La ripresa Usa: proprietari di casa ai minimi, produzione industriale a picco ed “estrema paura”

Di Mauro Bottarelli , il - 14 commenti

Frankenstein_obama
Tranquilli, il mercato azionario Usa non è affatto in bolla. Anzi, è sostenuto da valutazioni e fondamentali solidi e da investitori strutturali e di lungo termine, non speculatori taglia-Borse da quattro soldi. Un attimo, forse mi sbaglio. O, almeno, questo grafico mi suggerisce che sto sbagliando,
RC_Usa60
visto che dimostra come una correzione del 3% dai massimi record dei corsi Usa abbia portato l’indicatore del sentiment degli investitori in area “extreme fear”! Avete capito bene, un 3%! E tutte le sette sotto-componenti dell’indice rimandano segnali di pericolo, la proverbiale bandiera rossa. Alla rilevazione compiuta il 15 giugno, la domanda di junk bond era a livello “fear”, quella di beni rifugio “fear”, la volatilità del mercato “fear”, la ratio di opzioni put e call addirittura “extreme fear”, così come la forza del prezzo delle azioni, il McClennan Volume Summation Index (misura gli aumenti e i cali dei volumi a Wall Street) e il market momentum.

Insomma, non esattamente un clima idilliaco. Forse che, al di là del 3%, qualcuno stia cominciando a dare un’occhiata, oltre agli indici di Borsa, anche ai dati macro dell’economia Usa? Perché se così fosse, avrebbe scoperto che il marchio di abbigliamento casual GAP ha annunciato la chiusura di 175 punti vendita in Nord America (140 entro la fine dell’anno fiscale a gennaio) e taglierà 250 posti di lavoro corporate, dopo che nel 2011 l’azienda aveva già chiuso il 21% dei suoi punti vendita nel Usa. E stiamo parlando di GAP, non di un marchio che fa pagare i jeans 200 dollari: forse che a pagare la crisi e le politiche di Obama sia la vecchia, cara classe media statunitense, quella che voleva difendere e tutelare? Direi proprio di sì e ce lo mostrano con chiarezza questi grafici,
RC_Usa58
RC_Usa57
RC_Usa56
estrapolati dal dato reso noto ieri riguardo i permessi per nuove abitazioni negli Usa, il quale in una sua sotto-componente ha sancito la morte dell’american dream per antonomasia: la casa unifamiliare di proprietà. Chi di voi, pensando alla middle-class Usa, non torna con la mente alla classica villetta a schiera con garage e canestro appeso? Bene, scordatevela, perché come ci mostra il primo grafico i permessi per costruzioni che hanno subito il balzo maggiore sono i cosiddetti “multi-family”, ovvero i condomini in cui si va in affitto, i quali hanno visto l’incremento mensile maggiore dal giugno 2008, il 26% mese su mese e il +54% annualizzato. Il secondo invece ci mostra come i permessi per case unifamiliari stiano languendo a livelli da recessione, mentre il terzo dimostra come la ripresa del mercato dell’affitto multi-familiare stia tornando ai livelli di picco degli anni Novanta. Insomma, dimenticatevi la famiglia Cunningham di “Happy days” e la loro casa, la classe media Usa non solo è costretta ad andare in affitto ma stando agli ultimi dati disponibili in nessuno Stato degli Usa un lavoratore con la paga al minimo sindacale può permettersi un monolocale in affitto, stando a uno studio di Fair Marker Rent.

Di più, il tasso di proprietari di casa è ora inferiore a venti anni fa, quando Bill Clinton lanciò la campagna nazionale per incoraggiare gli americani a comprare casa (contestualmente obbligando le banche a dare soldi a cani e porci, prodromo reale e tutto politico della crisi subprime, altro che finanza) e si ferma al 63,7%. Il trend al ribasso, stando alle analisi, dovrebbe proseguire arrivando al 62% nel 2020 e al 61% nel 2030 e questo perché la bassa crescita salariale e l’enorme debito studentesco non permette un’inversione da affittuario a proprietario. E poi, ecco un altro mito in frantumi, ovvero quello degli americani che escono di casa prestissimo rispetto ai mammoni europei. In 12 Stati degli Usa nel 2012-2013 oltre la metà dei ragazzi di 25 anni viveva ancora con i parenti e non parliamo di lande sperdute ma di New York, New Jersey, California, Florida, Illinois, Maryland, Delaware, Pennsylvania, Connecticut, Massachusetts, New Hampshire e Washington D.C. Di più, stando a dati della Fed di New York, per ogni 10mila dollari di aumento nel debito studentesco per laureato in uno Stato degli Usa, la percentuale di 25enni costretti a convivere con i genitori sale del 2,9%.

In compenso, però, la produzione industriale americana fa faville. Nel senso che è talmente crollata che fa faville strisciando contro il terreno. Dopo aver fallito le aspettative per 4 degli ultimi 5 mesi (striscia mai verificatasi al di fuori di una recessione), il dato di maggio ha segnato un -0,2% contro attese del +0,3% e senza il +1,2% del settore auto sarebbe stato un totale disastro, visto che l’attività legata al settore estrattivo di petrolio e gas ha segnato un -7,9%: per la produzione industriale Usa il dato annualizzato è il peggiore dal gennaio 2010. Accidenti questo Obama che fenomeno, altro che Matteo Renzi!

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares

Incoming search terms:

  • percentuale di americani proprietari di abitazione
  • quanti americani hanno case di proprieta
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi