“Legge di Stabilità 2013”: la fine di un anno vissuto pericolosamente


“Legge di Stabilità 2013”: la fine di un anno vissuto pericolosamente.

Post collegato a “Legge Stabilità 2013: l’ “Ammuina Fiscale” del Governo Monti

(clicca sull’immagine per attivare la colonna sonora)

“L’unico grande vantaggio di essere un nano è che puoi essere più saggio di altra gente e nessuno ti invidia.”

Un anno vissuto pericolosamente è una riflessione sulla tragica dialettica tra la necessità e -allo stesso tempo- la negazione della visione, sull’inefficacia della causalità tra vista e azione. Condizionato dalla pretestuosa storia d’amore, e dal convenzionale lieto fine di stampo hollywoodiano, il film rimane comunque un fermo atto di denuncia contro la vacuità dei simulacri del potere -gli enormi manifesti di Sukarno, di orwelliana memoria, disseminati per le strade della città- dietro i quali si cela l’imperturbabilità nei confronti dei deboli, il più bieco disinteresse di fronte all’inascoltato grido di aiuto degli abitanti di Giakarta.

Tratto da: http://www.paolomarzola.com/blog2/?p=1527

 

Premessa

Il Senato italiano ha approvato, con voto di fiducia (il 52°), un “maxiemendamento” interamente sostitutivo del testo precedente relativo alla Legge di Stabilità 2013.

Bei tempi, quelli fino al 2008, quando v’era una legge annuale (“La Finanziaria”) nella quale generalmente scaricare le problematiche di prelievo fiscale. Dal 2009 le manovre fiscali sono congetturate in giugno per essere approvate in settembre e a fine anno… la “legge di stabilità” (che fino allo scorso anno ha portato a solo qualche ritocco fiscale). L’ultimo anno orribile ha consegnato agli italiani un numero di manovre fiscali enumerabili con almeno due mani, quando la “promessa” del Santo Salvatore, con grafico in mano, era quella “ora e mai più”.

La Legge di Stabilità 2013, un unico articolo con 560 commi[1] che contiene misure di natura estremamente diversa, entra in vigore il 1° gennaio 2013 e porta un aumento sia delle entrate che delle spese, sensibilmente caricato nel passaggio da Camera a Senato: l’impatto finanziario è passato da 15,03 a 32,42 miliardi. Con le dimissioni del Premier Monti finisce (non però per gli “affari correnti”) l’esperienza dei Governo dei tecnici.

 

La Legge di Stabilità 2013

Passiamo in rassegna cosa questi tecnici al governo somministrano al popolo e quali tecniche di marketing abbiano utilizzato nei confronti dei media per far passare questo provvedimento come qualcosa di salutare, opportuno, giusto ed altro.

A parte…

  • finanziare la tratta della TAV Torino-Lione per 2 milardi e l’Expo 2015 di Milano,
  • accrescere la tassa sulle video-lotterie (il “Preu”-prelievo erariale unico dal 4,5 al 5%), e tassare nella misura del 6% l’importo della vincita che eccede 500 euro e dare il via libera ad una gara per l’apertura di mille nuove sale da poker,
  • tagliare risorse al fondo sanitario, ma con un ammorbidimento della fatidica “spending review” relativa alle forniture di beni e servizi non sanitari se le regioni contribuiranno anche da parte loro alla diminuzione della spesa, e prevedere per le Asl di nuovi reparti di “risk management”,
  • finanziare per 1,7 milardi la Cig in deroga e prevedere la “salvaguardia” per altri 10 mila “esodati” (tali quelli delle risultanze della “Riforma Fornero”) ma anche -a dimostrazione che i conteggi della Ministro di qualche mese fa non erano proprio corretti, come evidenziato dalla bacchettata Inps- istituire di un apposito fondo che sia in grado di finanziare altri esodati,
  • finanziare un fondo che conceda crediti d’imposta a favore di piccole e medie imprese per spese ricerca e sviluppo commissionate ad università e/o organismi di ricerca,
  • agevolare le imprese di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto che, pur non avendo subito danni materiali dal terremoto dello scorso maggio, abbiano patito una diminuzione dei ricavi nel periodo giugno-novembre 2012, mediante la fornitura della garanzia statale per l’accensione di mutui finalizzati al pagamento di tasse e contributi,
  • “stanziare”[2] 2,15 milardi (totale del prossimo triennio) per la detassazione dei salari di produttività” (ovvero una parte della retribuzione, non quella base, tipica del “secondo livello di contrattazione”), come da pregresse intese coi sindacati, mediante l’applicazione di una tassazione sostitutiva (dell’Irpef ed addizionali alla stessa collegate) del 10%. Il problema, oltre a quello dell’entità, è che tale disposizione è “a termine”,
  • fermare l’esecuzione degli sfratti fino a giugno 2013,
  • abbandonare l’annunciata (esigua) tassazione delle pensioni di guerra,

