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La mia traduzione del discorso della Yellen sulla regolamentazione bancaria





di Gary North


Janet Yellen ha tenuto un discorso il 2 luglio. E naturalmente ha ricevuto una notevole attenzione nei media finanziari.

Nel corso degli anni, ho doverosamente offerto traduzioni dei discorsi tenuti dai presidenti del consiglio dei governatori del Federal Reserve System -- quella minuscola frangia della FED che è tecnicamente parte del governo degli Stati Uniti. Per quanto ne so, sono l'unico giornalista finanziario che offre un servizio di traduzione dal gergo della FED all'inglese (e il sottoscritto all'italiano, ndt).

Greenspan era un maestro quando doveva utilizzare questo gergo. Bernanke preferiva lunghi riassunti noiosi su eventi finanziari di cui tutti erano a conoscenza, pregni di note a pié pagina. Quando diceva qualcosa di importante, di solito si rivelava sbagliata, come la sua insistenza sul fatto che non esistesse alcuna bolla immobiliare.

La Yellen ha un approccio diverso. Preferisce parlare di ciò che la Federal Reserve potrebbe e dovrebbe fare, ma che ancora non ha fatto. Evita scrupolosamente di menzionare le date e le scadenze. La seguente osservazione è chiaramente l'essenza del suo lavoro come presidente: "Janet Yellen non verrebbe mai trovata morta dpo la data di scadenza." Una strategia simile lascia la porta aperta ad un certo spazio di manovra.

Tutto questo genera confusione. Tutto questo genera una nuvola di parole senza dettagli. Questa è la versione della FED quando parliamo di "trasparenza". Trasparenza nelle questioni burocratiche significa questo: "Dare l'illusione che si stia rivelando qualcosa di importante, quando invece non si sta rivelando nulla di importante." Al contrario, non viene nascosto nulla di importante.

La chiave per comprendere il ruolo della Yellen da questo punto in poi, è immaginarla come una sorta di mistico. Immaginate uno swami indiano con gli occhi chiusi e il volto che trasmette una certa unità con l'universo. Continua a ripetere un mantra: "Om".

Il mantra della Yellen è "macroprudenziale".

I Presidenti della FED presumono correttamente che nessuno nei media mainstream spenderà tempo per passare al vaglio i discorsi punto per punto, per vedere se è stato detto qualcosa di significativo. Il messaggio di questi tempi è sempre lo stesso.

  1. Prima del 2008, non sapevamo quello che stavamo facendo.
  2. Abbiamo imparato dai nostri errori.
  3. Le questioni economiche sono molto complesse.
  4. L'esatta natura della causazione economica rimane un mistero.
  5. Stiamo lavorando ai piani di emergenza.
  6. Abbiamo grande fiducia in questi piani.
  7. Questi piani non sono ancora stati pienamente attuati.
  8. Non siamo sicuri sul quando saranno pienamente attuati.
  9. Stiamo monitorando la situazione.
  10. Ci sono ancora domande importanti a cui rispondere.
  11. Ancora non abbiamo risposte specifiche a nessuna di queste domande.
  12. Siamo aperti a qualsiasi soluzione.

Lasciate che vi mostri come funziona. Ha iniziato ponendo alcune domande.

Le recenti crisi hanno posto l'accento sulla stabilità finanziaria delle banche centrali di tutto il mondo. Alla Federal Reserve abbiamo dedicato l'incremento sostanziale delle notrse risorse al monitoraggio della stabilità finanziaria ed abbiamo riorientato i nostri sforzi di regolamentazione e di vigilanza per limitare casi di rischio sistemico. Ci sono stati anche inviti, provenienti da certi ambienti, per una riconsiderazione fondamentale degli obiettivi e della strategia della politica monetaria. Oggi mi concentrerò su una questione chiave emersa da questo dibattito: le autorità monetarie e gli altri responsabili politici, come dovrebbero bilanciare gli approcci macroprudenziali e la politica monetaria per perseguire la stabilità finanziaria?

Traduzione: "Le recenti crisi, iniziate nel 2008 nei circoli bancari e di investimento di New York e diffuse rapidamente in tutto il mondo, hanno colto alla sprovvista i banchieri centrali. Nessuno le ha viste arrivare. Pertanto stiamo dedicando molte risorse per monitorare la situazione. Questo significa che i banchieri dovranno compilare un sacco di scartoffie."

Nelle mie osservazioni sosterrò che la politica monetaria deve affrontare alcune limitazioni significative nel suo sostegno alla stabilità finanziaria: i suoi effetti sulle vulnerabilità finanziarie, come la leva finanziaria eccessiva e la maturazione delle scadenze, non sono ben compresi e sono meno diretti rispetto ad un approccio normativo o di vigilanza; in aggiunta, gli sforzi per promuovere la stabilità finanziaria attraverso aggiustamenti dei tassi di interesse aumenterebbero la volatilità dell'inflazione e dell'occupazione. Di conseguenza, credo che un approccio macroprudenziale sia fondamentale nel campo della supervisione e della regolamentazione.

Traduzione: "Ancora non abbiamo una teoria di causa/effetto per quanto riguarda la politica monetaria. Questi problemi non sono 'ben compresi', se capite dove voglio andare a parare. Per un secolo, il Federal Reserve System è stato rappresentato come cruciale perché responsabile della politica monetaria. Purtroppo nemmeno questa è ben compresa, quindi abbiamo praticamente rinunciato alla politica monetaria come strumento di pianificazione centrale. Siamo quindi tornati alla promessa del 1913 del movimento progressista: regoleremo l'economia globale regolando le banche, il che significa circa una dozzina di grandi banche. Definisco 'macroprudenziale' questo sistema normativo nella misura in cui si tratta di un sistema. Suona molto scientifico. Sembra omnicomprensivo. Sembra prudente. Questo dovrebbe tenere a bada voi sciocchi."

Tale approccio dovrebbe concentrarsi su norme che vadano ad aumentare la resilienza del sistema finanziario agli shock avversi e dovrebbe sforzarsi di coprire con l'ombrello normativo quelle istituzioni che in precedenza erano scoperte e quelle attività di rilevanza sistemica.

Traduzione: "Questo è quello che dovrebbe fare l'approccio. Però non ci sono prove che lo faccia veramente. Non lo sapremo fino alla prossima crisi. Augurateci buona fortuna. Il vostro futuro finanziario dipende da noi."

Sono consapevole del potenziale che hanno i bassi tassi di interesse nell'aumentare gli incentivi per gli operatori nei mercati finanziari, affinché raggiungano rendimenti più alti e si assumano più rischi; sono anche consapevole dei limiti delle misure macroprudenziali nell'affrontare questi ed altri problemi di stabilità finanziaria. Di conseguenza, ci potranno essere momenti in cui potrebbe essere opportuno un aggiustamento della politica monetaria per smorzare le minacce alla stabilità finanziaria.

Traduzione: "Sì, so tutto del carry trade: prendere in prestito a breve a tassi poco sopra lo zero, e prestare a lungo a tassi al di sopra lo zero. Questo è ciò che ha fatto esplodere Lehman Brothers nel 2008. Potrebbe accadere di nuovo. Ad un certo punto nel futuro dovremo cambiare la nostra strategia. Dal momento che in questa fase di ripresa stiamo comprando metà del deficit annuale del governo degli Stati Uniti, mettendo tutto nei T-bond come parte dell'Operazione Twist, oltre a $180 miliardi in IOU di Fannie/Freddie, potete immaginare quanto dovremo comprare quando arriverà la prossima recessione e il deficit risalirà a più di un bilione l'anno. Ragazzi e ragazze, allacciatevi bene le cinture."

Nonostante queste complementarietà, la politica monetaria ha effetti potenti sull'assunzione di rischi. Infatti, negli ultimi anni l'orientamento verso una politica accomodante ha sostenuto la ripresa. In parte, offrendo maggiori incentivi alle famiglie e alle imprese affinché si assumessero il rischio di investimenti potenzialmente produttivi.

Traduzione: "Abbiamo fornito gli incentivi, ma le famiglie li hanno ignorati. Le famiglie hanno diminuito il loro debito. Il rapporto tra ripagamento dei debiti e reddito personale delle famiglie è colato a picco. Le imprese sono rimaste caute per cinque anni. Ma le prime cinque banche hanno incassato questi incentivi come se non ci fosse un domani -- esattamente come hanno fatto nel 2004-2007."

Ma tale assunzione di rischi può andare anche troppo oltre, contribuendo in tal modo alla fragilità del sistema finanziario. Questa possibilità non elimina la necessità di una politica monetaria che si concentri principalmente sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione -- i costi per la società sarebbero significativi se deviassimo da questa strada.

Traduzione: "Certo, le cose possono andare troppo oltre. E quindi? Il governo federale ha un deficit da mezzo bilione di dollari l'anno, e compriamo oltre la metà dei suoi T-bond, oltre a $180 miliardi di obbligazioni di Fannie e Freddie. Siamo tutti keynesiani qui."

Anche se all'epoca non erano stati riconosciuti, i rischi per la stabilità finanziaria degli Stati Uniti sono aumentati ad un livello pericoloso a metà degli anni 2000. Durante questo periodo, i responsabili della politica -- me compresa -- erano consapevoli che le case erano molto probabilmente sopravvalutate (secondo un certo numero di parametri) e che i prezzi sarebbero potuti scendere, anche se c'era disaccordo circa la probabilità di un tale calo e la sua grandezza.

Traduzione: "Non sapevamo che il mercato immobiliare fosse in bolla. Ecco perché Bernanke l'ha categoricamente negata nel 2005. Lo ribadì anche nel 2007. Nessuno alla FED ha detto una parola circa la possibilità di un calo dei prezzi delle case. La parola 'sopravvalutato' non è mai stata menzionata, ma so che nessuno di voi farà ricerche in merito, quindi me la caverò."

Non abbiamo messo in conto quale sarebbe stato l'effetto di un tale calo sul settore finanziario e sulla macroeconomia. I responsabili della politica non sono riusciti a prevedere che l'inversione della bolla immobiliare avrebbe innescato la crisi finanziaria più importante degli Stati Uniti sin dalla Grande Depressione. Suddetta inversione ha scoperchiato vulnerabilità critiche nel sistema finanziario e nella regolamentazione del governo.

Traduzione: "Fino al 2008 non abbiamo capito cosa fossero causa ed effetto. Naturalmente abbiamo dato ad intendere che fossimo in grado di gestire la situazione. Abbiamo detto al mondo: 'Nessun problema'. Il mondo -- ad eccezione di quei picchiatelli degli Austriaci -- ci ha creduto. Anche noi ci abbiamo creduto, ma allora era allora invece ora è ora. Adesso siamo in grado di gestire la situazione."

Nel settore privato le principali vulnerabilità includevano elevati livelli di leva finanziaria, eccessiva dipendenza dai finanziamenti a breve termine, debole copertura dei finanziamenti, carenze nella misurazione e nella gestione dei rischi, utilizzo di strumenti finanziari esotici che hanno redistribuito il rischio in modi non trasparenti.

Nel settore pubblico le vulnerabilità includevano lacune nella struttura normativa che hanno permesso ad alcune importanti istituzioni finanziarie (SIFI) e mercati di sfuggire al controllo globale, fallimenti delle autorità di vigilanza nell'utilizzare efficacemente i propri poteri, scarsa attenzione alle minacce per la stabilità del sistema nel suo complesso.

Traduzione: "Non l'abbiamo visto arrivare."

Non è raro sentire che la crisi avrebbe potuto essere evitata, o mitigata, da una politica monetaria sostanzialmente più ristretta a metà degli anni 2000. Però un tale approccio sarebbe stato insufficiente se pensiamo all'intera gamma di vulnerabilità critiche che ho appena descritto. Una politica monetaria più restretta non avrebbe chiuso le lacune nella struttura normativa che hanno permesso ad alcune SIFI e mercati di sfuggire al controllo globale; una politica monetaria più restretta, non avrebbe spostato l'attenzione della vigilanza verso una prospettiva macroprudenziale; ed una politica monetaria più restretta, non avrebbe aumentato la trasparenza degli strumenti finanziari esotici o alleviato le carenze nella misurazione e nella gestione dei rischi nel settore privato.

Traduzione: "Sotto Greenspan, dal 2001 fino al 2004, abbiamo inflazionato. Abbiamo usato tutte le risorse disponibili. Abbiamo fatto bene a farlo. Le cose sarebbero andate peggio se non l'avessimo fatto. Non date la colpa a noi per la bolla. Non ci biasimate per la folle leva finanziaria. La politica monetaria non aveva niente a che fare con nulla di tutto ciò. La causa è stata la mancanza di regolamentazione. Avevamo bisogno di una maggiore regolamentazione. Ora abbiamo l'autorità che non avevamo allora. Abbiamo rovinato tutto, quindi abbiamo chiesto al Congresso più potere. Ce l'ha dato. Qualsiasi potere il Congresso non ci abbia dato, in un modo o nell'altro ce lo siamo preso. Noi crediamo a Rahm Emanuel: 'Non lasciate mai che una grave crisi vada sprecata. Quello che voglio dire è questo: avete l'occasione per fare cose che pensavate di non poter fare prima.' Inoltre, se la crisi non è veramente grave, è necessario far finta che lo sia."

L'evidenza empirica suggerisce che il livello dei tassi di interesse non influenza i prezzi delle case, la leva finanziaria e la maturazione delle scadenze, ma è anche chiaro che una politica monetaria più ristretta sarebbe risultata uno strumento molto spuntato: mitigare le vulnerabilità finanziarie attraverso tassi di interesse superiori, avrebbe avuto effetti negativi in termini di un aumento della disoccupazione. A tal proposito, una serie di studi conclude che una politica monetaria più ristretta durante la metà degli anni 2000 avrebbe potuto contribuire ad un basso tasso di apprezzamento dei prezzi delle case. Ma l'entità di questo effetto sarebbe stata probabilmente modesta rispetto al momentum di quei prezzi in quel determinato periodo; quindi una strategia più ristretta, con forti aumenti della disoccupazione, sarebbe stata necessaria per fermare la bolla immobiliare. Tale rallentamento del mercato immobiliare avrebbe potuto tenere a freno l'aumento della leva finanziaria delle famiglie, poiché la crescita del debito ipotecario sarebbe stata più lenta. Ma le perdite di posti di lavoro ed i pagamenti più elevati degli interessi avrebbero indebolito direttamente la capacità delle famiglie di rimborsare i debiti precedenti, suggerendo che una politica monetaria considerevolmente ristretta avrebbe potuto attenuare le vulnerabilità nei bilanci delle famiglie solo in modo modesto.

Traduzione: "Abbiamo usato lo 'strumento spuntato' dell'espansione monetaria per invertire la recessione del 2001. Abbiamo utilizzato lo stesso strumento spuntato dopo il 9/11. Ma una volta che abbiamo iniziato ad usarlo per direzionare l'economia, si è trasformato in uno strumento affilato. Voglio dire, è come un bisturi. A questo punto, chiedere di fermare l'espansione della base monetaria equivarrebbe a spuntare di nuovo il suddetto strumento."

Risultati simili sarebbero saltati fuori se avessimo adottato una politica monetaria più ristretta sulla leva e sulla dipendenza da finanziamenti di breve termine nel settore finanziario. In particolare, è provato che bassi tassi di interesse contribuiscono ad un aumento della leva finanziaria e della fiducia per finanziamenti di breve termine (rispetto alla capacità dei tassi di interesse più elevati di ridurre queste vulnerabilità), ma questa situazione è generalmente collegata con una gamma considerevole di effetti quantitativi o punti di vista alternativi riguardanti i canali causali del caso.

Traduzione: "Quando dico 'risultati simili sarebbero saltati fuori', intendo che qui nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo. Ancora non lo sappiamo. Stiamo andando alla cieca. Il resto del paragrafo è il mio tentativo di imitare il il gergo tecnico di Greenspan. Come me la sto cavando?"

Secondo la mia valutazione le politiche macroprudenziali, come ad esempio i limiti regolamentari in materia di leva finanziaria e finanziamenti a breve termine, così come standard forti riguardo le coperture, rappresentano metodi molto più diretti ed efficaci per affrontare queste vulnerabilità.

Traduzione: "Dal momento che nessuno alla Federal Reserve capisce causa ed effetto per quanto riguarda la politica monetaria, ci rivolgiamo alla regolamentazione. Continueremo a comprare IOU del Tesoro e di Fannie/Freddie. Terremo bassi i tassi. Ma se qualcuno cercherà di trarre profitto da questa opportunità, la regoleremo. Non lasceremo che le dieci banche più grandi ne approfittino. Nossignore. Potete contare su di noi."

Una valutazione più equilibrata, a mio avviso, porrebbe una maggiore attenzione alla stabilità finanziaria, ma il costo potenziale, in termini di minore performance macroeconomica, è probabile che sia troppo alto se si cercasse di darle un ruolo centrale nelle decisioni di politica monetaria.

Traduzione: "Una volta che la Federal Reserve inizia un allentamento quantitativo, ovvero inflazione della base monetaria vecchio stile, è troppo rischioso fermarsi. Chiunque ne raccomandi un arresto, sta consigliando uno strumento spuntato. Ci sarebbero troppi rischi per la stabilità finanziaria se si volesse smettere di acquistare debito federale. Una volta che il sistema finanziario diventa dipendente all'espansione della base monetaria, i sintomi dell'astinenza sono orrendi. L'abbiamo appreso nel corso del 2008. Mai più."

Se la politica monetaria non deve giocare un ruolo centrale nell'affrontare questioni di stabilità finanziaria, questo compito deve ricadere sulle politiche macroprudenziali.

Traduzione: "In questo centesimo anniversario dell'inizio delle operazioni della Federal Reserve, abbiamo appreso che la politica monetaria non è sufficiente per creare stabilità. Le banche hanno bisogno di regolamentazione. Ci è voluto un po', ma l'abbiamo finalmente capito."

Se gli strumenti macroprudenziali devono svolgere il ruolo primario nel perseguimento della stabilità finanziaria, bisogna chiedersi quali di essi possono essere più efficaci, quali possono essere i limiti di tali strumenti e quando può essere opportuno regolare la politica monetaria per "risolvere le incrinature" che persistono nel quadro macroprudenziale.

Traduzione: "A questo punto, ritorno al metodo standard di ogni burocrate. Farò delle domande. Non spiegherò nel dettaglio quali sono le risposte specifiche, o perché dovremmo credere che queste risposte saranno mai attuate, figuriamoci perché dovremmo credere che funzioneranno. Se continuo a parlare delle domande, il Congresso supporrà che noi abbiamo risposte precise. Il Congresso è veramente stupido."

I cambiamenti nei regolamenti patrimoniali delle banche, che includeranno un supplemento per le istituzioni di rilevanza sistemica, ne hanno notevolmente aumentato i requisiti in relazione al capitale per l'assorbimento delle perdite. Gli stress test della Federal Reserve ed il processo chiamato Comprehensive Capital Analysis and Review necessitano che le grandi istituzioni finanziarie posseggano capitale sufficiente per resistere ad urti di una certa intensità, e che dimostrino che i loro processi interni di pianificazione del capitale siano efficaci, fornendo una prospettiva sulla capacità di assorbire le perdite in una grande crisi del sistema finanziario. Il quadro di Basilea III include anche requisiti di liquidità destinati a mitigare l'eccessiva dipendenza delle banche globali dal finanziamento a breve termine.

Traduzione: "Non abbiamo idea di quanto capitale sia necessario. Quindi richiederemo alle dieci banche americane più grandi di sopportare qualsiasi sforzo siano disposte a tollerare. Questo è quello che abbiamo fatto per un secolo: permettere una gestione felice alle dieci banche più grandi. Questa è la nostra missione non ufficiale. Quanto a Basilea III, il tutto è una trovata pubblicitaria. Non entrerà in vigore fino al 2019, e questo termine è stato già prorogato due volte. Può essere rimandato nuovamente. Non ci sono sanzioni e non ci sarebbe modo di farle rispettare. Dato che le grandi banche di tutto il mondo hanno spudoratamente ignorato Basilea II, non vi è alcun motivo per cui dovremmo aspettarci che si conformino a Basilea III."

E' stata anche rafforzata la supervisione sul sistema bancario ombra degli Stati Uniti. Il nuovo Financial Stability Oversight Council ha designato di importanza sistemica alcune imprese finanziarie non bancarie, le quali sono oggetto di vigilanza da parte della Federal Reserve. Inoltre, sono in corso misure per affrontare alcune delle potenziali fonti di instabilità nei mercati dei finanziamenti a breve termine, comprese riforme nel mercato dei pronti contro termine e nei fondi del mercato monetario -- anche se i progressi in questi settori sono stati tremendamente lenti.

Traduzione: "Quando dico 'sono in corso misure', significa che non è stato attuato alcunché di definitivo. Stiamo andando ad orecchio. Quando hai a che fare con le ombre, è difficile discernere causa ed effetto. Ma stiamo inseguendo i movimenti. Questo è ciò che conta, giusto?"

Dovrebbero essere adottate ulteriori misure per affrontare i rischi residui nei mercati dei finanziamenti a breve termine.

Traduzione: "Quando dico 'dovrebbero essere adottate', sto usando la voce passiva. La uso per evitare qualsiasi discussione su ciò che ha fatto la Federal Reserve, su ciò che sta progettando di fare e su quando ha intenzione di finire. Quando si tratta di politica della Federal Reserve, rifiutiamo categoricamente il classico motto: 'Facciamola finita in fretta'!"

Alcune di queste misure -- come la richiesta alle imprese di trattenere grandi quantità di capitale, finanziamenti stabili, o asset altamente liquidi quando si rivolgono ai finanziamenti di breve termine -- si applicherebbero probabilmente solo alle grandi organizzazioni.

Traduzione: "O forse no. Ancora non l'abbiamo deciso."

Altre misure -- quali i requisiti minimi per i pronti contro termine e per altre operazioni di finanziamento tramite titoli -- potrebbero, almeno in linea di principio, essere applicate su una base più ampia.

Traduzione: "O forse no. Ancora non l'abbiamo deciso."

Nella misura in cui i requisiti minimi portano a livelli più sobri in tempi normali ed esuberanti, potrebbero contribuire ad evitare i potenziali sbalzi destabilizzanti e prociclici nei mercati dei finanziamenti a breve termine durante i periodi di stress.

Traduzione: "Ogni volta che un burocrate o un economista dice 'nella misura in cui', significa 'nessuno lo sa, stiamo vivendo alla giornata'."

A questo punto dovrebbe essere chiaro come gli sforzi per costruire la resilienza del sistema finanziario, siano fondamentali per ridurre al minimo il rischio di instabilità finanziaria e il potenziale danno che ne risulterebbe. Questo focus sulla resilienza si differenzia molto dai temi affrontati nella discussione pubblica, la quale si occupa spesso di qualche particolare classe di asset in "bolla" o se i responsabili della politica dovessero farla scoppiare. Poiché un sistema finanziario resiliente è in grado di sopportare sviluppi imprevisti, l'identificazione delle bolle è meno critica.

Traduzione: "Ogni volta che un burocrate o un economista dice 'dovrebbe essere chiaro', non è chiaro nulla. Quanto alla 'resilienza', è quello che pensavamo che fosse il sistema finanziario fino al 2007. A quanto pare non lo era."

Tuttavia, alcuni strumenti macroprudenziali possono essere regolati in modo da poter migliorare ulteriormente la resilienza all'apparire dei vari rischi.

Traduzione: "Dico che 'possono essere regolati'. Ma dal momento che sono nuovi di zecca, nessuno sa come usarli. La frase 'possono essere regolati' significa 'possiamo vivere alla giornata'."

Inoltre gli strumenti macroprudenziali, in alcuni casi, possono essere indirizzati verso settori di particolare interesse. Ad esempio, il nuovo quadro normativo di Basilea III comprende una riserva di capitale anticiclica, la quale può aiutare a costruire una capacità aggiuntiva di assorbimento delle perdite nel settore finanziario durante periodi di rapida crescita del credito e può fungere da scudo contro gli eccessi. Gli stress test sono un processo dove viene pensato uno scenario in cui le tensioni macroeconomiche diventano più gravi durante l'esuberanza delle espansioni economiche ed incorporano la possibilità di evidenziare scenari di rischio salienti; essi possono contribuire ad aumentare la resilienza nei periodi in cui i rischi sono in aumento. Allo stesso modo, i requisiti minimi per operazioni di finanziamento tramite titoli, potrebbero variare potenzialmente su base anticiclica in modo da poter essere più elevati in tempi normali rispetto ai tempi di stress.

Traduzione: "Il sistema di Basilea III non comporta alcuna sanzione. Nessuna banca centrale deve rispettarli più di quanto non doveva rispettare Basilea II. Quanto a Basilea I, nessuno se lo ricorda. Inoltre, quando dico 'potrebbero variare', intendo questo: 'Forse potrebbero variare; forse no'."

In primo luogo, è fondamentale che le autorità di regolamentazione completino i loro sforzi per attuare un approccio macroprudenziale e migliorare la resilienza del sistema finanziario, cosa che ridurrà al minimo la probabilità che la politica monetaria dovrà concentrarsi su questioni di stabilità finanziaria piuttosto che sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione.

Traduzione: "Nessun regolatore ha completato i propri sforzi. Stiamo parlando di banchieri centrali. Non completano mai i loro sforzi. Mai. Finora hanno solo improvvisato, hanno vissuto alla giornata."

I passaggi chiave lungo questo percorso comprendono la piena attuazione di Basilea III, inclusi i nuovi requisiti di liquidità; norme prudenziali avanzate per le imprese di rilevanza sistemica, inclusi requisiti basati sul rischio di capitale, un rapporto di leva e riserve finanziarie più cospicue per quelle imprese che fanno enorme affidamento sui finanziamenti a breve termine; espansione dell'ombrello normativo per incorporare tutte le imprese di rilevanza sistemica; istituzione di un quadro normativo di risoluzione transfrontaliera per quelle istituzioni finanziarie di importanza sistemica; e considerazione dei regolamenti, come ad esempio i requisiti minimi per operazioni di finanziamento tramite titoli, limitare la leva finanziaria in settori al di là del settore bancario e SIFI.

Traduzione: "Questo elenco di passaggi chiave è tutto per le pubbliche relazioni. Poiché nessuna banca centrale concorda su tale elenco di passaggi chiave, è del tutto irrilevante. Non ci sono sanzioni negative. Nessuno deve fare nulla. Basilea III è un'operazione pubblicitaria, così come lo era Basilea II. Ogni volta che sentite la parola 'transfrontaliera', pensate 'nessuno ha l'autorità per far rispettare tutto questo'. Ciò vi aiuterà a capire Basilea III."

In secondo luogo, i responsabili della politica devono seguire con attenzione l'evoluzione dei rischi per il sistema finanziario ed essere realistici circa la capacità degli strumenti macroprudenziali di influenzare questi sviluppi. I limiti delle politiche macroprudenziali sono: la potenziale emersione di rischi in settori esterni alla regolamentazione, una supervisione ed una regolamentazione potenzialmente distratte, l'efficacia incerta dei nuovi strumenti macroprudenziali -- come una riserva di capitale anticiclica e il mancato supporto da parte del settore pubblico. Tenuto conto di tali limitazioni, a volte potrebbero essere necessari aggiustamenti nella politica monetaria per contenere i rischi alla stabilità finanziaria.

Traduzione: "Il sistema normativo non può coprire tutto. Quello che sto dicendo è semplice: se ci sarà un'altra crisi, la Federal Reserve creerà quanto più denaro fiat sarà necessario per salvare qualsiasi grande banca. Non ci fidiamo del Congresso affinché raccolga i soldi per un eventuale TARP II. Chi si scotta con la minestra bollente, soffia anche su quella fredda."

Questi princìpi saranno più efficaci nell'affrontare i rischi per la stabilità finanziaria, quando il pubblico capirà come le autorità monetarie stanno valutando tali rischi in un quadro di politica monetaria. Poiché questi temi sono sia nuovi che complessi, non esiste una regola semplice che possa descrivere, anche in senso generale, come dovrebbe essere regolata la politica monetaria in risposta ai cambiamenti nelle prospettive di stabilità finanziaria. Di conseguenza, i responsabili della politica dovrebbero comunicare in modo chiaro e coerente le loro opinioni sulla stabilità del sistema finanziario e come esse stiano influenzando l'orientamento della politica monetaria.

Traduzione: "Stiamo improvvisando. Ma potete contare su di me e sui miei lunghi discorsi incentrati sulla stabilità finanziaria. La chiamo 'trasparenza'. Questo significa 'discorsi ottimistici'."

Prendendo in considerazione tutti questi fattori, non vedo perché la politica monetaria debba deviare dal suo focus primario: il raggiungimento della stabilità dei prezzi e la massima occupazione al fine di rispondere alle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria.

Traduzione: "La Federal Reserve continuerà a comprare la maggior parte del deficit del governo federale, oltre alle obbligazioni di Fannie/Freddie. Fidatevi di noi."

Detto questo, vedo che l'assunzione del rischio sta crescendo in tutto il sistema finanziario ed un'accelerazione o ampliamento di queste preoccupazioni potrebbero richiedere un approccio macroprudenziale più robusto. Ad esempio, gli spread delle obbligazioni societarie, così come gli indicatori di volatilità in alcuni mercati degli asset, sono scesi a livelli bassi, suggerendo che alcuni investitori potrebbero sottostimare il potenziale delle perdite e la volatilità. Inoltre i termini e le condizioni del mercato del prestito a leva, che fornisce credito alle imprese con un rating basso, si sono allentati in modo significativo a seguito di una "corsa alla ricerca di rendimenti" a causa di tassi di interesse persistentemente bassi.

Traduzione: "Ciò che sale può scendere. Quando i tassi a lungo termine aumentano a causa dell'inflazione monetaria, i detentori di junk bond potrebbero avere ciò che si meritano. Siamo qui per mantenere bassi i tassi dei T-bond. Gli investitori in junk bond sono da soli."

La Federal Reserve, l'Office of the Comptroller of the Currency e la Federal Deposit Insurance Corporation hanno rilasciato nei primi mesi del 2013 una guida per quanto riguarda le pratiche del prestito a leva. Ad oggi non vediamo una minaccia sistemica nei prestiti a leva, dal momento che i dati sul credito totale non suggeriscono che i mutuatari non finanziari, nel complesso, stiano contraendo debito in eccesso; e le posizioni di liquidità migliori degli istituti di credito dovrebbero garantire una certa resilienza contro perdite potenziali dovute alle loro esposizioni.

Traduzione: "L'economia globale rimane nel cesso. Nessuno sta contraendo prestiti. Con un PIL in calo del 2.9% su base annua nel primo trimestre, chi può biasimarli?"

Ma siamo consapevoli della possibilità che l'erogazione del credito potrebbe accelerare, che le perdite dei mutuatari potrebbero salire inaspettatamente e che la leva finanziaria e la liquidità nel sistema finanziario potrebbero peggiorare. Pertanto è cruciale monitorare il modo in cui le misure macroprudenziali possano imbastire una resilienza sufficiente e quindi considerare il dispiegamento di altri strumenti, compreso correggere l'orientamento della politica monetaria se le condizioni dovessero cambiare in modi potenzialmente inaspettati.

Traduzione: "Continueremo a monitorare le cose. Ciò implica che non lo stessimo facendo prima del 2008."

In chiusura, l'approccio politico destinato a promuovere la stabilità finanziaria è cambiato radicalmente a seguito della crisi finanziaria globale. Abbiamo compiuto notevoli progressi nell'attuazione di un approccio macroprudenziale, e questi cambiamenti hanno avuto un effetto significativo sulle nostre discussioni di politica monetaria.

Traduzione: "Voi bifolchi avete creduto alle nostre rassicurazioni prima del 2008. Pensiamo che continuerete a crederci. Ora andate a scrivere le vostre sintesi del mio discorso. Il Dow potrebbe superare i 17,000 se lo fate."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La guerra al contante e alla privacy sta avanzando a passi spediti. Prima la limitazione ai pagamenti coi contanti, poi lo spesometro, il redditometro, e ora il POS. Ormai certe idee hanno penetrato l'immaginario collettivo, e spesso vengono ripetute quasi con una ingenua noncuranza. Questo non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo sono state adottate misure simili. Allo stato non manca la fantasia quando necessita di entrate, soprattutto quando deve esigere una pianificazione centrale più accentrata per direzionare porzioni crescenti dell'economia. E' così che sopravvive. E' una strategia suicida nel lungo periodo. La fine del contante segnerà la fine definitiva della privacy delle persone: tutti i nostri dati sensibili, tutti i nostri conti e tutta la nostra vita sarà nelle mani di una terza parte che potrà spiarci e renderci la vita un inferno con un solo clic. Ma gli accademici nelle aule universitarie ci dicono che una società senza contanti sarà a prova di recessioni, sarà a prova di evasione fiscale, sarà a prova di mercati neri. Quando vedrete il governo annunciare l'ennesima misura liberticida, pensate al flop del redditometro. Ancora meglio, pensate alle carceri. Nonostante siano considerate il luogo più controllato nella nostra società, il mercato nero al loro interno dilaga. Non importa quanto la pianificazione centrale tenterà di imbrigliare le decisioni degli individui, il libero mercato sarà sempre un passo avanti. Pensate a Bitcoin.
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di Jeffrey Tucker


Sono passati soli 15 mesi da quando mi sono interessato a Bitcoin, ma è come se fossi già un esperto, in grado di anticipare la prossima ondata di frenesia seguita dalla noia seguita da un'altra frenesia. E' tutta una questione di prezzo, anche se, come vi dirà ogni veterano del settore, in realtà non è rilevante.

Come sistema di pagamento, Bitcoin continua ad essere adottato; come denaro, lo stesso e con un maggiore consenso. Queste caratteristiche del protocollo esisterebbero indipendentemente dal suo tasso di cambio rispetto al dollaro. Che il tasso ammonti a 10 centesimi o 10 milioni di dollari, non ha assolutamente nulla a che fare con la sua funzionalità di sistema peer-to-peer per facilitare lo scambio globale.

Malgrado ciò, è il tasso di cambio — o quello che la gente chiama il prezzo — che attira l'attenzione del pubblico. Questo perché si tende a pensare al Bitcoin come ad un titolo azionario, anche se non è di proprietà di una società e non rappresenta nessuna azione. Questo è l'unico modello che la popolazione ha realmente nella sua testa.

La nozione di una rete distribuita che ascrive un gettone su un libro mastro, è un po' troppo astratta. Che bello sarebbe se la gente si sentisse davvero coinvolta in queste tecnologie che stanno cambiando il mondo! Ahimè, ciò che alletta l'immaginazione umana è la prospettiva del guadagno. E' per questo motivo l'attenzione della popolazione viene destata solo quando il tasso di cambio aumenta o diminuisce.

Negli ultimi tre mesi, ad esempio, le mie commissioni per articoli, richieste di interviste e conversazioni sul Bitcoin sono andate a rilento. Quando il prezzo cala, l'interesse sbiadisce. Non preoccupatevi del prezzo, non importa. E' il trend quello che cattura la mente.




Quando il prezzo si è mosso da $12 a $30 all'inizio del 2013, c'era minore isteria. Le persone si domandavano se fosse o non fosse una bolla. Poi, pochi mesi dopo, il prezzo ha raggiunto i $240 e poi è sceso a $80. Bitcoin venne dichiarato morto come il fantasma di Marley.

A quanto pare non importava se allora il prezzo fosse più alto di due volte rispetto al massimo precedente. Potreste pensare che le persone fossero in estasi per la performance, invece è accaduto il contrario. La mente della massa è sempre attirata dall'illusione ed è apparentemente incapace di gestire più di un fatto per volta, soprattutto se il fatto saliente è più vecchio di un mese.

Quindi andiamo avanti veloci nel tempo fino alla fine dell'anno, quando il tasso di cambio è salito a $1,250 a bitcoin. Ora, se ci pensate, una cifra simile rendeva la corsa della precedente primavera quasi irrilevante. Vi fa capire che ogni grammo di energia consumata per i commenti nevrotici di otto mesi prima, è stato pressoché inutile. Ma non impariamo mai, a quanto pare.

L'isteria frenetica è ritornata, e anche un nuovo crash, questa volta più lento rispetto a prima. E' stata una lunga e graduale discesa, fino a quando il prezzo ha raggiunto i $380. Questo è stato considerato un prezzo molto "basso", ma perché? Era di gran lunga superiore a quello dell'isteria di aprile che aveva portato Bitcoin a toccare i $240. È un prezzo basso solo rispetto al massimo precedente.

E mentre scrivo, è in atto un altro ciclo. Ci siamo mossi molto rapidamente dai $380 ai $650, e c'è una buona ragione per essere fiduciosi che supererà il suo precedente picco; non c'è dubbio che sarà seguito da un'altra correzione al ribasso superiore al precedente massimo, al che l'opinione pubblica dichiarerà ancora una volta che Bitcoin è catastroficamente morto.

Se guardate abbastanza da vicino, diventa semplicemente divertente. Capite perché i veterani si sono staccati da tutta questa frenesia? E' sciocca. E non ha nulla a che fare con la prospettiva di lungo termine riguardo a questa straordinaria innovazione che permette il contatto economico peer-to-peer — un vero e proprio commercio di una proprietà digitale considerata come mezzo di scambio — tra due individui nel mondo con una connessione Internet, senza l'utilizzo di una terza parte che conserva la vostra identità ed entra nel rapporto di fiducia.

Questo è il vero merito di Bitcoin, e non ha nulla a che fare con il prezzo. Mi ci è voluto tempo per capirlo, come ci vorrà per chiunque altro. Le isterie sono molto difficili da evitare in questo momento, ma questo è ciò che fanno i veterani. Crescono ed infine ci arrivano. E' la tecnologia. Ecco la sua bellezza. Questa è la sua promessa.

Sì, Bitcoin entra nella nostra vita attraverso i mercati e il processo decisionale umano, la cui combinazione è infinitamente affascinante, disordinata, rischiosa, eppure migliora sempre. Non c'è niente da fare con l'instabilità, essa è parte della vita ed ogni cambiamento epocale negli strumenti che usiamo lo dimostra.

Ma ecco quello che mi interessa. Per anni, ho sentito parlare della tendenza delle persone a comprare alto e vendere basso, nonostante la scelta migliore fosse quella contraria. Perché, volta dopo volta, le persone tendono a fare la cosa sbagliata? Sì, vi è incertezza e non si sa in ogni istante ciò che è alto e ciò che è basso, ma c'è un mistero ancora più profondo: perché le persone tendono a fare il contrario di ciò che è saggio?

Il rapporto tra il prezzo di Bitcoin e l'interesse incostante delle persone, sono gli ingredienti che rispondono a queste domande. Quando scende di prezzo, saltano fuori un paio di titoli (follemente esagerati) circa il suo destino triste e patetico. Poi cala il silenzio. Il prezzo svanisce dalla vista. E' ancora lì, ma non ci sono discussioni costanti su di esso. Non è interessante. Ne segue una noia mortale, fino al punto in cui la consapevolezza delle persone lascia calare la notte sull'argomento.

Poi un giorno Bitcoin si risveglia. I forum si animano. I blog si arroventano. Le notizie tornano a scorrere. I giornalisti radiotelevisivi chiamano. Le persone vanno in onda. Gli editorialisti pubblicano. Ogni commentatore torna di nuovo a scrivere sull'argomento. Poi la gente improvvisamente si ricorda: Bitcoin! Poi comincia a dire: perché non l'ho comprato? Giurano che non faranno più questo stesso errore, ma ritardano l'acquisto. Bitcoin continua a salire. Dopo un po', la gente comincia a sentirsi stupida. Non essendo in grado di sopportarlo, finalmente si decide: comprare, comprare, comprare!

Poi, naturalmente, ritorna anche il crash. Così va la vita. Siamo tutti stranamente manipolati da queste ondate di opinioni, che lo sappiamo o no. Però ci sono alcune persone che sono diverse, non seguono la folla. Mentre tutti gli altri dormono e sono circondati da asset non performanti, loro comprano sistematicamente. Poi, quando la frenesia ricomincia, vendono tranquillamente l'asset in questione.

Le persone che agiscono, quando gli altri dormono, fanno soldi. Coloro che dormono mentre gli altri vanno fuori di testa, non perdono soldi. E' così che vanno i mercati speculativi. Estrapolate ciò che accade a Bitcoin e traslatelo all'intero settore finanziario, e comincerete a capire perché le persone spesso perdono con la speculazione. Non è un problema con il settore in quanto tale; è un problema con la nostra mente e la nostra tendenza ad essere sballottati dai trucchi.

Gli investitori bravi sono più colpiti dalle cose noiose ma brillanti, piuttosto che dalle cose interessanti che vanno di moda. Ed è proprio per questo motivo che gli investitori bravi fanno soldi. Sono l'eccezione alla regola normale della psicologia umana.

Concluderò questo articolo dicendo che ora che il prezzo sta di nuovo risalendo, sono più che disponibile per nuove interviste. Ma preferirei che le persone si concentrassero sul prossimo tonfo e sui mesi successivi di noiosa stabilità. Bitcoin è legato al lungo termine, non alle manie temporanee.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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L'Italia è in Recessione tecnica: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/06/pil-m5s-italia-in-recessione-vero-gufo-e-renzi-lui-coraggio-per-uscire-dalla-crisi/1083542/.

Il Pil, infatti, arretra dello 0,2%.

Sembra un'ovvietà, visto che i provvedimenti di questo Governo non si discostano da quelli degli altri ultimi tre governi.

Se poi si fa dietrofront anche sulle cose che potrebbero far migliorare leggermente la crescita, il patatrac è fatto: http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/pensioni_statali_governo_prof_renzi_scuola_docenti/notizie/833128.shtml.

Ci potremmo salvare solo mandando in pensione prima i lavoratori, che lascerebbero il posto ai giovani.

Così i giovani lavorando spenderebbero i loro guadagni e gli anziani non avendo sulle loro spalle i figli avrebbero nuovi bisogni e non sarebbero costretti a mettere da parte i soldi.

La conseguenza sarebbe che le fabbriche e i negozi venderebbero di più e si creerebbero nuovi servizi.

Tutto questo farebbe ripartire l'economia.

Per avere un ulteriore spinta all'economia si dovrebbe approvare il reddito di cittadinanza (che verrebbe tolto a chi non vuole andare a lavorare, quando i posti di lavoro si creerebbero, visto la ripartenza dell'economia).



da Finanza di Petsalvatore

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Il massacro

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di Murray N. Rothbard


[Pubblicato originalmente su The Libertarian Forum, ottobre 1982.]


Tutte le altre notizie, tutte le altre preoccupazioni, si dissolvono davanti all'enorme orrore del massacro di Beirut. Tutta l'umanità è indignata per la strage indiscriminata di centinaia di uomini (soprattutto anziani), donne e bambini nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila. I giorni del massacro — dal 16 al 18 settembre — saranno timbrati col marchio dell'infamia.

C'è un raggio di speranza in questo bagno di sangue: l'indignazione mondiale dimostra che la sensibilità del genere umano non è stata attenuata, come alcuni hanno invece temuto, dalle carneficine del XX secolo o da quelle osservate in televisione. L'umanità è ancora in grado di reagire alle atrocità che vengono provocate da altri esseri umani: siano essi a migliaia di chilometri di distanza, o membri di una religione o cultura diverse. Quando centinaia di innocenti vengono massacrati brutalmente e sistematicamente, tutti noi che siamo ancora pienamente umani gridiamo la nostra profonda protesta.

L'indignazione e la protesta devono essere composte da diversi elementi. In primo luogo, naturalmente, dobbiamo piangere per la povera gente oppressa del Libano, in particolare i palestinesi, che nel 1948 sono stati scacciati dalle loro case e terreni e costretti ad un esilio riluttante. Dobbiamo piangere per le loro famiglie rimaste e massacrate. E per le centinaia di migliaia di persone in Libano ed a Beirut che sono state uccise, ferite, bombardate e rese vagabonde dall'aggressione dello stato d'Israele.

Ma il lutto e la compassione non sono sufficienti. Come in ogni omicidio di massa, devono essere individuate le responsabilità e la colpa del reato. Per il bene della giustizia e per fare in modo che un olocausto non accada mai più — perché di olocausto si tratta.

Chi, allora, è il colpevole? Al livello più immediato e diretto, naturalmente, i teppisti e gli assassini in divisa che hanno commesso il massacro. Si tratta di due gruppi di libanesi cristiani, che cercano di imporre la loro volontà sui musulmani innocenti: le Forze Libanesi Cristiane del maggiore Saad Haddad e la Falange Cristiana guidata dalla famiglia Gemayel, ora insediata alla presidenza del Libano.

Ma ugualmente responsabili, ugualmente colpevoli, sono i loro complici, coloro che hanno tirato i fili, i padroni di Beirut Ovest dove è avvenuta la carneficina: lo stato di Israele. Quando l'OLP è stato evacuato da Beirut Ovest sulla presunta scia di un accordo internazionale e di una supervisione armata internazionale, lo stato di Israele ha colto la sua occasione per conquistare la Beirut Ovest musulmana. Con i suoi protettori fuori dai giochi e le forze internazionali sgomberate, le povere persone accalcate a Beirut Ovest hanno dovuto sopportare la conquista degli aggressori israeliani, i quali hanno attaccato il 16 settembre. E' stata una decisione del governo israeliano quella di spingere la Falange e le forze libanesi nei campi, affinché, secondo le parole di Israele, "purificassero" i campi e si liberassero dei membri dell'OLP ancora presenti — i quali erano, senza dubbio, neonati e bambini. I carri armati israeliani sorvegliavano il perimetro di Sabra e Shatila per consentire ai cristiani il controllo illimitato dei campi, e posti di osservazione dell'esercito israeliano sui tetti tenevano d'occhio la scena (a meno di 100 metri dalla carneficina).

Venerdì scorso il corrispondente della Reuters, Paolo Eedle, ha parlato ad un colonnello israeliano il quale ha fornito una spiegazione dell'operazione: è stata progettata per "purificare" l'area senza la partecipazione diretta dell'esercito israeliano. Questa strategia ricorda vagamente quella nazista sul fronte orientale, quando i soldati tedeschi si fermarono e permisero alle SS ucraine e di altri paesi di massacrare gli ebrei ed altri nativi della Russia.

Sempre venerdì scorso abbiamo saputo che i Falangisti hanno raggiunto le posizioni israeliane per rilassarsi, mangiare, bere, leggere, ascoltare musica e, in generale, "riposarsi" prima di tornare a macellare le poche persone che rimanevano. Un ufficiale Falangista, con un crocifisso d'oro appeso al collo, ha confessato ad un giornalista che c'era ancora chi stava sparando nei campi: "Altrimenti che cosa ci starei a fare io qui?"

Scrivendo dalla scena del delitto (con un certo orrore tra l'altro), il reporter del New York Times Thomas L. Friedman (20 settembre) ha scritto che dai posti di osservazione israeliani: "Non solo è possibile accertare la carneficina con gli occhi, ma anche con le orecchie dati i rumori degli spari e le urla. Oltre a fornire alcune disposizioni ai miliziani cristiani, gli israeliani hanno carri armati di stanza in cima alla collina, per fornire una copertura se i miliziani incontrassero una resistenza più feroce di quanto previsto."

Oggi sappiamo che da giovedì notte l'esercito israeliano ed il governo erano a conoscenza della strage, e che tuttavia non hanno fatto assolutamente nulla per 36 ore, fino a sabato mattina, quando il bagno di sangue era completo e hanno invitato gli assassini cristiani ad uscire fuori dai campi. Tutto era stato messo in sicurezza.

Come finale macabro del crimine sanguinoso, l'esercito israeliano ha ceduto alle forze libanesi un numero enorme di armi sequestrate — l'esercito di Haddad che Israele ha addestrato e armato per sette anni, il quale ha occupato il confine meridionale libanese per molti mesi per conto di Israele, e che, come afferma il New York Times, è "praticamente integrato nell'esercito israeliano ed opera interamente sotto il suo comando."

Uno degli aspetti più incoraggianti della risposta al massacro è stata la tempesta di proteste all'interno dello stesso stato d'Israele. Così, Eitan Haber, corrispondente militare di Yediot Ahronot, ha scritto in stato di shock:

Già dalla notte di giovedì e la mattina di venerdì, i ministri del governo e gli alti comandanti sapevano che stava avvenendo un terribile massacro nei campi profughi di Sabra e Shatila, e nonostante lo sapessero di sicuro, non hanno mosso un dito e non hanno fatto nulla per impedire il massacro fino a sabato mattina. Per 36 ore i Falangisti hanno imperversato nei campi profughi e hanno ucciso chiunque incontrassero sul loro cammino.

Un redattore del quotidiano Maariv, ospite della trasmissione TV Nightline dell'ABC, era chiaramente scosso e ha affibiato la piena responsabilità dell'olocausto al governo Begin, e ne ha chiesto le dimissioni.

Purtroppo la risposta degli ebrei americani non conteneva la stessa indignazione di quelli d'Israele. E' ben noto che il supporto istintivo degli ebrei americani per qualsiasi atto dello stato di Israele, raramente viene replicato all'interno di Israele stesso. Ma anche qui i ranghi erano rotti o perlomeno confusi. Anche William Safire, ardente sostenitore di Israele, ha attaccato la sua "svista" — una parola forte proveniente da uno come Safire. Solo gli "ebrei professionisti", a capo delle principali organizzazioni ebraiche in America, hanno continuato a dare adito ad alibi e scuse. Per alcuni giorni hanno ripetuto che "non possiamo giudicare fino a quando non conosceremo i fatti", ma anche questo alibi è crollato quando Begin ha arrogantemente rifiutato ogni inchiesta giudiziaria imparziale e ha forzato il suo punto vista nel Knesset. Tra i leader ebrei americani, solo il rabbino Balfour Brickner ed il professor Arthur Hertzberg — che hanno sempre paura di parlare francamente — hanno evitato di dare responsabilità allo stato di Israele.

