La destra populista in Europa non si ferma più

Di Johnny88 , il - 2 commenti

Il risultato delle elezioni in Finlandia mette in evidenza, ancora una volta, l’avanzata delle destre populiste in Europa. Partiti simili ai Veri Finlandesi spuntano come funghi nel vecchio continente. La crisi economica e l’esplosione del caso “PIGS” hanno ulteriormente rinforzato queste formazioni i cui rappresentanti dicono ormai chiaramente che l’Unione Europea va smantellata. Ma partiti di questo genere emergono non solo nell’UE, ma pure al di fuori dei confini del Leviatano, come accaduto per esempio in Norvegia e Svizzera. Diamo però uno sguardo più in generale alla situazione di questi movimenti in giro per l’Europa, dentro e fuori l’UE

AUSTRIA: all’interno del proprio parlamento l’Austria ha ben due formazioni di questo tipo: FPO e BZO. Ambo le formazioni prendono il via da Jorg Haider. La FPO era la formazione originaria del defunto leader, formazione da lui lasciata nel 2005 per formare la BZO. Haider era infatti in contrasto con molti membri della FPO, secondo lui troppo estremisti e fondò la BZO. Alle elezioni del 2008 ambo i partiti ottennero ottimi risultati. La FPO, ora guidata da Heinz Christian Strache otteneva il 17% mentre la BZO di Haider raggiungeva l’11%. Dopo la morte di Haider la BZO s’è avviata verso un precoce decadenza e nei sondaggi oscilla tra il 4 ed il 6%. La FPO invece continua a volare e nelle rilevazioni oscilla tra il 25 ed il 27% contendendo il ruolo di primo partito ai due storici volkspartei austriaci, SPO ed OVP. Dopo l’esperienza del governo Haider-Schussel la destra populista in Austria è stata isolata, ma non è detto che l’isolamento continui ancora a lungo.

BELGIO: Alle ultime elezioni il Belgio è andato un po’ in controtendenza. Sia nelle Fiandre che in Vallonia le formazioni populiste non hanno brillato. Nelle Fiandre Il Vlaams Belang e la Lista Deddeker sono retrocesse ed hanno ceduto consensi alla Nuova Alleanza Fiamminga di Bart de Woewer. La formazione di De Woewer, pur indipendentista come le altre due, è però europeista e multi-culturalista e, contrariamente a quanto riporta il Corriere, non può essere annoverata tra le formazioni euro-scettiche. In Vallonia il Front National, filiale vallona della formazione dei Le Pen, è imploso. Dalle sue ceneri sta nascendo una nuova formazione vallona di destra, la lista “Wallonie d’Abord” che alle ultime elezioni è arrivata vicina allo sbarramento.

BULGARIA:L’unione Nazionale di Volen Siderov ha fatto il suo debutto alle elezioni parlamentari del 2005 raccogliendo l’8% dei suffragi. Le elezioni del 2009 hanno fatto aumentare ulteriormente i consensi di questa formazione arrivata ora al 9% su scala nazionale.

CROAZIA: Il “Partito Croato dei Diritti” è la formazione più a destra del parlamento. Alle elezioni del 2007 ha ottenuto il 3,5% dei voti. I sondaggi sulle prossime elezioni danno il partito intorno al 5% dei voti

REPUBBLICA CECA: All’interno del panorama boemo la formazione euro-scettica più forte è il Blocco di Jana Bobosikova. Alle ultime elezioni ha mancato di poco la quota di sbarramento, fissata al 5%

DANIMARCA: Il Folkepartei di Pia Kjaersgaard continua ininterrottamente ad avanzare, elezione dopo elezione. Il partito, venuto alla ribalta in occasione delle controversie sulle vignette danesi ritenute offensive dagli islamici, fa parte della coalizione di governo dal 2001. I suoi voti sono fondamentali per il governo di centro-destra che da ormai 10 anni si regge sull’appoggio esterno di questa formazione. Alle ultime elezioni ha ottenuto il 14% dei voti, affermandosi come il terzo partito della penisola e alle prossime potrebbe aumentare ulteriormente il suo bottino di voti e di seggi.

FINLANDIA: Della Finlandia abbiam parlato ampiamente negli ultimi giorni. I Veri Finlandesi sono al 19% e probabilmente saranno decisivi per il prossimo esecutivo.

