Scuola dell’obbligo, homeschooling e la ricerca dell’individualità perduta


di Francesco Simoncelli

La maggior parte delle volte che si inizia un discorso sulle ragioni per cui esiste una sorta di sudditanza nelle persone quando guardano al potere, si finisce quasi sempre per parlare dello stato. Si individua il luogo in cui risiede il potere, ma si fallisce nell’individuare il luogo da cui è nato. E’ caratteristica assai peculiare notare come questo spiacevole fallimento continui a ripresentarsi con una certa costanza. Sembra quasi un meccanismo auto-repressivo che scatta non appena viene sollevato tale argomento. Cosa succede qui? Probabilmente niente di sconvolgente. Potrebbe essere semplice psicologia. Potrebbe essere semplice coincidenza. O forse no? Forse è qualcosa di “voluto”. Quel senso di impotenza di fronte a quel gigantesco colosso noto come stato, emerge quasi come un meccanismo di salvaguardia in presenza di una potenziale azione volta a disobbedire civilmente. In sostanza si tratterebbe d’individui pacifici preoccupati per la loro libertà e i loro diritti di proprietà.

Pare essere un trauma. E come un qualsiasi trauma, viene represso nel profondo della psiche sotto una pila di nuove sensazioni e credenze. E’ sufficiente per lasciarlo sopito e costruirci sopra la propria vita. Ma le fondamenta restano traballanti, pronte ad oscillare in presenza di input che stimolano il risveglio del trauma. Questo rende l’individuo in questione un mero prigioniero: più è stato intenso suddetto trauma, più la sottomissione sarà potente. Ciò genera rabbia. Ciò genera frustrazione. Ciò genera fiducia in qualsiasi venditore di fumo in grado di sfruttare la natura del trauma. Se poi tale venditore di fumo è la stessa fonte che ha causato in prima istanza il trauma, avrà il lavoro semplificato. Nel caso in analisi, si tratta dello stato. Qual è questo trauma, quindi? La scuola dell’obbligo e l’istruzione dell’obbligo.

LA CREAZIONE DI UN ESERCITO

Quando penso all’istruzione pubblica mi viene sempre in mente una puntata dei Simpson in cui Lisa, diventata apatica nei confronti della scuola, tirava un colpo gobbo agli insegnanti della scuola elementare nascondendo loro i libri di testo con cui facevano lezione. Privi di questa fonte, il livello di preparazione degli insegnanti equiparava quello del più impreparato della classe. In preda al panico si nascondevano in sala professori per cercare di sfuggire alla vergogna che provavano nel mostrare questa loro mancanza. Scarsamente interessati al futuro dei ragazzi, si preoccupavano principalmente di nascondere la loro impreparazione lanciando strali contro quelle “bestie impazzite” che popolavano le aule scolastiche. Da entrambi i lati della “barricata”, studenti e insegnanti si facevano la guerra.

Sebbene questo sia un esempio che va ad estremizzare la realtà, è una metafora calzante per descrivere l’ambiente scolastico in cui sono immersi i ragazzini. La noia, la svogliatezza, l’avversione alla scuola, sono tutti sentimenti che rappresentano l’umore medio di tutti coloro che sono costretti a cimentarsi in questo mondo. Ma lo stesso lo si può dire degli insegnanti, che agli occhi degli studenti hanno lo stesso atteggiamento. Chi si alza la mattina con un sorriso a 32 denti sapendo che dovrà fare da “guardiano” ad una banda di scalmanati? Gli interessi, quindi, si riducono esclusivamente agli esami e ai voti, tutto il resto viene lasciato scivolare. Prendete, ad esempio, un qualsiasi studente dopo che ha superato un particolare esame: non ricorderà un accidente di ciò che aveva studiato, solamente un vago ricordo. C’è un motivo. Le scuole non sono fucine d’istruzione, bensì fucine di un esercito addestrato composto da uomini obbedienti. Come disse H. L. Mencken: “Lo scopo dell’educazione pubblica non è colmare di conoscenza i giovani della specie e svegliare la loro intelligenza… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo… è semplicemente ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare e addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l’originalità. Questo è lo scopo negli Stati Uniti… ed è lo scopo in ogni altro posto.”