la Legge di Stabilità, tra l’altro, interviene sugli aspetti che seguono.

 

Provvedimenti fiscali contenuti nella Legge di Stabilità 2013

IVA e DETRAZIONI IRPEF – Aumento dal 1° luglio 2013 dell’iva ordinaria dal 21 al 22% e scongiurato l’aumento di un punto percentuale sull’aliquota ridotta del 10%. In compenso nessuna maggiore detrazione/deduzione di oneri dal calcolo dell’Irpef, tranne il modesto aumento della detrazione Irpef per figli a carico da 800 a 950 (da 900 a 1.220 per ogni figlio di età inferiore a tre anni) e la maggiorazione di 400 euro sui precedenti importi relativamente a figli portatori di handicap.

 

IMU – Lo Stato rinuncia all’incasso diretto per consentire ai comuni il gettito proveniente dall’imposizione sulle abitazioni (aliquote 0,4% sulla prima casa e 0,76% sui restanti immobili), ma si tratterrà l’Imu sui beni immobili delle imprese, sui quali i sindaci potranno accrescere (a proposito di “competitività” e di assenza di interesse di voto) uno 0,30% (destinato alle casse dei comuni).

 

TARES – In sostituzione della Tarsu e della Tia, vedrà la luce nel 2013 e, proprio perché retribuirà i servizi municipali quali illuminazione, vigili urbani, ecc. , sarà di carico nettamente superiore alla sommatoria dei due tributi estinti.

 

Ruoli fiscali ante 2000 – I crediti fiscali iscritti in ruoli esecutivi fino al 1999 sono automaticamente annullati e lo Stato rimborserà ai soli agenti della riscossione le spese di procedura poste in essere. Non si creda che sia un regalo ai debitori.

 

Cartelle pazze – Viene stabilito che il contribuente potrà, entro 90 giorni dalla notifica, chiedere la sospensione delle azioni esecutive (pignoramento, ad esempio) o cautelare (ipoteca o “ganasce fiscali”, ad esempio) all’agente della riscossione, che è tenuto ad adeguarsi. Successivamente, sempre il contribuente, dovrà provare l’illegittimità delle cartelle esattoriali emesse a suo carico e se il fisco non formalmente disporrà l’annullamento, a tale risultato comunque si perverrà dopo 220 giorni.

Pur volendo considerare l’operato del Governo essere spinto con una intenzione positiva, trattasi di un evidente spostamento sul cittadino di oneri che spetterebbero all’amministrazione fiscale, e ciò anche in barba ai giganteschi mezzi (giuridici, tecnologici e di personale) che la stessa ha a sua disposizione.

In realtà questi Tecnici al Governo hanno reato un ulteriore mostro giuridico: il provvedimento, analiticamente considerato, contiene disposizioni che non potranno che creare confusione in quanto si sovrappongo a rimedi già esistenti nell’ordinamento (Equitalia, con la direttiva 10/2010 aveva già approvato un suo modello di dichiarazione, e lo stesso Legislatore, modificando l’Art. 49 del D.P.R. 602/73 con il D.L. 40/2010, aveva previsto una cosa simile, peraltro mai attuata dal Governo e ciònonostante la legge glielo imponesse).

