Le nuove imposte patrimoniali sugli immobili e titoli detenuti all’estero


Le imposte patrimoniali del cd. “Decreto Salva Italia” 3)

3 – Imposta patrimoniale sugli immobili posseduti all’estero (“patrimoniale sugli immobili esteri”) e sui titoli detenuti all’estero (“patrimoniale sui titoli all’estero”)

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Premessa

Delle imposte patrimoniali introdotte con la “Manovra Salva Italia” (D.L. 201/2011 conv. nella Legge 214/2011) del Governo Monti sono già state analizzate in precedenti puntate:

1 – L’imposta di bollo sugli estratti di c/c e l’imposta di bollo sugli investimenti finanziari nazionali.

2 – L’imposta speciale sui capitali oggetto di scudo fiscale (cd. “Ri-tassazione dello scudo fiscale”).

In questo intervento segue l’analisi di tali imposte e, specificamente, vengono analizzate l’imposta patrimoniale sugli immobili posseduti all’estero e l’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie detenute all’estero.

 

Imposta patrimoniale sugli immobili posseduti all’estero (“patrimoniale sugli immobili esteri”)

A decorrere dal 2011, ai sensi dell’art. 19, commi 13 – 17, D.L. 201/2011 (conv. in Legge 214/2011), è stata istituita le persone fisiche residenti in Italia che possiedono immobili situati all’estero saranno soggette ad un’imposta dello 0,76% sul costo e, in mancanza, secondo il valore di mercato dei medesimi.

Decorrenza

L’imposta viene calcolata sul valore degli immobili situati all’estero a qualsiasi uso destinati dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.

È istituita a decorrere dal 2011: ne consegue che la medesima dovrà essere pagata nel 2012 (primo versamento 16 giugno 2012) con effetto sul 2011.

Soggetti passivi

I soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche residenti ai fini fiscali in Italia[1] [2] proprietarie dell’immobile, ma anche il titolare di altro diritto reale (esempio usufrutto) sullo stesso.

Dovrà quindi pagare le imposte sugli immobili posseduti all’estero, ad esempio, anche il cittadino tedesco che risiede in Italia, e pure il soggetto extracomunitario, residente in Italia.

Immobili e scudo fiscale. Secondo la dottrina, l’imposta patrimoniale sugli immobili situati all’estero si applica anche agli immobili esteri che hanno beneficiato del c.d. “rimpatrio giuridico” attraverso lo scudo fiscale e a quelli non produttivi di redditi imponibili in Italia.

Se sussiste ancora il rapporto con la società fiduciaria attraverso la quale è avvenuto il rimpatrio mediante la stipula di un contratto di amministrazione e gestione dell’immobile, l’imposta si dovrebbe applicare anche se l’attività si considera giuridicamente in Italia. In tal caso, occorrerà comunque specificare quale sia il soggetto obbligato al versamento.
Data la generalità della previsione normativa, si ritiene anche che l’imposta riguardi sia i soggetti che hanno correttamente compilato in passato il modulo RW sia quelli che non hanno rispettato l’obbligo.

Aliquota e base imponibile

L’imposta è stabilita nella misura dello 0,76% applicato:

  • sul costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti;
  • e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile[3].

Determinazione dell’imposta

L’imposta è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero.
Pertanto, coloro che nel 2011 hanno acquistato un’immobile in Germania nella prima quindicina di settembre, pagheranno l’imposta su 4 mesi.

Credito di imposta

Dall’imposta patrimoniale dello 0,76% si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l’immobile.

Versamento, liquidazione, accertamento e riscossione

Per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonché per il contenzioso, relativamente all’imposta sugli immobili esteri, si applicano le disposizioni previste per l’IRPEF.

Il versamento dell’imposta deve essere effettuato entro il termine del versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all’anno di riferimento (ordinariamente, quindi, il 16 giugno).

 

Imposta patrimoniale sulle attività finanziarie detenute all’estero (“patrimoniale sui titoli esteri”)

A decorrere dal 2011, ai sensi dell’art. 19, commi 18 e seguenti, D.L. 201/2011 (conv. in Legge 214/2011), è introdotta un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato

Decorrenza

L’imposta è istituita a decorrere sin dal 2011 (pagamento entro il 16 giugno 2012).

Soggetti passivi

I soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche residenti che detengono attività finanziarie all’estero[4].

I presupposti dell’imposta, per certi versi, coincidono con quelli di compilazione del modulo RW del modello UNICO ma, ad esempio, questa nuova imposta patrimoniale non riguarda le società semplici, gli enti non commerciali e i trust che, invece, sono tenuti alla compilazione del modulo.

I soggetti interessati sono unicamente le persone fisiche residenti fiscali (anche stranieri considerati tali) in Italia, a prescindere dalla cittadinanza, in modo del tutto speculare all’imposta sugli immobili detenuti all’estero.

Attività finanziarie soggette all’imposta patrimoniale

L’ambito di applicazione dell’imposta è più esteso di quello delle imposte di bollo sugli estratti di c/c e l’imposta di bollo sugli investimenti finanziari nazionali. (analizzate nella prima puntata).

Ciò dipende dalla più ampia nozione di attività finanziaria rispetto a quella di “strumenti e prodotti finanziari”. Le attività estere di natura finanziaria sono tutte quelle da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera: riguarda, quindi, anche i conti correnti bancari sui cui estratti conto, l’art. 13, comma 2-bis, della Tariffa prevede una minore imposta di bollo.

Nozione di detenzione all’estero

In merito al requisito della detenzione all’estero, la dottrina ha osservato che per essere soggetti all’imposta occorre che l’attività finanziaria sia detenuta all’estero; non rileva, invece, che l’emittente o la controparte siano residenti o meno o che l’emissione di titoli pubblici ed equiparati sia avvenuta all’estero[5].
La detenzione all’estero si verifica, ad esempio, quando la persona fisica custodisce o ha depositato l’attività finanziaria presso un intermediario non residente o mediante intestazione a fiduciaria non residente o in una cassetta di sicurezza o nella propria abitazione. Diversamente, non rientrano nel campo di applicazione della nuova patrimoniale le attività finanziarie affidate in custodia e amministrazione o in amministrazione fiduciaria a intermediari residenti in Italia, a prescindere dal luogo in cui questi le abbiano depositate. In questo caso, infatti, dovrebbe applicarsi l’imposta di bollo sui conti correnti di euro 34,20 (per le persone fisiche) oppure di 100,00 euro (per soggetti diversi dalle persone fisiche) e lo 0,10% sulle comunicazioni relative agli strumenti finanziari.

Analogo ragionamento andrebbe svolto per le attività rimpatriate giuridicamente, in quanto le stesse, pur non essendo materialmente trasferite in Italia, sulla base della prassi amministrativa concernente lo scudo fiscale sono oggetto di deposito, custodia, amministrazione o gestione presso un intermediario residente.

Al contrario, le attività regolarizzate in occasione dello scudo fiscale dovrebbero rimanere soggette all’imposta patrimoniale.

Determinazione dell’imposta

Sono previste due aliquote da applicare sul valore delle attività finanziarie:

  • lo 0,10% per il 2011 e il 2012;
  • lo 0,15% a decorrere dal 2013.

La base imponibile su cui applicare le aliquote è costituita dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenute le attività finanziarie, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività e, in mancanza, secondo il valore nominale o di rimborso[6].

L’imposta è dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di detenzione.

Credito di imposta

Dall’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie estere si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui sono detenute le attività.

Versamento, liquidazione, accertamento e riscossione

Per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonché per il contenzioso, relativamente all’imposta sugli immobili esteri, si applicano le disposizioni previste per l’IRPEF.

Il versamento dell’imposta deve essere effettuato entro il termine del versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all’anno di riferimento (ordinariamente, quindi, come già rilevato, il 16 giugno).

 

Dichiarazione dei redditi.

Sono appena stati approvati i modelli di dichiarazione dei redditi, dai quali si deduce, all’interno del quadro M, la sezione da dedicarsi agli immobili ed attività finanziarie detenute all’estero:

Le istruzioni al modello specificano, solamente, per ora che vanno compilati:

  • in colonna 1 il valore dell’immobile situato all’estero;
  • in colonna 2 il valore delle attività finanziarie detenute all’estero;
  • in colonna 3 la quota di possesso dell’immobile o delle attività finanziarie detenute all’estero;
  • in colonna 4 il periodo di possesso;
  • in colonna 5 l’imposta calcolata proporzionalmente alla quota ed al periodo di possesso nella misura dello 0,76 per cento di colonna 1 nel caso di immobile situato all’estero ovvero dell’1 per mille nel caso di attività finanziarie detenute all’estero;
  • in colonna 6 il credito d’imposta pari al valore dell’imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è detenuto l’immobile o l’attività finanziaria; tale credito d’imposta è deducibile sino a concorrenza dell’ammontare dell’imposta stessa;
  • in colonna 7 l’imposta da versare pari alla differenza tra colonna 5 e colonna 6.

