CONTRO QUESTO PRIMO MAGGIO

Di JLS , il - 52 commenti

Rimetto on line, quanto avevo scritto il 1.5.2013 sul primo maggio e le sue liturgie. A distanza di un anno, rimangono i proclami che si rinnovano oggi in piazze e assemblee, e nel frattempo si sono ingrossate le fila di cassintegrati, disoccupati, precari e prepensionati. Tutto in barba alla retorica e al parassitismo di questa celebrazione statalista e del suo clero sindakale e di partito.

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“Priorità lavoro, perché senza lavoro l’Italia muore”. Tuona così la Venditti, la biondona di telekabul filiale di saxa rubra, facendo da trombetta allo straordinario annuncio odierno a cura della ritrovata triplice cgilcisluil, ricompattatasi per l’occasione perché mancando il lavoro, hanno capito che crolla l’adesione, il consenso e le tessere. E questo s’ha da evitare.

Questa giornata è stata e continua ad essere, la celebrazione pagana di categorie pseudo divine ormai scomparse : i lavoratori, le classi sociali, il proletariato, i precari. Consumata celebrazione e inutile invettiva contro tutto il male e l’egoismo possibile, ubicati ovviamente da un’altra parte : imprenditori, finanza, speculazione, rischio imprenditoriale, libero mercato, capitalismo. Insomma il bene e il progresso sotto la falce e martello e la bandiera rossa. Il male tutto intorno.

Questo giorno è un rito pagano e statalista che non conosco, utile per poco ancora, alla progressione automatica di carriera di qualche boiardo della triplice sindacale, verso poltrone assai più comode di partito e di governo.

Questo giorno ha ormai le edizioni contate. Come contati sono giorni di qualunque cosa che esiste a questo mondo sottoposto alle leggi della natura e dell’evoluzione non solo fisica ma anche sociale.

Oggi infatti da piazza san Giovanni proclama Bonanni le esequie del primo maggio moribondo, e dice : oggi è il giorno dell’emergenza lavoro. Meno male !!

In questo primo maggio, è aumentato a dismisura tra i partecipanti alle esequie appunto, solo il numero di disoccupati, precari, cassintegrati, giovani che cercano il primo impiego e padri di famiglia che lo hanno appena perso, esodati devoti alla fornero. Sempre meno presenti invece i lavoratori attivi, specie come si sa, in via d’estinzione. Paradosso di un paese dove nessuna estinzione, neppure quella naturale è contemplata per la classe politica, capace solo di riesumare un dinosauro del mesozoico, incollandolo al colle e sfidando il buon Dio e la dannazione eterna ormai prossima.

I lavoratori attivi sono anch’essi devoti, ma non già alla fornero che piange ancora, temendo immagino, che persino durante una delle sue leggiadre passeggiate nel Monferrato, per distendersi delle pregresse fatiche di governo, qualche cacciatore di frodo di quaglie e beccacce, esodato dalla medesima, le possa piantare per errore una salva di pallettoni in fronte, scambiandola solo per un avvoltoio al di fuori della propria riserva. Lei piange intanto per scongiurare l’evento venatorio.

I lavoratori attivi si raccomandano in fretta e furia a tutti i santi del calendario di Santa Romana Chiesa, ma sanno già che ci vorrà pure il buon Dio per averla vinta.

In questo giorno in cui si celebra il lavoro che non c’è, mi chiedo :

perché non ho mai sentito e non sento ancora, anziché grida di dolore e proclami retorici e richiesta di diritti da garantire ad ogni costo, una !! dico una !! una sola analisi delle cause che ha determinato la mancanza di lavoro dei nostri giorni ?

perché nessuno dei farabutti del sindacato, delle classi imprenditoriali, per non parlare dei politici e dei boiardi di stato dell’istat, dell’agenzia del pizzo di stato con a capo uno squallido stregone, dell’autority per la privacy e quella per la protezione del camoscio della Maiella, dico nessuno abbozza una benché minima analisi :

cosa è il lavoro ?

cosa ne determina i volumi quantitativi (numero di occupati e ore lavorate) ?

cosa ne determina il livello qualitativo (salario, sicurezza sul lavoro, motivazione e coinvolgimento dei lavoratori) ?

chi sono i veri nemici del lavoro e della sua crescita ?

 

Nessuna analisi, of course, e tutti giù con la giaculatoria ormai collaudata per ogni microfono e per ogni stagione :

la globalizzazione, la delocalizzazione, l’euro forte, i prezzi del petrolio, la mancanza di fonti di energia, e qualcuno arriva persino ad evocare la mai abbastanza obsoleta “automazione” che all’uomo ha soppiantato il computer o un robot di saldatura. Nessuno dei farabutti si esime dal citare una o più delle finte cause sopra riportate. Che sia Montezemolo, che sia Bonanni o la Camusso, che sia qualche governatore di regione o semplice amministratore di circoscrizione  con la fascia tricolore. Non parliamo poi dei politici di professione alla Fini, alla Casini, che avendo mai lavorato in vita propria, non trovavano (d’obbligo l’imperfetto ormai) di meglio che presenziare a tutti i talk-show e manifestazioni, dove il tema appunto era il lavoro. Degli altri si intende. Mica il loro, che non ne hanno mai avuto uno in vita propria.

D’altra parte Noam Chomsky l’aveva prefigurato, a proposito dell’arte di sindacalisti, politici e uomini di potere in genere, di persuadere le masse, con i suoi famosi dieci punti.

I due punti di Chomsky maggiormente in voga in Italia, tutto l’anno e in particolar modo al primo maggio sono i seguenti :

  1. Creare problemi e proporre soluzioni
  2. Distrazione delle masse

Se vorremo ancora lavorare, avere speranza di vita e prosperità per noi e i nostri figli e nipoti, se vorremo ancora confidare che si debba vivere senza gravare sulle spalle di altri, se vorremo dare una qualche speranza a coloro che oggi il lavoro lo hanno perduto, sono precari, lo stanno perdendo, sono cassintegrati, dovremo rispondere alle domande che sopra ho posto.

E dovremo trovare risposte che pure esistono ma richiedono, per essere trovate, solo amore per la verità e la libertà delle persone. E disprezzo per le tessere di partito e del sindacato, odio delle poltrone e dei parassiti e dei boiardi stato e di governo.

Trovando quelle risposte sarà possibile non solo rilanciare il lavoro e la crescita, ma anche smascherare e coprire di vergogna, una volta per tutte, quanti oggi tuonano dai microfoni delle piazze, dei palazzi di stato e di governo, dagli studi televisivi e radiofonici e le redazioni dei giornalini sussidiati, parole apparentemente buone ma nell’intimo solo criminali perché figlie della menzogna.

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  • MarcoTizzi

    Il primo maggio era una festa anarchica, una festa contro lo Stato. Ci hanno rubato anche questa.
    Quindi io oggi lavoro. Mi sembra l’unico modo possibile per festeggiare.

    • Sempre lavorato, anche io. Almeno il PIL non rotola giù, soprattutto quello personale.

      • Proletario_internazionalista

        Ma non hai famiglia? ma riposarsi no? non è retorica, la vita è una sola, ne passi un pò coi suoi cari che è meglio.

  • Lavorato sempre anch’io il primo maggio. Almeno il PIL, il mio si intende, non precipita.

  • Proletario_internazionalista

    Lavorate, lavorate pure, poi alla fine rimpiangerete di non avere trascorso più tempo con i vostri cari. Provo pena per chi non sa dare il giusto peso al tempo libero e al lavoro.

    Ovviamente la colpa per i mancati guadagni dei piccoli è dei sindacati, e quindi dei salariati.

    Si sa, i costi fissi sono odiati da tutti, e siccome i salariati sono visti come costi fissi, vengono odiati anch’essi.

    Con la differenza che i salariati oltre a essere costi fissi, sono persone.

    Ma va bene così, in fondo un capro espiatorio ci vuole, appaga.

    Bene, continuiamo così.

    Intanto in Germania i salariati partecipano alle decisioni aziendali.
    Intanto in Germania la forbice di guadagno fra titolari e salariati è inferiore, ohmmamma! redistribuiscono gli utili? mamma li comunisti!!

    Intanto in Germania la flessibilità e bidirezionale. Lavoro di più oggi, sto a casa domani.

    Ma va bene, quello che dico io è tutto falso, va bene.

    La verità la dite solo voi. Va bene.

    I salariati? organizzati? guai! obbedienza! sappiamo noi ciò che è bene per loro!

    Democrazia in azienda? col cavolo! decidiamo noi!

