Da cinque anni l’economia è un gioco da ragazzi


di Francesco Simoncelli

Erano esattamente cinque anni fa che questo blog si avvicinava timidamente ad un mondo enormemente popolato da siti d’informazione. Con un piglio d’intraprendenza e buona volontà, Freedonia ha iniziato ad offrire ai lettori un prodotto che si differenziasse da quello proposto dalla maggior parte dei canali informativi. Il blog nasceva da questa idea: se una persona riesce a vedere di fronte a sé e ai lati, chi gli guarda le spalle? Freedonia, quindi, voleva fornire ai lettori uno squarcio di realtà che avveniva alle loro spalle. Ovviamente, coloro che ascoltano da estranei ciò che non riescono a vedere, conservano un certo scetticismo. Servono prove. Serve costanza. Serve caparbietà. Nel corso degli anni questo spazio virtuale si è proposto di coltivare queste caratteristiche, offrendo al pubblico pezzi che andavano ad analizzare ciò che accadeva alle sue spalle. Articolo dopo articolo, i lettori hanno iniziato a fidarsi di Freedonia. Conquistare la fiducia di chi non può vedere alle sue spalle è qualcosa di significativo. Rappresenta il dono più importante che una persona possa concedere ad un’altra. Guardare le spalle di qualcuno è fondamentale per conservare un rapporto di fiducia. Per questo viene spesso usata l’espressione “pugnalare alle spalle” per descrivere il tradimento.

L’attacco alle spalle rappresenta uno degli attacchi più vigliacchi. Non sembra, ma spesso sono questi gli attacchi che vengono sferrati più di recente. Avere qualcuno che vi guarda le spalle dà sicurezza, consente di focalizzare le energie su quello che accade intorno. Una minima distrazione e non solo si permette ad un malintenzionato di ferire colui girato di spalle, ma se sopravvive potrebbe pensare che l’avete tradito. Il tarlo del dubbio non va via facilmente. L’impegno e gli sforzi devono raddoppiare, per recuperare il terreno perso. Spesso i lettori si sono domandati come mai io sia stato così costante nelle mie pubblicazioni. Ora lo sapete. Freedonia, per tutto questo tempo, vi ha guardato le spalle e lo ha fatto senza farsi sfuggire un attacco. In ogni occasione importante, ha sempre fornito un parere alternativo a quello mainstream. Ha fornito quella sfaccettatura che spesso non trapela da quello che avete davanti, ma passa dietro di voi senza che la notiate. Se non avete qualcuno che vi guarda le spalle, vi sfuggirà. Non saperete che è passata dietro di voi. Perderete un occasione.

In questi anni la costanza che ho infuso nel blog ha guadagnato la fiducia di coloro che si sono sentiti protetti, che hanno potuto guardare di fronte a loro e, in possesso di un punto di vista alternativo rispetto agli altri, sono riusciti a non essere feriti da notizie apparentemente innocue. Non si tratta di avere ragione o torto. Questo blog non ha intenzione di ergersi a giudice supremo. Si tratta di dare un resoconto di ciò che accade alle spalle degli individui. Pensate ad una persona che passeggia tranquillamente per il mercato rionale. davanti a lui vede solamente gente cordiale e mercanti che gli vogliono offrire la loro mercanzia. Non può vedere cosa accade alla sue spalle, quindi presuppone che tutto stia andando bene anche alle sue spalle. Non si aspetta la comparsa di un borseggiatore. Chi sta camminando dietro di lui e lo avverte di questa possibilità, non ha né ragione né torto. Lo sta mettendo in guardia nei confronti di una situazione che potrebbe venire a crearsi e che non dovrebbe sottovalutare, soprattutto in base al luogo in cui stanno passeggiando.

Non è stato un compito semplice. La difficoltà risiede nella costanza, soprattutto quando non si ha un accreditamento ufficiale da parte di quelle autorità che rappresentano lo spartiacque tra conoscenza falsa e vera. Di conseguenza discutere di una determinata materia in mancanza di certificazione ufficiale, viene visto come segno di scarsa affidabilità. In casi simili solo l’esperienza e la costante dimostrazione delle proprie capacità riesce a creare un’incrinazione in questa fallacia. Questa è fondamentalmente l’essenza che ha permeato il mio lavoro su questo blog. Ho cercato di dimostrare ai lettori la capacità analitica e d’approfondimento che questo spazio poteva offrire loro. Ciò richiede tempo. Ciò richiede confronti. Ciò richiede la diffusione delle proprie pubblicazioni su quanti più siti disponibili ad accettare di pubblicarle. Il mio lavoro su Freedonia, quindi, s’è guadagnato la possibilità di essere pubblicato su altri siti che ritenevano interessante le analisi presentate. Avevo bisogno di mostrare loro una qualche certificazione per dimostrare che stessi parlando con cognizione di causa? No. Quello che ho scritto parlava per me. La mia certificazione sono gli articoli e i commenti che potete leggere su Freedonia e sui siti che ospitano i miei lavori.

