Il “117” della Guardia di finanza: Segnali di (dubbia) civiltà (o di fanatismo fiscale?)


Il “117” della Guardia di finanza: Segnali di (dubbia) civiltà (o di fanatismo fiscale?)

 

Introduzione

Un servizio del TG de La 7, nell’edizione serale di ieri, al minuto 23:20, ha trattato del “ Servizio 117” della Guardia di finanza.

(clicca sull’immagine per attivare il TG de La 7)

Il giornalista, nel servizio, afferma: “il servizio 117 comincia a dare i suoi frutti: sono addirittura raddoppiate le chiamate al numero gratuito e rigorosamente anonimo grazie al quale i cittadini possono denunciare chi non rilascia lo scontrino, il lavoro nero, il vicino di casa evasore totale che guida il macchinone”…

Ed anche: “Nei primi nove mesi le telefonate sono state 50 mila che testimoniano la presa di distanza da parte dei cittadini contro l’illegalità fiscale, che è ancora più netta in caso di mancata emissione dello scontrino e l’utilizzo irregolare dei lavoratori”,

Il servizio riferisce anche che la Guardia di finanza ha messo a punto sul suo sito istituzionale un sistema di segnalazione guidata, con format appositamente concepiti.

La notizia del TG nasce dalla emanazione di un comunicato stampa da parte del Comando Generale del Corpo, da cui si può estrapolare, tra l’altro, che “Il «boom» era stato registrato sin dai primi mesi dell’anno, in effetti, e questi nuovi i dati di medio periodo confermano ora l’assestamento del trend positivo.”

 (clicca sull’immagine per ingrandire)

A conferma del clima contemporaneo teso alla caccia all’evasore come “il” problema dell’Italia, si usano termini come di boom di trend ecc, come se si trattasse di risultati economici che evidenzierebbero la bravura di una squadra (azienda, team, settore, reparto) che realizza un’idea ingegnosa.

 

Premessa

Illustrato dalla Circolare del Comando Generale della Guardia di finanza n. 172400 del 10.5.1996, operativo dal 23 dicembre 1996, il “Numero di pubblica utilità 117” si prefigge di soddisfare “la necessità di corrispondere alle diversificate istanze di tutela espresse con sempre maggior vigore dalla collettività nazionale nonché l’esigenza di migliorare i rapporti fra contribuente e fisco -conformemente alle linee di tendenza che hanno ispirato, negli ultimi anni, gli orientamenti dell’Amministrazione finanziaria- impongono una giusta e decisa valorizzazione delle funzioni di “pubblica utilità” della Guardia di Finanza.”

 

 

Contesto

Siamo alla prima legislatura della “seconda repubblica”. Il Governo Berlusconi è rimasto in carica per sei mesi (fino all’autunno 1994) ed è stato succeduto dal primo Governo Prodi. Visco è Ministro delle Finanze. Presidente della Commissione Finanze alla Camera v’è Giorgio Benvenuto.

Ancorchè poeticamente denominato “servizio di assistenza telefonica”, i primi feed-back ufficiali da nomi importanti al tempo della nascita del “servizio 117” al tempo del primo Governo Prodi (anno 1996) sono stati:

– Victor Uckmar (Università di Genova): c’è il rischio di “forme di delazione che non sono condivisibili fin dal punto di vista morale. Del resto al nuovo numero saranno riferiti solo piccoli episodi: il 117 certo non squillerà per i fenomeni di grande evasione”.

– Giulio Tremonti (Parlamentare Forza Italia): “si tratta di un’impresa folcloristica. Se si voleva ridurre l’evasione, bisognava mettere a putno gli studi di settore, che invece nessuno sta facendo. È inoltre un’iniziativa di dubbia moralità”.

– Innocenzo Cipolletta (Direttore Generale Confindustria): non sono “d’accordo con l’idea, se diventa un mezzo per fare la caccia al lupo e fare le classifiche delle categorie più gettonate. Diventerebbe fisco spettacolo e c’è già chi, al Ministero delle finanze, passa più tempo a fare denuncie che a fare controlli”.

(tratto dal quotidiano economico Italia Oggi del 20.12.1996)

– Stefano Rodotà (giurista, area Pds): il famigerato 117 mette a rischio libertà fondamentali dell’individuo, “apparati pubblici continuano a comportarsi come se fosse sempre possibile raccogliere informazioni sui cittadini in qualsiasi modo e per qualsiasi finalità”;

– Raffaello Lupi (Università Tor Vergata Roma): “Idea infelice e superflua: per scovare l’evasione non che l’imbarazzo della scelta: avvalersi delle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi, per esempio. Questa delle denunce anonime al 117 è un’idea ch si presta a piccole faide di paese, a far dispetto al parrucchiere che non ha fatto la messa in piega ad arte, al fruttivendolo che rilascia uno scontrino irregolare. Tutte cose che si possono rilevare con semplici controlli delle pattuglie. Sono proclami sulla lotta all’evasione che ricordano una caccia alle streghe. Come nella lotta alla mafia, tutti sanno che esiste l’evasione, ma bisogna trovare l’evasore vero, quello su larga scala, che non verrà mai fuori dal 117, iniziativa di basso profilo e anche un po’ sgradevole”.

(tratto dal quotidiano Il Giornale del 29.12.1996).

 

Precedente storico

Spontaneo viene il collegamento al “servizio 117” al capitolo “Accuse segrete” del saggio “Dei delitti e delle pene” dell’illuminista milanese Cesare Beccaria: “Evidenti ma consacrati disordini, e in molte nazioni resi necessari per la debolezza della Costituzione, sono le accuse segrete. Un tal costume rende gli uomini falsi e coperti. Chiunque può sospettare di vedere in altri un delatore, vi vede un inimico”. L’insegnamento di Beccaria, apprezzato dai pensatori francesi dell’epoca quali Voltaire ma anche dai padri fondatori degli Stati Uniti, tra cui Thomas Jefferson, lascia un segno importante di approccio alla convivenza civile ed alle sue estrinsecazioni.

Tutto ciò che viene compiuto nell’anonimato, soprattutto se si tratta di accuse e di denunce, è sempre qualcosa di moralmente vergognoso.

 

 

Come funziona il 117

Ogni telefonata è registrata su supporto magnetico così come ogni segnalazione è schedata.

Innanzitutto l’operatore 117 deve acquisire “il maggior numero di chiare e puntuali informazioni sui fatti segnalati (località, tipo di violazione, generalità degli autori dell’illecito, eventuale loro presenza sul luogo dei fatti, eventuali elementi di prova se conosciuti, ecc.) al fine di consentire alla “pattuglia 117” di intervenire avendo già una cognizione –quanto più precisa- della situazione che dovrà affrontare” (Cap. 3, lett. b., punto (1), lett. (a) della Circolare 172400).

Poi richiederà all’interlocutore le complete generalità anagrafiche e recapito telefonico, provvedendo subito a verificarne l’esattezza. Ma come possono, i finanzieri, elevare un verbale di infrazione, in caso di mancato rilascio di scontrino fiscale, quando i presupposti per l’emissione di questo è il controllo dei clienti dell’esercente da effettuarsi nelle immediate vicinanze (che sono generalmente indicate in una cinquantina di metri) del luogo di esercizio dell’esercente? Ovvero: il controllo deve essere fatto all’uscita del negozio. Com’è possibile elevare un verbale dopo che il cliente è andato per fatti suoi e comunque controllato in un momento immediatamente successivo all’acquisto (ed all’eventuale mancato rilascio della certificazione fiscale)?

