rara; il cervello non è attrezzato per strutturarla con successo. Chiedete al cervello umano di coordinare l'ordine di una pizza per cinque persone, e i risultati saranno eccezionali. Mettetelo al lavoro sull'Obamacare, sul monitoraggio dell'NSA, sul controllo delle armi da fuoco, o sulla finanza pubblica, e i risultati saranno sorprendentemente stupidi.

Le persone ambiziose fanno finta che non sia vero. Percepiscono che sia loro responsabilità leggere i giornali e cercare di decifrarne i titoli. Identificano l'eroe, il cattivo, l'amore e il conflitto. Fanno il tifo per il bravo ragazzo, maledicono il tizio in giacca e cravatta, e pregano che la loro squadra vinca.

Non possono immaginare una squadra senza un capitano o un esercito senza un generale o una guerra senza un vincitore. Hanno bisogno di pensare che qualcuno sia al comando — qualcuno che possa vincere la lotta contro un Destino incerto.

Poche persone possono digerire l'idea che la vita pubblica sia fuori dal controllo cosciente delle autorità in cui hanno riposto tanta fede. Deficitano di quello che Nietzsche definiva come un "amor fati"... una fede e un amore per il Fato. Alla gente non piace il Destino. Il Destino è quella roba cattiva che accade quando nessuno è al comando, quando regna il caos.

Invece credono nella capacità degli esperti benpensanti di "fare qualcosa" per generare un risultato migliore rispetto a quello che il Destino ha in serbo per loro. Vogliono un leader che uccida i loro nemici e porti a casa la vittoria. Vogliono che i funzionari pubblici forniscano piena occupazione, i soldi di qualcun altro, la Coppa America e birra gratis alla spina ventiquattro ore al giorno sette giorni la settimana.

Vogliono che qualcuno si sieda sul sedile del pilota e che li porti dove vogliono andare.

Ma dove vogliono andare? Non lo sanno. E la storia è in gran parte una sequela di parafanghi ammaccati, cadute e lamiere contorte — risultati che in realtà non avrebbero voluto in primo luogo.

La storia ignora le migliaia di miliardi di buone decisioni prese da privati ​​cittadini nella loro vita privata.

Noi non vediamo i calcoli dei barcaioli che portano le loro barche a riva. Difficilmente abbiamo notato l'arciere che scocca la sua freccia a pochi metri da un coniglio in corsa. Né la storia spende molto tempo sull'ausiliario del traffico che alle 11:07 fa attraversare la strada ai viaggiatori arrivati alla Pennsylvania Station di Baltimora da New York.

Ma la competenza di queste figure professionali ci fa sentire troppo sicuri di noi. Se siamo in grado di far fermare un treno esattamente al punto giusto, perché non un'economia? Se siamo in grado di imporre la nostra volontà, con la forza, su un coniglio... perché non sull'Alabama? Se siamo in grado di guidare una macchina, perché non tutta una società?

Sembra abbastanza ragionevole ed è in accordo con il nostro pregiudizio intellettuale — consolidato fin dai tempi di Aristotele e ristabilito nel Rinascimento — secondo cui siamo in grado di vedere, capire e dirigere il nostro futuro.

Ma se ciò fosse vero, la storia sarebbe molto meno variegata di quello che è. Quello che accade è che le persone stilano grandi progetti e falliscono miseramente.

Per esempio, gli abitanti della nazione X chiedono pane a buon mercato. Il governo assegna al progetto le sue menti migliori. Ben presto, le persone moriranno di fame.

La storia militare ci offre un sacco di esempi di errori di calcolo strategico, incomprensioni e avventatezza. Queste buffonerie appaiono nei documenti storici come semplici "errori", ma sono errori di un tipo particolare.

Sono quelli in cui si incappa quando si intraprendono progetti su larga scala nel mondo moderno, utilizzando cervelli evoluti e adattati per problemi molto più piccoli.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è contrastata. Da un lato abbiamo l’analisi ciclica che ci suggerisce un imminente rimbalzo dovuto all’avvio del T+1 (rimbalzo atteso non oltre la giornata di martedì prossimo), dall’altro… Leggi il Resto
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di Francesco SImoncelli


Ciò che contraddistingue gli attuali standard di vita dell'occidente rispetto a quelli che prevalevano negli anni passati, non è un cambiamento nell'offerta di manodopera o i prodigi della scienza. E' l'ammontare di capitale accumulato. Ludwig von Mises, Economic Freedom and Interventionism


Le illusioni catturano l'attenzione degli individui più della realtà dei fatti. Credo sia umana una cosa del genere. Non ci si dovrebbe stupire. Si tende a credere all'illusione perché essa alletta in modo particolare l'animo umano che vuole sbarazzarsi il prima possibile di quei fardelli che pedissequamente tormentano la sua esistenza. La volontà di massimizzare tempo ed efficienza nella nostra vita, due degli obiettivi a cui il genere umano tende maggiormente a dare valore, è qualcosa a cui prodighiamo la maggior parte delle nostre energie e scoprire un modo per dimezzarle non sarebbe affatto respinto. Per questo, se qualcuno ci induce a credere, plausibilmente, che un determinato obiettivo è possibile raggiungerlo attraverso una scorciatoia, tenderemo a non esitare due volte nello stringere un accordo con codesto qualcuno che pare avere a portata di mano la formula "magica". Saltare alcuni stadi per arrivare ad un determinato obiettivo fa risparmiare tempo. Ciò è cruciale. Il tempo è denaro, ed è anche vita. Arrivando in minor tempo al suddetto obiettivo è possibile raggiungere uno status elevato rispetto al presente e quindi dedicarsi ad elevarlo ulteriormente perseguendo un nuovo obiettivo.

L'illusione è plausibile, ed è per questo che miete molte vittime. Coloro che infine riescono a districarsene, in un modo o nell'altro, scoprono di aver fatto la figura degli idioti e domandano scioccamente giustizia. A questo punto è troppo tardi. Quindi, se sarà loro possibile, cercheranno di stare ancora al gioco e proveranno a tirarne fuori qualcosa di buono finché sarà loro possibile o perlomeno probabile. A nessuno piace fare la figura dell'idiota. A nessuno piace fare la figura dell'idiota consapevole di aver sprecato una delle risorse tendenzialmente più preziosa di altre: il tempo. Quindi continuerà a stare al gioco, lo continuerà a difendere, continuerà a spacciare l'illusione di cui è caduto preda anche ad altri poveri malcapitati.

L'illusione è potente. Dà assuefazione.

L'illusione, però, è vulnerabile alle domande. A quei quesiti specifici che ne smascherano la fragilità nei confronti del mondo reale. Sebbene il ragionamento deduttivo sia una facoltà condivisa da tutto il genere umano, esso viene sopito quando c'è la possibilità di arrivare ad un determinato punto nel minor tempo possibile e prima di chiunque altro. La competizione è agguerrita, ma ci sono delle regole. Nel caso dell'economia, esiste la concorrenza ma esistono anche le leggi economiche: è giusto massimizzare il profitto, ma è criminale massimizzare i profitti ad ogni costo. Perseguire la seconda strada significa illudersi di poter aggirare le leggi economiche. Certo, nel breve periodo paga. Ma nel lungo? E' come una valanga. Non vi avverte, ma avanza inesorabilmente. Una volta innescato il processo è impossibile fermarlo. Richard Weaver scriveva di come le idee avessero conseguenze; vorrei permettermi di prendere in prestito questa frase e modificarla: "Le illusioni hanno conseguenze."

Ce ne sono tante di illusioni là fuori, ma una sta guadagnando trazione ogni giorno che passa. Potremmo riassumerla brevemente e smontarla analiticamente con esempi empirici, ma non ho intenzione di fare tutto ciò. Invece, voglio risvegliare il ragionamento deduttivo sopito che gli illusi hanno anestetizzato; voglio risvegliarlo portando all'attenzione dei lettori un breve racconto di fantasia a cui spesso ricorrono gli Austriaci per spiegare esaurientemente le loro posizioni. Sebbene potrà sembrarvi banale, non è così. Le azioni degli individui nella società possono essere analizzate prendendo come esempio un singolo essere umano e studiandone le azioni.



L'AZIONE PROPOSITIVA

L'economia è una scienza che fonda le proprie basi su regole distintamente oggettive. La legge della domanda e dell'offerta, ad esempio, rappresenta una di queste regole che, seppur possano essere aggirate, infine fanno sempre valere la loro autorità. Sebbene sia questa l'impostazione della materia, è possibile dire che l'economia è in realtà riconducibile ad un insieme teorico più grande: la prasseologia. Essa studia l'azione umana poiché il motore e la colonna portante dei mercati è l'individuo e le sue preferenze. Ogni qual volta una persona altera il suo stato di quiete per arrivare ad un certo fine, diciamo che l'individuo sta agendo. E' per questo che l'economia è una scienza sociale e non una scienza naturale: studiando esseri in perenne mutamento, non può fare affidamento a quegli assiomi statici che invece valgono per gli esperimenti riproducibili in laboratorio.

Ogni individuo agisce in base ad un set di preferenze diverso da quello degli altri e non è possibile modificarli attraverso la diminuzione o l'aumento di alcuni stimoli esterni effettuati da uno scienziato in possesso di una calcolatrice. L'azione umana è imprevedibile. Gli effetti che si possono studiare derivano dal grado di soddisfazione che determinati obiettivi offrono ai vari individui e, prendendo coscienza di ciò, possiamo trarre le dovute conclusioni. Ad esempio, se osserviamo un ragazzino bere non possiamo concludere repentinamente che lo sta facendo per calmare la sua sete. (Potrebbe benissimo essere sul punto di fare anche uno scherzo.) No, possiamo affermare che c'è un individuo che sta traendo godimento dall'ingurgitamento di una sostanza liquida. Osservando poi che egli torna a giocare a palla coi suoi pari, possiamo affermare che egli ha spostato la sua soddisfazione dal gioco al dissetarsi. Nella sua scala di valori, dissetarsi è diventato progressivamente un desiderio da soddisfare all'aumentare della sua utilità marginale rispetto al gioco.

Il termine utilità marginale venne coniato per la prima volta nella seconda metà del 1800 e divenne il cardine portante della rivoluzione marginalista propugnata da Menger. E' da qui che nascono i prodromi che porteranno successivamente a basare la teoria economica sulle azioni degli individui. In questo modo sappiamo che tutte le decisioni vengono prese al margine, ovvero, analizziamo nella nostra mente, istante dopo istante, quale singola preferenza ci darà più soddisfazione se ne cambiamo l'urgenza con cui realizzarla.

In questo senso ogni azione intraprese dagli individui è propositiva. Non è razionale. Tende ad esserlo, ma non lo è sempre. Ad esempio, decidere di percorrere contromano l'autostrada per puro capriccio e divertimento rappresenta un'azione criminale secondo il codice della strada, ma agli occhi del conducente è del tutto lecita. Non è un riflesso istintivo (altrimenti uno si fermerebbe all'istante una volta realizzato l'errore), e in tale caso non parleremmo affatto di azione. Ci si propone di fare una cosa che ci arrecherà soddisfazione. Nel nostro esempio, il conducente sconsiderato percorrerà l'autostrada contromano per soddisfare un suo ego folle.

Una volta compreso come le nostre azioni siano determinanti nello svolgimento degli affari economici, perché attraverso di esse entriamo in contatto con il mondo esterno e ne modelliamo il destino, possiamo avventurarci in un breve esempio per comprendere come una illusione tenda a distorcere la nostra percezione della realtà e ad essere altamente distruttiva. Non per questo la persona che ci crede smette di essere razionale o quant'altro. No, agisce in base ad una propria agenda credendo di poter aggirare per sempre le leggi dell'economia. Non è così.



UN NAUFRAGO SU UN'ISOLA DESERTA

Immaginiamo per un momento di avere un pover'uomo che naufraga su un'isola deserta. Dopo aver ripreso i sensi la prima cosa che fa è raggiungere il primo promontorio e dare uno sguardo all'isola nel suo complesso. In questo modo il nostro protagonista inizia a scandagliare con la sua mente tutto ciò che potrebbe tornargli utile, ovvero, economizza i beni che finiscono sotto i suoi occhi. E' necessario che individui quei beni di consumo che possano essere immediatamente fruibili in modo da sostenerlo nel periodo in cui dovrà assestare la sua vita sull'isola. La caratteristica del bene di consumo è quella di essere utilizzabile in quanto tale in base alla sua natura, e nel nostro caso, un bene di consumo potrebbe essere una noce di cocco o un pesce. La fase successiva del suo sopralluogo dovrà condurlo a separare i beni di consumo dai fattori di produzione. Questi ultimi sono beni il cui utilizzo permette all'attore economico di creare un bene di consumo. (Ovviamente questa distinzione dipende sempre dalla mente dell'attore economico, poiché un oggetto non è di per sé un bene di consumo o un fattore di produzione. Le sue caratteristiche fisiche non lo rendono classibicabile a priori in una delle due categorie. Ad esempio, se per una persona un bastone può essere utile per raccogliere mele da un albero, e quindi fungere da fattore di produzione, per un'altra persona potrebbe essere utile per grattarsi la schiena, e quindi fungere da bene di consumo.)

Beni di consumo e fattori di produzione, data la loro natura scarsa, portano con loro un costo di opportunità a cui il nostro naufrago dovrà prestare attenzione. Ovvero, il loro uso per un determinato scopo precluderà il raggiungimento di un altro; se ad esempio sull'isola esiste un numero finito di rocce, il nostro naufrago dovrà prendere una decisione se costruire un fuoco da campo con esse o una dimora. Non potrà avere entrambi. In base alla sue valutazioni sceglierà quale scelta sarà più consona a sollevare la sua situazione, sperando che il futuro non gli riveli di aver commesso un errore (Es. Per un qualche strano motivo fisico le rocce tendono a sgretolarsi se messe l'una sull'altra).

Una volta individuati quei beni di consumo che possano fornirgli sussistenza, il nostro naufrago si dirige in fretta verso un albero di noci di cocco. Sfruttando il proprio corpo come fattore di produzione, ovvero il lavoro, ogni giorno si arrampica sugli alberi di cocco per soddisfare la sua fame con questo cibo commestibile. E' un lavoro faticoso e scarsamente retributivo, il quale gli permette di godere solo di pochi (se non pochissimi) beni di consumo al giorno. Il suo reddito, quindi, è estremamente basso. Infatti, il flusso di beni di consumo consumati da parte di qualsiasi attore economico è definito reddito. Inoltre la possibilità che un qualche infortunio possa incapacitarlo o una qualche malattia possa debilitarlo, rischiano di intaccare seriamente la sua sussistenza. Affrontando tale questione all'interno della sua mente decide di rinunciare alla previdibilità di un reddito continuo ma scarso nel presente, per abbracciare l'incertezza del futuro. Ovvero, rinunciando a parte dei beni di consumo di oggi, decide di accumularne alcuni per un consumo futuro in caso di necessità. Ciò gli permetterà non solo di avere abbastanza cibo da sfruttare nel caso sfortunato in cui si dovesse ammalare, ma aumenterà significativamente il reddito futuro che percepirà. Ovvero, risparmia oggi per ottenere più beni di consumo domani. Investe nel futuro.

