Il nuovo gold fix di Londra e la strategia della Cina


L’istituzione della AIIB da parte di Cina e Russia non è un evento da prendere sottogamba. Soprattutto ora che Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Svizzera hanno dato il loro assenso a partecipare a tale istituto nonostante i pareri stizziti di Washington. Sin dall’inaugurazione dello SCO, Cina e Russia, da un punto di vista geopolitico, hanno lavorato per spaccare la NATO e portare dalla loro parte vari alleati degli USA. Dapprima i vari accordi con le altre nazioni sulla possibilità di saldare i debiti esteri in yuan (in modo da renderlo accettabile a livello globale), poi l’istituzione di questa nuova banca che garantirà finanziamenti per la costruzione di infrastrutture nell’area dello SCO e infine la partecipazione al gold fix di Londra. A causa della loro belligeranza e della loro sconsideratezza in campo monetario, gli Stati Uniti stanno assistendo al lento sgretolamento del loro impero. Una delle cose che ancora manca alla Cina per spodestare gli Stati Uniti e il dollaro, è l’affidabilità. Deve dimostrare al mondo che il suo è un Paese di cui ci si possa fidare. Ciò richiede l’abbandono di politiche interventiste e una spiccata protezione della proprietà privata. Visto che lo SCO si è dimostrato finora un grande importatore d’oro, la Cina potrebbe iniziare a guadagnare affidabilità legando lo yuan all’oro. Ciò invertirà tutte le bolle che finora sono state gonfiate attraverso l’ingegneria finanziaria centrale. La Cina, quindi, deve essere pronta ad accettarne le conseguenze.
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di Alasdair Macleod

Questo mese il mercato dell’oro fisico subirà un cambiamento radicale quando il 20 marzo le quattro banche di Londra cederanno il passo all’International Commodity Exchange.

Dal primo aprile il Financial Conduct Authority estenderà i propri poteri: oltre al semplice ruolo di supervisore dei partecipanti, ricoprirà anche funzioni di aggiustamento. Ciò toglierà la possibilità alle bullion bank di controllare i prezzi, permettendo a tutti i partecipanti diretti e ai clienti sponsorizzati di partecipare al processo di aggiustamento.

Emergono due importanti conseguenze. In primo luogo, il mercato di Londra sta cambiando: sta passando dall’essere un mercato non regolamentato a parzialmente regolamentato, riducendo lo spazio per una manipolazione dei prezzi. E in secondo luogo, le grandi banche statali cinesi, presumendo che diventino partecipanti dirette, avranno la possibilità di dominare il mercato dell’oro di Londra senza dover avere a che fare con una delle sopracitate quattro banche. Non sappiamo ancora chi siano i partecipanti diretti, ma è una certezza che la Cina sarà rappresentata.

Implicazioni di un Mercato Regolamentato

In base all’attuale organizzazione, un acquirente o un venditore deve per forza di cose passare per una delle quattro bullion bank che partecipano al processo di aggiustamento. Le informazioni che carpiscono da questa attività sono fondamentali, conferendo loro un vantaggio di trading quasi monopolistico rispetto a tutti gli altri. Invece, acquirenti e venditori restano anonimi durante il processo d’asta.

La nuova piattaforma dovrebbe garantire la parità di opportunità, eliminando il vantaggio di cui godono le suddette bullion bank. Le carte in tavola stanno per cambiare e i privilegi di queste banche verranno dissolti dall’entrata in scena dei cosiddetti “deep pocket“. Quasi certamente saranno le banche cinesi di proprietà statale che controllano già il più grande mercato d’oro fisico in Asia: lo Shanghai Gold Exchange (SGE).

La Strategia della Cina

La Cina aveva già intrapreso il suo primo passo verso un’eventuale dominio del mercato dell’oro nel giugno del 1983, quando il Consiglio di Stato approvò la normativa sul controllo dell’oro e dell’argento. I seguenti articoli ne specificano in modo molto chiaro gli obiettivi:

  • Articolo 1. La presente Normativa è stata formulata per rafforzare il controllo dello Stato su oro e argento, per garantire allo Stato uno sviluppo economico in linea con le sue necessità di tali metalli e per rendere illegale il contrabbando dei suddetti metalli preziosi insieme alle attività di speculazione e sciacallaggio.
  • Articolo 3. Lo Stato persegue una politica di controllo unificato, nonché acquisto e distribuzione di monopolio, per quanto riguarda oro e argento. Le entrate e le spese totali relative a oro e argento per quanto riguarda organi statali, forze armate, organizzazioni, scuole, imprese statali, istituzioni e organizzazioni economiche urbane e rurali (di seguito definite come unità nazionali) devono essere incorporate nel piano statale di acquisti e spese per oro e argento.
  • Articolo 4. La Banca Popolare di Cina è l’organo di Stato responsabile del controllo dell’oro e dell’argento nella Repubblica Popolare Cinese.
  • Articolo 5. Tutto l’oro e l’argento detenuto dalle unità nazionali, con l’eccezione di materie prime, attrezzature, utensili per la casa e ricordi per cui la Banca Popolare di Cina ne ha consentito il possesso, deve essere venduto alla Banca Popolare di Cina. Oro e argento non possono essere conservati personalmente o posseduti senza autorizzazione.
  • Articolo 6. Tutto l’oro e l’argento legalmente acquisito dai singoli individui deve finire sotto la protezione dello Stato.
  • Articolo 8. Tutti gli acquisti d’oro e argento devono essere effettuati tramite la Banca Popolare di Cina. Nessuna unità o individuo deve acquistare oro e argento se non autorizzato o incaricato a farlo dalla Banca Popolare di Cina.
  • Articolo 12. Tutto l’oro e l’argento venduto da individui deve essere venduto alla Banca Popolare di Cina.
  • Articolo 25. Non esiste restrizione alla quantità d’oro e argento che può essere importata nella Repubblica Popolare Cinese, ma deve essere dichiarata e registrata presso le autorità doganali della Repubblica Popolare Cinese.
  • Articolo 26. Verranno svolte ispezioni da parte degli agenti doganali della Repubblica Popolare Cinese per verificare se l’acquisizione estera d’oro e argento sia stata effettuata in conformità con l’importo indicato sul certificato rilasciato dalla Banca Popolare di Cina o il modulo di dichiarazione e di registrazione. Tutto l’oro e l’argento senza un certificato di copertura, o che abbia superato la quantità dichiarata e registrata, verrà sequestrato.

A prescindere dai costi, la Cina ha sviluppato la sua produzione d’oro, diventando il più grande produttore al mondo. Le raffinerie statali lavorano quest’oro insieme a quello doré importato da altre parti. Tutto l’oro che entra in Cina, non ne esce.

Gli articoli della normativa citati qui sopra, formalizzano il monopolio dello stato su tutto l’oro e l’argento che controlla la Banca Popolare; seppur permettendo la libera importazione d’oro e argento, le esportazioni vengono mantenute sotto un controllo molto stretto. Sulla base di tali norme (alcune delle quali sono state modificate) la Banca Popolare ha istituito lo SGE, il quale rimane sotto il suo totale controllo. L’intento dietro a tale normativa non è quello di stabilire o permettere il libero commercio d’oro e argento, ma quello di controllare questi metalli nell’interesse dello stato.

La crescita delle importazioni d’oro registrate sin dal 2002, rappresenta solo l’ultima testimonianza di un atto di politica intrapreso 32 anni fa. Sebbene per tutti questi anni la Cina abbia continuato ad accumulare oro, ce ne sono voluti diciannove prima che permettesse ai propri cittadini di comprarlo e possederlo per sé stessi. Inoltre i lingotti sono stati ampiamente fruibili, perché in diciassette di quegli anni l’oro ha sperimentato un mercato orso alimentato da una combinazione di cessioni da pate delle banche centrali, leasing, scarti, produzione mineraria crescente e vendite degli investitori (secondo le mie stime stiamo parlando di circa 76,000 tonnellate). I due più grandi acquirenti di tutto quest’oro sono stati il Medio Oriente e la Cina. Potete verificare l’origine di questi numeri e le tesi di fondo, consultando il seguente articolo del novembre scorso: http://francescosimoncelli.blogspot.it/2014/11/loro-e-sottovalutato-potete-scommetterci.html

Detto in altro modo, il costo delle 25,000 tonnellate d’oro equivale a circa il 10% delle esportazioni cinesi durante il suddetto periodo; inoltre gli anni ottanta e i primi anni novanta hanno visto enormi afflussi di capitali, quando le multinazionali stavano costruendo fabbriche in Cina. Tuttavia, la cifra riguardo l’accumulo d’oro della Cina è al meglio una congettura, ma data la determinazione espressa nella normativa del 1983 e gli eventi successivi, è chiaro che nel 2002 la Cina era arrivata ad accumulare una notevole riserva d’oro non dichiarata.

