Laghi di cianuro nell’ex miniera d’oro di Cappellacci (Sardegna)

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da Argento Fisico

Ok, prima che qualche furbone additi l’oro come untore del mondo, faccio notare che qualsiasi oggetto che ci circonda è fatto di plastica  – e quindi petrolio, con tutti i problemi di sfruttamento umano e ambientale connessi – e/o di metalli, metalli preziosi, metalli rari – presenti tutti in ogni strumento tecnologico, portatili, cellulari.. automobili, frullatori, orologi, stereo … – e prendersela “ecologicamente” col metallo prezioso è un ragionamento sostanzialmente idiota, miope e molto da salotti buoni e anime candide. 
Ciò premesso, questa storia potrebbe piuttosto suggerirci che – a parte la solita questione dei profitti privati e passivi socializzati che forse dovrebbe far riflettere anche gli amici “austriaci” – prezzi troppo bassi per le risorse – oltre ovviamente ad una mentalità da “imprenditore” oltre il limite della pura delinquenza – sono possibili solo a queste condizioni.. e non mi pare che siano accettabili
Doveva essere l’Eldorado invece è un disastro ambientale. Dopo il fallimento, la concessionaria scappa scaricando i costi di bonifica sulla comunità.
di Lorenzo Galeazzi | 10 febbraio 2014

Laghi al cianuro che infestano colline sventrate e spoglie. Sullo sfondo, dietro pozze giallastre, i resti di vecchie miniere ormai dismesse. Non è il set di Mad Max, ma l’agro di Furtei, quello che a fine anni 90 doveva diventare l’Eldorado della Sardegna. Un sogno che si infrange nel 2009 quando la titolare della concessione, la Sardinia gold mining, porta i libri in tribunale e la corsa all’oro rivela il suo segreto: una bomba ecologica pronta a esplodere di cui si deve far carico la comunità. Sì, perché l’azienda ormai è scappata, come accusano gli ex dipendenti della società.

Una storia già sentita decine di volte se non fosse per un particolare: dal 2001 al 2003, il presidente della corporation responsabile del disastro ambientale è Ugo Cappellacci, attuale governatore e ricandidato dal centrodestra alle imminenti elezioni regionali.

Così il risultato è una specie di paradosso: il capo dell’ente pubblico costretto a pagare i danni di quell’avventura imprenditoriale è la stessa persona che per un biennio ha guidato l’azienda responsabile della devastazione del territorio. Non pochi spicci: la Giunta regionale ha già stanziato 11 milioni di euro per la messa in sicurezza del bacino idrico contaminato da cianuro e altri metalli, ma dall’Igea, la società pubblica regionale incaricata della dismissione delle ex miniere, fanno sapere che la bonifica arriverà a costare decine di milioni di euro.

Eppure il presidente Cappellacci, quando nel 2002 era a capo della Sardinia Gold Mining, si sperticava nel ribadire che “il ripristino delle aree minerarie spetta ai privati” arrivando a promettere la “costruzione di eco-parco” una volta terminate le attività estrattive. Promesse rimaste sulla carta nonostante gli 80 milioni di euro fatturati in un decennio di estrazione di metalli preziosi: 5 tonnellate d’oro, 6mila d’argento e 15mila di rame
Intanto sulle colline nascoste tra Furtei e Guasila, per 300 ettari, rimangono fanghi tossici e acque acide che a ogni rovescio fanno tremare gli abitanti. Il timore è che i veleni fuoriescano dagli invasi contaminando i terreni circostanti. “Sarebbe uno tsunami ecologico, a valle ci sono fiumi e bacini che innaffiano tutto il medio Campidano”, racconta al TgR Attilio Usai, direttore della bonifica dell’ex miniera.

Il paesaggio è spettrale: tubi neri spurgano a valle le acque giallastre dei pozzi e vengono raccolte in un invaso principale, 400mila metri cubi, che ai tempi serviva a raccogliere gli scarti della lavorazione a base di cianuro delle rocce. “Il liquido che si espande in ogni angolo si presenta con lo stesso colore dell’oro, ma quando il sole picchia forte i metalli si cristallizzano e formano grandi zolle blu”, scrive Nicola Pinna sulla Stampa.

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