I (mancati) chiarimenti dell’Imposta sulle Attività Finanziarie all’Estero: in misura fissa di 34,20 euro solo i conti correnti e depositi UE


Verso la dichiarazione dei redditi 2-bis)

I (mancati) chiarimenti dell’Imposta sulle Attività Finanziarie all’Estero: in misura fissa di 34,20 euro solo i conti correnti e depositi UE

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AGGIORNAMENTO del 3.7.2012 del post “Le patrimoniali finanziarie (redde rationem fiscale per le attività in Italia ed all’estero)”, al quale si fà completo riferimento.

 

Premessa

Ad una settimana esatta dalla (prima) scadenza del versamento dei tributi risultanti dalla dichiarazione dei redditi l’Agenzia delle Entrate ha emanato una circolare che, inefficacemente, vuole portare chiarimenti alla nuova “IVAFE” (ovvero acronimo di “imposta sul valore delle attività finanziarie estere”), oltre che alla “IVIE (“imposta sul valore degli immobili all’estero”)[1] per la quale ha “sdoganato” l’IMU (!) ed i suoi criteri pure all’estero, anch’essa nuova

La Circolare n. 28/E di ieri 2.7.2012 non aggiunge grandi chiarimenti, o perlomeno si limita a “gestire” le situazioni più generali e, a parte una sommaria elencazione, non si addentra minimamente, ad esempio, su quali tipi di contratti e, in generale su casi applicativi.

Il presente aggiornamento prende in considerazione una Circolare dell’Agenzia delle Entrate non tanto per il valore giuridico, pari a zero come ha anche deciso la Corte di Cassazione con la Sentenza 23.031 del 2.11.2007 [2] [3], piuttosto per conoscere il punto di vista dell’ “oste” che non ci siamo scelti e di quali saranno presumibilmente i suoi comportamenti.

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I “chiarimenti” dell’Agenzia delle Entrate

Premette che “l’introduzione di un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) deriva … da esigenze di coerenza del sistema, posto che per le attività detenute presso intermediari italiani è prevista l’applicazione di un’imposta di bollo…”.

Nella citata circolare, l’Agenzia conferma che:

– “sono soggette all’imposta anche le attività finanziarie che sono state oggetto di operazioni di emersione attraverso la regolarizzazione”;

-“ non si considerano, invece, detenute all’estero le attività finanziarie rimpatriate (sia fisicamente che giuridicamente)”;

– “sono escluse dall’IVAFE le attività finanziarie detenute all’estero, ma che sono amministrate da intermediari finanziari italiani, e le attività estere fisicamente detenute dal contribuente in Italia”.

Precisa che ”l’imposta è dovuta, a prescindere dalla circostanza che il soggetto emittente o la controparte siano residenti o meno, nei casi in cui le attività si considerano detenute all’estero. Si considerano come attività detenute all’estero anche le attività finanziarie detenute, ad esempio, in cassette di sicurezza all’estero o tramite intermediari non residenti. Precisa altresì che “le persone fisiche residenti sono assoggettate all’imposta in esame qualora detengano all’estero attività finanziarie a titolo di proprietà o di altro diritto reale, e indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione e quindi anche se pervengono da eredità o donazioni.”

Precisa infine che “…attività finanziarie oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente o di custodia, amministrazione o gestione con soggetti intermediari residenti, l’IVAFE non è dovuta in quanto su tali attività viene applicata l’imposta di bollo (ai sensi dell’articolo 13, commi 2-bis e 2-ter, della Tariffa, Allegato A, Parte Prima, del D.P.R. n. 642 del 1972), dal momento che le stesse non sono considerate come detenute all’estero.”

 

Investimenti incisi dall’imposta

L’elencazione degli investimenti soggetti all’IVAFE riportati dalla circolare sono i medesimi già apparsi anche su queste pagine e la circolare non aggiunge nulla rispetto a richiesti chiarimenti, costringendo gli investitori ad un “fai da te interpretativo” sulla soggiacenza alla tassazione di determinate categorie da assoggettare o meno.

Di certo, per via del regime di libertà di prestazione e che abbiamo optato per il regime sostitutivo italiano sui redditi generati[4], non sono soggette all’IVAFE le forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero.

 

Aliquote e base imponibile

Ripete quanto già “conosciuto”, anche relativamente al calcolo proporzionale ai giorni di detenzione e alla quota di possesso in caso di attività finanziarie cointestate. Rimarca il fatto che, a differenza di quanto espressamente stabilito per l’IVIE, non è prevista alcuna soglia di esenzione per il versamento dell’imposta in esame.

 

“Agevolazione” per conti correnti o libretti di risparmio comunitari.

Non per bontà ma per evitare una infrazione comunitaria, i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi della Unione europea o in Paesi aderenti al SEE (ma solo quelli che garantiscono un adeguato scambio di informazioni: Norvegia e Islanda), l’IVAFE è stabilita in misura fissa, attualmente pari a 34,20 euro.