Una scena illuminante è avvenuta su Nightline dell'ABC, quando al rabbino Schindler ed a Howard Squadron, due ebrei americani molto conosciuti, è stato chiesto il loro punto di vista riguardo l'azione israeliana. Che si siano contorti è dire poco. Una domanda particolarmente forte è stata questa: Come è possibile che la protesta ebraica americana sia stata così in sordina rispetto a quella all'interno di Israele? La risposta di Rabbi Schindler: "In Israele ci sono partiti politici che possono essere critici nei confronti dell'azione del governo. Ma il nostro ruolo di ebrei americani è quello di sostenere lo stato di Israele, a prescindere dalle sue azioni." Un'ammissione agghiacciante!

E così i leader ebrei americani affermano che il loro ruolo sia quello di sostenere lo stato di Israele, succeda quel che succeda. Quanti morti ci vorrebbero? Quanti omicidi? Quante stragi di innocenti? Esistono atti possibili e immaginabili che possano indignare la leadership ebraica americana e farle smorzare la sua difesa ad oltranza dello stato di Israele?

Dopo questa affermazione, l'intervistatore di Nightline (piuttosto sorpreso) ha chiesto al rabbino Schindler: "Esiste un sostegno giusto e sbagliato?" Dopo aver camminato sul bordo del baratro e forse dopo aver rivelato troppo, il rabbino Schindler si è ricomposto e ha mormorato: "Naturalmente; ma possiamo giudicare solo dopo che saremo veuti a conoscenza dei fatti." Da quando Begin ha posto il veto su una commissione d'inchiesta che verificasse i fatti, questa linea di ragionamento è caduta definitivamente.

Nella politica americana, l'attrazione magica dello stato di Israele ha finalmente perso un po' del suo potere. Anche Scoop Jackson ed il senatore Alan Cranston (D., California) sono diventati critici nei confronti di Israele. Il leader sostenitore di Israele nel gabinetto di Reagan — Al Haig — è stato cacciato, forse in parte per tale questione. Ma questi sono solo piccoli passi spasmodici verso la "de-isrealinizzazione" della politica estera americana.

Un aspetto bizzarro di questa vicenda è stata la percezione americana — almeno fino a quando non è avvenuto il massacro — riguardo la famiglia Gemayel e la sua Falange. Ora si è scoperto che l'intelligence israeliana — gente notoriamente scaltra — aveva avvertito in anticipo Begin ed il ministro della Difesa Sharon che i Falangisti sarebbero stati inclini a commettere un massacro se avessero avuto carta bianca nei campi. Dire che questi avvertimenti sono stati "ignorati" da Begin, Sharon & Co. è dire poco.

Ebbene, chi erano i Gemayel e la Falange? Per saperlo ci tocca leggere i commenti assurdi dell'Amministrazione Reagan riguardo l'assassinio del leader Falangista, e quasi presidente del Libano, Bashir Gemayel avvenuto il 15 settembre. "Una tragedia per la democrazia libanese", ha opinato l'amministrazione Reagan, mentre Ronnie ha parlato di Bashir come un giovane e brillante politico democratico. Gli Stati Uniti e Israele speravano entrambi che Bashir potesse imporre un "governo centrale forte" per unificare il Libano anarchico.

Dopo il massacro, dovremmo avere un'idea più chiara di quale sorta di "unità" i Gemayel propongono per il Libano: quella dell'ossario e del cimitero. Forse il nome dell'organizzazione politica e militare conosciuta come la Falange, rappresentava un indizio. Il padre di Bashir, Pierre, fondò la Falange dopo una visita entusiasta alla Germania di Hitler. La Falange (dal nome della Falange di Franco) è costituita da fascisti, puri e semplici, negli obiettivi e nel metodo.

Ma concentriamoci sul giovane politico e vediamo se dobbiamo versare qualche lacrima per Bashir. Si distingue dagli altri leader politici libanesi in quanto egli stesso è un assassino di massa. I Gemayel avevano due potenti rivali nella comunità cristiano-maronita fascista. Erano i seguaci degli anziani ex-presidenti Camille Chamoun e Suleiman Franjieh.

Ecco come il giovane democratico, l'uomo di Begin e di Reagan a Beirut, ha affrontato il dissenso all'interno della comunità maronita. Cinque anni fa, l'allora ventinovenne Bashir Gemayel condusse un raid sulla roccaforte di montagna di Franjieh nel nord del Libano. Bashir lasciò che Tony, il figlio maggiore di Franjieh, guardasse mentre lui e la sua banda torturavano ed uccidevano la moglie e la figlia di due anni. Bashir poi assassinò Tony ed i suoi 29 seguaci, definendo quel massacro una "rivolta sociale contro il feudalesimo." Due anni più tardi, Bashir si prese cura dei Chamoun. Nel maggio del 1980, Bashir ed i suoi uomini massacrarono 450 dei seguaci di Chamoun in una località balneare vicino alla città di Junei. Oltre 250 vennero uccisi sulla spiaggia o mentre nuotavano. La moglie e la figlia di Dany (figlio di Camille Chamoun) vennero entrambe violentate. Meno di un mese dopo, Bashir ed i suoi uomini inveasero la sede di Chamoun nella zona est di Beirut, ed uccisero selvaggiamente più di 500 seguaci di Chamoun, nonché gli astanti. Molte delle vittime vennero castrate dai teppisti di Bashir, mentre ad uno venne infilato un candellotto di dinamite in gola e fatto esplodere.

Chi ha assassinato Bashir? Potrebbe essere stato chiunque in Libano.

La barbarie fascista e la volontà di essere un fantoccio di Israele possono essere parzialmente spiegate da fattori demografici. Il dominio politico libanese è impostato secondo un sistema di quote, in cui la dominanza — tra cui la Presidenza — viene assicurata alla comunità cristiano-maronita. Purtroppo, il censimento su cui si basano le quote risale ai primi anni '30, quando i cristiani erano la maggioranza in Libano. Questo censimento ha ancora valore, anche se è ormai ammesso da tutti che i musulmani sono circa il 55% della popolazione libanese, mentre i cristiani il 45%. Questo significa che imporre il dominio maronita-cristiano su una maggioranza di musulmani — la soluzione Begin/Reagan al problema libanese — oltre ad essere profondamente immorale, a lungo andare non funzionerà. I musulmani supereranno in numero i cristiani, non importa quanti bambini musulmani si proporranno di uccidere i Falangisti.

Nonostante l'angoscia e l'indignazione all'interno della popolazione d'Israele, ci sono poche speranze di veder risolto il problema fondamentale. Infatti, mentre le singole voci si alzano sulla strage, dal punto di vista politico non c'è quasi nessuna opposizione all'assioma sionista all'interno d'Israele. Il capo dell'opposizione nel partito laburista, il Founding Fathers and Mothers of Israel, ha spianato la strada a Begin impegnandosi a sostenere l'ideale sionista e la conseguente espulsione di 1 milione di arabi palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. Solo pochi partiti minori in Israele, come quello di Uri Davis e Shulamith Aloni, si può dire che abbiano rotto con il paradigma sionista, e questi sono solo ai margini della politica israeliana.

Il problema fondamentale, il paradigma sionista, è semplicemente questo: lo stato di Israele è stato fondato espropriando la stragrande maggioranza delle terre dei palestinesi. Nel 1948 oltre un milione di arabi palestinesi fuggirono al di fuori dei confini di Israele, e gli arabi che sono rimasti sono stati sistematicamente trattati come cittadini di seconda classe in base al fatto che solo gli ebrei sono autorizzati a possedere la terra all'interno di Israele. (E sta facendo in modo che sia sempre di più.) Nel 1967 Israele aggredì e conquistò la Cisgiordania, Gaza e le alture del Golan della Siria. Gli arabi palestinesi nei territori occupati sono, ancora una volta, trattati come cittadini di seconda classe e gli insediamenti sionisti sono stati piazzati in mezzo a loro.

Israele ed i suoi apologeti americani sono soliti incolpare i soliti spauracchi, come l'OLP, e scusare tutti i crimini israeliani, se necessario, per difendere la sicurezza dello stato di Israele dal "terrorismo" dell'OLP. Eppure è stato dimenticato che non c'era nessun OLP prima della vergognosa guerra del 1967, quando i palestinesi si resero conto che dovevano smettere di fare affidamento sugli stati arabi e contare solo su sé stessi per riconquistare le loro case ed i loro beni. Dato che non c'era il "terrore dell'OLP" fino al 1968, come mai Israele ha aggredito e terrorizzato gli arabi palestinesi per due decenni in precedenza?

La risposta sta nel paradigma sionista. Il sionismo è nato nel XIX secolo dalla mente di ebrei europei (non mediorientali), e si è unito alla Gran Bretagna come partner minore dell'imperialismo britannico in Medio Oriente. Dopo la prima guerra mondiale, quando i britannici ed i francesi smembrarono l'Impero Ottomano, infransero le loro promesse di concedere agli arabi la loro indipendenza ed insediarono stati fantoccio in tutto il Medio Oriente. Stiamo ancora vivendo le conseguenze affiorate con la fine dell'imperialismo britannico.

Come hanno fatto i primi sionisti a vendere i loro progetti all'opinione pubblica occidentale? Lo slogan sionista suona particolarmente minaccioso ora: "Una terra senza popolo [Palestina] per un popolo senza terra [gli ebrei]." Una terra senza popolo; non ci sono arabi palestinesi, assicurarono i sionisti, e quindi un milione e mezzo di persone, molte delle quali agricoltori produttivi, coltivatori di agrumi, imprenditori — persone "che hanno fatto fiorire il deserto" — cessarono di colpo di esistere. E prima che l'OLP reagisse, i leader israeliani continuarono risolutamente a negare la realtà, sostenendo ripetutamente che "non ci sono palestinesi". Forse pensavano che se lo avessero ripetuto abbastanza, sarebbero scomparsi magicamente. Forse.

I libertari si oppongono ad ogni stato. Ma lo stato di Israele è particolarmente funesto, perché tutta la sua esistenza giace e continua a giacere su un'enorme espropriazione di beni e terre. Spesso i libertari negli Stati Uniti si lamentano della radicale adesione libertaria alla "riforma agraria", cioè la restituzione dei terreni rubati alle vittime. Nel caso dell'espropriazioni datata secoli fa, la cosa si fa abbastanza confusa ed i libertari conservatori hanno un punto a loro favore. Ma nel caso della Palestina, le vittime ed i loro figli — i veri proprietari della terra — sono proprio lì, oltre i confini, nei campi profughi, in tuguri, a sognare un ritorno nelle proprie terre. Non c'è nulla di confuso qui. Giustizia sarà fatta, e ci sarà vera pace in quelle zone devastate, solo quando accadrà un miracolo e Israele consentirà ai palestinesi di tornare indietro e rientrare in possesso delle loro legittime proprietà. Fino ad allora, fino a quando i palestinesi continueranno a vivere (e non importa quanto saranno spintonati fuori dalle loro proprietà), saranno sempre lì e continueranno a premere per il loro sogno di giustizia. Non importa quante miglia quadrate e quante città conquisterà Israele (Damasco sarà la prossima?), i palestinesi saranno lì insieme a tutti gli altri profughi arabi creati dalla politica israeliana di sangue e ferro. Ma lasciar vincere la giustizia, permettere il ritorno nelle terre espropriate, significherebbe l'abbandono da parte di Israele del suo ideale sionista. Riconoscere i palestinesi come esseri umani e con pieni diritti umani, rappresenta la negazione del sionismo; è il riconoscimento che la terra non è mai stata "vuota".

Uno stato d'Israele giusto (nella misura in cui un qualsiasi stato può essere giusto), sarebbe necessariamente uno stato senza ideali sionisti, e nel futuro prossimo nessun partito politico israeliano è disposto a realizzarlo. E quindi il massacro e l'orrore andranno avanti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Purtroppo per noi i vari presidenti che si sono succeduti ai posti di comando della FED hanno creduto che giocherellare col tasso di interesse fosse alquanto salutare, se non rinvigorente per l'economia nazionale. Quindi vediamo che i vari discorsi che ci propinano questi stregoni monetari sono sempre gli stessi, con qualche punta di sensazionalismo per tenere alta l'attenzione dei giornalisti. Colpi di scena come quelli della Yellen, ad esempio, secondo cui le bolle sono basate su impulsi irrazionali ed il tasso di interesse (nonché il debito) non ha nulla a che fare con la stabilità finanziaria. Com ha detto anche Draghi, non esiste alcun Piano B. Le banche centrali continueranno per la loro via, continueranno a stampare denaro aspettandosi che questo fallimento possa condurre a qualcosa di diverso. Non è così. Sebbene tali programmi debbano essere abbandonati in virtù della loro natura fallimentare, il tapering non rappresenta quello che la maggior parte degli individui pensa che sia: fine degli esperimenti monetari. Infatti la posizione della FED è tuttora espansionistica, avendo alimentato i suoi programmi di reverse repo. In questo modo gli stregoni presso l'Eccles Building rivendono alle banche debito dello zio Sam di breve periodo, e queste ultime ridanno indietro le riserve in eccesso accumulate presso la FED stessa. E' un processo ad intermittenza, perché le banche commerciali possono usare i bond per creare nuovo credito. Questo denaro ancora non influenza i prezzi di Main Street, poiché utilizzato principalmente per gonfiare i prezzi degli asset e stimolare quel che rimane del carry trade nei mercati azionari ed obbligazionari. Le grandi aziende sono quelle che possono prendere in prestito questo denaro, e lo riciclano subito nel mercato azionario per ricomprare le proprie azioni sostenendo la mania di un ambiente caratterizzato sempre da prezzi crescenti. I fondamentali di mercato sono persi per sempre, così come un sano processo di price discovery. Adesso i regolatori vorrebbero mettere una pezza a questo "abuso" di leva fiannziario, passando leggi che vadano a limitarla significativamente. Non appena verranno approvate, quello sarà il momento in cui potrete scaldare i pop-corn. L'instabilità finanziaria non è solo colpa di speculazioni selvagge nei casinò di Wall Street, ma soprattutto della miope teoria keynesiana che per tutto questo tempo ha guidato le azioni del settore bancario centrale.
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di David Stockman


Le notizie economiche degli ultimi giorni stanno smascherando la menzogna della via di fuga keynesiana. Una ripresa non è affatto dietro l'angolo — ed il 2014 è praticamente il quinto anno in cui il boom predetto dagli economisti di Wall Street sparirà in una bolla di sapone.

Ieri i numeri relativi alle spese al consumo personali nel mese di maggio, hanno rappresentato il punto di flesso. Non solo i consumatori americani non sono usciti dal loro letargo come predetto da ogni economista fiducioso nella "ripresa delle vendite", i numeri hanno segnato un ritorno al passato. Cioè, il fatto che  il PCE (es. spesa al consumo personale) sia tornato a $10.881 miliardi suggerisce che i consumatori sono tornati in letargo! Abbiamo visto la stessa cosa a febbraio, ed i numeri attuali sono addirittura al di sotto dei livelli del marzo scorso ($10.916 miliardi). In altre parole, il consumatore americano sta tirando i remi in barca, non sta acquistando, e l'inverno rigido — caratterizzato da quelle cose chiamate neve e ghiaccio — non vi ha nulla a che fare.

Questo è il momento giusto per intonare una messa funebre a Wall Street. La sua insistenza impudente, secondo cui la folle stampa monetaria della FED rappresenta l'elisir magico che ravviverà l'economia di Main Street, è andata troppo oltre.

In questo contesto, una delle solite teste di legno ospite in TV ha snobbato la scioccante diminuzione del PIL nel primo trimestre definendola roba vecchia... beh, di 100 giorni fa! Solo in un mondo in cui gli stregoni di Wall Street pensano che tutto gira intorno alle manovre settimanali e agli sproloqui della FED, 100 giorni possono essere considerati come "storia antica". Ma il giovane uomo in questione — un certo Dan Greenhaus, chief investment strategist di BTIG — non ha finito di stupirci. In base ad alcuni sondaggi sul sentiment e su altri fattori, ha divinato che i numeri negativi del primo trimestre dell'anno riflettevano solamente i mesi di gennaio e febbraio, e che l'economia statunitense è rimbalzata a marzo.

In altre parole, non ha fatto altro che operare un aggiustamento stagionale intra-trimestrale e poi si è limitato a spiegare i fatti successivi. Ci sono state 265 letture trimestrali del PIL sin dal 1947; solo 18 di queste hanno mostrato un numero inferiore a -2.9% nel primo trimestre dell'anno; e solo in uno di questi trimestri neri, l'economia USA non era in recessione. Identificare un mese di sole nascosto in 13 settimane di attività economica declinante, è la prova che il Kool-Aid ha dato alla testa.

Meglio scegliere un approccio più sobrio. Dopo due mesi, il PCE reale del secondo trimestre è risultato a $10.889 miliardi, nonostante avesse fatto registrare un rialzo dell'1.2% annuo il trimestre precedente. Per di più, anche se le letture del PCE nominale di giugno registrano un rialzo dello 0.8% mensile — un tasso che non era stato registrato da anni — il PCE reale del secondo trimestre sarebbe ancora ben al di sotto del 2%. E dal momento che la tesi keynesiana prevede che i consumatori escano in massa e si portino dietro il 70% del PIL sotto forma di PCE, esiste la possibilità che i risultati del secondo trimestre saranno ben al di sotto del 3%. Questo significa che a metà 2014 l'economia USA avrà sì e no raggiunto i livelli del quarto trimestre 2013.

Dopo tutto, non c'è speranza che gli altri componenti del PIL possano dare segnali incoraggianti per quanto riguarda il secondo trimestre. La costruzione di nuove case è al di sotto dei livelli del primo trimestre. Allo stesso modo, gli investimenti imprenditoriali reali hanno rallentato negli ultimi trimestri — e non c'è segno di un'inversione. Inoltre i dati legati al commercio globale non offrono alcuna speranza di un boom immediato nelle esportazioni USA; né c'è stata un'accelerazione evidente nel consumo e negli investimenti pubblici. Anche se le scorte vedranno un particolare rinvigorimento, ci sono stati solo tre trimestri negli ultimi 45 in cui hanno fatto segnare più di un 2.0% nelle letture trimestrali del PIL.

La verità è che il mantra "i consumi sono ripartiti" sta diventando davvero nauseante, proprio perché è smentito dai fatti. Le letture di maggio, per esempio, hanno fatto segnare solo un guadagno dell'1.8% nel PCE reale rispetto al maggio 2013. E se scendiamo nel dettaglio della cosiddetta ripresa, diviene ovvio che la spesa al consumo reale ha rallentato significativamente piuttosto che impennarsi. Da qui il misero rialzo annuale dell'1.9% del maggio 2013 rispetto a quello dell'anno precedente fermatosi al 2.4% e a quello dell'anno prima ancora fermatosi a 2.6% (es. l'anno finito a maggio 2010). In generale, il PCE reale si è espanso solo dell'1.2% annuo sin dal suo picco ciclico nella primavera del 2008.




Questo trend rappresenta il succo della storia moderna. Durante i sei anni del precedente ciclo, per esempio, il PCE reale si è espanso ad un tasso del 2.5% rispetto al picco dell'ottobre 2001 — o più del doppio rispetto al numero del ciclo attuale.




Per di più tale periodo ha usufruito della spinta della FED per quanto riguarda il debito delle famiglie, e tanto per essere chiari suddetta era è finita. Pertanto la crescita reale del PCE è una funzione della crescita dei saggi salariali, ed è evidente che questi ultimi non stanno crescendo. Infatti l'effetto ricchezza della FED sta avendo in realtà un effetto perverso. I consigli d'amministrazione delle corporazioni ed i CEO vengono remunerati per il riacquisto di azioni ed i costi di ristrutturazione. Quindi prendono in prestito di più ed assumono di meno.




La verità è che stiamo vivendo in un periodo in cui contano solo i prestiti. A breve entreremo nel sessantunesimo mese della cosiddetta ripresa, il che sancisce l'eternità dell'attuale ciclo rispetto alla media di 55 mesi dei 10 cicli sin dal 1949. Eppure ci sono due cose che gli intossicati di Kool-Aid continuano a negare.

In primo luogo, anche l'inflazione CPI è tornata nel range del due percento e potrebbe continuare a salire. Ciò significa che i saggi salariali reali sono stagnanti.

In secondo luogo, anche la tiepida ripresa che abbiamo visto nel PCE è stata raggiunta al costo di far sprofondare il tasso di risparmio delle famiglie — come mostrato qui sotto. Perché diavolo i keynesiani pensano che una popolazione in invecchiamento rimanderà indefinitamente il risparmio per la propria pensione? Più importante: perché la politica monetaria degli ultimi sette anni sarebbe stata progettata per punire i risparmiatori con tassi di deposito pari a zero?




La risposta è chiara. I drogati di Wall Street devono far girare la loro droga euforica per stimolare gli impulsi di Main Street. I tassi di interesse a zero sono progettati per aumentare il rischio nei mercati degli asset — in modo che le pecore potranno essere tosate ancora una volta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

Leggi …
Sebbene il post di oggi sia già stato tradotto da Paxtibi sul suo blog, vale la pena di riportarlo perché ho notato una certa confusione sull'argomento. Non solo, ma il conflitto israelo-palestinese sta assumendo sempre di più dei toni da stadio andando ad intorpidire una sana ricerca della verità e della giustizia. Io, insieme ad altri amici libertari, abbiamo stilato un elenco (che continuiamo ad aggiornare) in questo post su Facebook in cui riportiamo notizie da testate giornalistiche "ufficiali" sugli eventi in Medio Oriente. Un modo per mostrare imparzialità anche di fronte a quegli accusatori che potrebbero avanzare critiche sul luogo da cui vengono prese "certe notizie". Questi ultimi, comunque, prima di avanzare le loro critiche, dovrebbero dare una bella ripassata a quel che soleva dire Randolph Bourne sulla guerra.
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di Murray N. Rothbard


[Questo pezzo è apparso originalmente su Left and Right, primavera-autunno 1967.]


Il problema con i settari, che siano libertari, marxisti, o sostenitori del governo mondiale, è che tendono ad accontentarsi della causa alla radice di ogni problema ed a non preoccuparsi mai delle cause più dettagliate o più prossime. Il migliore, e quasi ridicolo, esempio di settarismo cieco e non intelligente è il Partito Laburista Socialista, un partito venerabile senza effetto alcuno sulla vita americana. A qualsiasi problema che la condizione del mondo potrebbe porre – la disoccupazione, l'automazione, il Vietnam, i test nucleari, o qualsiasi altra cosa – il PLS ripete semplicemente, a pappagallo: “adottare il socialismo.” Poiché il capitalismo si presume essere la causa originaria di tutti questi ed altri problemi, solo il socialismo li spazzerà via, punto. In questo modo il settario, anche se la sua identificazione della causa originaria fosse corretta, si isola da tutti i problemi del mondo reale e, per ulteriore ironia, evita a sé stesso di avere un qualche effetto verso lo scopo finale che serba in cuore.

Alla domanda sulle colpe di una guerra, di qualunque guerra, il settarismo alza la sua brutta e disinformata testa molto al di là della palude in cui affonda il Partito Laburista Socialista. Libertari, marxisti, sostenitori del governo mondiale, ciascuno dalla propria diversa prospettiva, hanno l'insita tendenza di evitare di tediarsi con i pro e i contro dettagliati di ogni dato conflitto. Ciascuno di essi sa che la causa alla radice della guerra è il sistema della nazione-stato; data l'esistenza di questo sistema, le guerre ci saranno sempre e tutti gli stati se ne divideranno la colpa. Il libertario, in particolare, sa che gli stati, senza eccezione, aggrediscono i loro cittadini e sa inoltre che in tutte le guerre ogni stato aggredisce i civili innocenti “appartenenti” all'altro stato.

Ora questo tipo di visione della causa originaria della guerra e dell'aggressione, e della natura dello stato in sé, è cosa buona e giusta ed estremamente necessaria per comprendere lo stato del mondo. Ma il problema è che il libertario tende a fermarsi lì, ed eludendo la responsabilità di conoscere che cosa sta accadendo in ciascuna specifica guerra o conflitto internazionale, tende a saltare ingiustificabilmente alla conclusione che, in qualunque guerra, tutti gli stati sono ugualmente colpevoli, e quindi a continuare a farsi gli affari suoi senza pensarci due volte. In breve, il libertario (e il marxista e il partigiano del governo mondiale) tende a trincerarsi nella comoda posizione di un “Terzo Accampamento,” assegnando uguali colpe a tutte le parti in ogni conflitto, e lasciando perdere. Questa è una posizione comoda da prendere perché in realtà non aliena i partigiani dell'uno o dell'altro lato. Entrambi gli schieramenti in una guerra scarteranno quest'uomo come “idealista” senza speranza e settario, un uomo anche piuttosto amabile perché ripete meccanicamente la sua posizione “pura” senza informarsi o prendere posizione su qualsiasi guerra stia infuriando nel mondo. In breve, entrambi gli schieramenti tollereranno il settario precisamente perché irrilevante, e perché la sua irrilevanza garantisce che non avrà effetto sul corso degli eventi o sull'opinione pubblica su questi eventi.

