Le patrimoniali finanziarie (redde rationem fiscale per le attività in Italia ed all’estero) – L’ “IVAFE” ed altro


Verso la dichiarazione dei redditi 2)

Le patrimoniali finanziarie (redde rationem fiscale per le attività in Italia ed all’estero)

 (Masaccio – “Il Gabelliere Romano”[1], Chiesa del Carmine, Firenze)

Premessa

Iniziati dal Governo Berlusconi (D.L. 98/2011 e relative modifiche durante la conversione in legge) per passare poi al Governo Monti (Manovra “Salva Italia” del D.L. 201/2011, e relative modifiche durante la conversione in legge, Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate 14.2.2012, la Risoluzione Agenzia delle Entrate 9.2.2012 n. 14/E, “Decreto CrescItalia – Liberalizzazioni” D.L. 16/2012 e relative modifiche durante la conversione in legge, il Decreto Ministeriale 24.5.2012, il provvedimento Agenzia delle Entrate 5.6.2012 n. 72442, il Comunicato Stampa del Ministero dell’Economia del 8.6.2012, la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 69 del 21.6.2012 corretta successivamente quando già firmata e pubblicata, …) ora i gli obblighi ed adempimenti dovrebbero essere definitivi…

…ed a ridosso della dichiarazione dei redditi (1° termine: 9 luglio 2012, 2° termine “allungato”, con maggiorazione dello 0,40%, 20 agosto 2012[2]) inizia una serie di articoli iniziando dal tema delle nuove imposte patrimoniali su investimenti finanziari (detenuti sia in Italia che all’estero) nonché immobiliari (per quelli detenuti all’estero, per quelli detenuti in Italia l’acconto IMU è già stato versato il 18 giugno).

Nota bene: le patrimoniali finanziarie su disponibilità ed investimenti detenuti in Italia nonché l’imposta sugli scudi, sono liquidate direttamente dalla banca, posta, ecc. . Nulla deve essere fatto in dichiarazione dei redditi, a differenza del caso di detenzione investimenti all’estero, sia mobiliari che immobiliari (di cui, relativamente a quelli immobiliari, si tratterà in un prossimo post, mentre nel presente lavoro si tratterà di quelli mobilari).

 

Avvertenza generale – Termini per il pagamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi

In un precedente post si dava notizia di una proroga (“a gratis”) dei termini di versamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi in quanto l’Agenzia delle Entrate aveva pubblicato gli studi di settore definitivi solamente il 18 giugno 2012 (giorno “legale” di versamento delle imposte) anziché entro il 31 gennaio 2012 (come da legge, a proposito di “legale”):

Pubblicati ieri dall’Agenzia delle Entrate, con un ritardo maggiore rispetto a quelli dello scorso anno, gli Studi di Settore per l’anno 2011 [3] [4] (strumento necessario per la compilazione della dichiarazione dei redditi) proprio in corrispondenza di quel 18 giugno nel quale i soggetti interessati avrebbero dovuto versare il saldo ed acconto delle imposte relative al 2011.

Per legge, infatti, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, l’Agenzia delle Entrate, deve emanare questo strumento per permettere al contribuente la corretta compilazione e di effettuare le simulazioni, calcoli e valutazioni circa i comportamenti che la legge gli consente (tra cui quello di “adeguarsi” alle supposizioni del fisco).

Ma, purtroppo, scandalo dell’impari applicazione e soggiacenza alla legge, è noto che mentre i giudici non consentono (giustamente) ai privati di non rispettare i termini (i cd. “termini perentori”[5]) al pubblico consentono senza conseguenze di dilatare i tempi dei propri impegni (i cd. “termini ordinatori”[6]). Verrebbe da dire che, in campo fiscale, il pubblico ha oramai “termini canzonatori”.

È quindi dovuto a tale motivo il rinvio al 9 luglio 2012 dei termini di versamento delle imposte sui redditi.

Analiticamente si evidenzia che la staffetta tra Ministero dell’economia e l’Agenzia delle Entrate non ha proprio funzionato, combinando un doppio pasticcio:

1° – a causa della tardiva pubblicazione degli Studi di Settore “definitivi” da parte dell’Agenzia delle Entrate (e della “Società per gli Studi di Settore S.p.A.”, società in house controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), il premier Monti ha dovuto emanare un DPCM (Decr. Del Pres. Del Cons. dei Ministri, come noto) in data 6 giugno 2012 col quale concedeva una proroga ai contribuenti [7] [8] incassando tutte le rate[9] di tutti i pagamenti con un ritardo “di cassa” di 3 settimane; anzi, viene di fatto prorogato anche il versamento del saldo dell’iva per i contribuenti che presentano la dichiarazione iva in Unico 2012;

