E con perfetto timing anti-russo esplode lo scandalo FIFA

Di Mauro Bottarelli , il - 22 commenti

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Accidenti questi ammerigani! Altro che John Wayne, altro che Walker Texas Ranger, dopo quasi vent’anni di regno ininterrotto di Blatter sulla FIFA, durante il quale anche i bambini sapevano che mazzette e favori erano la regola statutaria dell’organizzazione, l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia statunitensi hanno deciso che era ora di farla finita con la corruzione nel calcio e hanno lanciato un’operazione intercontinentale senza precedenti. In tutto sono 15 le persone messe sotto accusa da parte del Dipartimento alla giustizia (anche due vicepresidenti Fifa e alcuni manager televisivi) per corruzione aggravata, frode, riciclaggio, associazione a delinquere, mentre i capi di accusa in tutto sono 47: il giro di mazzette supererebbe i 150 milioni di dollari. E spuntano anche 10 milioni di dollari pagati dal governo sudafricano all’ex vicepresidente della Fifa, Jack Warner, per aggiudicarsi i mondiali del 2010. Sette degli accusati sono stati arrestati in Svizzera, a Zurigo, nel corso di una vera e propria “retata” scattata all’alba nell’albergo di lusso – il Baur au Lac – dove è in corso il Congresso annuale della Fifa. Meno male che ci sono gli ammerigani, ragazzi! Avete capito, ben 150 milioni di dollari di mazzette! Tanto per fare un paragone, stando ad alcune stime, dal 2009 ad oggi solo le banche americane hanno collezionato tra sanzioni e rimborsi un conto che supera i 150 miliardi di dollari, ai quali vanno sommate le multe inflitte a banche estere, praticamente tutto il gotha della finanza europea. Non mazzette, multe per infrazioni ammesse e per poter tornare a compierle! E per 150 milioni di tangenti fra quattro papaveri che si spartiscono campionati di calcio nelle zone più assurde del mondo da ormai qualche lustro, mobilitiamo addirittura l’Fbi in trasferta in Svizzera? E poi, il Dipartimento di Giustizia Usa non ha nulla di meglio da fare, tipo chiedere conto al suo governo per quale motivo ha praticamente azzerato il personale operativo della Sec destinato a vigilare su Wall Street, in particolare sull’high-frequency trading? Lì, forse, balla qualche miliardino, non 150 milioni di mazzette in escort e hotel con piscina, con l’aggravante di fregare bellamente gli investitori di mezzo mondo. Ma si sa, quando c’è sete di giustizia, l’Ammeriga non può trattenersi. Soprattutto se, casualmente, i prossimi mondiali sono quelli del 2018 in Russia. Non a caso, il governo di Mosca ha attaccato duramente l’operazione, definendola “un altro caso di illegale applicazione extraterritoriale della legge americana”. Timore che saltino fuori altarini e mazzette? Può essere, chi non ha dovuto ungere la FIFA in questi anni, d’altronde, per ottenere qualcosa? Il fatto è che il timing dell’operazione è strano e le possibilità di sfruttare quanto sta avvenendo – dagli Usa si sono premurati di far sapere che l’indagine “è solo agli inizi” – in chiave anti-Putin enorme: pensateci, cosa muove le coscienze e la pancia della gente più del calcio? Nulla, né le crisi finanziarie, né gli scandali legati alle Borse: per un pallone si fa la rivoluzione. E, soprattutto, si ha la prima pagina garantita, mentre per i reiterati casi di “spoofing” sul mercato dei futures petroliferi – che né la Sec, né l’ineffabile Dipartimento di Giustizia Usa stanno vedendo nemmeno con il binocolo negli ultimi mesi – se va bene si finisce su qualche blog e poco più. Il problema, a mio modo di vedere, è uno solo: Putin sta vincendo. Hanno tentato di schiantarlo picchiando sul rublo ed ha resistito. Hanno provato con il crollo del prezzo del petrolio ed ha resistito. Hanno cercato di dipingerlo come un despota fascista ma ha sempre oltre l’80% di gradimento dei suoi cittadini. Hanno cercato di limitare il suo rapporto con la Cina e i Brics ma lo hanno solo rafforzato. Ora hanno soltanto due alternative: la via mediatico-giudiziaria, ovvero il montare di scandali stile FIFA per cercare di indebolire il Cremlino agli occhi del mondo o affrontarlo direttamente in Siria, il che però significa la guerra. E sapete perché hanno paura? Ce lo dice questo grafico,
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il quale ci mostra la continua crescita delle riserve auree russe, salite al 1 di maggio a 40,1 milioni di once dai 39,8 di aprile. E come ha commentato questo dato Dmitry Tulin, direttore della politica monetaria della Banca centrale russa? “Stiamo aumentando le nostre detenzioni di oro, anche se questo porta con sé dei rischi di mercato. Certo, da un lato il prezzo dell’oro è soggetto a degli scostamenti ma dall’altro è una garanzia al 100% da rischi legali e politici”. E cosa diceva anni fa Kyle Bass rispetto all’oro? “Comprare oro significa solo comprare un put contro l’idiozia del ciclo politico. E’ molto semplice”. L’indebitata America ha l’acqua alla gola, allora prova la carta del “panem et circenses” prima di dover porre sul tavolo la carta vera: lo scontro frontale, di cui ha paura. Perché Cina e Russia non sono l’Iraq. Sia militarmente, che economicamente. Provaci ancora zio Sam, questa della FIFA se la bevono solo alla Gazzetta (e non escludo al Sole24Ore).

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