Una Lezione di Capitalismo dal Giorno del Ringraziamento

Di GG , il - 2 commenti

dal blog di  Jerry Bowyer

 

Jean Leon Gerome Ferris, Il Primo Ringraziamento. (1912-1915)

Lascia sbigottiti e anche un po’ inorriditi il fatto che le elite Americane conoscano così poco della storia del loro paese, nella fattispecie, Jared Bernstein, dell’Economic Policy Institute. Egli è un influente polemista economico e talora consigliere di Barack Obama su questioni economiche. Ho dibattuto con lui dozzine di volte negli anni passati, ma quello che è successo questa volta mi ha particolarmente disturbato.

È avvenuto che ho raccontato a Bernstein la storia del primo Ringraziamento. Gli ho spiegato che il primo Ringraziamento è stata una celebrazione di abbondanza dopo un periodo di socialismo e di miseria, e a quanto pare Bernstein non aveva mai sentito parlare di questo capitolo di storia americana, bollandolo come un “esercizio di revisionismo storico”. Pur ammettendo di non aver mai letto le memorie del governatore di Plymouth William Bradford, nondimeno ha liquidato spicciamente la storia come non vera. Ma i fatti sono incontrovertibili, e non c’è nulla da revisionare. I racconti storici di Bradford, che cito in seguito, sono stati letti dagli scolari elementari per più di 300 anni.

I membri della colonia di Plymouth giunsero nel Nuovo Mondo con un progetto di proprietà collettiva. Riflettendo l’allora corrente opinione della classe aristocratica, il loro atto costitutivo imponeva che i terreni agricoli fossero lavorati in comune e che i raccolti fossero condivisi tra tutti.

L’uomo forte o ingegnoso non aveva maggior porzione di viveri e indumenti di colui che era debole e incapace di fare anche solo un quarto del suo lavoro: questa sarebbe stata altrimenti ritenuta un ingiustizia.

Non sarete probabilmente sorpresi di apprendere che i coloni soffrirono la fame. Gli uomini non erano disposti a lavorare per nutrire i figli di qualcun’altro e le donne non erano disposte a cucinare per i mariti delle altre donne. I campi rimanevano in gran parte incolti e abbandonati.

E per le mogli, sentirsi comandare di servire gli altri uomini, come ad es. preparare i pasti per loro, lavare i loro vestiti, etc. era vista come una forma di schiavitù che anche molti dei mariti riuscivano a malapena a sopportare.

Ma non appena esaurirono le loro provviste, arrivò la fame. E dopo la fame, la malattia. E così metà della colonia morì. Ma diversamente dalla maggior parte dei socialisti, i sopravvissuti impararono dai loro errori, e si assegnò quindi a ciascuno un appezzamento di terra di cui si sarebbe preso cura da sé.

Finalmente, dopo molto dibattere, il Governatore concesse che ognuno avrebbe piantato mais per le sole proprie esigenze, e che  avrebbe dovuto pertanto contare solo su sé stesso .. E così assegnò a ciascuna famiglia un appezzamento di terra, secondo la proporzione del loro numero, per quello scopo.

I risultati furono spettacolari. Gli uomini lavorarono sodo, là dove prima avrebbero addotto ogni minimo malanno fisico come scusa per evitare di farlo. I campi non solo erano coltivati e curati, ma anche mietuti con diligenza. I Coloni presero a commerciare con la vicina nazione Indiana e impararono a piantare mais e zucche e a praticare la rotazione agricola. Il raccolto era abbondante e nuovi coloni immigrarono nel fiorente insediamento.

Ciò ebbe un grande successo, e tutte le mani divennero industriose. Venne piantato molto più mais di quanto si sarebbe ottenuto in qualunque altro modo il Governatore o chiunque altro avrebbe potuto escogitare, risparmiandogli inoltre un bel po’ di problemi, e producendone inoltre una quantità di gran lunga superiore. Le donne andavano ora volentieri nei campi assieme ai loro piccoli per piantare il mais, quando prima avrebbero declinato adducendo debolezza o incapacità, e sarebbe stata considerata una grande tirannia e oppressione costringerle a farlo.

I coloni gettarono alle ortiche le mode intellettuali stataliste della loro epoca. Essi conclusero che gli antichi principi della proprietà privata codificati nei Dieci Comandamenti erano superiori alle speculazioni utopistiche di Platone e dei suoi epigoni del Diciassettesimo Secolo. La natura umana, egocentrica e decaduta, era un fatto concreto della vita. Nessun simposio di Re Filosofi poteva cambiare i duri fatti della realtà.

L’esperienza che si è consumata in questa politica e condizione di comunanza… può ben manifestare la vanità e presunzione di Platone… che l’abolizione della proprietà… li avrebbe resi felici e prosperi, come se fossero più saggi di Dio.

È per me davvero sconcertante che un membro di spicco dello schieramento politico di sinistra non sia a conoscenza del primo esperimento Americano con il socialismo. E non solo questo, ma non gli interessa neppure saperlo, come non gliene importava nulla neanche ai Re Filosofi i quali, giulivi e ignoranti, imposero ai nostri antenati un sistema che ha condotto alla malnutrizione, alla malattia e alla decimazione della popolazione.

Purtroppo è sempre stato così. Uomini in torri d’avorio, think-thank finanziati da fondazioni, l’intellighenzia universitaria, redazioni giornalistiche indaffarate, dopo molto fantasticare se ne escono fuori con nuove forme di organizzazione sociale. Scrivono libri, documenti programmatici, piani quinquennali, dicendoci che è tutto sbagliato come abbiamo vissuto fino adesso, e quali grandi cose si potrebbero fare se solo aderissimo alle loro analisi.

Ma quando arriva la miseria, la rivolta, o il collasso creditizio, tocca a noialtri doverne affrontare le conseguenze. È stato dimostrato che “la vanità e la presunzione” dei Re Filosofi (la frase è di Bradford, non mia) finisce sempre in disastro, ma per allora costoro si saranno già spostati al sicuro altrove. Quando ricordiamo loro che loro idee in passato sono già state messe alla prova e trovate mancanti, essi rinnegano garbatamente la storia, si tappano le orecchie con le mani e invocano con ancor più forza il “cambiamento”. Se li ascolteremo, allora ci saremo meritati tutto quello che ne seguirà.

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  • gd barcellona

    ma ogni tanto penzola qualche testa…

  • gino monte

    a me risulta che i coloni, dopo aver ringraziato gli indiani per aver loro salvato le terga, li abbiano massacrati a milioni…

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