In Svizzera cresce la voglia di chiudere la saracinesca sull’ immigrazione

Di lafayette70 , il - 8 commenti

MCGIl verdetto del voto cantonale ginevrino era atteso con trepidazione un po’ in tutta la confederazione viste le possibili ripercussioni su scala nazionale di questo che poteva sembrare un mero test locale anche se riguardante la seconda città elvetica. In primo luogo era da verificare l’entità dell’irresistibile ascesa elettorale di un movimento nato da pochi anni, ma già in grado di far tremare  il tradizionale assetto politico della città di Calvino.

Ebbene, se ci limitiamo all’aspetto numerico, non possiamo di certo sminuire il trionfo del Mouvement  Citoyens Genevois (Movimento dei Cittadini Ginevrini) e del suo effervescente leader Eric Stauffer. I 20 seggi conquistati, infatti, nel Gran Consiglio del cantone costituiscono un record assoluto capace di proiettare questa formazione al secondo posto alle spalle dello storico dominatore liberal-radicale. Se al brillante score suesposto aggiungiamo l’ingresso nella vera stanza dei bottoni, vale a dire nel Consiglio di Stato che svolge le mansioni dell’Esecutivo, abbiamo il quadro completo della situazione.

Ma quali i fattori che fanno parlare molti commentatori  di un avvenimento addirittura storico? Essenzialmente la piattaforma di questa lista civica che dagli esordi si definisce “al di sopra della mischia partitica” e che con un etichetta alla moda è stata definita “populista”. Il principale argomento nella faretra di Stauffer è la lotta senza quartiere all’emigrazione transfrontaliera, fenomeno in crescita esponenziale dall’entrata in vigore(nel 2002) del trattato bilaterale tra Svizzera ed UE, porta aperta alla libera circolazione di persone (e soprattutto lavoratori) tra i due spazi. Ma quello che appariva all’epoca come uno scambio tra eguali si è , in realtà, rivelata una trappola per il contraente più piccolo nonché più prospero. Nel decennio successivo, infatti, dalla confinante Francia un vero e proprio esodo di manodopera qualificata ha letteralmente invaso Ginevra con delle ricadute piuttosto sgradevoli sulla città capoluogo della Romandia. In particolare preoccupa la penuria di alloggi a disposizione della cittadinanza, la congestione ed il caos della circolazione stradale locale e, non ultima, la concorrenza temibile dei pendolari francesi.

Di qui il boom del M.C.G che, seguendo le orme della Lega dei Ticinesi, è riuscito a capitalizzare il malcontento dei residenti e ad espandere la propria attività anche ai vicini cantoni di Vaud e Giura seppur con minor successo. Non solo: non più tardi di un paio di anni fa il movimento è diventato merce di esportazione proprio in terra francese o meglio, nella  regione savoiarda da sempre insofferente al centralismo parigino e già percorsa tempo fa dal vento separatista della Ligue Savoisienne. Il progetto, per il momento passato in secondo piano, era quello di costituire una nuova confederazione che comprendesse molti territori della fascia alpina: oltre alla Svizzera e alla Savoia dovevano farne parte anche Nizza e…le regioni del nord – Italia, Vallée d’Aoste e Piemonte in testa. Un libro dei sogni, forse, o neppure tanto visto il periodico florilegio di dichiarazioni di amorosi intenti che attraversano la porosa barriera alpina.

A guardare con occhi benevoli ed interessati gli exploits di questi nuovi guardiani dell’eden rosso crociato è di sicuro il principale partito organizzato del paese quell’ UDC capace di raccogliere più di un quarto dell’elettorato nel breve volgere di un ventennio. Il prossimo 9 febbraio sarà il gran giorno del referendum fortemente voluto dai nazional-conservatori. Argomento del quesito, nemmeno a dirlo, l’immigrazione, ma questa volta nel suo complesso. Obiettivo: un giro di vite che ridurrebbe l’accordo con l’UE a carta straccia nel giro di pochi mesi ribaltando così il risultato della consultazione popolare precedente allo stesso (si votò nel 2000 ed allora la maggioranza degli svizzeri si espresse in favore della cooperazione). La campagna elettorale? Già iniziata. A Ginevra.

Salvatore Antonaci

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