FRANCIA: Le elezioni presidenziali e parlamentari del 2007 sembravano aver messo la parola “fine” all’epopea del “Front National”. Niente di più errato. Da quando Marine Le Pen ha sostituito il padre alla guida del movimento, la destra francese è ritornata prepotentemente in auge. L’operazione di defascistizzazione di Marine Le Pen sta contribuendo a rendere il partito più presentabile agli occhi dell’opinione pubblica. Nel 2007 il partito ottenne il 10% alle presidenziali ed un misero 4% alle parlamentari. Il prossimo anno però non andrà così, e questo è ormai conclamato. La destra “ufficiale”, volente o nolente, dovrà cominciare a parlare con loro, se vorrà evitare la debacle.

GERMANIA: Ad oggi in Germania ancora non ci sono fenomeni di questo tipo. Il successo del libro di Sarrazin però ha fatto nascere il dibattito sull’opportunità della nascita di una formazione di questo genere. Qualcuno suggerisce che il tracollo della FDP possa aprire la strada a questo nuovo partito che Der Spiegel chiama “Il partito della Bild”. Un partito che ancora non c’è, guidato da un ipotetico Haider tedesco, che incarni i sentimenti anti-europeisti ed anti-immigrati da tempo latenti in Germania. Sentimenti che spesso vengono incarnati proprio dal più celebre e temuto giornale teutonico. Che l’unica salvezza possibile per la FDP sia quella di seguire le orme dell’ex cugina austriaca FPO?

GRECIA: Nato da una costola di “Nuova Democrazia”, massimo partito di centro-destra ellenico, il LAOS è avanzato parecchio alle ultime elezioni, raggiungendo quasi il 6% dei suffragi. Il clima attuale potrebbe essere l’ideale per una ulteriore crescita

ITALIA: Quanto sia giusto includere la Lega in questa fascia di partiti è spesso fonte di dibattito. Diciamo che il Carroccio ha parecchi lati in comune con alcune di queste formazioni e condivide con molte di queste la stessa collocazione al parlamento europeo, vale a dire il gruppo dell’ “Europa per la Libertà e la Democrazia”. Le posizioni critiche sull’immigrazione e scettiche sull’Unione Europea assimilano la Lega a queste formazioni. Differisce da questi movimenti però per il suo ruolo di partito locale.

LETTONIA: Alleanza Nazionale ha fatto parte del governo lettone fino al 2010. Nonostante l’aumento nei voti, passato dal 7 all’8%, il partito è stato escluso dal governo di centro-destra, di cui aveva fatto parte fino ad allora

LITUANIA: Ordine e Giustizia è il quarto partito del parlamento lituano. Alle ultime elezioni ha ottenuto il 13% dei voti. A capitanare la formazione il controverso ex premier ed ex presidente Rolandas Paksas.

LUSSEMBURGO: l’ADR (Alternativa Democratica di Riforma) è parte della vita politica del piccolo granducato da ormai 20 anni. Nonostante un consenso piuttosto stabile tra l’8 ed il 10% finora non è mai riuscito ad entrare al governo del granducato. I democristiani, padroni incontrastati della vita politica del granducato, son sempre riusciti a non aver bisogno della formazione di Robert Mehlen, finora…

NORVEGIA: Il Partito del Progresso è un elemento stabile della politica norvegese dalla metà degli anni ’70. Il suo consenso è in ascesa continua. Alle ultime elezioni risulta essere il secondo partito norvegese col 23% dei consensi. Finora non ha mai partecipato in maniera diretta al governo del paese, ma si è limitato a dare l’appoggio esterno a governi di centro-destra. I sondaggi attuali danno alla formazione di Siv Jensen un consenso intorno al 25%. Se i sondaggi attuali fossero confermati, il partito avrebbe la prima vera chances di entrare in maniera diretta al governo, dato che sembra poter riuscire a costruire una maggioranza insieme ai conservatori di Erna Solberg, la quale è disponibile a costruire un governo con partecipazione diretta dei progressisti.

OLANDA: Sembrava che la destra populista in Olanda fosse morta con Pim Fortuyn. Niente di più sbagliato. Morto Fortuyn è spuntato Geert Wilders la cui formazione, il Partito della Libertà (PVV) è divenuta il terzo partito del paese col 15,5% dopo le ultime elezioni ed il suo appoggio è fondamentale per la tenuta del governo di Mark Rutte. Se si tornasse al voto il PVV aumenterebbe ulteriormente sia i consensi che i seggi.