La scuola obbligatoria deve i suoi natali alla Prussia,[1] in particolare alla reazione che i prussiani ebbero dopo che furono sconfitti dall’esercito di Napoleone nella battaglia di Jena del 1806. La chiave di volta fu un discorso di Johann Fichte, in cui il filosofo tedesco spronava lo stato a prendersi cura dei bambini sin dalla tenera età, “strappandoli” all’educazione fornita dai loro genitori. Invocava una sorta di condizionamento universale mediante una disciplina ferrea impartita agli studenti, prendendo come esempio la rivoluzione burocratica di Napoleone con annessa repressione dei sentimenti individuali a favore di un fervente nazionalismo. In questo modo gli studenti avrebbero appreso che il lavoro li avrebbe resi liberi, ma più di tutto, lavorare per lo stato avrebbe rappresentato la più alta libertà a cui si potesse aspirare.

Giocare con la semantica è sempre stato il mezzo attraverso il quale sono state vendute un sacco di truffe agli individui. George Orwell ce lo ricorda in 1984. Yevgueni Zamiatin in Noi l’aveva capito molto prima. Il successo prussiano nel creare una fabbrica di potenziali automi umani, venne presto copiata anche dagli Stati Uniti dove Edward Bernays (con la propaganda) e Ivy Lee (con le relazioni pubbliche) usarono le lezioni apprese dai compari in Prussia. Quali erano queste lezioni? Fondamentalmente la centralizzazione scolastica mirava ad ottenere quattro risultati:

  1. Soldati obbedienti;
  2. Lavoratori obbedienti in fabbriche, campi agricoli e miniere;
  3. Impiegati statali obbedienti;
  4. Cittadini che l’avrebbero pensata allo stesso modo su parecchie questioni.

L’esperimento prussiano, la cui imposizione avvenne attraverso divieti e dettami statali, avrebbe fornito al mondo intero la prova del potere della disciplina: Napoleone venne sconfitto a Waterloo. E visto che la guerra è la salute dello stato, non passò molto tempo prima che altre nazioni avrebbero copiato l’esperimento prussiano. Una fra tutte gli Stati Uniti, dove lo scopo tradizionale della scuola americana (es. buone maniere, strumenti intellettuali di base, indipendenza di pensiero) venne cestinato per fare spazio ad uno più rigido. Molti degli abitanti del New England (tra cui Horace Mann, Henry Barnard, e Calvin Stowe) ammiravano il sistema scolastico creato in Prussia, il quale indottrinava i bambini allo scopo di renderli obbedienti nei confronti dello stato. Nel 1837 Horace Mann divenne segretario del Consiglio del Massachusetts per la Pubblica Istruzione e solo 15 anni dopo lo stato approvò una legge sulla partecipazione obbligatoria. In quello stesso stato, non mancarono le critiche, soprattutto dall’intellettuale Orestes Brownson, In Opposition to Centralization (1839):

Permettere allo stato di regolamentare le licenze per l’insegnamento è una necessità preliminare per adempiere all’unico scopo che le scuole intendono raggiungere, ovvero, un meccanismo psicologico di controllo da parte dello stato e un paravento per manipolare l’economia. Queste azioni dovrebbero essere sanzionate per quello che sono: un atto di tradimento. Dato che l’istruzione pubblica intende spargere un alone d’obbedienza, tutti gli insegnanti devono essere degli strumenti flessibili nelle mani dello stato. Un tale sistema d’istruzione non è incoerente con con la teoria della società prussiana, ma è totalmente inamissibile qui. Secondo la nostra teoria le persone sono più sagge dello stato. Qui gli individui non guardano allo stato per ottenere consiglio, servizi, istruzione, ma sono gli individui che tengono sotto controllo lo stato. Sono gli individui che danno le leggi allo stato.