    Cavolo, ma com’è che qui cinesizziamo il lavoro e gli utili non crescono lo stesso?

    Mumble, mumble, sarà mica che i sindacati c’azzeccavano solo marginalmente?

    Poco male! mi sono sempre stati sulle balle gli operai organizzati.

    Mica li pago per pensare. A pensare ci “penso” io.

    • grazie del sermone del primo maggio. Io preferisco quello della montagna.
      Nessuno qui ce l’ha con lei e i lavoratori, e con i loro sacrosanti diritti. E lei dovrebbe porsi per primo le domande che ho posto nell’articolo. E non accontentarsi delle risposte confezionate con cui le hanno lavato il cervello sindacati, partiti di ogni colore.

      • Proletario_internazionalista

        Non sono mai stati iscritto a un sindacato, non ho nessuna tessera di partito. Dio mi guardi da appiattirmi a posizione fisse di partito. Che ci creda o meno. No, no è tutto frutto delle mie esclusive convinzioni.

        • La invito a non parlare mai qui con me di convinzioni. Le convinzioni presuppongono una fede. L’unica fede che conosco non ha nulla a che fare con partiti, sindacati, tiranni di ogni epoca e mentitori di professione. E ognuno è libero di tenersi la fede che crede. Ponga qui piuttosto domande, sollevi dubbi, ricerchi con noi nuove soluzioni e nuove prospettive per tutti, a partire da quella dei proletari nullatenenti di periferia, come si è definito lei. Provi, per esercizio a rispondere alle domande contenute nel mio articolo, le do tempo una settimana. E poi mi scriva qui su RC.

      • Proletario_internazionalista

        Contesto in particolare una cosa, come può il capitalismo che è per natura monopolista avere la concorrenza? nel capitalismo chi accumula più capitali innova e diventa sempre più competitivo, sempre più competitivo fino a stracciare la concorrenza e fagocitarla. In un sistema così alla lunga non esiste concorrenza, ma solo pesci grossi che mangiano pesci piccolo. Grandi multinazionali che distruggono le piccole imprese, che non possono MAI MAI competere. Quindi di che parliamo? Quando si concorre, qualcuno vince e qualcuno perde, e chi vince nel sistema capitalistico parte dalla prima posizione al giro successivo, e ingrossa il suo vantaggio nella competizione, fino a creare un monopolio o quasi. Non è sostenibile un sistema così. O il capitalismo diventa “distribuito” o si autodistrugge. Se togli salari a chi dovrebbe consumare i beni prodotti dal capitale, il capitalismo crolla. Quindi che si fa? è un domanda non retorica.

        • Lei dice bene. Infatti il capitalismo non è mai esistito. Esiste invece lo statalismo assistenzialista, mascherato da benefattore universale da Washingtown a Roma, ad Atene fino a Bruxelles. Lo statalismo è monopolista e la concorrenza e il privato sono additati come la peste. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

          • Proletario_internazionalista

            Si ma non ha risposto alla mia domanda, se io e lei concorriamo e lei ha più capitali (o idee) di me, lei vince, e si crea un gap inarrivabile per me “pesce piccolo”, la sua vittoria col tempo si tranforma in rendita di posizione derivante dal vantaggio precedentemente acquisito.

    • Ma lei è un sindacalista o un politico ?

      • Proletario_internazionalista

        Nessuno dei due, sono un semplice proletario nullatenente di periferia.

        • Ecco !! allora consideri che conosco bene il suo mondo e non da lontano. Il post che ho scritto, dovrebbe essere il suo grido di vendetta. Il grido di vendetta di tutti i nullatenenti, e tutte le periferie. Mi creda.

  • Proletario_internazionalista

    Do you know globalizzazione?

    Ecco, il grosso del problema sta lì, tutto il resto sono inezie.

    Qualche milione di salariati italiani non possono competere con miliardi di salariati a 200 €/mese.

    Lo so che alcuni vorrebbero, per competere, cinesizzare i diritti e i salari, per mettersi in diretta concorrenza con gli occhi a mandorla.

    Anzi chi può va direttamente il loco a produrre, auguri! non porto rancore.

    Andate pure in Cina, ma non era un paese comunista? non si sa.

    A beh poi ci sarebbe il problema di riqualificare milioni di operai generici verso nuovi settori ma tant’è.

