La Religione può Fare la Differenza?

Di GG , il - 8 commenti

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di Vishal Mangalwadi

La laicità ha uniformato le élite culturali sia in India che in Occidente, eppure quando esse hanno rapporti nell’ambito del commercio globalizzato si evidenziano inevitabilmente delle differenze. Alcune di queste differenze sono emanazione di visioni del mondo religiose che le persone laicizzate hanno soppresso a livello subsconscio negando che abbiano a che fare con le religioni che hanno plasmato le loro rispettive culture.

Ad esempio, la prima università europea, a Bologna fu una Università Giuridica. Venne fondata e gestita da monaci che studiavano la legge Giustiniana. L’istituzione dell’avvocato nacque nel tredicesimo secolo presso i tribunali dei Vescovi. I vescovi concessero ai monaci e ai preti la licenza di praticare la legge nei loro tribunali dopo aver fatto giuramento di non perseguire il guadagno ma di servire la legge, la giustizia e il Supremo Legislatore. Per gli Europei la Legge era sacra perché la sua sorgente ultima era Dio.

In Europa c’era rispetto per gli avvocati anche quando questi difendevano criminali conclamati, e questo perché Cristo salva i peccatori. Cristo rispetta la Legge perché Egli è il Legislatore, e si prende cura dei trasgressori perché sono figli di Dio. Egli salva i trasgressori della legge (di Dio) per riformarli e trasformarli in cittadini onesti e probi.

Dato che i primi avvocati in Europa erano preti e monaci, essi non avevano problemi ad ascoltare le confessioni dei loro clienti, e in seguito a perdonarli. La legge Europea è però oggi ormai completamente laicizzata, e quasi nessuno più crede che Dio è la fonte ultima della Legge o che la missione della professione di avvocato sia quella di creare una società giusta servendo la Legge. Eppure, a livello incoscio, la nostra cultura presuppone ancora che gli avvocati dovrebbero essere servitori della legge e non del profitto.

Così, mentre la legge e le professioni forensi in Europa nacquero in un’atmosfera teologica e religiosa, per buone ragioni filosofiche e culturali la cultura indù-buddista-animista Indiana non ha prodotto né una università giuridica né l’istituzione dell’avvocato. Pertanto, gli avvocati indiani sono veramente dei laici, anche se fossero dei religiosi nella vita privata. La religione non ha alcuna relazione con la professione legale, che è stata istituita per noi [indiani] da inglesi come Lord Thomas Babington Macaulay. Quindi gli indiani generalmente intraprendono la professione giuridica solo per fare soldi. La creazione di una nazione giusta riformando i trasgressori della legge, non è percepita né come la loro missione professionale, né come la loro missione personale.

Questo significa che le imprese indiane (come molte aziende laiche in Occidente) hanno il “piccolo” problema di dover assumere un esercito di esperti e abili avvocati, messi lì con il solo obiettivo di danneggiare le imprese loro concorrenti. E così, per poter competere in un mercato laicizzato, non è sufficiente per un impresa avere prodotti e servizi di qualità superiore a costi inferiori, ma le occorrono pure dei costosi avvocati. Ed ecco che la legge laicizzata, invece di servire il capitalismo, diventa un ostacolo al libero mercato.

Man mano che l’Europa e l’India verranno sempre più a contatto, le piccole imprese in Europa dovranno prepararsi a competere con una cultura che non crede che sia immorale dare falsa testimonianza per distruggere un rivale trascinandolo in tribunale con false accuse. E questo perché la cultura religiosa indiana non crede che comandamenti come “ama il prossimo tuo come te stesso”, o “non fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” ci siano dati dal Legislatore che è anche il nostro Giudice Ultimo.

 

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