Modern Monetary Totalitarianism: fate la vostra scelta

Di Marco Tizzi , il - 539 commenti

Adolf Hitler Saluting, 1934Riprendo gli ultimi due post mio e di Paolo. Nel primo ho cercato di mettere in campo un’idea relativamente nuova in questo paesuccio che si continua a scannare su Euro sì/Euro no, svalutazione sì/svalutazione no, stampa che ti passa sì/no: la libertà monetaria, ovvero la possibilità che ognuno possa usare la moneta che preferisce. Paolo ha subito fatto notare quale sia il problema di fondo: se si accetta la libertà monetaria, poi non si può invocare l’intervento (armato, non ci prendiamo per il culo) dello Stato se la moneta che uno ha scelto è diventata troppo debole rispetto a quella che ha scelto qualcun altro.

Attendevo l’intervento dei cartalisti che, puntuali come la morte, sono arrivati. Devo dire che questo blog è frequentato da cartalisti onesti, che non ti prendono per il culo. Gente che dice chiaramente quello che pensa e cioè:
“Vedi, lo Stato funziona così: O USI LA MIA MONETA OPPURE VENGO DA TE E BRUCIO CASA TUA. Non sto dicendo che sia il sistema ottimale dal punto di vista etico, e non sto nemmeno dicendo che io debba per forza condividere tale sistema, MA IL SISTEMA FUNZIONA COSI’, CHE A TE PIACCIA O MENO. Per cui o ti mangi questa minestra oppure ti butti dalla finestra.”
Perfetto. Chi sono i cartalisti?
Il cartalismo è l’ala più estrema del Keynesismo, quindi l’estremo opposto, in termini economici, della Scuola Austriaca di Economia. La versione odierna del cartalismo è raccolta nel gruppetto dei fautori della Modern Monetary Theory, giunta alla ribalta delle cronache italiche grazie a Barnard Paolo, che parte da Report e guadagna fama rendendosi portavoce di questa scuola di pensiero economico (e politico). Chi possiede l’apparecchio tivvù mi dice che sia spesso presente nella scatola maledetta.

Curiosamente i cartalisti moderni e gli austriaci partono dalla stessa critica al sistema attuale: il fatto che esista un sistema bancario che crea moneta a debito e la dia in prestito a Stati e privati. La soluzione proposta è diametralmente opposta: i cartalisti propongono che sia lo Stato a stampare direttamente moneta e la distribuisca a chi meglio aggrada (ai politici ovviamente, ma questo di solito non ve lo dicono). Il loro scopo è la piena occupazione, quindi propongono un programma di lavoro garantito per tutti, sempre deciso dallo Stato. Mi vien da dire “come in URSS”, ma poi si arrabbiano, quindi lasciamo perdere. La Scuola Austriaca propone un sistema monetario basato sui metalli preziosi e/o un sistema monetario completamente libero in cui chiunque può usare la moneta che vuole. Gli MMTers sostengono che il problema attuale di aver due super-agenti economici che possono creare moneta (Stato e Banche) viene risolto eliminando le banche. I secondi sostengono al contrario che il problema viene risolto diffondendo il più possibile il potere dell’emissione di moneta su quanti più agenti possibili: i minatori nel caso della moneta in metallo, tutti gli emittenti in caso di libertà monetaria.

Questo riassunto molto in breve. Per chi vuole informarsi meglio sui due mondi contrapposti, consiglio il sito di Paolo Barnard e quello ufficiale della MMT. Dall’altra parte la “bibbia” italiana è Usemlab (non voglio confondere scuola austriaca con libertarismo, quindi mi limito, per ora, alla “bibbia”).
Chi vuol fornire altre fonti faccia pure.

I due mondi sono diametralmente opposti e assolutamente inconciliabili, nonostante Randall Wray, il guru della MMT e professore di economia all’Università di Kansas City e Missouri (giusto per smentire il fatto che non siano accademici e “mainstream”) abbia tentato una patetica versione austriaca della MMT nel suo blog, una cosa tipo “Stato minimo che stampa moneta”. Il poveretto non capisce che lo Stato, una volta preso il potere diretto di stampare moneta, si prenderà tutto il resto e ci troveremo in 1984 di Orwell senza nemmeno accorgercene. Pazienza.

Io mi schiero chiaramente e apertamente dalla parte della libertà monetaria. Sono abituato a rispettare tutte le opinioni opposte alla mia, se queste fanno altrettanto. Trattandosi di gente che dice, correttamente, che la loro idea è “o usi la mia moneta o ti brucio la casa”, allora non li rispetto più.
Manco per il cazzo.