    E intanto l’automazione miete vittime. Il lavoro non c’è per tutti e non si vuole provvedere nemmeno a cibo e acqua. Cibo e acqua, non sussidi per le sigarette, il telefono e altre cazzate varie, no, cibo e acqua. Niente, cazzi tuoi. Crepa stronzo, basta che noi non paghiamo le tasse per pagarti l’acqua del rubinetto e la pastasciutta una volta al giorno. Crepa pure.

    E poi che sono ste mistificazioni apocalittiche? Ma no! non è mica vero, sono sciocchezze, sbagliano gli economisti.

    Sbaglia Krugman, sbaglia Rifkin, sbaglia Roubini, sbagliano tutti, sono tutti Kkkomunisti!!!

    Ora arriverà il solito frustrato da mancato fatturato, che tirerà fuori le sue belle argomentazioni antisociali, e via di sermone sulle solite cose trite e ritrite e ritrite…

    Che palle!

    • Mi racconti cosa dice Krugman, Roubini e tutti gli altri fari della conoscenza economica che indica. Poi rilegga il post, le devono essere sfuggiti tutti i dettagli, altrimenti non avrebbe sfogato qui il suo risentimento leggittimo, ma sul blog di qualche sindacato e partito che hanno rovinato lei e milioni di altri lavoratori e aziende italiane, che frequento e visito da 28 anni.

  • “E
    se il lavoro vero, quello che produce cose che qualcun altro è
    liberamente intenzionato ad acquistare, non può che scaturire
    dall’inventiva e dal sacrificio degli individui, ne consegue che l’unico
    modo che la mano pubblica ha per favorirlo è quello di alleggerire il
    più possibile i suoi ingombranti vincoli, tanto sul piano fiscale che su
    quello burocratico. … all’esercito di aspiranti lavoratori assistiti
    di questo Paese dei balocchi importa poco se a governare sia la destra,
    la sinistra o la grande coalizione. Costoro, cresciuti all’ombra di una
    splendida Costituzione che stabilisce il diritto al lavoro, alias
    stipendio garantito per tutti, si aspettano che la politica gli risolva
    una volta per tutte il problemino di sbarcare il lunario, in cambio del
    faticosissimo impegno di mettere una croce su una scheda elettorale.”
    (C. Romiti)

  • funnyking

    Bel post, mi è propio piaciuto.

  • Oana

    Io propongo che tutti lavoriamo non più di qualche ora al giorno e volontariamente ci si propone nell’ambito dove si ha talento, insomma tutti a tornare ad essere creativi. Le tecnologie fanno gran parte del lavoro e noi ci dedichiamo il resto della giornata a coltivare profondamente i rapporti affettivi con le persone e gli animali accanto.
    Questa è la mia proposta! 🙂

    • Proletario_internazionalista

      è una proposta decisamente umanista, la condivido, ma non troverà molto seguito qui.

      • Proletario_internazionalista

        E spiego perché, perchè lavorare poche ore per chi produce, non è appunto, “produttivo”. Tradotto: non sperare che chi produce decida autonomamente di ridurre le ore ai salariati…a parità di paga ovviamente.

        Fantascienza. L’Italia è il paese dello stakanovismo, non tanto per dedizione o onore, ma per il mero riscontro monetario.

        Moneta che è il moltiplicatore di tutti i sogni e le ambizioni umane, quindi è un oggetto potentissimo.

        Strumento che stravolge e acceca tante e troppe menti.

    • Il seguito è già tra voi : Ramirez & Kawai può andar bene ?

    • Aggiungo che io passerei tutto il mio tempo a suonare la Ramirez o anche un bel steinway & sons oppure un bosendorfer. E tra un brano e l’altro scriverei per far sorridere e riflettere, che mi pare pure di riuscirci. Ma devo trovare qualcuno che liberamente accetti questa mia disponibilità e offerta e sia disposto pure a pagarla.

  • Proletario_internazionalista

    Ho letto il post, mi stupisce che citi Chomsky, non è certo un capitalista.

    Ad ogni modo, mi pare un buttare il sasso dicendo: “c’è un problema.”

    Senza specificare quale sia “il problema”.

    La realtà, secondo il mio modesto (ma de che) parere, è che non esiste 1 problema, ma “problemi”, plurale.

    Non sono un luddista, quindi ben venga l’automazione.
    Non sono un no-global quindi ben venga la globalizzazione.
    Non sono un nazionalista, quindi ben venga l’internazionalizzazione.

    Però non posso nemmeno far finta che dei problemi questi fenomeni li creino.

    E fare finta che siano inezie, è quantomeno in malafede.

    Se i capitali sono liberi di spostarsi in tutto il globo (questo è il liberismo capitalista) allora anche io devo essere libero di spostarmi in tutto il globo, per andare là dove il capitale va.

    Non so se mi sono ben spiegato.

    Se si promuove la libera circolazione dei capitali allora si deve promuovere anche la libera circolazione delle persone.

    Non si può pretendere che i capitali se ne vadano a spasso, impoverendo i paesi che lascia, e aspettarsi che i suoi abitanti restino lì a impoverirsi.

    Se il capitale si muove io mi muovo con lui. Vado dove c’è lavoro.

    • Egregio PI, Chomsky è uno che ha scritto delle cose che mi sento di condividere e che mi sembrano fondate. Tutto qui. Perchè i capitali si muovono ? se lo è mai chiesto ? se lei ha cento euro, dove li mette o a chi li affida ? a uno che appena sa che li possiede le mette una bella tassa per la giustizia sociale, o a uno che le promette e le fornisce garanzie, che quei cento euro, l’anno prossimo saranno 105 o 150 a mille ? La globalizzazione è figlia di un mondo in mano alle socialdemocrazie dell’assistenza e della finanza teleguidata. Il mercato libero non è esiste, non è mai esistito nè qui e neppure a Wall Street. i capitali si spostano dove le socialdemocrazie del debito pubblico (USA in testa, e in Italia al seguito insieme a tutta la carovana UE) li hanno costretti a spostarsi. I cittadini no, perchè sono quelli che devono finanziare la spesa pubblica e pagare il debito del welfare, fondamento del consenso e del successo elettorale di chiunque si ficchi in testa che deve rappresentare gli altri : promettendogli diritti. AMEN.
      Si legga se trova il tempo un interessante libro di Pascal Salint : Ritornare al capitalismo per evitare le crisi.

      • Proletario_internazionalista

        Sarebbe tutto bello quello che dice, ma c’è un problema, l’automazione incide sull’occupazione.

        Per fabbricare un oggetto posso usare 10 salariati, oppure 1 ingegnere che mi costruisce un macchinario che sostituisca quei 10 salariati.

        Quei 10 salariati obsoleti non li posso far diventare tutti ingegneri.

        primo perchè la formazione costa, e chi la finanzia se sono disoccupati?
        secondo perchè non servono 10 ingegneri per fare quel macchinario.

        Non si possono creare bisogni all’infinito.

        primo perché il mercato di un certo prodotto a un certo punto si satura.
        secondo perchè i salari hanno un potere d’acquisto finito, non infinito.

        Ne consegue che la disoccupazione sarà sempre più strutturale.

        Quindi come si risponde a questo?

        1 si lascia morire di fame i cittadini professionalmente obsoleti. Poi però bisogna mettere in conto il costo delle rivolte, dei Preiti vari, degli allarmi, dei cani da guardia per difendersi dai disperati, delle armi, ecc ecc.

        2 gli si da un sussidio di sopravvivenza minimo, per cibo e altre poche cose.

        3 gli si da un sussidio in cambio di un lavoro per la comunità.

        La terza opzione è statalismo puro, la seconda è welfare puro.

        Non ho mai capito voialtri, se di fronte al fatto compiuto, quale opzione delle 2 preferireste.

        • Proletario_internazionalista

          Aggiungo una modifica al mantra di voialtri antisociali: meglio insegnare a pescare a un uomo che dargli un pesce…

          Già…peccato che nel mentre che impara a pescare, qualche pesce lo deve pur mangiare per sopravvivere.

          • Lei passa il tempo a classificare le persone in capitalisti, o antisociali. Non crede di peccare di supponenza ? e anche di sbagliarsi visto che non conosce le persone che lei classifica e tira conclusioni solo da quello che legge ?

          • Proletario_internazionalista

            Le idee che abbiano ci identificano.

          • Marcobrotto

            Bravo; dopo quanti pesci possiamo/siamo in diritto di dire a uno: “Adesso devi aver imparato?”.
            Mi pare che ai “proletari” (magnifico, magnifico) di pesci ne siano stati dati, in Italia, negli ultimi 40 anni. E anche pani.

          • Proletario_internazionalista

            A mia madre di pesci nessuno ne ha dato. Sarà sfigata lei?

            A già c’è il particolare che doveva andare in pensione ma un certo Monti per fare cassa grazie ai casini di zio Silvio gli ha post-datato la meritata pensione. Poco male se si sposta in bicicletta e ha dolori ovunque e nessuno la vuole a lavorare, starà disoccupata per 3 anni…se sopravvive.

          • Proletario_internazionalista

            Ma quali pani, ma quali pesci.

            Di uomini a cui insegnare a pescare ne nascono ad ogni generazione.

            il fatto è che a sti pover’uomini ne pesci ne canna da pesca gli è stato dato.

        • VincenzoS

          Non si possono creare bisogni all’infinito.
          ————————————-

          Bisogni no, ma prodotti, anzi servizi, sì

          • Egregio Vincenzo, inutile spiegarlo a un sordo.

          • Proletario_internazionalista

            Ripeto, il potere d’acquisto di un individuo non è infinito, è finito.

            Come è finita la quantità di risorse naturali, come è finito il pianeta, come è finita la possibilità del consumo dello stesso.

          • VincenzoS

            I servizi non dipendono dalle risorse naturali. Duecento anni fa non c’era nessuno che si guadagnava la pagnotta, e pure molto bene, tirando calci ad un pallone perché tutti stavano nei campi o nelle fabbriche. Oggi chi sta nei campi e nelle fabbriche produce abbastanza da far mangiare e vestire, oltre che tante altre cose, qualcuno che poi lo intrattine nel tempo libero che ha, e che prima non aveva, appunto tirando calci ad un pallone, o cantandogli una canzone. Anche i calci al pallone e le canzoni sono PIL e non sono certo limitati dalle risorse del pianeta. .
            In fondo, di polli e di vestiti o di auto, non ne abbiamo bisogno più di tanto. Un pollo al giorno per ogni persona basta e avanza, inutile produrne di più. Ma di servizi ne vogliamo godere sempre di più, che poi sono quelli che rendono la vita più piacevole.

          • Proletario_internazionalista

            …in un paesino di 1000 persone ci sono 10 bar, arriva il primo che si crede furbo e apre un bar. Poi chiude.

            Ogni attività in un dato territorio ha un suo limite di saturazione.

            Aggiungo che l’e-commerce ha reso obsoleti tanti negozi fisici. Esempio: non mi metto di certo ad aprire un negozio di elettronica quando già le grandi catene (mediaworld, euronics, ecc) soffrono per la concorrenza dei siti di e-commerce (amazon, eprice, monclick, ecc, ecc).

            Uno che si mette ad aprire un negozio di computer adesso per esempio, o è un pazzo o è uno sprovveduto…o forse entrambe.

          • Marcobrotto

            Ma cosa importa? Questo è un problema degli imprenditori: uno ha aggredito un mercato saturo? Ha proposto un prodotto che non ha mercato perché soddisfa un bisogno che emerge molto in là nella lista di un essere umano? Peggio per lui. Fallirà, un po’di proletari saranno senza lavoro, e in una società libera (libera…) saranno riassunti da qualche altro pirla – o non pirla – che vuole soddisfare un bisogno. Per il resto, è solo un rimestio di cadaveri.

            Ah, a proposito di bisogni: non serve crearli all’infinito, perché infiniti lo sono già (natura umana, quella che i vari “pueblo te amo” non hanno mai accettato, andando così contro natura – e sappiamo com’è finita). Perciò anche i prodotti/servizi possono essere prodotti all’infinito. L’obiezione “il mondo è finito” non ha fondamento, detta sbrigativamente perché Malthus é ormai vecchiotto (lo sviluppo umano non si basa solo sulla terra coltivabile, questo era chiaro già nelle Province Unite del XVII secolo), volendo articolare perché si possono creare – con tanti bravi ingegneri – beni sempre più complessi usando via via meno risorse (1972 Cadillac Eldorado vs. 2012 Lexus GS 450 Hybrid).

          • Proletario_internazionalista

            Le fabbriche per creare prodotti hanno bisogno di spazio, di suolo.

            Una merce non infinita su un pianeta finito.

            Certo, prima di riempirlo ce ne vuole. Ma tanto gli alberi che ci procurano aria per i polmoni saranno già estinti prima di arrivare a livelli simili.

    • VincenzoS

      Se si promuove la libera circolazione dei capitali allora si deve promuovere anche la libera circolazione delle persone.
      ———————————–
      Sacrosanto. Ma si è mai chiesto chi è che, nella pratica, fa sì che ciò non avvenga?

      Sono appunto tutti gli ideologici dello stato sociale che mandano alle aree depresse quel po’ di sussidi che tanto bastano affinché la gente non si muova.
      Sono tutti gli ideologi della “casa di proprietà”, e contemporaneamente ideologi degli “affitti sociali” così che le persone, invece di fare semplicemente i bagagli e trovarsi altrove un’abitazione, si trovano bloccati per secoli nello stesso posto.
      Sono tutti gli ideologi della scuola pubblica statale (soprattutto statale, fosse solo pubblica, cioè dei cittadini sarebbe altra cosa) che non insegna nulla e soprattutto non insegna le lingue straniere.
      Sono tutti quegli intellettuali che proclamano “ah, ma la Sud c’è più umanità che al Nord” (a seconda dei paesi sostituisca Sud e Nord con qualsiasi altro luogo geografico).
      Sono le corporazioni che difendono il valore legale della laurea.
      Il risultato è che i capitali si spostano, la gente no.

      • Egregio sig. Vincenzo, mi trova d’accordo.

      • Proletario_internazionalista

        Bella spiegazione, ma non è vera secondo me.

        Se i giovani non si spostano sarà anche per le lingue (che non si insegnano), io ne parlo 3 e mi sento in colpa per non parlarne di ulteriori pensa te.

        Se i giovani non si spostano è perché la società non li emancipa prima dalla famiglia, e per emanciparli dalla famiglia non li catapulti di botto in un paese straniero.

        Prima gli fai fare gli scambi con l’estero durante gli studi (nella scuola pubblica ma soprattutto gratuita sennò i proletari gli scambi non possono pagarli)

        Prima gli metti nelle condizioni economiche di essere indipendenti, di andare a vivere da soli in modo economicamente sostenibile (e non dover pagare affitti uguali a un salario di un apprendista).

        Poi allora ci si può aspettare che si muovano.

        Ma prima bisognerebbe rimuovere il fattore ultimo di “NON libera circolazione delle persone”…le stupide leggi sull’immigrazione.

        • VincenzoS

          Ho infatti rimarcato il ruolo assolutamente negativo della scuola pubblica STATALE (ribadisco in maiuscolo, non sono contrario alla scuola pubblica purché gestita dai cittadini e non dallo Stato). Una scuola funzionante farebbe studiare le lingue e promuoverebbe gli scambi con l’estero.
          Voglio però osservare che se non ci si butta a fare esperienza all’estero, magari condividendo un appartamento con altre 3-4 persone per ridurre i costi, a 20 anni, non so mai quando ci si possa buttare a farlo.
          Invece ogni neo-diplomato ritiene di avere il diritto (ma perché ce l’hanno indotto a credere) ad uno stipendio elevato e a potere avere una casa di 100 mq in centro tutta per lui a prezzi di saldo. Ovvio che finisce per restare a casa a carico di mamma e papà senza far nulla.
          Pienamente d’accordo sulla stupidità delle leggi sull’immigrazione. Se avesse voglia di andarsi a fare un giretto su siti di liberali autentici (non qui, qui sono un po’ finti) vedrebbe che sono i più accesi sostenitori dell’abolizione delle frontiere nonché degli eserciti.

          • Proletario_internazionalista

            Altro che finti liberali, i liberali veri non si vedono nemmeno col lanternino, vado mille volte più d’accordo con un liberale, pur con le enormi differenze, che con un conservatore.

            Confronto a sta Italia conservatrice (vale in parte anche per la sinistra) che puzza di reazionarismo e nostalgia è meglio un bell’assolutismo liberale.

          • VincenzoS

            Infatti i veri liberali sono rivoluzionari. Non a caso le rivoluzioni ottocentesche contro i dispotismi vennero chiamate rivoluzioni liberali

          • Proletario_internazionalista

            Bisogna anche dire che altrove non c’è stata la speculazione edilizia che in Italia, non di sicuro in Germania per esempio.

            Ad ogni modo non sono d’accordo sul fatto che se si è giovani si debba adattarsi a tutte le situazioni. Tipo abitare in 10 sotto lo stesso tetto, nemmeno i magrebini lo fanno più.