L’Agenzia delle Entrate afferma che “tale misura va applicata con riferimento a ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero dal contribuente”. E che “in caso di estinzione o di apertura di tali rapporti in corso d’anno, l’imposta è rapportata al periodo di detenzione espresso in giorni e per i conti cointestati, l’imposta fissa è ripartita in base alla percentuale di possesso.”

 

C/C o depositi inferiori a 5.000 euro

L’Agenzia segnala che l’imposta in misura fissa non è dovuta qualora il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti conto e dai libretti sia non superiore a euro 5.000”[5], tenendo “conto di tutti i conti o libretti detenuti all’estero[6] dal contribuente presso il medesimo intermediario e a nulla rilevando il periodo di detenzione del rapporto durante il periodo d’imposta.”

E, “nel caso in cui il contribuente possieda rapporti cointestati, al fine della determinazione del predetto limite, si tiene conto degli ammontari riferibili pro quota al medesimo contribuente.”

N.B. “L’applicazione della misura fissa nonché della soglia di esenzione di euro 5.000 per l’applicazione dell’IVAFE si riferisce esclusivamente ai conti correnti e ai libretti di risparmio detenuti in Paesi della Unione europea o in Paesi aderenti al SEE e non ad altre tipologie di attività finanziarie.”

 

Niente compilazione del modello UNICO se i conti correnti UE sono sotto la soglia dei 5.000 euro

L’Agenzia delle Entrate fa presente che “nel caso in cui operi l’esenzione collegata alla soglia di euro 5.000, i dati relativi ai conti correnti e ai libretti di risparmio detenuti nei predetti Paesi non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi, fermo l’eventuale obbligo di compilazione del modulo RW.”

In realtà, da soli, disponibilità fino a 10.000 (e non 5.000) sono esentate dal monitoraggio a carico del residente (fiscale) italiano da assolvere all’interno della dichiarazione dei redditi.

Una trattazione di tale adempimento è effettuata nel post “Posso apire un conto corrente (e versarvi denaro) all’estero? [Il Quadro RW]“.

 

Dichiarazione dei redditi e versamenti

Alla cassa. L’Agenzia ricorda che “al fine di dichiarare il valore delle attività finanziarie detenute all’estero deve essere compilata la Sezione XVI del quadro RM del modello UNICO Persone fisiche”, indicando “il controvalore in euro degli importi in valuta calcolato in base all’apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 gennaio 2012.”

Ricorda la recente dovuta proroga per il versamento: “entro il 9 luglio 2012 senza alcuna maggiorazione, oppure dal 10 luglio 2012 al 20 agosto 2012, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo.”. Non sono dovuti acconti per le imposte del 2012 ed è consentito rateizzare l’imposta dovuta  con rate fino a novembre 2012.

 

Credito di imposta

L’Agenzia si premunisce di indicare che “il credito d’imposta non può in ogni caso superare l’imposta dovuta in Italia” e che “qualora con il Paese nel quale è detenuta l’attività finanziaria sia in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni riguardante anche le imposte di natura patrimoniale che preveda, per tale attività, l’imposizione esclusiva nel Paese di residenza del possessore, non spetta alcun credito d’imposta per le imposte patrimoniali eventualmente pagate all’estero. In tali casi, per queste ultime può essere chiesto il rimborso all’Amministrazione fiscale del Paese in cui le suddette imposte sono state applicate nonostante le disposizioni convenzionali. (!)

Ricorda che “dall’imposta si detrae, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’importo dell’eventuale imposta patrimoniale versata nell’anno di riferimento, nello Stato estero in cui sono detenute le attività finanziarie.

 

Stay tuned.

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[1] di cui ad un imminente post.

[2] Infatti con la sentenza 23.031 del 2.7.2007, la Corte di Cassazione, supportata da precedenti orientamenti giurisprudenziali e concordando con i pareri di autorevole dottrina, ha definito in modo chiaro l’inefficacia normativa esterna delle circolari, cui è attribuita la natura di atti meramente interni alla Pubblica Amministrazione.

La portata “innovativa” della sentenza risiede nel fatto che, rispetto ai precedenti orientamenti, i giudici della Cassazione affermano la relatività delle circolari non solo verso il contribuente, ma anche nei confronti degli uffici gerarchicamente subordinati, ai quali non è vietato disattenderle.

Pertanto, la circolare con la quale l’Agenzia delle Entrate interpreta una norma tributaria, anche qualora contenga una direttiva agli uffici gerarchicamente subordinati affinché vi si uniformino, esprime esclusivamente un parere dell’Amministrazione non vincolante per il contribuente.

Elementi “qualificanti” ed innovativi della predetta sentenza:

NESSUN VINCOLO PER IL CONTRIBUENTE

La circolare emanata nella materia tributaria non vincola il contribuente, che resta libero di non adottare un comportamento ad essa conforme. —-> in un sistema tributario basato essenzialmente sull’autotassazione, la soluzione delle questioni interpretative è affidata (almeno in una prima fase, quella appunto della determinazione dell’imposta da corrispondere) direttamente al contribuente.

