I consumi petroliferi italiani nel mese di febbraio 2012: – 10,7%


da Mondo Elettrico di Massimo J. De Carlo

I consumi petroliferi italiani nel mese di febbraio 2012 sono ammontati a circa 5,1 milioni di tonnellate, con una marcata diminuzione pari al 10,7% (-609.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2011, la peggiore registrata dall’aprile 2009.

I prodotti autotrazione, con un giorno di consegna in pi√Ļ, ma con gli effetti negativi dovuti alle due settimane di gelo, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un calo pari allo 20,3% (-142.000 tonnellate) rispetto a febbraio 2011, mentre il gasolio autotrazione del 15% (-302.000 tonnellate).

A parità di giorni di consegna, sulla rete, per la benzina il calo diventa del 24% e per il gasolio del 19%.

La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di febbraio è così risultata pari a circa 2,3 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di tonnellate di benzina e 1,7 di gasolio autotrazione, con un decremento del 16,4% (-444.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2011.

Nel mese considerato le immatricolazioni di autovetture nuove sono diminuite del 18,9% con quelle diesel che hanno rappresentato il 55,8% del totale (era il 55,9% nel febbraio 2011).

Nei primi due mesi del 2012, i consumi sono stati pari a circa 10,5 milioni di tonnellate, con un calo dell’8,3% (-943.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2011.
La benzina, nel periodo considerato ha mostrato una flessione del 10% (-140.000), il gasolio del 9,4% (-366.000).
Nei primi due mesi del 2012 la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), evidenzia un regresso del 19,6% (-506.000 tonnellate).

Nello stesso periodo le nuove immatricolazioni di autovetture sono risultate in diminuzione del 17,8%, con quelle diesel a coprire il 55,4% del totale (era il 55,1 nei primi due mesi del 2011).

L’evidente calo dei consumi petroliferi riflette la situazione di crisi generalizzata del Paese e la ridotta capacit√† di spesa dei consumatori. Ci√≤ ha altres√¨ effetti negativi sull’intero settore petrolifero, amplificando le perdite economiche gi√† registrate nel biennio precedente.

¬†Dal Comunicato Stampa Unione Petrolifera ‚Äď Roma, 15 marzo 2012

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I nostri grafici

Con i dati mensili precedenti ecco di seguito i nostri grafici a partire dal gennaio 2006.

Mesi in sequenza dal gennaio 2006.

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Raggruppati per anno
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Aggiungiamo i consumo di carburanti per autotrazione

Benzina

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Gasolio

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  • Vincenzo

    ¬†Ripeto qui il commento gi√† fatto all’altro post sullo stesso argomento e aggiungo una nota ulteriore.
    I due miliardi e mezzo di esseri umani cui faccio cenno nel commento non solo si sono messi a consumare allegramente energia, ma anche a mangiare bistecche invece di riso (o cipolle o tapioca, fate voi). Per cui non sono solo saliti i costi dell’energia ma anche quelli del cibo. E quindi ripeto: ci si meraviglia ancora della crisi?

    ——————

    Se la crisi ci insegner√† ad usare l’energia in modo razionale, benvenuta la crisi.

    Tutti si scervellano per cercare di capire le ragioni e le soluzioni
    della crisi, ragionando di spese e sprechi dello stato, tassi di
    interesse, ruolo delle banche eccetera eccetera.Ma nessuno, proprio
    nessuno, che abbia mai puntato l’attenzione sul fatto che i nostri
    livelli produttivi e di benessere sono stati resi possibili dalla
    disponibilità di energia a basso costo.La rivoluzione indutriale è
    avvenuta non grazie a teorie economiche, accumulazioni di capitale o
    altre cose del genere, ma grazie al primo e al secondo principio della
    termodinamica, insomma grazie alla macchina a vapore. Insomma, senza
    Adam Smith la rivoluzione industriale avveniva lo stesso, senza Carnot
    no.Ma tutti stanno a parlare di Adam Smith, ma nessuno di Carnot.Per
    fare andare la macchina a vapore serve qualcosa da bruciare, carbone,
    petrolio, gas oppure uranio che sia. Pure la legna può andare bene.
    Ognuno scelga il combustibile che preferisce.Negli anni ’70 del XX
    secolo ci fu il primo shock petrolifero. Certo, fu causato da motivi
    politici, ma ci rendemmo conto del peso che aveva l’energia nel nostro
    modo di vivere. E ci ingegnammo a mettere in produzione auto che
    consumavano di meno, ad usare l’auto con un minimo di razionalit√†
    (ricordate le domeniche in bicicletta? fa pure bene alla salute), ad
    ottimizzare energeticamente la produzione.E queste azioni hanno
    portato alla prosperit√† degli anni ’80 e degli anni ’90. Ma, tra il
    finire degli anni ’90 e l’inizio del XXI secolo √® iniziato ad arrivare
    il nuovo shock, questa volta non causato da sceicchi e rabbini, ma dal
    progresso economico. Sono entrati in gioco, a consumare allegramente
    energia, circa due miliardi e mezzo di esseri umani in pi√Ļ, i paesi BRIC
    insomma ma ci metterei anche Sudafrica Indonesia, Vietnam e qualcun
    altro.Sul finire degli anni ’90 il petrolio stentava a tenere i 15 $
    al barile (per chi non lo sa un barile sono 159 litri), oggi sta a 125
    $, quasi 10 volte tanto. Ma qualcuno ha mai fatto la correlazione
    tra crisi dei subprime e costo del petrolio? Guarda un po’ a crisi
    subprime iniziò proprio quando il petrolio iniziò la prima impennata che
    lo port√≤ quasi a 150 $ a met√† 2008.Per chi non lo sa l’americano
    tipico che non viva in quel paio di grandi città, New York, Chicago, che
    hanno un sistema di trasporto pubblico di tipo europeo, consuma, solo
    per andare a lavorare, un paio di galloni (3,785 litri per gallone) se
    non pi√Ļ al giorno. Senza poi contare che per fare la spesa ne consuma
    magari un altro, che per asciugare la biancheria usa le asciugatrici
    (invece che il gratuito sole (ok, ci può stare che in inverno nel
    Minnesota mettere i panni fuori non sia una buona idea, ma in Florida o
    in Texas o in California non vedo il problema) divoratrici di kWh, che
    in un semplice bicchiere d’acqua mette 4 cubetti di ghiaccio, altri kWh.E
    se deve pagare la benzina e i kWh, non può pagare il mutuo, visto che
    non pu√≤ smettere di mangiare. E l’americano medio, visto che l√† le tasse
    sulla benzina sono basse, come quelle su qualsiasi altro bene in
    commercio e che quindi il prezzo della benzina risente in maniera
    diretta dell’aumento del petrolio, si √® trovato a fare fronte ad una
    aumento di 5-10 volte dei costi di trasporto. E secondo voi tutto questo
    non ha influito?Cosa sta infatti portando al recupero USA? Guarda
    un po’, lo shale gas che ha fatto almeno abbassare i prezzi del gas
    naturale il che, accoppiato con lo sviluppo dei cicli combinati turbina a
    gas-turbina a vapore, sta tagliando perlomeno il costo del kWh.In
    Europa invece ci continuiamo a dilettare sulla sostenibilità ambientale
    delle tecniche di fracking. Ma ho idea che dietro a questi dilettamenti
    ci siano i rubli di Gazprom (meglio i rubli ormai che gli euro).Ma tutto questo nessuno lo vede o, se lo vede, ne parla.Continuiamo
    a dilettarci, in questo caso la parola è appropriata, di LTRO, QE,
    spread, ammortizzatori sociali, casse integrazioni e menate varie che
    sono CONSEGUENZE della crisi produttiva, non cause.Uscite una buona volta dal mondo della finanza, guardate la realtà.Ciò che serve è una rivoluzione energetica.

    P.S. Non scrivo le cose che scrivo a casaccio. Sono ingegnere chimico
    con formazione processo di raffineria. Mi sono sempre occupato del
    processo di raffineria con una attenzione particolare su alcuni metodi
    di riduzione dei consumi energetici. e lavoro in una multinazionale,
    americana, che fa il grosso del suo fatturato nel settore energia.