Finora i piani a lungo termine della Cina sembrano aver raggiunto traguardi importanti. Sin dal 2008 le consegne al pubblico attraverso lo SGE sono state pari a 8,459 tonnellate d’oro, invece al lordo dei rottami arrivano probabilmente a più di 9,500 tonnellate sin dal 2002 (prendendo in considerazione la produzione mineraria nazionale di circa 1,352 tonnellate tra il 2002 e il 2007).

Con un tale impegno in questo mercato, ora dobbiamo anticipare la fase successiva della strategia cinese, motivo per cui i cambiamenti di Londra possono essere importanti.

Ora la Cina ha l’opportunità di ricoprire un ruolo dominante a Londra, senza dover passare attraverso le quattro bullion bank. Pertanto non è esagerato dire che dal 20 marzo la Cina sarà in grado di controllare il mercato mondiale dell’oro fisico, cosa che le consentirà di gestirne il prezzo. La Cina ha le tasche profonde, sostenute da una grande riserva.

Le Motivazioni della Cina

Le motivazioni della Cina per prendere il controllo del mercato dell’oro si sono quasi certamente evolute. La normativa del 1983 ha senso come parte di un piano lungimirante per garantire che alcuni dei benefici dell’industrializzazione fossero convertiti sotto forma di un asset nazionale privo rischi di controparte. Questo ragionamento è simile a quello delle nazioni arabe che solo dieci anni prima avevano capitalizzato il prezzo del petrolio, cosa che le ha portate ad accumulare il loro gruzzolo a beneficio delle generazioni future. Col passare del tempo il mondo è cambiato, sia economicamente che politicamente.

Il 2002 è stato un anno significativo per la Cina, quando sono entrate in scena le considerazioni geopolitiche. Non solo la Banca Popolare ha istituito lo SGE per facilitare le consegne agli investitori privati, ma quello è stato l’anno in cui lo Shanghai Cooperation Organization (SCO) ha formalmente adottato il suo statuto. Inoltre la fusione tra interessi economici e di sicurezza, ha legato in un blocco economico Russia, Cina e un certo numero di altri stati asiatici ricchi di risorse. Quando mettiamo insieme India, Iran, Mongolia, Afghanistan e Pakistan, lo SCO copre più della metà della popolazione mondiale. E, inevitabilmente, i membri dello SCO sono alla ricerca di un sistema di compensazione commerciale alternativo all’uso del dollaro USA.

Ad un certo punto la Cina insieme al suo partner SCO, la Russia, forzeranno più in alto il prezzo dell’oro (come parte della loro strategia monetaria). Da un punto di vista economico, possiamo sostenere quest’idea sulla base che il possesso d’oro, valutato correttamente, darà loro un dominio finanziario sul commercio globale in un momento in cui le valute fiat si disintegreranno; o più semplicemente, non c’è motivo di possedere un asset e sopprimerne il prezzo per sempre. Dal 2002 si è evoluto anche un argomento geopolitico: la Cina e la Russia hanno smesso di voler abbracciare il capitalismo americano ed europeo, considerandoci come dei nemici mollicci. La popolazione cinese è stata quindi incoraggiata a comprare oro, denudando l’occidente dagli ultimi lingotti che gli rimanevano.

Ciò che sorprende veramente, è come l’establishment politico ed economico occidentale abbia sottovalutato l’importanza dell’oro e ignorato tutti i segnali d’allarme. Non sembra rendersi conto del potere che ha dato a Cina e Russia: creare un caos finanziario facendo semplicemente aumentare il prezzo dell’oro. Se accadrà proprio questo, e sembra essere solo una questione di tempo, collasserà il sistema a riserva frazionaria londinese composto da conti in oro scoperti, lasciando Shanghai come unico grande mercato.

Pertanto, l’incapacità del mercato dell’oro di Londra di vedere oltre i suoi interessi di breve termine, ha fornito l’occasione alle banche statali cinesi di controllare tale mercato. Questo è probabilmente l’ultimo anello della strategia cinese, e attraverso di esso inaugurare un dominio pianificato dell’economia globale in partnership con la Russia e gli altri paesi dello SCO.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

da Freedonia di Johnny Cloaca

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