Vado quindi a sviscerare un pezzo che ritengo emblematico del cartalismo. Perché, vedete, tra la Scuola Austriaca di Economia e il cartalismo la differenza fondamentale sta nel fatto che le idee della prima non sono praticamente mai state applicate nella Storia, mentre le idee dei secondi sono state già applicate in passato. Eccome se sono state applicate. Il pezzo è di Ellen Brown, in USA definita la “cheerleader del cartalismo”, una che ci crede davvero. Lo trovate ovunque in rete, per esempio qui. Ellen dice:

“Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949).

Meraviglioso, no? Semplicemente ti puntano un fucile alla tempia, ti fanno lavorare e poi ti danno un pezzo di carta con la firma del Fuhrer in mano. Quella è la moneta. Poi, se per caso decidi di non accettarla, premono il grilletto o “ti bruciano la casa”. Che figata, ragazzi, ma perché non ci abbiamo pensato prima? Comincio ad amare l’Euro (no, sarò sempre contrario, ma temo che le mie motivazioni siano leggermente diverse da quelle della massa).

Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta.

L’isola di Guernsey è un’isoletta della manica, non un politico del Minnesota. La gente riesce a scrivere cagate davvero pazzesche. L’isoletta, nel XIX secolo adottò un sistema strettamente cartalista, con lo Stato che stampava soldi in cambio di lavoro. Piccolo dettaglio: l’isola è microscopica e nella pratica il potere politico era diretto, nel senso che i politici te li trovavi di fianco a casa e se un giorno miracolosamente si arricchivano senza fare un cazzo te ne accorgevi e potevi, per dire, impiccarli.
Cosa che nello Stato odierno è un po’ più complessa.

Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina. Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.

Qui la buona Ellen descrive esattamente cosa succede quando si stampa moneta a cazzo per “ripagare i debiti”. Repubblica di Weimer. Una splendida descrizione dell’inflazione monetaria: stampi soldi a cazzo e la moneta non vale più nulla. Pare che alla Ellen non piaccia, ma invece…

Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta.

Questa è ovviamente una puttanata pazzesca. Hitler non fece altro che fare default, uno dei più grandi della Storia. A proposito del fatto che il governo tedesco paga sempre i suoi debiti. Fece default, creò una nuova moneta e la impose al popolo tedesco con la forza della armi. “In cambio di lavoro”, come diceva lui.
Chissà com’erano contenti i tedeschi!

In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

Sembra tutto bellissimo, no? La Germania è uscita disintegrata dalla Prima Guerra Mondiale, aveva tutto da ricostruire. Hitler ha preso la gente e l’ha obbligata a ricostruire. Cioè il Governo tedesco prima ha trascinato il popolo in una guerra feroce, l’ha persa e i sopravvissuti sono stati obbligati a ricostruire tutto sotto l’imposizione delle armi in cambio di fogli di carta. Che poi erano “liberi” (ahahahahahhahahahahah) di scambiarsi tra di loro per i loro bisogni.
Forse così sembra meno bello.
Lincoln in effetti aveva fatto la stessa cosa per finanziare la guerra civile americana. Cominciate a trovare un nesso? Eh già, la guerra. Il più grande motore economico di sempre. La guerra che uccide e distrugge, per poi ricostruire. Se pensate che il sistema monetario non abbia nulla a che fare con la guerra, fatevi una domanda: cosa fece Hitler dopo aver “ricostruito” la Germania?
Sapete la risposta.
E qui sta la chiave di tutto: dopo che hai fatto autostrade, ponti, case, cazzi, ramazzi e stracci, cosa cazzo gli fai fare a ‘sta gente che comandi coi fucili puntati alla tempia? Facile: fucili e pallottole. E dopo che hai tanti fucili e pallottole che cosa ne fai? Be’, la guerra. Quello è lo scopo delle armi in mano allo Stato: fare la guerra.

Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto (una volta iniziata la seconda guerra mondiale è stato risolto ancora più definitivamente, erano in sottoccupazione, non c’erano abbastanza soldati N.d.R.) e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrate a larga estensione

Anche qui molto curiosa la nostra cara cheerleader: prima ti dice quanto è figo un Governo che stampa soldi dal nulla. Tipo, per capirsi, Letta e Saccomanni che stampano soldi dal nulla. Poi però ti dice che a quel punto serve il baratto per il commercio estero. Curiosamente, infatti, c’erano deti trattati che prevedevano che i fogli di carta con la firma di Hitler non venissero accettati all’estero. E quindi si torna al baratto. Cioé: l’esatto opposto del cartalismo.

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).

Citazione interessante della cara Ellen. Infatti qui Schacht ha confessato: non hanno “denaro”, hanno solo fucili con cui costringono la gente a lavorare. In effetti è così semplice. Cosa ce ne facciamo del denaro? Basta un foglio di carta e un fucile. Ma andiamo avanti.

Benchè Hitler sia citato con infamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky, “[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazioni controrivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”, www.savethemales.com).

