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Come Bitcoin può semplificarvi la vita





di Jeffrey Tucker


Una certa tecnologia può risolvere un problema che non sapevamo di avere. Ci fa notare quelle privazioni che non sapevamo esistessero fino a quel momento. Una volta scoperta, non possiamo tornare indietro.

Negli anni '50, per esempio, le persone non avevano bisogno dello smartphone. Anzi, erano contente di non avere il telefono. Ma oggi non vorremmo mai tornare alla tecnologia sorpassata. E' stato lo stesso con l'elettricità, le ferrovie e la stampa.

E' così anche con Bitcoin. La gente a volte si chiede perché mai dovremmo avere il bisogno di un nuovo sistema di pagamento e di una nuova forma di denaro. Il sistema attuale funziona bene. Questo è quello che pensano fino a che non usano Bitcoin. Una volta che lo fanno, si chiedono come il mondo sia stato in grado di sopportare un sistema lento, costoso, invadente, fragile e vecchio come quello del dollaro.

Peter Schiff me lo ha fatto notare di recente. Inizialmente era scettico su Bitcoin. Poi ha constatato come i suoi clienti potevano trasferire fondi quasi a costo zero e senza passare attraverso banche o altri istituti. E' stato abbagliato e ora ne è entusiasta. Dopo che lo si prova, sembra che vi manchi la terra sotto i piedi.

Ecco il mio ultimo esempio, tratto da un'esperienza normale che abbiamo avuto tutti. Si va a cena o in un bar con un gruppo di 8 o 10 persone. All'inizio della serata, le persone sono felici e vivaci. Bevande, antipasti, altre bevande, snack, altri snack, dolci, ancora bevande, whoo hoo! Non c'è niente di meglio nella vita!

Oh, ma aspettate. C'è la questione del conto. Nessuno ne parla prima. In questo punto della serata, le persone si dirigono verso le uscite per andare a fumare. Forse è intenzionale, o forse no. Ma a prescindere da ciò, sembra inevitabile che nel momento in cui arriva il conto, la folla stranamente si assottiglia. Si vuole evitare quella che è sempre una scena scomoda.

Si potrebbe dividerlo per le persone servite, ma ci sarebbe la complicazione di chi paga per chi. L'importo totale arriva solitamente in una cifra unica. E' meno complicato così. Ma quando arriva, non lo si può guardare e basta, come se fosse velenoso. A questo punto, qualcuno, QUALCUNO, deve accettarlo o almeno sollevare lo scontrino.

Diciamo solo che voi siete una specie di leader naturale ed in qualche modo il conto finisce nelle vostre mani. Qui è quando iniziano i problemi. È necessario raccogliere il denaro da tutti i presenti. Non tutti hanno contanti. Alcune persone faranno notare che hanno solo una carta di credito, e dal momento che non accettate carte di credito — gli individui non accettano carte di credito, solo le istituzioni — saranno in debito con voi o "pagheranno il conto la prossima volta", cosa che probabilmente non accadrà mai.

Alcune persone hanno contanti, ma non abbastanza. Se intendete pagare il conto con una carta di credito e iniziate a raccogliere denaro — in base alla stima di quanto hanno consumato — state pur certi che resterete a corto di fondi. Raccoglierete un terzo alla metà di quanto avete bisogno.

Poi bisogna affrontare un grande dilemma. Fate i conti e iniziate a sollecitare il pagamento? E' una situazione davvero deprimente. Ognuno si infastidirà a modo proprio. Nella mia esperienza, quello che succede è che una persona finisce per pagare tutto il conto e raccoglie dagli altri solo una frazione del denaro necessario per pagare l'intero importo. Quando questa realtà diventa chiara a tutti — "Sono coperto" — le persone lo considerano immediatamente come un meraviglioso atto di generosità, ringraziano il loro benefattore e continuano con i bagordi.

Questa scena si ripete migliaia o milioni di volte ogni notte. In realtà è una grave fonte di conflitto e alimenta risentimenti che possono durare a lungo. Per coloro che hanno capito come funziona la cosa, la evitano e cercano di non trovarsi in grandi gruppi per paura della lotta per il conto.

Il problema sembra un conflitto profondamente umano, ma in realtà ha radici nelle limitazioni tecnologiche. In primo luogo, gli individui non hanno modo di pagare altre persone seduta stante se non attraverso il denaro contante, di cui raramente ne sono provvisti nelle giuste quantità. In secondo luogo, in questi frangenti gli individui non hanno modo di accettare pagamenti non in contanti — nessuno firmerà un assegno in queste condizioni — così si finisce con debiti e promesse non mantenute.

In realtà nessuno sta cercando di fregare il prossimo, anche se sembra finire in questo modo. E' tutta una questione di strumenti che usiamo per effettuare i pagamenti. Fino a poco tempo fa mancavamo i mezzi per trasportare importi variabili e trasferibili a basso costo da persona a persona senza invocare i servizi di di terze parti.

Potreste pensare a PayPal. Ma poi dovreste fornire l'indirizzo email e pagare tasse piuttosto alte, ed il servizio non è impostato per pagamenti occasionali tra amici. Può capitare, ma non senza qualche difficoltà.

L'altra sera ero ad una conferenza su Bitcoin con degli amici. A questo evento la maggior parte di loro aveva un wallet Bitcoin. Quando è arrivato il conto, è stato super facile e meravigliosamente divertente. Si prende il cellulare, si esegue la scansione del codice QR e si invia o si riceve qualsiasi quantità necessaria per pagare quello che c'è da pagare. Il processo è una delizia.

Ciò funziona anche se l'establishment non accetta Bitcoin. Una persona accetta il conto e tutti gli altri pagano con Bitcoin. Niente più scuse di chi non ha contanti, niente più promesse di pagare più tardi.

Il problema della condivisione del conto viene risolto proprio lì, sul posto. Le persone hanno tutto l'interesse a pagare la giusta quantità dal momento che non si sta annoniando nessuno per tirare fuori i contanti, ma si sta creando una voce permanente di una transazione. Si può farlo immediatamente. Si può farlo senza pagare commissioni sulle operazioni. Ognuno è felice. Non importa come viene diviso il conto, o se viene diviso, non esiste più questo problema.

Si potrebbe pensare: "Oh, questo problema è solo un fastidio stupido, non è qualcosa di serio." In realtà si tratta di un problema persistente che riguarda le amicizie e rovina le reti sociali. Non si capisce la fonte del problema fino a quando non si intravede la soluzione.

Una volta che la soluzione è a portata di mano — un metodo per trasferire valore da persona a persona immediatamente, a costo quasi zero e senza utilizzare un intermediario — si scopre una vasta gamma di casi a cui applicarla che prima erano ignorati.

Ora sto riportando alla memoria un episodio della mia infanzia in cui mio padre e suo padre discutevano del conto in un ristorante. Nessuno dei due aveva soldi contanti. Entrambi avevano una carta di credito, quindi era uno di quei casi in cui bisogna scegliere tra tutto o niente. La loro discussione non fu affatto educata. Inutile dirvi che degenerò. Entrambi strattonavano quel pezzo di carta, cercando di toglierlo dalle mani dell'altro. Fu terribile e in un certo senso traumatizzante per me che vi assistetti.

Le cose sarebbero andate diversamente se avessero potuto effettuare uno scambio di valori attraverso i loro smartphone. Mio padre avrebbe potuto inviare bitcoin a suo padre, e se quest'ultimo si fosse opposto, avrebbe potuto rimandarli indietro. Abbastanza semplice, il tutto condito con un sorriso. Sarebbe stato affascinante e delizioso, un esercizio di scambio e di generosità.

Tanti problemi umani hanno le loro radici nei fallimenti tecnologici. Pensate a quanta posta è arrivata in ritardo o è andata persa prima dell'avvento della posta elettronica, o a quanti conflitti familiari erano legati alla lotta per l'uso del telefono. Risolvete il problema tecnologico e migliorerete la vita a tutti.

Bitcoin può farlo. Una volta entrato nell'uso regolare, resteremo tutti stupiti da come abbiamo potuto farne a meno fino ad adesso.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

Con l'avvicinamento del referendum svizzero sull'oro, la pressione sulla questione inizia a farsi sentire. Sebbene qualcuno prevedeva anche una pressione sul prezzo a seguito delle lamentele della SNB, il livello continua a languire intorno ai $1,200. Probabilmente ciò ha a che fare col fatto che i banchieri centrali ne sanno una più del diavolo affinché possano mandare avanti questa giostra sgangherata. Infatti Deutsche Bank ci fa sapere che la SNB non sarà costretta a detenere fisicamente oro, ovvero, potrà utilizzare strumenti di swap per prendere temporaneamente in prestito oro e quindi soddisfare i requisiti patrimoniali. Visto che l'FMI considera gli swap un mezzo legittimo per gestire i bilanci delle banche centrali, ciò equivarrà semplicemente a truccarli... per l'ennesima volta. Il referendum, infatti, parla esplicitamente di detenere asset in oro, ma non specifica in che forma (Es. derivati o oro fisico). Non sono sorpreso di questo esito. Perché? Perché l'oro dell'occidente è volato perlopiù in oriente. L'ha scoperto di recente la Germania, la quale voleva rimpatriare 674 tonnellate del suo oro stipato presso la NYFED. "Ci dispiace Hans", è stata questa la risposta dello zio Sam perché dopo un anno i tedeschi sono riusciti a rimpatriare solo 5 tonnellate dall'America. La Germania ha desistito. Ora, però, dovreste tenere gli occhi puntati sul GLD Fund, sono convinto che quando raggiungerà il fondo quello rappresenterà (di riflesso) anche il minimo del prezzo dell'oro.
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di Bud Conrad


L'oro è sceso a nuovi minimi la settimana scorsa: $1,130 l'oncia. Questo livello di prezzo è sorprendente perché non quadra coi fondamentali. Cina e India continuano ad esercitare una forte domanda sull'oro, e l'interesse per le monete in metallo prezioso rimane elevato.

Nel mio articolo di ottobre sul Casey Report ho spiegato che la struttura del mercato dei futures permette ad alcune grandi banche di fornire oro in modo da sopprimerne il prezzo. I futures sull'oro rappresentano quello che io chiamo mercato "dell'oro cartaceo", perché ben poco oro cambia di mano. Ogni mese vengono commerciati $360 miliardi di oro cartaceo, ma l'oro fisico che viene consegnato ammonta solo a $279 milioni. Questo è un rapporto di 1,000 a 1:


Market Statistics for the 100-oz Gold Futures Contract on Comex
Value ($M)
Monthly volume (Paper Trade)$360,000
Open Interest All Contracts$45,600
Warehouse-Registered Gold (oz)$1,140
Physical Delivery per Month$279
House Account Net Delivery, monthly$41


Sappiamo che i grandi ordini di oro cartaceo possono muovere il prezzo di $20 in un secondo. Questi ordini spesso superano il limite CME di 6,000 contratti. Ecco uno sguardo ravvicinato risalente al 31 ottobre, quando la vendita di 2,365 contratti ha fatto precipitare il prezzo dell'oro e ha costretto lo scambio a chiudere per 20 secondi:




Molti sostengono che l'effetto netto di tali ordini a lungo andare sarà neutro, perché ogni posizione assunta deve essere rimossa prima della scadenza. Ma in realtà non è vero. I grandi giocatori possono detenere centinaia di contratti in scadenza e consegnare l'oro invece che smobilitare il loro commercio. Le grandi banche possono far scendere il prezzo dell'oro fornendone piccole quantità.

Alcune grandi banche dominano il processo di consegna. Ho raggruppato le sette più grandi qui sotto, in modo da dimostrare che tutte le altre fonti sono molto piccole. Queste sette banche hanno la possibilità di manipolare il prezzo dell'oro:




Dopo il forte calo dell'oro a ottobre, ho analizzato i numeri relativi alle consegne dello stesso mese. La concentrazione era ancora più grave di quanto mi aspettassi:




Questo grafico ci mostra che il 98.5% dell'oro consegnato al Comex arrivava da tre banche: Barclays; Bank of Nova Scotia; e HSBC. Hanno consegnato questo oro attingendo dai loro conti di trading interni.

La concentrazione era ancora peggio dall'altro lato — quello della consegna. Barclays ha impegnato il 98% per le consegne a tutti i clienti. Potrebbe essere stato un solo cliente, ma è più probabile che diversi clienti abbiano utilizzato Barclays per cancellare le loro posizioni di trading. In entrambi i casi, si noti che Barclays ha onorato 455 contratti attingendo dai suoi conti interni.

L'opportunità di distorcere il prezzo dell'oro in un ambiente con così pochi giocatori è evidente. Barclays conosce il 98% degli acquirenti e sta fornendo il 35% dell'oro. E' un trading altamente concentrato, per non dire altro. E la quantità di oro di cui stiamo parlando è piccola — una banca potrebbe spostare del 10% l'ago della fornitura con l'aggiunta di soli 100 contratti. Ciò equivale a circa 10,000 once, che valgono poco più di $11 milioni — un errore di arrotondamento per queste banche. Questi numeri sono banali.

Si noti che le grandi banche stavano consegnando l'oro attingendo dai loro conti interni, nel senso che stavano vendendo il loro oro. In altre parole, non hanno agito in modo neutrale. Queste banche ricoprono la stragrande maggioranza dei contratti venduti. E' una posizione di dominanza completa, e forse anche di più. Queste banche sono il mercato.

Il mio punto è che è troppo facile truccare questo mercato, e i sospetti di manipolazione sono fondati. Ad un certo punto molti clienti richiederanno la consegna di oro fisico e ci sarà un brutto crash. I contratti a lungo termine saranno liquidati con pagamenti in denaro, perché non ci sarà abbastanza oro da consegnare. Nei miei 20 anni di trading sui futures ho visto pochi squeeze, compresi quelli riguardanti l'oro. A mio parere, il mercato dei futures non è sicuro.

La domanda più difficile è: per quanto ancora le grandi banche continueranno a sopprimere il prezzo dell'oro? Purtroppo non conosco la risposta. Regolatori vigili aiuterebbero senz'altro, ma "regolatori del mercato dei futures" è quasi un ossimoro. Le azioni del CFTC e del Comex, per non parlare di come è stato gestito il caso MF Global, suggeriscono che c'è stata poca pressione sulle autorità di regolamentazione affinché risolvessero questi problemi.

La citazione seguente proviene da un recente articolo del Financial Times, il quale ci dà un motivo per essere ottimisti:

Questa settimana due individui vicini alla vicenda hanno affermato che UBS spera di trovare un accordo su una presunta cattiva condotta messa in campo dal suo reparto adibito ai metalli preziosi nei confronti delle autorità di regolamentazione. [...] Il capo del suddetto reparto di UBS a Zurigo, André Flotron, è in congedo da gennaio per motivi non specificati [...].

A maggio la FCA ha multato Barclays per £26m dopo che un trader è stato scoperto a manipolare il gold fix di Londra.

Il regolatore finanziario della Germania, BaFin, ha avviato un'indagine formale nel mercato dell'oro e sta sondando la Deutsche Bank, uno degli ex-membri del gold fix panel che sarè presto sostituito da un aggiustamento elettronico.

Le ultime due banche sono coinvolte con il Comex.

Alla fine il mercato dell'oro fisico potrebbe sopraffare il mercato statunitense dei futures, più piccolo ma più strettamente sorvegliato. I trader si stanno già spostando su altri mercati, come quello di Shanghai, che potrebbero accelerare tale processo. Potreste ricordare che scrissi come JP Morgan (JPM) potrebbe uscire dal commercio delle materie prime, cosa che secondo me potrebbe contribuire a portare un po' di normalità nei mercati dei futures dell'oro. Purtroppo si farebbero avanti altre banche per sostituire JPM.

Le banche non possono sopprimere il prezzo dell'oro per sempre. Hanno bisogno di lingotti d'oro fisico per perpetrare tale strategia, e non c'è tanto oro in giro come in passato. Alcuni grandi fornitori, come le scorte della FED e quelle del London Bullion Market, non sono più disponibili. L'inventario del GLD è in declino.




Se un grande player come una banca centrale iniziasse a utilizzare il Comex per espandere le sue riserve auree, potrebbe travolgere le piccole scorte del Comex. Le scorte di magazzino destinate alla consegna sono diminuite di 870,000 once (8,700 contratti). Tale ammontare può essere richiesto in un mese: 6,281 contratti sono stati consegnati ad agosto.

Le grandi banche non sono stupide. Vedranno arrivare questi problemi e probabilmente indurranno alcuni titolari a rinforzare le forniture, quindi è possibile che una crisi non arrivi a seguito di una serie di mancate consegne. Ma uno short squeeze potrebbe sicuramente portare a picchi di prezzo. Potrebbe anche portare ad un crollo della fiducia nel sistema dei futures, evento che farebbe schizzare l'oro molto più in alto.