Avendo a disposizione più noci di cocco da consumare, può aumentare la sua disutilità del lavoro (anche il tempo libero è un bene di consumo), dedicando una parte maggiore (rispetto a prima) al riposo del corpo e della mente. Questo gli permetterà di incrementare l'efficienza che apporterà alla raccolta delle noci di cocco e, attraverso l'interesse composto, i suoi risparmi uniti al lavoro costante per raccogliere noci di cocco, gli permetteranno di accumulare un piccolo tesoro di vettovaglie in grado di sostenerlo anche per periodi prolungati di tempo. Il nostro naufrago, a questo punto, avrà per le mani un piccolo gruzzolo di cui andar fiero poiché è riuscito a sopportare e vincere le avversità della natura selvaggia. Ma la natura umana ancora incombe. Perché sebbene abbia garantito a sé stesso un flusso costante e crescente di sussistenza, il desiderio di variare la sua dieta diventa impellente al variare dell'utilità marginale che egli riscontra nelle noci di cocco. Più è bassa, più avrà necessità di variare i suoi pasti. Detto in altro modo, all'aumentare dell'offerta di un bene la sua utilità marginale diminuisce. Ancora una volta il nostro naufrago ha bisogno di riflettere e considerare quale opportunità ha davanti: costruire una zattera sfruttando le noci accumulate e portarne qualcuna per il viaggio; rimanere sull'isola e sfruttare i risparmi per costruire mezzi più sofisticati per ottenere cibo. Ognuna di queste scelte comporta costi e benefici, nonché l'attenta ponderazione delle possibili variabili in gioco, una su tutte il rischio.

Infatti costruire una zattera può avere il vantaggio di poter lasciare l'isola in seguito ad un colpo di fortuna; ma può valere anche l'opposto, ovvero, navigare per giorni o settimane senza trovare anima viva. Immaginiamo che il nostro naufrago infine decida per rimanere sull'isola. In questo modo deve darsi da fare per migliorare ulteriormente la sua condizione di vita su quel pezzo di terra sperduto. Questo significa che, attraverso i risparmi, dovrà investire nel futuro e nelle sue capacità imprenditoriali. Con queste ultime si intende la costruzione di beni strumentali (o beni di capitale) che possono aiutarlo a sofisticare significativamente la sua produzione. Infatti sappiamo che dall'unione del fattore di produzione umano (il lavoro) e i fattori di produzione naturali (mare, terra, alberi, ecc.) è possibile affinare i mezzi a propria disposizione per incrementare i propri standard di vita e, di conseguenza, raggiungere il soddisfacimento di desideri prima irraggiungibili. Questo significa che, in forza di un cospicuo risparmio alle spalle, il nostro naufrago deciderà di costruire un retino da pesca. Diminuendo la disutilità del lavoro e, nel contempo, continuando a tenere costante il proprio reddito, egli riuscirà a realizzare i propri sforzi. Ovviamente non ci riuscirà al primo colpo, bensì dovrà affinare la sua tecnica in considerazione delle risorse a sua disposizione. Il fattore tempo per la realizzazione della sua opera è cruciale, poiché il suo asse viene spostato nel futuro data la scarsa voglia di consumare nel presente e, invece, voler consumare qualcosa di migliore nel domani. Con questa mentalità la determinazione del nostro imprenditore-naufrago sarà in grado di ottenere ciò di cui ha bisogno per migliorare la propria condizione di vita.

E' utile ricordare, però, che tale situazione si è creata grazie al fatto che egli, rinunciando a parte del suo reddito presente, abbia dedicato risorse al futuro. La sua sussistenza nel presente è stata resa possibile dalla volontà di rinunciare a parte del pasto quotidiano al costo di sentire qualche morso della fame. E' un costo duro da pagare, ma il miglioramento della sua condizione ne vale la pena. Come esseri umani, diamo estremo significato alla nostra vita. Il solo fatto di agire è un'affermazione alla vita stessa, quindi la nostra preoccupazione per il benessere del naufrago ha basi solide nella psicologia umana. (Ovviamente non bisogna dimenticare che, seppure molto forte, il nostro attaccamento alla vita è sempre soggetto alle preferenze individuali; ad esempio, decidere di salvare la vita altrui mettendo a rischio la propria è un caso che ricade in tale affermazione.)

Una volta costruito il retino, il nostro naufrago non solo avrà una variazione significativa nella sua dieta ma potrà procurarsi cibo più facilmente, a minor prezzo (meno lavoro impiegato) e, soprattutto, in quantità maggiori. Attraverso il bene capitale, il retino da pesca, ha potuto elevare la sua posizione, ma questo non significa che potrà distrarsi di più. Infatti, sebbene abbia più tempo libero per prendere il sole o fare una nuotata rilassante, dovrà dedicare una parte del suo tempo libero ad occuparsi della manutenzione degli oggetti che ha creato, in modo da non doverli ricostruire d'accapo e quindi evitare di sprecare tempo e risorse che invece potrebbe dedicare a costruire un nuovo bene di capitale: una lancia in grado di facilitargli il compito di raccogliere le noci di cocco dagli alberi. La struttura temporale influenzerà tutti i fattori appena elencati, indicando il momento in cui dovrà risparmiare (Es. costruire un nuovo bene di capitale) e il momento in cui poter consumare le riserve messe da parte (Es. giorni di malattia, infortuni, voglia di maggior tempo libero, manutenzione dei beni di capitale, ecc.).

Ma questa struttura può essere influenzata da manipolazioni esterne che ne deviano artificialmente il corso.



I PASTI GRATIS SONO UN'ILLUSIONE POTENTE

Nell'ambiente sopra descritto finora, il nostro naufrago è riuscito ad adattarsi alla vita dell'isola deserta attraverso l'ingegno e la possibilità di poter contare su una serie di accorgimenti economici che gli hanno permesso di scalare la varietà di desideri che man mano si palesavano nella sua mente. La loro soddisfazione progressiva ha consentito al malcapitato di imbastire una vita basata su un benessere crescente, dettato dal risparmio e dall'investimento. Nonché dal dosaggio di tempo libero e di monitorazione e manutenzione degli oggetti creati. Sebbene abbiamo ipotizzato che tutte le sue scelte siano andate a buon fine, nella vita reale sappiamo che non sempre le cose finiscono così. Talvolta è possibile fare la scelta sbagliata e subirne le conseguenze. Ovviamente sarà la singola persona che le subirà e non l'intera società, o almeno in minima parte poiché sarà privata di un elemento produttivo, ma questo problema è di natura temporanea perché la rotazione economica sostituisce quelle nicchie di mercato rimaste vuote. In questi casi esiste il calcolo economico che gli imprenditori tengono in altissimo conto, il quale li aiuta, attraverso segnali di mercato genuini, a direzionare la produzione. Il margine di errore, quindi, viene ridotto considerevolmente. Ma cosa succede quando questi segnali non sono "genuini"? Cosa succede quando vengono influenzati artificialmente da effetti esterni?

Immaginiamo che un giorno, al largo dell'isola, naufraghi un'altra nave. Purtroppo per il nostro protagonista stavolta di sopravvissuti non ce ne sono, ma quello che nota subito è che le onde del mare portano a riva, ogni tot. di tempo, vettovaglie fuoriuscite dalla nave affondata. Potete immaginare la felicità del nostro naufrago, perché improvvisamente si ritrova tra le mani risorse che prima non esistevano e sono lì consumabili direttamente. All'inizio, dopo le sfortune passate fino a quel momento, pensa subito a ringraziare il cielo e a mettere da parte le varie cibarie che riesce a raccattare. Finlamente il mare crudele aveva ripagato il suo debito che aveva con lui. All'improvviso ha potuto saltare i vari passaggi di produzione che lo avrebbero condotto a creare, anche sull'isola, cibi più raffinati di quelli che avrebbe trovato disponibili per il consumo in natura o che richiedevano solo una trasformazione (Es. cotti) per essere consumati. Cibi in scatola, cibi in busta, cibi in barattoli e altre meraviglie culinarie del mondo civilizzato. E infine, meraviglia delle meraviglie, un apriscatole!

In questo modo il lavoro diviene una componente superflua nella sua struttura di produzione, poiché adesso è in grado di creare dal nulla l'occorrente per sopravvivere. Non solo, ma può aumentare di consueguenza la disutilità del lavoro consumando parecchio tempo libero e deliziando il palato con le varie leccornie che il mare gli consegna. Sembra proprio la soluzione a tutti i suoi problemi, o perlomeno è quello che si vede, ma cos'è che non si vede? Innanzitutto il nostro naufrago sta prendendo in prestito tempo e risparmi dal futuro per consumarli nel presente. Tralasciando il lavoro di raccolta del cibo sull'isola ha abbandonato una struttura di produzione consolidata da una solida base di risparmi e un flusso di reddito costante, si è assuefatto ad una struttura di produzione presumibilmente superiore che non è fondata su alcun risparmio e su un flusso di reddito finito e incontrollabile da parte del naufrago. I risparmi reali (Es. le noci di cocco) vengono erosi dal consumo presente o vengono mangiati dalla produzione insostenibile (Es. le vettovaglie che fuoriescono dalla nave affondata fanno "dimenticare" al naufrago di avere una pila di noci di cocco, le quali col tempo finiscono per marcire). Non solo, ma l'utilizzo di nuovi beni di capitale (Es. apriscatole) per consumare i nuovi beni di consumo servono esclusivamente per quel tipo di beni di consumo, sull'isola non saprebbe che farsene in condizioni "normali". In questo modo la mancata manutenzione dei vecchi" beni di capitale, li condanna ad una inesorabile rovina.

Possibile che il nostro naufrago non sappia che una struttura simile sia insostenibile nel lungo periodo data l'origine di tali beni di consumo? Certo che lo sa. Quello che non sa è quando terminerà. Invogliato dalla spinta umana di voler vivere al massimo col minimo sforzo, egli si lascerà trasportare dalla corrente euforica di questa provvidenziale manna dal cielo, tralasciando progressivamente il duro lavoro che fino a qual momento aveva scandito la sua esistenza. Abbagliato e illuso progressivamente da questa cornucopia giornaliera, egli si lascia alle spalle o trascura quei compiti che fino a quel momento lo avevano portato, con una certa fatica, a scalare la ripida parete delle necessità umane. Preferisce, quindi, consumare oggi invece che domani.

La sconsideratezza di questa scelta viene a palesarsi una volta che il flusso di questi beni di consumo inizia dapprima a rallentare, e infine scompare. In questo preciso istante il nostro naufrago deve fare i conti con la realtà: la sua fame non può essere più saziata da quella manna che giornalmente aveva allietato la sua vita, poiché è esaurita. In questo modo egli comprende che rivolgersi al suo cumulo di "risparmi" è pressoché inutile perché o in parte li ha consumati o in parte sono marciti. E, in ultima istanza, i beni di capitale da lui costruiti sono andati in rovini a causa della mancata manutenzione, e quelli acquisiti durante il periodo euforico sono praticamente inutili. Il nostro naufrago dovrà mettersi l'anima in pace e ricominciare da zero.



CONCLUSIONE

Le politiche interventiste dello stato non sono un rimedio per i periodi di crisi, esse deviano risorse preziose da coloro in grado di metterle a frutto meglio, verso coloro che le sprecano. I burocrati non potranno mai sapere quale potrà essere un investimento in accordo con le forze di mercato. Essi non creano risorse, le prendono. Non hanno idea da dove siano venute. Perché? Perché sono orientati al presente. Non sono come i produttori, i quali sono orientati al futuro. Prendono in prestito denaro nel breve termine e spendono nel lungo termine. Questo presuppone un costante bisogno di risorse. Ciò significa più regole. Ciò significa più burocrazia. Ciò significa più spese e più tasse.

Il disincentivo al risparmio emerge come conseguenza a questi comportamenti truffaldini e insostenibili. Gli individui vengono privati dei loro desideri e delle loro risorse per sostenere un apparato parassitario e inutile. L'inflazione della banca centrale spinge artificialmente in basso i tassi di interesse, aumentando di conseguenza il costo di opportunità di mantenere in banca i propri risparmi. Il welfare state insegna agli individui a non preoccuparsi del futuro. Le scuole pubbliche, infine, chiudono la scena affermando che al futuro ci penserà lo stato.

In ogni aspetto della nostra vita, lo stato è il propagatore di un comportamento irresponsabile. L'illusione dello stato salvatore è una delle illusioni più potenti che esistano al giorno d'oggi. Roosevelt la inventò. Keynes la predicò. La gilda accademica l'ha custodita per tutti questi anni. Ma la sua plausibilità si sta incrinando: passività dello stato non finanziate. Uno di questi giorni andrà in frantumi, e per coloro che si faranno trovare impreparati sarà un duro rinsavimento.


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di Jeffrey Tucker


Una certa tecnologia può risolvere un problema che non sapevamo di avere. Ci fa notare quelle privazioni che non sapevamo esistessero fino a quel momento. Una volta scoperta, non possiamo tornare indietro.

Negli anni '50, per esempio, le persone non avevano bisogno dello smartphone. Anzi, erano contente di non avere il telefono. Ma oggi non vorremmo mai tornare alla tecnologia sorpassata. E' stato lo stesso con l'elettricità, le ferrovie e la stampa.

E' così anche con Bitcoin. La gente a volte si chiede perché mai dovremmo avere il bisogno di un nuovo sistema di pagamento e di una nuova forma di denaro. Il sistema attuale funziona bene. Questo è quello che pensano fino a che non usano Bitcoin. Una volta che lo fanno, si chiedono come il mondo sia stato in grado di sopportare un sistema lento, costoso, invadente, fragile e vecchio come quello del dollaro.

Peter Schiff me lo ha fatto notare di recente. Inizialmente era scettico su Bitcoin. Poi ha constatato come i suoi clienti potevano trasferire fondi quasi a costo zero e senza passare attraverso banche o altri istituti. E' stato abbagliato e ora ne è entusiasta. Dopo che lo si prova, sembra che vi manchi la terra sotto i piedi.

Ecco il mio ultimo esempio, tratto da un'esperienza normale che abbiamo avuto tutti. Si va a cena o in un bar con un gruppo di 8 o 10 persone. All'inizio della serata, le persone sono felici e vivaci. Bevande, antipasti, altre bevande, snack, altri snack, dolci, ancora bevande, whoo hoo! Non c'è niente di meglio nella vita!

Oh, ma aspettate. C'è la questione del conto. Nessuno ne parla prima. In questo punto della serata, le persone si dirigono verso le uscite per andare a fumare. Forse è intenzionale, o forse no. Ma a prescindere da ciò, sembra inevitabile che nel momento in cui arriva il conto, la folla stranamente si assottiglia. Si vuole evitare quella che è sempre una scena scomoda.

Si potrebbe dividerlo per le persone servite, ma ci sarebbe la complicazione di chi paga per chi. L'importo totale arriva solitamente in una cifra unica. E' meno complicato così. Ma quando arriva, non lo si può guardare e basta, come se fosse velenoso. A questo punto, qualcuno, QUALCUNO, deve accettarlo o almeno sollevare lo scontrino.

Diciamo solo che voi siete una specie di leader naturale ed in qualche modo il conto finisce nelle vostre mani. Qui è quando iniziano i problemi. È necessario raccogliere il denaro da tutti i presenti. Non tutti hanno contanti. Alcune persone faranno notare che hanno solo una carta di credito, e dal momento che non accettate carte di credito — gli individui non accettano carte di credito, solo le istituzioni — saranno in debito con voi o "pagheranno il conto la prossima volta", cosa che probabilmente non accadrà mai.

Alcune persone hanno contanti, ma non abbastanza. Se intendete pagare il conto con una carta di credito e iniziate a raccogliere denaro — in base alla stima di quanto hanno consumato — state pur certi che resterete a corto di fondi. Raccoglierete un terzo alla metà di quanto avete bisogno.

Poi bisogna affrontare un grande dilemma. Fate i conti e iniziate a sollecitare il pagamento? E' una situazione davvero deprimente. Ognuno si infastidirà a modo proprio. Nella mia esperienza, quello che succede è che una persona finisce per pagare tutto il conto e raccoglie dagli altri solo una frazione del denaro necessario per pagare l'intero importo. Quando questa realtà diventa chiara a tutti — "Sono coperto" — le persone lo considerano immediatamente come un meraviglioso atto di generosità, ringraziano il loro benefattore e continuano con i bagordi.

Questa scena si ripete migliaia o milioni di volte ogni notte. In realtà è una grave fonte di conflitto e alimenta risentimenti che possono durare a lungo. Per coloro che hanno capito come funziona la cosa, la evitano e cercano di non trovarsi in grandi gruppi per paura della lotta per il conto.

Il problema sembra un conflitto profondamente umano, ma in realtà ha radici nelle limitazioni tecnologiche. In primo luogo, gli individui non hanno modo di pagare altre persone seduta stante se non attraverso il denaro contante, di cui raramente ne sono provvisti nelle giuste quantità. In secondo luogo, in questi frangenti gli individui non hanno modo di accettare pagamenti non in contanti — nessuno firmerà un assegno in queste condizioni — così si finisce con debiti e promesse non mantenute.

In realtà nessuno sta cercando di fregare il prossimo, anche se sembra finire in questo modo. E' tutta una questione di strumenti che usiamo per effettuare i pagamenti. Fino a poco tempo fa mancavamo i mezzi per trasportare importi variabili e trasferibili a basso costo da persona a persona senza invocare i servizi di di terze parti.

Potreste pensare a PayPal. Ma poi dovreste fornire l'indirizzo email e pagare tasse piuttosto alte, ed il servizio non è impostato per pagamenti occasionali tra amici. Può capitare, ma non senza qualche difficoltà.

L'altra sera ero ad una conferenza su Bitcoin con degli amici. A questo evento la maggior parte di loro aveva un wallet Bitcoin. Quando è arrivato il conto, è stato super facile e meravigliosamente divertente. Si prende il cellulare, si esegue la scansione del codice QR e si invia o si riceve qualsiasi quantità necessaria per pagare quello che c'è da pagare. Il processo è una delizia.

Ciò funziona anche se l'establishment non accetta Bitcoin. Una persona accetta il conto e tutti gli altri pagano con Bitcoin. Niente più scuse di chi non ha contanti, niente più promesse di pagare più tardi.

Il problema della condivisione del conto viene risolto proprio lì, sul posto. Le persone hanno tutto l'interesse a pagare la giusta quantità dal momento che non si sta annoniando nessuno per tirare fuori i contanti, ma si sta creando una voce permanente di una transazione. Si può farlo immediatamente. Si può farlo senza pagare commissioni sulle operazioni. Ognuno è felice. Non importa come viene diviso il conto, o se viene diviso, non esiste più questo problema.

Si potrebbe pensare: "Oh, questo problema è solo un fastidio stupido, non è qualcosa di serio." In realtà si tratta di un problema persistente che riguarda le amicizie e rovina le reti sociali. Non si capisce la fonte del problema fino a quando non si intravede la soluzione.

Una volta che la soluzione è a portata di mano — un metodo per trasferire valore da persona a persona immediatamente, a costo quasi zero e senza utilizzare un intermediario — si scopre una vasta gamma di casi a cui applicarla che prima erano ignorati.

Ora sto riportando alla memoria un episodio della mia infanzia in cui mio padre e suo padre discutevano del conto in un ristorante. Nessuno dei due aveva soldi contanti. Entrambi avevano una carta di credito, quindi era uno di quei casi in cui bisogna scegliere tra tutto o niente. La loro discussione non fu affatto educata. Inutile dirvi che degenerò. Entrambi strattonavano quel pezzo di carta, cercando di toglierlo dalle mani dell'altro. Fu terribile e in un certo senso traumatizzante per me che vi assistetti.

Le cose sarebbero andate diversamente se avessero potuto effettuare uno scambio di valori attraverso i loro smartphone. Mio padre avrebbe potuto inviare bitcoin a suo padre, e se quest'ultimo si fosse opposto, avrebbe potuto rimandarli indietro. Abbastanza semplice, il tutto condito con un sorriso. Sarebbe stato affascinante e delizioso, un esercizio di scambio e di generosità.

Tanti problemi umani hanno le loro radici nei fallimenti tecnologici. Pensate a quanta posta è arrivata in ritardo o è andata persa prima dell'avvento della posta elettronica, o a quanti conflitti familiari erano legati alla lotta per l'uso del telefono. Risolvete il problema tecnologico e migliorerete la vita a tutti.

Bitcoin può farlo. Una volta entrato nell'uso regolare, resteremo tutti stupiti da come abbiamo potuto farne a meno fino ad adesso.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Con l'avvicinamento del referendum svizzero sull'oro, la pressione sulla questione inizia a farsi sentire. Sebbene qualcuno prevedeva anche una pressione sul prezzo a seguito delle lamentele della SNB, il livello continua a languire intorno ai $1,200. Probabilmente ciò ha a che fare col fatto che i banchieri centrali ne sanno una più del diavolo affinché possano mandare avanti questa giostra sgangherata. Infatti Deutsche Bank ci fa sapere che la SNB non sarà costretta a detenere fisicamente oro, ovvero, potrà utilizzare strumenti di swap per prendere temporaneamente in prestito oro e quindi soddisfare i requisiti patrimoniali. Visto che l'FMI considera gli swap un mezzo legittimo per gestire i bilanci delle banche centrali, ciò equivarrà semplicemente a truccarli... per l'ennesima volta. Il referendum, infatti, parla esplicitamente di detenere asset in oro, ma non specifica in che forma (Es. derivati o oro fisico). Non sono sorpreso di questo esito. Perché? Perché l'oro dell'occidente è volato perlopiù in oriente. L'ha scoperto di recente la Germania, la quale voleva rimpatriare 674 tonnellate del suo oro stipato presso la NYFED. "Ci dispiace Hans", è stata questa la risposta dello zio Sam perché dopo un anno i tedeschi sono riusciti a rimpatriare solo 5 tonnellate dall'America. La Germania ha desistito. Ora, però, dovreste tenere gli occhi puntati sul GLD Fund, sono convinto che quando raggiungerà il fondo quello rappresenterà (di riflesso) anche il minimo del prezzo dell'oro.
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di Bud Conrad


L'oro è sceso a nuovi minimi la settimana scorsa: $1,130 l'oncia. Questo livello di prezzo è sorprendente perché non quadra coi fondamentali. Cina e India continuano ad esercitare una forte domanda sull'oro, e l'interesse per le monete in metallo prezioso rimane elevato.

Nel mio articolo di ottobre sul Casey Report ho spiegato che la struttura del mercato dei futures permette ad alcune grandi banche di fornire oro in modo da sopprimerne il prezzo. I futures sull'oro rappresentano quello che io chiamo mercato "dell'oro cartaceo", perché ben poco oro cambia di mano. Ogni mese vengono commerciati $360 miliardi di oro cartaceo, ma l'oro fisico che viene consegnato ammonta solo a $279 milioni. Questo è un rapporto di 1,000 a 1:


Market Statistics for the 100-oz Gold Futures Contract on Comex
Value ($M)
Monthly volume (Paper Trade)$360,000
Open Interest All Contracts$45,600
Warehouse-Registered Gold (oz)$1,140
Physical Delivery per Month$279
House Account Net Delivery, monthly$41


Sappiamo che i grandi ordini di oro cartaceo possono muovere il prezzo di $20 in un secondo. Questi ordini spesso superano il limite CME di 6,000 contratti. Ecco uno sguardo ravvicinato risalente al 31 ottobre, quando la vendita di 2,365 contratti ha fatto precipitare il prezzo dell'oro e ha costretto lo scambio a chiudere per 20 secondi:




Molti sostengono che l'effetto netto di tali ordini a lungo andare sarà neutro, perché ogni posizione assunta deve essere rimossa prima della scadenza. Ma in realtà non è vero. I grandi giocatori possono detenere centinaia di contratti in scadenza e consegnare l'oro invece che smobilitare il loro commercio. Le grandi banche possono far scendere il prezzo dell'oro fornendone piccole quantità.

Alcune grandi banche dominano il processo di consegna. Ho raggruppato le sette più grandi qui sotto, in modo da dimostrare che tutte le altre fonti sono molto piccole. Queste sette banche hanno la possibilità di manipolare il prezzo dell'oro:




Dopo il forte calo dell'oro a ottobre, ho analizzato i numeri relativi alle consegne dello stesso mese. La concentrazione era ancora più grave di quanto mi aspettassi:




Questo grafico ci mostra che il 98.5% dell'oro consegnato al Comex arrivava da tre banche: Barclays; Bank of Nova Scotia; e HSBC. Hanno consegnato questo oro attingendo dai loro conti di trading interni.

La concentrazione era ancora peggio dall'altro lato — quello della consegna. Barclays ha impegnato il 98% per le consegne a tutti i clienti. Potrebbe essere stato un solo cliente, ma è più probabile che diversi clienti abbiano utilizzato Barclays per cancellare le loro posizioni di trading. In entrambi i casi, si noti che Barclays ha onorato 455 contratti attingendo dai suoi conti interni.

L'opportunità di distorcere il prezzo dell'oro in un ambiente con così pochi giocatori è evidente. Barclays conosce il 98% degli acquirenti e sta fornendo il 35% dell'oro. E' un trading altamente concentrato, per non dire altro. E la quantità di oro di cui stiamo parlando è piccola — una banca potrebbe spostare del 10% l'ago della fornitura con l'aggiunta di soli 100 contratti. Ciò equivale a circa 10,000 once, che valgono poco più di $11 milioni — un errore di arrotondamento per queste banche. Questi numeri sono banali.

Si noti che le grandi banche stavano consegnando l'oro attingendo dai loro conti interni, nel senso che stavano vendendo il loro oro. In altre parole, non hanno agito in modo neutrale. Queste banche ricoprono la stragrande maggioranza dei contratti venduti. E' una posizione di dominanza completa, e forse anche di più. Queste banche sono il mercato.

Il mio punto è che è troppo facile truccare questo mercato, e i sospetti di manipolazione sono fondati. Ad un certo punto molti clienti richiederanno la consegna di oro fisico e ci sarà un brutto crash. I contratti a lungo termine saranno liquidati con pagamenti in denaro, perché non ci sarà abbastanza oro da consegnare. Nei miei 20 anni di trading sui futures ho visto pochi squeeze, compresi quelli riguardanti l'oro. A mio parere, il mercato dei futures non è sicuro.

La domanda più difficile è: per quanto ancora le grandi banche continueranno a sopprimere il prezzo dell'oro? Purtroppo non conosco la risposta. Regolatori vigili aiuterebbero senz'altro, ma "regolatori del mercato dei futures" è quasi un ossimoro. Le azioni del CFTC e del Comex, per non parlare di come è stato gestito il caso MF Global, suggeriscono che c'è stata poca pressione sulle autorità di regolamentazione affinché risolvessero questi problemi.

La citazione seguente proviene da un recente articolo del Financial Times, il quale ci dà un motivo per essere ottimisti:

Questa settimana due individui vicini alla vicenda hanno affermato che UBS spera di trovare un accordo su una presunta cattiva condotta messa in campo dal suo reparto adibito ai metalli preziosi nei confronti delle autorità di regolamentazione. [...] Il capo del suddetto reparto di UBS a Zurigo, André Flotron, è in congedo da gennaio per motivi non specificati [...].

A maggio la FCA ha multato Barclays per £26m dopo che un trader è stato scoperto a manipolare il gold fix di Londra.

Il regolatore finanziario della Germania, BaFin, ha avviato un'indagine formale nel mercato dell'oro e sta sondando la Deutsche Bank, uno degli ex-membri del gold fix panel che sarè presto sostituito da un aggiustamento elettronico.

Le ultime due banche sono coinvolte con il Comex.

Alla fine il mercato dell'oro fisico potrebbe sopraffare il mercato statunitense dei futures, più piccolo ma più strettamente sorvegliato. I trader si stanno già spostando su altri mercati, come quello di Shanghai, che potrebbero accelerare tale processo. Potreste ricordare che scrissi come JP Morgan (JPM) potrebbe uscire dal commercio delle materie prime, cosa che secondo me potrebbe contribuire a portare un po' di normalità nei mercati dei futures dell'oro. Purtroppo si farebbero avanti altre banche per sostituire JPM.

Le banche non possono sopprimere il prezzo dell'oro per sempre. Hanno bisogno di lingotti d'oro fisico per perpetrare tale strategia, e non c'è tanto oro in giro come in passato. Alcuni grandi fornitori, come le scorte della FED e quelle del London Bullion Market, non sono più disponibili. L'inventario del GLD è in declino.




Se un grande player come una banca centrale iniziasse a utilizzare il Comex per espandere le sue riserve auree, potrebbe travolgere le piccole scorte del Comex. Le scorte di magazzino destinate alla consegna sono diminuite di 870,000 once (8,700 contratti). Tale ammontare può essere richiesto in un mese: 6,281 contratti sono stati consegnati ad agosto.

Le grandi banche non sono stupide. Vedranno arrivare questi problemi e probabilmente indurranno alcuni titolari a rinforzare le forniture, quindi è possibile che una crisi non arrivi a seguito di una serie di mancate consegne. Ma uno short squeeze potrebbe sicuramente portare a picchi di prezzo. Potrebbe anche portare ad un crollo della fiducia nel sistema dei futures, evento che farebbe schizzare l'oro molto più in alto.

Segni di una forte domanda di oro fisico da parte di Cina, India, e piccoli investitori indicano che i prezzi dell'oro dovrebbero essere in aumento (piuttosto che in discesa). Il tasso GOFO (London Gold Forward Offered Rate) è negativo, il che indica un certo restringimento nel mercato dell'oro. Le preoccupazioni riguardo la banca centrale cinese che vuole de-dollarizzare i suoi possedimenti, dovrebbero generare ulteriore interesse per l'oro.

In altre parole, le cose non quadrano. Mi aspetto che le svalutazioni monetarie portino i lprezzo dell'oro più alto, e continuo a possederlo. Sono molto fiducioso che nel lungo termine i fondamentali guideranno l'oro molto più in alto. Ma per ora, non so quando le grandi banche perderanno la loro capacità di gestire il mercato dei futures.