L’elemento di potestà giuridica compiuta che lascia quantomeno perplessi, soprattutto perchè esercitata da dei “tecnici”, è il presupposto di una regolamentazione specifica (tecnicamente ridondante rispetto alle norme già in essere) per i casi di cartelle pazze: come se, stante la ricorrenza da almeno 12 anni, il fenomeno possa addirittura essere aprioristicamente prevedibile ed accettabile, quindi degno di una normativa di tutela per il cittadino, anche se tutta a carico amministrativo e probatorio a carico di quest’ultimo (quasi fosse “legittimo” / “inevitabile” che l’amministrazione fiscale possa creare un problema al cittadino e questo debba attivamente “risolverglielo per risolverselo”!).

 

Irap dei piccoli imprenditori e lavoratori autonomi – Un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze dovrà fissare (con decorrenza dal 2014 e nei limiti della dotazione annualmente stabilita[3] conseguente dalla specifica mancata richiesta di tassazione sulla base del bilancio annuale dello stato) l’ammontare dei beni strumentali in base al quale un imprenditore o lavoratore autonomo potrà (finalmente, dopo anni e anni di lunatiche interpretazioni) essere considerato sprovvisto di “autonoma organizzazione” (e quindi non assoggettato all’Irap). Semplicisticamente viene legato l’assoggettamento all’imposta al valore dei beni strumentali e non tanto, come dovrebbe essere, indice di capacità contributiva. Incomprensibilmente dovranno, quindi, permanere i dubbi per un altro anno (l’anno fiscale 2013) sull’assoggettamento ad irap dei piccoli imprenditori e lavoratori autonomi.

 

Fondo per il taglio delle tasse – Diversamente da quanto preannunciato, e coerentemente -sembrerebbe- col clima di odio sociale alimentato, il “fondo per il contenimento degli oneri fiscali gravanti sulle famiglie e sulle imprese” non verrà costituito coi risparmi di spesa per interesse sui titoli pubblici né dal recupero dei contributi non versati, bensì dalle entrate (quindi non quanto accertato ma incassato) derivanti dalla lotta all’evasione[4] e dalla riduzione delle spese fiscali[5]. È per questo motivo che il Governo ha fatto approvare la disposizione in base alla quale il DPEF (Documento di economia e finanza) dovrà contenere una valutazione delle maggiori entrate dal contrasto all’evasione rispetto all’attività dell’anno precedente: una somma messa “a budget”, quindi, e non denaro effettivamente incassato.

Ed ancora, comunque, neanche tutto quanto messo in preventivo, in quanto ciò che confluirà nel fondo sarà l’entità delle somme non occorrenti al mantenimento dell’equilibrio di bilancio ed alla riduzione del rapporto tra il debito ed il pil. Parliamo di nulla, quindi.

 

Tassa sulle transazioni finanziarie (“Tobin Tax Italiana”) –

Prende il via anche in Italia (dopo la Francia, e Svezia che però l’ha cancellata diversi anni fa, ma con una presa di distanza, perlomeno temporale da parte della Germania) la “tassa sulle transazioni finanziarie”. La misura differisce dalla prima presentazione, acquisendo -per così dire- diversi elementi “francesi”, e prevede, mancando comunque i dettagli per i quali occorre attendere il decreto attuativo, che sono soggette all’imposta:

1) le operazioni[6] concluse dal 1° marzo 2013 (non più 1° gennaio 2013) sarebbero soggette all’imposta

– dello 0,22%[7] per il 2013 (0,20% dal 2014) per le operazioni di cui sopra praticate sul mercato “over the counter”, per cui rientrano anche i trasferimenti di proprietà di azioni o degli strumenti finanziari partecipativi di cui al comma 6 dell’art. 2.346 del codice civile[8] delle società. Sono state escluse, a seguito di forti proteste delle categorie professionali, le transazioni relative alle quote di S.r.l. ;

– della metà, ovvero lo 0,12[9]% per il 2013 (0,10% dal 2014) per i trasferimenti di proprietà (e non quindi le “semplici compravendite giornaliere) avvenuti in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.