            Se le locazioni sono sproporzionate rispetto al costo della vita, non è colpa dei “gggiovani”.

            Ma no problem, visto lo stato dell’immobiliare, non si vende e le case in affitto aumentano e il numero di chi ne ha bisogno diminuisce, anche perchè tanti emigrano.

            Vedrai che tonfo gli affitti, specie nei centri diventati cimiteri lavorativi.

            D’altronde è il mercato, se cala la domanda cala il prezzo.

            Non posso far finta di dispiacermi, se i prezzi degli affitti crollano, non posso che gioirne.

            Ma è magra consolazione, perchè vuol dire che una data città non attira, anzi perde abitanti. Perchè non c’è lavoro.

            é molto triste. ma c’est la vie.

          • VincenzoS

            Ad ogni modo non sono d’accordo sul fatto che se si è giovani si debba
            adattarsi a tutte le situazioni. Tipo abitare in 10 sotto lo stesso
            tetto, nemmeno i magrebini lo fanno più.
            —————-

            Non ho parlato di adattarsi ad ogni situazione, ho parlato di fare esperienza. E l’esperienza costa anche qualche piccolo sacrificio, tipo condividere un appartamento con 3 amici per un paio di anni o stirarsi le camicie da soli e non con l’aiuto di mamma.

  • Proletario_internazionalista

    @Oana

    Leggi Jeremy Rifkin.

  • Proletario_internazionalista

    Comunque su una cosa siamo d’accordo, il 1 maggio è una cagata pazzesca. é una festa demagogica.

    • E siamo pure d’accordo che il mitico rag. Pierugo Fantozzi, quando disse he la corazzata potyomkin era una cagata pazzesca, ci aveva visto lungo !!

  • Naso Cucito

    la libera circolazione di capitali tale non è se non per i grandi capitali. la libera circolazione degli individui tale non è se non per interi popoli diseredati e depredati in patria della loro ricchezze( materie prime) e cacciati infine a forza,dentro i confini dell’occidente, per tamponare una massa monetaria ormai fuori controllo.

    questi fenomeni indubbiamente creano problemi ma la responsabilità non può essere ascritta a ordini o disordini naturali, pittosto a chi questi fenomeni li ha indotti, dunque promossi, incentivati, protetti, siamo al responsabile che davanti a chi lo cerca con perizia appare nudo in tutta la sua meschinità: lo stato.

    chi acconsente di poter trasferire somme immense da una parte all’altra del globo è lo stesso che può vietare il valico delle sue frontiere a capitali molto più modesti, ovvero lo stesso che persegue con ferocia inaudita 10500 euro al valico.

    la multinazionali e le grandi corporations non sono altro che una emanazione del business assegnato dopo la guerra mondiale divenuto poi big business e partner amministrativo della stessa sovranità.

    i flussi della globalizzazzione forzata dell’ultimo trentennio sono il frutto di un progetto lucido del dominio della moneta fiat che a mezzo delle banche centrali hanno blindato il sistema monetario impedendo che salti, attraverso la loro capacità di stare a protezione del sistema come prestatori di ultima istanza.

    per fare questo gioco però l’occidente gia “saturo” di moneta e pericolosamente in bilico sul crinale dell’inflazione incendiaria, andava “rimpolpato” con qualce centinaio di milioni di extrà chegli consentissero di continuare ad abbassare il costo del lavoro e assorbire tutta quella massa di cartastraccia e bit elettronici ormai “sproporzionati” alle algide economie europee.

    l’automazione è un problema per gli ignoranti.

    quando introduco una macchina che sostituisce 10 operai, questi ultimi usciranno e al loro posto entreranno 50 operai che dovranno attendere le varie fasi costruttive della nuova macchina che per effetto della divisione del lavoro vedrà la suddivisione dei vari componenti allargarsi ad una moltitudine di competenze che compenseranno ampiamente le maestranze perse ed aumentando la produttività e con essa la ricchezza.

    le maestranze avranno due opzioni

    1 scendere in piazza e chiamare papà (stato) ad aiutarli, naturalmente a spese di tutti con il garbo che distingue cotanto genitore( la canna di un fucile)
    2 si guarderanno intorno e magari proprio dentro quel nuovo processo produttivo del nuovo macchinario che li ha spediti a casa, potranno trovare una riqualificazione anche più remunerativa.
    gastone

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