2° – nell’analizzare il proprio decreto, il Ministero guidato da Monti ha emanato un infelice[10] comunicato stampa che aveva ingenerato dubbi, successivamente dovuti dissipare dall’Agenzia stessa, la quale -ad esempio- con Ris. 69/E del 21.6.2012 (quella attualmente pubblicata) deve manifestamente affermare che nella proroga rientrano tutti i versamenti delle imposte risultanti dalle dichiarazioni dei redditi ordinariamente fissati al 18 giugno 2012[11]. Come se non bastasse, però, a tale chiarimento, l’Agenzia vi è pervenuta correggendo il testo della sua stessa Circolare originariamente emanata, firmata e pubblicata[12].

 

 

1) Le Patrimoniali finanziarie su disponibilità ed investimenti detenuti in Italia

(vedi anche un post precedente sull’argomento, a regolamentazione non definitiva)

A) Nuova imposta di bollo sugli estratti di conto corrente

In base alle nuove norme[13], dall’1.1.2012, su ogni esemplare di estratto conto inviato dalle banche ai clienti è dovuta l’imposta di bollo, con periodicità annuale, nella seguente misura:

  • se il cliente[14] è una persona fisica, 34,20 euro[15];
  • se il cliente è soggetto diverso dalla persona fisica, 100,00 euro[16] [17].

Conti correnti fiduciari: Le maggiorazioni previste per i soggetti diversi dalle persone fisiche (100,00 euro) non si applicano agli estratti conto inviati dalle società fiduciarie ove il fiduciante sia una persona fisica, poiché per l’applicazione della maggiorazione è necessario prendere in considerazione la soggettività dei fiducianti[18].

Libretti al portatore: al fine di determinare l’ammontare dell’imposta dovuta (34,20 o 100,00 euro) si considera il soggetto che ne ha richiesto l’emissione[19].

Ambito oggettivo – Cosa viene tassato

L’imposta di bollo è dovuta, oltre che sugli estratti conto inviati dalle banche ai clienti, anche sugli estratti di conto corrente postale e sui rendiconti dei libretti di risparmio anche postali.

L’imposta è dovuta “per ogni esemplare” di estratto conto inviata.

Pertanto, in caso di più rapporti di conto corrente o di libretti identicamente intestati, l’imposta di bollo è dovuta con riferimento a ciascun rapporto ovvero libretto[20]. Ciò suggerisce l’aggregazione di rapporti di c/c, ove percorribile e non inopportuno, ai fini di un risparmio fiscale.

Indefettibilità dell’imposta sull’estratto conto

L’estratto conto (o il rendiconto) si considerano in ogni caso inviati almeno una volta nel corso dell’anno ed anche quando non sussiste un obbligo di invio o di redazione.

Ciò determina che l’imposta di bollo è in ogni caso dovuta una volta l’anno, anche ove l’estratto conto non venga effettivamente inviato.

Essendo l’imposta da rapportarsi al periodo rendicontato, nelle ipotesi di estinzione o apertura dei rapporti in corso d’anno[21], l’imposta di bollo è rapportata al periodo in cui il conto corrente è in vita.

Applicazione dell’imposta

Come chiarito dal D.M. 24.5.2012, l’imposta è applicata dall’ente gestore:

  • al 31 dicembre di ciascun anno, in caso di periodicità annuale o di assenza di invio del documento;
  • alla fine del periodo rendicontato in caso di periodicità infrannuale stabilita contrattualmente;
  • alla data di cessazione del rapporto in caso di estinzione infrannuale.

Esenzioni: l’imposta non è dovuta se il cliente cui è inviato l’estratto è una persona fisica e quando il valore medio di giacenza risultante dagli estratti e dai libretti è complessivamente non superiore a 5.000,00 euro[22].

Relativamente alle problematiche del raggiungimento (o meno) della soglia di 5.000,00 euro, il D.M. 24.5.2012 ha precisato che debbono essere considerati “unitariamente” tutti i rapporti di conto corrente ed i libretti di risparmio che abbiano la stessa intestazione, intrattenuti con la medesima Banca, con Poste Italiane o emessi da Cassa Depositi e Prestiti. Nel computo non vanno, però, compresi i conti correnti con giacenza media negativa, per i quali, comunque, non è dovuta l’imposta di bollo, se intestati a persone fisiche.