Ormai è da un bel pezzo che le stranezze nel mercato dell'oro sono state denunciate, ma solo pochi sanno dove iniziare la ricerca, e ancora meno hanno la pazienza di scavare nella montagna di dati che il mercato mette a disposizione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Gary North


Di recente ho scritto un articolo sull'ostruzionismo dell'Internal Revenue Service riguardo alcune inchieste nella sua gestione delle domande di esenzione fiscale. L'IRS ha dimostrato di essere assolutamente immune al Congresso. Glielo ha detto chiaramente: "Vatti a fare un giro".

Il mio punto era semplice: l'unica vera influenza che ha il Congresso quando si tratta di un'agenzia esecutiva, è quando taglia il suo bilancio per l'anno successivo. Il Congresso non lo fa mai, perché esso espande sempre il potere del governo federale. Questa è una caratteristica vitale per il Congresso. Poiché si rifiuta di attuare questa sanzione negativa sulle agenzie esecutive federali, il Congresso è impotente nei loro confronti.

Poi ho continuato sottolineando come la Costituzione degli Stati Uniti garantisca al Congresso la piena autorità di rimuovere (quasi) ogni settore vitale dalla giurisdizione della Corte Suprema degli Stati Uniti e da tutti i tribunali federali.

In tutti quei Casi che riguardano Ambasciatori e altri rappresentanti diplomatici, la Corte Suprema avrà Giurisdizione legittima. In tutti gli altri Casi menzionati prima, la Corte Suprema avrà Giurisdizione d'appello, sia di Diritto che di Fatto, con alcune Eccezioni, e in tali Regolamenti interverrà il Congresso.

Questo non viene mai insegnato nelle scuole dello stato. Non viene mai menzionato nei discorsi pubblici. Il galateo del dibattito pubblico sulla questione della sovranità federale, in particolare sulla sovranità del Congresso, ha eliminato questo argomento. Se gli elettori capissero veramente che hanno il potere, attraverso il Congresso, di inibire la Corte Suprema su questioni di interesse reale, ciò costituirebbe davvero una rivoluzione politica. I Padri Fondatori della Costituzione non volevano che la Corte Suprema avesse la giurisdizione finale. Ma questo fatto è caduto nel dimenticatoio della scuola pubblica per oltre un secolo.

Quando Ron Paul soleva sollevare la questione della legittimità costituzionale, o la sua mancanza, in qualche disegno di legge che la Camera dei Rappresentanti stava considerando, la risposta standard dei suoi colleghi era questa: "Noi approviamo le leggi e la Corte Suprema decide se sono costituzionali." Il Congresso ha abbandonato la propria legittimità, concessa dalla Costituzione.

Oggi, il solo suggerire che il Congresso abbia l'autorità di rimuovere praticamente qualsiasi cosa all'esame della Corte Suprema, verrebbe considerato totalmente illegittimo. Non importa ciò che dice la Costituzione; alle teste di legno nei media non piace il Congresso. Preferiscono di gran lunga il sistema giudiziario, che è quasi immune dalla volontà degli elettori. Così se ne parla come se il sistema giudiziario avesse una sovranità superiore a quella posseduta dal Congresso. Questa è chiaramente una posizione incostituzionale, eppure è accettata dalla maggior parte della popolazione. I conservatori non sollevano il problema. Il movimento pro-life non solleva il problema. E' considerato alla stregua di una bestemmia. Peggio ancora, è stato praticamente dimenticato. Questa posizione non solo è considerata una posizione di frangia; non è riconosciuta affatto come posizione.



LEGITTIMITÀ

Ciò solleva la questione, che è fondamentale, della legittimità politica. Non c'è dubbio che la Costituzione degli Stati Uniti fornisca al Congresso il controllo sul sistema giudiziario. Il Presidente degli Stati Uniti non ha voce in capitolo, costituzionalmente parlando. Né la Corte Suprema. La popolazione non lo capisce. Così tende ad attribuire un certo grado di sovranità finale a cinque membri della Corte Suprema, la quale non deriva dalla Costituzione degli Stati Uniti ed è in opposizione flagrante col sistema del common law che governava il diritto anglo-americano fino a John Marshall nel 1803: Marbury v. Madison.

La dottrina del controllo giurisdizionale non è mai stata considerata alla convention Costituzionale. La Corte Suprema degli Stati Uniti è stata considerata la terza gamba dello sgabello federale, e la più debole. La dottrina del controllo giurisdizionale è stata inventata dal Chief Justice Marshall, che fu di gran lunga il più importante sostenitore della centralizzazione federale del potere nella storia della leadership politica americana. Franklin Roosevelt era un angelo su questo tema rispetto a Marshall. Egli affermò l'autorità finale della Corte Suprema sul sistema giuridico e politico del governo degli Stati Uniti, e non vi fu opposizione. Se la cavò. E' stata la più grande rapina politica nella storia degli Stati Uniti dopo il 1788. Egli era un federalista, l'ultimo dei federalisti. In nome della sovranità giudiziaria federale, arrogò alla Corte il potere politico. Passo dopo passo, caso dopo caso, centralizzò il potere fino alla sua morte nel 1835.

Questo trasferimento di sovranità politica alla Corte Suprema poteva essere contestato, ma non fu così. Non era insito nella Costituzione, ma la decisione di Marshall in Marbury v. Madison fece guadagnare alla Corte quella legittimità perché favorì gli interessi politici a breve termine dei jeffersoniani (dominanti dal punto di vista politico). Lasciarono che Marshall se la cavasse, e solo in un caso la Corte Suprema venne sfidata su questa rapina di legittimità. Fu nel 1869, durante la Ricostruzione: Ex Parte McCardle. Questa causa è finita nel dimenticatoio.

La legittimità è fondamentale. Vi faccio un altro esempio. Nello studio dettagliato del XVI emendamento, Bill Benson e Red Beckman hanno scoperto che, da un punto di vista tecnico, la ratifica dell'imposta sul reddito non è mai avvenuta. Non è stata approvata secondo le regole costituzionali. I due hanno fornito le prove tre decenni fa in The Law That Never Was. Ma il Procuratore Generale degli Stati Uniti voleva l'imposta sul reddito, come l'amministrazione Wilson, e così annunciò semplicemente che era stata approvata. Guadagnò legittimità all'istante. Da quel momento in poi, l'imposta sul reddito divenne sacrosanta nella storia americana. Ogni manifestante fiscale che tenterà di utilizzare l'evidenza storica fornita da Benson e Beckman, non sarà degno di ascolto presso un qualsiasi tribunale. Qui non si tratta di una evidenza storica falsificata dai due autori, al contrario, l'evidenza storica è stato simulata dal Procuratore Generale degli Stati Uniti. Il punto è questo: simulando le prove, il Procuratore Generale ha stabilito la legittimità dell'imposta federale sul reddito.

Nei grandi temi del nostro tempo, in cui ci si preoccupa di conservare la libertà, la questione della legittimità è molto più importante dei tecnicismi giuridici. I manifestanti fiscali non l'hanno ancora capito. Pensano sempre che facendo appello a qualche interpretazione arcana di qualche legge fiscale, possano sfuggire al giudizio dell'IRS, dei giudici tributari e di una giuria di loro pari. Vivono in un mondo di fantasia, in cui la legittimità è in qualche modo stabilita da un appello alle leggi. La legittimità è molto più complessa.

La legittimità è il cuore di ogni sistema politico e di ogni sistema istituzionale. Se si vuole abbattere un sistema concorrente, basta indebolirne la legittimità nella mente della popolazione, e in particolare indebolirla nelle menti dei difensori di quel particolare assetto istituzionale. Se si riesce a convincere la popolazione che una legge, una politica o una tradizione è illegittima, allora la battaglia è sostanzialmente vinta.

Ad un certo punto, ogni sistema politico crolla. Viene sostituito. Ad un certo punto, ogni tradizione politica viene gettata nella pattumiera della storia. Durante il periodo in cui una certa tradizione politica è dominante, sembra essere quasi immortale. Ma in realtà tutti sono mortali.



IL CORSO DELL'IMPERO

Questa mortalità è accelerata dall'impero. Gli imperi crollano sempre o vengono abbandonati dalle nazioni che li hanno creati. Gli imperi finiscono sempre in bancarotta. Gli imperi sembrano sempre avere legittimità agli occhi degli elettori, e poi, in un brevissimo periodo di tempo, vanno a gambe all'aria. Il modo garantito di accelerare la disintegrazione di una tradizione politica è quello di collegarla ad un sistema imperiale. Gli imperi mandano sempre in bancarotta le nazioni che indulgono in questa ipotesi assurda: una particolare nazione può sorvegliare il mondo per mezzo del potere militare.

L'impero britannico chiuse i battenti nel 1947, rimanendo a corto di denaro. Il sole, che non sarebbe mai dovuto tramontare sull'impero britannico, iniziò la sua discesa. Lo sostituì l'impero americano. Il marchio istituzionale di questo passaggio di consegne fu la NATO (1949). La NATO è stato il primo trattato di difesa che il governo degli Stati Uniti ha stipulato sin dal 1800, quando venne annullato il trattato del 1778 con la Francia. Allo stesso modo, l'Unione Sovietica finì i soldi nel 1991. Terminò le sue operazioni. Le leggi di Marx sullo sviluppo storico divennero improvvisamente pattume senza valore. Quando gli imperi vanno in bancarotta, mettono retroattivamente in discussione i simboli di legittimità che erano stati invocati durante il suo periodo d'attività. Non è facile abbandonare questi principi, soprattutto se si è un politico che ha messo in gioco la propria carriera puntando sulla loro legittimità. Ma, quando il portafoglio è vuoto, l'impero svanisce.

Non ci sono eccezioni.



CONCLUSIONE

Dobbiamo passare il tempo ad indebolire quelle aree di legittimità politica negli Stati Uniti, le quali costituiscono una minaccia per la libertà. Questo può sembrare uno sforzo senza speranza, ma è uno sforzo indispensabile. Si tratta di un compito ingrato durante l'era della legittimità. Col senno di poi, può anche essere ingrato, ma dipende da quale nuovo sistema lo sostituirà.

Non dobbiamo aspettarci di battere qualcosa con niente. Dobbiamo trovare altri accordi, altre istituzioni, altre tradizioni che possano sostituire l'attuale legittimità dopo che l'impero americano andrà a gambe all'aria.

Consiglio questo slogan: Sostituzione, Niente Presa di Controllo. Esempio: non cercate di prendere il controllo delle scuole pubbliche. Sostituitele.

L'impero americano si basa sul Federal Reserve System. Sul piano nazionale si basa anche sulla visione keynesiana del mondo, la quale giustifica i deficit federali e le banche centrali. Entrambi questi pilastri economici dell'impero vivono di giorni presi in prestito e denaro preso in prestito.

Il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di prendere il controllo del Federal Reserve System. Il nostro obiettivo dovrebbe essere l'abrogazione della legge che ha dato vita alla Federal Reserve. Dovrebbe essere sostituita dal free banking. Le corse agli sportelli bancari devono essere legalizzate. Non fa mai male terminare un cartello. Qualcosa (il cartello bancario) deve essere sostituito da qualcos'altro di meglio (diritto di contratto).

Credo abbiate capito l'idea. Sostituzione, non presa di controllo.

Siate pazienti. L'impero sta andando in bancarotta. Lavorate su qualche sostituzione. Fate esperienza. Aprite siti web. Scrivete manuali. Postate video su YouTube. Aspettate il vostro turno. Tenetevi occupati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Domenica 30 novembre sarò ospite della conferenza Interlibertarians 2014 a Lugano-Paradiso. In veste di rappresentate del Mises Italia all'evento, il mio intervento verterà sulle banche centrali e sull'oro. Perché le banche centrali rappresentano uno dei più grandi ostacoli ad una ripresa economica sostenibile? Intorno a questa domanda elaborerò una breve discussione sulla natura perversa di questi istituti centrali che, attraverso il dogmatismo economico keynesiano, permettono al cartello che rappresentano di sopravvivere contrariamente alla volontà del mercato. Parlerò, quindi, di come la loro abolizione e un ritorno all'oro siano le basi per la libertà futura.

L'edizione di quest'anno è intitolata "Banche e moneta" e permetterà ai partecipanti di scoprire le trame economiche poco conosciute alla maggioranza delle persone. Riserva frazionaria, inflazionismo monetario, denaro-merce, sarnno alcuni dei temi trattati. L'evento inizierà alle 14:30 e terminerà alle 18:30.

Dove: Lugano-Paradiso

Quando: 30 novembre 2014

Accesso: Ingresso libero. Inizio ore 14:30. Saluto ed introduzione dello staff co-organizzatore dei Liberisti Ticinesi e del Movimento Libertario, il quale modererà l’evento.

    Francesco Simoncelli: Banche centrali e oro: due mondi agli antipodi;
    Paolo Pamini: Monete d’oro private con standard svizzero;
    Sergio Rossi: Moneta e valore: una prospettiva moderna;
    Giovanni Birindelli: Manipolazione monetaria e Legge;
    Giacomo Zucco: Denazionalizzazione della moneta: la via digitale;

Ore 16:30-17:30, dibattito con il pubblico in sala. Termine della conferenza ore 18:30.

Info: sito ufficiale per programma e dettagli.



da Freedonia di Johnny Cloaca

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Sebbene la FED abbia smesso, per il momento, di attuare il QE3 i risultati di tale strumento monetario si fanno sentire nel panorama economico. Infatti oltre a chiederci chi sia il responsabile delle attuali condizioni precarie dei mercati mondiali, dovremmo chiederci anche, e soprattutto, cui prodest? Chi ha avvantaggiato fondamentalmente la repressione finanziaria attuata sino ad ora dalla FED? Main Street? L'occupazione è ancora al palo e la disoccupazione ha visto diminuire la bruttezza della sua faccia grazie ai lavori part-time. Nel frattempo l'individuo medio ha dovuto dare fondo ai propri risparmi per sopravvivere, trasformandosi, in molti casi, da risparmiatore a mutuatario per stare al passo con le imposte e la vita di tutti i giorni. Dimenticatevi le cifre dell'inflazione dei prezzi ufficiali: quand'è stata l'ultima volta che un vostro deposito bancario, al netto delle tasse, vi ha consegnato un rendimento positivo? E' questo quello che ha compiuto la ZIRP delle varie banche centrali del mondo: trasformare l'individuo medio da risparmiatore a mutuatario. Grazie alle politiche monetarie delle banche centrali, i governi possono incamerare risorse e sprecarle a tassi ridicoli. Ma questo processo non vale solo per gli individui medi, vale anche per questi istituti di investimento (Es. hedge fund, fondi di investimento, ecc.) che credono scioccamente di poter cavalcare le bolle di zia Janet e zio Mario senza conseguenze. Credono che investire in qualcosa che renda circa il 2%, fidandosi delle parole e delle garanzie di burocrati di ruolo, potrà rivelarsi un investimento attraente e privo di rischio. Quindi cedono i loro asset finanziari agli stati che possono continuare ad aggiungere azzardo morale ad un ambiente economico già pregno. Repressione finanziaria, ma su scala maggiore.
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di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Non era la mia giornata migliore quella mattina, lo ammetto, ma non lo era nemmeno per il resto della famiglia, e farsi scappare lapsus freudiani era davvero facile, soprattutto se si è ancora intontiti dal duro risveglio. Come stavo per apprendere, tutti sarebbero rimasti sconvolti dal fatto che da lì ad una manciata di minuti avrei definito i miei figli "stupide unità di carbonio terrestri", invece di riferirmi a loro come "miei cari e meravigliosi tesori" (cosa che devo ammettere non essere vera dal momento che non sono né meravigliosi né cari, piuttosto sono una sorta di macchine mutanti divora-dollari).

