Case Popolari. Pubblico é bello perché consente di scopare a rimpinzo.


Giuseppe Sandro Mela.

 Mela con il Coltello tra i Denti.

 

  Politici e burocrati sono i superuomini di oggi: hanno il potere di dire di sì oppure di dire di no.

  Se paghi ottienei, se non vuoi pagare puoi ben vantare i tuoi diritti che nessuno ti ascolta, quando non ti portano in tribunale e ti condannano di brutto. Tanto le prove sono un optional.

  E poi c’é ancora gente che sbeffeggia il medio evo.

  Cosa mai vi credevate? Che i servizi pubblici fossero stati istituiti per soddisfare qualche pubblica esigenza? Sciocchini!

  Cosa vi credevate? Che le case popolari fossero un costosissimo servizio che però almeno desse un tetto a chi fosse in difficoltà? Sciocchini!

  I pubblici servizi servono a politici e burocrati, ossia a coloro che possono dire di sì oppure dire di no, il pane quotidiano, assieme ovviamente al companatico.

  Così, dopo aver soddisfatto il ventre inteso come stomaco, ed hanno appetiti gagliardi, si vorrebbe forse negare loro un po’ di sesso?

  «Se me la dai ti ammetto alle case popolari, se non me la dai resterai a vita in lista di attesa».

  E dove consumava il nostro uomo? Ma negli uffici comunali, ovviamente. Sciocchini!

  Sorgono adesso spontanee alcune domande.

  1. Ma i colleghi non si erano mai accorti di nulla? Non sentivano levarsi dalla stanza di “lavoro” dei  mugolii inequivocabili? Non c’era tra di loro nemmeno un malignetto che avrebbe goduto a far le scarpe ad un assessore? Allora tutti con il muso nella greppia, ciascuno per il suo settore?

  2. E quelle candide mammole dei burocrati della case popolari non si erano mai resi conto dei criteri alquanto atipici di selezione degli assegnatari? Meglio, delle assegnatarie? Non avrebbero dovuto essere seguite rigidissime regole di graduatoria, stilate da fedelissimi servitori dello stato?

  3. Era dal 2011 che la manfrina andava avanti. Che ci siano voluti ben due anni di tempo per accorgersene?

 

  Adesso si capisce perché in Italia ci sono così tanti statalisti convinti: senza il pubblico non scoperebbero.

  Così, quando dovrete espletare una qualche pratica burocratica, non andate Voi, ma mandate una qualche biondona appariscente e disponibile: l’Italia è una Repubblica fondata sulla Tangente, e devono lavorare anche quelle brave ragazze.

  É tutto legale: ius primae noctis.

 

 

  ANSA. 2013-07-31. Sesso in cambio di casa popolare, assessore arrestato a Chieti.

  CHIETI – Avrebbe chiesto prestazioni sessuali in cambio dell’assegnazione di alloggi popolari: protagonista della vicenda l’assessore alla sanita’, politiche della casa e protezione civile del Comune di Chieti, Ivo D’Agostino, dell’Udc, posto agli arresti domiciliari dagli uomini della Squadra Mobile locale in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Chieti, Paolo Di Geronimo, su richiesta del pm Lucia Campo; l’uomo è accusato di concussione, tentata concussione e violenza sessuale.

  D’Agostino, che ha 51 anni, è sposato e padre di quattro figli: è stato arrestato questa mattina presto e dopo essere stato condotto in Questura per le formalità di rito, è stato riaccompagnato a casa.

  Le vittime degli abusi sono cinque donne, per lo più ragazze madri, tre delle quali straniere, che versavano in condizioni economiche precarie alle quali l’assessore prometteva l’alloggio, pur in presenza di una regolare domanda presentata dalle malcapitate, in cambio di prestazioni sessuali.

  L’indagine, come ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il dirigente della Mobile, Francesco Costantini, presente il questore Filippo Barboso, è partita dalla denuncia di una delle vittime, presentata nello scorso giugno; nel corso delle indagini è emerso che anche altre donne avevano subito lo stesso tipo di richiesta e si erano fidate delle promesse dell’assessore, accettando di fare sesso con l’uomo.

  Gli abusi sono cominciati nel novembre 2011: agli inquirenti è stato mostrato il contenuto di alcuni sms che D’Agostino aveva spedito alle vittime, mentre in un caso il contenuto di una telefonata è stato ascoltato in presa diretta dai poliziotti che indagavano. Gli incontri sessuali avvenivano negli uffici comunali dell’assessorato alle politiche della casa, con D’Agostino che sarebbe riuscito a coniugare gli impegni politici con gli appuntamenti che aveva con la vittime. “Ci siamo limitati a riportare il grido di dolore di cinque donne – ha detto fra l’altro il dirigente della Mobile -. Alcune di loro non avevano il coraggio di denunciare perché vessate da D’Agostino che si faceva forza della carica rivestita”.

 

 

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