Lavoro ci sarebbe, ma gli Italiani proprio non ne vogliono sapere.


Giuseppe Sandro Mela.

 Mela con il Coltello tra i Denti.

 

  É vero che l’Italia stia incamminandosi sulla strada di una grande depressione, ma é anche esperienza comune di chi lavori od abbia contatti con gli uffici personali, quelli deputati alle assunzioni, che i giovani italiani di lavorare non ne hanno proprio voglia: non ne vogliono sapere. Certo, vi sono delle eccezioni, ma le eccezioni non sono la norma.

  Vorrebbero un lavoro a quattro metri da casa, posto fisso, stipendio alto e benefit abbondanti, orario dalle nove alle dodici per cinque giorni alla settimana, molti mesi tra ferie e permessi e, manco a dirlo, un comodissimo lavoro di ufficio. Vorrebbero un posto, non un lavoro.

  Bene, di queste tipologie di lavoro c’é ben poca, per non dire nulla, offerta sul mercato, che offre lavoro e basta.

  E questo lavoro é invece richiesto da immigrati, che così sono assunti.

  Poi, diciamolo con franchezza, si assiste all’ipocrisia degli aita aita lanciati sulla disoccupazione giovanile.

 

  «Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?»

 

  «C’è che gli italiani non hanno fame. A 16 anni andavo in bicicletta da Ormelle a Conegliano per lavorare alla Zanussi, a 27 ero responsabile di mille operai. Prova a dirgli a questi qua che una volta al mese devono lavorare il sabato o la domenica. Capisco che fare i turni è un sacrificio ma le macchine qui non possono fermarsi»

 

  «Devo fare l’elenco? Burocrazia, tasse, costo del lavoro e dell’energia. Ecco perché per rimanere competitivo, e per certi prodotti lo siamo più dei cinesi, le mie macchine estremamente automatizzate non devono fermarsi mai. A tre giorni da un ordine Ikea vuole i prodotti in ogni suo negozio d’Europa»

 

  Lavorare costa fatica, eccome!

  Fino a tanto che i nostri giovani abbiano papà e mamma che li mantengano sine die, la voglia di lavorare non li scalfirà mai.

  Fino a tanto che i nonni abbiano una pensione da saccheggiare, la voglia di lavorare non li scalfirà mai.

  Fino a tanto che ci sianoi risparmi di casa da depredare, la voglia di lavorare non li scalfirà mai.

  Fino a tanto che ci siano lauti sussidi di disoccupazione, la voglia di lavorare non li scalfirà mai.

  Per quale strano motivo dovremmo quindi stupirci se i posti di lavoro offerti siano presi dagli immigrati?

  Solo, per cortesia, si smetta l’ipocrisia di fingere di piangere su chi proprio non se lo merita.

 

   Corriere. 2013-08-13. «Assumo ma troviamo solo stranieri Perché? Gli italiani non hanno fame».

  Pagotto (Arredo Plast): i nostri ragazzi non accettano i tre turni. E’ il primo fornitore europeo di Ikea per la plastica: «Ho investito bene, ma oggi non lo rifarei qui in Italia».

  TREVISO — «Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?». Scuote la testa Giovanni Pagotto, fondatore e presidente di Arredo Plast Spa, holding di Ormelle da 230 milioni di fatturato, maggior fornitore di prodotti in plastica per l’Ikea. L’azienda cresce, lui assume ma inserire in organico personale italiano è una parola. Il 90% dei dipendenti del comparto produzione è straniero, i capiturno sono in larga misura extracomunitari. Chi sta alle macchine è impegnato su tre turni sette giorni su sette, e questo fa già storcere il naso ai locali. Quando invece si tratta di trovare un tecnico il problema diventa un altro. «Pochi giorni fa avevamo contattato un neolaureato in ingegneria aerospaziale, ci ha detto che sarebbe venuto se lo avessimo mandato all’estero. Gli ho risposto che volevo rifletterci due giorni ma quando l’ho richiamato per annunciargli che lo avrei inviato alla nostra sede canadese aveva già trovato un altro posto in Germania. Questi in Italia proprio non ci vogliono stare».

  Eppure ci sono ingegneri che da lei hanno fatto carriera. La fabbrica di Motta che lavora solo per Ikea è diretta da uno di questi. «Si, però quando il ragazzo è arrivato lo abbiamo messo a “tirare bulloni”, mica in ufficio. Ha fatto strada un po’ alla volta ».

  E gli altri? Gli ambienti qui sono puliti, la paga è quella del contratto e i superminimi non mancano. Cosa c’è che non va? «C’è che gli italiani non hanno fame. A 16 anni andavo in bicicletta da Ormelle a Conegliano per lavorare alla Zanussi, a 27 ero responsabile di mille operai. Prova a dirgli a questi qua che una volta al mese devono lavorare il sabato o la domenica. Capisco che fare i turni è un sacrificio ma le macchine qui non possono fermarsi».

  Gli stranieri sono più disponibili, insomma? «Mi tocca dire di si. Qui dentro ce n’è da ogni parte del mondo, uomini e donne».

  Comunque sia, il suo gruppo cresce sempre da anni. Uno stabilimento dopo l’altro, lei ha messo su un impero. Ikea pesa solo per un quinto o poco più del suo business ma è un’ottima credenziale. Segno che non è vero che in Italia non si possa fare industria. «Nel 2000 ho venduto la Glass Idromassaggio di Oderzo ad un gruppo americano. Mi hanno dato una cifra notevole e l’ho investita tutta in questi capannoni. Il fatto è che dieci anni più tardi gli stessi capannoni li avrei messi all’estero».

  Perché? «Devo fare l’elenco? Burocrazia, tasse, costo del lavoro e dell’energia. Ecco perché per rimanere competitivo, e per certi prodotti lo siamo più dei cinesi, le mie macchine estremamente automatizzate non devono fermarsi mai. A tre giorni da un ordine Ikea vuole i prodotti in ogni suo negozio d’Europa».

  A parte Ikea, i vostri clienti chi sono? «Le vendite sono per l’85% all’estero. Negli Usa la nostra controllata canadese rifornisce Walmart, la più grande catena di vendita al dettaglio del mondo. Ma i nostri articoli in plastica si trovano un po’ dappertutto nella grande distribuzione».

  I conti come sono, fatturato a parte? «L’Ebitda è vicino al 14,5%, quando c’è in giro qualcosa di interessante da rilevare cerchiamo di farlo, e finora sempre con mezzi nostri».

  E qualcuno che vi chieda di diventare socio c’è? «Più di qualcuno, ma i fondi d’investimento ragionano in un modo che mi piace poco. Fino a poche settimane fa stavamo dialogando con uno americano, poi le trattative si sono fermate. All’inizio volevano una quota di minoranza, poi hanno cominciato a parlare di 51% e abbiamo chiuso il discorso ».

  Contare su liquidità propria non può continuare all’infinito se volete allargarvi. Mai pensato alla borsa? «Si, ma non è ancora il momento. Adesso il valore del titolo non rispecchia mai quello reale. Ci vorranno almeno due o tre anni prima che una quotazione torni ad essere una scelta interessante».

 

 

 

Shares

Incoming search terms:

  • lavori notturni ben pagati
  • lavori ben pagati senza esperienza
  • lavori umili
  • lavoro che non vogliono fare gli italiani tanta eichiesta
  • lavoro ben pagato e tranquillo
  • lavori sporchi molto remunerativi
  • poca voglia di lavorare
  • lavori manuali ben pagati
  • lavori ben pagati in italia sporchi
  • lavori ben pagati che italiani
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi