Moneta digitale: chi paga i costi di dell’infrastruttura di Bitcoin

Di Marco Polci , il - 10 commenti

bitcoin-minerChi pagherà i costi di gestione dell’infrastruttura di Bitcoin quando saranno stati prodotti tutti i 21 milioni di bitcoin? Domanda più che legittima e ancora senza una risposta definitiva perché dipenderà dagli sviluppi futuri, è comunque interessante provare a immaginare come possono andare le cose.

Partiamo dalle basi e dallo stato attuale:
Il mining è l’attività di quei computer e dispositivi hardware specifici che serve per mantenere il database delle transazioni di Bitcoin. Quest’attività rappresenta la maggior parte del costo dell’infrastruttura di Bitcoin e per compensare questo costo esiste un meccanismo di premiazione che assegna nuovi bitcoin, freschi di produzione, a chi fa mining.

La produzione di nuovi bitcoin però è prefissata e diminuisce ad intervalli regolari per poi azzerarsi, in modo che alla fine ci saranno solo 21 milioni di bitcoin in circolazione. In questo momento la produzione è di circa 3600 btc al giorno. Chi fa mining si prende un pezzo di questi 3600 btc in proporzione alla propria potenza di calcolo sul totale di tutta rete.

In questo momento il costo dell’infrastruttura viene coperto con la produzione di nuovi bitcoin. Facendo un paragone piuttosto familiare, in questa fase Bitcoin assomiglia alla moneta di un paese che inflaziona per riuscire a sostenere il proprio debito pubblico.

Questo è lo stato attuale ma lo schema di Bitcoin è volutamente rigido e ad un certo punto non ci saranno più bitcoin nuovi da distribuire ai minatori, in realtà anche prima accadrà che i pochi bitcoin prodotti non saranno abbastanza per coprire i costi. Ridurre l’hardware non è una soluzione perché è questo che garantisce la sicurezza delle transazioni, più ce n’è più le transazioni sono sicure.

Uno scenario ipotizzato già alla nascita di Bitcoin è che in futuro saranno direttamente le fee sulle transazioni a coprire i costi del mining, infatti anche oggi le fee finiscono ai minatori insieme ai nuovi bitcoin prodotti.

Questa possibilità dipende molto dal ruolo che avrà assunto Bitcoin, se sarà diventato un sistema ampiamente utilizzato che gestirà moltissime transazioni le fee potranno continuare ad essere ragionevolmente ridotte e coprire i costi. Per fare dei numeri, Visa nel mese di settembre 2010 solo in Italia ha gestito 478 milioni di transazioni (fonte), con un tale numero di transazioni l’infrastruttura di Bitcoin odierna sarebbe sostenibile facendo pagare 10 centesimi di dollaro per transazione. Prima di arrivare a questi numeri Bitcoin deve evolvere perché con i parametri attuali non è in grado di gestire tale volume di transazioni, da notare però che la dimensione dell’infrastruttura di Bitcoin non è correlata col numero di transazioni gestibili, ma solo alla sicurezza delle transazioni.

Un’altra ipotesi è che in qualche modo i costi andranno a scaricarsi sugli operatori economici che hanno interesse nel far funzionare il sistema.
Do per scontato che a quel punto Bitcoin avrà assunto un’importanza economica, sia diventato di ampio utilizzo ed esisteranno operatori economici che faranno affari vendendo servizi aggiuntivi che si basano sulle transazioni di Bitcoin. Se così non fosse il problema non si porrebbe, Bitcoin sarebbe morto e defunto.

Esempi di operatori economici che possiamo già vedere sono Bitpay e Coinbase, entrambe le aziende sono una sorta di Paypal del mondo dei bitcoin che propongono agli esercizi commerciali un servizio per integrare i pagamenti in bitcoin nelle loro attività. È evidente che Bitpay e Coinbase hanno tutto l’interesse che il sistema Bitcoin continui a funzionare. Una possibilità è che in futuro, quando il mining sarà solo un costo, siano aziende come Bitpay a sostenere il mining perché hanno interesse che Bitcoin funzioni e bene.

C’è anche un altro meccanismo che può spingere queste aziende in tale direzione. Chi fa mining ha il potere di decidere quali transazioni possono entrare nel database e in che ordine, lo fa per quel che riguarda il proprio pezzo di lavoro svolto nel mantenimento del database (cioè decide cosa fa entrare lui ma non interferisce su cosa fanno entrare gli altri). Una possibilità potrebbe essere che Bitpay gestisca dei server di mining i quali danno massima priorità alle transazioni relative ai propri clienti, magari con fee basse o nulle, e che accettano le altre transazioni solo se pagano fee molto alte. Più realisticamente è possibile che Bitpay faccia accordi commerciali con altre aziende che gestiscono il mining per avere il trattamento desiderato verso le transazioni dei propri clienti. In concorrenza Coinbase farebbe lo stesso e così via tutti gli operatori secondo la loro convenienza.

Quest’ultima ovviamente è solo un’ipotesi e non ho approfondito altri aspetti importanti, ad esempio dal punto di vista della decentralizzazione (anche questa importante per la sicurezza) non è detto che questo evolvere delle cose sia un bene.

Le possibilità sono molte, l’evoluzione sarà comunque graduale e non è da escludere che nel frattempo Bitcoin possa essere modificato in qualche modo per trovare una soluzione e un’evoluzione diversa. Quello che volevo far vedere è che la mancanza di nuovi bitcoin per pagare il mining non vuol dire necessariamente che il sistema non possa sostenersi, non è necessaria un’inflazione continua per pagare l’infrastruttura.


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