La questione verteva sull'apparechio per i denti di uno dei miei figli, non mi ricordo quale.

Come padre amorevole e premuroso cercavo pazientemente di spiegare che la pazza neo-keynesiana ed econometrica Janet Yellen è al timone della malvagia Federal Reserve e sta alimentando l'espansionismo monetario che causa l'inflazione dei prezzi delle cose di cui abbiamo bisogno e la deflazione dei prezzi delle cose di cui non abbiamo bisogno; e l'oro sale di prezzo perché è la vera moneta che ognuno desidererà quando tutte le altre monete fiat falliranno, lentamente, terribilmente, una dopo l'altra, nel caos economico di una leva finanziaria fuori controllo.

In realtà ricordo di aver abilmente detto: "E quindi dobbiamo usare tutto il nostro denaro per comprare oro, argento e petrolio! Non dovremmo sprecare risorse comprando uno stupido apparecchio per i denti!"

"Lasciate che i denti crescano in modo naturale, tutti storti, così da poter raccogliere una vera e propria cornucopia di benefici! Di sicuro non diventerà popolare a causa del suo aspetto repellente, così noi come genitori non dovremo preoccuparci che possa rimanere incinta! O che i suoi stupidi amici rubino il cibo dal nostro frigorifero! E sarà occupata a concentrarsi in rigorosi sport accademici, o a fare qualcosa che possa farle guadagnare una bella borsa di studio."

Non contento, purtroppo, sono andato avanti: "O almeno toglierà quel suo culo grasso, si troverà un lavoro e pagherà coi suoi soldi questo dannato apparecchio, se è così maledettamente importante per lei, perché, nel caso in cui non sia chiaro, Non Sono Fatto Di Soldi (NSFDS)!"

Il modo in cui i loro occhi erano sgranati e fissi, e le loro bocche spalancate e grondanti saliva come se fossero dei ritardati allo stadio finale, era un chiaro indizio che non stavo riuscendo a convincerli col mio Inossidabile Ragionamento Economico Per La Sopravvivenza (IREPLS).

Così, per porre rimedio alla situazione, ho continuato: "Non capite? Il dollaro sta perdendo il suo potere d'acquisto a ritmi forsennati, perché l'orrida FED, e le altre banche centrali del mondo, continuano a stampare Così Tanto Dannato (CTD) denaro in modo che i governi in bancarotta possano prenderlo in prestito e scaraventarlo in un'economia in bancarotta. Questo farà salire di prezzo oro, argento e petrolio! E' una garanzia! Lo è perché la storia lo ha sempre dimostrato!"

Irritato dal fatto che non stessero applaudendo e saltando di gioia una volta ascoltata la mia idea brillante, ho aggiunto: "Non capite di cosa sto parlando, stupide unità di carbonio terrestri? Quando l'oro, l'argento e il petrolio saliranno di prezzo, quello — quello! — sarà il momento di vendere un po' di questi meravigliosi asset e utilizzare il mucchio di soldi ricavato per cavare quei denti brutti e sostituirli con nuovi denti contenenti i miracoli della moderna odontoiatria — magari con una connettività internet all'interno! — in modo da darle un sorriso brillante che i suoi stupidi denti non le avrebbero mai potuto dare"!

Con una immediatezza sconcertante venivo assalito da una marea di persone che saltano in piedi, non per applaudirmi, ma per lanciarmi addosso ciotole di cereali e cucchiai, un sacco di parole veramente odiose (uomo orribile che odia i propri figli) e qualche maledizione che non fa mai male, mentre io ero là che sfidavo tutti a uccidermi ("Vi sfido!"), e bla bla bla.

Ahimè, il mio brillante e meraviglioso Inossidabile Ragionamento Economico Per La Sopravvivenza (IREPLS) era stato vano. Nonostante stessi parlando al vento, ho aggiunto un po' di retorica da "happy ending" dicendo: "Ma così sarà d'ispirazione per la storia del Brutto Anatroccolo che diventa un Bellisimo Cigno, una storia importante per le brutte ragazze di tutto il mondo; e poi arriverà anche il suo bel principe e vivranno felici e contenti. In un castello!"

Nel disperato tentativo di cavarmela anche quella volta, mi sono premurato di sottolineare un altro vantaggio nascosto. "E non avrà mai più una carie, né avrà più bisogno di una devitalizzazione dei denti, o di una otturazione, o di un ponte, o di qualsiasi altra cosa dannatamente costosa in ambito odontoiatrico!"

Ma avevo notato che le parole che mi avevano messo nei guai, per fortuna, non erano state registrate sui loro cellulari, e quindi era solo la loro parola (menzognera) contro la mia.

Sebbene fossi riuscito ad evitare l'ennesima figura da scemo, Stanley Fisher, vice-presidente della Federal Reserve, non è stato così fortunato. Queste sono le sue parole come riportate dal Financial Times: "La sfida per i responsabili politici era di separare la ciclicità dallo strutturale, ovvero, il temporaneo dal permanente."

Che cosa? Hahaha!

A quanto pare la parte strutturale dell'economia può esistere indipendentemente da quella ciclica: le cose cicliche non hanno bisogno delle cose strutturali, quindi le cose cicliche non possono diventare strutturali e le cose strutturali non possono diventare cicliche! Hahahaha! La politica monetaria degli Stati Uniti è nelle mani di questo tipo di persone? Oddio!

E non fatemi parlare della follia di ipotizzare che esista qualcosa di "permanente" nell'economia, poiché ovunque guardo nulla è permanente, ma sempre in uno stato di declino. E quindi vorrei sgarbatamente sbottare: "Vai a morire ammazzato, deficiente pezzo di scemo!", parole grondanti tutto il disprezzo immaginabile.

La parte che mi ha fatto quasi pisciare addosso dalle risate, è stata quando ha detto: "La difficoltà di districare i fattori di domanda e offerta rende particolarmente arduo il lavoro del responsabile della politica monetaria, perché complica la valutazione della quantità di fiacchezza, o capacità produttiva sotto-utilizzata (sic), nell'economia." Hahahahahahahahahha!

Mi viene da ridere a crepapelle! Questo è Autentico Linguaggio Privo di Senso (ALPS)!

"Districare i fattori di domanda e offerta"! Ancora una volta, Hahahahahahaha! Una nuova interpretazione della legge di Say? Hahahaha! Come direbbe Bugs Bunny: "Che imbecille!"

Forse questa assurdità era solo uno stratagemma per distrarci dal notare come la settimana scorsa il "tapering" del Quantitative Easing abbia portato la malvagia Federal Reserve ad aumentare il Credito Totale di $11.5 miliardi in Una Dannata Settimana (UDS), a comprare $8.7 miliardi di titoli di stato USA e a far saltare la base monetaria di $84 miliardi nella Stessa Dannata Settimana (SDS)!

Potete notare dallo sgomento sulla mia faccia terrorizzata e dal mio sguardo inflessibile che quando il vice-presidente della folle Federal Reserve dice cose del genere, e la FED sta creando liquidità come se non ci fosse un domani, e la popolazione, i politici e tutti i nostri intellettuali negli Stati Uniti lo accettano a cuor leggero, allora è una certezza che siamo fregati.

E se anche QUESTO non è sufficiente a convincere la più stupida unità di carbonio terrestre a comprare oro, argento e petrolio in preda ad un frenetico abbandono, allora tutti gli apparecchi e i denti più dritti nel mondo non saranno sufficienti a pagare per questo errore terribile.

Per me è davvero così semplice. Infatti posso esclamare allegramente: "Whee! Questa roba dell'investire è facile! "

Ma per le unità di carbonio terrestri è apparentemente molto difficile, se non impossibile, capirlo anche vagamente. Forse è per la loro fissazione bizzarra di avere denti dritti!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Ecco i rating della'agenzia di rating cinese Dagong/Here Soverign Dagong Rating:

Australia: AAA Outlook stabile/stable;
Finlandia/Finland: AAA Outlook negativo/negative;
Hong Kong: AAA Outlook stabile/stable;
Lusseburgo/Luxemburg: AAA Outlook stabile/stable;
Norvegia/Norway: AAA Outlook stabile/stable;
Svezia/Sweden: AAA Outlook stabile/stable;
Svizzera/Switzerland: AAA Outlook stabile/stable ;
Singapore: AAA Outlook stabile/stable;
Danimarca/Denmark AA+ Outlook stabile/stable; (2011 AAA stabile/stable)
Austria: AA+ Outlook stabile/stable;
Canada : AA+ Outlook stabile/stable;
Cina/China: AA+ Outlook stabile/stable;
Germania/Germany: AA+ Outlook stabile/stable;
Macao: AA+ Outlook stabile/stable;
Olanda/Netherland: AA+ Outlook negativo/negative; (2011 AA+ stabile/stable)
Nuova Zelanda/New Zeland AA+ Outlook negativo/negative;
Arabia Saudita/Saudi Arabia: AA Outlook stabile/stable;
Kuwait AA Outlook stabile/stable;
Corea AA- Outlook Stabile/stable;
Oman AA- outlook stabile/stable;
Sud Corea/South Korea: AA- Outlook stabile/stable;
Qatar AA- stabile/stable;
Taiwan: AA- Outlook stabile/stable;
Cayman AA- stabile/stable;
Cile/Chile: AA- Outlook stabile/stable; (2011 A+ stabile)
Belgio/Belgium: A+ Outlook stabile/stable;
Francia/France: A+ Outlook negativo/negativo; (2011 AA- negativo/negative)
Gran Bretagna/Britain: A+ Outlook negativo/negativo; (2011 AA- negativo/negative)
Giappone/Japan: A+ Outlook negativo/negativo (2011 AA- negativo/negative)
Repubblica Ceca/Czech Republic A+ stabile/stable;
Malesia: A+ Outlook stabile/stable; (2011 A stabile/stable);
Botswana A outlook stable
Estonia: A Outlook stabile/stable;
Russia: A Outlook stabile/stable;
Polonia/Poland: A Outlook negativo/negative; (2011 A stabile/stable)
Panama A- Outlook stabile/stable;
Sud Africa/South Africa: A- Outlook negativo/negative; (2011 A negativo/negative)
Bahrein A- Outlook stabile/stable;
Emirati Arabi Uniti A- Outlook stabile/stable;
Israel A- Outlook stabile/stable;
Panama A- Outlook stabile/stable;
Brasile/Brasil: A- Outlook negativo/negative; (2011 A- stabile/stable)

Malta A- Outlook negativo/negative;
Stati Uniti/United States: A- Outlook negativo/negative; (2011 A+ negativo/negative)
Perù: BBB+ Outlook positivo/positive; (2011 BBB+ stabile)

Colombia BBB+ Outlook stabile/stable:
Turkmenistan BBB+ stabile/stable;

Spagna/Spain: BBB+  Outlook stabile/stable; (2011 A negativo/negative)
Lituania/Latvia: BBB Outlook positivo/positive; (2011 BBB+ negativo/negative)
Uzbekistan BBB Outlook Stabile/stable;
Kazakistan/Kazakhstan: BBB Outlook stabile/stable;
Irlanda/Ireland: BBB Outlook stabile/stable;
Mauritius BBB outlook stabile/stable;
Ungheria/Hungay: BBB Outlook stabile/stable; (2011 BBB negativo/negative)
Marocco/Morocco: BBB ;Outlook negative/negative; (2011 BBB+ stabile/stable);
Emirati Arabi Uniti/United Arab Emirates: BBB Outlook negativo/negative;
India: BBB Outlook negativo/negative; (2011 BBB stabile/stable)
Lituania/Latvia: BBB Outlook negativo/negative; (2011 BBB stabile/stable)
Tailandia/Thailand: BBB Outlook negativo/negativo; (2011 BBB stabile/stable)
Algeria BBB- outlook stabile/stable;
Messico/Mexico: BBB- Outlook stabile/stable; /2011 BBB stabile/stable)
Italia/Italy: BBB- negativo Outlook negativo/negative; (2011 A- negativo/negative)
Indonesia BBB- outlook negativo/negative;
Tunisia: BBB- Outlook negativo/negative; (2011 BBB+ stabile/stabile)
Nigeria: BB+ Outlook stabile/stable;
Suriname BB+ Outlook stabile/stable;
Romania BB+ outlook stabile/stable;
Uruguay: BB+ Outlook stabile/sable; (2011 BB+ positivo/positive)
Bielorussia/Belarus BB+ negativo/negative;
Croatia BB+ Outlook negativo/negative
Tunisia BB+ Outlook negativo/negative;
Islanda/Iceland BB Outlook stabile/stable;
Turchia/Turkey: BB Outlook stabile/stable
Portogallo/Portugal BB Outlook negativo/negative;
Irlanda/Ireland: BB Outlook negativo/negative;
Bangladesh BB- Outlook stabile/stable;
Bolivia BB- Outlook stabile/stable;
Bulgaria BB- Outlook Stabile/stable;
Paraguay BB- Outlook stabile/stable;

Georgia BB- Outlook stabile/stable;
Mongolia BB- Outlook stabile/stable;;
Micronesia BB- Outlook Stabile/stable;

Filippine/Philippines: BB- Outlook negativo/negativo(2011 B+ stabile/stable)
Serbia BB- Outlook negativo/negative;
Venezuela: BB- Outlook negativo/negative; (2011 BB+ stabile/stable)

Giordania/Jordan B+ Otulook stabile/stable;
Vietnam: B+ Outlook stabile/stable; (2011 BB- negativo/negative)
Mongolia: B+ Outlook stabile/stable;
Sri Lanka: B+ Outlook negativo/negative; (2011 B+ stabile/stable)

Cambogia /cambodia B Outlook stabile/stable;
Ghana B Outlook stabile/stable;

Bosnia Erzegovina B Outlook stabile/stable
Kenia/Kenya: B Outlook negativo/negative; (2011 B stabile/stable)
Egitto/Egypt: B- Outlook negativo/negative; (2011 BB+ stabile/stable)
Ecuador B- Outlook stabile/stable (2011 CCC stabile/stable)
Congo CCC Outlook stabile/stable

Ethiopia CCC Outlook Stabile/stable;
Pakistan: CCC Outlook stabile/stable; (2011 B- negativo/negative)
Madagascar: CCC Outlook stabile/stable;
Argentina: CCC Outlook negativo/negative; (2011 B stabile/stable)
Ucraina CCC Outlook negativo/negative (2011 B stabile/stable)

Yemen CCC Outlook negativo/negative;
Sudan del sud/South Sudan CC stabile/stable;
Grecia/Greece: CC Outlook stabile/stable; (2011 BB stabile/stable)
Sudan: C Outlook stabile/stable.
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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è ribassista. Intendiamoci, non mi aspetto un crollo dell’indice, mi attendo semplicemente una partenza di settimana positiva in scia alle ottime chiusure dei mercati oltre oceano per poi lasciar prevalere… Leggi il Resto
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di Alasdair Macleod


L'oro è stato in un mercato orso per tre anni. Gli analisti tecnici si chiedono se sia finito visto che di recente il suo prezzo ha fatto segnare $1180/oz, o se devono aspettarsi una rottura al ribasso al di sotto di tale livello. Lo scopo di questo articolo è quello di esaminare i driver del prezzo dell'oro e spiegare perché il valore di mercato di oggi non riflette il vero valore dell'oro.