Il finanziere del 117, infatti (Cap. 3, lett. b., punto (1), lett. (b) della Circolare 172400), deve precisare al chiamante 117, indicando i presumibili tempi di attesa sul posto, che “è possibile procedere a verbalizzazione solo nel caso in cui l’esponente dichiari in atti il mancato ovvero l’irregolare rilascio del documento”. E se, invece, s’incappasse in una “semplice” vendetta di un delatore che nulla ha acquistato?

 

 

Telefonate anonime

Alle telefonate anonime non si dà immediato corso (o quasi), nel senso che “l’operatore dovrà, di massima, astenersi dall’attivare la pattuglia 117, al fine di evitare che lo specifico servizio possa essere oggetto di chiamate diversive ovvero strumentalizzato per altri fini.” Ma, prosegue la circolare, “ovviamente le segnalazioni anonime che, sulla base dei primi riscontri effettuati, lasciano ragionevolmente supporre fondamenti di verità, o che si riferiscono a illeciti o a fatti in corso di compimento, non suscettibili, quindi, di riscontri successivi, potranno essere diversamente apprezzate, con l’attivazione delle “pattuglie 117”. (Cap. 3, lett. b., punto (3), della Circolare 172400)

 

Perimetro operativo: settori d’interesse del 117

Rientrano nella dimensione operativa del “servizio 117”:

– la normativa tributaria in materia di imposte dirette,

– le tasse e imposte indirette sugli affari,

– gli obblighi fiscali di carattere strumentale (scontrini e ricevute fiscali),

– la circolazione delle merci su strada,

– la normativa doganale,

– le accise,

– le frodi comunitarie,

– i servizi extratributari.

Non manca nulla.

 

 

Efficacia

Il “Servizio 117”, nei suoi tre abbondanti lustri, ha portato un livello di emersione di evasione almeno corrispondente sia allo sforzo operativo che, soprattutto, quello di aver accettato da parte dello stato di ricorrere a sistemi di dubbia etica?

Assolutamente no.

Casomai ha operato su qualche commerciante o artigiano che, proprio perché non sa come arrivare alla fine del mese s’impossessa illegittimamente dell’iva compresa nel prezzo di vendita (cd. “corrispettivo” alla vendita) e, anche, procede ad un casereccio “tax saving”.

Nulla a che vedere, a livello macro, con le cifre dell’evasione che vengono periodicamente comunicate. L’evasione vera, quella per la quale è estremamente opportuno si concentrino gli organi dell’amministrazione finanziaria, non si annida in quegli imprenditori di basso profilo. Uno studio del 1995 da parte del Secit (servizio dei super-ispettori tributari, ora abolito) indicava come l’evasione fosse attribuibile per il suo 94% a banche ed assicurazioni. Del resto dovrebbero saperne qualcosa sia l’attuale Ministro Corrado Passera (ex Banca Intesa San Paolo) che Alessandro Profumo (ex Unicredit, ora Monte Paschi Siena), che risulta siano indagati dalle autorità giudiziarie competenti perchè avrebbero costruito “prodotti finanziari” esteri (Irlanda e Lussemburgo, perlopiù) da vendere alla propria clientela che non avevano alcun senso economico se non quello di godere di vantaggi fiscali ottenibili con i cd. arbitraggi (così un prodotto finanziario rendeva il suo “normale 3%” più lo storno di una parte del risparmio d’imposta che conseguivano attraverso questo meccanismo).

 

 

Considerazioni

Il “117” istituito per perseguire “equità fiscale” è un ossimoro.

Chissà che, rientrando nel perimetro operativo del 117, non venga almeno utilizzato anche per tutte quelle inefficienze, sprechi di denaro pubblico, mancati redditi dichiarati dagli abusivi o dai “doppiolavoristi”? Il dipendente pubblico che “inizi a lavorare al termine del suo orario di lavoro” (quando va bene) è un concorrente sleale e, automaticamente, evasore fiscale ed anche contributivo. Il lavoro sommerso è un reato? Allora và perseguito anche per questo.