 

B) Nuova imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari

La “Manovra Salva Italia” e il “Decreto liberalizzazioni”[23] hanno introdotto una nuova imposta di bollo sulle comunicazioni periodiche alla clientela relative a prodotti finanziari, che va a sostituire il precedente “super bollo” sul deposito titoli, introdotto dal D.L. 6.7.2011 n. 98 (conv. nella L. 15.7.2011 n. 111). Ma è col Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze datato 24.5.2012 che sono state stabilite le modalità di attuazione delle nuove norme.

La nuova norma[24] prevede che siano assoggettate ad imposta di bollo in misura proporzionale le “Comunicazioni periodiche alla clientela relative a prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati. L’imposta non è dovuta per le comunicazioni ricevute ed emesse dai fondi pensione e dai fondi sanitari”.

Misura dell’imposta
La nuova imposta di bollo si applica in misura proporzionale[25]:

  • nel 2012, con l’aliquota dell’1 per mille (0,10 %);
  • a decorrere dal 2013, con l’aliquota dell’1,5 per mille (0,15%).

Misura minima e massima: l’imposta è dovuta

– come minimo, in ogni caso, nella misura minima di euro 34,20 e

– con un massimo, per il solo anno 2012[26], di euro 1.200,00[27].

In caso di rendiconti periodici o in caso di apertura o estinzione dei rapporti in corso d’anno, le misure minima e massima sopra citate sono ragguagliate al periodo rendicontato e sono applicate in considerazione dell’ammontare complessivo dei prodotti finanziari del cliente presso il medesimo ente gestore[28].

Dall’1.1.2012 non trovano più applicazione nè l’addizionale (nella misura del 50%)[29] né le maggiorazioni (per i clienti diversi dalle persone fisiche)[30].

Pertanto, per le comunicazioni relative a prodotti e strumenti finanziari, non sussistono differenze nell’imposta applicata al cliente persona fisica rispetto ai clienti diversi dalle persone fisiche.

Il valore su cui applicare l’imposta di bollo proporzionale sui prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, dall’1.1.2012, è costituita dal complessivo valore di mercato dei medesimi e, solo in mancanza di questo, dal valore nominale o di rimborso.
In mancanza di tali valori, si assume il costo di acquisto come desumibile dalle evidenze dell’intermediario[31]

Anche da questo punto di vista, la nuova disciplina differisce da quella prevista dal D.L. 98/2011, in quanto, secondo la precedente disciplina, l’imposta doveva essere parametrata al valore nominale o di rimborso del deposito e, solo nel caso di mancanza di tali valori, sulla base del valore di acquisto[32].
Risolvendo dubbi esposti, l’Art. 3, comma 3, del D.M. 24.5.2012 ha chiarito che il valore di mercato da prendere in considerazione come base imponibile è:

  • quello rilevato al termine del periodo rendicontato, come risultante dalle comunicazioni periodiche relative al rapporto intrattenuto e dal rendiconto effettuato, sotto qualsiasi forma;
  • in assenza di rendicontazione periodica e per i buoni fruttiferi postali, al 31 dicembre di ciascun anno.

L’imposta non è dovuta se, in costanza di rapporto, sia all’inizio che al termine del periodo rendicontato, non sono presenti prodotti finanziari, né sono state registrate movimentazioni nel corso del periodo.

Entrata in vigore: la nuova disciplina dell’imposta di bollo sugli strumenti finanziari entra in vigore l’1.1.2012.

Le comunicazioni riferentesi a tempi antecedenti sono soggette all’imposta di bollo progressiva per scaglioni introdotta col D.L. 98/2011, anche se la “comunicazione” è avvenuta nel 2012[33].

Quando e su cosa si paga il “bollo”?

La nuova imposta di bollo si applica alle comunicazioni inviate[34] alla clientela[35] relative a “prodotti finanziari[36], anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati”.

Il campo di applicazione della nuova imposta di bollo si configura, pertanto, maggiormente ampio di quello del “super bollo” introdotto dal D.L. 98/2011: dall’1.1.2012 sono soggetti ad imposta anche i prodotti finanziari non soggetti ad obbligo di deposito.

Sono espressamente esclusi da imposizione le comunicazioni ricevute ed emesse dai fondi pensione e dai fondi sanitari.

Estratti di conti corrente

Il nuovo bollo proporzionale non riguarda, invece, rispetto ai “prodotti finanziari” di cui alla nota, gli estratti di conto corrente, inviati dalle banche o dalle Poste ai clienti, che restano disciplinati dal comma 2-bis del medesimo art. 13 della Tariffa allegata al DPR 642/42, anche esso modificato dal D.L. “Salva Italia” 201/2011 nella versione convertita in legge.