    • Robiann

      Secondo questi studi lil gas da scisti non sarebbe una panacea……….Shale gas: arriva la rivoluzione, ma non per l’Italia
      Il XXI secolo sar√† l’era del gas naturale, cos√¨ come il XX √® stato l’era del petrolio. Grazie alla rivoluzione in atto da qualche anno nel mercato del gas, che fino alla fine del secolo scorso era ancillare a quello dell’oro nero, questo combustibile considerato un tempo di scarto sta diventando il vincitore della guerra tra fonti scatenata dalle disavventure del nucleare. Le nuove tecnologie di estrazione del metano da formazioni argillose, chiamate scisti, hanno liberato il potenziale di crescita del cosiddetto¬†shale gas, che in pochi anni ha saturato il fabbisogno americano e ora abbonda, tanto che diversi operatori hanno cominciato a venderlo all’estero, inondando il mercato libero di materia prima. Le quotazioni del gas americano cos√¨ si sono disaccoppiate da quelle del greggio e ai prezzi attuali sono molto pi√Ļ convenienti rispetto al gas europeo. Ma per approfittare di questa rivoluzione, ci vogliono gli impianti giusti, perch√© il gas americano arriva liquefatto via nave e per riceverlo servono terminali di rigassificazione.L’Italia, invece, ha scelto i tubi: due terrestri, che ci portano il metano dal Mare del Nord e dalla Russia, e due sottomarini, provenienti dalla Libia e dall’Algeria. Queste infrastrutture, che fanno capo all’Eni, ci legano mani e piedi alle forniture provenienti da Paesi non proprio campioni di stabilit√† politica. E a contratti fissi detti¬†take or pay,¬†che ci inchiodano a prezzi oggi molto penalizzanti rispetto a quelli correnti sul mercato spot.¬†Eppure l’Italia avrebbe un fortissimo interesse a ricevere metano a buon mercato, visto che manda avanti a gas anche il suo sistema elettrico, oltre alle industrie e al riscaldamento delle case. Siamo il quarto importatore mondiale di gas e l’unico Paese al mondo che alimenta il 60% delle sue centrali elettriche con il metano. Quel prezzo determina dunque anche la nostra bolletta elettrica. Per di pi√Ļ, se manca il gas, in Germania si resta al freddo, mentre da noi si resta anche al buio. Con 80 miliardi di metri cubi di fabbisogno, il nostro sistema produttivo beve gas quanto l’economia giapponese, che ha un Pil triplo. Ma il Giappone ha 28 rigassificatori, noi solo due: uno piccolo a Panigaglia, in Liguria, sempre del Cane a sei zampe, e uno pi√Ļ grande al largo di Rovigo, di ExxonMobil, QatarPetroleum e Edison.Per fortuna, la rivoluzione del gas americano non √® che all’inizio: il¬†ministero dell’Energia stima le riserve di¬†shale gas¬†tecnicamente recuperabili in 187mila miliardi di metri cubi, che amplierebbero del 40% le riserve mondiali di gas. C’√® sempre tempo per correggere il tiro.