Questi anni hanno rafforzato e incrementato la mia conoscenza nel campo economico, permettendo ai miei lettori la fruizione di materiale analitico nuovo, approfondito e man mano più accurato. E’ stata una trasformazione continua. Un’affinazione di quelle tecniche di difesa con cui guardare le spalle altrui. In questi anni, quindi, ci sono state le lezioni che ho appreso anch’io. Una di queste è decisamente la più importante: le persone, in base alle loro azioni, ottengono ciò che meritano. Questo è fondamentalmente l’essenza dell’economia di mercato. Ogni qual volta si commette un errore, le forze di mercato ripuliscono l’ambiente di tutta quella “sporcizia” accumulata sotto il tappeto. Quando questo accade a seguito di una serie d’errori consistente, lo definiamo recessione; quando invece è un intero modello economico che va al macero, allora possiamo definirlo depressione. Negli ultimi 40 anni, il sistema economico ha fondato la sua esistenza su un presupposto di base illusorio: esistono i pasti gratis. Ciò ha permesso l’ingresso nell’ambiente economico di una mole di errori spropositata; e ogni volta che le forze di mercato sono entrate in gioco per correggerli, le autorità si sono intromesse e hanno salvato la baracca, permettendo ai vari azzardi morali presenti di continuare la loro attività distruttiva.

Il 2008 è sembrato l’anno del redde rationem, invece, attraverso azioni di politica monetaria mai viste prima, la sopracitata illusione ha guadagnato un altro po’ di tempo di vita. Ma qui possiamo apprendere un’altra lezione: la potenza della correzione sarà pari alla potenza dell’illusione che l’ha preceduta. Le timide riprese nominali di cui siamo testimoni oggigiorno rappresentano una forte prova a sostegno di questa tesi. Gli interventi centrali da parte delle autorità stanno progressivamente perdendo la loro efficacia, predisponendo una correzione epocale degli errori commessi in passato. Era evitabile questa catastrofe? Di sicuro era evitabile una correzione più dura, soprattutto se i vari stati del mondo non si fossero indebitati fino alle orecchie, se non fossero state create agenzie statali che sussidiavano gli sprechi di denaro, se le banche centrali avessero ricoperto un ruolo passivo, se i consumatori non fossero stati spinti a consumare piuttosto che risparmiare, ecc. Alla fine la maggior parte degli individui è stata fuorviata attraverso la classica formula “il capitalismo ha fallito”, la quale è andata a giustificare una nuova serie di azzardi morali, speculazioni ingiustamente retribuite e la trasformazione delle borse mondiali in bische clandestine.

Ma, e questa è un’altra lezione che ho appreso, le cose spesso non vanno come vorremmo, ma vanno come dovrebbero andare. Lo stesso vale per l’economia di mercato. Tutti coloro che si sono lasciati illudere dal sopracitato presupposto, hanno deciso deliberatamente di cavalcare le bolle che sono nate a seguito dei vari allentamenti monetari da parte delle principali banche centrali. Investitori comuni e consumatori si sono lasciati abbindolare da promesse vuote, ignorando la loro lontananza dalla stampante monetaria. Questo ha significato che, oltre al loro rischio, si sarebbero portati dietro anche quello di coloro “più privilegiati”. Con questo termine intendo coloro più vicini alla stampante monetaria che sono in grado di godere degli effetti redistributivi per primi. Chi è stato salvato durante l’ultima crisi? Chi continua ad essere salvato nel caos europeo? Di certo non il proprietario di una casa pignorata. Di certo non gli investitori che hanno visto svanire parte del loro capitale investito in Grecia. Meriterebbero di essere salvati? Certo che no. Ma ciò vale anche per quelle entità che invece sono state salvate e possono timbrare il biglietto per il prossimo giro; ma attenzione, perché il tutto viene messo in piedi per “salvaguardare” gli ultimi e i diseredati.

Peccato che tale salvaguardia abbia un prezzo nascosto, o forse non più di tanto. E lo pagheranno gli stessi che abboccano all’amo dell’intervento statale nell’economia.