Periodicità di invio

La comunicazione relativa ai prodotti finanziari (ivi compresi i buoni fruttiferi postali, anche non soggetti all’obbligo di deposito) si considera in ogni caso inviata almeno una volta nel corso dell’anno[37], anche quando non sussiste un obbligo di invio o di redazione.

Inoltre, l’imposta è comunque dovuta una volta l’anno[38] o alla chiusura del rapporto.

Se le comunicazioni siano inviate periodicamente nel corso dell’anno e, quindi, siano relative a periodi inferiori all’anno, ovvero nel caso di estinzione o apertura dei rapporti in corso d’anno, l’imposta dovuta è rapportata al periodo rendicontato[39].

Esenzione per i buoni fruttiferi postali

Sono esenti dal nuovo bollo proporzionale sui prodotti e strumenti finanziari i buoni postali fruttiferi di valore di rimborso complessivamente non superiore a euro 5.000,00[40].

In relazione alla soglia di esenzione, l’Art. 3, comma 2, del D.M. 24.5.2012 ha chiarito che si devono considerare unitariamente tutti i buoni fruttiferi postali di cui il cliente risulti intestatario presso Poste Italiane, esclusi i buoni fruttiferi emessi in forma cartacea prima dell’1.1.2009[41].

 

2) Le Patrimoniali finanziarie su attività finanziarie detenute all’estero (cd. “IVAFE”)

(vedi anche un post precedente sull’argomento, a regolamentazione non definitiva)

A decorrere dal 2011, le persone fisiche (fiscalmente) residenti sono soggette[42] ad un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, che devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi (“Unico 2012) e sulla base della quale liquidare l’imposta nei modi e tempi ivi indicati.

Entità dell’imposta. La misura prevista si estrinseca in due aliquote da applicare sul valore delle attività finanziarie:

  • lo 0,10% per il 2011 e il 2012;
  • lo 0,15% a decorrere dal 2013.

La base[43] su cui applicare le suddette aliquote è costituita:

  • dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenute le attività finanziarie, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività;

o, in mancanza,

  • il valore nominale o di rimborso.

In relazione all’imposta in esame, il provv. Agenzia delle Entrate 5.6.2012 n. 72442 segnala inoltre che:

  • essa si applica proporzionalmente ai giorni di detenzione;
  • essa è ripartita in base alla percentuale di possesso in caso di attività finanziarie cointestate.

Specificazioni:

  • per attività finanziarie che non siano più possedute alla data del 31 dicembre dell’anno si fa riferimento al valore delle attività rilevata al termine del periodo di detenzione;
  • per i titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri si fa riferimento al valore puntuale di quotazione rilevato alla data del 31 dicembre di ciascun anno o al termine del periodo di detenzione[44];
  • per i titoli non negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri e, comunque, nei casi in cui le attività finanziarie quotate siano state escluse dalla negoziazione, si fa riferimento al valore nominale o, in mancanza, al valore di rimborso, anche se rideterminato ufficialmente;
  • per titoli che non presentino né un valore nominale né un valore di rimborso, ai fini della quantificazione del valore, occorre tenere conto del valore di acquisto di tali titoli.

Valute diverse dall’euro. Attività finanziarie espresse in valuta diversa dall’euro devono essere convertite sulla base dei tassi di cambio utilizzabili per la compilazione del “Quadro RW”. Nel caso in cui il valore dell’attività finanziaria fosse espresso in valuta diversa dall’Euro, si applicano i tassi di cambio utili ai fini della compilazione del modulo RW del modello UNICO. Per il 2011, occorre riferirsi ai tassi di cambio contenuti nel provv. Agenzia delle Entrate 30.1.2012.

Soggetti passivi dell’imposta sono unicamente le persone fisiche (fiscalmente) residenti[45] in Italia, a prescindere dalla cittadinanza.

Attività finanziarie detenute all’estero tassabili:

  • partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti residenti o non residenti, obbligazioni italiane o estere e titoli similari, titoli pubblici italiani e titoli equiparati emessi in Italia o all’estero, titoli non rappresentativi di merce e certificati di massa (comprese le quote di OICR), valute estere, depositi e conti correnti costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi)[46];
  • contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, tra cui finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere;
  • contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato;
  • metalli preziosi allo stato grezzo o monetato;
  • diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni o strumenti finanziari assimilati;
  • ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

Attività finanziarie e Scudo fiscale. Sono soggette all’imposta anche le attività finanziarie che sono state scudate col sistema della regolarizzazione (ovvero che vengono mantenute all’estero).

Diversamente, non si considerano detenute all’estero le attività finanziarie rimpatriate (sia fisicamente sia giuridicamente)[47].

Presupposto territoriale. Sono soggette all’imposta solo le attività finanziarie detenute all’estero, a nulla importando che l’emittente (o la controparte) siano residenti o meno in Italia o che l’emissione di titoli pubblici ed equiparati sia avvenuta all’estero.

La detenzione all’estero delle attività finanziarie si verifica, ad esempio, quando la persona fisica custodisce o ha depositato l’attività finanziaria presso un intermediario non residente o mediante intestazione a fiduciaria non residente o in una cassetta di sicurezza.

Esclusioni

L’imposta non è dovuta con riferimento alle polizze emesse da imprese di assicurazione estere operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi e stipulate da soggetti residenti in Italia, a condizione che dette imprese applichino l’imposta di bollo ordinaria.

Non sono soggette all’imposta le forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero.

Conti correnti e depositi di risparmio

Diversamente dalla formulazione iniziale, i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi dell’Unione europea o in altri Paesi aderenti allo Spazio economico europeo ma che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (Norvegia e Islanda) hanno un carico fiscale inferiore[48]. A ciò il Governo è stato “costretto” per prevenire censure comunitarie relative alla libera circolazione dei capitali.

Per tali attività finanziarie, infatti, la persona fisica titolare deve indicare nella propria dichiarazione dei redditi un importo fisso pari a 34,20 euro[49].

Tale imposta (provv. Agenzia delle Entrate 5.6.2012 n. 72442):

  • è rapportata di giorni di detenzione ed è ripartita in base alla percentuale di possesso in caso di conti correnti o libretti di risparmio cointestati;
  • non è dovuta quando il valore medio di giacenza risultante dagli estratti conto e dai libretti è complessivamente non superiore a 5.000,00 euro.

Discende, quindi che, tale agevolazione non sussiste per conti correnti e depositi di risparmio in paesi extra UE (a cominciare dalla Svizzera, San Marino, ecc.)

Credito di imposta

Dall’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie estere si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui sono detenute le attività finanziarie.

 

Dichiarazione dei redditi (liquidazione, versamento, accertamento e riscossione)

La dichiarazione e la liquidazione dell’imposta, così come l’accertamento fiscale e la riscossione tributaria seguono le “ordinarie” regole della dichiarazione dei redditi. Tale adempimento infatti è incluso nel modello Unico 2012 “Quadro RM – Sez. XVI”:

 

Il versamento deve essere effettuato entro il termine del versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all’anno di riferimento[50].

Specificamente:

Con riferimento all’anno 2011, poiché i termini di versamento sono stati prorogati dal DPCM 6.6.2012, il primo versamento dovrà quindi essere effettuato:

  • entro il 9.7.2012, senza maggiorazioni;
  • ovvero entro il 20.8.2012, con la maggiorazione dello 0,4%.

“Monitoraggio fiscale” (Quadro RW)

Permangono in carico del residente (fiscale) italiano gli obblighi di monitoraggio fiscale (da assolvere all’interno della dichiarazione dei redditi) per gli stock di investimenti detenuti all’estero alla data del 31.12.2011, nonchè delle movimentazioni da e per l’estero (o estero su estero) di somme superiori a 10.000 per anno.

Una trattazione di tale adempimento è effettuata nel post “Posso apire un conto corrente (e versarvi denaro) all’estero? [Il Quadro RW]”.

 

Conclusioni

Anche il suddetto adempimento costringe il risparmiatore ad effettuare le valutazioni del caso, circa la propria soggettività passiva nonché la territorialità che ha prescelto per la detenzione dei propri investimenti.

È opportuno fare un check-up delle proprie posizioni (alla data del 31/12/2011 ma anche prima) e… buona compilazione.

Stay tuned.

 


[1] 1425: l’affresco “racconta” la storia del gabelliere romano che chiede il tributo a Gesù per entrare in città. Gesù dice a Pietro di pescare e recuperare la moneta nella bocca del pesce (dal vangelo di Matteo). Un vero e proprio racconto che si dipana in tre scene: la richiesta del tributo, il recupero della moneta e il pagamento. I tre spezzoni si animano e il movimento è dettato dai gesti imperativi di Gesù e di Pietro. Le figure sono solidamente collocate nello spazio su cui proiettano le loro ombre con le masse corporee costruite dal colore. Tutti i pittori che sono venuti dopo -michelangelo incluso- sono andati alla cappella Brancacci per imparare come si costruisce una figura e come la si colloca nello spazio.