NESSUN VINCOLO PER IL L’UFFICIO PROVINCIALE

La circolare non vincola gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderla, senza che per questo il provvedimento concreto ad:ttato dall’ufficio (atto impositivo, diniego di rimborso, etc.) possa essere ritenuto illegittimo “per violazione della circolare”.

—-> Se l’interpretazione contenuta nella circolare è errata, l’atto emanato (disattendendo la circolare) sarà legittimo poiché conforme alla legge.

—-> Se, invece, l’interpretazione è corretta, l’atto emanato (disattendendo la circolare) sarà illegittimo per violazione di legge.

NESSUN VINCOLO PER L’AGENZIA DELLE ENTRATE

La circolare non vincola l’autorità che l’ha emanata, la quale resta libera di modificare, correggere e anche completamente disattendere l’interpretazione adottata.

Il cambio di indirizzo interpretativo sul quale il contribuente può aver fatto affidamento, può eventualmente rilevare o essere valutato in sede di applicazione delle sanzioni, assicurando così la tuteladel contribuente sotto il profilo dell’affidamento.

Effettivamente l’Agenzia delle Entrate si è sovente avvalsa di questa possibilità cannibalesca: ha modificato e talvolta surrettiziamente rinnegato proprie “intepretazioni” (sull’efficacia probatoria degli studi di settore, ad esempio).

NESSUN VINCOLO PER IL GIUDICE

La circolare non vincola il giudice tributario e, a maggior ragione, la Corte di Cassazione.

—-> Per l’annullamento di un atto impositivo emesso sulla base di una interpretazione dell’Amministrazione e ritenuta non conforme alla legge, non deve “essere disapplicata la circolare” (non ponendosi neppure il problema), in quanto l’ordinamento affida esclusivamente al giudice il compito di interpretare la norma.

—-> Al giudice tributario è attribuita, nella materia tributaria, la giurisdizione esclusiva.

Natura delle Circolari Ministeriali (ed ancor più  dell’Agenzia delle Entrate)

Alla circolare ministeriale, per la sua natura e per il suo contenuto di mera interpretazione di una norma di legge, non può essere riconosciuta alcuna efficacia normativa esterna.

—-> La circolare non può essere annoverata fra gli atti generali di imposizione, impugnabili innanzi al giudice amministrativo, in via di azione, o disapplicabili dal giudice tributario od ordinario, in via incidentale.

—-> Non può né contenere disposizioni derogative di norme di legge, né essere considerata alla stregua di norme regolamentari vere e proprie.

Ammettere che l’Amministrazione, quando esprime opinioni interpretative, ancorchè prive di fondamento nella legge, crea vincoli per sé e per i giudici tributari, equivarrebbe a riconoscere all’Amministrazione stessa un potere normativo, in conflitto con il principio costituzionale di riserva di legge.

—-> Le circolari sono dotate di efficacia nell’ambito dell’Amministrazione all’interno della quale sono emesse.

—-> Non possono essere prese in considerazione dall’ordinamento generale, cui invece appartiene il potere giurisdizionale.

—-> Si tratta di atti meramente interni della Pubblica Amministrazione che, pertanto:

contengono istruzioni, ordini di servizio, direttive impartite dalle autorità amministrative centrali o gerarchicamente superiori agli enti o organi periferici subordinati;

esauriscono la loro portata ed efficacia giuridica nei rapporti tra i suddetti organismi ed i loro funzionari.

Le circolari amministrative, quindi, non possono spiegare alcun effetto giuridico nei confronti di soggetti estranei all’Amministrazione, né acquistare efficacia vincolante per quest’ultima, essendo destinate esclusivamente ad esercitare una funzione direttiva nei confronti degli uffici dipendenti, senza poter incidere sul rapporto tributario. Si deve tener conto, al riguardo, anche del fatto che la materia tributaria è regolata soltanto dalla legge, con esclusione di qualunque potere o facoltà discrezionale dell’Amministrazione Finanziaria.

[3] Negli ultimi anni questi aspetti stanno venendo mitigati in quanto il Governo e Parlamento delegano (delegano o sono costretti a delegare per vari motivi?) il Direttore dell’Agenzia ad emanare atti (decreti, provvedimenti ma mai le Circolari e le Risoluzioni) che hanno forza di legge.

[4] per cui le polizze assicurative in questione subiscono, ai fini che qui interessano, un trattamento tributario complessivamente equiparato alle analoghe polizze assicurative italiane.

[5] L’Agenzia specifica inoltre che, “se il conto corrente ha una giacenza media annuale di valore negativo, tale conto non concorre a formare il valore medio di giacenza per l’esenzione”.

[6] in realtà solo Paesi della Unione europea oltre a Norvegia ed Islanda.

 

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