Segni di una forte domanda di oro fisico da parte di Cina, India, e piccoli investitori indicano che i prezzi dell'oro dovrebbero essere in aumento (piuttosto che in discesa). Il tasso GOFO (London Gold Forward Offered Rate) è negativo, il che indica un certo restringimento nel mercato dell'oro. Le preoccupazioni riguardo la banca centrale cinese che vuole de-dollarizzare i suoi possedimenti, dovrebbero generare ulteriore interesse per l'oro.

In altre parole, le cose non quadrano. Mi aspetto che le svalutazioni monetarie portino i lprezzo dell'oro più alto, e continuo a possederlo. Sono molto fiducioso che nel lungo termine i fondamentali guideranno l'oro molto più in alto. Ma per ora, non so quando le grandi banche perderanno la loro capacità di gestire il mercato dei futures.

Ormai è da un bel pezzo che le stranezze nel mercato dell'oro sono state denunciate, ma solo pochi sanno dove iniziare la ricerca, e ancora meno hanno la pazienza di scavare nella montagna di dati che il mercato mette a disposizione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Gary North


Di recente ho scritto un articolo sull'ostruzionismo dell'Internal Revenue Service riguardo alcune inchieste nella sua gestione delle domande di esenzione fiscale. L'IRS ha dimostrato di essere assolutamente immune al Congresso. Glielo ha detto chiaramente: "Vatti a fare un giro".

Il mio punto era semplice: l'unica vera influenza che ha il Congresso quando si tratta di un'agenzia esecutiva, è quando taglia il suo bilancio per l'anno successivo. Il Congresso non lo fa mai, perché esso espande sempre il potere del governo federale. Questa è una caratteristica vitale per il Congresso. Poiché si rifiuta di attuare questa sanzione negativa sulle agenzie esecutive federali, il Congresso è impotente nei loro confronti.

Poi ho continuato sottolineando come la Costituzione degli Stati Uniti garantisca al Congresso la piena autorità di rimuovere (quasi) ogni settore vitale dalla giurisdizione della Corte Suprema degli Stati Uniti e da tutti i tribunali federali.

In tutti quei Casi che riguardano Ambasciatori e altri rappresentanti diplomatici, la Corte Suprema avrà Giurisdizione legittima. In tutti gli altri Casi menzionati prima, la Corte Suprema avrà Giurisdizione d'appello, sia di Diritto che di Fatto, con alcune Eccezioni, e in tali Regolamenti interverrà il Congresso.

Questo non viene mai insegnato nelle scuole dello stato. Non viene mai menzionato nei discorsi pubblici. Il galateo del dibattito pubblico sulla questione della sovranità federale, in particolare sulla sovranità del Congresso, ha eliminato questo argomento. Se gli elettori capissero veramente che hanno il potere, attraverso il Congresso, di inibire la Corte Suprema su questioni di interesse reale, ciò costituirebbe davvero una rivoluzione politica. I Padri Fondatori della Costituzione non volevano che la Corte Suprema avesse la giurisdizione finale. Ma questo fatto è caduto nel dimenticatoio della scuola pubblica per oltre un secolo.

Quando Ron Paul soleva sollevare la questione della legittimità costituzionale, o la sua mancanza, in qualche disegno di legge che la Camera dei Rappresentanti stava considerando, la risposta standard dei suoi colleghi era questa: "Noi approviamo le leggi e la Corte Suprema decide se sono costituzionali." Il Congresso ha abbandonato la propria legittimità, concessa dalla Costituzione.

Oggi, il solo suggerire che il Congresso abbia l'autorità di rimuovere praticamente qualsiasi cosa all'esame della Corte Suprema, verrebbe considerato totalmente illegittimo. Non importa ciò che dice la Costituzione; alle teste di legno nei media non piace il Congresso. Preferiscono di gran lunga il sistema giudiziario, che è quasi immune dalla volontà degli elettori. Così se ne parla come se il sistema giudiziario avesse una sovranità superiore a quella posseduta dal Congresso. Questa è chiaramente una posizione incostituzionale, eppure è accettata dalla maggior parte della popolazione. I conservatori non sollevano il problema. Il movimento pro-life non solleva il problema. E' considerato alla stregua di una bestemmia. Peggio ancora, è stato praticamente dimenticato. Questa posizione non solo è considerata una posizione di frangia; non è riconosciuta affatto come posizione.



LEGITTIMITÀ

Ciò solleva la questione, che è fondamentale, della legittimità politica. Non c'è dubbio che la Costituzione degli Stati Uniti fornisca al Congresso il controllo sul sistema giudiziario. Il Presidente degli Stati Uniti non ha voce in capitolo, costituzionalmente parlando. Né la Corte Suprema. La popolazione non lo capisce. Così tende ad attribuire un certo grado di sovranità finale a cinque membri della Corte Suprema, la quale non deriva dalla Costituzione degli Stati Uniti ed è in opposizione flagrante col sistema del common law che governava il diritto anglo-americano fino a John Marshall nel 1803: Marbury v. Madison.

La dottrina del controllo giurisdizionale non è mai stata considerata alla convention Costituzionale. La Corte Suprema degli Stati Uniti è stata considerata la terza gamba dello sgabello federale, e la più debole. La dottrina del controllo giurisdizionale è stata inventata dal Chief Justice Marshall, che fu di gran lunga il più importante sostenitore della centralizzazione federale del potere nella storia della leadership politica americana. Franklin Roosevelt era un angelo su questo tema rispetto a Marshall. Egli affermò l'autorità finale della Corte Suprema sul sistema giuridico e politico del governo degli Stati Uniti, e non vi fu opposizione. Se la cavò. E' stata la più grande rapina politica nella storia degli Stati Uniti dopo il 1788. Egli era un federalista, l'ultimo dei federalisti. In nome della sovranità giudiziaria federale, arrogò alla Corte il potere politico. Passo dopo passo, caso dopo caso, centralizzò il potere fino alla sua morte nel 1835.

Questo trasferimento di sovranità politica alla Corte Suprema poteva essere contestato, ma non fu così. Non era insito nella Costituzione, ma la decisione di Marshall in Marbury v. Madison fece guadagnare alla Corte quella legittimità perché favorì gli interessi politici a breve termine dei jeffersoniani (dominanti dal punto di vista politico). Lasciarono che Marshall se la cavasse, e solo in un caso la Corte Suprema venne sfidata su questa rapina di legittimità. Fu nel 1869, durante la Ricostruzione: Ex Parte McCardle. Questa causa è finita nel dimenticatoio.

La legittimità è fondamentale. Vi faccio un altro esempio. Nello studio dettagliato del XVI emendamento, Bill Benson e Red Beckman hanno scoperto che, da un punto di vista tecnico, la ratifica dell'imposta sul reddito non è mai avvenuta. Non è stata approvata secondo le regole costituzionali. I due hanno fornito le prove tre decenni fa in The Law That Never Was. Ma il Procuratore Generale degli Stati Uniti voleva l'imposta sul reddito, come l'amministrazione Wilson, e così annunciò semplicemente che era stata approvata. Guadagnò legittimità all'istante. Da quel momento in poi, l'imposta sul reddito divenne sacrosanta nella storia americana. Ogni manifestante fiscale che tenterà di utilizzare l'evidenza storica fornita da Benson e Beckman, non sarà degno di ascolto presso un qualsiasi tribunale. Qui non si tratta di una evidenza storica falsificata dai due autori, al contrario, l'evidenza storica è stato simulata dal Procuratore Generale degli Stati Uniti. Il punto è questo: simulando le prove, il Procuratore Generale ha stabilito la legittimità dell'imposta federale sul reddito.

Nei grandi temi del nostro tempo, in cui ci si preoccupa di conservare la libertà, la questione della legittimità è molto più importante dei tecnicismi giuridici. I manifestanti fiscali non l'hanno ancora capito. Pensano sempre che facendo appello a qualche interpretazione arcana di qualche legge fiscale, possano sfuggire al giudizio dell'IRS, dei giudici tributari e di una giuria di loro pari. Vivono in un mondo di fantasia, in cui la legittimità è in qualche modo stabilita da un appello alle leggi. La legittimità è molto più complessa.

La legittimità è il cuore di ogni sistema politico e di ogni sistema istituzionale. Se si vuole abbattere un sistema concorrente, basta indebolirne la legittimità nella mente della popolazione, e in particolare indebolirla nelle menti dei difensori di quel particolare assetto istituzionale. Se si riesce a convincere la popolazione che una legge, una politica o una tradizione è illegittima, allora la battaglia è sostanzialmente vinta.

Ad un certo punto, ogni sistema politico crolla. Viene sostituito. Ad un certo punto, ogni tradizione politica viene gettata nella pattumiera della storia. Durante il periodo in cui una certa tradizione politica è dominante, sembra essere quasi immortale. Ma in realtà tutti sono mortali.



IL CORSO DELL'IMPERO

Questa mortalità è accelerata dall'impero. Gli imperi crollano sempre o vengono abbandonati dalle nazioni che li hanno creati. Gli imperi finiscono sempre in bancarotta. Gli imperi sembrano sempre avere legittimità agli occhi degli elettori, e poi, in un brevissimo periodo di tempo, vanno a gambe all'aria. Il modo garantito di accelerare la disintegrazione di una tradizione politica è quello di collegarla ad un sistema imperiale. Gli imperi mandano sempre in bancarotta le nazioni che indulgono in questa ipotesi assurda: una particolare nazione può sorvegliare il mondo per mezzo del potere militare.

L'impero britannico chiuse i battenti nel 1947, rimanendo a corto di denaro. Il sole, che non sarebbe mai dovuto tramontare sull'impero britannico, iniziò la sua discesa. Lo sostituì l'impero americano. Il marchio istituzionale di questo passaggio di consegne fu la NATO (1949). La NATO è stato il primo trattato di difesa che il governo degli Stati Uniti ha stipulato sin dal 1800, quando venne annullato il trattato del 1778 con la Francia. Allo stesso modo, l'Unione Sovietica finì i soldi nel 1991. Terminò le sue operazioni. Le leggi di Marx sullo sviluppo storico divennero improvvisamente pattume senza valore. Quando gli imperi vanno in bancarotta, mettono retroattivamente in discussione i simboli di legittimità che erano stati invocati durante il suo periodo d'attività. Non è facile abbandonare questi principi, soprattutto se si è un politico che ha messo in gioco la propria carriera puntando sulla loro legittimità. Ma, quando il portafoglio è vuoto, l'impero svanisce.

Non ci sono eccezioni.



CONCLUSIONE

Dobbiamo passare il tempo ad indebolire quelle aree di legittimità politica negli Stati Uniti, le quali costituiscono una minaccia per la libertà. Questo può sembrare uno sforzo senza speranza, ma è uno sforzo indispensabile. Si tratta di un compito ingrato durante l'era della legittimità. Col senno di poi, può anche essere ingrato, ma dipende da quale nuovo sistema lo sostituirà.

Non dobbiamo aspettarci di battere qualcosa con niente. Dobbiamo trovare altri accordi, altre istituzioni, altre tradizioni che possano sostituire l'attuale legittimità dopo che l'impero americano andrà a gambe all'aria.

Consiglio questo slogan: Sostituzione, Niente Presa di Controllo. Esempio: non cercate di prendere il controllo delle scuole pubbliche. Sostituitele.

L'impero americano si basa sul Federal Reserve System. Sul piano nazionale si basa anche sulla visione keynesiana del mondo, la quale giustifica i deficit federali e le banche centrali. Entrambi questi pilastri economici dell'impero vivono di giorni presi in prestito e denaro preso in prestito.

Il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di prendere il controllo del Federal Reserve System. Il nostro obiettivo dovrebbe essere l'abrogazione della legge che ha dato vita alla Federal Reserve. Dovrebbe essere sostituita dal free banking. Le corse agli sportelli bancari devono essere legalizzate. Non fa mai male terminare un cartello. Qualcosa (il cartello bancario) deve essere sostituito da qualcos'altro di meglio (diritto di contratto).

Credo abbiate capito l'idea. Sostituzione, non presa di controllo.

Siate pazienti. L'impero sta andando in bancarotta. Lavorate su qualche sostituzione. Fate esperienza. Aprite siti web. Scrivete manuali. Postate video su YouTube. Aspettate il vostro turno. Tenetevi occupati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Domenica 30 novembre sarò ospite della conferenza Interlibertarians 2014 a Lugano-Paradiso. In veste di rappresentate del Mises Italia all'evento, il mio intervento verterà sulle banche centrali e sull'oro. Perché le banche centrali rappresentano uno dei più grandi ostacoli ad una ripresa economica sostenibile? Intorno a questa domanda elaborerò una breve discussione sulla natura perversa di questi istituti centrali che, attraverso il dogmatismo economico keynesiano, permettono al cartello che rappresentano di sopravvivere contrariamente alla volontà del mercato. Parlerò, quindi, di come la loro abolizione e un ritorno all'oro siano le basi per la libertà futura.

L'edizione di quest'anno è intitolata "Banche e moneta" e permetterà ai partecipanti di scoprire le trame economiche poco conosciute alla maggioranza delle persone. Riserva frazionaria, inflazionismo monetario, denaro-merce, sarnno alcuni dei temi trattati. L'evento inizierà alle 14:30 e terminerà alle 18:30.

Dove: Lugano-Paradiso

Quando: 30 novembre 2014

Accesso: Ingresso libero. Inizio ore 14:30. Saluto ed introduzione dello staff co-organizzatore dei Liberisti Ticinesi e del Movimento Libertario, il quale modererà l’evento.

    Francesco Simoncelli: Banche centrali e oro: due mondi agli antipodi;
    Paolo Pamini: Monete d’oro private con standard svizzero;
    Sergio Rossi: Moneta e valore: una prospettiva moderna;
    Giovanni Birindelli: Manipolazione monetaria e Legge;
    Giacomo Zucco: Denazionalizzazione della moneta: la via digitale;

Ore 16:30-17:30, dibattito con il pubblico in sala. Termine della conferenza ore 18:30.

Info: sito ufficiale per programma e dettagli.



da Freedonia di Johnny Cloaca

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Sebbene la FED abbia smesso, per il momento, di attuare il QE3 i risultati di tale strumento monetario si fanno sentire nel panorama economico. Infatti oltre a chiederci chi sia il responsabile delle attuali condizioni precarie dei mercati mondiali, dovremmo chiederci anche, e soprattutto, cui prodest? Chi ha avvantaggiato fondamentalmente la repressione finanziaria attuata sino ad ora dalla FED? Main Street? L'occupazione è ancora al palo e la disoccupazione ha visto diminuire la bruttezza della sua faccia grazie ai lavori part-time. Nel frattempo l'individuo medio ha dovuto dare fondo ai propri risparmi per sopravvivere, trasformandosi, in molti casi, da risparmiatore a mutuatario per stare al passo con le imposte e la vita di tutti i giorni. Dimenticatevi le cifre dell'inflazione dei prezzi ufficiali: quand'è stata l'ultima volta che un vostro deposito bancario, al netto delle tasse, vi ha consegnato un rendimento positivo? E' questo quello che ha compiuto la ZIRP delle varie banche centrali del mondo: trasformare l'individuo medio da risparmiatore a mutuatario. Grazie alle politiche monetarie delle banche centrali, i governi possono incamerare risorse e sprecarle a tassi ridicoli. Ma questo processo non vale solo per gli individui medi, vale anche per questi istituti di investimento (Es. hedge fund, fondi di investimento, ecc.) che credono scioccamente di poter cavalcare le bolle di zia Janet e zio Mario senza conseguenze. Credono che investire in qualcosa che renda circa il 2%, fidandosi delle parole e delle garanzie di burocrati di ruolo, potrà rivelarsi un investimento attraente e privo di rischio. Quindi cedono i loro asset finanziari agli stati che possono continuare ad aggiungere azzardo morale ad un ambiente economico già pregno. Repressione finanziaria, ma su scala maggiore.
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di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Non era la mia giornata migliore quella mattina, lo ammetto, ma non lo era nemmeno per il resto della famiglia, e farsi scappare lapsus freudiani era davvero facile, soprattutto se si è ancora intontiti dal duro risveglio. Come stavo per apprendere, tutti sarebbero rimasti sconvolti dal fatto che da lì ad una manciata di minuti avrei definito i miei figli "stupide unità di carbonio terrestri", invece di riferirmi a loro come "miei cari e meravigliosi tesori" (cosa che devo ammettere non essere vera dal momento che non sono né meravigliosi né cari, piuttosto sono una sorta di macchine mutanti divora-dollari).

La questione verteva sull'apparechio per i denti di uno dei miei figli, non mi ricordo quale.

Come padre amorevole e premuroso cercavo pazientemente di spiegare che la pazza neo-keynesiana ed econometrica Janet Yellen è al timone della malvagia Federal Reserve e sta alimentando l'espansionismo monetario che causa l'inflazione dei prezzi delle cose di cui abbiamo bisogno e la deflazione dei prezzi delle cose di cui non abbiamo bisogno; e l'oro sale di prezzo perché è la vera moneta che ognuno desidererà quando tutte le altre monete fiat falliranno, lentamente, terribilmente, una dopo l'altra, nel caos economico di una leva finanziaria fuori controllo.

In realtà ricordo di aver abilmente detto: "E quindi dobbiamo usare tutto il nostro denaro per comprare oro, argento e petrolio! Non dovremmo sprecare risorse comprando uno stupido apparecchio per i denti!"

"Lasciate che i denti crescano in modo naturale, tutti storti, così da poter raccogliere una vera e propria cornucopia di benefici! Di sicuro non diventerà popolare a causa del suo aspetto repellente, così noi come genitori non dovremo preoccuparci che possa rimanere incinta! O che i suoi stupidi amici rubino il cibo dal nostro frigorifero! E sarà occupata a concentrarsi in rigorosi sport accademici, o a fare qualcosa che possa farle guadagnare una bella borsa di studio."

Non contento, purtroppo, sono andato avanti: "O almeno toglierà quel suo culo grasso, si troverà un lavoro e pagherà coi suoi soldi questo dannato apparecchio, se è così maledettamente importante per lei, perché, nel caso in cui non sia chiaro, Non Sono Fatto Di Soldi (NSFDS)!"

Il modo in cui i loro occhi erano sgranati e fissi, e le loro bocche spalancate e grondanti saliva come se fossero dei ritardati allo stadio finale, era un chiaro indizio che non stavo riuscendo a convincerli col mio Inossidabile Ragionamento Economico Per La Sopravvivenza (IREPLS).

Così, per porre rimedio alla situazione, ho continuato: "Non capite? Il dollaro sta perdendo il suo potere d'acquisto a ritmi forsennati, perché l'orrida FED, e le altre banche centrali del mondo, continuano a stampare Così Tanto Dannato (CTD) denaro in modo che i governi in bancarotta possano prenderlo in prestito e scaraventarlo in un'economia in bancarotta. Questo farà salire di prezzo oro, argento e petrolio! E' una garanzia! Lo è perché la storia lo ha sempre dimostrato!"

Irritato dal fatto che non stessero applaudendo e saltando di gioia una volta ascoltata la mia idea brillante, ho aggiunto: "Non capite di cosa sto parlando, stupide unità di carbonio terrestri? Quando l'oro, l'argento e il petrolio saliranno di prezzo, quello — quello! — sarà il momento di vendere un po' di questi meravigliosi asset e utilizzare il mucchio di soldi ricavato per cavare quei denti brutti e sostituirli con nuovi denti contenenti i miracoli della moderna odontoiatria — magari con una connettività internet all'interno! — in modo da darle un sorriso brillante che i suoi stupidi denti non le avrebbero mai potuto dare"!

Con una immediatezza sconcertante venivo assalito da una marea di persone che saltano in piedi, non per applaudirmi, ma per lanciarmi addosso ciotole di cereali e cucchiai, un sacco di parole veramente odiose (uomo orribile che odia i propri figli) e qualche maledizione che non fa mai male, mentre io ero là che sfidavo tutti a uccidermi ("Vi sfido!"), e bla bla bla.

Ahimè, il mio brillante e meraviglioso Inossidabile Ragionamento Economico Per La Sopravvivenza (IREPLS) era stato vano. Nonostante stessi parlando al vento, ho aggiunto un po' di retorica da "happy ending" dicendo: "Ma così sarà d'ispirazione per la storia del Brutto Anatroccolo che diventa un Bellisimo Cigno, una storia importante per le brutte ragazze di tutto il mondo; e poi arriverà anche il suo bel principe e vivranno felici e contenti. In un castello!"

Nel disperato tentativo di cavarmela anche quella volta, mi sono premurato di sottolineare un altro vantaggio nascosto. "E non avrà mai più una carie, né avrà più bisogno di una devitalizzazione dei denti, o di una otturazione, o di un ponte, o di qualsiasi altra cosa dannatamente costosa in ambito odontoiatrico!"

Ma avevo notato che le parole che mi avevano messo nei guai, per fortuna, non erano state registrate sui loro cellulari, e quindi era solo la loro parola (menzognera) contro la mia.

Sebbene fossi riuscito ad evitare l'ennesima figura da scemo, Stanley Fisher, vice-presidente della Federal Reserve, non è stato così fortunato. Queste sono le sue parole come riportate dal Financial Times: "La sfida per i responsabili politici era di separare la ciclicità dallo strutturale, ovvero, il temporaneo dal permanente."

Che cosa? Hahaha!

A quanto pare la parte strutturale dell'economia può esistere indipendentemente da quella ciclica: le cose cicliche non hanno bisogno delle cose strutturali, quindi le cose cicliche non possono diventare strutturali e le cose strutturali non possono diventare cicliche! Hahahaha! La politica monetaria degli Stati Uniti è nelle mani di questo tipo di persone? Oddio!

E non fatemi parlare della follia di ipotizzare che esista qualcosa di "permanente" nell'economia, poiché ovunque guardo nulla è permanente, ma sempre in uno stato di declino. E quindi vorrei sgarbatamente sbottare: "Vai a morire ammazzato, deficiente pezzo di scemo!", parole grondanti tutto il disprezzo immaginabile.

La parte che mi ha fatto quasi pisciare addosso dalle risate, è stata quando ha detto: "La difficoltà di districare i fattori di domanda e offerta rende particolarmente arduo il lavoro del responsabile della politica monetaria, perché complica la valutazione della quantità di fiacchezza, o capacità produttiva sotto-utilizzata (sic), nell'economia." Hahahahahahahahahha!

Mi viene da ridere a crepapelle! Questo è Autentico Linguaggio Privo di Senso (ALPS)!

"Districare i fattori di domanda e offerta"! Ancora una volta, Hahahahahahaha! Una nuova interpretazione della legge di Say? Hahahaha! Come direbbe Bugs Bunny: "Che imbecille!"

Forse questa assurdità era solo uno stratagemma per distrarci dal notare come la settimana scorsa il "tapering" del Quantitative Easing abbia portato la malvagia Federal Reserve ad aumentare il Credito Totale di $11.5 miliardi in Una Dannata Settimana (UDS), a comprare $8.7 miliardi di titoli di stato USA e a far saltare la base monetaria di $84 miliardi nella Stessa Dannata Settimana (SDS)!

Potete notare dallo sgomento sulla mia faccia terrorizzata e dal mio sguardo inflessibile che quando il vice-presidente della folle Federal Reserve dice cose del genere, e la FED sta creando liquidità come se non ci fosse un domani, e la popolazione, i politici e tutti i nostri intellettuali negli Stati Uniti lo accettano a cuor leggero, allora è una certezza che siamo fregati.

E se anche QUESTO non è sufficiente a convincere la più stupida unità di carbonio terrestre a comprare oro, argento e petrolio in preda ad un frenetico abbandono, allora tutti gli apparecchi e i denti più dritti nel mondo non saranno sufficienti a pagare per questo errore terribile.

Per me è davvero così semplice. Infatti posso esclamare allegramente: "Whee! Questa roba dell'investire è facile! "

Ma per le unità di carbonio terrestri è apparentemente molto difficile, se non impossibile, capirlo anche vagamente. Forse è per la loro fissazione bizzarra di avere denti dritti!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Ecco i rating della'agenzia di rating cinese Dagong/Here Soverign Dagong Rating:

Australia: AAA Outlook stabile/stable;
Finlandia/Finland: AAA Outlook negativo/negative;
Hong Kong: AAA Outlook stabile/stable;
Lusseburgo/Luxemburg: AAA Outlook stabile/stable;
Norvegia/Norway: AAA Outlook stabile/stable;
Svezia/Sweden: AAA Outlook stabile/stable;
Svizzera/Switzerland: AAA Outlook stabile/stable ;
Singapore: AAA Outlook stabile/stable;
Danimarca/Denmark AA+ Outlook stabile/stable; (2011 AAA stabile/stable)
Austria: AA+ Outlook stabile/stable;
Canada : AA+ Outlook stabile/stable;
Cina/China: AA+ Outlook stabile/stable;
Germania/Germany: AA+ Outlook stabile/stable;
Macao: AA+ Outlook stabile/stable;
Olanda/Netherland: AA+ Outlook negativo/negative; (2011 AA+ stabile/stable)
Nuova Zelanda/New Zeland AA+ Outlook negativo/negative;
Arabia Saudita/Saudi Arabia: AA Outlook stabile/stable;
Kuwait AA Outlook stabile/stable;
Corea AA- Outlook Stabile/stable;
Oman AA- outlook stabile/stable;
Sud Corea/South Korea: AA- Outlook stabile/stable;
Qatar AA- stabile/stable;
Taiwan: AA- Outlook stabile/stable;
Cayman AA- stabile/stable;
Cile/Chile: AA- Outlook stabile/stable; (2011 A+ stabile)
Belgio/Belgium: A+ Outlook stabile/stable;
Francia/France: A+ Outlook negativo/negativo; (2011 AA- negativo/negative)
Gran Bretagna/Britain: A+ Outlook negativo/negativo; (2011 AA- negativo/negative)
Giappone/Japan: A+ Outlook negativo/negativo (2011 AA- negativo/negative)
Repubblica Ceca/Czech Republic A+ stabile/stable;
Malesia: A+ Outlook stabile/stable; (2011 A stabile/stable);
Botswana A outlook stable
Estonia: A Outlook stabile/stable;
Russia: A Outlook stabile/stable;
Polonia/Poland: A Outlook negativo/negative; (2011 A stabile/stable)
Panama A- Outlook stabile/stable;
Sud Africa/South Africa: A- Outlook negativo/negative; (2011 A negativo/negative)
Bahrein A- Outlook stabile/stable;
Emirati Arabi Uniti A- Outlook stabile/stable;
Israel A- Outlook stabile/stable;
Panama A- Outlook stabile/stable;
Brasile/Brasil: A- Outlook negativo/negative; (2011 A- stabile/stable)

Malta A- Outlook negativo/negative;
Stati Uniti/United States: A- Outlook negativo/negative; (2011 A+ negativo/negative)
Perù: BBB+ Outlook positivo/positive; (2011 BBB+ stabile)

Colombia BBB+ Outlook stabile/stable:
Turkmenistan BBB+ stabile/stable;

Spagna/Spain: BBB+  Outlook stabile/stable; (2011 A negativo/negative)
Lituania/Latvia: BBB Outlook positivo/positive; (2011 BBB+ negativo/negative)
Uzbekistan BBB Outlook Stabile/stable;
Kazakistan/Kazakhstan: BBB Outlook stabile/stable;
Irlanda/Ireland: BBB Outlook stabile/stable;
Mauritius BBB outlook stabile/stable;
Ungheria/Hungay: BBB Outlook stabile/stable; (2011 BBB negativo/negative)
Marocco/Morocco: BBB ;Outlook negative/negative; (2011 BBB+ stabile/stable);
Emirati Arabi Uniti/United Arab Emirates: BBB Outlook negativo/negative;
India: BBB Outlook negativo/negative; (2011 BBB stabile/stable)
Lituania/Latvia: BBB Outlook negativo/negative; (2011 BBB stabile/stable)
Tailandia/Thailand: BBB Outlook negativo/negativo; (2011 BBB stabile/stable)
Algeria BBB- outlook stabile/stable;
Messico/Mexico: BBB- Outlook stabile/stable; /2011 BBB stabile/stable)
Italia/Italy: BBB- negativo Outlook negativo/negative; (2011 A- negativo/negative)
Indonesia BBB- outlook negativo/negative;
Tunisia: BBB- Outlook negativo/negative; (2011 BBB+ stabile/stabile)
Nigeria: BB+ Outlook stabile/stable;
Suriname BB+ Outlook stabile/stable;
Romania BB+ outlook stabile/stable;
Uruguay: BB+ Outlook stabile/sable; (2011 BB+ positivo/positive)
Bielorussia/Belarus BB+ negativo/negative;
Croatia BB+ Outlook negativo/negative
Tunisia BB+ Outlook negativo/negative;
Islanda/Iceland BB Outlook stabile/stable;
Turchia/Turkey: BB Outlook stabile/stable
Portogallo/Portugal BB Outlook negativo/negative;
Irlanda/Ireland: BB Outlook negativo/negative;
Bangladesh BB- Outlook stabile/stable;
Bolivia BB- Outlook stabile/stable;
Bulgaria BB- Outlook Stabile/stable;
Paraguay BB- Outlook stabile/stable;

Georgia BB- Outlook stabile/stable;
Mongolia BB- Outlook stabile/stable;;
Micronesia BB- Outlook Stabile/stable;

Filippine/Philippines: BB- Outlook negativo/negativo(2011 B+ stabile/stable)
Serbia BB- Outlook negativo/negative;
Venezuela: BB- Outlook negativo/negative; (2011 BB+ stabile/stable)

Giordania/Jordan B+ Otulook stabile/stable;
Vietnam: B+ Outlook stabile/stable; (2011 BB- negativo/negative)
Mongolia: B+ Outlook stabile/stable;
Sri Lanka: B+ Outlook negativo/negative; (2011 B+ stabile/stable)

Cambogia /cambodia B Outlook stabile/stable;
Ghana B Outlook stabile/stable;

Bosnia Erzegovina B Outlook stabile/stable
Kenia/Kenya: B Outlook negativo/negative; (2011 B stabile/stable)
Egitto/Egypt: B- Outlook negativo/negative; (2011 BB+ stabile/stable)
Ecuador B- Outlook stabile/stable (2011 CCC stabile/stable)
Congo CCC Outlook stabile/stable

Ethiopia CCC Outlook Stabile/stable;
Pakistan: CCC Outlook stabile/stable; (2011 B- negativo/negative)
Madagascar: CCC Outlook stabile/stable;
Argentina: CCC Outlook negativo/negative; (2011 B stabile/stable)
Ucraina CCC Outlook negativo/negative (2011 B stabile/stable)

Yemen CCC Outlook negativo/negative;
Sudan del sud/South Sudan CC stabile/stable;
Grecia/Greece: CC Outlook stabile/stable; (2011 BB stabile/stable)
Sudan: C Outlook stabile/stable.
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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è ribassista. Intendiamoci, non mi aspetto un crollo dell’indice, mi attendo semplicemente una partenza di settimana positiva in scia alle ottime chiusure dei mercati oltre oceano per poi lasciar prevalere… Leggi il Resto
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di Alasdair Macleod


L'oro è stato in un mercato orso per tre anni. Gli analisti tecnici si chiedono se sia finito visto che di recente il suo prezzo ha fatto segnare $1180/oz, o se devono aspettarsi una rottura al ribasso al di sotto di tale livello. Lo scopo di questo articolo è quello di esaminare i driver del prezzo dell'oro e spiegare perché il valore di mercato di oggi non riflette il vero valore dell'oro.

In primo luogo, credo che sarebbe opportuno un promemoria. Coloro che cercano di commerciare oro sono in sostanziale svantaggio:

  • si mettono contro le banche TBTF che hanno l'appoggio implicito del contribuente per salvarle dalle loro loro posizioni di trading;
  • inoltre i mercati sono diventati così manipolati e pericolosi che l'oro dovrebbe essere considerato come un'assicurazione contro il rischio sistemico piuttosto che una scommessa.

Poiché la maggior parte degli investitori non coglie appieno questi rischi, quando le attuali bolle finanziarie globali alla fine scoppieranno ci sarà solo una piccola minoranza che possiederà oro -- e con questo intendo oro fisico detenuto al di fuori del sistema monetario fiat.



Analisi Tecnica & Oro

Utilizzare i grafici ha il vantaggio teorico di separare il trading dalle emozioni. Finché non vi è alcun cambiamento significativo nel potere d'acquisto della moneta, i prezzi del passato hanno rilevanza anche nel futuro, perché l'esperienza recente imposta una certa aspettativa nella mente umana. Il grafico sottostante mostra il prezzo dell'oro dopo il picco del settembre 2011.




Il grafico mostra un potenziale modello a triplo fondo di oltre quindici mesi, a poco più di $1180/oz. Sappiamo che i tre fondi sono avvenuti durante la fine di vari trimestri, cosa che suggerisce una manipolazione dei prezzi per aumentare i profitti delle bullion bank e i bonus dei loro trader. In ogni caso i trader, fanatici delle operazioni di trading svolte dai computer, avevano posizioni short quasi da record come mostrato in questo secondo grafico:




Ciò conferma che i $1180/oz sembrano essere il punto di massimo ribasso, nel qual caso il nostro modello a triplo fondo dovrebbe tenere.

Tuttavia questo modello è raro e non dovrebbe affrettarci a trarre conclusioni. L'opera definitiva sulla Teoria del Dow (Technical Analysis of Stock Trends – Edwards & Magee) descrive un triplo fondo non confermato come potenzialmente "traditore". Ma le caratteristiche che stiamo vedendo in questa formazione attuale, con il terzo ribasso sul volume e un conseguente miglioramento, sono incoraggianti. La conferma del modello, secondo Edwards & Magee, richiede che il prezzo dell'oro si muova sopra i $1375, un livello degno di nota. Una volta confermato, un triplo fondo "produce quasi sempre un avanzamento di proporzioni decisamente degne di nota".

Il pericolo, naturalmente, è la mancata conferma. Si può immaginare un rally di prezzo, a $1300, con conseguente intaccamento delle posizioni short, ma i ribassisti potrebbero sempre puntare sui $1180.

Inoltre, da quando Edwards & Magee hanno pubblicato il loro lavoro, i computer hanno permesso di definire le tendenze delle medie mobili, e un indicatore comunemente accettato è il 200-day MA, che segna circa $1280. Se tale livello viene rotto e il prezzo dell'oro rimane abbastanza in alto da causare una salita del 200-day MA, ciò dovrebbe attivare acquisti lanciati dai computer. Quindi qualsiasi prezzo oltre i $1300 confermerà probabilmente la tesi rialzista, ma oggi sarebbe un errore essere rialzisti senza riserve per soli motivi tecnici; almeno fino a quando questo livello di prezzo non verrà superato.



Valuare l'Oro

Niente di tutto questo fa parte della natura soggettiva dei prezzi di domani. Invece dovremmo rivolgerci alle valutazioni relative, per capire se l'oro dovrebbe essere acquistato oggi o no.

Per prima cosa dobbiamo confrontare la quantità di oro con la quantità di moneta fiat. Mentre abbiamo stime ragionevoli in relazione alle riserve totali d'oro in superficie, in realtà non sappiamo quanto ne detengano le banche centrali (in base alle loro cifre che fanno riferimento a "oro e crediti in oro"; cioè, oro affittato, prestato o scambiato, e non quello fisico). Allo stesso modo, il compito di valutare la quantità totale di moneta fiat del mondo e il modo in cui è cresciuta nel tempo, è impossibile da portare a termine.

Invece ho escogitato un metodo semplice e pratico: confrontare l'aumento delle scorte di oro del mondo e l'aumento della quantità di moneta fiat USD.

Ho ideato una metrica chiamata "quantità di moneta fiat" (FMQ), che inverte il processo mediante il quale è stato originariamente creato il denaro fiat. L'oro dei nostri antenati veniva custodito dalle banche commerciali, le quali avrebbero emesso banconote e certificati di deposito come sostituti dell'oro (dollari spendibili). Quando venne creata la FED, essa si appropriò dell'oro di quelle banche ed emise le sue banconote in base all'oro nel suo bilancio. Quindi la FMQ rappresenta il denaro contante totale, i depositi accessibili nelle banche commerciali e le riserve bancarie detenute presso la FED, dati aggiustati in base a fattori temporanei che influenzano tali riserve, come i Repos e i Reverse Repos. Maggiori dettagli su come viene calcolata la FMQ potete trovarli qui.

Il grafico sottostante mostra come la FMQ sia cresciuta sin dal 1959. Mostra un tasso costante di crescita esponenziale prima della crisi Lehman, dopo di che è aumentata in modo allarmante:




Uno sguardo ci dice che la valuta fiat USD è in iperinflazione monetaria, cosa che non trova riscontro nelle statistiche ufficiali dell'inflazione dei prezzi (ma questa è un'altra storia). Il nostro obiettivo è quello di capire se l'oro è a buon mercato o è caro, e il grafico ci mostra come abbia progredito il prezzo dell'oro sin dal mese che ha preceduto la crisi Lehman (prezzo nominale dell'oro in rosso, prezzo aggiustato FMQ in giallo):




Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: rispetto ai dollari fiat, l'oro è sceso di prezzo in termini reali dopo la crisi Lehman, nonostante l'aumento del suo prezzo nominale. Con la soglia recente dei $1200, è effettivamente diminuito del 41% in termini reali sin dal luglio 2008.

Quindi, per riassumere, prima della crisi Lehman l'apprezzamento del rischio sistemico da parte degli investitori era relativamente basso. Dopo la crisi, sono emerse preoccupazioni legate ad una contrazione deflazionistica dei prezzi, di conseguenza il prezzo nominale dell'oro è sceso (da $918 a $651). Quando è divenuto chiaro che la FED avrebbe soccorso con successo un sistema finanziario nei guai, l'oro è salito fino al suo culmine nel settembre 2011 -- ma sulla base della FMQ il picco era notevolmente inferiore, riflettendo il forte aumento della quantità di denaro fiat emesso: l'oro è salito solo del 20% sin dal luglio 2008 su tale base. Mentre era indubbia una correzione del prezzo dell'oro a questo punto, date le circostanze il livello dei prezzi era ragionevole. Il successivo mercato orso ha portato l'oro ad una sottovalutazione estrema.

L'oro non è il solo ad avere un valore di mercato separato dalla realtà. Un governo in bancarotta come la Grecia, non ha avuto alcun problema a piazzare i suoi decennali al rendimento ridicolo del 6.5% (anche se questa anomalia sta cominciando a correggersi). Altre nazioni insolventi, come la Spagna e l'Italia, di recente sono state in grado di piazzare i loro rispettivi decennali ai rendimenti del 2% e del 2.2% (anche se hanno sperimentato un leggero aumento negli ultimi tempi).

Pensateci per un momento: il dollaro USA è la valuta di riserva e i rendimenti del suo decennale sono il punto di riferimento per il denaro fiat di tutto il mondo. I governi con record di indebitamento peggiori, sono stati in grado di emettere obbligazioni con rendimenti che a tutti gli effetti sono in backwardation -- significativamente inferiori a quelli delle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti. E' una cosa che non è mai successa prima, per quanto io sappia.

Le valutazioni chiave sono completamente sfasate in un mondo con tassi di interesse allo 0% e con mercati manipolati. Se l'oro fosse il solo nella sua estrema sottovalutazione, senza una sopravvalutazione nei mercati obbligazionari statali, probabilmente ci sarebbe qualcosa di sbagliato nella nostra analisi. Il fatto che questo non sia il caso, ci offre la conferma che l'oro è mal prezzato e valutato incorrettamente nei mercati che sono diventati avulsi dalla realtà.



Definire il Mercato dell'Oro

E' noto che i trading in oro cartaceo sono superiori a quelli in lingotti fisici. L'oro cartaceo comprende le seguenti categorie:

  • Conti in oro non allocati presso le bullion bank
  • Conti a vista presso le banche centrali per conto di altre banche centrali
  • Derivati ​​e opzioni
  • Contratti a termine sul mercato di Londra (accordi differiti che non verranno mai risolti)
  • Mercati a termine regolamentati (Comex, TOCOM, ecc.)
  • ETF non supportati da oro fisico.

Il totale di questi mercati, per i quali non esiste alcuna stima, è semplicemente enorme (GoldMoney stima che le scorte totali di lingotti fisici sono di circa 162.500 tonnellate, una crescita a circa 2.800 tonnellate l'anno.)

Ma possiamo avere un'idea dell'interesse generale nell'oro cartaceo dai numeri diffusi dalla Banca dei Regolamenti Internazionali riguardanti i derivati ​​fuori mercato, più l'interesse totale del Comex. Il grafico seguente mostra proprio questo:




Gli ultimi dati disponibili sono quelli di fine 2013, quando l'oro (per coincidenza) è affondato a $1180 per la seconda volta. E' probabile che una parte significativa di questi derivati possa essere utilizzata come copertura contro le passività delle bullion bank, come i conti non allocati e, forse, le posizioni nei mercati a termine regolamentati. È chiaro che nel corso degli ultimi tredici anni, in termini di tonnellate equivalenti, i derivati ​​totali dell'oro sono calati notevolmente. Parte di questo calo è dovuto all'aumento del prezzo dell'oro; ma dal picco nel 2011, da cui il prezzo dell'oro è sceso di quasi il 40% in termini di dollari, l'oro cartaceo totale ha certamente accelerato il declino dell'oro.

Questo ci dice che le bullion bank, dato che le loro posizioni di copertura sono ai minimi storici, hanno ridotto le loro passività totali con quei clienti con conti non allocati, il che sarebbe in linea con le ultime fasi di un mercato orso. Ironia della sorte, la chiusura dei conti non allocati è stata accelerata dal ritiro di lingotti dal mercato di Londra (i quali sono stati poi reimpiegati per soddisfare la domanda asiatica), perché, in ultima analisi, i lingotti fisici rappresentano la base dell'intero mercato. E' ovvio che se migliorano le prospettive di tendenza per l'oro, dato che il declino dei derivati totali non ha portato ad una riduzione della leva finanziaria sul mercato fisico, la liquidità potrebbe diventare rapidamente un problema serio.

Nel frattempo, l'oro fisico va da ovest a est.



Domanda Asiatica

L'oro fisico lo ritroviamo nel fondo pensione di una famiglia media asiatica. Sappiamo che questa è una tradizione ben nota tra gli indiani, ma vale anche per la maggior parte degli altri paesi del continente. Il motivo è semplice: nessun governo asiatico è stato in grado di sopprimere l'interesse per l'oro (come riserva di ricchezza) da parte del cittadino comune, e in generale l'emissione di valuta è stata gravemente abusata dai governi asiatici. Ad esempio, sin dagli anni '80 l'inflazione in Turchia ha continuato ad erodere il potere d'acquisto della lira e ad aggiungere zeri ai prezzi. In India, dagli anni '60 ad oggi, il prezzo in rupie dell'oro è passato da INR160 a circa INR76,000 per oncia.

La storia della domanda asiatica risale alla crisi petrolifera degli anni '70, quando il Medio Oriente divenne immensamente ricco grazie al rialzo del prezzo del petrolio. Naturalmente investì una parte della sua ricchezza in oro. Gli arabi rallentarono i loro acquisti di oro nei primi anni '90, perché una nuova generazione di arabi, istruita secondo le linee guida occidentali, cominciò a gestire le risorse finanziarie della regione, e questi giovani vennero senza dubbio scoraggiati dal lungo mercato orso dell'oro. Rivolsero lo sguardo, invece, ai mercati azionari e agli investimenti nelle infrastrutture. Poi, nel 1990, l'India abrogò la legge sul controllo dell'oro.

Questa legge vietava agli indiani di possedere oro sotto forma di barre e monete, cosa che favorì il contrabbando e la produzione di gioielli. La sua abrogazione faceva parte di un processo di apertura al mercato sulla scia di una crisi finanziaria. Da allora le importazioni registrate dal settore privato sono cresciute da poche centinaia di tonnellate a un massimo di 1,000 tonnellate l'anno, prima che lo scorso anno la Reserve Bank of India reintroducesse i controlli all'importazione. Com'era prevedibile, l'effetto è stato quello di limitare l'oro importato ufficialmente e aumentarne il contrabbando.

La Turchia è la porta verso l'Iran e il mondo musulmano a est del Mar Caspio. Questa regione ha utilizzato attivamente l'oro come moneta da tempo immemorabile. Secondo la Borsa di Istanbul, la Turchia ha importato 3,060 tonnellate di oro sin dal 1995. Parte è finito in Iran e parte ad est della Turchia, ma anche il resto della regione avrà avuto altre fonti di approviggionamento. Il sud-est asiatico è popolato da una diaspora cinese e tale regione, sin dalla sua industrializzazione negli anni '90, ha accumulato quantità significative di lingotti. Ma la grande storia è la Cina stessa.

Nel 1983 la Cina delegò la gestione della politica sull'oro alla PBOC.

Questo sviluppo fu fondamentale, soprattutto dopo che la Cina mosse i primi passi verso un'economia di libero mercato a seguito delle riforme post-Mao nel 1979-1982. A quel tempo l'Occidente stava facendo del suo meglio per sopprimere l'oro e aumentare la fiducia nelle monete di carta, mettendo a disposizione grandi quantità di lingotti nelle mani di coloro desiderosi di comprarli. Questo è il motivo per cui la tempistica è importante: fu l'occasione per la Cina, un paese di un miliardo di persone in preda a una rapida modernizzazione economica, di diversificare dal dollaro i crescenti surplus commerciali.

Per quanto ne so, questo argomento non è stato affrontato adeguatamente dai vari analisti nel settore privato, motivo per cui si pensa comunemente che la politica sull'oro della Cina sia uno sviluppo più recente, e perché anche gli specialisti del settore abbiano così poca comprensione di come stanno davvero le cose. Ma sin dall'emanazione delle normative sull'oro di 31 anni fa, la produzione mineraria mondiale è aumentata da circa 92,000 tonnellate a 163,000 tonnellate di oggi, o di 71,000 tonnellate[1]; e mentre l'Occidente ha ridotto le sue scorte in un mercato orso prolungato, tutto quell'oro è stato accumulato da qualche parte.

Il periodo su cui mi focalizzerò è tra il 1983 e il 2002, quando la proprietà dell'oro in Cina era finalmente libera e venne inaugurato lo Shanghai Gold Exchange. Il fatto che le autorità cinesi abbiano consentito la proprietà privata dell'oro, suggerisce che avessero ormai acquisito sufficienti quantità di oro per scopi monetari e strategici, e che si accontentassero della loro produzione mineraria piuttosto che acquistarne sul mercato. La domanda è lecita: quanto oro potrebbe aver segretamente accumulato la Cina?

Le normative cinesi del 1983 coincisero con l'inizio di un mercato orso dell'oro, quando nei quindici anni successivi i banchieri privati ​​svizzeri, che facevano le veci dei maggiori depositari occidentali, ridussero significativamente i possedimenti di oro dei loro clienti. A metà degli anni ottanta si sviluppò il mercato dell'oro di Londra per consentire la vendita e la consegna immediata degli scarti e della produzione miniera futura. I lingotti consegnati erano affittati o scambiati dalle banche centrali. In un discorso del 2002 a Lima un analista americano molto rispettato, Frank Veneroso, stimò che i leasing e gli swap delle banche centrali riguardavano tra le 10,000 e le 16,000 tonnellate. A tale ammontare devono essere sottratte le riserve ufficiali e deve esservi aggiunto l'enorme aumento dell'offerta mineraria, insieme alla liquidazione occidentale. Nessuno sa quanto oro sia stato realmente fornito attraverso i mercati, ma questo non deve impedirci di fare stime ragionevoli.

Tra il 1983 e il 2002, la produzione mineraria, l'offerta di scarti, le vendite nei portfoli e il leasing delle banche centrali assorbito da nuovi compratori asiatici e nel Medio Oriente, hanno superato con molta probabilità le 75,000 tonnellate. E' facile essere scettici riguardo queste grandi quantità, ma ai prezzi di oggi equivarrebbero a $3 miliardi. Gli arabi avevano un surplus di dollari e l'Asia era in rapida industrializzazione. Entrambe le fazioni non furono molto influenzate dalla propaganda delle banche centrali occidentali, volta a mettere da parte l'oro nella nuova era di tassi di cambio fluttuanti, anche se l'entusiasmo arabo sbiadì col perdurare del mercato orso degli anni '80. La tabella seguente riassume la probabile distribuzione di questo oro.




Oggi molti credono che l'India sia il più grande mercato del settore privato, ma nei 12 anni successivi l'abrogazione del Gold Control Act, vennero importate secondo le stime solo 5,426 tonnellate (Fonte: Indian Gold Book 2002), e tra il 1983 e il 1990 forse vennero contrabbandate in India altre 1,500 tonnellate, per un totale di circa 7,000 tonnellate tra il 1983 e il 2002. Quindi ci rimane il resto dell'Asia, tra cui il Medio Oriente, la Cina, la Turchia e il Sud-Est asiatico. La Turchia probabilmente ha importato circa 4,000 tonnellate e il Sud-Est asiatico, tenendo conto del boom/bust degli anni '90, circa 5,000 tonnellate. Quindi rimaniamo con circa 55,000 tonnellate suddivise tra il Medio Oriente e la Cina, assumendo che 4,850 tonnellate abbiano soddisfatto la domanda di altri Paesi non classificati.

Il Medio Oriente iniziò ad accumulare oro a metà degli anni '70, depositandolo in gran parte nei caveau delle banche private svizzere. I proventi del petrolio continuarono ad aumentare, e nonostante il mercato orso degli anni '80, gli investitori mediorientali continuarono a comprare. Negli anni '90 la consulenza ai clienti venne presa in consegna da una nuova generazione di manager svizzeri (meno credente nell'oro), e questi suggerivano alla clientela, compresi coloro in Medio Oriente, di vendere. Allo stesso tempo, scoraggiati dal mercato al ribasso dell'oro, una generazione di arabi istruita secondo le linee occidentali iniziò a diversificare in titoli azionari, investimenti in infrastrutture e altri tipi di investimento. Le riserve d'oro di proprietà degli investitori arabi rimangono un segreto ben custodito fino ai giorni nostri, ma probabilmente rappresentano ancora la più grande quantità d'oro depositata data l'entità delle eccedenze di petro-dollari negli anni '80. Tuttavia, a causa del cambiamento della cultura finanziaria degli arabi, dagli anni '90 in poi il ritmo della loro acquisizione è scemato.

Detto ciò, ci rimane solo la Cina come compratore significativo durante quel periodo. Dato che l'entusiasmo arabo per l'oro è diminuito all'incirca a metà del periodo analizzato (1983-2002), il governo cinese, essendo incurante nei confronti di un mercato orso generato dall'occidente, potrebbe aver accumulato facilmente circa 20,000 tonnellate.



Le Ragioni della Cina per Accumulare Oro

Ora sappiamo che la Cina aveva le risorse, nonché la possibilità, di acquistare lingotti: eccedenze commerciali. Le tecniche heap-leaching hanno potenziato la produzione mineraria e gli investitori occidentali hanno venduto i loro lingotti, quindi c'era un'offerta disponibile ampia; ma qual è stato il motivo della Cina?

Inizialmente la Cina cercava con molta probabilità di diversificarsi dai dollari, i quali rappresentavano l'unica moneta di scambio che riceveva nei giorni precedenti l'euro. Inoltre sarebbe sembrato assurdo esportare beni in cambio di cartamoneta inflazionata di qualche altro Paese, almeno così la pensava la Cina allora. Dagli atteggiamenti europei e americani la Cina, sulla via verso il ruolo di potenza economica, comprese che tali mercati non sarebbero risultati sostenibili a lungo termine. Quindi, dopo la ripresa della Russia dalla crisi finanziaria del 1998, la Cina sviluppò un blocco commerciale asiatico in partnership con la Russia (come eventuale sostituto dei mercati dell'export occidentali) e nel 2001 nacque lo Shanghai Cooperation Organisation. L'anno seguente cambiò anche la sua politica riguardo l'oro: per la prima volta i cittadini cinesi potevano comprare oro e lo Shanghai Gold Exchange venne incaricato per soddisfare tale domanda.

Il fatto che la Cina abbia permesso ai suoi cittadini di acquistare oro fisico, suggerisce che ne avesse già acquisito una porzione soddisfacente. Dal 2002 lo stato cinese avrà continuato ad accumulare oro attraverso la produzione miniera e gli scarti di materiali di consumo, il che è confermato dall'apparente assenza di barre rifinite cinesi da 1 chilo nel sistema di deoposito globale. Inoltre la Cina acquista oro doré dalle miniere asiatiche e africane, che poi rifinisce e aggiunge alle scorte di governo.

Dal 2002 lo stato cinese ha quasi certamente acquisito ulteriori 5,000 tonnellate o più. Consentendo alla popolazione di comprare oro, oltre a soddisfarne il desiderio di possederlo, ha ridotto anche la necessità di un intervento sulla valuta per fermare la lievitazione del renminbi. Pertanto lo stato cinese ha probabilmente accumulato tra le 20,000 e 30,000 tonnellate sin dal 1983, e non ha bisogno di acquisirne di più attraverso acquisti sul mercato dato che le proprie miniere ne stanno producendo oltre 500 tonnellate l'anno.

Tutti gli altri membri dello Shanghai Cooperation Organization[2] sono pro-oro o hanno aumentato le loro riserve auree. L'occidente, dopo aver piantato in asso l'oro a favore della carta, scoprirà che l'oro ha di un nuovo ruolo, poiché è denaro per oltre 3 miliardi di persone, o oltre 4 miliardi se si includono i paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico per i quali lo SCO sarà un partner commerciale dominante.



Riassunto

Sebbene il prezzo dell'oro si sia schiantato nei mercati dei capitali occidentali, è stato dimenticato come l'Asia abbia continuato tranquillamente a comprare oro fisico; non solo tutta o la maggior parte della sua offerta mineraria e quella proveniente dai rottami, ma anche quantità significative di scorte nei caveau occidentali. E' un processo che risale alla nascita del petro-dollaro negli anni '70 ed è andato avanti sin da allora. I tre centri più grandi legati a questo commercio sono il Medio Oriente, l'India e la Cina -- le ultime due hanno goduto di alti tassi di espansione economica negli ultimi anni, e sempre più ricchi borghesi hanno manifestato un'elevata propensione al risparmio.

In realtà non sappiamo quante riserve mondiali di oro siano nelle mani di questi tre centri. Questa è solo una parte della storia asiatica, con la Turchia e la sua sfera di influenza, più tutta l'Asia sud-orientale, il cui popolo considera l'oro come mezzo di risparmio primario. Tutto quello che possiamo dire è che molto probabilmente più della metà dell'oro del mondo è nelle mani asiatiche. È importante sottolineare che, nel corso degli ultimi dieci anni, il ritmo di accumulazione asiatico è aumentato, drenando l'oro dai caveau occidentali. E in questo senso forse l'indicatore più importante è il calo della circolazione dei derivati ​​OTC indicato nell'ultimo grafico qui sopra.

Quindi non solo abbiamo la prova che il prezzo è basato sui mercati cartacei occidentali, ma confrontando le scorte in superficie con la Quantità di Denaro Fiat (es. USD), scopriamo che l'oro è estremamente sottovalutato in un momento di alto rischio sistemico e collasso valutario.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Vedi: GoldMoney’s estimates of the aboveground gold stock by James Turk and Juan Castaneda.

[2] Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, India, Iran, Pakistan e Mongolia. La Turchia e l'Afghanistan si uniranno a tempo debito.

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Non c'è nulla di più incompreso della situazione critica europea. Più nello specifico, non c'è nulla di più incompreso delle cause che hanno portato e questo esito spiacevole. Ciò vale sia per l'Europa, sia per l'Italia. Su queste pagine il problema di come il nostro Paese fosse arrivato alla bancarotta circa venti anni fa, è stato trattato molte volte. Potete trovare qualcosa per rinfrescarvi la memoria qui, qui e qui. La sua entrata nell'euro non ha fatto altro che prolungare la scia di errori che si sono accumulati nel tempo e ritardare la necessaria pulizia. E' ovvio che una saturazione di tali errori eroderà progressivamente ciò che di buono può offrire la nostra economia di mercato. I nostri problemi non si originano da nazioni estere, ma da noi stessi, o per meglio dire, da una classe dirigente sconsideratamente incline (come inevitabile) ad assecondare il breve termine. Nel lungo termine tutte quelle riforme mancate nel tempo (Es. diminuzione pressione fiscale, riduzione spesa pubblica, liberalizzazioni, deficit inferiori, ecc.) produrranno un effetto distruttivo sul bacino dei risparmi reali. Non vi fate, quindi, abbindolare dai titoli dei giornali secondo cui è l'euro la madre di tutti i problemi italiani e europei. No. Il problema, come sempre, è la pianificazione centrale. La stessa che i banchieri centrali stanno adottando per permettere a questa barca che affonda di reggere ancora un altro po'. Il percorso sarà il solito, perché i banchieri centrali solo quello conoscono: boom & bust. Più della stessa cosa. Infatti, adesso che la FED pare essersi presa una pausa, vedremo se Draghi passerà dalle parole ai fatti facendo davvero tutto quello che è in suo potere per mantenere ancora in piedi questa struttura tenuta insieme dal nastro adesivo.
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di Gary North


Sì, avete letto bene. Buono.

Penso come un economista. L'economista pensa sempre alle alternative. La mentalità di un'economista è stata spiegata con chiarezza dal comico defunto, Henny Youngman. "Come sta tua moglie?" "Rispetto a cosa?"

Una delle lamentele più comuni contro la zona euro è questa: "La zona euro è un'area con moneta centrale, ma politiche di bilancio nazionali decentrate." Non ho mai visto un sostenitore di questa tesi proporre l'abolizione dell'euro e della Banca Centrale Europea. Questa tesi viene sempre avanzata per difendere l'idea di un'unione fiscale. In altre parole, non vi è alcuna spinta per decentrare le valute della zona euro. Vi è una forte, ma finora inefficace, spinta per unificare le politiche fiscali della zona euro.

Pensate alle implicazioni. Riuscite a vedere cosa c'è di sbagliato in questo argomento?



UNA TESI KEYNESIANA

Questa tesi è intrinsecamente keynesiana. Si basa sull'idea erronea che i deficit pubblici nazionali possano sconfiggere le recessioni. Un'idea correlata è che i deficit pubblici promuovano la crescita economica. Ma tutti i buoni keynesiani sanno che i deficit pubblici richiedono l'inflazione monetaria per essere sostenuti, perché senza di essa i tassi di interesse saliranno in risposta a deficit crescenti. Così il keynesiano sostiene: "Poiché è necessario che i vari paesi abbiano diversi gradi di deficit, a seconda del ciclo economico presente in un determinato paese, l'imposizione di una moneta unica in cima a più cicli economici è insostenibile."

Tutto questo fa parte della visione del mondo che prese piede nella conferenza di Versailles dopo la prima guerra mondiale, nel 1919. A lungo c'è stata la volontà di creare uno stato unico europeo che avesse anche una moneta unica, una sola banca centrale e una sola politica fiscale.

Torniamo al 1914. Dalla fine delle guerre napoleoniche nel 1815 fino allo scoppio della prima guerra mondiale a metà del 1914, il mondo occidentale ha goduto dei vantaggi di un gold standard internazionale. Non esisteva alcuna politica monetaria centralizzata. Esisteva una moneta unica che veniva utilizzata nel commercio internazionale, e nella maggior parte dei paesi c'era un gold standard nazionale. I cittadini potevano recarsi in una banca e chiedere monete d'oro in cambio della valuta nazionale. Questo rappresentava un freno all'espansione delle valute nazionali.

Durante questo periodo c'era una moneta unica e molteplici politiche fiscali. Il fatto cruciale di questa moneta unica era questo: le politiche statali distribuite su più confini internazionali non erano responsabili della politica monetaria. C'erano diverse banche centrali, e nel caso degli Stati Uniti non ci fu alcuna banca centrale fino a 1914. C'erano diversi governi nazionali, e ogni governo aveva una propria politica fiscale. Eppure questo fu il periodo della storia economica mondiale in cui avvenne la più grande crescita economica pro-capite. C'era una moneta unica e più politiche fiscali.

Negli Stati Uniti di oggi, c'è una moneta unica. Vi è una sola banca centrale. Ci sono diverse politiche fiscali. Ci sono 50 politiche fiscali separate a livello statale, e ci sono migliaia di politiche fiscali in contee, città e paesi. Nessun economista invoca l'istituzione di 50 banche centrali per fornire singole divise in 50 stati. Infatti la Costituzione degli Stati Uniti lo proibisce.

Così la zona euro, con i suoi molteplici governi nazionali e le sue molteplici politiche fiscali, ha operato con una moneta unica e un'unica banca centrale per 15 anni. Tutte le grida che sentiamo secondo cui l'Europa è ostacolata, perché ci sono più politiche fiscali e un'unica banca centrale, invocano un'ulteriore centralizzazione della politica. Questo è semplicemente l'ultimo passo del programma di consolidamento politico europeo che Jean Monnet iniziò a predicare nel 1919.

Il problema con l'Europa occidentale non sono le molteplici politiche fiscali dei vari governi nazionali. Il problema è il keynesismo. Esso vuole una sola politica fiscale con un singolo ordine politico. Vuole che il governo centrale abbia costantemente deficit, e vuole una singola banca centrale che fornisca denaro fiat sufficiente per comprare gli IOU emessi da una singola unione politica internazionale. Vuole un consolidamento politico. Il keynesismo è sempre stata la teoria economica della centralizzazione politica.

Il gold standard internazionale non era legato al nazionalismo o al consolidamento politico. Era indipendente da entrambi. Questo era il suo grande beneficio.

In teoria la Banca Centrale Europea è autonoma. Lo era anche il gold standard internazionale, e non solo in teoria; lo era anche in pratica. L'autonomia dal governo civile è stato uno dei più grandi vantaggi del gold standard internazionale. Questo è anche un vantaggio dell'euro. Il fatto che gli squilibri fiscali europei siano tenuti sotto controllo dalla Banca Centrale Europea, costituisce il più grande vantaggio dell'euro. Questo è ciò che va bene con l'euro.

Cosa c'è di sbagliato con l'euro è semplice: è controllato da burocrati che non hanno nulla da perdere. Nel gold standard internazionale, la proprietà dell'oro o i diritti legali nei suoi confronti rappresentavano il cuore del sistema. La proprietà era al centro del sistema. Gli individui possedevano oro o rivendicazioni legali sull'oro. Al contrario, non esiste alcuna proprietà individuale nel sistema bancario centrale. C'è solo il controllo temporaneo di burocrati di ruolo, la maggior parte dei quali è keynesiana. Hanno potere sul denaro, ma non ne possiedono tanto.

Con l'eccezione della Germania, i politici europei non si sentono a disagio ad avere deficit enormi. Il vincolo che si trovano ad affrontare è la Banca Centrale Europea. Non possono pretendere che la Banca Centrale Europea crei denaro dal nulla per comprare gli IOU emessi dai vari governi. Questo da solo li tiene sotto controllo. Il gold standard internazionale l'ha fatto molto meglio, ma è meglio avere una sola banca centrale che avere una banca monopolista per ciascuna giurisdizione politica.

Il keynesiano sosterrebbe, e sostiene, che il problema con il gold standard internazionale è che frenava gli squilibri fiscali dei governi nazionali. Questo è lo stesso argomento che usano contro il sistema dell'eurozona. Vogliono sempre centralizzare il controllo politico. Vogliono una singola banca centrale sovrana, e vogliono un unico governo centrale sovrano. In questo modo il singolo governo centrale sovrano può mettere pressione sulla banca centrale unica meno sovrana, al fine di vendere gli IOU a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato. Il keynesiano vuole la pianificazione centrale sia per le banche centrali sia per la politica. John Maynard Keynes odiava il gold standard internazionale, proprio perché poneva limiti all'autonomia fiscale di ogni governo centrale. I keynesiani non vogliono autonomia monetaria. Questo era ciò che imponeva il gold standard internazionale. I keynesiani vogliono che siano i keynesiani a guidare la banca centrale, e vogliono che siano i keynesiani i responsabili della politica fiscale del governo centralizzato.



CONCLUSIONE

Ciò che va bene con l'euro è semplice: offre una certa moderazione sui deficit gestiti dai governi europei. Ma non offre il grado di restrizione che prevedeva il gold standard internazionale.

Invece di una sola politica fiscale imposta da una manciata di politici in Europa, ciò di cui ha bisogno l'Europa è il decentramento politico, anche la frammentazione, e l'abolizione di tutte le banche centrali. L'Europa ha bisogno del gold standard internazionale per tenere sotto controllo tutti i governi civili, e ha bisogno di più governi civili per tenere sotto controllo il governo centrale. Quello di cui gli europei hanno bisogno è il decentramento, non la centralizzazione.

Questo non viene mai ammesso dai critici del sistema dominante, perché quello che vogliono è la centralizzazione politica da abbinare alla centralizzazione della Banca Centrale Europea. Preferiscono passare dalla padella alla brace.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet 12.11.2014 : mario draghi arriva a Roma alla Facoltà di Economia dell’Università per celebrare i 100 dalla nascita del suo maestro Federico Caffè (di questi scrive Wikipedia : …al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli. La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto tutt’ora irrisolto…). il tg1 non… Leggi il Resto
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di Frank Shostak


Dopo aver chiuso al 3.03% a dicembre 2013, il rendimento del decennale statunitense ha percorso un trend al ribasso chiudendo al 2.34% ad agosto di quest'anno. Molti commentatori sono perplessi, date le previsioni ottimistiche della FED per l'attività economica.




Secondo il pensiero tradizionale è la Banca Centrale che determina i tassi di interesse. Impostando i tassi di interesse a breve termine, la Banca Centrale, si sostiene, influenza l'intera struttura dei tassi di interesse attraverso le aspettative sul loro corso futuro.

Seguendo la Teoria delle Aspettative (TA), che è popolare tra la maggior parte degli economisti mainstream, il tasso a lungo termine è una media tra i tassi di interesse a breve termine attuali e quelli attesi. Se oggi il tasso ad un anno è al 4% e quello del prossimo anno dovrebbe essere del 5%, oggi il tasso a due anni dovrebbe essere (4% + 5%)/2 = 4.5%.

Si noti che secondo questo modo di pensare i tassi di interesse vengono fissati dalla Banca Centrale, mentre gli individui non hanno quasi nulla a che fare con tutto questo e formano aspettative circa la futura politica della Banca Centrale in modo meccanico. (Gli individui rispondono passivamente alla possibile politica della Banca Centrale).

Sulla base della TA e seguendo la visione ottimistica dei responsabili politici della FED, alcuni commentatori sostengono che il mercato ha torto e i tassi a lungo termine dovrebbero seguire una trend al rialzo piuttosto che al ribasso.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori presso la Federal Reserve Bank di San Francisco (FRBSF Economic Letter – Assessing Expectations of Monetary Policy, 8 settembre 2014), gli operatori di mercato hanno interpretato erroneamente le intenzioni dei decisori politici presso la FED. Gli operatori di mercato hanno sottovalutato la possibilità che la FED possa restringere la sua posizione sui tassi di interesse molto prima di quanto possa essere comunemente inteso.

Si ritiene che uno scollamento tra le aspettative della popolazione e le aspettative dei responsabili politici nelle banche centrali, rappresenti una sfida per la politica monetaria della FED (così come quella che prevede di arginare gli effetti collaterali che potrebbero scaturire da una posizione più ristretta per quanto riguarda i tassi di interesse).

Suggeriamo che la determinazione dei tassi di interesse avviene tramite le preferenze temporali degli individui, le quali si manifestano attraverso l'interazione dell'offerta e della domanda di moneta, e non attraverso le aspettative sui tassi di interesse a breve termine. Ecco perché.



L'Essenza del Tasso di Interesse

Sulla scia degli scritti di Carl Menger e Ludwig von Mises, suggeriamo che la forza trainante dietro al tasso di interesse è la preferenza temporale dei singoli individui e non la Banca Centrale.

Di norma le persone assegnano una valutazione maggiore ai beni presenti rispetto a quelli futuri. Ciò significa che i beni presenti sono valutati ad un premio rispetto ai beni futuri.

Questo deriva dal fatto che un creditore, o un investitore, cede alcuni benefici del presente. Di conseguenza l'essenza del fenomeno dell'interesse è rappresentato dal costo che un creditore, o un investitore, sopporta. Su questo Mises scrisse:

Ciò che viene ceduto è definito prezzo pagato per il raggiungimento del fine perseguito. Il valore del prezzo pagato viene definito costo. I costi sono pari al valore legato alla soddisfazione a cui si deve rinunciare per raggiungere un determinato scopo.[1]

Secondo Carl Menger:

Nella misura in cui il mantenimento della nostra vita dipende dalla soddisfazione dei nostri bisogni, garantire la soddisfazione dei bisogni più urgenti deve necessariamente precedere l'attenzione su quelli successivi. E anche se non si parla della nostra vita, ma solo del nostro benessere (soprattutto della nostra salute), il raggiungimento di tale benessere in un periodo molto stretto è, di regola, un prerequisito per un benessere di lungo periodo [...]. L'esperienza insegna che un godimento presente, o uno in un futuro molto prossimo, viene considerato dagli uomini più importante che uno di pari intensità in un tempo più remoto nel futuro.[2]

Allo stesso modo secondo Mises:

La soddisfazione di un bisogno nel futuro prossimo è, a parità di condizioni, preferibile rispetto ad uno in un futuro più lontano. I beni presenti sono più preziosi dei beni futuri.[3]

Quindi secondo Mises:

Il rinvio di un consumo significa che l'individuo preferisce la soddisfazione fornita da un consumo futuro rispetto a quella che potrebbe fornire un consumo immediato.[4]

Ad esempio, un individuo che ha sufficienti risorse per sopravvivere, è improbabile che possa prestare o investire i suoi mezzi miseri.

Il costo del prestito, o dell'investimento, per lui è molto alto – potrebbe anche costargli la vita, se dovesse prestare una parte dei suoi mezzi. Quindi in queste condizioni è improbabile che possa concedere un prestito, anche se gli venisse offerto un tasso di interesse molto alto.

Una volta che la sua ricchezza comincia ad espandersi, il costo del prestito, o dell'investimento, inizia a diminuire. L'allocazione di parte della sua ricchezza in prestiti o investimenti, diminuirà in misura minore il suo benessere e la condizione della sua vita.

Da questo possiamo dedurre che, a parità di condizioni, tutto ciò che porta ad un ampliamento della ricchezza reale degli individui, dà luogo ad una diminuzione del tasso di interesse, ovvero, l'abbassamento del premio dei beni presenti rispetto ai beni futuri.

Per contro, i fattori che indeboliscono l'espansione della ricchezza reale portano ad un tasso di interesse più alto.



La Preferenza Temporale e Offerta/Domanda di Moneta

Nell'economia monetaria le preferenze temporali degli individui si materializzano tramite l'offerta e la domanda di moneta.

L'abbassamento delle preferenze temporali, cioè la riduzione del premio (a causa dell'espansione della ricchezza reale) legato ai beni presenti rispetto ai beni futuri, si manifesterà in un maggiore desiderio di prestare e investire denaro, abbassando di conseguenza la domanda di moneta.

Ciò significa che per un determinato stock di denaro ci sarà ora un surplus monetario.

Per sbarazzarsi di questo surplus monetario, gli individui iniziano a comprare vari asset e, a parità di condizioni, ne fanno aumentare i prezzi e ne abbassano i rendimenti.

Pertanto l'aumento del bacino della ricchezza reale sarà associato ad un abbassamento nella struttura dei tassi.

Il contrario avverrà con un calo della ricchezza reale. Gli individui saranno meno desiderosi di prestare e investire, quindi aumenteranno la loro domanda di moneta rispetto alla situazione precedente.

In base una data offerta di moneta, la liquidità monetaria si riduce – un calo del surplus monetario. Di conseguenza, a parità di condizioni, ciò abbassa la domanda di asset e quindi ne abbassa i prezzi e ne aumenta i rendimenti.

Che cosa accadrà ai tassi di interesse se abbiamo a che fare con un aumento dell'offerta di moneta? A parità di condizioni, quegli individui il cui stock di moneta è aumentato sono ora molto più ricchi.

Questa situazione stimola una maggiore volontà di investire e prestare denaro.

L'aumento dei prestiti e degli investimenti si traduce in un abbassamento della domanda di moneta da parte del creditore e dall'investitore.

Di conseguenza un aumento dell'offerta di moneta, accoppiato con un calo della domanda di moneta, porta ad un surplus monetario che a sua volta aumenta i prezzi degli asset e ne abbassa i rendimenti.

Col passare del tempo, l'aumento dell'inflazione dei prezzi (a causa dell'aumento dell'offerta di moneta) inizia a indebolire il benessere degli individui e questo porta ad un aumento generale delle preferenze temporali.

Questo riduce la tendenza degli individui ad investire e a prestare, cioè aumenta la domanda di moneta e abbassa il surplus monetario – questa condizione tende a far salire i tassi di interesse.

Possiamo quindi concludere che un aumento generale dell'inflazione dei prezzi (a causa di un aumento dell'offerta di moneta) e un conseguente calo della ricchezza reale, rappresentano fattori che mettono in moto un aumento generale dei tassi di interesse; mentre un calo generalizzato dell'inflazione dei prezzi (in risposta ad un calo dell'offerta di moneta) e un aumento della ricchezza reale, mettono in moto un calo generale dei tassi di interesse.



Spiegare il Calo dei Tassi di Interesse a Lungo Termine

Suggeriamo che un trend rialzista nel tasso di crescita annuale della nostra misura monetaria AMS, sia stato determinante nella formazione di un surplus monetario. Il tasso annuo di crescita dell'AMS è passato dal 5.9% dell'ottobre 2013 al 10.6% a marzo e al 10.3% a giugno di quest'anno, prima di chiudere al 7.6% a luglio.

Inoltre, dalla fine del 2013 fino a luglio di quest'anno, la media del tasso annuale di crescita dell'indice dei prezzi al consumo (ICP) ha seguito un trend sornione e si è fermata all'1.6%, il che significa un effetto neutro sui rendimenti a lungo termine. Anche la media del tasso annuale di crescita del PIL reale, che è rimasta al 2.2% sin dal 2013, ha seguito un movimento sornione – un effetto neutro sui tassi a lungo termine.

Quindi possiamo concludere che il trend rialzista nella dinamica di crescita dell'offerta di moneta sin dall'ottobre dello scorso anno, è stato determinante per il calo dei tassi a lungo termine.





Sintesi e Conclusioni

Dal dicembre 2013 i rendimenti dei buoni del Tesoro USA a lungo termine hanno seguito una tendenza al ribasso. Molti commentatori sono perplessi, date le previsioni ottimistiche per l'attività economica sventolate dalla FED. Di conseguenza alcuni esperti hanno suggerito che gli operatori di mercato hanno sottovalutato la probabilità che la FED possa restringere la sua posizione sui tassi di interesse molto prima di quanto ci si aspetti. Noi riteniamo che ciò che conta davvero per la formazione dei tassi di interesse a lungo termine, sono le preferenze temporali degli individui, le quali si manifestano attraverso l'interazione tra offerta e domanda di moneta. Suggeriamo che una salita del tasso annuale di crescita della nostra misura monetaria AMS dall'ottobre 2013, sia stata determinante per l'aumento del surplus monetario. Questo a sua volta è stato il fattore chiave che ha guidato il calo dei tassi di interesse a lungo termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, L'Azione Umana, Contemporary Books, 3rd revised edition, p. 97.

[2] Carl Menger, Principles of Economics, New York University Press, pp. 153-154.

[3] Mises, L'Azione Umana, pp. 483-484.

[4] Ibid., p. 482.

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da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Bill Bonner


Il Dow è aumentato di altri 195 punti venerdì scorso.

Cosa ne pensate? E' accaduto perché l'economia è sana? Gli investitori nel mercato azionario sono alla ricerca di una crescita degli utili sana? Comprare il Dow alle valutazioni di oggi è improvvisamente diventato una mossa ragionevole?

Oppure potrebbe essere che il Giappone ha appena fatto qualcosa di monumentalmente assurdo?

E' difficile sapere quale atteggiamento assumere quando si parla delle politiche finanziarie giapponesi. Derisione? Compassione? Gratitudine?

E' facile prendere in giro i giapponesi. Hanno un rapporto debito pubblico/PIL al 250% — il più alto del mondo. E anno dopo anno — per un quarto di secolo — hanno "stimolato" la loro economia con QE e deficit.

E che cosa hanno ottenuto? Per lo più debito. I prezzi delle azioni e delle case sono ancora solo un terzo di quello che erano 25 anni fa. Hanno perso il grande boom delle dot-com alla fine degli anni '90. Poi hanno perso il boom del settore immobiliare e finanziario del 2003-07.

Nel frattempo il celebre surplus commerciale del Giappone sta scomparendo. E la sua gente sta diventando vecchia, va in pensione e muore. Il Giappone è diventato un enorme piano pensionistico diretto verso il fallimento.

E' facile avere pietà dei giapponesi. La maggior parte delle loro ferite è auto-inflitta. Eppure vivono in piccole case... con un tenore di vita uguale al resto del mondo sviluppato. E hanno subito due decenni e mezzo di semi-deflazione.

Hanno provato di tutto per uscire da questa crisi — deficit, tassi di interesse a zero, quantitative easing. Hanno provato di tutto, tranne l'unica cosa che avrebbe funzionato!

Non a caso, le cose sono peggiorate. A settembre il reddito reale delle famiglie è sceso ad un tasso del 6%. Tra il 2013 e il 2015, si prevede un calo di quasi il 10%.

E ora i giapponesi sono disperati.

È qui che entra in gioco la nostra gratitudine: americani ed europei dovrebbero ringraziarli per averci mostrato cosa non fare — non si può combattere una crisi del debito con più credito.

Ma soprattutto stanno mostrando ciò che accade al welfare state di Bismarck quando si rimane a corto di giovani, di crescita e di credito.

Ora è il momento di raddoppiare la nostra gratitudine, perché i giapponesi ci stanno dimostrando che anche un'economia di livello internazionale è in grado di fare qualcosa alla stregua di una repubblica delle banane.

Già adesso per ogni dollaro che il governo giapponese raccoglie in entrate, ne spende 40 centesimi di più. L'indebitamento totale — pubblico e privato — è quasi il più alto del mondo: sei volte il PIL.

Tokyo è a corto di tempo... e di denaro. Ma la Banca del Giappone ha scelto di finanziare lo stato: acquista il 70% delle emissioni dei titoli di stato giapponesi. La scorsa settimana ha annunciato che ne avrebbe acquistato l'85%.

Il Giappone sta per mostrarci che non c'è bisogno di essere una cleptocrazia del Terzo Mondo — come ad esempio lo Zimbabwe — per intraprendere politiche straordinarie e disastrose.

Grazie Giappone! Diciamo una preghiera per i giapponesi e promettiamo di imparare dal loro esempio!

Sì, appena 48 ore dopo la fine del QE negli Stati Uniti, la Banca del Giappone ha annunciato il suo piano di QE più assurdo della storia. Lo farà arrivare a $750 miliardi l'anno — acquistando sia obbligazioni sia azioni.

In base alle dimensioni dell'economia giapponese, negli Stati Uniti tale cifra equivarrebbe a circa $3 bilioni l'anno. Anticipando una nuova marea di liquidità, le azioni sono aumentate in tutto il mondo.

Coincidenza? Strana tempistica da parte di Yellen & Co.?

E' quasi come se i banchieri centrali si fossero riuniti in anticipo e l'abbiano programmato. Il QE si ferma negli Stati Uniti; i giapponesi lo mettono sotto steroidi. Le azioni aumentano in entrambi i paesi. Va tutto bene.

Il Nikkei 225, registrando con fedeltà le speranze e i sogni degli investitori giapponesi, è saltato al 5% alla notizia. Il Dow ha seguito l'esempio.

Gli investitori stranieri — che non sono stupidi — hanno capito che ci sono soldi da fare nel revival del vecchio "carry trade" giapponese. Possono contrarre prestiti in Giappone — a tassi di interesse talmente bassi che non sono mai visti sul pianeta.

E poi che farci con quei soldi? Ehi, perché non portarli verso quell'unica economia mondiale che continua a crescere ad un ritmo decente: gli Stati Uniti?

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet il MATTONE ALLA RISCOSSA NEL PAESE DI PULCINELLA….. riporto il link (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bfa26e07-97af-4f8b-9bd1-47d420b0f446.html ) della trasmissione “Rai Parlamento” del 8 novembre 2014, intitolata giustamente, anzi no, MERITATAMENTE, “Soccorso Immobiliare”. Ho guardato solo tre minuti delle dichiarazioni del presidente ANCE e dello speaker RAI. Ho dovuto spegnere. Non tollero… Leggi il Resto
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di David Stockman


E' ufficiale: ormai la narrativa mainstream riguardo i fatti attuali della vita economica è impazzita. L'ennesimo segno di squilibrio mentale lo ritroviamo questa mattina in un pezzo del Wall Street Journal sull'imminente triplo fondo dell'Europa. Sembra che l'intoppo che affligge il continente sia rappresentato da prezzi al consumo insufficientemente esuberanti:

I timori di una pericolosa bassa inflazione e una crescita debole continuano a pesare sui mercati, con i titoli europei che si schiantano e una fuga verso i titoli di stato tedeschi, i quali fanno segnare un altro record.

Che c'è di così "pericoloso" in un periodo temporaneo di stabilità dei prezzi al consumo e stipendi che conservano il loro potere d'acquisto? La risposta è: assolutamente nulla; ma i giornalisti di oggi sono così pigri e servili che si limitano semplicemente a copiare e incollare le panacee erogate dalle case da gioco del mercato finanziario e dai burocrati.

Infatti chiunque non sia rimasto in letargo negli ultimi 45 anni, non si torcerebbe le mani per una inflazione sommessa. Prezzi quasi stabili sono la grande eccezione. La tregua temporanea dal deprezzamento cronico del nostro denaro è una manna dal cielo; ci ricorda che prima dell'età moderna del settore bancario centrale, il presunto "pericolo" di prezzi stabili era considerato la norma.

Al contrario, il grafico seguente mostra quanto è successo al potere d'acquisto dei salari europei sin dal 1970. Sul grafico ci sono solo brevi intervalli, difficilmente rilevabili, in cui i prezzi o facevano brevi scatti verso l'alto o calavano di poco. Complessivamente, i prezzi al consumo sono aumentati dell'11X nel corso degli ultimi 45 anni. Detto in modo diverso, la maggior parte degli europei al di fuori della Germania ha sperimentato un calo del 90% nel potere d'acquisto durante la fase post-Bretton Woods della cosiddetta gestione monetaria illuminata.




In tempi più recenti, dopo la nascita della moneta comune negli anni '90, la storia è simile. L'inflazione al consumo è stata costantemente bloccata tra l'1.5% e il 2.5%, tranne per brevi intervalli alla fine del 1990, tra il 2008-2009 e il presente, in cui l'indice dei prezzi al consumo è andato alla deriva verso lo zero o più sotto. Sì, in tutti e tre questi periodi o i prezzi mondiali del petrolio sono calati o l'Euro stava guadagnando forza.




In breve, in Europa non c'è possibilità di un problema endemico legato alla "deflazione". Infatti, come mostrato di seguito, la spesa al consumo delle famiglie nell'area Euro-17 è nettamente calata dopo la crisi finanziaria. E' salita ad un CAGR del 3.8% durante il 1995-2007, ma è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al picco pre-crisi 2007.

Ora non date la colpa ad un crollo dell'inflazione. Quando le oscillazioni guidate dal petrolio e dalle valute si estendono su un periodo di tempo ragionevole, il tasso di aumento dei prezzi al consumo è più o meno uguale. Il CAGR per il periodo 1995-2007 è 1.9%, e la media degli ultimi sette anni è di circa 1.8%.

In breve, non vi è praticamente alcuna correlazione tra il grafico di seguito sulla spesa al consumo reale nell'area Euro-17 e l'oscillazione minore nell'l'indice dei prezzi al consumo mostrata sopra. I consumatori spendono di più in prodotti petroliferi e meno su altre cose quando i prezzi mondiali del petrolio sono in subbuglio; e viceversa quando il mercato mondiale del petrolio passa attraverso un periodo d'estasi. I cali di prezzo di breve termine del petrolio sono buoni per le compagnie aeree, gli hotel e i ristoranti — proprio come hanno l'effetto opposto e causano una riallocazione delle priorità di spesa delle famiglie durante i loro rialzi. Ma il conseguente impatto modesto e fugace sull'indice ICP, non ha nulla a che fare con gli ingredienti fondamentali della crescita economica.




Lo spauracchio della deflazione è in realtà neolingua keynesiana che sta per "ristagno economico" e "domanda aggregata" insufficiente. Nella loro saggezza, gli economisti keynesiani postulano che le economie hanno un tasso naturale di crescita, diciamo del 3%, e che, quando l'espansione del PIL scende al di sotto di tale tasso, significa che una cosa magica chiamata "domanda aggregata" debba essere stimolata. Naturalmente è compito della stampante monetaria dello stato compensare l'allontanamento dal PIL potenziale per mezzo di uno stimolo della spesa attraverso iniezioni fiscali dirette o attraverso il canale dell'espansione del credito.

Le chiacchiere su una inflazione troppo bassa sono solo un proxy per una domanda aggregata debole e quindi una politica di maggiore "stimolo". Ma ecco un'altra cosa: la domanda aggregata è debole se la produzione è debole. L'unico modo in cui i consumi delle famiglie possono superare il tasso di produzione e la crescita dei redditi, è se i rapporti medi di leva sono in aumento, integrando in tal modo il reddito guadagnato con fondi presi in prestito o riducendo il tasso di risparmio. Come dovrebbe essere evidente ormai, aumentare il coefficiente di leva finanziaria è un buon trucco temporaneo, ma ad un certo punto i bilanci diventano saturi e il gioco finisce. L'Europa è arrivata a questo punto ormai, e anche il resto del mondo.

Invece dell'ICP, quindi, la misura migliore per i fondamentali economici è quella legata ai fattori dell'offerta (che riflettono la produzione e l'onere dell'intervento statale) e ai fattori di bilancio (che riflettono il trend dei rapporti di leva). Come mostrato di seguito, questi fondamentali, e non lo spauracchio dell'inflazione debole, spiegano perché l'Europa si sta dirigendo in una depressione a triplo fondo.

In primo luogo, la zona Euro non ha registrato alcuna crescita netta della produzione industriale sin dalla fine del secolo. Dopo il picco del prezzo del petrolio e la crisi finanziaria del 2008-2009, la produzione industriale ha stagnato al livello raggiunto prima della bolla mondiale del 2004-2008. Le ragioni sono strutturali: al di fuori della Germania i salari in Europa sono troppo alti, le leggi sindacali troppo onerose e il welfare state troppo generoso per competere con il resto del mondo. In una parola, l'Europa non cresce perché il comparto dell'offerta è compromesso. I suoi tassi di consumo reali e la crescita del PIL sono piatti perché la produzione e il reddito non sono in espansione, non perché l'inflazione è troppo tiepida.




In secondo luogo, i governi e le famiglie europee hanno esaurito il loro spazio di manovra nei rispettivi bilanci: sono saturi. Di conseguenza, le metriche del PIL non vengono più stimolate tramite il trucco di prendere in prestito dal futuro (per mezzo di rapporti di leva in aumento). Quindi le metriche di spesa keynesiane legate alla contabilità del PIL sono ancora una volta ancorate all'economia reale della produzione e dell'offerta.

Il grafico sottostante rappresenta la media ponderata dell'onere del debito pubblico/PIL nell'area Euro-17. A meno che l'intera Europa non voglia volteggiare sopra la soglia del 100%, non ha semplicemente spazio per la ricetta keynesiana "prendi in prestito e spendi" ora spacciata dalle burocrazie del FMI e di Bruxelles come l'antidoto al falso problema della "bassa inflazione".




Anche il settore delle famiglie è alla frutta. Dopo l'impennata durante i primi anni del progetto euro, i rapporti di leva si stanno sgonfiando, cioè la spesa delle famiglie è ancora una volta vincolata al livello di produzione e di reddito.




Infine va osservato che le tasse hanno il loro prezzo. Nonostante il modo eccentrico in cui l'ufficio statistico europeo presenta i suoi numeri, è evidente che il cuneo fiscale sulla produzione è in aumento.




Quindi c'è una ragione per cui l'Europa viene lasciata indietro rispetto alla crescita tiepida nel resto del mondo; e non ha ancora recuperato il livello di produzione reale del 2007. Di sicuro non perché l'ICP dell'area Euro, a causa di un euro forte, sta temporaneamente scendendo e i prezzi del petrolio stanno diminuendo (che rappresentano gran parte del rallentamento dell'inflazione): sveglia gente è colpa dell'offerta e dei bilanci!




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è ancora contrastata. Più che contrastata bisognerebbe dire in attesa di segnale, in quanto, il minimo del 16 ottobre sapevamo già che poteva essere un minimo importante e fin qui si è rivelato tale, ma per avere… Leggi il Resto
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Tweet Nota di Rischio Calcolato: Come dice un noto e fortunato tormentone pubblicitario, “Essere Citati dal Direttore…. non ha prezzo” (qui il riferimento su Rc) , ma come ovvio non è “solo” per questo che vi proponiamo questo pezzo di Maurizio Blondet. Ah prima di iniziare: “Vedremo, Direttore, vedremo forze molto potenti vogliono la giapponesizzazione dell’Europa.”  Questo post è tratto dalla rivista on-line … Leggi il Resto
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di Richard Ebeling


Un vecchio adagio recita che esistono le bugie, le dannate bugie e la statistica. Mai detto è stato più appropriato quando si guarda all'Indice dei Prezzi al Consumo (ICP), il quale tiene traccia dei prezzi di un "paniere" di beni selezionati in modo da determinare le variazioni nel costo della vita delle persone e, pertanto, il livello dell'inflazione dei prezzi nell'economia americana.

Il 19 agosto il Bureau of Labor Statistics (BLS) ha pubblicato il suo rapporto sull'indice dei prezzi al consumo del mese precedente. Il BLS ha riferito che i prezzi per tutti i consumatori urbani sono aumentati solo dello 0.1%. E soprattutto, negli ultimi dodici mesi i prezzi al consumo sono solo aumentati del 2%.

Un paniere di beni che costava, diciamo, $100 a giugno 2014, il mese successivo sarebbe costato $100.10. E negli ultimi dodici mesi, quello che vi costava $100 dollari ad agosto 2013, è aumentato solo a $102 a luglio di quest'anno.

Con queste cifre, l'inflazione dei prezzi sembra piuttosto mansueta. Janet Yellen e la maggior parte degli altri pianificatori monetari presso la Federal Reserve, sembrano aver concluso di avere un sacco di spazio di manovra e, quindi, di poter continuare la loro espansione monetaria quando guardano agli indici CPI e dei prezzi relativi per decidere le loro politiche monetarie e di manipolazione del tasso di interesse.



Inflazione dei Prezzi Complessiva ed Inflazione dei Prezzi "Core"

Gli statistici addetti alla costruzione dell'IPC fanno distinzione tra due numeri: la variazione complessiva dei prezzi al consumo, che è salita del 2% rispetto all'anno scorso, e l'inflazione "core", che rappresenta il tasso di variazione dei prezzi senza cibo ed energia. Lasciando fuori questi parametri, l'inflazione dei prezzi "core" risulta salire meno negli ultimi dodici mesi, solo dell'1.9%.

Gli statistici governativi fanno questa distinzione perché sostengono che i prezzi di cibo ed energia sono più "volatili" di molti altri. Fluttuando più frequentemente e in misura maggiore rispetto alla maggior parte degli altri beni e servizi, possono creare una visione distorta circa la grandezza dell'inflazione dei prezzi durante un qualsiasi periodo di tempo.

Il problema è che i costi di cibo e di energia possono sembrare "rumore" irritante ed estraneo agli occhi degli statistici governativi , ma non a quelli della maggior parte della popolazione che deve pagare per riscaldarsi, per mettere benzina e per acquistare generi alimentari.



Costruire l'Indice dei Prezzi al Consumo

Come fanno gli statistici governativi a costruire l'IPC? Mese per mese il BLS tiene traccia degli acquisti di 6,100 famiglie in tutto il Paese, le quali sono prese come "campione" per circa 320 milioni di persone che vivono negli Stati Uniti. Gli statistici poi costruiscono un "paniere" di merci, il quale riflette le quantità relative dei vari prodotti che questi 6,100 nuclei familiari acquistano regolarmente. Successivamente vengono registrate le variazioni dei prezzi di questi beni in 24,000 punti vendita (rispetto ai circa 3.6 milioni di esercizi al dettaglio in tutto il paese).

E tutto questo viene, quindi, considerato come una stima equa e ragionevole – al punto decimale! – del costo della vita e del tasso di inflazione dei prezzi per tutte le persone negli Stati Uniti.

A causa dei costi dei sondaggi sui consumatori e del desiderio di avere un punto di riferimento immutabile per il confronto, questo paniere di beni di consumo è rivisto in modo significativo solo ogni dieci anni o giù di lì.

Ciò significa che nel frattempo si presume che i consumatori continuino a comprare gli stessi prodotti e a spendere gli stessi importi, anche se nel mondo reale entrano sul mercato nuovi beni, altri beni scompaiono, la qualità di molti beni viene migliorata nel corso del tempo e le variazioni dei prezzi relativi induce spesso la gente a modificare i propri modelli di acquisto.



L'IPC e la Diversità delle Scelte Reali delle Persone

Il fatto è che non esiste alcuna famiglia americana "media". Gli individui in ogni famiglia (mamme e papà, figli e figlie, e, talvolta, nonni o zii) hanno i propri gusti e le proprie preferenze. Ciò significa che il vostro paniere di beni è diverso in vari modi dal mio, ed i nostri rispettivi panieri sono diversi da quelli di tutti gli altri.

Alcuni di noi sono avidi lettori di libri, altri amano semplicemente rilassarsi davanti alla televisione. Ci sono quelli che spendono soldi per andare a vedere eventi sportivi, altri escono ogni fine settimana per andare al cinema e/o a cena fuori, mentre altri risparmiano i loro soldi per una vacanza.

Una minoranza consistente di americani continua a fumare, mentre altri sono fissati coi prodotti dietetici ed i rimedi a base di erbe. Alcuni di noi sono fortunati ad essere "sani come dei pesci", mentre altri, purtroppo, possono avere malattie croniche. Ci sono circa 320 milioni di persone negli Stati Uniti, ed è per questo motivo che i nostri gusti, le circostanze ed i modelli di acquisto sono diversi.



Uno Sguardo all'Interno dell'Indice dei Prezzi al Consumo

Ciò significa che quando c'è inflazione dei prezzi, il suo impatto ricade su ciascuno di noi in modi diversi. Diamo un'occhiata ad una ripartizione piuttosto dettagliata di alcune delle diverse categorie di prezzo nascoste nell'aggregato IPC.

Nei dodici mesi dal luglio 2013 al luglio 2014, i prezzi alimentari sono aumentati in generale del 2.5%. Una cifra apparentemente modesta. Tuttavia la carne, il pollame, il pesce ed i prezzi delle uova sono aumentati del 7.6% complessivamente. Ma quando dissezioniamo questo aggregato, scopriamo che i prezzi delle carni bovine sono aumentati del 10.4% ed i wurstel sono aumentati del 6.9%, ma l'agnello è aumentato solo dell'1.7%. I prezzi del pollame sono aumentati del 2.7%, ma il pesce fresco ed i frutti di mare sono aumentati dell'8.8% rispetto all'anno precedente.

Il latte è aumentato del 5.4%, ma i gelati sono diminuiti di prezzo del -1.4% negli ultimi dodici mesi. La frutta è aumentata del 5.7% mentre i prezzi delle verdure fresche sono diminuiti del -0.5%.

Per quanto riguarda il lato dell'energia, i prezzi sono aumentati dell'1.2%, ma il propano è aumentato del 7.3% negli ultimi dodici mesi, mentre i prezzi dell'energia elettrica sono aumentati del 4%.

Allora perché la media generale dell'Indice dei Prezzi al Consumo sembra così moderata, dati i prezzi più elevati di queste singole categorie di beni? Poiché negli ultimi dodici mesi i prezzi dei mobili e della biancheria da letto sono diminuiti del -3.1%, ed i grandi elettrodomestici sono diminuiti di prezzo del -6.2%. I televisori nuovi sono scesi di un significativo -15%.

Inoltre, l'abbigliamento maschile è diminuito del -0.2% negli ultimi dodici mesi, ma le tute sportive da donna sono aumentate del 12.3% nello stesso arco di tempo. E le calzature per ragazzi e ragazze sono aumentate, in media, dell'8.2%.

I servizi di assistenza medica, in generale, sono aumentati del 2.5%, ma i servizi ospedalieri ed ambulatoriali sono aumentati, rispettivamente del 6.8% e del 5.6%.



Lo Specchietto per le Allodole: l'Inflazione "Core"

Queste variazioni di prezzo nelle sottocategorie evidenziano il fumo degli statistici del governo quando rimarcano la distinzione tra inflazione generale ed inflazione "core". Tutti noi, di tanto in tanto, acquistiamo una stufa nuova o un nuovo divano o una nuova camera da letto. E se i prezzi di questi beni scendono, percepiamo che il nostro dollaro vale di più rispetto al passato.

Ma l'acquisto di beni come questi è un evento raro. D'altra parte ognuno di noi, ogni giorno, settimana o mese, compra cibo per la propria famiglia, mette la benzina e paga le bollette del gas e della luce. I prezzi di questi beni e di altre materie prime/servizi acquistati regolarmente, nei tipi e nelle combinazioni che solo noi in quanto individui e famiglie separate scegliamo di acquistare, rappresentano la nostra esperienza personale quando si parla di cambiamento nel costo della vita e inflazione dei prezzi (o deflazione dei prezzi).

L'indice dei Prezzi al Consumo è una creazione statistica e aritmetica artificiale, la quale somma e fa la media di migliaia di singoli prezzi, un composto statistico che esiste solo nei calcoli degli statistici.



Le Scelte Influenzano i Singoli Prezzi, non l'IPC

Sono i singoli beni in queste sottocategorie che la popolazione acquista regolarmente quando fa la spesa. Sono questi i singoli prezzi, rispetto a quelli di altre decine di migliaia di beni e servizi reali, a cui dedichiamo principalmente la nostra attenzione quando entriamo nei negozi. E queste spese monetarie determinano per ciascuno di noi, come individui e in particolare come famiglie, la variazione nel costo della vita e il grado di inflazione dei prezzi che ognuno di noi sperimenta.

L'uomo che è vegetariano, senza figli e, quindi, non acquista qualsiasi tipo di carne, possiede un paniere di merci molto diverso dalla coppia sposata che mette la carne in tavola ogni sera e acquista regolarmente vestiti e scarpe per sé stessa e per i suoi figli.

L'individuo o la coppia che si è trasferito/a in una nuova casa per la quale ha dovuto acquistare un sacco di nuovi mobili ed elettrodomestici, percepisce che il proprio reddito è andato abbastanza lontano negli ultimi dodici mesi rispetto alla persona che vive in un appartamento arredato e non deve acquistare una sedia nuova o una lavastoviglie, ma mangia carne bovina tre volte a settimana.

Se il governo dovesse imporre un aumento significativo del prezzo della benzina, in nome del "salvataggio del pianeta" dalle emissioni di carbonio, esso avrà un impatto molto diverso su un individuo che è un commesso viaggiatore o un camionista che deve percorrere centinaia o migliaia di chilometri l'anno, rispetto a chi abita in città e prende la metropolitana ogni giorno, o cammina fino al suo posto di lavoro.

E' la diversità delle nostre singole preferenze consumistiche, delle scelte e delle decisioni (su quali beni e servizi acquistare adesso o in futuro) che determina il modo in cui ognuno di noi viene influenzato dalle variazioni dei prezzi, e quindi in che modo l'inflazione dei prezzi o la deflazione dei prezzi può influenzarci.



L'Espansione Monetaria Distorce i Prezzi in Modi Diversi

Un ulteriore equivoco creato dalla focalizzazione ossessiva sull'Indice dei Prezzi al Consumo, è l'impressione ingannevole che un aumento dell'offerta di moneta (dovuta alle politiche della banca centrale) possa portare ad un aumento dei prezzi uniforme e simultaneo in tutta l'economia.

Infatti, non tutti i prezzi tendono ad aumentare contemporaneamente e allo stesso grado durante un periodo di espansione monetaria. I governi e le loro banche centrali non fanno cadere soldi dagli elicotteri, aumentando più o meno proporzionalmente la quantità di potere d'acquisto nelle tasche di ogni cittadino.

Il nuovo denaro creato viene "iniettato" nell'economia in alcuni punti particolari. In passato, i governi potevano semplicemente stampare più banconote fino a coprire le loro spese di guerra, e utilizzarle per comprare armi, acquistare altre forniture militari e pagare gli stipendi dei loro soldati.

Il nuovo denaro sarebbe passato nelle mani di coloro che vendevano tali armamenti o forniture militari o che offrivano i loro servizi come soldati. Queste persone avrebbero speso il nuovo denaro per beni e servizi che ritenevano opportuno o redditizi comprare, alzandone la domanda e i prezzi. Il denaro sarebbe quindi passato ad un altro gruppo, persone che a loro volta avrebbero speso i soldi per beni di mercato che bramavano.

Passo dopo passo, prima alcune domande e alcuni prezzi, poi altre domande e altri prezzi, e poi ancora altre domande e altri prezzi sarebbero stati spinti in su in una particolare sequenza temporale passando di mano in mano, finché alla fine più o meno tutti i prezzi dei beni nell'economia sarebbero stati influenzati e sarebbero aumentati (ma in un modo molto irregolare nel tempo).

Ma tutti questi cambiamenti reali nelle domande di mercato e nei prezzi relativi nel corso del processo inflazionistico, sono nascosti quando il governo concentra l'attenzione della cittadinanza e dei propri decisori politici sull'Indice dei Prezzi al Consumo.



La Creazione di Moneta e il Ciclo Boom/Bust

Oggi, naturalmente, quasi tutti i governi e le banche centrali iniettano nuovo denaro nell'economia attraverso il sistema bancario commerciale, mettendo a disposizione più fondi mutuabili alle istituzioni finanziarie affinché aumentino la loro capacità di erogare prestiti a quei soggetti interessati.

Il nuovo denaro passa nell'economia sotto forma di investimenti e di altri prestiti, alterando le domande e i prezzi delle risorse e della manodopera impiegate in progetti di capitale che non sarebbero nati in presenza di segnali economici non manipolati dall'espansione monetaria. Questi eventi mettono in moto il processo che conduce infine al bust (a seguito dello scoppio delle bolle inflazionistiche).

Pertanto le distorsioni e gli squilibri reali che si generano dalle politiche monetarie inflazionistiche della banca centrale, sono nascosti alla vista e alla comprensione della popolazione mediante l'inutile propaganda che aleggia mensilmente intorno all'Indice dei Prezzi al Consumo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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di Bill Bonner


Le illusioni, gli errori e i malintesi dei pianificatori centrali richiedono il loro pedaggio — per lo più sotto forma di fastidi costosi.

Di tanto in tanto, quando sono particolarmente ambiziosi, finiscono nei libri di storia.

La marcia di Napoleone su Mosca. La grande carestia di Mao. L'esperimento economico dell'Unione Sovietica durato sette decadi. Questi fallimenti sono causati da funzionari pubblici presumibilmente intelligenti e con buone intenzioni. Rappresentano l'inferno a cui conduce la strada lastricata di buone intenzioni.

A volte una politica pubblica sbagliata può essere invertita o abbandonata prima che faccia gravi danni. Però una combinazione di circostanze particolari rende impossibile tale correzione. Le politiche disastrose sono rinforzate fino a quando non esplodono in maniera catastrofica.

I pianificatori falliscono perché credono in tre cose che non sono vere.

In primo luogo, secondo loro sono a conoscenza dell'esatto stato attuale della comunità che vogliono pianificare (bisogni, desideri, speranze, capacità, risorse); secondo, nella loro ottica sanno dove dovrebbe andare la comunità (quale futuro sarebbe il migliore); e terzo, sono in grado di creare il futuro che vogliono.

Nessuna di queste cose è più di una pia illusione. Insieme costituiscono ciò che F.A. Hayek chiamò "la presunzione fatale, la presunta capacità dell'essere umano di plasmare il mondo intorno a lui secondo i suoi desideri."

La piena conoscenza delle condizioni attuali richiederebbe una quantità infinita di informazioni reali. Come scrisse il filosofo Samuel Bailey nel 1840, sarebbe necessaria "la conoscenza di mille particolari che nessuno può apprendere, tranne chi ha interesse a conoscerli." I pianificatori non hanno nulla di simile. Invece si basano su un corpo di teorie popolari, frasi fatte e congetture statistiche.

Quanto al secondo punto — secondo cui sono benedetti da qualche dono che permette loro di predire il futuro — possiamo stendervi un velo pietoso.

Nessuno crede davvero che le persone nel Congresso degli Stato Stati o nell'Assemblea Nazionale Francese o nelle burocrazie e nei think tank di queste nazioni abbiano qualcosa di più rispetto a chiunque altro. Tutto quello che hanno si riduce alle loro simpatie e antipatie, pregiudizi e paure, ambizioni ed egocentrismo.

Ogni uomo fa sempre del suo meglio per plasmare il suo mondo in un modo che gli piaccia. Qualcuno vuole una moglie grassa. Qualcuno vuole una fortuna. Qualcuno vuole passare il suo tempo giocando a golf. Ognuno cercherà di ottenere ciò che vuole a seconda delle circostanze.

Ed il futuro arriverà.

La pretesa dei pianificatori centrali è quella di poter essere a conoscenza di un futuro migliore — che solo loro sono in grado di progettare e realizzare. La vanità onniscente di questa affermazione è sconcertante. Nessuno sa realmente che cosa ha in serbo il futuro per l'umanità. Solo la gente sa quello che vuole.

Presumo che il futuro migliore sia quello in cui le persone ottengono quello che vogliono... o almeno ciò che si meritano. Un uomo che brucia all'inferno potrebbe volere un gelato; ciò non significa che lo otterrà. Ma i pianificatori centrali presumono di sapere non solo ciò che vuole, ma quello che dovrebbe avere.

Vale la pena di ricordare, inoltre, che le mani dei pianificatori centrali sono vuote come la loro testa. Non hanno alcun gelato da dare. Dove ci porteranno i piani individuali e l'evoluzione, nessuno lo sa. Il destino avrà l'ultima parola. Ma i pianificatori centrali dovranno dire la loro per primi, interrompendo i piani di milioni di persone.

Non hanno alcun "amor fati"... una fede e un affetto per il destino. Li manderebbe in bancarotta.

Invece intervengono per imporre la loro versione del futuro. E non appena la più piccola parte di tempo e risorse viene sequestrata per i loro fini, piuttosto che per quelli dei singoli individui, il ritmo naturale del progresso evolutivo rallenta. Cioè, milioni di azioni private che avrebbero avuto luogo vengono invece rinviate o annullate. Gli errori che potevano essere corretti, invece non vengono scoperti. Il futuro deve aspettare.

Anche quando vengono applicati con rigore spietato, i piani centrali sono inevitabilmente destinati a FALLIRE. Non ci sarà alcun "paradiso dei lavoratori". La guerra alla droga (o alla povertà... o al crimine... o al terrore... o al cancro) finirà in una sconfitta, non in una vittoria. La disoccupazione non scenderà. La "guerra per porre fine alla guerra" non porrà fine alla guerra. La teoria del domino cade; le tessere del domino no.

Oppure se uno di questi grandi programmi "ha successo", avviene a scapito di quelli precedenti e spesso ad un costo che è di gran superiore ai guadagni. La seconda guerra mondiale è un esempio di pianificazione centrale che sembrava funzionare. Ma gli Alleati stavano semplicemente annullando gli sforzi di pianificatori centrali più ambiziosi in Germania e in Giappone.

In generale, la vita sul pianeta Terra non è così "razionale" da prestarsi ad interventi pesanti e sconclusionati da parte di ingegneri sociali ingenui.

Certo, possiamo progettare ponti, case e acceleratori di particelle, ma non possiamo pianificare le economie. Non più di quanto noi possiamo inventare lingue, società, dogane, mercati, l'amore, matrimoni, bambini. O una qualsiasi delle altre cose importanti della vita.

Non per sopravvalutare questa tesi, ma è anche vero che gli esseri umani sono in grado di progettare e realizzare un certo tipo di futuro. Se i pianificatori del Pentagono, per esempio, decidessero che una guerra nucleare sarebbe una buona cosa, potrebbero realizzarla. Gli effetti sarebbero enormi.

Questo esempio estremo rivela l'unico tipo di futuro alternativo che i pianificatori sono in grado di fornire.

La pianificazione centrale su larga scala può essere efficace, ma solo per polverizzare il delicato tessuto della vita civile evoluta. Si tratta di un futuro che praticamente nessuno vuole, perché significa distruggere vari futuri — matrimoni, aziende, bambini, battesimi, viaggi, shopping, investimenti, e tutte le altre attività della vita normale.

Non tutta la pianificazione centrale produce calamità su questa scala, naturalmente, ma nella misura in cui è efficace è ripugnante. Quanto più essa raggiunge gli obiettivi dei pianificatori, più interferisce con gli obiettivi privati e più ritarderà o distruggerà il progresso del genere umano.

Tuttavia, questo punto di vista difficilmente viene accettato come saggezza comune.

Anzi, la maggior parte delle persone non la riterrebbe affatto saggezza. Si tratta di una visione minoritaria, condivisa da un gruppo talmente piccolo che tutti i suoi membri potrebbero essere inzuppati in una sola bottiglia di buon whisky.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet per aver letto molti dei libri di Salin, tra i quali “Tirannia Fiscale” e “Ritornare al capitalismo per uscire dalla crisi”, e per essere un estimatore dell’autore, ritengo di fare cosa gradita a quanti mi leggono per informarli che Pascal Salin sarà presente in 5 incontri tra Milano, Lodi, Saluzzo e Brescia, per presentare il suo ultimo “Liberon nous”. Già tradotto in Italia “LIBERIAMOCI”, da un piccolo… Leggi il Resto
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La nuova normalità dei tassi di interesse abbassati artificialmente e avulsi dalle decisioni del mercato è un fenomeno mondiale. Questo significa che anche l'Europa è teatro di una situazione simile al limite della follia. I PIIGS guidano la fila con i loro problemi strutturali mai risolti, ma che, "stranamente", possono permettersi di prendere in prestito fondi a tassi ridicoli. Ora, con la fine del QE3, possiamo davvero vedere come se la caveranno senza più la generosità di zia Janet oltremare. Draghi questo mese ha deciso di acquistare ABS dalle banche commerciali europee per cercare di risollevare le loro sorti. Basterà? Forse. Non passerà molto dal momento in cui si rifaranno avanti le voci per un nuovo alleggerimento quantitativo a seguito di una ripresa che "tornerà" insostenibile. Tutto dipenderà da come reagiranno i mercati europei. Sebbene potremmo assistere ad una nuova fuga verso il dollaro se la spia d'allarme si accenderà di nuovo in Europa, ciò non durerà per sempre perché anche lo zio Sam ha pesanti problemi strutturali. Gli investitori non ci metteranno molto a capirlo, data anche la fitta interconnessione dell'attuale settore bancario commerciale. Esso è insolvente e fino ad ora ha potuto godere di un salvataggio da parte delle banche centrali per sembrare quello che in realtà non è: sano. (L'hanno anche dimostrato gli ultimi stress test europei, sebbene le banche in sofferenza siano molte di più di quelle elencate ufficialmente da Draghi.)
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di Gary North


Comincio con un grafico. Ci mostra la curva dei rendimenti del debito del Tesoro USA. La curva rappresenta il tasso di interesse che gli investitori ricevono se danno i loro soldi al Tesoro, cioè al Congresso.




Questa curva sembra molto ripida. E' molto ripida. Ma date un'occhiata più da vicino. Il tasso più alto è poco più del 3% per i T-bond a 30 anni. Ciò significa che gli investitori si fidano del Congresso degli Stati Uniti per i prossimi 30 anni. Un rendimento netto del 3% (escluse le imposte) per 30 anni è visto come un investimento saggio. Al netto delle imposte federali, gli investitori riceveranno l'1.8% — di meno, se teniamo conto anche delle imposte statali sul reddito. Questo presuppone che il Congresso, nel frattempo, non aumenti le tasse.

Ciò significa che gli investitori più intelligenti sulla Terra pensano che il miglior affare che possano staccare con il loro denaro sia nel range dell'1.8%, denominato in dollari USA. Ma se i tassi a lungo termine aumentano, subiranno perdite in conto capitale. Il valore di mercato dei T-bond si muove in modo inverso rispetto al movimento dei tassi a lungo termine. Oggi i tassi dei T-bond a lungo termine sono al minimo sin dal post-guerra. Problema: l'inflazione dei prezzi alzerà i tassi a lungo termine, perché gli investitori chiederanno tassi più elevati per proteggersi da un dollaro in rapido deprezzamento. Quindi il sistema bancario non dovrà inflazionare per i prossimi 30 anni.

Siete ancora con me fino a qui? Finora, come vi ha colpito questo scenario?

Se prestate denaro al Congresso ad una scadenza annuale, verrete pagati un decimo di punto percentuale, che è imponibile al tasso applicato al reddito regolare. Gli investitori nelle fasce di reddito superiori pagheranno il 39%. Quelli che lo prestano a 90 giorni riceveranno lo 0.03% al lordo delle imposte.

Ora diamo un'occhiata all'inflazione dei prezzi. Questa tabella è pubblicata mensilmente dalla Federal Reserve Bank di Cleveland. Io uso il l'ICP mediano che è più stabile, mese per mese, rispetto all'ICP.




Quindi chi ha prestato denaro al Congresso nel corso degli ultimi 12 mesi, ha subito una perdita del 2.2% della ricchezza. Ci sono poche probabilità che gli aumenti dei prezzi nei prossimi 12 mesi saranno pari a zero. Immaginate come minimo un aumento dell'1.3%. Quindi, al fine di ottenere (senza contare le tasse) un decimo di punto percentuale — molto meno, se il denaro viene prestato ad intervalli di 90 giorni — gli investitori perderanno l'1.3% su questo investimento.

Ci viene detto che questa economia è in ripresa. Essa si basa su un presupposto: gli investitori americani continueranno a rinnovare il debito del governo federale, arrivato ormai a circa $12.8 bilioni.




Perché gli investitori dovrebbero continuare a dare via le loro ricchezze al Congresso? Perché, ci viene detto, il debito del Tesoro americano è la cosa più vicina ad un debito privo di rischio. Il debito del Tesoro significa cambiali emesse dal Congresso.

Congresso, rischio zero... nella stessa frase.




Il debito detenuto dal pubblico comprende anche il debito detenuto dal Federal Reserve System.




Il 29 ottobre la Federal Reserve ha annunciato che non acquisterà più nuovo debito. Il quantitative easing è finito per ora.

Significato: d'ora in poi gli investitori esterni al governo degli Stati Uniti dovranno portare a termine il compito coi loro soldi. Devono intervenire per donare ricchezza al Congresso, in modo che i tassi di interesse del Tesoro non aumentino.

Il Congresso ha bisogno di soldi. Non vuole pagare tassi di interesse reali positivi — tassi aggiustati all'inflazione. Conta su queste donazioni. Si aspetta di riceverle. Dopo tutto, le ha ricevute per diversi anni. Perché il Congresso dovrebbe aspettarsi che accada qualcosa di diverso? Gli investitori sono caritatevoli.

Investitori caritatevoli. Ha senso? No. Allora perché lo fanno?

Questo è il mio suggerimento: non pensano che la ripresa economica sia sostenibile. Quindi proteggono le loro scommesse. Donano ricchezza al Congresso nel breve periodo per proteggersi dal Congresso nel breve periodo. Perché? Perché non si fidano del Congresso nel lungo periodo.

Questa è la nuova normalità.

Questo è il keynesismo nel 2014.

Il Congresso si aspetta che questo diventi la normalità d'ora in poi. Non si aspetta che gli investitori cerchino un tasso di rendimento positivo dal denaro che gli prestano.

Finora, il Congresso ha avuto ragione. Ora scopriremo quanto durerà la nuova normalità.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


da Freedonia di Johnny Cloaca

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