Dal 1° luglio 2013l’imposta si applicherà:

2) in misura fissa sui contratti a termine, sui derivati[10], e sugli strumenti (warrant, swap, option, ecc.) su azioni (titoli o indici) ma anche i titoli rappresentativi dei predetti strumenti indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente (ADR – American Depository Receipt) tassabili in relazione alla tipologia di strumento ed al valore del contratto.

È prevista l’esclusione per i contratti derivati utilizzati dalle imprese per la copertura dei rischi finanziari connessi ai contratti commerciali stipulati.

3) nella misura dello 0,02% sulle operazioni di “trading ad alta frequenza”, da applicarsi sul controvalore ma solo se questo supera una soglia ancora sconosciuta.

È stato specificato che l’imposta grava sull’acquirente che, però, non potrà dedurla dalle imposte sui redditi né dall’Irap.

Differentemente da quanto previsto dalla direttiva comunitaria, l’imposta sui trasferimenti che sui contratti a termine/derivati si applica a prescindere dalla residenza dei contraenti e dal luogo in cui è fatta la transazione.

Relativamente ad “esenzioni”, “esclusioni” ed altro si rimanda al post Un pezzo di Francia nella Tobin Tax Italiana. Ulteriori notizie relative alla Tobin tax italiana possono essere recuperate nei seguenti post:

Tobin Tax Europea anche nell’Italia di Monti: Bancomat o Boomerang?

Fiscalità nel Decreto Stabilità 2013: Monti rivede sé stesso e praticamente azzera la deducibilità die costi delle auto per aziende e lavoratori autonomi (+ aggiornamento “Tobin Tax”)

Un pezzo di Francia nella Tobin Tax Italiana

Londra e le altre piazze finanziarie mondiali ringraziano.

 

Deducibilità delle auto

Rischio calcolato si occupò della tragica misura fiscale che vuole “finanziare” altri settori dello Stato: la ancor minore deducibilità delle auto e dei suoi costi di mantenimento.

Precedenti post:

Fiscalità nel decreto stabilità 2013 – Monti rivede sé stesso e praticamente azzera la deducibilità dei costi delle auto per aziende e lavoratori autonomi – Aggiornamento Tobin Tax

Chi finanzierà la riforma del lavoro? Le imprese e i professionisti (e non solo!)

L’ulteriore stretta sulla deducibilità dei costi ed utilizzo delle auto incide sulla (maggiore) base imponibile Irpef e Ires (imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società). Come noto la deducibilità

A parte inorridire la notizia non merita informazioni ulteriori rispetto al passato né commenti se non nel rimarcare il fatto che la “competitività” del settore produttivo non risiede tanto, ne può, nel peggioramento[11] della deducibilità dal 2013 (dal 40% al 20%, dopo essere “transitata” al 27,5%) non cambia granchè: si passa da una deducibilità modesta ad una modestissima su un tetto artatamente basso (euro 18.076: il “vero” problema). La previsione è che le imprese si troveranno costrette, per arginare la misura[12], a chiedere a dipendenti, collaboratori ed amministratori di utilizzare l’auto propria e poi, magari, procedere al rimborso delle spese di trasferta. Disagio contabile e fiscale di cassa indotto: viene ripetuto il vezzo giuridico-fiscale di tener conto della nuova misura fiscale in via anticipata di un anno (nella determinazione degli acconti delle imposte) come se la norma fosse in vigore.

Ma ciò che dovrebbe far inorridire è che la riduzione della predetta deducibilità (che, come noto, serve a maggiormente tassare) viene finanziata per pagare impieghi che col settore nulla ha a che fare

E l’imprenditore od il lavoratore autonomo che ha effettuato nel 2011, anche verso il ceto bancario, un rinnovo dell’auto o del parco auto e si ritrova nel 2013 a dedurre la metà di quando non poteva che far affidamento?

Ma tutto sommato, che volete che sia una riduzione su un tetto così basso (18.076 euro da suddividersi su 4 anni) di così poca entità (deducibilità dal 40% al 20%, ovvero si passa da euro 1.808 a 904 di deduzione annuale totale dai ricavi tassabili)?[13]

Stiamo parlando, ripeto, di una deduzione fiscale annua di 904 euro: niente al cospetto della tasse sulle accise dei carburanti negli ultimi 12 mesi: se si prendesse a base, per il confronto, un dato iniziale di 1,25 a litro con uno finale di 1,75, l’aumento è del 40%! E se vogliamo accennare ad elementi di competitività, alle imprese quanto costa l’energia rispetto ai competitors esteri? Problemi strutturali di un Paese che non si curano con aspirine contabili od aggravi fiscali…

 

Restrizioni sulle società agricole

Le società agricole non potranno più essere tassate, dal 2015, su base catastale. Le opzioni che sono state legittimamente esercitate sono revocate.

Non è dato sapere quale sarà il nuovo regime in quanto un decreto ministeriale adotterà le regole di attuazione del nuovo regime. Tutto ciò in barba alla certezza e alle critiche di mancanza di investimenti nel settore agricolo (che sorregge le eccellenze dell’Italia, come l’alimentare, ad esempio).

 

Ulteriore restrizione sulle società: pagamento immediato di rateazioni già previste per legge e spostamento di 5 anni negli ammortamenti.

La Legge di Stabilità cambia le carte in tavola verso tutte quelle imprese che, in base al D.L. 201/2011, avevano accolto l’offerta di affrancare (pagando) gli avviamenti od altre attività immateriali inclusi nel valore delle partecipazioni all’interno di bilanci consolidati. Le novità fiscali al riguardo consistono nello slittamento di ben 5 anni degli ammortamenti di questi avviamenti affrancati nonché la eliminazione del versamento rateale dell’imposta sostitutiva[14]. Sullo stile della cd. “ritassazione dello scudo fiscale”, le imprese si troveranno a dover pagare subito qualcosa come “comprato a rate” (assorbendone significativamente la liquidità a favore dello Stato) e a dover riconoscere una maggiore base imponibile fiscale (ovvero maggiori imposte sui redditi) per i prossimi 5 anni.

Ennesimo NON esempio di equità, prevedibilità, accettabilità delle imposte e di trasparenza, rispetto e affidamento da parte dello Stato sui cittadini.

 

 

Qualche considerazione

Il Premier Monti, affiancato dai ministri tecnici Passera, Fornero, Catania, Polillo, ed altri, hanno forse inconsapevolmente vissuto ma soprattutto fatto a noi vivere pericolosamente quest’ultimo anno.

È stato un anno vissuto tra aumento della pressione fiscale (Imu[15], Iva, addizionali Irpef, bollo sui titoli, imposte patrimoniali sui depositi bancari in Italia ed all’estero, imposta straordinaria sullo scudo e sulla continuazione per l’anonimato dello stesso, revisione rendite catastali, Ivafe, Ivie, tassa sul lusso, superbollo per i suv, tassa di volo per elicotteri ed aerei, Tobin tax italiana) e minori servizi e tutele. Il 2013 è imminente con la stangata della Tares e dell’applicazione di norme precedentemente istituite.

Semplificazioni vere (i mali dell’Italia non derivano dal numero di farmacie e di notai), una minore tassazione del lavoro, così come un fisco certo, equo e semplice sono sempre più lontane chimere.

In compenso la caccia all’untore, rectius all’evasore, è stata il motivo aggregante e causa dei nefasti mali dell’Italia. Partivano un’anno fa i blitz fiscali così come la mega banca dati fiscale con i conti correnti degli italiani, nuovi poteri di accertamento e repressione 1, 2, 3, 4, 5 e 6, il redditometro e le campagne fiscali di raccolta di denaro 1, 2, 3, 4 e 5.