Affidare allo stato il potere d’istruire i nostri figli, significa affidare ai nostri servi il potere di direzionare i padroni.

Sebbene Carroll Quigley nel suo libro, Tragedy and Hope, spieghi come la “sete tedesca per il tepore di una vita nel segno del totalitarismo” abbia caratterizzato buona parte della storia della Germania, la presunta sicurezza e comodità di una vita senza le responsabilità individuali è stata diffusa in tutto il mondo, espandendo la visione centralizzatrice prussiana attraverso il sistema scolastico obbligatorio. Alexander Inglis, nel suo Principles of Secondary Education, procede ad individuare come il sistema scolastico coercitivo funga da bisturi nella mente dei bambini, andando ad eliminare progressivamente ogni traccia di pensiero critico e indipendente. Nata dall’esperienza prussiana, la scuola moderna è veicolo di uno scopo ben preciso il quale può essere scomposto in sei funzioni di base:

La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini fisse di reazione all’autorità. Questo, ovviamente, preclude del tutto il giudizio critico. Inoltre, ciò distrugge l’idea che dovrebbe essere insegnato del materiale utile od interessante, perché non puoi fare dei controlli dell’obbedienza riflessiva finché non sai di poter far imparare, e far fare, ai ragazzi cose folli e noiose.

La funzione integrativa. Questa potrebbe essere chiamata “la funzione di conformità”, perché il suo intento è rendere i bambini quanto più simili possibile. Le persone che si conformano sono prevedibili, e questo è di grande utilità a quelli che desiderano bardare e manipolare un’ampia forza lavoro.

La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l’adeguato ruolo sociale di ogni studente. Ciò viene fatto registrando prove matematiche e aneddotiche su registri cumulativi. Come nel “tuo schedario permanente”. Sì, ne hai uno.

La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato “diagnosticato”, i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la loro destinazione nella macchina sociale – e non un attimo di più. Ecco il “meglio personale” dei ragazzi.

La funzione selettiva. Essa non si riferisce affatto alla scelta umana, ma alla teoria della selezione naturale di Darwin applicata a quelle che egli chiamò “le razze favorite”. In breve, l’idea è far procedere le cose tentando coscientemente di migliorare il bestiame da riproduzione. Le scuole devono marcare gli inadatti –- con voti bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni — abbastanza chiaramente che i loro compagni li accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive. Ecco a cosa servono tutte quelle piccole umiliazioni dalla prima elementare in su: acqua per lavare via lo sporco.

La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare una popolazione deliberatamente istupidita e a cui sono stati tolti gli artigli in modo che il governo possa procedere senza contestazioni e le aziende non debbano più preoccuparsi di come avere una classe lavoratrice obbediente.

Queste funzioni vengono tutte trasmesse ai ragazzi attraverso accorgimenti all’apparenza innocui, ma che in realtà rappresentano subdoli inganni pensati a modellare la loro psicologia e la loro vita. Essere stipati forzatamente in una classe con persone a loro “sgradite” rappresenta un modo per dire loro che hanno ruolo nella società, e tale ruolo verrà deciso da “chi ne sa di più” poiché in possesso di un accreditamento rilasciato dallo stato. L’autostima viene progressivamente annientata, poiché solo suddette figure accreditate possono valutare con oggettività le potenzialità dei ragazzi sotto la loro supervisione; test, valutazioni, voti, rappresentano metodi di controllo mediante i quali l’alunno deve venerare e scongiurare la figura del professore affinché gli conceda delle opportunità. Impara che non nascono dalle sue corde o dalle sue capacità, ma dalla benevolenza della figura del professore. Quest’ultimo, infatti, può concedere diritti e toglierli in modo arbitrario. Non esistono seconde possibilità, l’errore macchia per sempre la vita dell’alunno il quale non può confrontarsi con esso ma deve accettarlo senza fiatare. A rafforzare questa meccanicità dell’apprendimento c’è la campanella, la quale scandisce gli orari nelle classi invalidando qualsiasi lavoro si stesse facendo prima che suonasse. Ciò induce i ragazzi a mollare quello che stavano facendo e passare ad altro, inficiando la regolarità con cui si svolgono i propri compiti.