Nuova patrimoniale del Decreto Salva-Italia e Quadro RW

Si dovrà ancora capire quali saranno i rapporti fra questo nuova sezione del quadro RM col quadro RW (cd. “monitoraggio fiscale“) che certamente permane. Ci si augura in un coordinamento tra i suddetti quadri per arrivare a qualche semplificazione, ed evitare magari di indicare più volte lo stesso dato da redigersi secondo criteri diversi, che espone il contribuente a complicazioni inutili ed a rischio di sanzioni. Ciò in quanto gli ambiti operativi, infatti, sono differenti: le finalità del quadro RW sono di comunicazione (e riguarda una serie di tipologie di contribuenti) mentre quelle del quadro RM sono di tassazione (e riguardano solo le persone fisiche fiscalmente residenti). Un problema operativo immediato nella connessione tra i due quadri, ad esempio, a meno di auspicabili semplificazioni, risiede nel fatto che generalmente il quadro RW richiede “valori storici” mentre il quadro RM richiede “valori di mercato”.

Saranno certamente obbligati a questa patrimoniale i lavoratori transfrontalieri, che invece non lo sono per quanto riguarda il monitoraggio fiscale (questi contribuenti sono esonerati dalla compilazione del quadro RW per le attività detenute, nel paese ove lavorano, nello stesso periodo d’imposta in cui per il lavoratore si realizza la condizione soggettiva di “frontaliere”, come specificato dall’Agenzia delle entrate Circ. 21.6.2011 n. 28, par. 5.3) .

Inoltre ci si augurano chiarimenti anche relativamente ai conti cointestati: mentre nel quadro RW vanno indicati per ogni cointestatario, ognuno di questi non potrà certamente dichiarare il tutto nel proprio quadro RM e subire una moltiplicazione di imposta sulla stessa base imponibile.

Infine, l’obbligo di compilazione del quadro RW -come noto- scatta dal possesso di valori superiori a 10 mila euro; la patrimoniale deve essere pagata sempre (col limite minimo del pagamento delle imposte di 12 euro, entità al di sotto della quale le imposte dirette non sono dovute) e non prevede alcun limite esentativo (se non, di fatto, la detenzione -per gli anni 2011 e 2012- di 12 mila euro di attività finanziarie).

Conclusioni

Poiché il presupposto soggettivo della presente imposizione è l’essere fiscalmente residenti in Italia, l’augurio è che questa nuova misura non incentivi troppo la fuga di cittadini italiani che detengono ricchezza verso altri paesi, con ciò ulteriormente impoverendo la struttura di capitale della nazione. Ciò anche in relazione al relativamente modesto importo che tale tributo assicura alle casse erariali in termini assoluti. Il governo potrebbe certamente affermare che l’emanazione di questa misura tributaria è dovuta a motivi di equità verso la appena istituita imposta di bollo sugli investimenti finanziari nazionali (cd. “bollo sugli strumenti finanziari”norma trattata nella prima puntata) ma a pensarci un attimo potrebbe essere anche l’assist di questo governo al sistema bancario nazionale, sempre più aggredito dalle piattaforme di trading estere (soprattutto statunitensi) che offrono servizi di gran lunga più efficenti a costi molto più contenuti.

 


[1] Quindi anche un cittadino straniero che dimori in Italia per la maggior parte dell’anno (183 giorni anche discontinui) e/o mantenga in Italia il proprio centro vitale degli interessi (per approfondimenti vedi qui).

[2] Anche il lavoratore/lavoratrice straniero/a che permangono per fini lavorativi in Italia appunto per oltre 183 giorni nell’anno solare.

[3] Per comprendere se un’attività sia da considerare detenuta all’estero, occorrerà far riferimento alla disciplina sul monitoraggio fiscale e alle regole di compilazione del modulo RW.

[4] La norma riguarda, quindi, soltanto le persone fisiche residenti in Italia che possiedono attività finanziarie all’estero e non le società e gli enti collettivi in genere.

[5] Secondo parte della dottrina, posto che la norma menziona le attività finanziarie in termini generali, senza specificare che si tratti necessariamente di attività finanziarie estere, sembrerebbe che l’imposta possa colpire anche attività finanziarie emesse da soggetti in Italia, ma detenute all’estero.

[6] Dovrebbero essere assoggettate ad imposizione anche quelle attività finanziarie semplicemente “regolarizzate” con lo scudo fiscale e ancora detenute all’estero e, quindi, non fatte oggetto di rimpatrio.

Un problema operativo immediato nella connessione tra i due quadri, a meno di auspicabili semplificazioni, risiede nel fatto che generalmente il quadro RW richiede “valori storici” mentre il quadro RM richiede “valori di mercato”.

 

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