      • Robiann

        L’impatto ambientale √® troppo alto, anche in rapporto al contributo alla sicurezza energetica che potr√† dare. Meglio fermarsi, anche perch√© nella legislazione europea ci sono dei vuoti che potrebbero portare a¬†fare disastri. E’ una bocciatura chiara dello¬†shale gas¬†quella che viene dall’ultimo rapportocommissionato dalla¬†Commissione Ambiente del Parlamento europeo¬†(vedi allegato in basso). Solo l’ultimo degli studi che sottolineano i possibili impatti di questa fonte.
        Il documento recapitato a Strasburgo fa il punto su cosa potrebbe dare il¬†gas da scistiall’Europa: in effetti relativamente poco. Il bisogno ci sarebbe: la produzione europea di gas naturale √® in declino e ci si aspetta che cali di un altro 30% entro il 2035, serviranno importazioni dell’ordine di oltre 100 miliardi di metri cubi, che non √® detto ci saranno. Tuttavia ‚Äúle¬†risorse¬†di gas non convenzionale sono¬†troppo piccole per avere qualsivoglia impatto sostanziale¬†su questo trend‚ÄĚ, chiarisce il report.
        Il gioco insomma non vale la candela, specie se si vanno a guardare¬†le esternalit√† negative¬†dello shale gas (che abbiamo ricordato in diversi nostri pezzi: Qualenergia.it,Gas non convenzionale, tra prospettive e criticit√†,¬†Shale gas, impatti ambientali e riserve mondiali¬†e¬†altri), estesamente ricapitolate nello studio, guardando anche all’esperienza degli Usa, dove lo shale gas ha una storia gi√† di qualche decennio e uno sfuttamento pi√Ļ esteso (50mila pozzi).
        C’√® innanzitutto la¬†contaminazione delle falde acquifere e dei terreni¬†riscontrata in diversi casi. I fluidi usati per il¬†fracking¬†contengono spesso sostanze pericolose e attualmente gli operatori non sono obbligati a dichiarane la composizione; spesso queste filtrano nel terreno, portando con s√© anche metalli pesanti e materiali radioattivi. La contaminazione delle acque ‚Äď si legge poi – pu√≤ avvenire anche per fuoriuscite di metano, ‚Äúin casi estremi portando¬†all’esplosione di edifici¬†residenziali‚ÄĚ o di cloruro di potassio, fatto che ha causato in diversi casi¬†salinizzazione dell’acqua potabile¬†nella vicinanza dei pozzi.
        Inquietante un altro impatto: la possibilit√† che le trivellazioni e l’iniezione dei liquidi ad alta pressione provochino¬†eventi sismici. ‚ÄúE’ noto che il fracking idraulico pu√≤ causare piccoli terremoti di magnitudine 1-3 della scala Richter‚ÄĚ, si afferma nel report, scoprendo che in Arkansas negli ultimi anni la frequenza di questi sismi si √® moltiplicata per 10 in coincidenza con l’inizio dell’attivit√† estrattiva.
        C’√® poi la questione¬†emissioni climalteranti. Il metano, come sappiamo ha un potere climalterante molto superiore a quello della CO2, anche se ha un tempo di permanenza in atmosfera minore (un decimo circa): impatta sul clima 33 volte di pi√Ļ considerando un periodo di 100 anni, e fino a 105 volte calcolando gli effetti su un periodo di 20 anni. Proprio le¬†fughe di metano¬†che avvengono nell’estrazione dello shale gas ‚Äď si chiarisce nel documento – possono portare ad avere un bilancio in termini di emissioni nel ciclo di vita addirittura¬†peggiore di quello del carbone¬†(vedi anche Qualenergia.it,Shale gas, per il clima √® peggio del carbone).
        Controindicazioni importanti, che si aggiungono al fatto che attorno all’estrazione di gas da scisti in Europa c’√®¬†un vuoto legislativo, avverte lo studio. Varie le lacune elencate.¬† Ad esempio non c’√® l’obbligo di calcolare il¬†life cicle assesment, ossia l’impatto del combustibile nel ciclo di vita e non √® nemmeno obbligatorio dichiarare se nel processo si usano sostanze pericolose, non √® specificata una¬†Best Available Technique¬†per l’estrazione, non √® definito come si debba trattare l’acqua di scarico delfracking¬†e molte altre mancanze.
        Prima di sfruttre lo shale gas, insomma, bisogna definire delle regole, ma quando queste regole esisteranno, spiega il report, faranno aumentare i costi e i tempi necessari ai progetti di estrazione, diminuendo ulteriormente il potenziale di questa fonte per la sicurezza energetica europea.
        A conti fatti, gli investimenti in shale gas potrebbero essere¬†controproducenti¬†per l’Europa. E non solo per l’impatto ambientale, ma perch√© da una parte darebbero un contributo trascurabile alla sicurezza energetica, dall’altra ‚Äúdarebbero l’impressione di un aumentata disponibilit√† di gas‚ÄĚ, distogliendo da quella che secondo gli autori √® la strada da seguire: ‚Äúriduzione della dipendenza attraverso risparmio ed efficienza energetica‚ÄĚ.

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