Povero Hitler, porca troia! Tutti ce l’hanno con lui perché ha scoperto come inventare denaro dal nulla e imporlo al suo popolo! Una vera vittima del complotto plutogiudaicomassonico!
Dobbiamo riscriverla questa cazzo di Storia, noi poveri tonti che lo ritenevamo un pazzo assassino.
Notare bene che nel paragrafo prima la buona Ellen dice che Hitler ha copiato agli americani il “privilegio di stampare denaro” e in quello dopo dice che è stato costretto ad entrare in guerra per fuggire dalle pericolosissime teorie economiche anglosassoni. Questa è una costante caratteristica dei cartalisti: il bipensiero. Si noti anche il titolo del libro citato: Hitler non voleva la guerra. No, a lui bastava sterminare gli ebrei.

L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rvinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.

Ellen riporta qui la stessa cosa che ho scritto io sopra. Per lei evidentemente finanziare le guerre è qualcosa di positivo. Sapete che c’è? Mi sa che preferisco i banchieri ai nazisti. Sì sì, mi sa che mi tengo i banchieri. Una scelta di campo, mettiamola così.

L’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR
Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles.

Cara Ellen, così va il mondo: fai le guerre, le perdi e paghi. Perché prima sostieni il finanziamento della guerra e poi ti lamenti di doverne pagare le conseguenze?
La Germania fu perdonata – secondo me sbagliando – dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella finanziata nel modo che tu tanto ami. Ma il XX secolo, col dramma della divisione e la gioia della riunione, ha dato una grande lezione al popolo tedesco: vai a parlare di guerra in Germania e goditi le reazioni. Ti assicuro che sono il popolo più pacifista che conosca.
Per questo le teorie MMT in Germania non sono concepibili. Perché sanno a cosa serve il cartalismo.

Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava: “Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania. Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote“. Questo era quello che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money, decise “di tarar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la saggezza comune propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca“. Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta all’economia. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi.
Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse. Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando la possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche. Hitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano. Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò dal processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynes: quando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita dei beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati. (da Webofdebt)

Bene, qui c’è un misto di complottismo e propaganda filo-nazista. Con anche il colpo di scena finale, in cui il banchiere centrale di Hitler avrebbe cambiato idea in punto di morte e avrebbe confessato che Hitler aveva ragione. Inspirare-espirare. Ripetere. Ora dobbiamo smentire una cosa che ancora oggi, incredibilmente, è frutto di fraintendimenti: la proprietà della Banca Centrale NON CONTA UN CAZZO. Perché comunque i Governatori non vengono scelti dagli azionisti, ma dai POLITICI. Draghi è scelto dai politici e deve dar conto ai politici, Bernanke è scelto dai politici e deve dar conto ai politici. Loro decidono e decidono per motivi POLITICI, le banche private azioniste delle banche centrali non hanno nessuna voce in capitolo sulle scelte delle banche centrali. La Banca Centrale NON E’ PRIVATA. Non lo è mai stata, non lo sarà mai. Schacht era COSTRETTO a pompare soldi nell’economia dal GOVERNO, da Hitler, non da biechi speculatori. E infatti quando si rifiutò di pomparne ancora venne messo da parte.
Quello che successe dopo è il semplice risultato DI UNA BANCAROTTA DI STATO IN UN SISTEMA IN CUI LA GENTE LAVORA. La bancarotta di uno Stato consente SEMPRE di ripartire, SE LA GENTE LAVORA. Il Governo tedesco non fece altro che prendere i trattati di Versailles, stracciarli e armarsi fino ai denti. Pronto per la guerra successiva.

Se siete arrivati in fondo a questa lunga esposizione, spero vi siate fatti un’idea più chiara sui cartalisti. O che vi sia venuta la voglia di farvela. Pensatela come vi pare, ma non fatevi prendere per il culo: i sistemi monetari sono intrinsecamente legati ai sistemi politici. Chi controlla la moneta, controlla il mondo. Non esiste potere economico senza potere politico e viceversa. Non si possono applicare le teorie cartaliste senza uno Stato totalitario. Il legame è diretto e indissolubile.

In questo faccio appello soprattutto al Movimento 5 Stelle, che spesso sembra strizzare l’occhio a Barnard e alla MMT: è una scelta di campo, una scelta di campo pesante. Volete davvero stare da quella parte? Volete davvero stare dalla parte del totalitarismo?
Io la mia alternativa ve l’ho data. Un piccolo articolo della Costituzione:
“ognuno è libero di usare la moneta che vuole”
A me sembra più coerente per chi parla di “democrazia diretta”.
 
“La razza umana è diventata forte nella lotta perpetua. E non potrà che perire in una perpetua pace.” (Adolf Hitler, “Mein Kampf”)
“Tutte le guerre governative sono ingiuste” (Murray N. Rothbard)

Io so da che parte stare. Voi?

V


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