No: libertari devono arrivare a capire che ripetere meccanicamente i principi ultimi non è abbastanza per affrontare il mondo reale. Solo perché tutte le parti condividono la colpa ultima degli stati non significa che tutte le parti sono ugualmente colpevoli. Al contrario, virtualmente in ogni guerra, una parte è molto più colpevole dell'altra e a quella parte dev'essere assegnata la responsabilità di base per l'aggressione, la conquista, ecc. Ma per per scoprire quale parte in una guerra è la più colpevole, dobbiamo informarci approfonditamente sulla storia di quel conflitto e questo richiede tempo e riflessione – ed è inoltre necessaria la volontà ultima di diventare rilevanti prendendo posizione e assegnando un maggior grado di colpevolezza su un lato o sull'altro.

Diventiamo quindi rilevanti; e, con questo in mente, esaminiamo le cause storiche alla radice dell'attuale cronica e acuta crisi in Medio Oriente; e facciamolo con lo scopo di scoprire e giudicare il colpevole.

La crisi cronica del Medio Oriente risale – come molte altre crisi – alla Prima Guerra Mondiale. I britannici, in cambio della mobilitazione dei popoli arabi contro i loro oppressori della Turchia imperiale, promisero agli arabi la loro indipendenza alla fine della guerra. Ma, allo stesso tempo, il governo britannico, con un caratteristico gioco su due tavoli, prometteva la Palestina araba come “casa nazionale” per il sionismo organizzato. Queste promesse non erano sullo stesso piano morale: per ché nel primo caso, agli arabi veniva promessa la propria terra liberata dalla dominazione turca; e nel secondo, si prometteva al sionismo mondiale una terra enfaticamente non sua. Quando la guerra mondiale finì, i britannici senza alcuna esitazione scelsero di mantenere la promessa sbagliata, quella al sionismo mondiale. La loro scelta non fu difficile; se avesse mantenuto la propria promessa agli arabi, la Gran Bretagna avrebbe dovuto andarsene gentilmente dal Medio Oriente e consegnare quella terra ai suoi abitanti; ma, per adempiere alla sua promessa ai sionisti, la Gran-Bretagna doveva rimanere come potenza imperiale che governasse la Palestina araba. Che abbia scelto il corso imperiale non sorprende affatto.

Dobbiamo, quindi, tornare ancora più indietro nella storia: a cosa serviva il sionismo mondiale? Prima della Rivoluzione Francese, gli ebrei europei in gran parte erano stati relegati in ghetti, e dalla vita del ghetto era emersa una distinta identità culturale ed etnica (così come religiosa) ebraica, con lo Yiddish come linguaggio comune (essendo l'ebraico soltanto l'antica lingua dei riti religiosi). Dopo la Rivoluzione Francese, gli ebrei dell'Europa occidentale si emanciparono dalla vita del ghetto ed affrontarono la scelta di dove dirigersi. Un gruppo, gli eredi dell'Illuminismo, scelse e sostenne la scelta di uscire dalla cultura ristretta e parrocchiale del ghetto per assimilarsi nella cultura e nell'ambiente del mondo occidentale. Ma se l'assimilazionismo era chiaramente il corso razionale in America ed Europa occidentale, questo percorso non avrebbe potuto esser seguito facilmente in Europa Orientale, dove le mura dei ghetti ancora tenevano. In Europa Orientale, quindi, gli ebrei si rivolsero ai vari movimenti per la conservazione dell'identità etnica e culturale ebraica. Quello prevalente era il Bundismo, la visione del Bund ebraico, che sosteneva l'autodeterminazione nazionale ebraica, fino ad includere uno stato ebraico nelle regioni a predominanza ebrea dell'Europa Orientale (così, secondo il Bundismo, la città di Vilna, in Europa Orientale, con una popolazione a maggioranza ebrea, avrebbe fatto parte di uno stato ebraico di nuova formazione). Un altro gruppo di ebrei, meno potente, il movimento territorialista, disperando per il futuro degli ebrei in Europa Orientale, sosteneva la conservazione dell'identità ebraica Yiddish con la formazione di colonie e comunità ebree (non stati) in varie zone non popolate e vergini del mondo.

Date le condizioni dell'ebraismo europeo alla fine del XIX ed all'inizio del XX secolo, tutti questi movimenti avevano una base razionale. L'unico movimento ebraico privo di senso era il sionismo, un movimento che ebbe inizio all'interno del territorialismo ebraico. Ma mentre i territorialisti volevano semplicemente conservare l'identità ebrea-Yiddish in una terra propria di nuova formazione, il sionismo cominciò ad insistere per una terra ebraica unicamente in Palestina. Il fatto che la Palestina non fosse una terra vergine, ma fosse già occupata da popolazioni di contadini arabi, non significava niente per gli ideologhi del sionismo. Ancora, i sionisti, lungi dallo sperare di conservare la cultura Yiddish del ghetto, voleva seppellirla e sostituirla con una nuova cultura ed una nuova lingua basate su un'artificiale espansione secolare dell'antico ebraico religioso.

Nel 1903, i britannici offrirono un territorio per la colonizzazione ebraica in Uganda ed il rifiuto di questa offerta da parte dei sionisti polarizzò i movimenti territorialista e sionista, che in precedenza erano fusi insieme. Da quel momento in poi, i sionisti si dedicheranno alla mistica terra-e-sangue in Palestina e solo in Palestina, mentre i territorialisti avrebbero cercato una terra vergine in un'altra parte del mondo.

A causa degli arabi residenti in Palestina, il sionismo dovette trasformarsi in pratica in un'ideologia di conquista. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna prese il controllo della Palestina ed usò il suo potere sovrano di promuovere, incoraggiare e favorire l'espropriazione delle terre arabe per l'uso e per l'immigrazione sionista. I vecchi titoli di proprietà terriera turchi venivano spesso raccolti e comprati a poco prezzo, espropriando così i contadini arabi in nome dell'immigrazione sionista europea. Nel cuore del mondo arabo agricolo e nomade del Medio Oriente arrivava così, sulle spalle e sulle baionette dell'imperialismo britannico, un popolo di colonizzatori in gran parte europeo.

Anche se il sionismo era ora impegnato per una Palestina come casa nazionale ebraica, non lo era ancora nell'allargamento di uno stato ebraico indipendente in Palestina. Effettivamente, soltanto una minoranza dei sionisti favoriva uno stato ebraico e molti di questi avevano rotto con il sionismo ufficiale, sotto l'influenza di Vladimir Jabotinsky, e avevano formato il movimento sionista-revisionista per mobilitarsi perché uno stato ebraico governasse l'antica Palestina storica su entrambe le rive del fiume Giordano. Non è sorprendente che Jabotinsky abbia espresso grande ammirazione per il militarismo e la filosofia sociale del fascismo di Mussolini.

All'altra ala del sionismo stavano i sionisti culturali, che si opponevano all'idea di stato politico ebraico. In particolare, il movimento del Ihud (Unità), raccolto intorno a Martin Buber e ad un gruppo di distinti intellettuali ebrei dell'università ebraica di Gerusalemme, sosteneva, quando i britannici se ne fossero andati, uno stato ebreo-arabo bi-nazionale in Palestina, in cui né l'uno né l'altro gruppo religioso dominasse l'altro, ma che lavorassero in pace ed armonia per costruire la terra della Palestina.

Ma la logica interna del sionismo non l'avrebbe tollerato. Nella tumultuoso congresso del Sionismo Mondiale all'Hotel Biltmore di New York nel 1942, il sionismo, per la prima volta, adottò l'obiettivo di uno stato ebraico in Palestina, e niente di meno. Gli estremisti avevano vinto. Da quel momento in poi, ci sarebbe stata una crisi permanente in Medio Oriente.

Pressati da lati opposti dai sionisti ansiosi di ottenere uno stato ebraico e dagli arabi che volevano una Palestina indipendente, i britannici decisero infine di andarsene dopo la Seconda Guerra Mondiale e di passare il problema alle Nazioni Unite. Con l'intensificarsi delle spinte per uno stato ebraico condizione, il riverito dott. Judah Magnes, presidente dell'Università Ebraica di Gerusalemme e capo del movimento del Ihud, denunciò amaramente il “totalitarismo sionista,” che, accusava, sta cercando di portare “l'intero popolo ebreo sotto la propria influenza con la forza e la violenza. Ancora non ho visto chiamare i terroristi sionisti con il loro giusto nome: assassini – che hanno brutalizzato uomini e donne. … Tutti gli ebrei in America condividono tale colpa, persino quelli che non sono d'accordo con le attività di questa nuova leadership pagana, ma che rimangono comodamente seduti con le mani incrociate….” Poco tempo dopo, il dott. Magnes ritenne necessario l'esilio dalla Palestina ed emigrò negli Stati Uniti.

Sotto la pressione incredibilmente intensa dagli Stati Uniti, nel novembre del 1947 l'ONU – compresi gli entusiasti Stati Uniti e l'URSS – approvò riluttante un programma di partizione della Palestina, un programma che costituì la base dell'uscita britannica e della dichiarazione dell'esistenza di Israele il 15 maggio dell'anno seguente. Il programma di partizione garantì agli ebrei, che possedevano una frazione trascurabile della terra palestinese, quasi metà dell'area territoriale del paese. Il sionismo era riuscito a ritagliare uno stato ebraico europeo in territorio arabo nel Medio Oriente. Ma non era affatto finita qui. L'accordo dell'ONU aveva permesso (a) che Gerusalemme venisse internazionalizzata secondo la regola dell'ONU e (b) che ci fosse un'unione economica fra i nuovi stati ebraico e arabo della Palestina. Queste erano le condizioni di base con cui l'ONU approvò la partizione. Entrambe vennero subito e bruscamente disattese da Israele – che cominciarono così una crescente serie di aggressioni contro gli arabi in Medio Oriente.

Mentre i Britannici erano ancora in Palestina, le forze paramilitari sioniste iniziarono a schiacciare le forze armate arabe palestinesi in una serie di scontri di guerra civile. Ma, cosa più fatidica, il 9 aprile 1948, i fanatici terroristi sionisti-revisionisti raggruppati nell'organizzazione Irgun Zvai Leumi massacrarono cento donne e bambini nel villaggio arabo di Deir Yassin. Dall'avvento dell'indipendenza di Israele il 15 maggio gli arabi palestinesi, demoralizzati, fuggivano in preda al panico dalle loro case e dalla minaccia del massacro. I vicini stati arabi mandarono allora le loro truppe. Gli storici sono soliti descrivere la guerra che seguì come invasione di Israele da parte degli stati arabi, eroicamente respinta da Israele, ma poiché tutti i combattimenti ebbero luogo su territorio arabo, questa interpretazione è chiaramente errata. Ciò che accadde, infatti, è che Israele riuscì ad occupare grossi pezzi dei territori assegnati agli arabi palestinesi dall'accordo di partizione, comprese le zone arabe della Galilea occidentale, della Palestina araba centro-occidentale come “corridoio” per Gerusalemme e delle città arabe di Jaffa e di Beersheba. Anche il grosso di Gerusalemme – la città nuova – fu occupata da Israele ed il programma di internazionalizzazione dell'ONU venne scartato. Gli eserciti arabi furono ostacolati dalla loro stessa inefficienza e disunità e da una serie di tregue imposte dall'ONU rotte solo per il tempo bastante a Israele per occupare più territorio arabo.

Prima dell'accordo di armistizio permanente del 24 febbraio 1949, allora, 600.000 ebrei avevano creato uno stato che in origine aveva alloggiato 850.000 arabi (da una popolazione araba palestinese totale di 1,2 milioni). Di questi arabi, tre quarti di milione erano stati cacciati dalle loro terre e case ed il resto sottoposto ad una dura regola militare che, dopo due decadi, è ancora in vigore. Le case, le terre ed i conti bancari dei rifugiati arabi fuggiti furono subito confiscati da Israele e consegnati agli immigranti ebrei. Israele a lungo ha sostenuto che i tre quarti di milione di arabi non furono cacciati con la forza ma piuttosto dal loro stesso ingiustificato panico indotto dai leader arabi – ma il punto chiave è che tutti conoscono il risoluto rifiuto di Israele a lasciare che questi rifugiati tornino e reclamino le proprietà a loro sottratte. Da quel giorno a oggi, per due decadi, questi sfortunati rifugiati arabi, le loro fila ora gonfiate per aumento naturale a 1,3 milioni, hanno continuato a vivere in assoluta indigenza nei campi profughi intorno ai confini israeliani, a mala pena mantenuti in vita dagli scarni fondi dell'ONU e dai pacchi CARE, vivendo soltanto per il giorno in cui potranno tornare alle loro legittime case.

Nelle regioni della Palestina originariamente assegnate agli arabi, non è rimasto nessun governo arabo palestinese. Il capo riconosciuto degli arabi palestinesi, il loro Grand Mufti Haj Amin el-Husseini, fu deposto sommariamente dallo strumento britannico di vecchia data, il re Abdullah della Trans-Giordania, che confiscò semplicemente le regioni arabe della Palestina centro-orientale, così come la città vecchia di Gerusalemme (la Legione Araba del re Abdullah era stata costruita, armata, provvista di uomini e perfino guidata da ufficiali colonialisti britannici come Glubb Pasha).

Per quanto riguarda i rifugiati arabi, Israele si aspetta che i contribuenti del mondo (ovvero, in gran parte i contribuenti degli Stati Uniti) si inseriscano e finanzino un ampio programma per risistemarli in qualche luogo in Medio Oriente – cioè, in qualche luogo lontano da Israele. I rifugiati, tuttavia, non hanno naturalmente interesse nella risistemazione; rivogliono le loro case e proprietà, punto.

L'accordo di armistizio del 1949 si presumeva fosse sorvegliato da una serie di Commissioni Miste di Armistizio, composta da Israele e dai suoi vicini arabi. Molto presto, tuttavia, Israele sciolse le Commissioni Miste di Armistizio e cominciò ad invadere sempre più territori arabi. Quindi, la zona ufficialmente demilitarizzata di El Auja venne sommariamente occupata da Israele.

Da quando il Medio Oriente era ancora tecnicamente in uno stato di guerra (c'era un armistizio ma nessun trattato di pace), l'Egitto, dal 1949 in poi, aveva continuato a bloccare lo stretto di Tiran – l'entrata al golfo di Aqaba – a tutti i trasporti israeliani e a tutto il commercio con Israele. In considerazione dell'importanza del blocco del golfo di Aqaba nella guerra del 1967, è importante ricordare che nessuno protestò per questa azione egiziana: nessuno disse che l'Egitto stava violando il diritto internazionale chiudendo questo “pacifico canale internazionale” (rendere qualsiasi canale aperto a tutte le nazioni, secondo il diritto internazionale, richiede due condizioni: (a) consenso delle potenze che si affacciano sul canale e (b) che non esista stato di guerra fra qualsiasi delle potenze che si affacciano sul canale. Nessuna di queste condizioni valevano per il golfo di Aqaba: l'Egitto non acconsentì mai ad un tale accordo e Israele era in uno stato di guerra con l'Egitto dal 1949, di modo che l'Egitto poté bloccare il golfo ai trasporti israeliani senza contestazioni dal 1949 in poi).

La storia della continua aggressione israeliana era appena cominciata. Sette anni più tardi, nel 1956, Israele, alleato agli eserciti imperialisti britannici e francesi, invase l'Egitto. E – oh, con quale fierezza Israele imitò coscientemente le tattiche naziste del blitzkrieg e dell'attacco a sorpresa! E – oh, che ironia che proprio lo stesso establishment americano che per anni aveva denunciato i blitzkrieg e gli attacchi a sorpresa nazisti fosse improvvisamente pieno d'ammirazione per esattamente le stesse tattiche impiegate da Israele! Ma in questo caso, gli Stati Uniti, abbandonando momentaneamente la loro devozione intensa e continua alla causa israeliana, si unirono alla Russia nell'obbligare gli aggressori a lasciare il territorio egiziano. Ma Israele non ha acconsentì a ritirare le proprie forze dalla penisola del Sinai finché l'Egitto non avesse acconsentito a permettere che una Forza Speciale d'Emergenza dell'ONU avesse amministrato la fortezza di Sharm-El Sheikh che controlla lo stretto di Tiran. Tipicamente, Israele rifiutò sdegnoso all'UNEF il permesso di pattugliare il proprio lato del confine. Soltanto l'Egitto acconsentì a permettere l'accesso alle forze dell'ONU, e fu a causa di questo che il golfo di Aqaba è rimasto aperto ai trasporti israeliani dal 1956 in poi.

La crisi del 1967 nacque dal fatto che, nel corso degli ultimi anni, i rifugiati arabi palestinesi avevano cominciato ad abbandonare la loro precedente disperazione triste e passiva ed a formare movimenti guerriglieri che si sono infiltrati nei confini israeliani per portare la loro lotta nella regione delle loro case perdute. Dall'anno scorso, la Siria è stata sotto il controllo del più militante governo anti-imperialista che il Medio Oriente abbia visto da anni. L'incoraggiamento siriano ai guerriglieri palestinesi ha spinto i forsennati capi di Israele a minacciare la Siria con la guerra e la conquista di Damasco – minacce punteggiate da severe incursioni di rappresaglia contro i villaggi siriani e giordani. A questo punto il primo ministro egiziano, Gamal Abdel Nasser, che era stato uno sbruffone anti-israeliano per anni, ma che si era concentrato preferibilmente su misure demagogiche e stataliste che rovinarono l'economia interna dell'Egitto, fu sfidato dai siriani a fare qualcosa di concreto per aiutare: in particolare, a metter fine al controllo dell'UNEF – e quindi al continuo passaggio israeliano – nel golfo di Aqaba. Da qui, la richiesta di Nasser perché l'UNEF se ne andasse. Le proteste pro-israeliane alla rapida acquiescenza di U Thant sono grottesche, quando consideriamo che le forze dell'ONU erano là soltanto su richiesta egiziana e che Israele ha sempre rifiutato risolutamente di avere le forze dell'ONU sul proprio lato del confine. Fu a quel punto, con la chiusura dello stretto di Tiran, che Israele ha cominciato evidentemente a prepararsi per il proprio prossimo blitzkrieg.

Mentre apparentemente approvava le trattative di pace, il governo israeliano alla fine cedeva alle pressioni dei “falchi” all'interno del paese e la nomina di un noto guerrafondaio, il generale Moshe Dayan, a ministro della difesa era ovviamente il segnale per il blitz israeliano avvenuto dopo pochi giorni. Le incredibilmente rapide vittorie israeliane; la glorificazione della stampa delle tattiche e della strategia israeliane; la chiara impreparazione delle forze arabe a dispetto della gran fanfara; tutto ciò dimostra a tutti tranne ai più ingenui il fatto che Israele lanciò la guerra del 1967 – un fatto che l'Israele a malapena si preoccupa di negare.
Uno degli aspetti più repellenti del macello del 1967 è l'aperta ammirazione per la conquista israeliana da parte di quasi tutti gli americani, ebrei e non ebrei. Sembra esserci una malattia nel profondo dell'animo americano che causa la sua identificazione con l'aggressione e l'omicidio di massa – più rapido e più brutale è, meglio è. Nell'ondata di ammirazione per la marcia israeliana, quanti si addolorarono per le migliaia di civili arabi innocenti assassinati con l'uso israeliano del napalm? E per quanto riguarda lo sciovinismo ebraico fra il cosiddetto popolo “pacifista” della sinistra, non c'è dimostrazione più nauseabonda di una totale mancanza di umanità che quella mostrata da Margot Hentoff nel liberal Village Voice:

C'è qualche guerra che ti piace? In caso affermativo, sei ebreo? Fortunato te. Che gran momento per essere ebreo. Avete mai conosciuto dei pacifisti ebrei? Ne avete conosciuto qualcuno la settimana scorsa? … Del resto, questa era una guerra differente – un vecchio genere di guerra, un genere di guerra in cui la morte era portatrice di vita e le morti arabe non contavano. Che piacere essere, ancora una volta, a favore di una guerra. Che bella sensazione, sana e pulita, acclamare quelle jeep che attraversavano lo schermo televisivo piene di soldati EBREI duri, magri, risoluti, armati.

“Guarda come vanno! WOW! ZAP! Niente li fermerà adesso!” ha detto un vecchio pacifista radicale. “Questo è un esercito di ebrei!”

Un altro (il cui contributo principale al giudaismo finora è stato di scrivere articoli che ripudiano Israele e che annunciano che il giudaismo ha fallito e se lo merita) ha passato la settimana a dissimulare la sua nazionalità. “Come stiamo?” Continuava a chiedere. “Dove arriveremo adesso?”

Che “bella sensazione pulita” davvero, quando “le morti arabe non contano!” C'è qualche differenza fra questo tipo di atteggiamento e quello dei nazisti persecutori di ebrei che la nostra stampa attacca, giorno dopo giorno, da ben più di vent'anni?

Quando ebbe inizio questa guerra, i capi israeliani affermarono che non erano interessati nemmeno in un “pollice” di territorio; la loro lotta era puramente difensiva. Ma ora che Israele siede sulle sue conquiste, dopo ripetute violazioni dei cessate il fuoco dell'ONU, spira un'aria molto diversa. Le sue forze occupano ancora tutta la penisola del Sinai; tutto il Giordano palestinese è stato occupato, spingendo altri quasi 200.000 sfortunati profughi arabi ad unirsi a centinaia di migliaia di loro compagni dimenticati; ha strappato un bel pezzo di Siria; e Israele afferma arrogante che non restituirà mai, mai, la città vecchia di Gerusalemme e non la internazionalizzerà; l'occupazione israeliana dell'intera Gerusalemme è semplicemente “non negoziabile.”

Se Israele è stato l'aggressore in Medio Oriente, il ruolo degli Stati Uniti in tutto questo è stato ancor più sgradevole. L'ipocrisia della posizione degli Stati Uniti è quasi incredibile – o lo sarebbe se non sapessimo qual è stata la politica estera degli Stati Uniti per decenni. Quando la guerra è cominciata, e per un momento è apparso come se Israele fosse in pericolo, gli Stati Uniti sono accorsi velocemente per dichiarare la propria dedizione “all'integrità nazionale del Medio Oriente” – come se i confini del 1949-67 fossero in qualche modo imbalsamati per sacro decreto e debbano essere conservati a tutti i costi. Ma – non appena è stato chiaro che Israele aveva vinto e conquistato ancora una volta, l'America si è rapidamente liberata dei propri presunti cari “principi.” Ora non si parla più “dell'integrità nazionale del Medio Oriente”; ora tutto è “realismo” e l'assurdità di tornare agli obsoleti confini dello status quo ed alla necessità che gli arabi accettino un accordo generale in Medio Oriente, ecc. Di quante altre prove abbiamo bisogno per sapere che gli Stati Uniti hanno approvato dall'inizio, pronti ad accorrere in soccorso di Israele se necessario? Di quante altre prove abbiamo bisogno per sapere che Israele è ora l'alleato ed il satellite degli Stati Uniti, che in Medio Oriente come in tante altre zone del mondo hanno indossato il mantello portato un tempo dall'imperialismo britannico?

La cosa più importante che gli americani non devono essere spinti a credere è che Israele sia un “piccolo” “derelitto” contro i suoi potenti vicini arabi. Israele è una nazione europea con uno standard tecnologico europeo che combatte un nemico primitivo e non sviluppato; ancora, Israele ha dietro di sé la forza concentrata di innumerevoli americani e europei occidentali che lo alimentano e lo finanziano, così come i governi leviatanici degli Stati Uniti e dei suoi numerosi alleati e stati clientelari. Israele non è un “prode derelitto” a causa dell'inferiorità numerica più di quanto lo fosse l'imperialismo britannico quando conquistava terre molto più popolate in India, in Africa ed in Asia.

E così, Israele ora si siede, occupando il proprio aumentato territorio, polverizzando case e villaggi che contengono cecchini, mettendo al bando gli arabi, uccidendo giovani arabi in nome del controllo del terrorismo. Ma questa stessa occupazione, questa stessa elefantiasi di Israele, fornisce agli arabi una potente occasione a lungo raggio. In primo luogo, come i regimi anti-imperialisti militanti di Siria e Algeria ora vedono, gli arabi possono spostare la loro enfasi strategica dalla disperata guerra convenzionale con un nemico molto meglio armato ad una prolungata e totale guerriglia popolare. Armato con armi leggere, il popolo arabo potrebbe mettere in atto un altro “Vietnam,” un'altra “Algeria” – un'altra guerriglia popolare contro un esercito d'occupazione pesantemente armato. Naturalmente, questa è una minaccia soltanto a lungo termine, perché per eseguirla gli arabi dovrebbero rovesciare tutte le loro stagnanti e reazionarie monarchie e formare una nazione unita pan-araba – perché le spaccature in nazioni-stato nel mondo arabo sono la conseguenza delle artificiose macchinazioni e delle depredazioni dell'imperialismo britannico e francese. Ma nel lungo termine, la minaccia è molto reale.