Fonte: Il Sole 24 Ore

L’interventismo statale non sta facendo altro che preservare i propri interessi protetti. Sono grandi pachidermi che si abbeverano dai soldi estorti attraverso la tassazione, spesi in deficit, o creati ex novo dalle banche centrali. Quel è lo scopo di questa protezione? Proteggere gli interessi privilegiati dalle correzioni di mercato, remunerarle con guadagni immeritati e lasciare il conto agli sprovveduti creduloni. Quest’ultima, invece, è una delle lezioni più tristi che ho appreso in questi anni, poiché tale conto salirà all’aumentare degli interventi dello stato nell’economia. Più si impedirà a quel processo che Schumpeter chiamava “distruzione creativa” di distruggere gli errori e lasciare spazio a idee creative, più la stagnazione economica e intellettuale prenderanno d’assedio quelle economie martoriate da interventi centrali correttivi. Negli anni ’30 Roosevelt tentò di correggere gli errori di politica monetaria commessi dalla FED negli anni ’20. Il risultato fu la Grande Depressione, la quale ebbe fine con il periodo post-seconda guerra mondiale dove l’inversione degli interventismi centrali lasciò spazio ad una correzione di mercato genuina. Negli anni ’90 il Giappone seguì lo stesso esempio, e dopo 25 anni l’economia giapponese langue ancora in una situazione di correzione di mercato.

E dato che gli stati mondiali sono decisamente dipendenti dal denaro facile e dai debiti, il crollo della bolla obbligazionaria rappresenterà il momento in cui perderanno il controllo poiché la pianificazione centrale non può gestire nel lungo periodo una crisi di simile portata.

Ho preso una decisione, quindi. Ho voluto mettere in pratica il consiglio che Leonard Read suggeriva a chiunque gli chiedesse cosa l’uomo della strada avrebbe potuto fare davanti ad una situazione del genere: “Migliorare la propria comprensione del mondo”. In questo mio spazio vi offro la stessa possibilità attraverso la pubblicazione del mio primo libro: L’Economia E’ un Gioco da Ragazzi. In esso troverete l’esposizione delle teorie della Scuola Austriaca “ridotte all’osso”, semplificate e riassunte in modo da massimizzarne la memorizzazione. Il mio scopo è quello di aiutare quelle persone che vogliono essere aiutate a comprendere. Se si vuole aiuto, è necessario anche offrire un aiuto. Significa partecipare al sostegno di un progetto.

Chiunque non vuole aiuto e ritiene di avere il proprio set di risposte che lo soddisfano, può fare a meno di acquistare questo volume. Può affidarsi benissimo alle spiegazioni mainstream della attuali condizioni economiche. Spiegazioni il cui risultato è questo, ad esempio:

Il cuore del mio libro è quello di offrire al lettore curioso risposte specifiche a problemi specifici. Fornire al lettore curioso strumenti epistemologici chiari con cui affrontare la realtà di tutti i giorni, la quale presenta una miriade di sfaccettature nelle quali ci si può perdere. Soprattutto se non si ha una teoria chiara su cui fare affidamento. Se ritenete che quanto detto possa interessarvi, se ritenete che quanto avete letto su questo sito vi abbia aiutato ad avere una corretta visione di ciò che vi circonda, allora questo libro fa al caso vostro. E’ un testo adatto anche ai “più giovani”, poiché li aiuta ad entrare in contatto con un mondo le cui idee, molto spesso, vengono assorbite “per sentito dire” o per “credo popolare”. Il modo peggiore per avvicinarsi al mondo dell’economia.

Se invece siete solamente interessati agli articoli giornalieri e avete apprezzato il lavoro continuo e assiduo di questi cinque anni, potete dimostrare il vostro apprezzamento lasciando una donazione. Vi basta cliccare sul pulsante Paypal che potete vedere in alto sulla colonna di destra (vi prego di farlo dal mio blog, visto che i miei articoli vengono riportati anche su siti terzi).

Quindi, grazie a voi lettori, quindi che con le vostre azioni alimentate la fiamma della libertà.

da Freedonia di Johnny Cloaca

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    il grafico del Sole24 dimostra la redistribuzione sociiale delle perdite delle banche private.
    cosiddetto welfare per i tbtf.

  • Tommasodaquino

    grande francesco! Avevo bisogno di scambiare due idee con te, quale mezzo preferisci Fb o Link?

    • Francesco S

      Ciao Tommaso.

      Meglio Fb.

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