[2] La scadenza del 20 agosto è frutto di una ulteriore ed “automatica” proroga in quanto il D.L. 16/2012 (convertito nella Legge 44/2012) ha “messo a regime” il differimento dei termini per i versamenti e gli adempimenti fiscali che scadono nel periodo dal 1° al 20 agosto di ogni anno.

[3] i 206 modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore da utilizzare per il periodo d’imposta 2011 e, nel contempo, ha reso disponibile il software GE.RI.CO. 2012.

[4] una parte di essi era stata pubblicata il 30 aprile scorso, con ben 3 mesi di ritardo.

[5] Il “termine perentorio” viene così detto, se un dato atto o una data attività devono essere compiuti entro il lasso temporale di scadenza del termine stesso; se il termine non viene rispettato, l’atto o l’attività, pur se eventualmente compiuta, risulta inutile, nel senso che non viene considerata utile ai fini di certi effetti favorevoli, con conseguente applicazione di sanzioni e produzione di effetti sfavorevoli. Questo perchè il termine perentorio obbliga in termini assoluti il compimento di un’attività in quel determinato lasso di tempo al fine di fornire certezza all’attività stessa.

[6] Il “termine ordinatorio” invece, viene così detto se alla sua inosservanza, non sono previste sanzioni o effetti sfavorevoli. La funzione di questo termine è semplicemente quella di ‘ordinare’ un’attività amministrativa, indirizzandola verso determinate procedure ed esiti; perciò, il non rispetto del termine non comporta il verificarsi di decadenze e l’applicazione di sanzioni.

[7] relativamente alle imposte dirette (IRPeF e IReS), le relative addizionali, l’IRAP, le imposte sostitutive e gli altri versamenti che devono essere effettuati entro il termine previsto per i pagamenti risultanti dalla dichiarazione dei redditi. Beneficia del differimento, ad esempio, il versamento della “cedolare secca”, dell’imposta sul valore degli immobili all’estero posseduti nel 2011, dell’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero detenute nel 2011, del contributo di solidarietà del 3% sui redditi IRPEF superiori a 300.000 euro.

[8] i soli esclusi dalla proroga versamenti sono una sparuta minoranza di contribuenti: i contribuenti non persone fisiche “estranei” agli studi di settore.

[9] Slittano, inoltre, i termini per i pagamenti in caso di opzione per la rateizzazione delle imposte (ai sensi dell’Art. 20 del D.Lgs. 241/1997), con la conseguenza che le rate successive alla prima, differita al 9 luglio 2012, devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza, per i contribuenti titolari di partita IVA, ed entro la fine di ciascun mese di scadenza, per i contribuenti non titolari di partita IVA.

[10] il testo sembrava condizionare la proroga al fatto che, per i contribuenti diversi dalle persone fisiche, non ricorressero cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore, differentemente invece si ritenesse ancora valido il chiarimento fornito con la Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 6 luglio 2007 n. 41, in cui si affermava che “considerato che la proroga riguarda soggetti che esercitano attività per la quale è stato approvato il relativo studio di settore, tra i soggetti che fruiscono della proroga rientrano anche quelli interessati da una causa di esclusione o di inapplicabilità dello studio di settore”.

[11] quali, ad esempio, il versamento della “cedolare secca sulle locazioni” e delle imposte sugli immobili e le attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia, introdotte dall’art. 19, commi da 13 a 22, del D.L. 201/2011.

[12] La prima versione della circolare, ebbene sì, “la prima versione” (siamo a questi livelli) aveva sollevato alcune perplessità in relazione a due aspetti:
– la possibilità o meno di usufruire della proroga da parte dei soggetti (diversi dalle persone fisiche) per i quali ricorrano cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, diverse dalla dichiarazione di ricavi o compensi superiori al limite di 5.164.569 euro, creando una discontinuità col precedente orientamento dell’Agenzia assunto con la predetta Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 6 luglio 2007 n. 41;
– l’applicabilità della proroga al versamento dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei terreni, ai sensi dell’art. 2 del D.L. 282/2002, che nulla ha a che vedere con l’adempimento della dichiarazione dei redditi.

[13] L’Art. 19, comma 1, del D.L. 6.12.2011 n. 201 (come convertito dalla Legge 22.12.2011 n. 214) ha modificato il comma 2-ter dell’art. 13 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 642/72 concernente l’imposta di bollo dovuta sugli estratti conto inviati dalle banche ai clienti ai sensi dell’Art. 119 del D.Lgs. 1.9.1993 n. 385.