Israele, quindi, affronta un dilemma di lungo termine che un giorno dovrà affrontare. O continuare nel suo attuale percorso e, dopo anni di reciproche ostilità e di conflitto venir rovesciato dalla guerriglia popolare araba. O cambiare drasticamente direzione, liberarsi completamente dai legami imperiali occidentali e trasformarsi in semplici cittadini ebrei del Medio Oriente. Se lo facesse, allora la pace e l'armonia e la giustizia regnerebbero infine in questa regione tormentata. Ci sono molti precedenti per questa coesistenza pacifica. Per secoli prima dell'imperialismo occidentale del XIX e XX secolo, ebrei e arabi avevano sempre vissuto insieme pacificamente in Medio Oriente. Non ci sono inimicizia o conflitti inerenti fra arabi ed ebrei. Nei grandi secoli della civiltà araba nell'Africa del Nord ed in Spagna, gli ebrei avevano un ruolo felice e prominente – contrariamente alla loro continua persecuzione da parte dei fanatici dell'occidente cristiano. Ripulita dall'influenza e dall'imperialismo occidentale, quell'armonia può tornare a regnare di nuovo.


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Tweet Perchè mai, la libertà di cui si decanta e sproloquia in tutte le salse, nei tiggì, negli ambienti demoKratici h24, quelli dei professionisti della politica, dei boiardi di palazzo, dei dinosauri del mesozoico che dal 1948 transitano per il kolle di roma, delle liturgie parlamentari di questa repubblika delle banane, non prevede che appunto, si possa stabilire autonomamente, di quanto “stato” ciascuno ha bisogno e di quali servizi vuole usufruire… Leggi il Resto
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di Francesco Simoncelli


“Quella che in famiglia viene definita prudenza, difficilmente può essere chiamata follia ad un livello superiore.” ~ Adam Smith


Almeno una volta nella vita, la maggior parte di noi ha ecceduto con l'alcol e il giorno dopo si è ritrovato una gran bel mal di testa. Questo è sintomo di due cose: si è oltrepassato i propri limiti, la materia prima con cui si è ecceduto era di scarsa qualità. Sebbene eccedere sia sempre dannoso, in qualsiasi aspetto della propria vita, anche la qualità gioca un ruolo preponderante. Nel nostro caso, ovvero, nel caso della sbronza europea dovuta ad un eccesso di debiti alimentata da liquidità di scarsa qualità, il post-sbornia ancora deve arrivare. Infatti non si è fatto altro che diminuire la dose di alcol ingerito. Quel tanto che basta per tenersi brilli e rimandare ancora di un po' il duro risveglio. E' difficile affrontarlo. Non si ha affatto la voglia di affrontare il lungo percorso di riabilitazione, periodo allungato ulteriormente dalla continua ingestione di alcol monetario. Inoltre, la consapevolezza del giorno dopo, potrebbe portare ad una decisione drastica: basta sbronze.

Continuare a bere, quindi, non risolve affatto i problemi di fondo. Così come continuare a sostenere artificialmente attività fallite, non risolve i problemi alla base del caos europeo. Gli stati e le banche centrali hanno letteralmente fatto i salti mortali per evitare il fallimento del comparto bancario e di quelle attività definite TBTF, impedendo alle forze di mercato di ripulire il panorama economico da quegli errori che dal 2010 sono emersi prorompenti. L'intervento dei pianificatori centrali a tamponare in qualche modo il risultato disastroso delle loro azioni, è l'equivalente di quando si spazza la polvere sotto il tappeto. Nessuno la vede, ma è lì sotto. Fino a quando l'eccessiva quantità di sporco non finisce per invadere tutta la casa, e una nuvola bianca tossica satura l'aria dell'abitazione.

Forse è proprio l'ingestione di questa dose eccessiva di alcol monetario che ha portato alla demenza i banchieri centrali, agendo scriteriatamente con i loro "strumenti non convenzionali". In realtà questa non è altro che la conseguenza di quello che Mises descriveva in Planned Chaos: una volta che la pianificazione centrale inizia ad armeggiare con il sistema dei prezzi, non può più fermarsi pena la sua bancarotta (finanziaria ed intellettuale).

I nostri problemi, infatti, sono riconducibili essenzialmente al sistema monetario fiat in cui viviamo: il denaro elastico, emesso ad voluntatem da un ente bancario centrale, incentiva un comportamento irresponsabile attraverso l'uso della riserva frazionaria. Le banche commerciali sono, quindi, spinte a diminuire i loro rapporti di riserva ed a concedere prestiti al di là della capacità effettiva dei loro depositi (es. concedere più prestiti rispetto alla disponibilità di risparmi reali). Questo mette in moto un boom artificiale il quale deve necessariamente concludersi in un bust, ovvero, una correzione deflazionistica ed una contrazione di quei bilanci che incorporavano investimenti improduttivi. Nel caso del comparto bancario, essere purgato dai prestiti creati dal nulla e non sostenuti dal risparmio reale. Le banche centrali, il cui vero mandato è quello di salvaguardare il comparto bancario commerciale e di riflesso le finanze statali, hanno evitato tutto ciò iniettando vita artificiale in attività decotte. In questo modo hanno intorbidito i fondamentali di mercato, creando un ambiente in cui diventa sempre più impossibile discernere gli investimenti produttivi da quelli improduttivi.



LA STRATEGIA DELLA BCE: VIVERE ALLA GIORNATA

L'unico modo in cui le banche centrali stanno riuscendo a mandare avanti la baracca, è attraverso risposte che arrivano man mano che vengono individuati i problemi. Riescono a direzionare, in un modo o nell'altro, il breve termine ma non hanno alcun controllo sul lungo termine. Il problema di questo approccio è questo: anche il breve termine si sta trasformando in brevissimo termine. Impossibilitati dall'operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato, i pianificatori centrali si vedranno sempre più pressati da eventi imprevedibili che ricorderanno agli attori di mercato quanto siano impotenti davanti alle forze di mercato. Non hanno punti di riferimento. Quindi si adattano al mutare della situazione.

Sin da quando è scoppiato il caos europeo nel 2010, i banchieri centrali e gli stati sono intervenuti nei mercati per mitigare l'effetto purificatore di una pulizia degli errori passati. Sin da quel momento le banche centrali stanno vivendo alla giornata. Hanno proceduto a comprare asset tossici ed a nazionalizzare attività in bancarotta. La BCE, ad esempio, garantendo per le obbligazioni europee ha scatenato un'orgia di acquisti forti del sostegno dello zio Mario qualora le cose fossero peggiorate. In questo modo non si capisce più quale attività bancaria sia sana e quale no, quale riesce a tenersi a galla con le proprie forze e quale no. Arroventando il mercato obbligazionario, la BCE non ha fatto altro che permettere allo stato di ottenere finanziamenti attraverso il settore bancario commerciale e di conseguenza permettere agli investimenti improduttivi di continuare a drenare risorse dal resto dell'economia.




L'interventismo delle banche centrali sta solo nascondendo l'inevitabile bancarotta del comparto bancario commerciale e dello stato. Rappresentando entrambi investimenti improduttivi, alla fine dovranno essere purgati. Più si rimanderà questo evento, più sarà doloroso riprendersi. La BCE, prima col LTRO e poi col "whatever it takes", ha concesso spazio di manovra a stati in bancarotta e banche commerciali che nel decennio 1999-2009 hanno ecceduto con debiti e riserva frazionaria. Non bisogna scordarsi, inoltre, che questo comportamento lascivo è stato alimentato dalla stessa BCE attraverso l'espansionismo monetario durante il suddetto decennio.

Se ne stanno accorgendo gli stessi pianificatori centrali, realizzando di non essere affatto muniti di quell'onniscenza di cui tanto si vantavano durante la fase di boom artificiale. Stanno comprendendo che intaccare il meccanismo di price discovery ha un prezzo. Soprattutto se il prezzo manipolato è quello più importante di tutti: il tasso di interesse. Riallocare la produzione verso settori più desiderati dall'insieme delle forze di mercato richiede tempo, e questo processo, a causa dell'interferenza delle banche centrali, sta venendo deturpato a favore di interessi riguardanti una ristretta cerchia di individui. I banchieri centrali sono, purtroppo, fossilizzati in una mentalità in cui loro vestono il ruolo di idraulici monetari in grado di poter "aggiustare" i guai economici che emergono ciclicamente.

Non sorprende quindi se ultimamente sono emerse notizie che portavano alla nostra attenzione un rinnovato allarme per le banche europee, in particolare per quelle austriache e portoghesi. Come potete notare dal grafico qui sopra, le banche commerciali hanno investito pesantemente nei bond statali fornendo presumibilmente pasti gratis agli stati. Questi ultimi hanno continuato a sprofondare nel debito come se niente fosse. Nel frattempo i rendimenti obbligazionari sono calati, perché la manipolazione verso il basso dei tassi di interesse e il costo del denaro quasi a zero ha fornito un grande incentivo a coloro che per primi ricevono il denaro fresco di stampa. Questo carry trade ha funzionato per un po', ma l'accumularsi di nuovi errori, asset non performanti, crediti incagliati e sofferenze varie, hanno richiesto al comparto bancario commerciale la ricerca di rendimenti più alti per compensare questa triste situazione.

Questo lo ha spinto sempre di più verso le obbligazioni spazzatura. Non è una sorpresa, soprattutto in forza del bluff di Mario Draghi ed alle regole di Basilea III. Se una determinata attività fallisce significa che non riesce a stare più sul mercato a causa delle sue scelte sbagliate e alla volontà dei consumatori di "punire" quella determinata attività poiché non soddisfa più i loro desideri. Rimanere in vita significa operare in perdita. Sarebbe folle. A meno che non ci sia qualcuno che sia disposto a mettere soldi per far continuare questa follia. Durante l'ultima conferenza stampa le banche commerciali si aspettavano un QE da parte della BCE, in modo da tamponare temporaneamente le gravi difficoltà che si ritrovano nei loro bilanci. Sono stati delusi da una timida proposta d'intervento da parte della BCE. Perché? Perché gli annunci risolutivi della BCE saranno per lo più inefficaci. Fino ad ora si sono dimostrati tali.

Le banche potranno potranno prendere in prestito denaro dalla BCE allo 0.15% e prendere in prestito fondi d'emergenza allo 0.40%, inoltre i depositi presso la banca centrale richiederanno il pagamento di un interesse dello 0.1%. Quest'ultima mossa è stata salutata dalla stampa come la più stimolante nei confronti del mondo del prestito da 5 anni a questa parte. Non è così. Il denaro depositato in quei conti è registrato sul bilancio della banca centrale, questo significa che può essere prestato solo a quegli istituti finanziari che hanno un conto presso la BCE. Esatto, questo significa altre banche.

Sin dallo scoppio della crisi nel 2008 le banche non si fidano più l'una dell'altra e il tasso interbancario è letteralmente sprofondato. Perché? Perché i loro bilanci sono un disastro e temono una qualsiasi margin call da parte di un altro istituto che le potrebbe portare a finire sul lastrico e scatenare un contagio globale. La liquidità quasi gratis fornita al sistema bancario commerciale è un paravento, è un bluff, è uno specchietto per le allodole. Serve solo ad uno scopo: spruzzare profumo su un cadavere.



NEL FRATTEMPO, DALL'ALTRO LATO DELL'OCEANO...

Agendo in maniera più spregiudicata rispetto alla BCE, anche la FED sta perseguendo una politica di tassi di interesse a zero. Inoltre continua ad inondare gli istituti finanziari, ed altre attività privilegiate, di denaro a buon mercato inglobando nel suo bilancio obbligazioni e titoli tossici (es. MBS). Questa strategia ha permesso allo zio Sam di galleggiare ancora per un po', ma a che prezzo? Così come evidenziato poco sopra, la sovvenzione artificiale di attività fallite ha permesso loro di rimanere sul mercato drenando risorse dall'economia reale. La maggior parte della liquidità immessa dalla FED è rimasta nel circuito finanziario, andando a gonfiare bolle nel settore obbligazionario ed azionario.




Sin dalla fine del 2008 la FED, agendo come agente di un cartello bancario e difensore delle finanze statali, ha tenuto in piedi queste due entità infondendo in loro vita artificiale. La manipolazione risultante ha forzato progressivamente in basso tutti i vari rendimenti di quegli asset in cui l'ingegneria finanziaria ha messo gli occhi. Ora sono arrivati ai loro minimi di sempre. Questo vuol dire che il mercato obbligazionario corporativo, quello statale ed il mercato azionario sono fortemente distorti. I prezzi sono fortemente distorti. Ma la storia ha sempre dimostrato che situazioni simili non restano così per sempre, prima o poi arriva il momento della resa dei conti. O il barista smette di servire drink o l'alcolizzato di turno ci rimette le penne. Ovvero, o a causa di una FED che raffredda la sua stampante monetaria arroventata, o a causa di un aumento improvviso dell'inflazione, questi mercati gonfiati artificialmente vedranno massicce vendite.

E dopo le ultime cifre riguardanti il PIL degli Stati Uniti, per quanto possa essere una misura affidabile, sta facendo registrare una contrazione evidente, segno tangibile che non esiste alcuna ripresa sostenibile. Ormai è una questione di "quando", non di "se", arriverà il momento della resa dei conti.




La FED, come al solito verrà colta di sorpresa. Il suo modo di agire crea inevitabilmente deformazioni del tessuto economico, ma la sua retorica nega l'esistenza di un tale esito o afferma l'impossibilità di predirne la portata distruttiva. Questo perché il keynesismo è la sua religione. Gli economisti presso la FED guardano un monitor, osservano i dati ed agiscono di conseguenza. La presunta positività dei dati li induce a festeggiare. Questo perché non possiedono una teoria del capitale né una teoria del ciclo economico. Navigano in un mare in cui s'è alzata una nebbia fitta. I pianificatori centrali gridano: "Avanti tutta!" Non si preoccupano della possibilità degli scogli. Il keynesismo è questo: avere cartine di navigazione in cui sono stati cancellati gli scogli.




Il circuito finanziario è un grande casinò a cui hanno accesso solo determinati individui, di certo non è aperto alla gente comune. Quest'ultima è quella a cui viene lasciato il cerino in mano. I pezzi grossi cercheranno di calcolare il momento in cui uscire e lasciare la patata bollente al prossimo fesso di turno (di solito è quasi sempre il contribuente). E' andata così nel 2007 e andrà così anche la prossima volta. La tempistica sarà tutto.

Le crepe si formeranno nei mutuatari marginali, coloro accorsi alla fine della festa e che cercheranno di spuntare qualche profitto in un mercato vicino alla saturazione. Questo vale per la maggior parte delle nazioni indebitate di oggi: una volta che i mutuatari marginali inizieranno a fallire, si porteranno dietro tutti coloro che sono rimasti nel gioco. Questo significa che lo stato e la banca centale saranno di nuovo chiamati in causa per intervenire e fornire garanzie al fine di tamponare le perdite. I grafici qua sopra ci mostrano che le perdite da sopportare saranno enormi, ma dopo tutte le volte a cui si è ricorso a questo strategemma il bacino dei risparmi reali ne ha risentito enormemente. Quando diventerà negativo significherà questo: cirrosi epatica. Ci stiamo avvicinando.

La FED e le altre banche centrali hanno generato la terza bolla più grande della storia nel mercato azionario. Quanto tempo può mancare al suo scoppio? A giudicare da come stanno agendo i grandi player, i tempi si stanno facendo sempre più stretti. Gli hedge fund, i fondi pensione, i fondi assicurativi e gli stranieri stanno tutti vendendo azioni americane. Ma come è possibile, allora, che il mercato non sia già crollato? Perché i profitti delle corporazioni vengono "investiti" per ricomprare le azioni che sono state emesse dalle società stesse. L'ultima volta che abbiamo visto una cosa del genere era il 2007... sicuramente ricorderete cosa è successo un anno dopo. Produttività? Innovazione? Creatività? Niente di tutto questo. Solo scommesse nel casinò di Wall Street con strumenti finanziari di dubbia solvibilità.




La ZIRP ed i vari inerventi della FED hanno imbastito questo lugubre spettacolo in cui i fondamentali di mercato sono da tempo smorzati e le valutazioni di mercato impossibili da decifrare. Il denaro gratuito ha fatto ubriacare il settore azionario ancora una volta, e sebbene i profitti sembrano in ascesa ora -- anche grazie a quelle corporazioni che si ricomprano le proprie azioni -- questo modo di agire equivale ad un contadino che invece di piantare i semi se li mangia. Ad ottobre la Yellen ha affermato di voler terminare il massiccio programma mensile di acquisto di asset. Vedremo cosa succederà una volta che l'alcol monetario smetterà di fluire nel casinò di Wall Street. Ciò che conta ora per quelle attività che sono improduttive, è portare a casa rendimenti; se si fossero curati dei fondamnetali di mercato sarebbero già fallite. Sono ubriache. Non agiscono razionalmente.



Così come in un bar pieno di persone, nessuno di preoccuperà se uno o due individui lasceranno in sordina il locale. I grattacapi arrivano quando qualcuno si alza dallo sgabello in chiaro stato di panico e grida: "Al fuoco!" Perché dovete ricordare una lezione fondamentale: anche stavolta non è diverso dalla precedente. Nel frattempo, come ricordato spesso su queste pagine, i BRICS hanno fatto la loro mossa per spodestare il dollaro come valuta di riserva mondiale e (col tempo) re-introdurre un gold exchange standard, ufficializzando la nascita della BRICS Development Bank. Una sorta di "mini FMI", potremmo dire. Leggiamo dalla dichiarazione ufficiale:

Siamo seriamente delusi e preoccupati per la mancata attuazione delle riforme decise nel 2010 da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI), cosa che incide negativamente sulla sua legittimità, credibilità ed efficacia. Le riforme dell'FMI si basano su impegni di alto livello, i quali hanno già rafforzato le sue risorse e devono anche portare alla modernizzazione della sua struttura di governance in modo da rispecchiare al meglio il crescente peso degli EMDC nell'economia mondiale. L'FMI deve rimanere un'istituzione basata sulel quote. Invitiamo i membri dell'FMI a trovare il modo per attuare la 14° General Review of Quotas senza ulteriori ritardi. Ribadiamo il nostro invito all'FMI di sviluppare opzioni per andare avanti con il processo di riforma, al fine di garantire una maggiore voce e rappresentanza agli EMDC, nel caso in cui le riforme decise nel 2010 non siano entrate in vigore entro la fine dell'anno. Chiediamo inoltre ai membri dell'FMI di raggiungere un accordo definitivo su una nuova formula per la 15° General Review of Quotas, in modo da non compromettere ulteriormente la scadenza del gennaio 2015.

I BRICS, così come gli altri EMDC, continuano ad incontrare notevoli vincoli di finanziamento per colmare le lacune infrastrutturali e le esigenze di uno sviluppo sostenibile. Con questo in mente, siamo lieti di annunciare la firma dell'Accordo che istituisce la New Development Bank (NDB), con lo scopo di mobilitare risorse per le infrastrutture ed i progetti di sviluppo sostenibile nei paesi BRICS e nelle altre economie emergenti e in via di sviluppo. Apprezziamo il lavoro svolto dai nostri ministri delle finanze. Sulla base di sani principi bancari, l'NDB rafforzerà la cooperazione tra i nostri paesi ed integrerà gli sforzi dellevarie istituzioni finanziarie per uno sviluppo globale, contribuendo in tal modo al nostro impegno collettivo di raggiungere l'obiettivo di una crescita forte, sostenibile ed equilibrata.

La Banca avrà un capitale iniziale di $100 miliardi. Il capitale iniziale sottoscritto sarà di $50 miliardi, equamente ripartiti tra i membri fondatori. Il primo Presidente del Consiglio dei Governatori verrà dalla Russia. Il primo presidente del Consiglio di Amministrazione verrà dal Brasile. Il primo Presidente della Banca verrà dall'India. La sede della Banca sarà situata a Shanghai. Il New Development Bank Africa Regional Center avrà sede in Sud Africa in concomitanza con la sede centrale. Ci rivolgiamo ai nostri ministri delle finanze affinché elaborino le modalità per la sua operatività.

Siamo lieti di annunciare la firma del Trattato per l'istituzione del BRICS Contingent Reserve Arrangement (CRA) con una dimensione iniziale di $100 miliardi. Questo accordo avrà un effetto positivo: aiutare i paesi a prevenire le pressioni sulla liquidità di breve termine, promuovere ulteriormente la cooperazione dei BRICS, rafforzare la rete di sicurezza finanziaria globale e completare gli accordi internazionali esistenti. Apprezziamo il lavoro svolto dai nostri ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali. L'Accordo è un framework per fornire liquidità attraverso currency swap in risposta a pressioni, potenziali o effettive, di breve termine sulle bilance dei pagamenti.



IL MONDO NON SI FERMA AL DEFAULT

Nella loro cecità i pianificatori centrali non si sono accorti di una semplice cosa. La vera minaccia ai sistemi monetari fiat non è l'incombenza perenne dell'insolvenza, bensì la loro testardaggine nel voler mandare avanti questo baraccone così com'è. La storia è pingue di esempi in cui il denaro fiat è morto. E' nella sua natura. L'incentivo all'eccesso è sempre stata una caratteristica che ha rappresentato nel lungo termine il suo epitaffio. Infatti, l'insolvenza di coloro che ne hanno abusato non è stata la loro rovina, bensì nascondere il fatto che fossero ormai in bancarotta. Allo stesso modo, il "whatever it takes" di Mario Draghi rappresenta la dichiarazione palese (seppur velata) del default della zona euro, e più in particolare dell'euro.

Le banche centrali continuano a tenere bassi i tassi di interesse e continuano a sostenere una politica monetaria accomodante, in modo da tenere in vita artificialmente banche e stati. Lo stato, quindi, contribuisce a tenere in vita le banche le quali (attraverso la riserva frazionaria prestano la maggior parte del denaro allo stato) tengono in vita lo stato. Nel nostro caso, ad esempio, il governo tedesco vuole che il settore produttivo italiano sganci più soldi per tenere in piedi il governo italiano e le banche italiane. Questo dovrebbe far guadagnare tempo ai pianificatori centrali, permettendo alle banche commerciali del nord Europa (tedesche incluse) di rimanere solvibili dopo che hanno stupidamente prestato denaro a quelle dei PIIGS ed ai relativi governi. In caso di necessità incombente, invece, sarà il settore produttivo tedesco che sgancerà denaro a favore di quelle entità in più urgente bisogno di fondi.

In questo gioco, il contribuente è il bancomat della pianificazione centrale. Sarà spremuto fino all'osso, fino a quando il bacino dei risparmi reali non sarà prosciugato. Arrivati a quel punto il default non concederà più ritardi. Il settore statale e clientelare ad esso connesso dreneranno le risorse e la vitalità di quello produttivo, cercando in ogni modo di sfuggire al giudizio del mercato. Più a lungo sarà rimandato questo giudizio, più la ripresa necessiterà di tempo per sopraggiungere e più dolore sopporteranno gli attori economici. Coloro che hanno prestato denaro allo stato imperarenno una dura lezione. Coloro che hanno supportato entità privilegiate impareranno una dura lezione. Coloro che hanno spinto affinché la pianificazione centrale continuasse nel sua opera di distorsione e distruzione, imperareranno una dura lezione.

E tutti gli altri? Avranno ancora le loro capacità. Avranno ancora le loro idee. Avranno ancora il loro spirito imprenditoriale. Queste cose nessuno le può togliere agli individui. Sebbene possa cadere un'organizzazione sociale, gli individui al suo interno sono in grado di ricostruire dalle macerie ciò che è andato perduto. C'è bisogno di tempo, certo, ma questo non ferma l'animo umano. E se si sono preparati in anticipo al default mettendo al sicuro i prori asset, avranno un vantaggio considerevole sugli altri. La società ripartirà da loro. Non c'è bisogno di preoccuparsi, l'esistenza di persone talmente lungimiranti non può che essere una manna ed una sicurezza di un futuro migliore per tutti gli attori economici. Nel 1933, ad esempio, quando gli altri temporeggiavano, Mises vide la proverbiale scritta sul muro rappresentata dall'incubo nazista. Lasciò immediatamente l'Europa senza pensarci due volte. Molti si affidarono fiduciosi ad un cambio degli eventi. Si sbagliavano.

La morale della favola ce la fornisce William English nel suo Understanding the Costs of a Sovereign Default: American State Debts in the 1840s.