Di riduzione di spesa pubblica? Poco, evidentemente ministri tecnici -ancorchè coadiuvati dal super consulente Bondi- non hanno potuto fare quello che avrebbero voluto (o dovuto?) fare. Monti lamentava il fatto che il peso delle “corporazioni” (ampiamente intese: quelle private e quelle pubbliche, quelle che si alimentano di spesa pubblica e quelle che possono contare su una legislazione che garantisce privilegi e spazi protetti) sono la causa dei mali dell’Italia. Per cui la sua recente ricetta: intervenire nuovamente su liberalizzazioni, concorrenza, authorities con poteri reali ed efficaci, ma anche passi avanti e più profondi sulla spending review. Si, parole pronunciate proprio da lui: che fosse già in campagna elettorale?

In compenso, forse, le competenze delle nostre guide imposte, tra cui choosy Fornero[16], Polillo e Catania, non sono state da noi comprese.

 

 

Nel dicembre 2011 Monti assicurò rigore, equità, sviluppo. I primo obiettivo è stato pienamente centrato. Equità e crescita 1, 2 e 3 e 4 ?

Nove mesi fa affermavo: …è, forse, possibile costruire un rapporto Stato-cittadini per agire tutti nell’interesse pubblico. Interesse pubblico che oggi si sostanzia in crescita economica, ragionevolezza della legge e tutela dell’affidamento del cittadino. Solo in queste condizioni ci si possono aspettare investimenti ed impegno lavorativo per dare il meglio, e quindi crescita.

L’esperienza del Governo dei tecnici è finita (a parte l’attività ordinaria e l’emanazione dei decreti legislativi oltre che i decreti legge connaturati da necessità ed urgenza, sempre in agguato).

Ed uno dei possibili scenari del 2013 è quello evidenziato nel post di Paolo Rebuffo.

 

Conclusioni

Non per essere “ingenerosi”, ma con questa (ulteriore, ennesima) manovra…

lo Stato, a parte…

  • aiutare i contribuenti terremotati nel maggio 2012 (anche senza danni) ad indebitarsi per pagare le (sue) imposte e tasse,
  • promettere la diminuzione delle imposte con un meccanismo irrealizzabile nei prossimi anni,
  • smaltire crediti erariali irrecuperabili ante anno 2000 che servono perlopiù a pulire il disastrato bilancio pubblico,

si inasprisce ulteriormente sul lato fiscale mentre non fornisce alcuna semplificazione e/o agevolazione (anche non finanziaria) che sprigioni il settore produttivo che, a dispetto dei Santi oltre che di Monti, si ostina a produrre ricchezza.

 

A tutti i redattori e collaboratori di Rischio Calcolato ed ai suoi stimati lettori un augurio di Buon Natale e che il 2013 Vi porti quanto desiderate.

 

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[1] un “mostro” di tecnica giuridica, proprio in quella civiltà -la nostra- fondatrice del diritto.

[2] “stanziare” in questo caso significa rinunciare ad entrate attese mediante l’attribuzione di una “minore” (sostitutiva al 6%) tassazione.

[3] Quindi ad entità dei beni strumentali annualmente variabile all’interno della rinuncia di entrate tributarie per 188, 252, e 242 milioni con rispettivo riferimento agli anni 2014, 215 e 2016? E gli investimenti degli anni precedenti? Con quali risultati?

[4] È tale quella ad accertamento divenuto definitivo: ovvero se il contribuente concorda col fisco un accertamento fiscale oppure ad avvenuto esito del contenzioso tributario.

[5] Non si capisce se siano i risparmi sul costo delle agenzie fiscali, prima fra tutte l’Agenzia delle Entrate, e della Guardia di finanza.

[6] non solo le compravendite, ma tutti i tipi di trasferimenti di proprietà (tra cui conferimenti, permute, assegnazioni ai soci), emissioni, comprese quelle conseguenti alla conversione di obbligazioni (warrant inclusi), rimborsi (compresi gli importi da recesso tipico o atipico) pronti contro termine e prestiti titoli, transazioni aventi ad oggetto titoli negoziati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni

[7] La maggiorazione dello 0,02 per l’anno 2013 è dovuta all’esigenza di “compensare la perdita” di gettito dei primi due mesi dell’anno.

