CONTRO QUESTO PRIMO MAGGIO

Di JLS , il - 52 commenti

Rimetto on line, quanto avevo scritto il 1.5.2013 sul primo maggio e le sue liturgie. A distanza di un anno, rimangono i proclami che si rinnovano oggi in piazze e assemblee, e nel frattempo si sono ingrossate le fila di cassintegrati, disoccupati, precari e prepensionati. Tutto in barba alla retorica e al parassitismo di questa celebrazione statalista e del suo clero sindakale e di partito.

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“Priorità lavoro, perché senza lavoro l’Italia muore”. Tuona così la Venditti, la biondona di telekabul filiale di saxa rubra, facendo da trombetta allo straordinario annuncio odierno a cura della ritrovata triplice cgilcisluil, ricompattatasi per l’occasione perché mancando il lavoro, hanno capito che crolla l’adesione, il consenso e le tessere. E questo s’ha da evitare.

Questa giornata è stata e continua ad essere, la celebrazione pagana di categorie pseudo divine ormai scomparse : i lavoratori, le classi sociali, il proletariato, i precari. Consumata celebrazione e inutile invettiva contro tutto il male e l’egoismo possibile, ubicati ovviamente da un’altra parte : imprenditori, finanza, speculazione, rischio imprenditoriale, libero mercato, capitalismo. Insomma il bene e il progresso sotto la falce e martello e la bandiera rossa. Il male tutto intorno.

Questo giorno è un rito pagano e statalista che non conosco, utile per poco ancora, alla progressione automatica di carriera di qualche boiardo della triplice sindacale, verso poltrone assai più comode di partito e di governo.

Questo giorno ha ormai le edizioni contate. Come contati sono giorni di qualunque cosa che esiste a questo mondo sottoposto alle leggi della natura e dell’evoluzione non solo fisica ma anche sociale.

Oggi infatti da piazza san Giovanni proclama Bonanni le esequie del primo maggio moribondo, e dice : oggi è il giorno dell’emergenza lavoro. Meno male !!

In questo primo maggio, è aumentato a dismisura tra i partecipanti alle esequie appunto, solo il numero di disoccupati, precari, cassintegrati, giovani che cercano il primo impiego e padri di famiglia che lo hanno appena perso, esodati devoti alla fornero. Sempre meno presenti invece i lavoratori attivi, specie come si sa, in via d’estinzione. Paradosso di un paese dove nessuna estinzione, neppure quella naturale è contemplata per la classe politica, capace solo di riesumare un dinosauro del mesozoico, incollandolo al colle e sfidando il buon Dio e la dannazione eterna ormai prossima.

I lavoratori attivi sono anch’essi devoti, ma non già alla fornero che piange ancora, temendo immagino, che persino durante una delle sue leggiadre passeggiate nel Monferrato, per distendersi delle pregresse fatiche di governo, qualche cacciatore di frodo di quaglie e beccacce, esodato dalla medesima, le possa piantare per errore una salva di pallettoni in fronte, scambiandola solo per un avvoltoio al di fuori della propria riserva. Lei piange intanto per scongiurare l’evento venatorio.

I lavoratori attivi si raccomandano in fretta e furia a tutti i santi del calendario di Santa Romana Chiesa, ma sanno già che ci vorrà pure il buon Dio per averla vinta.

In questo giorno in cui si celebra il lavoro che non c’è, mi chiedo :

perché non ho mai sentito e non sento ancora, anziché grida di dolore e proclami retorici e richiesta di diritti da garantire ad ogni costo, una !! dico una !! una sola analisi delle cause che ha determinato la mancanza di lavoro dei nostri giorni ?

perché nessuno dei farabutti del sindacato, delle classi imprenditoriali, per non parlare dei politici e dei boiardi di stato dell’istat, dell’agenzia del pizzo di stato con a capo uno squallido stregone, dell’autority per la privacy e quella per la protezione del camoscio della Maiella, dico nessuno abbozza una benché minima analisi :

cosa è il lavoro ?

cosa ne determina i volumi quantitativi (numero di occupati e ore lavorate) ?

cosa ne determina il livello qualitativo (salario, sicurezza sul lavoro, motivazione e coinvolgimento dei lavoratori) ?

chi sono i veri nemici del lavoro e della sua crescita ?

 

Nessuna analisi, of course, e tutti giù con la giaculatoria ormai collaudata per ogni microfono e per ogni stagione :

la globalizzazione, la delocalizzazione, l’euro forte, i prezzi del petrolio, la mancanza di fonti di energia, e qualcuno arriva persino ad evocare la mai abbastanza obsoleta “automazione” che all’uomo ha soppiantato il computer o un robot di saldatura. Nessuno dei farabutti si esime dal citare una o più delle finte cause sopra riportate. Che sia Montezemolo, che sia Bonanni o la Camusso, che sia qualche governatore di regione o semplice amministratore di circoscrizione  con la fascia tricolore. Non parliamo poi dei politici di professione alla Fini, alla Casini, che avendo mai lavorato in vita propria, non trovavano (d’obbligo l’imperfetto ormai) di meglio che presenziare a tutti i talk-show e manifestazioni, dove il tema appunto era il lavoro. Degli altri si intende. Mica il loro, che non ne hanno mai avuto uno in vita propria.

D’altra parte Noam Chomsky l’aveva prefigurato, a proposito dell’arte di sindacalisti, politici e uomini di potere in genere, di persuadere le masse, con i suoi famosi dieci punti.

I due punti di Chomsky maggiormente in voga in Italia, tutto l’anno e in particolar modo al primo maggio sono i seguenti :

  1. Creare problemi e proporre soluzioni
  2. Distrazione delle masse

Se vorremo ancora lavorare, avere speranza di vita e prosperità per noi e i nostri figli e nipoti, se vorremo ancora confidare che si debba vivere senza gravare sulle spalle di altri, se vorremo dare una qualche speranza a coloro che oggi il lavoro lo hanno perduto, sono precari, lo stanno perdendo, sono cassintegrati, dovremo rispondere alle domande che sopra ho posto.

E dovremo trovare risposte che pure esistono ma richiedono, per essere trovate, solo amore per la verità e la libertà delle persone. E disprezzo per le tessere di partito e del sindacato, odio delle poltrone e dei parassiti e dei boiardi stato e di governo.

Trovando quelle risposte sarà possibile non solo rilanciare il lavoro e la crescita, ma anche smascherare e coprire di vergogna, una volta per tutte, quanti oggi tuonano dai microfoni delle piazze, dei palazzi di stato e di governo, dagli studi televisivi e radiofonici e le redazioni dei giornalini sussidiati, parole apparentemente buone ma nell’intimo solo criminali perché figlie della menzogna.

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