Chissà ancora se, aldilà di casi umani di necessità (verso i quali non si può che avere umana comprensione), possano emergere un po’ di quei 4 milioni circa (dati Censis oggi “datati”) di lavoratori in nero tra doppio-lavoristi, pensionati, cass’integrati ed in mobilità. Si stima che questi sottraggano qualche miliardo di euro all’anno: perché queste somme sottratte non debbono avere la minima risonanza rispetto a quei mediamente poveri disgraziati che oggi gestiscono un’attività commerciale od artigianale?

Ma già, portando avanti queste argomentazioni, si rischia di fare il gioco dei burattinai: dividere. Il fatto amaro è che lo Stato coinvolge, divisi, i cittadini al proprio lato dell’azione amministrativa, giustificandosi che lo fa per loro stessi.

Chissà se sarà proprio vero, rispetto a quanto afferma il giornalista de La 7, che il 117 cominci a dare, dopo 15 anni, i suoi frutti. Ed anche che le 50 mila telefonate dichiarate dal Corpo della Guardia di finanzia sia una presa di distanza contro l’illegalità fiscale, e non altro…

 

 

La (questione) morale

L’allora ministro Vincenzo Visco negò che il “Servizio 117” sfruttasse il fenomeno della delazione proprio nel mentre la circolare della Guardia di finanza prevedeva di come trattare tali comunicazioni anonime.

Ciò che è grave consiste nel fatto che, per come è congetturato, nato e promosso, questo strumento è un incentivo alla delazione. Di fatto lo Stato offre un’arma ai cittadini per compiere vendette o ricatti, che permette di sfruttare pubblicamente inimicizie e rancori personali e privati. È un altro tassello, che se ne va, di coesione: il clima sociale viene infestato dalla cultura e dalla logica del sospetto e della sfiducia ove la delazione diviene “sistema”. E la sfiducia va anche verso lo Stato, se ancora ne avesse.

Viene un ennesimo dubbio: ma non sarà che lo Stato, se decide di ricorrere o mantiene a suo vantaggio il “Servizio 117”, e nonostante gli enormi mezzi (leggi, uomini, mezzi terra e cielo, hardware e software) abbia scarsa fiducia nei propri organi preposti alle funzioni e nei funzionari pubblici che agiscono (perché devono agire) alla luce del sole? È difficile darsi spiegazione del perché la Guardia di finanza debba ricorrere ad un simile incivile mezzo.

La Guardia di finanza, se l’evasione è così elevata e generalizzata, non ha certo che l’imbarazzo della scelta ove andare a pescare evasori. Ed i comunicati stampa evidenziano con puntuale regolarità grandi risultati.

Perché il Corpo si accontenterebbe di segnalazioni incontrollate, anonime, sotto falso nome purchè siano fondate o abbiano una parvenza di fondatezza per indagare?

 

E la morale? Il “Servizio 117” traccia un (ulteriore?) solco alla contrapposizione tra morale e diritto. Se è vero che il diritto non deve ambire a tutelare la morale, è ancor più vero che non può permettersi di violare principi morali (il rispetto della dignità umana, in primo luogo).

Invece, in questo modo, è addirittura lo Stato che ha una funzione intimamente diseducativa.

Un sistema giuridico che, aldilà delle necessità, favorisca la delazione rende difficile od impossibile una sincera, onesta, fiduciosa vita civile e sociale. Pare assurdo, ma è un sistema giuridico che è lesivo dei fondamentali diritti individuali. E tutto ciò per “vil denaro” e non per grandi obiettivi, bensì per raggranellare sempre insufficiente denaro troppo spesso utilizzato in modo disdicevole e tutt’altro che solidale.

 

 

Conclusione

Il “Servizio 117” è sicuramente una caduta di credibilità dello Stato. Ed anche di stile e di civiltà giuridica.

Si spera che la situazione non degeneri: si spera che un utilizzo generalizzato del 117 non porti ad un utilizzo, altrettanto generalizzato, del 118.

 

 

 

 

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