L’individualità degli alunni viene costantemente dilaniata. La scuola è un sistema di supporto essenziale per una visione di ingegneria sociale che condanna la maggior parte delle persone ad essere pietre secondarie in una piramide che si riduce ad un sistema di controllo mentre sale. Il professor Gatto ha approfondito con dovizia di particolari i temi finora elencati: http://francescosimoncelli.blogspot.it/search/label/John%20Taylor%20Gatto

UNA VIA D’USCITA

Mentre scrivevo questo pezzo mi è capitato di visitare questa pagina su Facebook: Home Schooling Cles. E’ una delle tante scuole parentali presenti sul territorio italiano. Ma di questa in particolare mi sono ritrovato a vedere video e le foto delle varie attività svolte dagli alunni. E’ qualcosa di semplicemente fantastico. Un mondo praticamente a parte, dove tutti i pregiudizi sulla scuola canonica vengono annullati dall’intraprendenza e dalla preoccupazione dei genitori per i propri figli. In questo tipo di scuola i ragazzini vengono stimolati ad interessarsi dei temi che più sentono propri. Ciò li spinge a fare loro la materia, ad espandere e motivare le loro passioni. Può una giornata passa ai videogame essere considerata istruttiva? Assolutamente sì. Se i ragazzi in questione sono appassionati e amano svolgere tale attività ricreativa, saranno spronati a capire le meccaniche dietro la composizione di simili artefatti ludici in modo che da grandi essi stessi saranno in grado di svilupparne uno. Questo li incentiva a confrontarsi con la realtà percepita attraverso esperienze reali, e non dalle pagine dei libri. Pensate infatti alla chimica. Pensate alla fisica. Adesso rispondete a questa domanda: quante volte siete stati in un laboratorio alle medie e alle superiori?

Le scuole tradizionali offrono la noia. Offrono l’omogeneità. Spingono i ragazzini a fare ciòche non vorrebbero fare e che non sentono loro. Ciò fa perdere loro tempo. Ciò fa perdere loro le conoscenze che vorrebbero sviluppare più fortemente. Ciò li disconnette sempre di più dal mondo del lavoro. Perché? Perché la scuola dell’obbligo non ha come scopo quello di formare nuove leve di lavoratori. Ha lo scopo di formare nuove leve di servi. Quindi se un figlio minorenne volesse aiutare i propri genitori nella bottega di famiglia, non potrebbe: sfruttamento del lavoro minorile. E se fossero gli stessi minorenni ad “aprire” un’attività? Anche se dei ragazzini volessero aprire, ad esempio, un chiosco di limonata, non potrebbero. Lo stato interviene per ricordare cosa è giusto e cosa è sbagliato. Rimette in riga il suo presunto esercito.

Perché bisogna entrare nel mondo del lavoro solo a 18 anni? Perché bisogna andare in pensione a 65 anni? Lo stato tenta di controllare, in un modo o nell’altro, gli individui attraverso subdoli espedienti che all’apparenza sembrano innocui, mentre invece nascondono un perfido secondo fine: rendere quanto più prevedibili possibile gli attori di mercato. E’ per questo motivo che le leggi statali hanno progredito ad eliminare il ruolo fondamentale dell’apprendistato, ultima vestigia di scuola parentale indiretta seguita dalla maggior parte delle persone. Attraverso l’apprendistato, infatti, i ragazzini venivano emancipati prematuramente dal circolo vizioso della scuola dell’obbligo e potevano percorrere le proprie scelte in accordo coi loro desideri. Era una consuetudine ampiamente accettata prima che lo stato iniziasse a monopolizzare i vari settori della vita degli individui.