[8] con le ulteriori specificazioni che la Ttf:

– è dovuta anche a seguito di conversione in azioni da parte di obbligazioni convertibili;

– non si applica nel caso di trasferimento della proprietà avvenga per successione o donazione.

[9] Vedi nota n. 7.

[10] le operazioni su strumenti finanziari derivati di cui all’Art. 1, comma 3, del D.Lgs. 58/1998, che abbiano come sottostante prevalentemente azioni o altri strumenti finanziari partecipativi di cui al sesto comma dell’articolo 2346 del codice civile, e per le operazioni sui valori mobiliari di cui all’Art. 1, comma 1-bis, lettere c) e d), del D.Lgs. 58/98 viene prevista, al momento della conclusione, un’imposta in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto.

[11] Diminuzione eliminata con un emendamento nel corso del dibattito parlamentare ma risorta nell’ultimo decisivo passaggio al Senato.

[12] Il rimborso spese ha un trattamento fiscale meno restrittivo.

[13] Dal post “Fiscalità nel decreto stabilità 2013: Monti rivede sè stesso e praticamente azzera la deducibilità dei costi delle auto per aziende e lavoratori autonomi” si riporta un calcolo specifico:

Su quale valore viene dedotto il solo 20%?

Il tetto massimo di riconoscimento fiscale del costo d’acquisto sostenuto per l’acquisto del mezzo di trasporto rimane pari a 18.075,99 euro totali per autovetture e autocaravan, 4.131,66 euro per i motocicli, 2.065,83 euro per i ciclomotori.

Considerando la nuova percentuale di deducibilità al 20%, dal 2013 il costo massimo totale (negli anni) fiscalmente deducibile dell’acquisto di un mezzo sarà pari a:
– 3.615,19 euro (20% di 18.075,99 euro) per autovetture e autocaravan (ovvero un costo di 903,75 per anno da dedurre dai ricavi);
– 826,33 euro (20% di 4.131,66 euro) per i motocicli (ovvero un costo di 206,58 per anno da dedurre dai ricavi);
– 413,16 euro (20% di 2.065,83 euro) per i ciclomotori (ovvero un costo di 103,29 per anno da dedurre dai ricavi).

La deducibilità al solo 20% si applica anche a tutte le spese di esercizio relative ai mezzi di trasporto aziendali: ammortamento del costo d’acquisto, canoni di leasing, spese di locazione (non finanziaria) e di noleggio, carburanti, lubrificanti, bollo, assicurazione, spese di manutenzione e riparazione.

Praticamente il costo dell’auto aziendale non si deduce più, determinando una elevazione di base imponibile, ergo maggiori imposte.

Monti non sarebbe stato più serio nell’introdurre una totale indeducibilità affermando che le aziende ed in professionisti pagano le imposte a prescindere dai costi di produzione sostenuti per la mobilità.

[14] Per cui le imprese si troveranno costrette a versare il totale rimasto, non più dilazionato, in un’unica soluzione al prossimo giugno 2013!

[15] Senza la riforma del catasto si è rivelata una patrimoniale da 23 miliardi di euro.

[16] Che, come noto, appena qualche giorno fa si sarebbe contraddistinta per un (basso) livello di responsabilità personale e rispetto delle istituzioni, come riportato nell’articolo “Fornero si tappa le orecchie per critiche della Lega. E Fini rimbrotta il ministro”, in cui un commento recita: “Oltre a tapparsi le orecchie quando ha parlato Di Pietro si è allontanata dal suo posto per non sentire, la maestrina ineducata, volgare, dal suo alto rango non accetta di essere stata la più incapace dei ministri. D’altra parte lei insieme al raccomandato collaboratore non potevano fare di meglio, incompetenti come sono, ma quello che la rende inaccettabile è la superbia, l’arroganza e la superiorità infantile che spruzza in ogni suo intervento, è esperta in tutto persino in agricoltura, sa dei bisogni alimentare degli italiani, persino di attività sindacali: vado io, spiego io, ecc…”

 

 

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