POLONIA: La formazione dei gemelli Kaczynsky sembra in fase calante. Rimane comunque il secondo partito del paese ed un modello per le formazioni identitarie del continente. Vedremo alle prossime elezioni parlamentari se “Legge e Giustizia” riuscirà ad aumentare, o perlomeno a confermare, il risultato del 2007.

REGNO UNITO: Il sistema elettorale uninominale a turno unico, ha finora impedito allo UKIP e al BNP di entrare alla Camera dei Comuni. Se passasse il referendum che impone il “sistema australiano” nel Regno Unito però il consenso di queste due formazioni potrebbe aumentare. Il sistema proposto dal referendum non è un proporzionale, che aiuterebbe moltissimo le due formazioni euro-scettiche, ma comunque contribuirebbe a far salire le quotazioni dei due partiti, almeno nel voto di “prima preferenza”.

ROMANIA: Sembrava, dopo il tracollo alle elezioni legislative del 2008, che Grande Romania fosse destinata a sparire. Il buon risultato delle europee, in cui la formazione nazionalista romena ha ottenuto il 9% dei consensi, ha riportato in alto il partito di Corneliu Tudor. Probabile che il prossimo anno faccia ritorno nel parlamento nazionale.

SERBIA: In Serbia il nazionalismo non è mai tramontato, anzi, continua a rafforzarsi. Alle ultime presidenziali il leader del Partito Radicale, Tomislav Nikolic, ha sfiorato la vittoria perdendo al ballottaggio contro il moderato Tadic per una manciata di voti (un misero 2,3%). Alle parlamentari successive i radicali hanno confermato il ruolo di secondo partito del paese.

SLOVACCHIA: Il Partito Nazionale Slovacco di Jan Slota è balzato all’onore delle cronache dopo che il Partito Social-Democratico slovacco decise di includerlo in una coalizione di governo nel 2006. I Social-Democratici slovacchi rischiarano per questo l’espulsione dal PSE. Le elezioni del 2010 hanno sancito la sconfitta sia dei nazionalisti del SNS che dei social-democratici. Entrambe hanno perso voti e seggi e la bizzarra coalizione tra estrema destra e centro-sinistra è stata sostituita da una coalizione conservatrice guidata dalla democristiana Iveta Radicova. Il fatto che l’SNS abbia partecipato ad un esecutivo di centro-sinistra, seppur poi bocciato dagli elettori, è un precedente importante che fa capire come spesso queste formazioni possano essere post-ideologiche

SLOVENIA: In Slovenia il Partito Nazionale Sloveno è dall’indipendenza un attore stabile del parlamento. L’affermazione del suo leader, Jelincic, alle ultime presidenziali (19%) , non è stata confermata alle legislative dove il partito, pur rimanendo in parlamento, ha ottenuto un risultato al di sotto delle aspettative (5%). Comunque attore ormai consolidato del panorama sloveno.

SVEZIA: La notizia dell’entrata nel Riksdag dei “Democratici” scosse un po’ tutti lo scorso anno.  Una formazione anti-immigrati che s’afferma nell’ex tempio della socialdemocrazia. Una bestemmia per le vestali del politically correct. La formazione di Akesson ha raggiunto il 6% dei voti nel 2010 superando la soglia di sbarramento.In realtà non è la prima volta che accade un fenomeno del genere in quel di Stoccolma, ma ora è comunque il prosieguo di un trend che si sta consolidando in Europa, e in particolar modo nell’Europa settentrionale. Per il momento il governo conservatore non vuole collaborare con Akesson, ma diamo tempo al tempo

SVIZZERA: Nel 2007 l’UDC-SVP confermava il primato nazionale ottenuto nel 2003. Sembra dai sondaggi che il primato della formazione di Blocher rimarrà intatto nel 2011, nonostante la scissione del “Partito Borghese”. Attualmente l’UDC-SVP, celebre all’estero per la battaglia contro i minareti, detiene 2 seggi nel governo federale, oltre che la maggioranza relativa in parlamento. L’UDC-SVP è alleato della Lega Ticinese, recente vincitrice delle elezioni cantonali in quel di Lugano.

UNGHERIA: Alle elezioni del 2010 il partito Jobbik è entrato nel parlamento magiaro con un altisonante 17% dei consensi, ed ha ottenuto 47 scranni. Pochi meno del malconcio Partito Socialista magiaro fermo al 19% e a 59 seggi. I conservatori di FIDESZ del premier Viktor Orban per ora governano da soli. Se però alle prossime elezioni i conservatori magiari non avessero più la maggioranza assoluta, a chi potrebbero rivolgersi per un aiuto?