Fortunatamente per noi, le scuole parentali stanno spuntando di nuovo e stanno guadagnando trazione da parte della popolazione, segno che per quanto lo stato possa cercare di incanalare gli individui verso un sentiero tracciato, essi risuciranno a trovarne un altro alternativo. Passata, quindi, dall’essere vista solo come posizione anticonformista, la scuola parentale sta facendo breccia nei cuori e nei pensieri dei genitori e dei loro figli. La scuola parentale ha sempre avuto più a che fare con la libertà e la responsabilità personale piuttosto che con l’insegnamento in quanto tale. In generale, ha attratto famiglie della classe lavoratrice di tutte le etnie e religioni, che fossero desiderose di fornire un’esperienza di apprendimento nutriente e stimolante. Ma più di tutto, la scuola parentale si sta dimostrando capace di instillare un tarlo nella mente degli adulti: lo stato ha l’autorità di costringere un ragazzino a frequentare una scuola e sedersi su una sedia per oltre dieci anni?

Prendete come esempio Maria Montessori, se ancora siete scettici su questi argomenti.

ESPERIENZA PERSONALE: UNA STRATEGIA PER EMANCIPARSI

La cosa rinfrancante in tutta questa storia è che non tutti coloro che sono costretti a sciropparsi oltre dieci anni di scuola dell’obbligo, cadono nella trappola  del controllo statale. Non tutti escono da questo circolo mortale come degli automi pronti a difendere lo stato contro ogni riforma bottom-up ed emancipazione individuale. Una minoranza d’individui riesce a trattenere la propria individualità nonostante le nenie tedianti e la subdola propaganda veicolate dalla scuola dell’obbligo. Vorrei quindi portavi la mia esperienza, per farvi comprendere come potete aiutare i vostri figli a non commettere gli stessi errori se attualmente ancora nel tritacarne scolastico. Questa non dev’essere una strategia universale. Dev’essere uno spunto attraverso il quale aiutare i propri figli a capire come giostrarsi nel futuro e come trarre un qualche vantaggio da una situazione che tende a mortificare costantemente la vita dello studente.

La mia storia scolastica è stata caratterizzata, tutto sommato, da un buon andamento, ma c’era sempre qualcosa che disturbava la mia coscienza. C’era sempre qualcosa che sembrava fuori posto. Un esempio sono le poesie. Esse rappresentano la quintessenza dell’insegnamento all’obbedienza. Sono pochi i ragazzini che amano ripetere parole che per loro non hanno senso. Non ne capiscono il significato. Questo perché non sono interessati a studiarle. Questo perché il loro cervello si rifiuta di abbandonare l’individualità che caratterizza ogni individuo. L’atto d’imparare qualcosa a memoria predispone il giovane studente a silenziare le proprie capacità intellettive affinché possa imparare meccanicamente un determinato studio. In questo modo il cervello si abitua ad accettare l’indottrinamento meccanico, lasciando in un angolo le facoltà riflessive e critiche. In questo modo il giovane studente imparerà che c’è bisogno sempre di una figura di riferimento che riesca a spiegare le cose. Le maccanicità ripetitiva di tale esercizio conferisce all’insegnante l’alone mistico di referente ultimo della conoscenza. Non rappresenta un punto da superare, ma rappresenta un riferimento da temere e riverire in virtù della sua conoscenza. L’allievo quindi assorbe questa lezione e da adulto cercherà sempre un riferimento che gli dia un aiuto nei momenti di difficoltà. Non si baserà sulle proprie forze, ma richiederà l’intervento di qualcun altro affinché venga in suo aiuto. Questo qualcun altro è lo stato.

La meccanicità ripetitiva della scuola dell’obbligo, come abbiamo visto sino ad ora, serve infatti ad abituare l’adulto a non prendersi come figura di riferimento bensì ad affidarsi a terzi. Questo punto è ulteriormente rimarcato quando lo studente arriva alla scuola superiore. La cosa che più mi faceva sorridere allora, era come i professori si infuriassero quando qualcuno imparava qualcosa a memoria. Non si rendevano conto di come fosse la scuola dell’obbligo stessa che spingeva gli alunni ad agire in quel modo. Ma il fatto che più emergeva dalle lezioni e dalle interrogazioni era come l’insegnante non si confrontasse con gli alunni, bensì si ergesse a giudice supremo delle loro parole. Guai a superarlo! Rappresentava un affronto. Alla maggior parte dei professori non va giù un simile atteggiamento, così come allo stato non va giù che gli individui disobbediscano civilmente ai suoi dettami. Quindi non scelgono il confronto, bensì la freddezza della paura per rimettere in riga chi osa sfidare la loro autorità intellettuale. Gli alunni non devono far altro che sottostare, piegarsi, imparando una triste lezione: non c’è via di scampo dalle autorità, le ingiustizie devono essere sopportate. Ciò crea rassegnazione. In ambito strettamente scolastico ciò crea stagnazione intellettuale, perché gli alunni non devono superare il maestro bensì devono compiacerlo. Se dice una corbelleria? Soprassedere, far finta di nulla. A lungo andare la corbelleria diventa verità. Se volete una materia in particolare che straborda corbellerie, non dovete far altro che aprire un qualsiasi libro di Educazione Civica.

Se, diversamente da questa situazione, gli alunni potessero scegliersi i propri maestri non assisteremmo a queste scelleratezze. Avremmo giovani motivati ad imparare ciò in cui credono e ciò in cui ritengono d’essere più portati, invogliati a superare il proprio maestro, ad auto-migliorarsi, senza avere paura di confrontarsi. Invece oggi gli insegnanti sono imposti e devono essere intellettualmente compiaciuti affinché uno studente possa andare avanti “senza intoppi”. Ciò crea stagnazione intellettuale. Ciò crea ridondanza di concetti sbagliati.

Tramortiti come sono, gli studenti arrivano alla fine della scuola superiore senza avere idea di cosa vogliano veramente. Vengono spediti a frequentare giornate d’orientamento affinché scelgano il percorso di studi appropriato. Non ne sono in grado. Non hanno gli strumenti per giudicare. Quindi perdono anni preziosi saltando da facoltà universitarie a facoltà universitarie. Ciò li allontana dal mondo del lavoro, distaccandoli dalle esperienze formative reali di cui avrebbero bisogno per confrontarsi col mondo del lavoro. Le aziende non cercano lavoratori incapaci di svolgere un compito che invece un pezzo di carta dice che possono fare. Esse devono soddisfare i clienti. Soddisfare i clienti significa competizione, significa professionalità, elasticità mentale ed imprenditoriale. Non c’è posto per la meccanicità. I neo-laureati, purtroppo, è questa l’unica cosa che sanno offrire: meccanicità.

Questo è uno dei motivi per cui i giovani non riescono a trovare lavoro, oltre alle rigidità nel mondo del lavoro, i costi burocratici e i costi fiscali. Le facoltà universitarie, infatti, non sono luoghi dove ci si avvicina alla pratica, ma la si tiene ben lontana. I piani di studi sono pieni zeppi di materie che non hanno nulla a che fare col percorso di studi intrapreso da un determinato studente. Perché? Una parola: clientelismo. Lo stato crea una domanda artificiale di posti di lavoro per soddisfare le sue necessità clientelari ed incamerare voti. Nel lungo termine ciò porta alla bancarotta, perché tali lavori non sono in linea con ciò che richiede il mercato. Questo significa una sola cosa: aumento delle tasse.