[14] Cliente è “qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che ha in essere un rapporto contrattuale o che intenda entrare in relazione con l’intermediario” (per definizione data dal provvedimento del Governatore della Banca d’Italia datato 9.2.2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16.2.2011 n. 38, a ciò delegato dall’Art. 1 del decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze datato 24.5.2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’1.6.2012, n. 127.

[15] nel caso in cui l’invio avvenga con periodicità:

– semestrale l’imposta è dovuta nella misura di 17,10 euro,

– trimestrale l’imposta è dovuta nella misura di 8,55 euro,

– mensile l’imposta è dovuta nella misura di 2,85 euro.

[16] Come per la nota precedente, l’imposta di bollo di 100,00 deve essere proporzionata alla periodicità sula base dell’anno “civile” (in base all’Art. 2, comma 3, del D.M. 24.5.2012).

[17] Rispetto al regime impositivo applicabile fino al 31.12.2011, viene modificata solo questa misura: fino al 31.12.2011 l’imposta dovuta annualmente da soggetti diversi dalle persone fisiche ammontava a 73,80 euro.

[19] Come specificato dall’Art. 2, comma 2, del D.M. 24.5.2012

[21] Così come stabilito dall’Art. 2, comma 3, del D.M. 24.5.2012.

[22] limite inserito (in sede di conversione del Decreto “Salva Italia” D.L. 201/2011, ad opera della L. 214/2011) nell’ultimo periodo della nota 3-bis all’art. 13 della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 642/1972.

[23] L’Art. 19, comma 1, del D.L. 201/2011 (come conv. dalla L. 214/2011) e l’ Art. 8, comma 13, del D.L. 2.3.2012 n. 16 (conv. in L. 26.4.2012 n. 44) hanno modificato l’Art. 13, comma 2-ter, della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 642/1973,

[24] l’Art. 13, comma 2-ter, della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 642/1973.

[25] Si rileva che, invece, la disciplina dettata dal D.L. 98/2011 modulava l’imposta di bollo per scaglioni in funzione dell’ammontare del deposito. Per alcuni esempi di applicazione, si vedano le circ. Agenzia delle Entrate 4.8.2011 n. 40 e 24.10.2011 n. 46.

[26] Si rileva che, nella versione del D.L. 201/2011 anteriore alla conversione, il limite massimo di 1.200,00 euro era di generale applicazione e non limitato al solo 2012.

[27] la presenza di un limite massimo comporta un vantaggio, per il solo 2012, in caso di strumenti del valore superiore a 1.200.000,00 euro.

[28] come chiarito, in proposito, dal D.M. 24.5.2012

[30] previste dalla previgente nota 3-bis all’art. 13 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 642/1972.

[32] la circ. Agenzia delle Entrate 4.8.2011 n. 40 chiarisce che, ai fini della determinazione dello scaglione di applicazione dell’imposta, occorreva tenere conto dell’importo del deposito alla data di chiusura del periodo rendicontato.

[34] od anche non materialmente inviata, nel caso in cui non vi sia alcuna comunicazione nell’anno.

[35] Cliente è “qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che ha in essere un rapporto contrattuale o che intenda entrare in relazione con l’intermediario” (per definizione data dal provvedimento del Governatore della Banca d’Italia datato 9.2.2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16.2.2011 n. 38, a ciò delegato dall’ Art. 1 del decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze datato 24.5.2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’1.6.2012, n. 127.

[36] La definizione di “prodotti finanziari” può essere desunta dall’art. 1, comma 1, lett. c) del D.M. 24.5.2012, che rinvia all’Art. 1 del D.Lgs. 24.2.1998 n. 58, precisando, però, che, ai fini della disciplina dell’imposta di bollo qui in commento, devono essere ricompresi nella definizione di prodotti finanziari anche i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati.
La norma citata definisce “prodotti finanziari” gli strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria.
Inoltre, sono definiti “prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione” le polizze e le operazioni di cui ai rami vita III e V di cui all’Art. 2, comma 1, del D.Lgs. 7.9.2005 n. 209, con esclusione delle forme pensionistiche individuali di cui all’Art. 13, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 5.12.2005 n. 252.
Pertanto, per la comprensione dell’ambito oggettivo della norma dovrà farsi riferimento anche alla definizione di “strumenti finanziari”, recata dall’Art. 1, comma 2, del D.Lgs. 58/1998, secondo la quale configurano strumenti finanziari:

  • i valori mobiliari;
  • gli strumenti del mercato monetario;
  • le quote di un organismo di investimento collettivo del risparmio;
  • i contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap”, accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati connessi a valori mobiliari, valute, tassi di interesse o rendimenti, o ad altri strumenti derivati, indici finanziari o misure finanziarie che possono essere regolati con consegna fisica del sottostante o attraverso il pagamento di differenziali in contanti;
  • i contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap”, accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento avviene attraverso il pagamento di differenziali in contanti o può avvenire in tal modo a discrezione di una delle parti, con esclusione dei casi in cui tale facoltà consegue a inadempimento o ad altro evento che determina la risoluzione del contratto;
  • i contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap” e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento può avvenire attraverso la consegna del sottostante e che sono negoziati su un mercato regolamentato e/o in un sistema multilaterale di negoziazione;
  • i contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap”, contratti a termine (“forward”) e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento può avvenire attraverso la consegna fisica del sottostante, diversi da quelli indicati al punto precedente che non hanno scopi commerciali, e aventi le caratteristiche di altri strumenti finanziari derivati, considerando, tra l’altro, se sono compensati ed eseguiti attraverso stanze di compensazione riconosciute o se sono soggetti a regolari richiami di margini;
  • gli strumenti derivati per il trasferimento del rischio di credito;
  • i contratti finanziari differenziali;
  • i contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap”, contratti a termine sui tassi d’interesse e altri contratti derivati connessi a variabili climatiche, tariffe di trasporto, quote di emissione, tassi di inflazione o altre statistiche economiche ufficiali, il cui regolamento avviene attraverso il pagamento di differenziali in contanti o può avvenire in tal modo a discrezione di una delle parti, con esclusione dei casi in cui tale facoltà consegue a inadempimento o ad altro evento che determina la risoluzione del contratto, nonché altri contratti derivati connessi a beni, diritti, obblighi, indici e misure, diversi da quelli indicati alle lettere precedenti, aventi le caratteristiche di altri strumenti finanziari derivati, considerando, tra l’altro, se sono negoziati su un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione, se sono compensati ed eseguiti attraverso stanze di compensazione riconosciute o se sono soggetti a regolari richiami di margini.

[37] Come precisato dall’Art. 3, comma 2, del D.M. 24.5.2012, il periodo di riferimento per il calcolo dell’imposta dovuta è l’anno civile.

 

[38] Relazione illustrativa al decreto legge, la disposizione prevede una presunzione di invio della comunicazione, sicché, anche in assenza di un obbligo di invio, l’imposta è comunque dovuta.

[39] Ai sensi dell’Art. 3, comma 2, del D.M. 24.5.2012.

[40] La disposizione è stata inserita in sede di conversione del D.L. 201/2011, ad opera della L. 214/2011.

[41] per i quali il D.L. 16/2012 convertito ha previsto una disciplina speciale.

[42] l’Art. 19, comma 18, del D.L. 201/2011 (decreto “Salva Italia”, conv. nella L. 214/2011).

[43] Non è di alcun aiuto, per i predetti fini, il lavoro compilativo del Quadro RW”, posto che in tale modello è richiesto il costo storico delle attività finanziarie.

[44] A tal fine, può essere utilizzata la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività ovvero dell’impresa di assicurazione estera. Qualora alla predetta data non ci sia stata negoziazione, si deve assumere il valore di quotazione rilevato nel giorno antecedente più prossimo.

[45] Per sapere “chi” deve considerarsi, secondo la legge, fiscalmente residente in Italia leggi qui.

[46] I titoli o i diritti offerti ai lavoratori dipendenti ed assimilati che danno la possibilità di acquistare, ad un determinato prezzo, azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti (c.d. stock option) sono soggetti all’imposta solo nel caso in cui siano cedibili.

[47] Le attività finanziarie oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente sono soggette all’imposta di bollo di cui all’Art. 13, comma 2-bis e 2-ter della Tariffa, Allegato A, Parte I, del D.P.R. 642/1972 e sulle stesse non è dovuta l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero.

[48] Con l’introduzione dell’Art. 8 del D.L. 16/2012.

[49] Trattasi dell’imposta fissa di ammontare pari a quella prevista dall’art. 13, comma 2-bis, lett. a), della Tariffa allegata al D.P.R. 642/1972.

[50] ai sensi dell’Art. 17, commi 1 e 2, del D.P.R. 435/2001.

 

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  • art 13 2°comma bis della tariffa allegata al DPR 642/72- in vigore dal 1° gennaio 2012 come previsto dalla manovra Monti (D L n 201 del 6/12/2011 D L n 16 del 2/3/2012 e DM 24 5 2012)
  • DPR 642/72 DM 24/5/2012
  • dpr 642/72-dm 24/5/2012
  • DPR642/72-DM24/5/2012
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