Questo è il quadro generale dell’ascesa dei populismi di destra in Europa. Pochi paesi sembrano esser rimasti immuni da questa nuova fiammata di nazionalismo. Tra i pochi sembrano esserci:  Spagna, Portogallo, Estonia, Islanda e Irlanda. Anche da queste parti però, il sorgere di formazioni di questo genere è tutt’altro che impossibile. Io qui ho fatto il classico “calderone”, nel senso che ho accomunato nello stesso filone formazioni diversissime tra di loro, che hanno qualche punto in comune, ma anche molte divergenze. Diciamo che la divergenza principale sta tra i populismi conservatori dell’Ovest e quelli dell’Est. I populismi conservatori dell’Ovest nascono, prima ancora che dall’ostilità all’UE, dai fenomeni migratori di massa che han colpito l’Europa Occidentale nelle ultime decadi. Fenomeni che han portato situazioni di degrado intollerabili e che hanno innescato guerre tra poveri senza esclusione di colpi a cui i tradizionali movimenti conservatori, liberali e socialisti han risposto con indifferenza e una canea politically correct ormai piuttosto stantia e fastidiosa. Proprio perché i fenomeni migratori han colpito le fasce più deboli della società europee, non è raro vedere questi movimenti svettare in quelli che erano i tradizionali elettori dei partiti di sinistra. A Vienna la FPO alle ultime comunali faceva strage nei quartieri popolari. In Francia ed Italia la Lega ed il Front National hanno sostituito le sinistre come partito di riferimento degli operai. I manovali di Manchester, un tempo laburisti, erano col BNP a gridare “british job for british workers”. In Svezia gli scaricatori di porto han preferito Jimmie Akesson alla social-democratica Mona Sahlin. In Danimarca i disoccupati e i minatori metton la croce sul simbolo del Folkpartei. I populismi dell’Europa Occidentale spesso però evitano simboli troppo “espliciti” che richiamino direttamente al nazionalismo e ai fascismi. Rigettano inoltre l’anti-semitismo e si definiscono filo-israeliani piuttosto che filo-palestinesi. Spesso sono abbastanza scettici nei confronti degli USA, ma non apertamente ostili. In Europa dell’est invece, oltre che dalle storiche tensioni fra le etnie che compongono quella porzione d’Europa, i populismi trovano la loro forza proprio da Bruxelles e dall’Unione Europea. I popoli dell’est difatti vedono in Bruxelles un nuova Mosca e nell’UE una nuova URSS (e non hanno torto NDA). Forse formalmente più democratica dell’URSS, ma in sostanza ugualmente oppressiva, all’est l’UE è estremamente impopolare. Inoltre i populismi dell’Est spesso non si vergognano a riproporre simboli come croci celtiche et similia e, contrariamente a quelli dell’ovest, sono abbastanza esplicitamente anti-semiti ed anti-israeliani e apertamente ostili agli USA. Ritengo che questi movimenti non fermeranno la propria avanzata. Forse avranno qualche battuta d’arresto, ma abbiamo visto che le idee di Haider e Fortuyn sono sopravvissute alle morti dei loro leader e sono ora state ereditate da altri (Strache e Wilders), mentre in Francia il passo indietro di Le Pen senior ha addirittura rilanciato il movimento che si prepara al definitivo sdoganamento. Certo, queste formazioni sono molto legate ai loro leader carismatici, ma il senso di insicurezza provocato dalla globalizzazione selvaggia, dall’immigrazione senza freni e da un’Europa che è solo un dinosauro burocratico, privo di anima e assente nei campi in cui realmente servirebbe come la difesa dei confini (vedi i pasticci sulla Tunisia di questi giorni) sono tutti problemi che rimangono sul tavolo. Possono sparare a Fortuyn, Haider può fare un incidente d’auto, l’aereo di Kaczynsky può cadere dal cielo, ma i problemi che le loro formazioni pongono sul tavolo restano e il primo che arriva a denunciarli ottiene eguale consenso. Gli elettori, delusi da conservatori e progressisti, vedono sempre di più questi movimenti come una sorta di “terza via” alquanto appettibile e continueranno a rivolgersi a queste formazioni fintanto che la politica sarà sempre più sorda alle esigenze di sicurezza, tutela dell’identità e della tradizione e preservazione della sovranità nazionale.

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