In primo luogo, credo che sarebbe opportuno un promemoria. Coloro che cercano di commerciare oro sono in sostanziale svantaggio:

  • si mettono contro le banche TBTF che hanno l'appoggio implicito del contribuente per salvarle dalle loro loro posizioni di trading;
  • inoltre i mercati sono diventati così manipolati e pericolosi che l'oro dovrebbe essere considerato come un'assicurazione contro il rischio sistemico piuttosto che una scommessa.

Poiché la maggior parte degli investitori non coglie appieno questi rischi, quando le attuali bolle finanziarie globali alla fine scoppieranno ci sarà solo una piccola minoranza che possiederà oro -- e con questo intendo oro fisico detenuto al di fuori del sistema monetario fiat.



Analisi Tecnica & Oro

Utilizzare i grafici ha il vantaggio teorico di separare il trading dalle emozioni. Finché non vi è alcun cambiamento significativo nel potere d'acquisto della moneta, i prezzi del passato hanno rilevanza anche nel futuro, perché l'esperienza recente imposta una certa aspettativa nella mente umana. Il grafico sottostante mostra il prezzo dell'oro dopo il picco del settembre 2011.




Il grafico mostra un potenziale modello a triplo fondo di oltre quindici mesi, a poco più di $1180/oz. Sappiamo che i tre fondi sono avvenuti durante la fine di vari trimestri, cosa che suggerisce una manipolazione dei prezzi per aumentare i profitti delle bullion bank e i bonus dei loro trader. In ogni caso i trader, fanatici delle operazioni di trading svolte dai computer, avevano posizioni short quasi da record come mostrato in questo secondo grafico:




Ciò conferma che i $1180/oz sembrano essere il punto di massimo ribasso, nel qual caso il nostro modello a triplo fondo dovrebbe tenere.

Tuttavia questo modello è raro e non dovrebbe affrettarci a trarre conclusioni. L'opera definitiva sulla Teoria del Dow (Technical Analysis of Stock Trends – Edwards & Magee) descrive un triplo fondo non confermato come potenzialmente "traditore". Ma le caratteristiche che stiamo vedendo in questa formazione attuale, con il terzo ribasso sul volume e un conseguente miglioramento, sono incoraggianti. La conferma del modello, secondo Edwards & Magee, richiede che il prezzo dell'oro si muova sopra i $1375, un livello degno di nota. Una volta confermato, un triplo fondo "produce quasi sempre un avanzamento di proporzioni decisamente degne di nota".

Il pericolo, naturalmente, è la mancata conferma. Si può immaginare un rally di prezzo, a $1300, con conseguente intaccamento delle posizioni short, ma i ribassisti potrebbero sempre puntare sui $1180.

Inoltre, da quando Edwards & Magee hanno pubblicato il loro lavoro, i computer hanno permesso di definire le tendenze delle medie mobili, e un indicatore comunemente accettato è il 200-day MA, che segna circa $1280. Se tale livello viene rotto e il prezzo dell'oro rimane abbastanza in alto da causare una salita del 200-day MA, ciò dovrebbe attivare acquisti lanciati dai computer. Quindi qualsiasi prezzo oltre i $1300 confermerà probabilmente la tesi rialzista, ma oggi sarebbe un errore essere rialzisti senza riserve per soli motivi tecnici; almeno fino a quando questo livello di prezzo non verrà superato.



Valuare l'Oro

Niente di tutto questo fa parte della natura soggettiva dei prezzi di domani. Invece dovremmo rivolgerci alle valutazioni relative, per capire se l'oro dovrebbe essere acquistato oggi o no.

Per prima cosa dobbiamo confrontare la quantità di oro con la quantità di moneta fiat. Mentre abbiamo stime ragionevoli in relazione alle riserve totali d'oro in superficie, in realtà non sappiamo quanto ne detengano le banche centrali (in base alle loro cifre che fanno riferimento a "oro e crediti in oro"; cioè, oro affittato, prestato o scambiato, e non quello fisico). Allo stesso modo, il compito di valutare la quantità totale di moneta fiat del mondo e il modo in cui è cresciuta nel tempo, è impossibile da portare a termine.

Invece ho escogitato un metodo semplice e pratico: confrontare l'aumento delle scorte di oro del mondo e l'aumento della quantità di moneta fiat USD.

Ho ideato una metrica chiamata "quantità di moneta fiat" (FMQ), che inverte il processo mediante il quale è stato originariamente creato il denaro fiat. L'oro dei nostri antenati veniva custodito dalle banche commerciali, le quali avrebbero emesso banconote e certificati di deposito come sostituti dell'oro (dollari spendibili). Quando venne creata la FED, essa si appropriò dell'oro di quelle banche ed emise le sue banconote in base all'oro nel suo bilancio. Quindi la FMQ rappresenta il denaro contante totale, i depositi accessibili nelle banche commerciali e le riserve bancarie detenute presso la FED, dati aggiustati in base a fattori temporanei che influenzano tali riserve, come i Repos e i Reverse Repos. Maggiori dettagli su come viene calcolata la FMQ potete trovarli qui.

Il grafico sottostante mostra come la FMQ sia cresciuta sin dal 1959. Mostra un tasso costante di crescita esponenziale prima della crisi Lehman, dopo di che è aumentata in modo allarmante:




Uno sguardo ci dice che la valuta fiat USD è in iperinflazione monetaria, cosa che non trova riscontro nelle statistiche ufficiali dell'inflazione dei prezzi (ma questa è un'altra storia). Il nostro obiettivo è quello di capire se l'oro è a buon mercato o è caro, e il grafico ci mostra come abbia progredito il prezzo dell'oro sin dal mese che ha preceduto la crisi Lehman (prezzo nominale dell'oro in rosso, prezzo aggiustato FMQ in giallo):




Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: rispetto ai dollari fiat, l'oro è sceso di prezzo in termini reali dopo la crisi Lehman, nonostante l'aumento del suo prezzo nominale. Con la soglia recente dei $1200, è effettivamente diminuito del 41% in termini reali sin dal luglio 2008.

Quindi, per riassumere, prima della crisi Lehman l'apprezzamento del rischio sistemico da parte degli investitori era relativamente basso. Dopo la crisi, sono emerse preoccupazioni legate ad una contrazione deflazionistica dei prezzi, di conseguenza il prezzo nominale dell'oro è sceso (da $918 a $651). Quando è divenuto chiaro che la FED avrebbe soccorso con successo un sistema finanziario nei guai, l'oro è salito fino al suo culmine nel settembre 2011 -- ma sulla base della FMQ il picco era notevolmente inferiore, riflettendo il forte aumento della quantità di denaro fiat emesso: l'oro è salito solo del 20% sin dal luglio 2008 su tale base. Mentre era indubbia una correzione del prezzo dell'oro a questo punto, date le circostanze il livello dei prezzi era ragionevole. Il successivo mercato orso ha portato l'oro ad una sottovalutazione estrema.

L'oro non è il solo ad avere un valore di mercato separato dalla realtà. Un governo in bancarotta come la Grecia, non ha avuto alcun problema a piazzare i suoi decennali al rendimento ridicolo del 6.5% (anche se questa anomalia sta cominciando a correggersi). Altre nazioni insolventi, come la Spagna e l'Italia, di recente sono state in grado di piazzare i loro rispettivi decennali ai rendimenti del 2% e del 2.2% (anche se hanno sperimentato un leggero aumento negli ultimi tempi).

Pensateci per un momento: il dollaro USA è la valuta di riserva e i rendimenti del suo decennale sono il punto di riferimento per il denaro fiat di tutto il mondo. I governi con record di indebitamento peggiori, sono stati in grado di emettere obbligazioni con rendimenti che a tutti gli effetti sono in backwardation -- significativamente inferiori a quelli delle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti. E' una cosa che non è mai successa prima, per quanto io sappia.

Le valutazioni chiave sono completamente sfasate in un mondo con tassi di interesse allo 0% e con mercati manipolati. Se l'oro fosse il solo nella sua estrema sottovalutazione, senza una sopravvalutazione nei mercati obbligazionari statali, probabilmente ci sarebbe qualcosa di sbagliato nella nostra analisi. Il fatto che questo non sia il caso, ci offre la conferma che l'oro è mal prezzato e valutato incorrettamente nei mercati che sono diventati avulsi dalla realtà.



Definire il Mercato dell'Oro

E' noto che i trading in oro cartaceo sono superiori a quelli in lingotti fisici. L'oro cartaceo comprende le seguenti categorie:

  • Conti in oro non allocati presso le bullion bank
  • Conti a vista presso le banche centrali per conto di altre banche centrali
  • Derivati ​​e opzioni
  • Contratti a termine sul mercato di Londra (accordi differiti che non verranno mai risolti)
  • Mercati a termine regolamentati (Comex, TOCOM, ecc.)
  • ETF non supportati da oro fisico.

Il totale di questi mercati, per i quali non esiste alcuna stima, è semplicemente enorme (GoldMoney stima che le scorte totali di lingotti fisici sono di circa 162.500 tonnellate, una crescita a circa 2.800 tonnellate l'anno.)

Ma possiamo avere un'idea dell'interesse generale nell'oro cartaceo dai numeri diffusi dalla Banca dei Regolamenti Internazionali riguardanti i derivati ​​fuori mercato, più l'interesse totale del Comex. Il grafico seguente mostra proprio questo:




Gli ultimi dati disponibili sono quelli di fine 2013, quando l'oro (per coincidenza) è affondato a $1180 per la seconda volta. E' probabile che una parte significativa di questi derivati possa essere utilizzata come copertura contro le passività delle bullion bank, come i conti non allocati e, forse, le posizioni nei mercati a termine regolamentati. È chiaro che nel corso degli ultimi tredici anni, in termini di tonnellate equivalenti, i derivati ​​totali dell'oro sono calati notevolmente. Parte di questo calo è dovuto all'aumento del prezzo dell'oro; ma dal picco nel 2011, da cui il prezzo dell'oro è sceso di quasi il 40% in termini di dollari, l'oro cartaceo totale ha certamente accelerato il declino dell'oro.

Questo ci dice che le bullion bank, dato che le loro posizioni di copertura sono ai minimi storici, hanno ridotto le loro passività totali con quei clienti con conti non allocati, il che sarebbe in linea con le ultime fasi di un mercato orso. Ironia della sorte, la chiusura dei conti non allocati è stata accelerata dal ritiro di lingotti dal mercato di Londra (i quali sono stati poi reimpiegati per soddisfare la domanda asiatica), perché, in ultima analisi, i lingotti fisici rappresentano la base dell'intero mercato. E' ovvio che se migliorano le prospettive di tendenza per l'oro, dato che il declino dei derivati totali non ha portato ad una riduzione della leva finanziaria sul mercato fisico, la liquidità potrebbe diventare rapidamente un problema serio.

Nel frattempo, l'oro fisico va da ovest a est.



Domanda Asiatica

L'oro fisico lo ritroviamo nel fondo pensione di una famiglia media asiatica. Sappiamo che questa è una tradizione ben nota tra gli indiani, ma vale anche per la maggior parte degli altri paesi del continente. Il motivo è semplice: nessun governo asiatico è stato in grado di sopprimere l'interesse per l'oro (come riserva di ricchezza) da parte del cittadino comune, e in generale l'emissione di valuta è stata gravemente abusata dai governi asiatici. Ad esempio, sin dagli anni '80 l'inflazione in Turchia ha continuato ad erodere il potere d'acquisto della lira e ad aggiungere zeri ai prezzi. In India, dagli anni '60 ad oggi, il prezzo in rupie dell'oro è passato da INR160 a circa INR76,000 per oncia.

La storia della domanda asiatica risale alla crisi petrolifera degli anni '70, quando il Medio Oriente divenne immensamente ricco grazie al rialzo del prezzo del petrolio. Naturalmente investì una parte della sua ricchezza in oro. Gli arabi rallentarono i loro acquisti di oro nei primi anni '90, perché una nuova generazione di arabi, istruita secondo le linee guida occidentali, cominciò a gestire le risorse finanziarie della regione, e questi giovani vennero senza dubbio scoraggiati dal lungo mercato orso dell'oro. Rivolsero lo sguardo, invece, ai mercati azionari e agli investimenti nelle infrastrutture. Poi, nel 1990, l'India abrogò la legge sul controllo dell'oro.

Questa legge vietava agli indiani di possedere oro sotto forma di barre e monete, cosa che favorì il contrabbando e la produzione di gioielli. La sua abrogazione faceva parte di un processo di apertura al mercato sulla scia di una crisi finanziaria. Da allora le importazioni registrate dal settore privato sono cresciute da poche centinaia di tonnellate a un massimo di 1,000 tonnellate l'anno, prima che lo scorso anno la Reserve Bank of India reintroducesse i controlli all'importazione. Com'era prevedibile, l'effetto è stato quello di limitare l'oro importato ufficialmente e aumentarne il contrabbando.

La Turchia è la porta verso l'Iran e il mondo musulmano a est del Mar Caspio. Questa regione ha utilizzato attivamente l'oro come moneta da tempo immemorabile. Secondo la Borsa di Istanbul, la Turchia ha importato 3,060 tonnellate di oro sin dal 1995. Parte è finito in Iran e parte ad est della Turchia, ma anche il resto della regione avrà avuto altre fonti di approviggionamento. Il sud-est asiatico è popolato da una diaspora cinese e tale regione, sin dalla sua industrializzazione negli anni '90, ha accumulato quantità significative di lingotti. Ma la grande storia è la Cina stessa.

Nel 1983 la Cina delegò la gestione della politica sull'oro alla PBOC.

Questo sviluppo fu fondamentale, soprattutto dopo che la Cina mosse i primi passi verso un'economia di libero mercato a seguito delle riforme post-Mao nel 1979-1982. A quel tempo l'Occidente stava facendo del suo meglio per sopprimere l'oro e aumentare la fiducia nelle monete di carta, mettendo a disposizione grandi quantità di lingotti nelle mani di coloro desiderosi di comprarli. Questo è il motivo per cui la tempistica è importante: fu l'occasione per la Cina, un paese di un miliardo di persone in preda a una rapida modernizzazione economica, di diversificare dal dollaro i crescenti surplus commerciali.

Per quanto ne so, questo argomento non è stato affrontato adeguatamente dai vari analisti nel settore privato, motivo per cui si pensa comunemente che la politica sull'oro della Cina sia uno sviluppo più recente, e perché anche gli specialisti del settore abbiano così poca comprensione di come stanno davvero le cose. Ma sin dall'emanazione delle normative sull'oro di 31 anni fa, la produzione mineraria mondiale è aumentata da circa 92,000 tonnellate a 163,000 tonnellate di oggi, o di 71,000 tonnellate[1]; e mentre l'Occidente ha ridotto le sue scorte in un mercato orso prolungato, tutto quell'oro è stato accumulato da qualche parte.