Gli svantaggi, quindi, non sono solo a carico degli studenti, ma ricadono anche sui genitori. Quindi, cari lettori, se ci tenete davvero al futuro dei vostri figli ascoltate, e sono sicuro che ci tenete, ascoltate cosa hanno da dirvi e parlate con loro offrendo lo stesso rispetto che offrireste ad un adulto. Così come un adulto soffre a vivere in una situazione asfissiante, anche i vostri figli soffrono nel vivere in una situazione asfissiante. Parlate loro del tempo. Ogni cosa richiede tempo e c’è un prezzo da pagare quando si fanno delle scelte. Solo il tempo ci dirà se saranno state giuste, ma sviluppare sin da bambini la cosiddetta alertness di cui spesso parla Israel Kirzner nei sui scritti, significa avere una carta in più nel riuscire ad intuire quali saranno quelle scelte che risulteranno più vantaggiose per il nostro futuro. Imparare sin da giovanissimi cosa voglia dire il costo d’opportunità è una lezione fondamentale che porrà il vostro figlio in una posizione di vantaggio rispetto ai suoi coetanei. Inoltre, insegnate loro che esiste sempre, e dico sempre, una via d’uscita dalle situazioni asfissianti. Una semplice e banale chiacchierata può far emergere quelle preoccupazioni che attanagliano la vita dei vostri figli, permettendovi di focalizzare la vostra attenzione su di esse e trovare insieme una soluzione. Come appena detto, per ogni cosa c’è un prezzo da pagare, ma far continuare la situazione asfissiante come se niente fosse potrebbe rivelarsi il prezzo più alto da pagare.

Facendo sviluppare ai vostri figli la capacità di “dare un prezzo a tutto”, essi si guarderanno attorno riscoprendo il pensiero critico e la loro individualità. Saranno in grado di individuare con precisione le situazioni asfissianti e, man mano, ridurre la pressione soffocante che riversano su di loro. In questo modo un giorno potrebbero svegliarsi e scoprire di non aver più grane nella loro vita. Sarebbero liberi. E’ questa la più grande eredità che potete lasciare ai vostri figli.

CONCLUSIONE

Non esiste eccezione a questa regola: prima si paga il prezzo di qualcosa, minori saranno i costi. Più a lungo una situazione avvilente e deprimente va avanti, più le persone non si sentiranno in obbligo di pagare il prezzo del cambiamento. La scuola dell’obbligo non fa eccezione. Annichilimento dell’individualità e sottomissione sono i suoi compiti ufficiali. Più le giovani menti si sottoporranno a questo trattamento lobotimizzante, più non riusciranno a trovare una situazione d’uscita ai loro malanni, più non capiranno quale sia l’origine dei loro problemi, più si sottometteranno ai tiranni di turno. Il prezzo da pagare per evitare tutto ciò, in questo caso, è rivolgersi all’homeschooling che fornisce un’alternativa valida alle scuole tradizionali e coltiva le vere aspirazioni degli studenti che le frequentano, conservando nel loro animo la loro preziosa individualità e coltivando la responsabilità individuale.

Nel mio piccolo ho voluto tendere una mano ai giovani studenti pensando ad un testo base legato ad argomenti economici che li possa aiutare ad avere una visione chiara della realtà economica che li circonda. Fornire loro gli strumenti di base per non cadere vittima di quella credenza velenosa che presuppone la presenza di un potere centrale affinché risolva i problemi che lo stesso potere centrale crea. In questo caso, il prezzo da pagare è quello di rivolgersi al decentramento. Il libro che ho scritto vi spiega il perché. Si adatta benissimo ad essere utilizzato anche per l’homeschooling. Si chiama L’Economia E’ un Gioco da Ragazzi ed è disponibile su Lulu.com e anche su Scribd.

Uscire dalle situazioni asfissianti ha un prezzo. La conoscenza ha un prezzo. Questa è un’opportunità. Siete pronti e disposti a coglierla?

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Note

[1] The Underground History of American Education: A School Teacher’s Intimate Investigation Into the Problem of Modern Schooling, John Taylor Gatto (Odysseus Group, novembre 2000), Capitolo 7: “The Prussian Connection”.

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