Tra il 1841 ed il 1843 otto Stati andarono in default per i loro obblighi, ed alla fine del decennio quattro Stati ripudiarono tutti o parte dei loro debiti. Erano debiti sovrani sia perché la Costituzione degli Stati Uniti impedisce azioni legali contro gli Stati per imporre un ripagamento, sia perché la maggior parte dei debiti degli Stati era posseduta dai residenti di altri Stati e di altri paesi (principalmente Inghilterra). [...]

Nonostante l'incapacità dei creditori esteri di imporre sanzioni dirette, la maggior parte degli Stati negli Stati Uniti ripagava i propri debiti. Pare che pagassero con una certa costanza in modo da conservare il loro accesso ai mercati di capitale internazionali, come modelli di reputazione. Gli Stati che ripagavano erano capaci di prendere in prestito di più negli anni che conducevano alla Guerra Civile, mentre quelli che non ripagavano erano, per la maggior parte, incapaci di farlo. Gli Stati che andavano in default temporaneamente erano capaci di riguadagnare accesso al mercato del credito saldando i loro vecchi debiti. Sorprendentemente, due Stati che ripudiarono un parte del loro debito furono capaci di riguadagnare accesso ai mercati di capitale dopo l'ammortamento del resto del loro debito.

Il default non fermerà la capacità e la volontà produttive degli attori economici. La sobrietà nella conduzione dei loro affari li avvantaggia considerevolmente. Chi invece finora ha gozzovigliato e vissuto negli eccessi, scansando l'affinamento delle proprie capacità e magnificando i privilegi di cui ha abusato, si troverà in grosse difficoltà qualora vedrà sgretolarsi quei sistemi che fino al giorno prima avevano allungato nel tempo la sua baldoria. Questi ultimi faranno di tutto per guadagnare ancora un altro po' di tempo. Negheranno il default. Truccheranno i libri contabili. Prometteranno all'elettorato la luna. Più guadagneranno tempo, più l'inevitabile default del sistema monetario fiat e di quello previdenziale inonderanno la società di dolore economico. Più si crederà alle loro promesse, più si ritarderà il momento in cui trovare riparo dalla tempesta. Perché una cosa è certa, ci sarà una tempesta. Ma non preoccupatevi, alla fine passano.



CONCLUSIONE

L'alcol monetario è una droga potente che crea assuefazione. Le banche centrali di tutto il mondo hanno dimostrato finora che la sua assunzione smodata porta conseguenze nefaste. Tutti gli strumenti messi in campo hanno fallito. Fare la stessa stupida cosa non ne cambia l'esito: risultati dannosi. Le nuove misure messe in campo dalla BCE, ad esempio, non faranno altro che spronare il mercato a chiedere ulteriori fondi per sostenere una ripresa reale. Le banche torneranno a concedere prestiti. Ma a chi? Se la risposta sarà l'economia reale, allora otterranno nuovi fondi dalla BCE -- ma questo manderà fuori controllo l'inflazione e farà accumulare altri errori in un ambiente già saturo di allocazioni errate. Se la risposta è circuito finanziario, cercando di staccare profitti dall'inflazionamento dei prezzi degli asset, l'implacabilità della stagflazione di Main Street si trasformerà in una lunga depressione culminante con l'implosione del sistema finanziario e successivamente dell'economia nel suo complesso.

Prima del 2008 le banche centrali si limitavano ad influenzare i tassi di interesse a breve termine nel mercato interbancario attraverso l'iniezione di nuove riserve bancarie, e il resto poi lo lasciavano ai mercati. Ora stanno progressivamente intralciando e burocrattizando il panorama economico, decidendo quali asset sono di buona qualità, modellando la curva dei rendimenti, decretando chi sia degno di credito, ecc.

Siamo sulla via verso la schiavitù. Ma ogni via ha una deviazione. Ogni strada ha il suo percorso alternativo. L'imprevedibilità umana ed il cambiamento di vedute sono quegli spauracchi che le élite temono di più. Il default farà cambiare idea agli individui circa la presunta onniscenza dei pianificatori centrali. Questo cambiamento di paradigma sarà innescato da un fenomeno specifico: le promesse fatte in passato andranno in frantumi. Quindi, non pensate al viaggio; decidete saggiamente quale dovrà essere la vostra meta.


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L'Argentina domani sarebbe in default?Ma che fallimento e' mai questo?Il Paese sudamericano vuole onorare i suoi debiti con i cittadini e un giudice lo blocca.Il giudice mette sullo stesso piano cittadini e fondi peculativi avvoltoi.I cittadini potevan...
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Sono già passati due anni da quando su queste pagine si avvertiva di un crollo dell'Argentina a causa della sua sconsideratezza economica. Eccesso di debito e lassismo nella politica monetaria hanno fatto da padroni nella conduzione degli affari economici del paese, truccando le statistiche ufficiali per nascondere sotto il tappeto la "sporcizia" accumulata. Il Venezuela e l'Ecuador sono nella stessa situazione, ma sotto i riflettori al momento c'è il governo della Kirchner. Quest'ultima, insieme ad Hugo Chavez, ha rappresentato quanto di più deletereo ci possa essere nella repressione delle libertà civili ed economiche. Purtroppo l'America Latina è un coacervo di ideologismo anti-libero mercato che fa del populismo il suo cavallo di battaglia (anche se ci sono paesi che stanno cercando di liberarsi da queste pastoie mentali, come il Brasile, il Perù, il Paraguay, il Cile, la Colombia), pensando, di conseguenza, di poter portare prosperità attraverso tanti foglietti di carta colorata. Sebbene abbiano la loro dose di colpe, non bisogna dimenticare anche l'influenza della politica monetaria USA in questi paesi. I paesi sudamericani, infatti, sono grandi esportatori di materie prime, settori particolarmente sensibili ai cicli economici. Possiamo affermare, quindi, che non è un caso se negli ultimi 30 anni le due crisi più grandi che hanno attanagliato l'America del Sud, siano coincise con il periodo più espansivo della politica della FED (es. 1980; 2009).
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di Nicolás Cachanosky


Al momento in cui scrivo, l'Argentina è a pochi giorni di distanza da un default per i suoi debiti. Come è potuto accadere tre volte in soli 28 anni?

Dopo il default del 2001, l'Argentina nel 2005 ha offerto una conversione del debito (ristrutturazione del debito) ai suoi creditori. Molti obbligazionisti hanno accettato l'offerta argentina, ma alcuni di loro no. Coloro che non hanno accettato la conversione del debito sono chiamati i "contrari". Quando l'Argentina ha iniziato a pagare le nuove obbligazioni a chi ha accettato la conversione del debito (i "favorevoli"), i contrari hanno portato l'Argentina in tribunale ai sensi del diritto di New York, la giurisdizione in base alla quale è stato emesso il debito argentino. Dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare il caso argentino poche settimane fa, la sentenza del giudice Griesa è divenuta definitiva.

Tale sentenza impone all'Argentina di pagare il 100% del suo debito nei confronti dei contrari, mentre deve continuare a pagare ai "favorevoli" le cedole dei bond ristrutturati. All'Argentina non è consentito, come recita la sentenza di Griesa, di pagare alcuni creditori e altri no. La data del pagamento era il 30 giugno scorso. Poiché l'Argentina ha mancato il suo pagamento, ora è sotto un periodo di grazia di 30 giorni. Se l'Argentina non paga entro la fine di luglio finirà, ancora una volta, formalmente in default.

Si tratta di un caso complesso che ha prodotto diverse interpretazioni da parte di analisti e responsabili di politica. Alcune di queste interpretazioni, però, non sono fondate.



Come l'Argentina E' Diventata un Cattivo Debitore

Una comprensione della situazione argentina necessita di un contesto storico.

All'inizio degli anni '90, l'Argentina implementò la Legge della Convertibilità come misura per frenare la banca centrale e mettere fine all'iperinflazione che aveva avuto luogo alla fine degli anni '80. Questa legge fissava il tasso di cambio peso/dollaro ad 1:1 e dichiarava che la banca centrale poteva emettere pesos solo in rapporto alla quantità di dollari che entrava nel paese. La Legge della Convertibilità era più di un semplice tasso di cambio fisso. Era una disposizione di legge che trasformava la banca centrale in un comitato valutario in cui i pesos erano convertibili in dollari ad un rapporto "uno a uno". Tuttavia, poiché la banca centrale aveva una certa flessibilità nell'emettere pesos rispetto all'afflusso di dollari, è meglio descriverla come un comitato valutario "eterodosso" piuttosto che "ortodosso".

Comunque, nell'ambito di questo sistema, l'Argentina non poteva monetizzare il proprio deficit come fece negli anni '80 sotto il governo di Ricardo Alfonsin. Fu la monetizzazione del debito che produsse l'alta inflazione che si concluse in iperinflazione. A causa della Legge della Convertibilità degli anni '90, il governo di Carlos Menem non poteva finanziare il deficit fiscale con denaro facile. Così, invece di ridurre il deficit, Menem cambiò il modo in cui veniva finanziato: da uno schema basato sull'emissione di denaro ad uno schema basato sul debito estero. Il debito estero era in dollari e questo permise alla banca centrale di emettere i pesos corrispondenti.

L'Argentina degli anni '90 era già andata in default sei volte sin dalla sua indipendenza dalla Spagna nel 1816 (probabilmente un terzo della storia argentina ha avuto luogo in uno stato in bancarotta), e come se non bastasse assicurava una tutela istituzionale discutibile dei contratti e dei diritti di proprietà. Con il risparmio interno distrutto dopo gli anni dell'alta inflazione degli anni '80 (e degli anni precedenti), l'Argentina dovette rivolgersi ai fondi internazionali per finanziare il suo deficit. E a causa della mancanza di credito, l'Argentina dovette "importare" credibilità giuridica mediante l'emissione dei suoi titoli sotto la giurisdizione di New York. Se ci fosse stato un contenzioso con i creditori, l'Argentina dichiarò che avrebbe accettato la decisione della corte di New York.

Molti oppositori della sentenza di oggi sostengono che i creditori dell'Argentina hanno cospirato per togliere sovranità alla nazione sudamericana, ma la responsabilità è del governo argentino in sé che ha stabilito una lunga storia di inaffidabilità nel pagamento dei suoi debiti.



La Strada Verso l'Ennesimo Default

Questi bond degli anni '90 avevano due caratteristiche importanti, oltre ad essere emessi sotto la giurisdizione legale di New York: la presenza della clausola paripassu e l'assenza della clausola dell'azione collettiva. La clausola paripassu sostiene che l'Argentina si impegna a trattare tutti i creditori a parità di condizioni (in particolare per quanto riguarda i pagamenti delle cedole e del capitale). La clausola dell'azione collettiva stabilisce che nel caso di una ristrutturazione del debito, se una certa percentuale dei creditori accetta la conversione del debito, allora i creditori che rifiutano l'offerta (i "contrari") devono accettare automaticamente i nuovi bond. Tuttavia, quando l'Argentina è andata in default alla fine del 2001, i bond coinvolti includevano la clausola paripassu ma non quella dell'azione collettiva da parte dei creditori.

In base al contratto che l'Argentina offriva ai suoi creditori, che non includeva la clausola dell'azione collettiva, qualsiasi creditore aveva il diritto di ricevere un rimborso del 100%, anche se il 99.9% dei creditori avesse deciso di accettare una conversione del debito. E questo è esattamente quello che è successo con il default del 2001. Quando l'Argentina ha offerto le nuove obbligazioni ai suoi creditori a seguito del default, i "contrari" hanno fatto sapere all'Argentina che ai sensi del contratto stipulato avevano ancora il diritto ad un rimborso del 100% secondo la "parità di condizioni" (clausola paripassu). Cioè, l'Argentina deve pagare i "favorevoli" senza astenersi dal pagare anche i "contrari".

I governi di Nestor Kirchner e Cristina Kirchner, tuttavia, nell'ennesimo atto di disprezzo per le istituzioni, hanno deciso di ignorare i contrari al punto da cancellarli come creditori nei loro rapporti ufficiali (uno dei motivi per i quali il livello del debito sul PIL risulta più basso nelle statistiche ufficiali rispetto alla realtà).

Potremmo dire che il giudice Griesa non ha dovuto far altro che leggere il contratto che l'Argentina aveva offerto ai suoi creditori. Nonostante ciò, molto è stato detto in Argentina (e all'estero) su come la sentenza del giudice Griesa abbia danneggiato la sicurezza giuridica delle obbligazioni sovrane e della ristrutturazione del debito.

Il problema non è la sentenza del giudice Griesa. Il problema è che l'Argentina aveva deciso di preferire ancora una volta il deficit e la spesa pubblica sfrenata al pagamento dei suoi obblighi. La sentenza di Griesa suggerisce che un default non può essere utilizzato come strumento politico per ignorare i contratti. In effetti, i paesi con economie emergenti dovrebbero ringraziare la sentenza del giudice Griesa poiché questo permette loro di prendere in prestito a tassi più bassi, dato che molti di questi paesi o non sono in grado o non vogliono offrire protezione giuridica credibile ai propri creditori. Una sentenza favorevole al governo argentino avrebbe permesso al governo di violare i propri contratti, rendendo ancora più difficile l'accesso ai capitali ai paesi poveri.

Possiamo semplificare la nostra tesi proponendo un'analogia su scala minore. Provate a spiegare alla vostra banca che dopo aver sperperato i vostri guadagni per oltre un decennio, ora avete il diritto di non pagare il mutuo con il quale avete acquistato la vostra casa. Quando la banca vi porta in tribunale, spiegate al giudice che siete una povera vittima di avvoltoi malvagi e che avete il diritto di ignorare i creditori, poiché non avevate voglia di cambiare le vostre abitudini economicamente insostenibili. Quando il giudice vi dà torto, provate a spiegare al mondo come la decisione del giudice sia un'ingiustizia che mette a repentaglio il mercato bancario internazionale (come ha fatto di recente il governo argentino). Provate ora a giustificare la posizione del governo argentino.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Abbiamo acquistato l'etf Korea nell'ottobre 2007 a 31,08€:  http://petsalvatore.blogspot.it/2007/10/venduto-etf-asiapacific-e-acquistato.html.

Proprio il valore di 31€ è diventata una forte resistenza.

Finalmente l'etf che è praticamente l'unico che abbiamo in portafoglio mantenuto nel lungo periodo è tornato positivo.

Sembra addirittura che stia rompendo la resistenza.

Se oggi e meglio anche domani il titolo si mantiene sopra i 31€ è un buon segno.

La Korea investe, mentre l'Italia taglia: http://www.networkdimprese.com/corea-del-sud-vola-il-pil-24-01-2014.html.

Ecco perché la nostra economia va male e la loro va meglio.



da Finanza di Petsalvatore

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di Gary North


Di recente ho letto un articolo sul sito web del The Guardian. Questo è stato il giornale di sinistra più coerente d'Inghilterra. Ha fatto parte della sinistra organizzata sin dagli anni '20, e la cosa non è cambiata neanche di un po'.

L'autore ha intervistato un'ex-spia americana. La spia è una persona molto colta, ma non riesce ad inanellare due pensieri coerenti. Non è di sinistra, è di super sinistra. Parla di "beni comuni". Non gli piace la proprietà privata. Considera il capitalismo come un tentativo di derubare il popolo e privatizzare la ricchezza, ma non sono mai esistiti beni comuni senza stato. Nel corso della storia, quando si ha a che fare con una terra comune, essa è gestita da un ente che possiede il potere politico. Possiede il potere di coercizione. Ogni volta che vedete le parole "beni comuni" pensate a "commissari". Non esistono beni comuni senza commissari.

Quest'uomo sta cantando la stessa vecchia canzone che ha cantato da giovane. Dice che ci sarà una rivoluzione. No, non ci sarà. Dice che la tecnologia open source creerà la rivoluzione. Invece no.

L'essenza della rivoluzione è il potere centralizzato. Engels lo sapeva bene, e ce lo ha ricordato per anni. Non c'è niente di più accentratore che una rivoluzione. Ogni rivoluzione nella storia si è spostata verso la centralizzazione del potere, inclusa la Rivoluzione Americana. Questa ex-spia, cantando le canzoni che cantava da giovane, dice che siamo proprio sull'orlo di una rivoluzione.

Siamo sull'orlo di una non-rivoluzione.

Quello a cui stiamo assistendo è decentramento. Stiamo assistendo alla rottura dell'Impero Romano. Non c'è stata nessuna rivoluzione contro l'Impero Romano. Si è semplicemente disintegrato. Il mondo medievale è stato un periodo di enorme decentramento.

Nel XVII secolo ci furono tentativi di far scoppiare rivoluzioni. La rivoluzione puritana in Inghilterra era un esempio. Fu una rivolta contro il potere centralizzato del re, ma venne fatta in nome del potere centralizzato del Parlamento. Si concluse con un dittatore militare, Oliver Cromwell: 1649-1659. Venne sostituito da un nuovo re nel 1660, ma il Parlamento continuò a centralizzare il suo potere, e la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e 1689 spogliò il re di gran parte del suo potere, ma non ridusse il potere del governo; lo trasferì semplicemente al Parlamento. Quest'ultimo adottò una teoria della sovranità parlamentare seconda a nessuna tirannia nella storia. Sosteneva, e sostiene tuttora, la sovranità definitiva su tutti gli aspetti della vita britannica. Non c'era costituzione scritta a limitarlo. C'era solo il common law a frenarlo. Era importante che fosse così, ma la centralizzazione continuò. Continua ancora oggi.

Con il decentramento non arriva la rivoluzione, ma la secessione. Non sto parlando di quella degli Stati Uniti del sud, che era solo un altro modo per centralizzare il potere. Il governatore della Georgia, Joe Brown, la vide per quello che era: solo un altro gruppo di rivoluzionari armati che cercava di centralizzare il potere nella regione che voleva controllare.

Le rivoluzioni vogliono la centralizzazione del potere. Fino a quando i conservatori non lo capiranno, non comprenderanno cosa sta succedendo e che cosa è accaduto negli ultimi 500 anni. Le rivoluzioni centralizzano il potere. Per combattere un potere centralizzato militarmente, è necessario centralizzare il potere e questo porta solo ad uno spostamento di fedeltà nei confronti di un nuovo gruppo. Siamo lenti ad apprendere.

Non vedremo un'estensione dei beni comuni; vedremo un'estensione della proprietà privata. La recinzione privata dei beni comuni è stata cruciale per l'istituzione della libertà inglese. Questa è una guerra contro lo stato federale. Si tratta di una guerra contro il potere centrale. Si tratta di una guerra contro i burocrati che ci dicono cosa fare con la nostra proprietà.

Non avete bisogno di una rivoluzione per sfuggire al sistema. Avete bisogno di una secessione. Bisogna ritirare il sostegno ai sistemi esistenti. È necessario revocare la legittimità che estendete a queste organizzazioni. Dovete farlo, e tutti gli altri devono farlo. Nessuno può organizzare una cosa simile. La gente apprende, scandalo dopo scandalo, casino burocratico dopo casino burocratico, che il sistema è irreparabile. Non può essere riformato. Non può essere controllato. Deve essere affamato dal punto di vista finanziario. Il segreto della libertà non è la rivoluzione; il segreto della libertà è quello di affamare finanziariamente l'ordine centralizzato esistente.

Il segreto della stabilità monetaria e della moneta sonante, non è quello di prendere il controllo del Federal Reserve System. Il segreto è quello di approvare una legge molto semplice che abolisca il Federal Reserve System: abrogazione del Federal Reserve Act del 1913. Il segreto non è la sovranità monetaria nelle mani del Congresso; il segreto è la sovranità monetaria nell'ordine sociale del libero mercato.

Il segreto di un'istruzione migliore non è quello di prendere il controllo del sistema scolastico pubblico. Il segreto di un'istruzione migliore è di andare online, tagliarne il costo, decentralizzare l'intero processo e mettere i genitori al controllo dei programmi istruttivi delle loro famiglie. Ma i conservatori sono lenti ad apprendere. Vogliono sempre prendere il controllo del sistema liberale, perché hanno un piano migliore. Questo è ciò che fecero i bolscevichi con la burocrazia dello zar. Questo è ciò che fecero i rivoluzionari francesi con la burocrazia di Luigi XVI. Questo è ciò che fecero i rivoluzionari americani con la burocrazia di Giorgio III. Questo è ciò che avrebbe fatto il Sud, se avesse vinto. Il governatore Brown lo capì, e resistette.

La rivoluzione open source decentralizzerà il mondo. Il decentramento non porterà ad una rivoluzione. Il decentramento porterà alla secessione. Intendo secessione alla maniera di Gandhi. Mi riferisco al ritiro del sostegno. Non si prendono le armi contro lo stato; ci si rifiuta semplicemente di collaborarvi. Fate in modo che allo stato costi di più opprimervi.

Non c'è più la Jugoslavia. Non c'è più alcuna Unione Sovietica. Questa è l'onda del futuro. Gli statalisti e gli aspiranti statisti continuano a cercare la grande rivoluzione. Proprio come Marx, la vedono da tutte le parti. Beh, non è mai arrivata. La rivoluzione comunista è arrivata laddove non doveva arrivare, secondo la teoria marxista: l'Impero rurale della Russia. Il proletariato urbano non ha lanciato la rivoluzione; l'ha fatto un gruppo di intellettuali alienati e di rapinatori.

Assisteremo al ritiro del sostegno ai governi centrali. Le rivoluzioni nel mondo arabo non hanno decentrato nulla. Hanno solo centralizzato il potere nelle mani di un altro gruppo di tiranni. E' bello vederli spodestati. E' bello vederli rovesciati, almeno da una certa distanza. Ma non cambia nulla. L'Egitto è proprio quello che era sotto Mubarak. Si tratta di una dittatura militare. La rivoluzione non ha cambiato nulla.

I rivoluzionari hanno uno scopo scandito dalla centralizzazione. Implicito od esplicito, c'è sempre un programma di centralizzazione in ogni movimento rivoluzionario. Ogni rivoluzionario pensa sempre che la sua rivoluzione sarà l'ultima. Ogni rivoluzionario pensa che quando raggiungerà l'apice della catena gerarchica di comando, le cose saranno diverse. Sì, saranno diverse. Ci sarà un insieme diverso di saccheggiatori che deprederà la produttività delle vittime.

Fino a quando i conservatori non smetteranno di sognare di prendere il controllo dei sistemi gerarchici di potere, non cambierà nulla.

Un sistema di comunicazione decentrato non partorirà mai un programma centralizzato. Questi sono i Balcani digitali, non è la Jugoslavia.

Facebook decentrerà il mondo. Ha frammentato il mondo e continuerà a segmentarlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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I dati economici italiani continuano a peggiorare:http://www.beppegrillo.it/2014/07/le_balle_econom.html.da Finanza di Petsalvatore
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Le notizie di banche in difficoltà continuano a veicolare una certa diffidenza in Europa. Prima quelle austriache, poi quelle portoghesi. Ormai credo sia diventato palesemente chiaro a tutti che la tanto decantata ripresa è fasulla oltre ogni limite, soprattutto se consideriamo quanto debito della periferia hanno in pancia le varie banche europee. La farsa è andata avanti perché lo zio Mario è riuscito a calmare i mercati grazie al suo bluff, ma in realtà tutti si stanno aspettando un QE vero e proprio. Sebbene abbia promesso qualcosa di vagamente simile col TLTRO, non se ne faranno niente se salterà in aria una di queste banche sull'orlo della bancarotta. Vendere bond in questo momento non sarebbe saggio visto che gli investitori se ne tengono alla larga, rendendo illiquido un mercato che la pianificazioen centrale non desidera affatto che sia illiquido. Finirà male.
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di Frank Hollenbeck


Il Federal Reserve System nacque come risposta al panico finanziario del 1903 e 1907 che scombussolò il sistema finanziario degli Stati Uniti. Uno degli obiettivi chiave, se non quello reale, era di controbilanciare gli effetti nefasti della riserva frazionaria. E' ormai un secolo che conviviamo con il settore bancario centrale e possiamo solo concludere che ha fallito nel suo compito, peggiorando quello che si presumeva doveva aggiustare. La prova è schiacciante e la riforma di tale sistema non è la risposta. Solo l'abolizione di questa istituzione metterà sul giusto sentiero il nostro sistema economico.

La banca centrale non sarebbe mai dovuta essere un "prestatore di ultima istanza", cosa che all'apparenza potrebbe sembrare positiva, e invece non lo è.

Avere un "prestatore di ultima istanza" permette alle banche di vincere a spese di tutti gli altri. Con un tale sistema, le banche sono più propense a sottoporre a leva i loro depositi (ingigantire la frode) e ad aumentare la rischiosità dei loro prestiti. Se una persona con un problema di gioco d'azzardo ha uno zio ricco pronto a salvarlo, sarà più o meno incentivato a finire nei guai facendo sommesse sempre più rischiose?

Eliminando quella parte del rischio legata alle corse agli sportelli bancari, la banca centrale ha anche tolto la paura che sosteneva pratiche di prestito responsabili. La paura di una corsa agli sportelli, ovviamente, è un aspetto benefico della questione e quando una banca centrale etichetta alcune banche commerciali come troppo grandi per fallire, distorce il sistema profitti/perdite e di conseguenza il sistema capitalista.

Alcuni economisti sostengono che il doppio mandato della FED era uno sbaglio, ed alcune riforme minori (come ad esempio limitare il mandato legato all'inflazione) potrebbero indirizzare la sua politica monetaria sul giusto sentiero. Gli americani non devono far altro che guardare oltreoceano per capire che anche tali riforme indirizzeranno la politica monetaria sulla strada sbagliata.

La Banca Centrale Europea (BCE) è tanto colpevole quanto la FED per aver creato una bolla immobiliare all'inizio di questo secolo. Eppure la BCE è stata strutturata legalmente per essere più conservatrice rispetto alla FED. I tedeschi hanno accettato l'euro come il prezzo per poter riunificare la Germania Est con quella Ovest, ma hanno richiesto che la struttura della banca centrale rassomigliasse essenzialmente a quella della Bundesbank.[1] L'unico obiettivo della BCE era la stabilità dei prezzi ed il suo mandato escludeva chiaramente il finanziamento del debito dei vari stati. La sua sede principale è a Francoforte, in modo da trasmettere l'immagine di una banca centrale in stile tedesco.

Tuttavia, anche con una struttura conservatrice come quella descritta, ha commesso essenzialmente gli stessi errori della FED.

Il primo problema con la politica monetaria della BCE è questo: la stabilità dei prezzi viene definita come un indice dei prezzi al consumo (CPI) piatto. La teoria quantitativa del denaro relazionava il denaro con il prezzo delle transazioni, non solo col prodotto interno lordo (PIL). Quando l'inflazione viene confusa col CPI, invece di considerarla come il prezzo di tutto quello che può comprare il denaro (inclusi i prezzi degli asset), la politica monetaria si concentra su un piccolo gruppo di alberi buoni mentre tutta la foresta è malata. Per di più, l'inflazione a zero potrebbe anche riflettere una politica monetaria eccessivamente aggressiva se i prezzi medi dovessero scendere.

Il secondo problema è il modo in cui è attualmente strutturata la politica monetaria della BCE. E' una macchina gonfia-bolle. La BCE fornisce liquidità in cambio di una garanzia; più è alta la qualità della garanzia, più sarà cospicua la liquidità. Le banche europee hanno subito compreso che la garanzia migliore erano i bond statali, poiché le agenzie di rating avevano dato loro una classificazione AAA. Il presupposto, ovviamente, è che gli stati non possono fallire.

Con una grande domanda di bond statali, i tassi di interesse sono subito scesi a livelli visti solo dalla Germania prima che entrasse nell'euro. Diminuendo il costo dei finanziamenti, paesi come la Grecia e l'Italia hanno avuto un grande incentivo per prendere in prestito e spendere denaro per scopi clientelari (in special modo aumenti nei salari pubblici). Gli stati europei hanno quindi emesso una quantità enorme di bond, cosa che ha generato una quantità enorme di liquidità la quale tra il 1999 ed il 2007 è andata a gonfiare bolle immobiliari ed a creare investimenti improduttivi. Senza una struttura monetaria simile, Grecia, Spagna ed Italia non avrebbero mai avuto così tanti problemi legati al debito. La bolla nei bond statali può essere attribuita direttamente alla liquidità generata e dispensata dalla BCE. Di incredibile c'è che questo sistema è ancora in piedi, e la BCE sembra totalmente inconsapevole di quello che ha fatto e che continua a fare. Le banche europee sono ora ricolme di debito statale fino alle orecchie, ma la BCE sembra ignara circa il suo ruolo in questa grande farsa.

La BCE ha di recente implementato tassi di interesse negativi sui depositi, e sta considerando la possibilità di avviare un QE. Sarebbe più saggio impossibilitare l'uso dei bond statali come garanzia collaterale in cambio di prestiti dalla BCE, ed adottare limiti restrittivi e chiari (se non la completa abolizione) alla capacità di creare denaro, prendere in prestito e tassare. La tassazione diretta degli stati, la riserva frazionaria delle banche commerciali e le azioni delle banche centrali non risolveranno i problemi che languono alla base del caos europeo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Alcuni concetti presentati in questo pezzo sono stati ripresi dal libro eccellente del Dr. Philipp Bagus, La Tragedia dell'Euro.

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da Freedonia di Johnny Cloaca

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Venerdì abbiamo cercato su Ilsole24ore quali fossero i tre migliori titoli secondo il metodo cud.

Questo è il primo metodo che abbiamo utilizzato per selezionare le azioni.

E un metodo che ha bisogno di correzioni sulla base delle notizie e di altri valori fondamentali.

Secondo questo metodo i migliori tre titoli sono: B&C Speakers, Ascopiave e Snam Spa.

Siccome il metodo necessita di correzioni abbiamo scartato Ascopiave.

Le vendite di Ascopiave, infatti, quest'anno non sono state buono, il titolo ha degli altri valori che non ci convincono e, inoltre, osservando l'analisi tecnica si trova nella parte alta di un canale laterale di lungo periodo.

Anche l'analisi tecnica di Snam non è favorevole, ma la riteniamo migliore di quella di Ascopiave. I fondamentali, inoltre, ci sembrano migliori.

B&C Speakers va meglio: con analisi tecnica buona e migliore analisi fondamentale anche se non tutti i dati ci convincono. La debolezza di questo titolo sta nel fatto che ha una capitalizzazione addirittura di poco sotto i 70mln di euro, che è il limite inferiore per questo metodo (tuttavia, nei due metodi migliori non si guarda più alla bassa capitalizzazione). Il titolo è protetto da una forte resistenza a 6€ e da una fortissima a 5€.

Abbiamo, cosi, acquistato 336 Snam al prezzo di 4,456€ e 126  B&C Speakers a 6,28€.

Abbiamo utilizzato il metodo più semplice per mancanza di tempo.

da Finanza di Petsalvatore

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da Taki's Magazine


Ad agosto salteranno fuori centinaia di libri, migliaia di articoli e milioni di parole (pronunciate da persone per lo più pompose) su chi fece scoppiare la prima guerra mondiale. Gli inglesi furono i primi a dare la colpa ai tedeschi. E' così, no? Max Hastings, un ottimo storico inglese influenzato dai manierismi delle classi superiori (il padre era un giornalista di tabloid) e dal disperato tentativo di dimostrare che fosse di sangue blu, fu tra i primi a pubblicare un libro dando la colpa a chi non apparteneva. Tra i pochi che dissero le cose come stanno c'è Christopher Clark, il cui The Sleepwalkers colpisce il segno. L'ironia è che sedici milioni di morti, la scomparsa delle grandi dinastie reali e delle classi superiori, e la nascita del comunismo e del nazismo si potevano tutti evitare se un certo Joseph Caillaux avesse tenuto su i pantaloni. Mi spiego.

Caillaux era il primo ministro francese ed un amico della Germania. Diffidava degli inglesi che governavano mezzo mondo. Decise che i tedeschi non avrebbero dovuto costruire una flotta più grande per timore che avessero voluto costruire un impero d'oltremare come la perfida Albione. Si dimise nel 1912 e corse contro un guerrafondaio alle elezioni del 1914. Nei primi mesi del 1914, Le Figaro, il giornale più rispettato della Francia, pubblicò uno scandalo riguardante Monsieur Caillaux ed una certa madame Henriette. (Plus ça change, come si dice nel paese dei formaggi.)

La signora Caillaux, nota per la sua eleganza e per il suo lignaggio nobile, si spinse fino agli uffici de Le Figaro e chiese di vedere il direttore. Era fuori a pranzo, così aspettò nel suo ufficio. Appena entrato, lei lo salutò educatamente, annunciò il suo nome, tirò fuori una pistola dalla borsetta dorata e lo uccise. Venne immediatamente processata e prosciolta — i francesi lo chiamavano crimine passionale — ma il marito dovette dimettersi. Il guerrafondaio Raymond Poincaré rimase al potere.

Gaston Calmette, il direttore morto, fu il primo uomo a cadere ma non troverete il suo nome tra coloro che caddero sul "Champs d'Honneur," o campo d'onore. Solo una minoranza dell'aristocrazia francese venne spazzata via, ma ancor più nobili morirono sul lato tedesco. Anche le classi superiori inglesi persero qualche pezzo, ma non tanti quanti tra le fila tedesche e francesi. L'ironia è che il tanto vituperato Kaiser Guglielmo — non uno svitato normale, ma al quadrato — rifiutò di credere che sarebbe scoppiata una guerra tra suo cugino Giorgio V e l'altro suo cugino di primo grado Nicky, il quale venne assassinato dai rossi insieme a tutta la sua famiglia. L'ironia ancora più grande è che la Germania fece del suo meglio fino all'ultimo secondo, per evitare di andare in guerra.

La Serbia era un dominio austriaco, o come volete chiamarla. Faceva parte dell'impero austro -ungarico. Il principe ereditario Francesco Ferdinando visitò Sarajevo e venne ucciso insieme alla moglie da un nazionalista serbo con stretti legami con altri nazionalisti serbi nelle forze armate. L'Austria ne rimase oltraggiata e fece richieste pesanti, così come avrebbe dovuto fare. Ci stiamo dilungando, ma cerchiamo di divertirci. Che cosa avrebbe fatto lo zio Sam se, per esempio, qualche estremista avesse tagliato la gola a Hillary e Chelsea Clinton a Puerto Rico? Beh, per prima cosa il giorno dopo andrei in vacanza a San Juan e ci spenderei anche un sacco di soldi, ma si sa io dico e faccio cose avventate. Così i serbi chiesero aiuto e garanzie ai russi nel caso in cui gli austriaci li avessero invasi, ed i russi accettarono. Il guaio è che questi ultimi avevano un trattato con i francesi e gli inglesi: se fossero scesi in guerra, gli altri due li avrebbero seguiti. Così gli austriaci chiesero aiuto ai tedeschi, però questi ultimi rifiutarono.

Questa è la grande bugia che gli storici hanno perpetrato sin dalla Prima Guerra Mondiale. Hanno rifiutato di riconoscere questo fatto. Secondo la maggior parte degli scrittori britannici, la Germania spinse l'Austria a dichiarare guerra alla Russia e alla Serbia. Invece la Germania dichiarò guerra alla Russia una volta che lo sciocco zar mobilitò e inviò centinaia di migliaia di soldati sul suo fronte occidentale. (Se qualcuno è in procinto di darvi un pugno, voi lo colpite per primi; questo è il motivo per cui la Germania dichiarò guerra alla Russia.)

Beh, tutti sappiamo come andò a finire. Sì, le grandi potenze finirono in guerra e venne dichiarata mentre tutti i ministri degli esteri coinvolti erano in vacanza (quello francese a prendere il sole a Vichy, quello tedesco a sposarsi a Baden-Baden, quello inglese — e tra i pochi disperati a mantenere la Gran Bretagna fuori dai giochi — Sir Edward Grey, era da qualche parte in Scozia; e tutti e tre i monarchi erano sulle rispettive barche a lavorare sulla loro gotta). La civiltà europea non si riprese mai più. La Russia, nella sua volontà di smantellare la Turchia ed avere accesso ai Dardanelli, voleva la guerra con l'alleato della Turchia: la Germania. La Francia voleva la guerra per vendicarsi della batosta del 1870, quando le truppe prussiane marciarono sugli Champs-Élysées. La Gran Bretagna, subdolamente, voleva limitare il potere tedesco e circondarla di alleanze ostili. La Serbia voleva dividere l'impero austriaco. La Germania dovette rimanere con i suoi fratelli austriaci e andò in guerra controvoglia.

E' una storia molto triste, una grande tragedia che non finì prima del 1945. L'intervento delle truppe americane salvò la baracca per gli imperialisti, e quel tremendo Wilson si assicurò che la Germania sarebbe stata messa in croce. Hitler fu una conseguenza diretta della grettezza degli alleati vittoriosi, soprattutto di quella rana di Clemenceau. Oh sì, quasi dimenticavo. Monsieur Caillaux divorziò da sua moglie e sposò Henriette. Visse fino al 1944, abbastanza a lungo da vedere i tedeschi marciare lungo gli Champs-Élysées.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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Tweet Settimana Precedente Clicca qui per il report della settimana precedente La settimana scorsa la posizione relativamente al FTSE MIB era la seguente: “In considerazione di quanto espresso nel video-report, la posizione per la settimana prossima è ancora rialzista. Nel corso della settimana scorsa è stato testato un importante supporto, l’area poco sotto i 20.300 punti. Questo livello nel corso del 2014 si è rivelato diverse volto un livello… Leggi il Resto
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Oggi battezziamo su queste pagine il primo scritto di uno degli utenti più affezionati di Freedonia. Attraverso i suoi pensieri ci farà viaggiare nel flusso del tempo e dello spazio portandoci ad osservare la realtà nuda e cruda. Attraverso le sue parole il lettore riesce ad immedesimarsi nel mondo che lo circonda e a comprendere in modo netto e conciso causa ed effetto in economia. Non è un esercizio semplice. Al giorno d'oggi la maggior parte degli individui è incapace di scandagliare correttamente questo principio fondante dell'economia. Addirittura la maggior parte degli economisti mainstream non riesce a carpire questo principio. Altrimenti non penserebbero che la stupenda performance dell'S&P500 sia dovuta a fondamentali sani e segnali economici in accordo con le forze di mercato. Guardate questo grafico. Pensate che sia una coincidenza? Se il piano sarà quello di terminare il QE ad ottobre, vedremo le conseguenze. Nel frattempo abbiamo l'occasione di assumere quegli anticorpi che ci permetteranno di comprendere come i manipolatori centrali tentano di direzionare artificialmente l'ambiente economico. Nel frattempo avremo la possibilità di immunizzarci da tutti quei venditori di fumo che cercano di vendere vecchie soluzioni come nuove, cercando di tirare nuovamente a lucido la figura di una entità centrale. Nel frattempo avremo l'occasione di ricordare agli individui come la Scuola Austriaca abbia affermato sin dal crollo del 2008: "Vi avevamo spiegato come e vi avevamo spiegato perché." Vi lascio, quindi, alle semplici, seppur incisive, parole del nostro Dna, il quale ci darà prova di come la società attuale possa ancora avere una speranza di sopravvivere al dolore economico prossimo venturo e di come possa ritrovare il proprio faro nella notte dell'ignoranza: il buon senso.
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di Dna


“[…] Mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. […] Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi […].”

-- V for Vendetta (2005)


Con questo testo vi propongo alcune riflessioni da affezzionato lettore/commentatore di Freedonia. Mi auguro che la lettura risulti agile, interessante, non banale e che possa fornire ulteriori spunti per altre riflessioni a tutti quelli che stanno cercando risposte alternative a quelle che finora hanno trovato o sono state loro fornite. Risposte alle domande di V: Che è successo? Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Come andrà a finire? Non troverete alcun contributo "scientifico" al corpus della Scuola Austriaca di Economia, né citazioni particolari di opere ed autori. Tutto ciò che leggerete è solo la mia opinione e deriva dalla mia interpretazione degli eventi secondo ciò che fin qui credo di aver capito dell'ottica economica "austriaca". Alla fine, troverete alcune considerazioni, probabilmente non originali, ma credo coerenti e stimolanti.

Una delle linee di ricerca della Scuola Austriaca di economia è lo studio delle conseguenze pratiche, non solo economiche, ma anche sociali e culturali, di un mercato profondamente controllato/regolato da un’autorità centrale dotata di potere inoppugnabile e costante d’intervento. Dal mio punto di vista, questo rappresenta uno dei contributi più importanti per comprendere il quadro generale ed anche i dettagli della realtà quotidiana. Una volta che si afferra la lente “austriaca” e si capisce come usarla, si riesce a “vedere” laddove, altrimenti, sarebbe soltanto una densa nuvola di fatti sconnessi, di sensazioni alterate, di immagini incerte, di illusioni ingannevoli, di parole oscure e numeri misteriosi.

Tanti pezzi dispersi di un immenso puzzle difficile da ricomporre se non si dispone di una corretta linea interpretativa, di un metodo chiaro e di una metodologia sicura, di una sana teoria della conoscenza, cioè, di una epistemologia appropriata e veritiera. Questa è, secondo me, la “pillola rossa” di Matrix, il filo di Arianna che consente a Teseo di entrare ed uscire vivo dal Labirinto di Minosse. Di vedere con chiarezza l’oggi e prevedere alcuni probabili esiti.

Ebbene, la Scuola Austriaca, attraverso l’interpretazione dell’azione economica umana, individuale, libera e volontaria, fornisce gli strumenti cognitivi più idonei a capire come opera quel gruppo di individui che prospera organizzandosi in un sistema di controllo e coercizione che per semplificazione chiamiamo Potere. Cioè, per dirla alla Oppenheimer, come operano i mezzi politici quando si sostituiscono ai mezzi economici per creare prosperità materiale per coloro che ne dispongono.

Cominciamo dai fondamentali. Quando gli uomini interagiscono per ottenere dei vantaggi economici di valenza soggettiva, l’interazione comporta uno scambio. Lo scambio economico, superato il semplice ma limitante baratto, ha bisogno di uno strumento di intermediazione, cioè di un medium, di un mezzo efficiente di scambio. Ovviamente, il mezzo di scambio deve essere reciprocamente accettato dagli attori dello scambio. Può essere, pertanto, qualsiasi cosa. Deve solo rispettare il requisito della reciproca soddisfazione che conduce alla realizzazione dello scambio stesso.

Estrapolando, paragonate il mezzo di scambio economico al mezzo di comunicazione linguistico od a qualsiasi altra cosa intermedi uno scambio di qualsiasi natura. Fate voi. L’importante è che sia reciprocamente inteso. Altrimenti, non funziona.

L’esperienza storica degli uomini ha fatto emergere, in ogni luogo ed in ogni epoca, come mezzo di scambio economico migliore e preferito tra tutti gli altri, i metalli preziosi, oro ed argento, cioè l’uso di merci dotate di certe caratteristiche ritenute da tutti le più idonee allo scopo; in particolare, la qualità del mezzo, il peso specifico e la conservazione sostanzialmente stabile nel tempo del valore attribuitogli dall’esperienza storica.

Il mezzo di scambio emerso in questo modo, da miliardi di interazioni avvenute nel corso della storia, si chiamava denaro sonante, sound money. Non aveva bisogno di organi di controllo centralizzato, non aveva bisogno di erogatori centralizzati, non aveva soprattutto bisogno di essere prezzato, valutato, da qualcuno in particolare, perché tutti ne potevano riconoscere la qualità ed il valore, che emergeva in modo dinamico e spontaneo da tutti gli scambi del libero mercato.

La sua quantità complessiva era assai poco variabile nel tempo perché la sua estrazione dalle miniere necessitava di molta fatica. Pertanto le variazioni quantitative erano, in sostanza, insignificanti e non influivano sul valore. E l’unico modo in cui poteva essere manipolato da un sovrano irresponsabile, corrotto e spendaccione era quello di falsificarne il titolo nelle monete che coniava. Ma questo era un segno premonitore del fallimento incipiente del monarca e, se con tasse vessatorie e/o guerre di conquista e rapina, cioè col sangue dei suoi sudditi e di quelli altrui, non riusciva a procurarsene di nuovo, il suo destino era segnato.

Questo segno premonitore non ha tempo e luogo, ed è infallibile. Alcuni lo chiamano “la scritta sul muro”. L’Impero Romano d’Occidente è finito così e molte teste coronate sono cadute per lo stesso motivo sostanziale. Ed oggi è ricomparso.

Pertanto il vero sound money era un mezzo di scambio non imposto, ma accettato da tutti con fiducia rafforzatasi nel lunghissimo periodo. Un mezzo sano ed onesto di scambio volontario, scelto dal libero mercato, cioè, strumento di libertà economica e di libertà in senso generale. La cartamoneta, che soltanto per comodità lo rappresentava, ne conservava tutte le caratteristiche poiché poteva essere convertita nel metallo sottostante. Così definito, il sound money era denaro-merce, cioè, la merce di scambio più commerciata perché la più facilmente commerciabile. Accettata sempre e dovunque.

E tutti i mezzi di scambio, attuali o del futuro, che posseggono o dimostreranno di possedere quelle caratteristiche, soprattutto un riconoscimento (controllo) decentrato ed un valore stabile nel tempo, potranno fregiarsi del titolo di sound money, di strumento scelto dal libero mercato. Bitcoin è qualcosa di più di un’ipotesi di lavoro in questa direzione. Ma soltanto il tempo, cioè la diffusione o meno degli scambi volontari che liberamente lo useranno come mezzo di scambio, dirà qual è il suo valore, cioè, se avrà davvero un futuro.

Purtroppo, però, da oltre 40 anni il mezzo di scambio che usiamo quotidianamente è tutta un’altra cosa. E’ difficile pure chiamarlo denaro in senso proprio, come il suo nobile predecessore. Infatti, non è un mezzo di scambio emerso storicamente dalle interazioni umane, non è uno strumento emerso dal libero scambio, non è uno strumento del mercato.

E’, invece, un mezzo di scambio imposto da un’autorità, che gestendone la quantità ne determina il valore. Più ce n’è in circolo e più velocemente vi giunge e meno vale, cioè, meno compra, meno scambia, meno funziona. L’autorità ha il potere di erogarlo, svalutarlo e rivalutarlo, può confiscarlo, dematerializzarlo, proibirne od autorizzarne l’utilizzo.

Il suo prezzo/valore (il tasso di interesse che il debitore deve pagare al creditore) viene fissato arbitrariamente da una banca centrale e perciò questo mezzo di scambio non appartiene realmente a chi lo usa, ma solo formalmente; è e rimane di chi lo impone e può manipolarne il valore secondo le proprie intenzioni. Questo mezzo è quindi uno strumento del Potere. Un cosiddetto instrumentum regni. Si chiama fiat money, denaro flessibile, manipolabile da ogni punto di vista. Cioè, non ha un valore stabile e non è un valore stabile, ma un valore relativo determinato dal Potere che lo gestisce. E’ un mezzo di scambio relativista. Ha una natura corruttibile. E perciò può diventare fonte di corruzione. In tal caso, merita davvero l’appellativo di sterco del demonio.

Cosa rappresenta, dunque, il fiat-money?

Certamente nessuna merce sottostante come un metallo prezioso, come un asset concreto, definito dal valore stabile e riconosciuto universalmente. Al contrario, esso rappresenta solo il Potere che lo usa come strumento di esercizio per realizzare i propri fini politici. E’ perciò il Potere che deve, per forza di cose, dimostrarsi, in ogni modo, stabile nel tempo. Ed, infatti, cerca di suggerire questa sua caratteristica fin dal nome che ha modernamente assunto: Stato, da status quo, potere costituito permanente. Il fiat-money è solo uno strumento politico. Ogni scambio economico mediato da esso riconosce implicitamente, come intermediario, il Potere che lo ha imposto ed autorizzato. Il fiat-money non è strumento del libero mercato. Perciò, il vero libero mercato non esiste quando esiste il fiat-money. Esiste solo una pantomima di libero mercato. Esiste qualcosa che viene arbitrariamente deformato per ingabbiarlo in una innaturale staticità, quando esso, al contrario, è intrinsecamente un fenomeno dinamico di collaborazione e libera scelta in continuo divenire.

Oggigiorno, essendosi affermato in maniera progressiva e costante nell’arco di tutto il XX secolo insieme alla forma di Potere moderno che ne ha fatto il suo strumento principale di controllo e regolazione, il mezzo dei nostri scambi economici quotidiani è solo il fiat-money. Siamo autorizzati/obbligati ad usare solo uno strumento del Potere. Idoneo ad attuare gli scopi del Potere. Ed il Potere moderno è un apparato burocratico nazionale e sovranazionale. Ed il primo potere moderno è il potere politico-finanziario: istituzioni pubbliche centrali e banca centrale che sostiene le banche commerciali e il debito pubblico. Il potere militare ed ogni altro potere coercitivo dell’apparato è soltanto funzionale all’esercizio del potere politico-finanziario. Questo Potere si chiama Sistema fiat-money.

Benevolo o implacabile che esso possa sembrarci, il sistema fiat-money domina le nostre vite decretando la prosperità materiale di ciascuno di noi; proteggendo e favorendo tutti coloro che ne compongono la corte e ne riconoscono il ruolo dominante; sfruttando in modo più o meno evidente tutti coloro che non fanno parte del suo entourage. A voi lettori, lascio individuare ruoli, protagonisti, comprimari, buffoni, alfieri e trombettieri, profittatori, sgherri, comparse e platea di questo paradossale teatro. Platea spesso inconsapevole e plaudente.

Il Novecento, nel quale ancora ideologicamente viviamo, è stato il secolo dell’affermazione contemporanea del socialismo politico e delle costruzioni stataliste quale mezzo per la realizzazione dei fini sociali del primo attraverso la compressione ed il controllo della autentica libertà economica.

Le masse popolari, quelle raffigurate simbolicamente da Pellizza da Volpedo, emerse finalmente dal recinto della miseria più nera grazie ai progressi tecnici dell’industrializzazione ottocentesca, nella rivendicazione dei propri diritti naturali alla vita, alla libertà ed alla proprietà dei frutti del proprio lavoro, sono illusoriamente precipitate, nei primi decenni del XX secolo, in un altro recinto fatto di retorica nazionalista e razzista e di anti-individualismo, di conformismo ideologico ed uniformi militari, di cieco e tragico credo nelle promesse di sicurezza sociale del potere salvifico del Partito-Stato.

Ai totalitarismi fascista, nazionalsocialista e comunista dell’Europa continentale ed al loro sanguinoso fallimento è subentrata poi, dal secondo dopoguerra, una variante atlantica ed occidentale decisamente più accettabile ed apparentemente meno cruenta. La socialdemocrazia interventista e clientelare ha mantenuto, fatto proprie e sviluppato gran parte delle istituzioni dello stato sociale nate sull'onda dei suddetti totalitarismi; ha aperto formalmente la conquista del Potere sfruttando la bolgia tra fazioni politiche di differente ispirazione, purchè stataliste; ha favorito l’imprenditoria clientelare e corporativa, l’azzardo morale e gli eccessi finanziari.

Questo sistema politico-economico, interventista e mercantilista, ha avuto innegabilmente il merito storico di contrastare l’ultimo totalitarismo europeo, il comunismo sovietico, che, come previsto dagli economisti della Scuola Austriaca, è crollato per l’insostenibilità del suo sistema economico pianificato. E, grazie ai progressi tecnologici, di migliorare enormemente le condizioni di vita dei più.
Tuttavia, adesso, anche questo sistema politico-economico mostra la sua enorme debolezza strutturale essendosi progressivamente convertito ad un sistema economico basato solo sul Potere: il Sistema del fiat-money non convertibile.

Cosa è successo? Perché si sta rivelando un sistema fragile e forse senza speranza? Che orrore è stato compiuto? Perché c’è un divario sempre maggiore tra pochissimi ricchi e tutti gli altri individui ai quali i soldi risultano non bastare mai e ce ne vogliano sempre di più? Perché è riapparso il segno premonitore del fallimento, la scritta sul muro?

Tutto può essere ricondotto ad una idea geniale e terribilmente truffaldina al contempo, che di tanto in tanto è stata riproposta nel corso della storia da chi voleva esercitare un potere immenso ed occulto: dominare il prossimo, controllandone il mezzo usato per gli scambi economici, per arricchirsi silenziosamente alle sue spalle. Usare un artifizio ben congeniato per redistribuire silenziosamente la ricchezza dal basso verso l’alto, come in una piramide il cui vertice è così in alto da non poter essere neppure intuito dalla base.

Ma così facendo, si è deliberatamente violata la legge non scritta, ma ovvia, che non consente interferenze di sorta nello svolgimento di uno scambio economico volontario senza mettere a grave rischio la tenuta dell’intero mercato. Una legge che non consente di limitare la libertà senza attendersi una reazione. Si sono gettate le basi della distruzione del libero mercato ed i presupposti della sua immancabile vendetta.

Istituire un gestore finanziario centrale del Potere, una banca centrale per dare stabilità al sistema bancario commerciale, spesso avido ed irresponsabile nel fare credito illimitato e nel creare strumenti finanziari talmente complessi da risultare misteriosi e pericolosissimi, ma in realtà necessaria per creare e manipolare completamente il mezzo di scambio economico e permettere a tutte le altre istituzioni centrali gestite dalla politica, col consenso (ignorante, complice o illuso?) degli elettori, di operare in costante deficit di bilancio per attuare le crescenti promesse di sicurezza e benessere, accumulando debito su debito fino all’inverosimile ed insostenibile situazione odierna. In altre parole, illudendosi ed illudendo di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità di spesa, facendo debito e rinviando il redde rationem ai posteri.

Posteri che siamo proprio noialtri ed i nostri figli, che cominciamo a percepirci incatenati come schiavi a ripagare i debiti accumulati irresponsabilmente nel passato. E l’iter ideale per creare e reggere questo sistema non poteva che essere la progressiva trasformazione del mezzo di scambio da strumento economico, sound-money, rappresentante stabile di qualità, lavoro, proprietà e libertà individuale, in strumento politico, fiat-money, rappresentante flessibile di quantità, furto legale, debito e dominio oligarchico.

Ma... Ma tutto quello che ho cercato di semplificare in modo discorsivo fino ad ora, con imprecisioni e forse superficialità, sorvolando il mare oscuro dei dati, delle informazioni e delle esperienze personali, per mostrarvi e tagliare con la spada lucida del Buon Senso i tanti nodi gordiani che uniscono la nassa intricata nella quale siamo finiti, come pesci inconsapevoli della trappola, e dalla quale sembra che non riusciremo più ad uscire…

...Tutto questo sistema di Potere, di passata pia illusione e di odierna crescente vessazione evidente ed occulta (es. le tasse, la dematerializzazione del contante, l’inflazionismo quantitativo monetario che svaluta il fiat-money ed i debiti pubblici denominati in esso, che finisce soprattutto nelle tasche dei cortigiani politici, finanziari, imprenditoriali e corporativi del Potere e che viene ancora invocato dai manipolatori più irresponsabili, veri demagoghi moderni, ignoranti e dimentichi delle libere praterie di un tempo ed orgogliosi sostenitori del recinto traballante che è questo sistema farlocco)…

Tutto questo quadro… è un’interpretazione “austriaca” della realtà perfettamente trasferibile dovunque e sempre, o ci sono varianti che dimostrano che anche ciò che è intrinsecamente tossico e pericoloso, come il fiat-money ed il sistema che sostiene, come un veleno od una droga, se assunto in dosi davvero minuscole ed accorte ed in modo appropriato può, nonostante tutto, funzionare da farmaco? Dipende. Il medium conta, ma non è tutto.

Credo, per individualismo metodologico, che qualsiasi strumento abbia una valenza positiva o negativa dipendente dall’utilizzatore. Che quello che conta, sia ancora e sempre, l’individuo che usa lo strumento. Pensate a tutti gli esempi che volete. Io vi propongo questo.

Dal 15 Agosto del 1971 tutte le valute del pianeta sono inconvertibili in oro. Tutte sono soltanto valute fiat a corso legale. Eppure, è dato di realtà storica, che non tutte hanno creato gli stessi problemi nella stessa entità a tutti i governi che le hanno gestite ed alle popolazioni che le hanno usate.

Pensate al Marco tedesco ed alla Lira italiana dal secondo dopoguerra fino alla fine del secolo scorso. Il primo è rimasto sostanzialmente stabile nel corso dei decenni, addirittura rafforzandosi nel valore di cambio con il fiat-money per eccellenza, il dollaro americano, e tutte le altre valute mondiali. La nostra Lira, viceversa, ha, nel corso dei decenni, subito numerose svalutazioni “competitive” che sono risultate evidenti alla fine del secolo scorso nel rapporto di quasi 2,000 ad 1 col Marco tedesco. Vien da chiedersi, allora, cosa differenzi così tanto due divise di eguale natura. Entrambe inconvertibili, entrambe sostenute solo dal proprio Potere di riferimento. Me lo sono chiesto anch’io e sono giunto alla conclusione che Marco e Lira si sono comportate diversamente tra loro perché sostenute, appoggiate a popolazioni, storie e culture profondamente diverse tra loro. Il sottostante per entrambe non era più il metallo prezioso, eppure c’era sempre un sottostante, immateriale, ma determinante, che ne ha segnato il differente destino.

Il fiat-money chiamato Marco, gestito con rigore e responsabilità dalla Bundesbank come fosse stato sound-money, cioè, puntando non sulla sua quantità, ma attribuendogli una rigida qualità gestionale, si è dimostrato strumento, nonostante tutto, adatto a favorire la crescita economica e lo sviluppo produttivo ed il benessere complessivo dei Tedeschi.

A dimostrazione inoppugnabile che l’aumento artificiale della quantità monetaria, tutti i quantitative easing e via discorrendo che vengono proposti e riproposti coi nomi più ingannevoli dai banchieri centrali e dai politici peggiori di tutto il pianeta alle prese con gli esiti disastrosi dell’uso irresponsabile del fiat-money, nulla ha a che fare con la ripresa della crescita economica di un Paese. A dimostrazione ovvia che l’inflazione fiat-monetaria non è mai fattore di crescita, ma solo arma di distruzione di ricchezza. A dimostrazione evidente che creare mezzo di scambio economico dal nulla non solo non serve proprio a nulla, ma è solo una breve illusione, un inganno del tutto controproducente. Solo un trucco disonesto per sostenere ancora una volta l’insostenibile, depredando la popolazione in maniera occulta e non uniforme, favorendo solo lo status quo ed i suoi cortigiani più stretti a discapito della platea più ampia che subisce gli effetti della svalutazione coatta dei propri risparmi senza capirne il motivo profondo. E così, ci sentiremo ripetere ogni volta, con legittima disperazione, che “i soldi non sono mai abbastanza, che non bastano per arrivare a fine mese”. Una volta a causa dell’inflazione monetaria (tassa occulta sulla platea più ampia), adesso per la deflazione monetaria causata dalle tasse crescenti e dai costi crescenti di tutti i servizi pubblici.

Tutt’altra storia quella della nostra Lira. Davvero storia esemplare dell’abuso politico del tossico fiat-money.

Gli effetti negativi non si sono manifestati subito, anzi, per molto tempo si è vista soltanto l’illusione, ma si sono sommati progressivamente nel tempo fino a diventare evidenti ed insostenibili nel momento in cui il nostro status quo ha dovuto “mollare” la macchina della svalutazione con la quale riusciva a conservare sé stesso (al di là delle apparenti differenze del gestore politico temporaneo "eletto democraticamente") ed a tenere in piedi l’enorme e tuttavia inefficiente apparato dello stato sociale che fino ad allora sembrava in grado di mantenere tutte le promesse di benessere e prosperità di cui effettivamente alcune generazioni di conterranei hanno potuto godere. Perché il conto, fattosi col tempo insostenibile da pagare, veniva sempre rinviato ad un domani… che è il nostro oggi. E poiché, per ora, pare che non potrà inflazionare platealmente, è inevitabile che lo status quo nostrano si sorregga soltanto incrementando in maniera pesante e pervasiva la tassazione evidente, propagandando inesistenti, sostanziali riduzioni della spesa complessiva. Che, comunque, colpisce sempre e soltanto la base della piramide e mai il vertice.

Pensando ai decenni passati di relativo benessere e crescita del risparmio nel nostro territorio, alle attività produttive e non, all’assistenzialismo agli zombie, alla politica clientelare, agli interessi altissimi sul debito pubblico che si andava inevitabilmente accumulando, credo che oggigiorno lo status quo del nostro paese si stia riprendendo con disperata ed inflessibile determinazione quanto erogato in passato durante gli anni del consenso più diffuso ad un sistema di cui nessuno pareva più dubitare.

Tutto sommato, un bengodi che elargiva pasti gratuiti e promesse di prosperità diffusa, crescente ed infinita. Un’illusione collettiva: lo Stato siamo noi. Per inciso: si riprenderanno il “loro” fiat-money. Gli resterà lo strumento del loro Potere, ma poi? Poi dovranno scappare.

A questo punto, è chiaro che le differenze storiche e culturali hanno giocato un ruolo importante. E sono diventate differenze antropologiche. Che, a mio parere, spiegano tante cose. Non è difficile comprendere il rigore tedesco nella gestione della valuta nazionale, indipendentemente che fosse sound- o fiat-money, ricordando l’esperienza tragica ed indelebile della Repubblica di Weimar. Ma un ruolo non secondario l’ha svolto anche il tessuto culturale di un popolo unito da secoli e permeato di etica calvinista del lavoro, per cui la ricchezza guadagnata legittimamente è segno della benevolenza divina e la ricchezza e la prosperità derivano solo dalla costante abnegazione e dalla produzione sempre più efficiente. E che buona parte della ricchezza guadagnata venga reinvestita di nuovo e costantemente, spiega la minore ricchezza privata dei Tedeschi rispetto a quella accantonata da noi Italiani.

In pratica, credo che, se non è importante e necessario l’intermediario tra l’individuo ed il Padreterno, come non lo è per Protestanti e Calvinisti, non è neppure fondamentale cosa funga da intermediario nello scambio economico. L’importante è che avvenga lo scambio di prodotti di valore fatti da lavoro di qualità. Innovazione e produttività.

Molto diversa la nostra storia, fatta di lunghe e continue dominazioni straniere, di costante e necessario adattamento rassegnato al Potere di turno, di divisioni e diversificazioni territoriali. Una condizione che dopo l’Unità d’Italia ha continuato ad influenzare l’atteggiamento e la mentalità da sudditi timorosi, servi sciocchi o furbi profittatori nei confronti dell’intermediario di turno tra le aspirazioni e le loro realizzazioni concrete. Una mentalità più che identitaria, direi intimamente statalista e collettivista, il fascismo/comunismo come dna di un popolo da secoli soggiogato e questuante, che tiene famiglia.

Ed anche nel nostro caso la religione ha svolto il suo ruolo. L’intermediario col trascendente diventava concretamente la richiesta mediata dal prete di paese al Potere. Il diritto come concessione. E quanto era ed è importante l’intermediario! Come oggi lo Stato, la politica, la burocrazia sono l’intermediario tra, per esempio, il lavoro ed il posto di lavoro, tra l’imprenditore e l’appalto. Ecco, in questa ottica, la ragione dell’abuso del fiat-money nel nostro caso ed in quello di realtà simili alla nostra. Il mezzo di intermediazione, di scambio, è la chiave, non importa se disonesta, per la prosperità e chissenefrega se non è strumento di libero mercato, ma strumento politico, del Potere. Ecco spiegato il trasformismo del sistema all'interno della continuità come cifra politica. Ecco perché la corruzione domina la scena politico-economica. Ecco perché la deresponsabilizzazione dello stato sociale ha trovato consenso promettendo sicurezza in cambio di una libertà comoda solo per approfittare dei propri agganci col potere e dei propri privilegi. Ecco perché funzionano ancora le balle della sovranità monetaria da riconquistare, dell’inflazione monetaria benefica e del debito pubblico come ricchezza nazionale. Ecco perché si guarda sempre al mezzo, anche se è solo un mezzuccio, per trovare una soluzione, per conseguire un fine.

Mi fermo qui.

Troverete voi lettori il modo di ampliare ancora queste riflessioni, se convincenti come punto di partenza. Per esempio, pensate agli Americani ed al loro dollaro, a come era stato concepito ed a cosa è diventato.

Sono partito dal sound-money e dal fiat-money, e concludo azzardando la definizione di sound-people per i Tedeschi e di sound-market per il loro sistema produttivo, nonostante i campioni nazionali dell’industria e della finanza siano stati, anche da loro, sostenuti e tutelati a livello centrale. E la definizione assai meno dignitosa di fiat-market, per la nostra imprenditoria clientelare e corporativa, e di fiat-people per la nostra gente. Manipolata e manipolabile come il fiat-money che, forse, le si confà antropologicamente, che l’ha condotta sin qui e ne ha determinato il destino inevitabile, ma non nuovo, di schiava rassegnata o plaudente del Potere di turno.

Una vera rivoluzione antropologica potrà avvenire solo quando, chissà quando, la nostra gente comincerà a recuperare la fiducia in sé stessa a livello individuale, non avrà più paura di accettare le proprie responsabilità e così, inevitabilmente, ritroverà la propria ed autentica libertà. Libertà da ogni Potere.


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Il più grande vantaggio che il libero mercato offre agli individui, è quello di potersi incontrare e stringere volontariamente un accordo per migliorare le proprie condizioni. Sebbene esistano differenze economiche tra di loro, questo non ferma gli individui dal soddisfare i propri bisogni ignorando tale fatto. Certo, le persone ricche possono stringere accordi con altre persone ricche, ma stringono accordi anche con persone "povere". Pensate ai giardinieri, alle babysitter, ai cuochi. Dal punto di vista sociale, vivono separati; dal punto di vista economico, lavorano insieme. Entrambi ci guadagnano, ed è questa la meraviglia del libero mercato. Un giorno, coloro assunti dalla gente ricca potrebbero avere abbastanza referenze e risorse da poter avviare un'azienda tutta loro ed "elevarsi" socialmente. Quando invece si fa ricorso alla violenza dello stato si vengono a creare barriere tra le varie classi: i poveri spronano lo stato a ridistribuire la ricchezza e diventano invidiosi dei ricchi; questi ultimi, per difendersi, cercano di organizzarsi politicamente per rispondere agli attacchi dei primi. L'unica cosa che li spaventa è che anche i poveri si organizzino politicamente. Minacce e paura vanno così a governare quello che prima era un ambiente pressoché pacifico e dedito alla cooperazione. La libera volontà, infatti, va a beneficio di tutte le classi sociali. Quando, invece, una classe manda un agente del governo a bussare alla porta di un'altra classe, potete star sicuri che il futuro sarà costellato da meno cooperazione e più conflitto.
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di Jeffrey Tucker


Ho chiesto ad un mio amico in Cina come funzionassero le poste. La sua risposta è stata rivelatrice: esiste un sistema postale statale, China Post. E' una grande burocrazia che si muove alla vecchia maniera. Le sue origini risalgono al 1870.

Ma oggi, quasi più nessuno pensa di usarla. Rimane lì. Le filiali postali sono qua e là, e vari burocrati vi bazzicano dentro. Invece quasi tutte le persone e aziende si rivolgono ai servizi privati. Ce ne sono decine, addirittura centinaia, tutti specializzati in qualche altro tipo di servizio. Ogni settimana ne spuntano di nuovi.

Perché la gente li usa? I servizi privati dispongono della tracciabilità. Sono veloci. Prendono la consegna da qualsiasi luogo e la portano a destinazione quasi istantaneamente. Sono incredibilmente competitivi, quindi i prezzi sono in costante calo. E' un mercato in forte espansione che al confronto quello statale è ridicolo.

Questi imprenditori, che hanno innovato nonostante i monopoli e le normative vigenti, hanno creato maggiori opportunità, prosperità e libertà. Le persone non sono più legate alle scelte dello stato. Possono lasciare il sistema e trovare nuovi e migliori modi di vivere. Questo è ciò che significa essere liberi.

Eppure il governo cinese va avanti facendo sempre meno. Per quanto tempo può mantenere viva la farsa? Probabilmente molto tempo. Forse anche di più. Ma i suoi servizi diventeranno obsoleti, ingestibili, inefficaci, irrilevanti per la vita delle persone e, quindi, costantemente minacciati di chiusura.

Negli Stati Uniti sta accadendo qualcosa di simile. Il servizio postale è in continua remissione. Le varie filiali vengono chiuse. Il servizio si sta riducendo. A volte si allea con i servizi privati, e talvolta si limita solamente a schiacciare i concorrenti — qualsiasi cosa pur di sopravvivere un altro giorno.

Privato e pubblico continuano ad esistere fianco a fianco. Ma chi è favorito dalla direzione della storia? I servizi che rendono la vita migliore sopravvivono, gli altri perdono energia e muoiono, anche quando sono finanziati dallo stato.

Lo stato può prolungare una funzione inutile, ma non per sempre. La tecnologia è una forza inesorabile. Il governo può rallentarla, ma non può fermarla. Il settore privato continua a sorprendere sempre di più, mentre i servizi statali — in tutto il mondo — continuano a peggiorare.

Il trend si sta diffondendo. Sta colpendo il settore del trasporto: i monopoli di stato vengono frantumati da parvenu privati​​. Sta accadendo nella comunicazione, dove, nel giro di pochi decenni, siamo passati da scatole parlanti di proprietà dello stato ad una conoscenza a portata di mano nelle nostre tasche.

Sta accadendo all'istruzione (raramente l'istruzione pubblica è la prima scelta), alle pensioni (nessuno sotto i 50 crede più a quelle statali), alla sanità (dove quella statale è sinonimo di scandalo) e alla sicurezza (anche lo stato ora ingaggia servizi privati).

In ogni ambito della vita, il trend è evidente ed è intensificato dalla rivoluzione digitale, la quale ha aperto una nuova frontiera agli imprenditori affinché innovino al di fuori del sistema statale. Le innovazioni sono diventate essenziali per la nostra vita.

Grazie alle app, per esempio, possiamo ascoltare la musica, impostare i nostri modelli di riposo, navigare per le mappe delle città, suonare uno strumento musicale; il tutto dai nostri telefoni cellulari. Grazie ai siti web peer-to-peer, possiamo vendere la nostra roba, affittare una stanza in più a casa nostra, affittare un'auto, frequentare lezioni con grandi maestri — o possiamo fare il contrario: comprare roba, trovare una camera, essere pagati per guidare, o insegnare. Gli strumenti per fare tutte queste cose vengono distribuiti a tutti, bypassando completamente gli stati.

Questo è un percorso molto più efficace verso la libertà rispetto alla via che passa dalla politica convenzionale. In tutto il mondo le persone soffrono sotto il peso della pianificazione centrale, della regolamentazione, della tassazione elevata, degli ostacoli al commercio e dei monopoli sull'educazione, sulle banche, sul denaro e su tanti altri settori. Le persone chiedono a gran voce più spazio per respirare, creare e servire. Ma come si arriva da qui a lì? L'innovazione è il percorso produttivo che sta facendo la differenza.

Facciamo un passo indietro ed esaminiamo una questione fondamentale: perché lo stato dovrebbe fornire un qualche servizio? Perché l'elite politica ed i suoi burocrati debbono prendere i nostri soldi per vivere a nostre spese? Perché si prendono la briga di fingere di fare qualcosa per noi come proteggerci, darci sicurezza, pulire l'ambiente, difenderci dai cattivi, amministrare la giustizia ed impedirci di comportarci in modo autodistruttivo?

Lo stato farebbe meglio a non fare nulla di tutto ciò. Invece di far finta di fare cose gloriose per noi, sarebbe molto meglio se si comportasse come un parassita in modo esplicito.

Ma ecco il problema. Gli stati hanno bisogno del sostegno delle persone, come minimo tacitamente. Nessun governo può governare solo con la forza. Il controllo è strettamente dipendente dai cuori e dalle menti. E' quel profondo impegno culturale nei confronti dello stato e di un governo della minoranza sulla maggioranza, che assicura stabilità allo stato e tiene a bada sconvolgimenti e rivoluzioni. Questa è la ragione fondamentale per cui lo stato continua a definirsi indispensabile.

Ma guardate cosa succede quando lo stato non è più così meraviglioso, quando i suoi sistemi di sicurezza, i sistemi bancari, i sistemi monetari, i sistemi educativi, i sistemi normativi, i programmi di pensionamento, le burocrazie ambientali e del lavoro sono poco efficienti rispetto a quello che può essere realizzato al di fuori della sua sfera d'azione. La gente, per una questione di interesse personale, si allontana da ciò che non funziona verso ciò che funziona.

Possono anche aver costruito lo stato, ma non possono costringere le persone ad usarlo, soprattutto se esistono alternative migliori. Ci sono migliaia e milioni di modi per lasciare il leviatano oggi. Ci circondano: da Uber taxi a Bitcoin, all'homeschooling, ai servizi medici privati, ​​alle farmacie online, alla conservazione ambientale privata​​.

Dite il nome di un qualsiasi servizio apparentemente essenziale che lo stato ha offerto nel XX secolo e potete dire il nome di un'alternativa privata più economica, più efficace, più innovativa e più accessibile. Non c'è nulla che gli stati possono fare che i mercati non sappiano fare meglio. La traiettoria attuale della tecnologia sta confermando questo punto, più volte.

Il risultato è l'instabilità politica. Un cambiamento di paradigma. L'obsolescenza del settore pubblico. La crescente irrilevanza del potere. Sempre meno dipendenza, e quindi meno fedeltà, verso una struttura di potere coercitivo e di conseguenza sempre più affidamento verso strutture culturali, economiche e sociali che la società crea per sé stessa. La tolleranza per la tassazione, la schiavitù, l'annullamento della privacy, la regolamentazione e la guerra sta cominciando a declinare. Alla fine morirà, perché è insostenibile senza il sostegno pubblico. Questa è la storia di come la libertà umana prevarrà sulla tirannia. Potrebbe essere la storia del nostro futuro a breve termine.

Si tratta di un percorso pacifico. Non è un percorso certo, ma guardando al mondo di oggi, rappresenta uno dei più produttivi per quanto riguarda i bisogni umani e soprattutto quello più temuto dall'élite politica. L'élite al potere non se ne andrà senza lottare, ma combatterà sempre di più queste persone che stanno già scoprendo un modo migliore di vivere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


da Freedonia di Johnny Cloaca

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