Il periodo su cui mi focalizzerò è tra il 1983 e il 2002, quando la proprietà dell'oro in Cina era finalmente libera e venne inaugurato lo Shanghai Gold Exchange. Il fatto che le autorità cinesi abbiano consentito la proprietà privata dell'oro, suggerisce che avessero ormai acquisito sufficienti quantità di oro per scopi monetari e strategici, e che si accontentassero della loro produzione mineraria piuttosto che acquistarne sul mercato. La domanda è lecita: quanto oro potrebbe aver segretamente accumulato la Cina?

Le normative cinesi del 1983 coincisero con l'inizio di un mercato orso dell'oro, quando nei quindici anni successivi i banchieri privati ​​svizzeri, che facevano le veci dei maggiori depositari occidentali, ridussero significativamente i possedimenti di oro dei loro clienti. A metà degli anni ottanta si sviluppò il mercato dell'oro di Londra per consentire la vendita e la consegna immediata degli scarti e della produzione miniera futura. I lingotti consegnati erano affittati o scambiati dalle banche centrali. In un discorso del 2002 a Lima un analista americano molto rispettato, Frank Veneroso, stimò che i leasing e gli swap delle banche centrali riguardavano tra le 10,000 e le 16,000 tonnellate. A tale ammontare devono essere sottratte le riserve ufficiali e deve esservi aggiunto l'enorme aumento dell'offerta mineraria, insieme alla liquidazione occidentale. Nessuno sa quanto oro sia stato realmente fornito attraverso i mercati, ma questo non deve impedirci di fare stime ragionevoli.

Tra il 1983 e il 2002, la produzione mineraria, l'offerta di scarti, le vendite nei portfoli e il leasing delle banche centrali assorbito da nuovi compratori asiatici e nel Medio Oriente, hanno superato con molta probabilità le 75,000 tonnellate. E' facile essere scettici riguardo queste grandi quantità, ma ai prezzi di oggi equivarrebbero a $3 miliardi. Gli arabi avevano un surplus di dollari e l'Asia era in rapida industrializzazione. Entrambe le fazioni non furono molto influenzate dalla propaganda delle banche centrali occidentali, volta a mettere da parte l'oro nella nuova era di tassi di cambio fluttuanti, anche se l'entusiasmo arabo sbiadì col perdurare del mercato orso degli anni '80. La tabella seguente riassume la probabile distribuzione di questo oro.




Oggi molti credono che l'India sia il più grande mercato del settore privato, ma nei 12 anni successivi l'abrogazione del Gold Control Act, vennero importate secondo le stime solo 5,426 tonnellate (Fonte: Indian Gold Book 2002), e tra il 1983 e il 1990 forse vennero contrabbandate in India altre 1,500 tonnellate, per un totale di circa 7,000 tonnellate tra il 1983 e il 2002. Quindi ci rimane il resto dell'Asia, tra cui il Medio Oriente, la Cina, la Turchia e il Sud-Est asiatico. La Turchia probabilmente ha importato circa 4,000 tonnellate e il Sud-Est asiatico, tenendo conto del boom/bust degli anni '90, circa 5,000 tonnellate. Quindi rimaniamo con circa 55,000 tonnellate suddivise tra il Medio Oriente e la Cina, assumendo che 4,850 tonnellate abbiano soddisfatto la domanda di altri Paesi non classificati.

Il Medio Oriente iniziò ad accumulare oro a metà degli anni '70, depositandolo in gran parte nei caveau delle banche private svizzere. I proventi del petrolio continuarono ad aumentare, e nonostante il mercato orso degli anni '80, gli investitori mediorientali continuarono a comprare. Negli anni '90 la consulenza ai clienti venne presa in consegna da una nuova generazione di manager svizzeri (meno credente nell'oro), e questi suggerivano alla clientela, compresi coloro in Medio Oriente, di vendere. Allo stesso tempo, scoraggiati dal mercato al ribasso dell'oro, una generazione di arabi istruita secondo le linee occidentali iniziò a diversificare in titoli azionari, investimenti in infrastrutture e altri tipi di investimento. Le riserve d'oro di proprietà degli investitori arabi rimangono un segreto ben custodito fino ai giorni nostri, ma probabilmente rappresentano ancora la più grande quantità d'oro depositata data l'entità delle eccedenze di petro-dollari negli anni '80. Tuttavia, a causa del cambiamento della cultura finanziaria degli arabi, dagli anni '90 in poi il ritmo della loro acquisizione è scemato.

Detto ciò, ci rimane solo la Cina come compratore significativo durante quel periodo. Dato che l'entusiasmo arabo per l'oro è diminuito all'incirca a metà del periodo analizzato (1983-2002), il governo cinese, essendo incurante nei confronti di un mercato orso generato dall'occidente, potrebbe aver accumulato facilmente circa 20,000 tonnellate.



Le Ragioni della Cina per Accumulare Oro

Ora sappiamo che la Cina aveva le risorse, nonché la possibilità, di acquistare lingotti: eccedenze commerciali. Le tecniche heap-leaching hanno potenziato la produzione mineraria e gli investitori occidentali hanno venduto i loro lingotti, quindi c'era un'offerta disponibile ampia; ma qual è stato il motivo della Cina?

Inizialmente la Cina cercava con molta probabilità di diversificarsi dai dollari, i quali rappresentavano l'unica moneta di scambio che riceveva nei giorni precedenti l'euro. Inoltre sarebbe sembrato assurdo esportare beni in cambio di cartamoneta inflazionata di qualche altro Paese, almeno così la pensava la Cina allora. Dagli atteggiamenti europei e americani la Cina, sulla via verso il ruolo di potenza economica, comprese che tali mercati non sarebbero risultati sostenibili a lungo termine. Quindi, dopo la ripresa della Russia dalla crisi finanziaria del 1998, la Cina sviluppò un blocco commerciale asiatico in partnership con la Russia (come eventuale sostituto dei mercati dell'export occidentali) e nel 2001 nacque lo Shanghai Cooperation Organisation. L'anno seguente cambiò anche la sua politica riguardo l'oro: per la prima volta i cittadini cinesi potevano comprare oro e lo Shanghai Gold Exchange venne incaricato per soddisfare tale domanda.

Il fatto che la Cina abbia permesso ai suoi cittadini di acquistare oro fisico, suggerisce che ne avesse già acquisito una porzione soddisfacente. Dal 2002 lo stato cinese avrà continuato ad accumulare oro attraverso la produzione miniera e gli scarti di materiali di consumo, il che è confermato dall'apparente assenza di barre rifinite cinesi da 1 chilo nel sistema di deoposito globale. Inoltre la Cina acquista oro doré dalle miniere asiatiche e africane, che poi rifinisce e aggiunge alle scorte di governo.

Dal 2002 lo stato cinese ha quasi certamente acquisito ulteriori 5,000 tonnellate o più. Consentendo alla popolazione di comprare oro, oltre a soddisfarne il desiderio di possederlo, ha ridotto anche la necessità di un intervento sulla valuta per fermare la lievitazione del renminbi. Pertanto lo stato cinese ha probabilmente accumulato tra le 20,000 e 30,000 tonnellate sin dal 1983, e non ha bisogno di acquisirne di più attraverso acquisti sul mercato dato che le proprie miniere ne stanno producendo oltre 500 tonnellate l'anno.

Tutti gli altri membri dello Shanghai Cooperation Organization[2] sono pro-oro o hanno aumentato le loro riserve auree. L'occidente, dopo aver piantato in asso l'oro a favore della carta, scoprirà che l'oro ha di un nuovo ruolo, poiché è denaro per oltre 3 miliardi di persone, o oltre 4 miliardi se si includono i paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico per i quali lo SCO sarà un partner commerciale dominante.



Riassunto

Sebbene il prezzo dell'oro si sia schiantato nei mercati dei capitali occidentali, è stato dimenticato come l'Asia abbia continuato tranquillamente a comprare oro fisico; non solo tutta o la maggior parte della sua offerta mineraria e quella proveniente dai rottami, ma anche quantità significative di scorte nei caveau occidentali. E' un processo che risale alla nascita del petro-dollaro negli anni '70 ed è andato avanti sin da allora. I tre centri più grandi legati a questo commercio sono il Medio Oriente, l'India e la Cina -- le ultime due hanno goduto di alti tassi di espansione economica negli ultimi anni, e sempre più ricchi borghesi hanno manifestato un'elevata propensione al risparmio.

In realtà non sappiamo quante riserve mondiali di oro siano nelle mani di questi tre centri. Questa è solo una parte della storia asiatica, con la Turchia e la sua sfera di influenza, più tutta l'Asia sud-orientale, il cui popolo considera l'oro come mezzo di risparmio primario. Tutto quello che possiamo dire è che molto probabilmente più della metà dell'oro del mondo è nelle mani asiatiche. È importante sottolineare che, nel corso degli ultimi dieci anni, il ritmo di accumulazione asiatico è aumentato, drenando l'oro dai caveau occidentali. E in questo senso forse l'indicatore più importante è il calo della circolazione dei derivati ​​OTC indicato nell'ultimo grafico qui sopra.

Quindi non solo abbiamo la prova che il prezzo è basato sui mercati cartacei occidentali, ma confrontando le scorte in superficie con la Quantità di Denaro Fiat (es. USD), scopriamo che l'oro è estremamente sottovalutato in un momento di alto rischio sistemico e collasso valutario.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Vedi: GoldMoney’s estimates of the aboveground gold stock by James Turk and Juan Castaneda.

[2] Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, India, Iran, Pakistan e Mongolia. La Turchia e l'Afghanistan si uniranno a tempo debito.

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Non c'è nulla di più incompreso della situazione critica europea. Più nello specifico, non c'è nulla di più incompreso delle cause che hanno portato e questo esito spiacevole. Ciò vale sia per l'Europa, sia per l'Italia. Su queste pagine il problema di come il nostro Paese fosse arrivato alla bancarotta circa venti anni fa, è stato trattato molte volte. Potete trovare qualcosa per rinfrescarvi la memoria qui, qui e qui. La sua entrata nell'euro non ha fatto altro che prolungare la scia di errori che si sono accumulati nel tempo e ritardare la necessaria pulizia. E' ovvio che una saturazione di tali errori eroderà progressivamente ciò che di buono può offrire la nostra economia di mercato. I nostri problemi non si originano da nazioni estere, ma da noi stessi, o per meglio dire, da una classe dirigente sconsideratamente incline (come inevitabile) ad assecondare il breve termine. Nel lungo termine tutte quelle riforme mancate nel tempo (Es. diminuzione pressione fiscale, riduzione spesa pubblica, liberalizzazioni, deficit inferiori, ecc.) produrranno un effetto distruttivo sul bacino dei risparmi reali. Non vi fate, quindi, abbindolare dai titoli dei giornali secondo cui è l'euro la madre di tutti i problemi italiani e europei. No. Il problema, come sempre, è la pianificazione centrale. La stessa che i banchieri centrali stanno adottando per permettere a questa barca che affonda di reggere ancora un altro po'. Il percorso sarà il solito, perché i banchieri centrali solo quello conoscono: boom & bust. Più della stessa cosa. Infatti, adesso che la FED pare essersi presa una pausa, vedremo se Draghi passerà dalle parole ai fatti facendo davvero tutto quello che è in suo potere per mantenere ancora in piedi questa struttura tenuta insieme dal nastro adesivo.
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di Gary North


Sì, avete letto bene. Buono.

Penso come un economista. L'economista pensa sempre alle alternative. La mentalità di un'economista è stata spiegata con chiarezza dal comico defunto, Henny Youngman. "Come sta tua moglie?" "Rispetto a cosa?"

Una delle lamentele più comuni contro la zona euro è questa: "La zona euro è un'area con moneta centrale, ma politiche di bilancio nazionali decentrate." Non ho mai visto un sostenitore di questa tesi proporre l'abolizione dell'euro e della Banca Centrale Europea. Questa tesi viene sempre avanzata per difendere l'idea di un'unione fiscale. In altre parole, non vi è alcuna spinta per decentrare le valute della zona euro. Vi è una forte, ma finora inefficace, spinta per unificare le politiche fiscali della zona euro.

Pensate alle implicazioni. Riuscite a vedere cosa c'è di sbagliato in questo argomento?



UNA TESI KEYNESIANA

Questa tesi è intrinsecamente keynesiana. Si basa sull'idea erronea che i deficit pubblici nazionali possano sconfiggere le recessioni. Un'idea correlata è che i deficit pubblici promuovano la crescita economica. Ma tutti i buoni keynesiani sanno che i deficit pubblici richiedono l'inflazione monetaria per essere sostenuti, perché senza di essa i tassi di interesse saliranno in risposta a deficit crescenti. Così il keynesiano sostiene: "Poiché è necessario che i vari paesi abbiano diversi gradi di deficit, a seconda del ciclo economico presente in un determinato paese, l'imposizione di una moneta unica in cima a più cicli economici è insostenibile."

Tutto questo fa parte della visione del mondo che prese piede nella conferenza di Versailles dopo la prima guerra mondiale, nel 1919. A lungo c'è stata la volontà di creare uno stato unico europeo che avesse anche una moneta unica, una sola banca centrale e una sola politica fiscale.

Torniamo al 1914. Dalla fine delle guerre napoleoniche nel 1815 fino allo scoppio della prima guerra mondiale a metà del 1914, il mondo occidentale ha goduto dei vantaggi di un gold standard internazionale. Non esisteva alcuna politica monetaria centralizzata. Esisteva una moneta unica che veniva utilizzata nel commercio internazionale, e nella maggior parte dei paesi c'era un gold standard nazionale. I cittadini potevano recarsi in una banca e chiedere monete d'oro in cambio della valuta nazionale. Questo rappresentava un freno all'espansione delle valute nazionali.

Durante questo periodo c'era una moneta unica e molteplici politiche fiscali. Il fatto cruciale di questa moneta unica era questo: le politiche statali distribuite su più confini internazionali non erano responsabili della politica monetaria. C'erano diverse banche centrali, e nel caso degli Stati Uniti non ci fu alcuna banca centrale fino a 1914. C'erano diversi governi nazionali, e ogni governo aveva una propria politica fiscale. Eppure questo fu il periodo della storia economica mondiale in cui avvenne la più grande crescita economica pro-capite. C'era una moneta unica e più politiche fiscali.

Negli Stati Uniti di oggi, c'è una moneta unica. Vi è una sola banca centrale. Ci sono diverse politiche fiscali. Ci sono 50 politiche fiscali separate a livello statale, e ci sono migliaia di politiche fiscali in contee, città e paesi. Nessun economista invoca l'istituzione di 50 banche centrali per fornire singole divise in 50 stati. Infatti la Costituzione degli Stati Uniti lo proibisce.

Così la zona euro, con i suoi molteplici governi nazionali e le sue molteplici politiche fiscali, ha operato con una moneta unica e un'unica banca centrale per 15 anni. Tutte le grida che sentiamo secondo cui l'Europa è ostacolata, perché ci sono più politiche fiscali e un'unica banca centrale, invocano un'ulteriore centralizzazione della politica. Questo è semplicemente l'ultimo passo del programma di consolidamento politico europeo che Jean Monnet iniziò a predicare nel 1919.

Il problema con l'Europa occidentale non sono le molteplici politiche fiscali dei vari governi nazionali. Il problema è il keynesismo. Esso vuole una sola politica fiscale con un singolo ordine politico. Vuole che il governo centrale abbia costantemente deficit, e vuole una singola banca centrale che fornisca denaro fiat sufficiente per comprare gli IOU emessi da una singola unione politica internazionale. Vuole un consolidamento politico. Il keynesismo è sempre stata la teoria economica della centralizzazione politica.

Il gold standard internazionale non era legato al nazionalismo o al consolidamento politico. Era indipendente da entrambi. Questo era il suo grande beneficio.

In teoria la Banca Centrale Europea è autonoma. Lo era anche il gold standard internazionale, e non solo in teoria; lo era anche in pratica. L'autonomia dal governo civile è stato uno dei più grandi vantaggi del gold standard internazionale. Questo è anche un vantaggio dell'euro. Il fatto che gli squilibri fiscali europei siano tenuti sotto controllo dalla Banca Centrale Europea, costituisce il più grande vantaggio dell'euro. Questo è ciò che va bene con l'euro.

Cosa c'è di sbagliato con l'euro è semplice: è controllato da burocrati che non hanno nulla da perdere. Nel gold standard internazionale, la proprietà dell'oro o i diritti legali nei suoi confronti rappresentavano il cuore del sistema. La proprietà era al centro del sistema. Gli individui possedevano oro o rivendicazioni legali sull'oro. Al contrario, non esiste alcuna proprietà individuale nel sistema bancario centrale. C'è solo il controllo temporaneo di burocrati di ruolo, la maggior parte dei quali è keynesiana. Hanno potere sul denaro, ma non ne possiedono tanto.

Con l'eccezione della Germania, i politici europei non si sentono a disagio ad avere deficit enormi. Il vincolo che si trovano ad affrontare è la Banca Centrale Europea. Non possono pretendere che la Banca Centrale Europea crei denaro dal nulla per comprare gli IOU emessi dai vari governi. Questo da solo li tiene sotto controllo. Il gold standard internazionale l'ha fatto molto meglio, ma è meglio avere una sola banca centrale che avere una banca monopolista per ciascuna giurisdizione politica.

Il keynesiano sosterrebbe, e sostiene, che il problema con il gold standard internazionale è che frenava gli squilibri fiscali dei governi nazionali. Questo è lo stesso argomento che usano contro il sistema dell'eurozona. Vogliono sempre centralizzare il controllo politico. Vogliono una singola banca centrale sovrana, e vogliono un unico governo centrale sovrano. In questo modo il singolo governo centrale sovrano può mettere pressione sulla banca centrale unica meno sovrana, al fine di vendere gli IOU a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato. Il keynesiano vuole la pianificazione centrale sia per le banche centrali sia per la politica. John Maynard Keynes odiava il gold standard internazionale, proprio perché poneva limiti all'autonomia fiscale di ogni governo centrale. I keynesiani non vogliono autonomia monetaria. Questo era ciò che imponeva il gold standard internazionale. I keynesiani vogliono che siano i keynesiani a guidare la banca centrale, e vogliono che siano i keynesiani i responsabili della politica fiscale del governo centralizzato.



CONCLUSIONE

Ciò che va bene con l'euro è semplice: offre una certa moderazione sui deficit gestiti dai governi europei. Ma non offre il grado di restrizione che prevedeva il gold standard internazionale.

Invece di una sola politica fiscale imposta da una manciata di politici in Europa, ciò di cui ha bisogno l'Europa è il decentramento politico, anche la frammentazione, e l'abolizione di tutte le banche centrali. L'Europa ha bisogno del gold standard internazionale per tenere sotto controllo tutti i governi civili, e ha bisogno di più governi civili per tenere sotto controllo il governo centrale. Quello di cui gli europei hanno bisogno è il decentramento, non la centralizzazione.

Questo non viene mai ammesso dai critici del sistema dominante, perché quello che vogliono è la centralizzazione politica da abbinare alla centralizzazione della Banca Centrale Europea. Preferiscono passare dalla padella alla brace.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet 12.11.2014 : mario draghi arriva a Roma alla Facoltà di Economia dell’Università per celebrare i 100 dalla nascita del suo maestro Federico Caffè (di questi scrive Wikipedia : …al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli. La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto tutt’ora irrisolto…). il tg1 non… Leggi il Resto
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di Frank Shostak


Dopo aver chiuso al 3.03% a dicembre 2013, il rendimento del decennale statunitense ha percorso un trend al ribasso chiudendo al 2.34% ad agosto di quest'anno. Molti commentatori sono perplessi, date le previsioni ottimistiche della FED per l'attività economica.




Secondo il pensiero tradizionale è la Banca Centrale che determina i tassi di interesse. Impostando i tassi di interesse a breve termine, la Banca Centrale, si sostiene, influenza l'intera struttura dei tassi di interesse attraverso le aspettative sul loro corso futuro.

Seguendo la Teoria delle Aspettative (TA), che è popolare tra la maggior parte degli economisti mainstream, il tasso a lungo termine è una media tra i tassi di interesse a breve termine attuali e quelli attesi. Se oggi il tasso ad un anno è al 4% e quello del prossimo anno dovrebbe essere del 5%, oggi il tasso a due anni dovrebbe essere (4% + 5%)/2 = 4.5%.

Si noti che secondo questo modo di pensare i tassi di interesse vengono fissati dalla Banca Centrale, mentre gli individui non hanno quasi nulla a che fare con tutto questo e formano aspettative circa la futura politica della Banca Centrale in modo meccanico. (Gli individui rispondono passivamente alla possibile politica della Banca Centrale).

Sulla base della TA e seguendo la visione ottimistica dei responsabili politici della FED, alcuni commentatori sostengono che il mercato ha torto e i tassi a lungo termine dovrebbero seguire una trend al rialzo piuttosto che al ribasso.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori presso la Federal Reserve Bank di San Francisco (FRBSF Economic Letter – Assessing Expectations of Monetary Policy, 8 settembre 2014), gli operatori di mercato hanno interpretato erroneamente le intenzioni dei decisori politici presso la FED. Gli operatori di mercato hanno sottovalutato la possibilità che la FED possa restringere la sua posizione sui tassi di interesse molto prima di quanto possa essere comunemente inteso.

Si ritiene che uno scollamento tra le aspettative della popolazione e le aspettative dei responsabili politici nelle banche centrali, rappresenti una sfida per la politica monetaria della FED (così come quella che prevede di arginare gli effetti collaterali che potrebbero scaturire da una posizione più ristretta per quanto riguarda i tassi di interesse).

Suggeriamo che la determinazione dei tassi di interesse avviene tramite le preferenze temporali degli individui, le quali si manifestano attraverso l'interazione dell'offerta e della domanda di moneta, e non attraverso le aspettative sui tassi di interesse a breve termine. Ecco perché.



L'Essenza del Tasso di Interesse

Sulla scia degli scritti di Carl Menger e Ludwig von Mises, suggeriamo che la forza trainante dietro al tasso di interesse è la preferenza temporale dei singoli individui e non la Banca Centrale.

Di norma le persone assegnano una valutazione maggiore ai beni presenti rispetto a quelli futuri. Ciò significa che i beni presenti sono valutati ad un premio rispetto ai beni futuri.

Questo deriva dal fatto che un creditore, o un investitore, cede alcuni benefici del presente. Di conseguenza l'essenza del fenomeno dell'interesse è rappresentato dal costo che un creditore, o un investitore, sopporta. Su questo Mises scrisse:

Ciò che viene ceduto è definito prezzo pagato per il raggiungimento del fine perseguito. Il valore del prezzo pagato viene definito costo. I costi sono pari al valore legato alla soddisfazione a cui si deve rinunciare per raggiungere un determinato scopo.[1]

Secondo Carl Menger:

Nella misura in cui il mantenimento della nostra vita dipende dalla soddisfazione dei nostri bisogni, garantire la soddisfazione dei bisogni più urgenti deve necessariamente precedere l'attenzione su quelli successivi. E anche se non si parla della nostra vita, ma solo del nostro benessere (soprattutto della nostra salute), il raggiungimento di tale benessere in un periodo molto stretto è, di regola, un prerequisito per un benessere di lungo periodo [...]. L'esperienza insegna che un godimento presente, o uno in un futuro molto prossimo, viene considerato dagli uomini più importante che uno di pari intensità in un tempo più remoto nel futuro.[2]

Allo stesso modo secondo Mises:

La soddisfazione di un bisogno nel futuro prossimo è, a parità di condizioni, preferibile rispetto ad uno in un futuro più lontano. I beni presenti sono più preziosi dei beni futuri.[3]

Quindi secondo Mises:

Il rinvio di un consumo significa che l'individuo preferisce la soddisfazione fornita da un consumo futuro rispetto a quella che potrebbe fornire un consumo immediato.[4]

Ad esempio, un individuo che ha sufficienti risorse per sopravvivere, è improbabile che possa prestare o investire i suoi mezzi miseri.

Il costo del prestito, o dell'investimento, per lui è molto alto – potrebbe anche costargli la vita, se dovesse prestare una parte dei suoi mezzi. Quindi in queste condizioni è improbabile che possa concedere un prestito, anche se gli venisse offerto un tasso di interesse molto alto.

Una volta che la sua ricchezza comincia ad espandersi, il costo del prestito, o dell'investimento, inizia a diminuire. L'allocazione di parte della sua ricchezza in prestiti o investimenti, diminuirà in misura minore il suo benessere e la condizione della sua vita.

Da questo possiamo dedurre che, a parità di condizioni, tutto ciò che porta ad un ampliamento della ricchezza reale degli individui, dà luogo ad una diminuzione del tasso di interesse, ovvero, l'abbassamento del premio dei beni presenti rispetto ai beni futuri.

Per contro, i fattori che indeboliscono l'espansione della ricchezza reale portano ad un tasso di interesse più alto.



La Preferenza Temporale e Offerta/Domanda di Moneta

Nell'economia monetaria le preferenze temporali degli individui si materializzano tramite l'offerta e la domanda di moneta.

L'abbassamento delle preferenze temporali, cioè la riduzione del premio (a causa dell'espansione della ricchezza reale) legato ai beni presenti rispetto ai beni futuri, si manifesterà in un maggiore desiderio di prestare e investire denaro, abbassando di conseguenza la domanda di moneta.

Ciò significa che per un determinato stock di denaro ci sarà ora un surplus monetario.

Per sbarazzarsi di questo surplus monetario, gli individui iniziano a comprare vari asset e, a parità di condizioni, ne fanno aumentare i prezzi e ne abbassano i rendimenti.

Pertanto l'aumento del bacino della ricchezza reale sarà associato ad un abbassamento nella struttura dei tassi.

Il contrario avverrà con un calo della ricchezza reale. Gli individui saranno meno desiderosi di prestare e investire, quindi aumenteranno la loro domanda di moneta rispetto alla situazione precedente.

In base una data offerta di moneta, la liquidità monetaria si riduce – un calo del surplus monetario. Di conseguenza, a parità di condizioni, ciò abbassa la domanda di asset e quindi ne abbassa i prezzi e ne aumenta i rendimenti.

Che cosa accadrà ai tassi di interesse se abbiamo a che fare con un aumento dell'offerta di moneta? A parità di condizioni, quegli individui il cui stock di moneta è aumentato sono ora molto più ricchi.

Questa situazione stimola una maggiore volontà di investire e prestare denaro.

L'aumento dei prestiti e degli investimenti si traduce in un abbassamento della domanda di moneta da parte del creditore e dall'investitore.

Di conseguenza un aumento dell'offerta di moneta, accoppiato con un calo della domanda di moneta, porta ad un surplus monetario che a sua volta aumenta i prezzi degli asset e ne abbassa i rendimenti.

Col passare del tempo, l'aumento dell'inflazione dei prezzi (a causa dell'aumento dell'offerta di moneta) inizia a indebolire il benessere degli individui e questo porta ad un aumento generale delle preferenze temporali.

Questo riduce la tendenza degli individui ad investire e a prestare, cioè aumenta la domanda di moneta e abbassa il surplus monetario – questa condizione tende a far salire i tassi di interesse.

Possiamo quindi concludere che un aumento generale dell'inflazione dei prezzi (a causa di un aumento dell'offerta di moneta) e un conseguente calo della ricchezza reale, rappresentano fattori che mettono in moto un aumento generale dei tassi di interesse; mentre un calo generalizzato dell'inflazione dei prezzi (in risposta ad un calo dell'offerta di moneta) e un aumento della ricchezza reale, mettono in moto un calo generale dei tassi di interesse.



Spiegare il Calo dei Tassi di Interesse a Lungo Termine

Suggeriamo che un trend rialzista nel tasso di crescita annuale della nostra misura monetaria AMS, sia stato determinante nella formazione di un surplus monetario. Il tasso annuo di crescita dell'AMS è passato dal 5.9% dell'ottobre 2013 al 10.6% a marzo e al 10.3% a giugno di quest'anno, prima di chiudere al 7.6% a luglio.

Inoltre, dalla fine del 2013 fino a luglio di quest'anno, la media del tasso annuale di crescita dell'indice dei prezzi al consumo (ICP) ha seguito un trend sornione e si è fermata all'1.6%, il che significa un effetto neutro sui rendimenti a lungo termine. Anche la media del tasso annuale di crescita del PIL reale, che è rimasta al 2.2% sin dal 2013, ha seguito un movimento sornione – un effetto neutro sui tassi a lungo termine.

Quindi possiamo concludere che il trend rialzista nella dinamica di crescita dell'offerta di moneta sin dall'ottobre dello scorso anno, è stato determinante per il calo dei tassi a lungo termine.





Sintesi e Conclusioni

Dal dicembre 2013 i rendimenti dei buoni del Tesoro USA a lungo termine hanno seguito una tendenza al ribasso. Molti commentatori sono perplessi, date le previsioni ottimistiche per l'attività economica sventolate dalla FED. Di conseguenza alcuni esperti hanno suggerito che gli operatori di mercato hanno sottovalutato la probabilità che la FED possa restringere la sua posizione sui tassi di interesse molto prima di quanto ci si aspetti. Noi riteniamo che ciò che conta davvero per la formazione dei tassi di interesse a lungo termine, sono le preferenze temporali degli individui, le quali si manifestano attraverso l'interazione tra offerta e domanda di moneta. Suggeriamo che una salita del tasso annuale di crescita della nostra misura monetaria AMS dall'ottobre 2013, sia stata determinante per l'aumento del surplus monetario. Questo a sua volta è stato il fattore chiave che ha guidato il calo dei tassi di interesse a lungo termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, L'Azione Umana, Contemporary Books, 3rd revised edition, p. 97.

[2] Carl Menger, Principles of Economics, New York University Press, pp. 153-154.

[3] Mises, L'Azione Umana, pp. 483-484.

[4] Ibid., p. 482.

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da Freedonia di Johnny Cloaca

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Record 23/10/2012 29.123 visite, 65.526 p.viste